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Attivato il nuovo PASS di Amatrice. La struttura, di oltre 500 metri quadrati, è stata realizzata nella frazione Villa S. Cipriano

Grazie ad un lavoro congiunto tra Asl Rieti, Regione Lazio, il soggetto attuatore emergenza Sisma e il Comune di Amatrice, si sono conclusi nei giorni scorsi i lavori di realizzazione del nuovo PASS (Posto di Assistenza Socio Sanitaria) di Amatrice.

Il nuovo PASS è stato realizzato nell’ex Istituto omnicomprensivo presente nella frazione “Villa S. Cipriano” ad Amatrice, ed è attivo già da alcuni giorni. La nuova struttura, di 550 metri quadrati, assicurerà livelli superiori di confort e benessere ambientale per pazienti, visitatori e personale sanitario. Il Pass di Amatrice è inoltre collegato direttamente con il Dea I livello del Presidio ospedaliero di Rieti mediante la Piattaforma di Telemedicina per teleconsulto specialistico per i casi più complessi.

«Abbiamo sempre motivi di speranza»: la visita del vescovo Vito nei luoghi del terremoto

Condividere le gioie e le speranze, ma anche le tristezze e le angosce. Tra i Monti della Laga innevati il vescovo Vito si rivolge alla popolazione con semplicità e immediatezza nella sua prima visita nei luoghi del terremoto del 2016. Una visita annunciata già prima della sua ordinazione episcopale come a indicare un segno del cammino che intende percorrere con il popolo che gli è stato affidato: quello della massima vicinanza, di un destino condiviso, ma non subito. «La speranza deve sempre accompagnare ognuno di voi – dice durante la Messa celebrata nell’Auditorium di Amatrice – il vostro dolore da adesso è anche il mio, ma la speranza non deve mai finire: lo dobbiamo a quanti hanno perso la vita, ma anche a loro, ai bambini».

Lo spazio in cui si muove il nuovo vescovo di Rieti è incorniciato da abbracci, strette di mano, dalla ricerca degli occhi degli altri, ma non solo. Come indicato alla vigilia della sua ordinazione con il momento di raccoglimento a Greccio, il motore sotterraneo viene da un moto dell’anima, da un’esigenza spirituale profonda. E ad Accumoli e Amatrice lo si è visto dal concentrato momento di preghiera che ha voluto riservare solo per sé davanti ai monumenti ai caduti e nel mezzo delle macerie in zona rossa, rese ancora più irreali e stranianti dal considerevole strato di neve.

Nei due paesi distrutti dal terremoto il vescovo si è intrattenuto a lungo con le persone, cercando di conoscere, capire, accompagnare. «Abbiamo sempre motivi di speranza», ha spiegato, quasi facendo eco al saluto di mons Luigi Aquilini, che a nome della comunità ecclesiale ha indicato non tanto il dramma vissuto, ma la vitalità del territorio, la ricchezza delle sue tradizioni, la voglia di «risorgere e andare avanti, sostenuta da una grande fede».

Si avverte un grande bisogno di continuare a confidare nella Chiesa, che dal 24 agosto del 2016 non ha mai abbandonato il territorio, ma sempre fatto sentire la sua presenza, il suo accompagnamento. Una eredità che don Vito raccoglie «in punta di piedi», ma con un’attenzione già divenuta personale. E lo dimostra spiegando ai fedeli che il calice e la patena usati sono stati realizzati mettendo insieme il legno di un ulivo della sua Puglia con due pietre, una di Accumoli e l’altra di Amatrice.

Al termine della Messa, ad Amatrice, il superiore della Famiglia dei Discepoli di don Giovanni Minozzi, don Savino D’Amelio, ha introdotto il nuovo vescovo alla cifra spirituale di questo sacerdote amatriciano che tanto ha realizzato per l’Italia e per la stessa Amatrice. Sullo sfondo, la costruzione di Casa Futuro, dove prima del terremoto sorgevano i padiglioni dell’Opera per il Mezzogiorno d’Italia: un tassello importante dei progetti della ricostruzione che coinvolge direttamente la Chiesa di Rieti, con il cantiere visitato da don Vito al suo arrivo nel paese.

La mattinata si è chiusa con uno scambio di doni: da un lato la colletta dei fedeli della parrocchia dei Santi Medici di Bitonto consegnata alla parrocchia di Amatrice, dall’altro quelli al vescovo dei bambini del catechismo, dei rappresentanti della Caritas amatriciana e del parroco di Amatrice.

Nel primo pomeriggio, dopo la visita in zona Rossa accompagnato dai Carabinieri e da padre Carmelo Giannone, ad Accumoli, il vescovo è stato accolto dal suono della banda cittadina, che don Vito ha esortato a proseguire nel prezioso servizio della musica cercando di coinvolgere i giovani. Poi il saluto del parroco don Stanislao Puzio, che lo ha ringraziato riprendendo parole di speranza dal suo messaggio di auguri di Natale. Anche ad Accumoli, mons Piccinonna si è intrattenuto a lungo con la popolazione, con uno sguardo speciale per i più giovani: «Chiamatemi, quando vi sentirete soli o trascurati».

Ricostruzione: Legnini fa il punto passando le consegne a Castelli

28 mila richieste di contributi dai privati per 10 miliardi di euro, quelle giunte per la ricostruzione dopo il sisma del 2016, cresciute del 27,7% rispetto al 2021, pari al 54,9% di quelle attese (ne restano 23 mila) e al 51,5% in valore. Questi alcuni dei dati presentanti oggi da Giovanni Legnini, al termine del suo mandato di Commissario Straordinario alla Ricostruzione, iniziato nel febbraio 2020 e concluso in questi giorni con la nomina del suo successore, Guido Castelli.

Con il termine del mandato di Legnini, la struttura del Commissario ha infatti pubblicato un Report informativo relativa alla ricostruzione. Per quanto riguarda quella privata, le informazioni contenute nel rapporto sono ricavate dai dati forniti su base mensile dagli Uffici Speciali della ricostruzione delle quattro regioni di Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria.

Il Rapporto elenca 15.736 decreti di contributo concessi per 5,3 miliardi di euro (+29,4% sul 2021); 2,5 miliardi di importi liquidati alle imprese esecutrici (1 miliardo nel 2022); 8.318 cantieri privati conclusi per circa 20 mila singole unità immobiliari; 7.333 cantieri privati attualmente aperti; 2.500 interventi pubblici finanziati con 3,6 miliardi, tra cui 450 scuole per 1,4 miliardi; 1.251 interventi su chiese e edifici di culto finanziati per 800 milioni. Le somme erogate per le opere pubbliche cubano 935 milioni di euro a fine 2022 (+67% sul 2021).

«Sono e sarò il primo tifoso della ricostruzione per i prossimi anni, bisogna allontanare le polemiche di ogni sorta perché è legittimo che il Governo faccia le sue scelte ed è legittimo che chi è preoccupato per il futuro e non condivide delle scelte lo faccia sapere, purché si mantenga sempre nel perimetro della necessità di garantire un futuro a questi territori», ha detto il Commissario uscente, passando idealmente le consegne al senatore Castelli di Fratelli d’Italia, presente oggi alla presentazione del Rapporto di fine mandato.

L’avvicendamento formale tra i due avverrà tra qualche giorno: «Al senatore Castelli – ha aggiunto Legnini – faccio i miei migliori auguri e non sono rituali, c’è da coltivare l’interesse di chi soffre e attende da troppo tempo». Il Commissario uscente ha inoltre colto l’occasione per ringraziare «tutti gli attori della ricostruzione».

La stima dei danni causati dal terremoto del 2016 in Centro Italia corrisponde a una cifra considerevole, e comprende danni sia al patrimonio pubblico che privato. La maggior parte dei danni riguarda l’edilizia privata, con una stima di 19,6 miliardi di euro, ai quali vanno aggiunti i danni alle opere e agi edifici pubblici, alle chiese e alle infrastrutture. La stima è stata calcolata attraverso le richieste di contributo da parte dei cittadini e i censimenti effettuati presso le amministrazioni locali e le diocesi.

Presentando il Rapporto sui progressi e i risultati ottenuti durante il suo mandato, Giovanni Legnini ha sottolineando come questi siano stati raggiunti in un contesto economico e sociale molto difficile. Ha citato la pandemia da Covid-19, le difficoltà del mercato dell’edilizia, l’aumento dei prezzi dei materiali edili e l’incremento dei prezzi dell’energia e delle materie prime come fattori che hanno reso la ricostruzione più complessa.

Il Commissario ha sottolineato alcuni “insegnamenti” tratti dal lavoro svolto, tra cui la necessità di avere regole chiare e semplici e la definizione di responsabilità precise per ognuno degli attori coinvolti nella ricostruzione. Legnini ha inoltre rivendicato i provvedimenti volti a semplificare le procedure amministrative e accelerare il processo di ricostruzione ed espresso la sua fiducia nel futuro dei territori colpiti dal terremoto del Centro Italia, sottolineando la necessità di costruire un clima positivo attraverso realizzazioni concrete.

Tra i problemi aperti c’è ad esempio quello dello spopolamento, che era già in atto in molti comuni del cratere sismico prima del terremoto. È inutile ricostruire se poi i borghi si spopolano e se i nuovi edifici costruiti non vengono utilizzati. Una considerazione che mette in luce la necessità di una visione integrale per la ricostruzione, che tenga in considerazione anche l’aspetto sociale e culturale delle comunità colpite dal terremoto.

Ricostruzione: nuova programmazione per le chiese, via alle delocalizzazioni

Approvato in Cabina di Coordinamento sisma 2016 un importante pacchetto di Ordinanze per accelerare la ricostruzione dei centri più colpiti, ed impegnare nuove risorse per la ricostruzione e riparazione degli edifici di culto danneggiati dal terremoto. La Cabina ha inoltre definito le nuove scadenze per la ricostruzione privata e pubblica, in accordo con il Dipartimento di Protezione civile per quanto riguarda i progetti dei beneficiari di Contributo di autonoma sistemazione e di Soluzioni abitative d’emergenza.

Le ordinanze speciali

Le Ordinanze emanate dal Commissario Straordinario per la ricostruzione, Giovanni Legnini, sulle quali si è trovata l’intesa dei sindaci e dei presidenti delle quattro regioni, riguardano le frazioni di Arquata del Tronto, Amatrice, Norcia ed un quartiere di Pioraco. Nella scorsa Cabina avevano ricevuto l’intesa anche le Ordinanze relative alle delocalizzazioni di Accumoli e al centro storico di Preci.

Le Ordinanze speciali individuano e finanziano interventi e procedure semplificata per le opere di ricostruzione pubblica più complesse, necessarie per un effettivo avvio della ricostruzione privata. Dopo un primo pacchetto di interventi in deroga che nell’ultimo anno hanno riguardato principalmente i centri storici più colpiti, ora che quegli stessi Comuni si sono dotati anche per le frazioni dei Piani straordinari di ricostruzione e dei Piani attuativi, si sono potute definire le relative Ordinanze speciali per accelerare gli interventi pubblici e dare così una prospettiva temporale chiara anche alla progettazione della ricostruzione privata.

Nella prossima Cabina di coordinamento saranno esaminati invece i testi relativi alle Ordinanze speciali di San Severino, Bolognola, Serravalle del Chienti e Campotosto, rinviate su richiesta delle Regioni interessate.

Con L’Ordinanza speciale, ad Accumoli si avvia finalmente il piano per la delocalizzazione delle frazioni di Libertino, San Giovanni, Fonte del Campo, Illica e alcuni edifici del Capoluogo, che non possono essere ricostruiti perché si trovano in aree a forte rischio idraulico e di frana, o in versanti instabili, se non in prossimità dei fossi e degli alvei. A definire le aree di atterraggio degli edifici delocalizzati è un’integrazione al Programma Straordinario di Ricostruzione di Accumoli e per la loro realizzazione vengono introdotte procedure molto semplificate e si ricorrerà al nuovo istituto del permesso edilizio convenzionato.

Ad Amatrice, con circa 68 milioni di euro, comprensivi dei 25 milioni dell’Ordinanza 129/2022, si finanziano gli interventi di eliminazione delle situazioni di dissesto, di ripristino e realizzazione dei sottoservizi e di ripristino della viabilità, delle infrastrutture e dei cimiteri nel capoluogo e in 35 frazioni, sempre a seguito della definizione del Psr da parte del Comune. Con 6 milioni si finanzia inoltre la nuova viabilità del centro storico. L’Ordinanza introduce due importanti novità. La prima è l’istituzione del Presidio di qualità della Ricostruzione, con il compito di verificare nell’ambito dello sviluppo della progettazione degli interventi di ricostruzione degli edifici pubblici e privati del centro storico di Amatrice il rispetto dei caratteri architettonici tipici o peculiari, la coerente riproposizione o reinterpretazione degli stessi e la definizione di tutti gli elementi concorrenti alla caratterizzazione delle facciate, fornendo indicazioni prescrittive e raccomandazioni. La seconda è la definizione del cronoprogramma per la ricostruzione del centro storico, con la possibilità per la Struttura commissariale di intervenire con poteri sostitutivi in caso di mancato rispetto, garantisce ai cittadini una tempistica chiara anche per gli interventi privati.

Nuovo programma per la ricostruzione delle chiese

La Cabina ha raggiunto l’intesa anche sul nuovo elenco degli interventi di ricostruzione delle chiese danneggiate dal sisma. L’Ordinanza approvata oggi dispone la programmazione per 341 nuovi interventi, per un valore di 194 milioni di euro, tra cui 28 interventi, per un valore di 22 milioni, gestiti da enti ecclesiastici civilmente riconosciuti, e altri 313 interventi gestiti dalle Diocesi e Arcidiocesi delle quattro regioni. Altri 94 milioni di euro sono utili invece a integrare 91 progetti che avevano bisogno di ulteriori risorse a causa dell’aumento dei prezzi. In totale l’Ordinanza stanzia 286 milioni di euro. Gli interventi finanziati per le chiese salgono quindi a 1.246, e risultano così finanziate il 62% delle chiese danneggiate.

Le nuove scadenze

I cittadini beneficiari di Cas o Sae che ancora non abbiano provveduto, come già comunicato in occasione della Cabina del 20 dicembre, possono presentare fino a domani (31 dicembre) il progetto di ricostruzione in forma semplificata, da completare poi entro il 15 marzo 2023. Chi non è riuscito a rispettare il termine potrà presentare il progetto, ma solo in forma definitiva, entro il 31 gennaio 2023. Per tutti gli altri progetti la nuova scadenza è fissata al 31 dicembre 2023.

Con i frati ad Accumoli per riscoprire la mitezza del Natale

Gradita visita a sorpresa, ieri ad Accumoli, del Ministro generale dell’Ordine dei Frati minori. In attesa di presiedere la Santa Messa della notte di Natale nella chiesa del Santuario di Greccio, padre Masimo Fusarelli è tornato nell’area che l’ha visto presente nei giorni più duri successivi al terremoto del 2016, vissuti insieme alla popolazione nel “convento di plastica” nella frazione amatriciana di Santa Giusta.

«La sua visita ha portato alla nostra mente una parte della Regola a noi molto cara, quella in cui si esortano i frati che vanno per il mondo, ad essere miti, pacifici, modesti, mansueti e umili, parlando a tutti, onestamente come conviene», racconta padre Carmelo Giannone, frate minore della provincia pugliese presente da qualche anno nella piccola comunità religiosa di Accumoli. «Sicuramente padre Massimo, senza volerlo, ha resuscitato in noi questo desiderio di condividere la stessa professione e la gioia di essere fratelli grazie all’esempio bellissimo che ci ha lasciato san Francesco».  

Un richiamo alla mitezza che è nel cuore della testimonianza di vita del Poverello, che nella Regola esorta alla pace come stile di vita dei frati. E di questa vita “non violenta” ha parlato padre Massimo con i frati di Accumoli, condividendo l’esperienza fatta visitando i frati nel mondo, compresi quelli che portano la propria testimonianza di fede in tante nazioni ancora lontane dal dono della pace.  

«Padre Massimo ha portato tra di noi proprio lo spirito che deve avere il frate quando va per il mondo – commenta padre Carmelo – la nostra fraternità ieri ha vissuto la gioia di incontrare un fratello e la sua visita ha portato nei nostri cuori la gioia di far parte di una grande famiglia che ha scelto il Vangelo come stile di vita».  

Lo spirito vissuto durante l’incontro di Accumoli è stato lo stesso con il quale san Francesco richiamava al senso del Natale nella notte del 25 dicembre 1223, quando a Greccio ha dato vita al primo presepe. Un atteggiamento di semplicità guidato dall’idea di un Dio che intende incontrare l’uomo facendosi carne come lui. 

«In questi luoghi che hanno vissuto la piaga del terremoto – nota padre Carmelo – la mitezza è un valore della ricostruzione se non la si intende solo come l’edificare con mattoni e cemento, ma con i valori umani, come comunità che sa vivere i valori evangelici secondo l’insegnamento di san Francesco. La visita del Ministro ci sprona a edificare le vite sull’essere fratelli, come il Dio che vuole diventare uomo ci ha insegnato».  

Amatrice e Accumoli presentano “Radici e Ali”: una Cooperativa di Comunità tra sociale, natura e cultura

Un patto tra generazioni, per il territorio, che vede vicini giovani e anziani, donne e uomini, famiglie e istituzioni. Iniziative per restituire ad Amatrice e Accumoli una dimensione sociale e culturale, messa in crisi dal terremoto. Progetti di valorizzazione del patrimonio materiale e immateriale delle aree interne, sostegno alle fasce fragili della popolazione, turismo, ambiente, collaborazione, processi partecipativi, comunità.

È in queste parole il senso della giornata di ieri, sabato 17 dicembre, quando la Cooperativa di Comunità “Radici e Ali Amatrice – Accumoli” ha presentato alla popolazione e alle rispettive amministrazioni il progetto per il quale è nata. Quattro le linee di azione proposte per la cultura, per il bando PNRR in partenariato con i Comuni di Accumoli, Posta, Cittareale, Borbona e Leonessa, con Amatrice capofila: la creazione e gestione di un Polo culturale e museale dedicato alla Transumanza, patrimonio Unesco, Civiltà del Cibo e storia locale; un ufficio informazioni e accoglienza turistica; il recupero e reimpiego di elementi architettonici e decorativi di interesse storico-culturale; il recupero funzionale di piccoli edifici rurali da destinare a “Stalle-Museo”. I temi del turismo sono declinati anche nel settore dell’ambiente, con un’azione di salvaguardia e promozione di itinerari lungo i sentieri e attraverso le meraviglie che il territorio possiede.

Attenzione anche al sociale, con i servizi alla comunità e alla persona: sostegno per gli anziani al fine di assecondare il mantenimento a domicilio della persona fragile, di garantire assistenza continuativa, di favorire una qualità della vita migliore possibile e relazioni interpersonali.

Ma le attività della neocostituita Cooperativa non sono rivolte solo al PNRR: il nuovo anno vedrà l’allestimento di un evento dal titolo “Amatrice e Accumoli Out Of The Windows”, un’iniziativa dell’Associazione Radici Accumolesi Odv, patrocinata da Laziocrea, che si colloca nel solco della memoria di luoghi, persone, paesaggi, sonorità, mai del tutto perduti. L’evento, di cui è stata data una breve anticipazione, è il primo progetto che la Cooperativa metterà in atto, per conto di Radici Accumolesi, ed è pensato anche nell’ottica di favorire le persone ipovedenti con apposite implementazioni condivise con il Centro Regionale Sant’Alessio Margherita di Savoia.

Entusiasmo e voglia di guardare al futuro, perché – come ha detto il presidente Armando Nanni – “dopo tanti anni di presenza nei nostri paesi, avevamo voglia di fare qualcosa. E chi è un sognatore, questa voglia non l’abbandona mai”.

Radici e Ali, la cooperativa di comunità di Accumoli e Amatrice si presenta

Un esperimento socioeconomico nei comuni del sisma 2016. Si chiama “Radici e Ali” la Cooperativa di Comunità fondata da cittadini di Accumoli e Amatrice, sostenuta da due associazioni territoriali, “Radici Accumolesi” e “Laga Insieme Onlus”, e supportata da Legacoop Lazio.

Il 17 dicembre alle ore 10,30 presso l’Auditorium della Laga di Amatrice, la Cooperativa incontrerà i cittadini per condividere tutti insieme le attività da svolgere per il territorio. L’evento sarà moderato dalla giornalista e conduttrice di Tgr Lazio Isabella Di Chio.

L’obiettivo del neonato soggetto imprenditoriale è quello di dare vita – in sinergia con le istituzioni locali – a un patto intergenerazionale che riconsegni ai giovani i territori dove sono nati, contrastando lo spopolamento attraverso lo sviluppo di progettualità tese a rivitalizzare un’economia locale che ancora oggi, a oltre sei anni dal terremoto, deve fare i conti con la lentezza della ricostruzione privata.

I fondatori della Cooperativa, che si è ufficialmente costituita lo scorso 4 novembre, hanno scelto il primo presidente: si tratta di Armando Nanni, ambientalista, appassionato escursionista, dedito da sempre al sociale.

«Abbiamo voluto siglare un patto tra generazioni e tra le diverse anime della comunità – dice Nanni – per sostenere la riterritorializzazione attraverso la valorizzazione delle straordinarie risorse che questi luoghi possiedono in termini naturalistici e culturali: basti pensare ai due beni patrimonio Unesco di cui siamo – per la nostra quota parte – custodi, quali la Transumanza e i muretti a secco, ma anche ai tanti edifici di culto e dell’architettura rurale disseminati in queste zone, elementi fortemente identitari che intendiamo proteggere e valorizzare. Ma Radici e Ali – continua – si occuperà anche di sociale, conservando le attività già in essere come quella di assistenza agli anziani. Il tutto, in sinergia con le istituzioni locali: abbiamo avviato infatti un dialogo molto produttivo con le Amministrazioni dei due Comuni».

La neonata Cooperativa ha già presentato diverse proposte progettuali all’interno dei bandi della misura 2.2 del Fondo complementare aree sisma del PNRR. Radici e Ali è parte integrante del partenariato che coinvolge i Comuni di Accumoli, Borbona, Cittareale, Leonessa, Posta e di cui Amatrice è capofila. Il partenariato pubblico-privato, costituito grazie al lavoro di Legacoop Lazio, coinvolge altre cooperative e associazioni del territorio.

L’evento sarà trasmesso in diretta sulla pagina Facebook Amatrice News.

Riaperto ad Amatrice “il Castagneto”, albergo e ristorante distrutto dal terremoto e ricostruito

«Uno dei maggiori simboli delle nostre radici, della nostra tradizione, delle nostre eccellenze, a partire da quella gastronomica, che ci ha reso famosi nel mondo», ma anche «simbolo di chi non ha mollato, di chi non si è arreso e che ha fatto del proprio dolore, la spinta per resistere».

Con queste parole il sindaco di Amatrice, Giorgio Cortellesi, ha salutato la rinascita dell’hotel-ristorante Il Castagneto, struttura alberghiera ricostruita dopo essere stata demolita a più di sei anni dal sisma del 2016.

La nuova struttura è stata inaugurata il 10 dicembre alla presenza del Commissario Straordinario per la ricostruzione sisma 2016, Giovanni Legnini. La struttura, realizzata in acciaio, legno e calcestruzzo armato, è dotata di 31 stanze ed è costata oltre 3 milioni di euro, nel rispetto dei più avanzati requisiti di risparmio energetico e sicurezza sismica. Il nuovo inizio per la struttura ricettiva, in attività dagli anni ‘60, ha un forte carico simbolico per la ripresa economica di Amatrice e per tutta l’area colpita dal terremoto.

All’inagurazione hanno partecipato anche gli assessori regionali Claudio Di Berardino e Alessio D’Amato e il consigliere regionale Sergio Pirozzi.

Sisma 2016: raggiunta l’intesa sul Testo Unico della ricostruzione privata

La Cabina di Coordinamento Sisma 2016, presieduta dal Commissario Giovanni Legnini, ha raggiunto oggi l’intesa sul Testo Unico della ricostruzione privata che riorganizza, semplifica ed innova le norme contenute in sessantuno Ordinanze, che vengono contestualmente abrogate.

Il nuovo Testo sarà adottato formalmente e illustrato nei dettagli nei prossimi giorni, non appena ottenuto il via libera della Corte dei Conti, ed entrerà in vigore il primo gennaio 2023 insieme alla nuova piattaforma telematica Gedisi per la gestione delle pratiche sisma.

È la prima volta che in una ricostruzione post sisma viene varato un Testo Unico della normativa, che rimarrà “unico” anche in futuro, con l’integrazione diretta nel testo di eventuali successive modifiche. Il Testo raccoglie in 130 articoli e 15 allegati oltre 550 disposizioni (con 65 allegati) che sono state adottate a partire dal 2016, superando un quadro di regole stratificato, a volte sovrapposte, di difficile comprensione.

Al di là della semplificazione e del riordino delle norme, il Testo apporta innovazioni anche sostanziali, che danno alla ricostruzione dopo il terremoto in Centro Italia una configurazione più semplice, attenta alle caratteristiche del territorio e alle esigenze dei cittadini. Vengono introdotte nuove norme, in particolare, per favorire il completamento della ricostruzione, ampliando ad esempio le tipologie di edifici ammessi al contributo o consentendo ai comuni di subentrare, in taluni casi, ai proprietari privati. E si delineano per la prima volta i principi che orientano la ricostruzione, cioè speditezza e semplificazione amministrativa, legalità, imparzialità, trasparenza, partecipazione, e le sue finalità: sicurezza degli edifici e del territorio, sostenibilità ambientale, efficienza energetica, qualità architettonica, tutela e valorizzazione del patrimonio, lo sviluppo sostenibile.

«Oggi si conclude un lavoro imponente, lungo ed approfondito, che è frutto di una consultazione pubblica e del confronto con tutti gli attori della ricostruzione. Voglio ringraziare in modo particolare – ha detto il Commissario Legnini – le Regioni e i loro Uffici Speciali per la ricostruzione, che hanno dato un apporto decisivo, lo staff della Struttura guidato da Pierluigi Mantini, e i comuni, i professionisti, le imprese, i sindacati, i comitati e le associazioni dei cittadini, che hanno contribuito e condiviso».

Amatrice e Accumoli: riparte il recupero delle opere, si cercano restauratori

A pochi mesi dalla conclusione della grande mostra dedicata all’arte sacra di Amatrice e Accumoli recuperata dopo il sisma del 2016, la Fondazione Varrone rilancia l’attività di restauro e valorizzazione delle opere d’arte dei due comuni più colpiti dal terremoto. Primo atto, la ricerca di restauratori abilitati residenti o domiciliati nella provincia di Rieti a cui affidare il nuovo nucleo di opere individuate dalla Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per l’Area metropolitana di Roma e per la Provincia di Rieti.

L’avviso è consultabile sul sito www.fondazionevarrone.it e sarà aperto fino al 26 ottobre 2022. La selezione è riservata a restauratori abilitati nel settore 3 (manufatti dipinti su supporto ligneo e tessile), residenti o domiciliati nella provincia di Rieti da almeno 12 mesi, che abbiano in provincia di Rieti la sede operativa dell’attività e che possano eseguire gli interventi di restauro presso propri laboratori. Gli interessati possono inviare il proprio curriculum vitae – esclusivamente per email – all’indirizzo fondazione@fondazionevarrone.it entro e non oltre le ore 24 di mercoledì 26 ottobre.

Le opere d’arte che verranno sottoposte a restauro sono in gran parte custodite nei depositi temporanei di Cittaducale e Rieti e rappresentano il secondo blocco di “beni mobili” affidato dalla Soprintendenza alla Fondazione per accelerarne il recupero e la valorizzazione, così da garantire al processo di ricostruzione in atto il necessario aggancio alla memoria storica e artistica delle comunità di Amatrice e Accumoli. Un’attività intrapresa dalla Fondazione nel maggio 2019 sulla base dell’accordo quadro sottoscritto con Soprintendenze e Comuni interessati e con la Chiesa di Rieti.