Amatrice, Caritas

Viaggio tra le Sae con gli operatori Caritas, tra problemi e speranza per il futuro

Gli operatori della Caritas si recano periodicamente nelle casette di Amatrice ed Accumoli, per raccogliere confidenze ed eventuali difficoltà degli abitanti, ed offrire supporto alle loro esigenze. Le conversazioni sono spaccati di vita quotidiana, stralci di ricordi, iniezioni di speranza e momenti di sconforto.

«Avevamo casa nel centro storico di Amatrice, in pochi secondi ci siamo trovati in mezzo alla strada senza più niente, ma fortunatamente sani e salvi», dice Monia raccontando quei tragici attimi in cui persero la vita molti amici e parenti. Monia è madre di due bambine, e ora abita insieme alla famiglia in una Sae dell’area Colle Magrone 2 dopo più di un anno trascorso in un hotel di San Benedetto del Tronto.

Il numero degli alloggi Sae (soluzioni abitative d’emergenza) finora assegnati nella regione Lazio sono 687. Nel comune di Amatrice fino ad ora sono state consegnate 488 casette, nel comune di Accumoli 199.

Per la famiglia di Monia il ritorno non è stato semplice, «dovevamo spostarci di nuovo dopo aver raggiunto un po’ di tranquillità e stabilità e bisognava prendere una decisione sul far tornare o no le bambine nei luoghi circondati solo da macerie», racconta con gli occhi lucidi. La figlia minore ci tiene a mostrare il peluche di “Titti il canarino”, l’unica cosa recuperata dalle macerie.

Il discorso Sae viene affrontato con meno emozione, «nella nuova sistemazione ci troviamo bene, siamo circondati da amici e le nostre figlie sono state nel accolte da compagni di scuola e vicini di casa». Tuttavia, i problemi affrontati nei Sae sono molti, come il congelamento dell’acqua delle caldaie posizionate all’esterno delle casette dove d’inverno si arriva anche a -18°.

«Non posso credere che nessuno abbia pensato al fatto che qui dentro non prende il segnale del telefono, soprattutto considerando che la maggior parte degli abitanti sono anziani – racconta Monia con rabbia – bisogna andare di fuori al freddo per poter fare una telefonata». Il problema della mancanza del segnale è un problema diffuso, che pare dipenda dagli accorgimenti di isolamento e schermatura di cui le casette sono dotate.

«Non è stato facile poter ritornare ad Amatrice, le bimbe si erano abituate ormai a San Benedetto e si erano integrate nella scuola materna, si è trattato di tornare in un luogo dove in quel momento non c’era neanche un negozio dove fare la spesa». Eppure nonostante le difficoltà del presente negli occhi di Monia c’è grande speranza nel futuro.

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