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Il vescovo ad Amatrice: «La ricostruzione accelera, possa accelerare anche la riconquista della serenità»

“Il simbolo del terremoto è l’orologio della torre che batte le 3.36. Da quel momento sembra che il tempo si sia interrotto per noi. In realtà, il tempo ha continuato a camminare e – come annota il Qoelet – non ha cessato di manifestarsi nelle sue diverse forme. Perché il tempo non è l’orologio, ma la qualità delle relazioni che si stabilisce tra le persone. Per questo il tempo è lungo quando uno sta con una persona importuna, mentre diventa breve quando si sta con una che amiamo. Che tempo abbiamo vissuto insieme?”.

A porre l’interrogativo è mons. Domenico Pompili, vescovo di Rieti, nell’omelia della messa celebrata questa sera ad Amatrice in occasione del saluto della comunità al presule che a breve lascerà la diocesi reatina per trasferirsi nella nuova sede di Verona. “Il testo del Qoelet – ha spiegato commentando la prima lettura – presenta 14 coppie di azioni antitetiche per dire sostanzialmente due cose intorno al tempo”: che “le situazioni evolvono: quando stai bene tutto può crollare ma anche il contrario e cioè quando tutto sembra perduto si può sempre risalire la china”, e che il tempo “non è solo cronos, ma anche kairos. Il che sta a dire che è possibile leggere dentro quello che sembra assurdo una linea giusta che si sottrae all’incomprensibilità della storia”.

Ripensando agli anni trascorsi insieme, mons. Pompili ha osservato: “Non sempre ci è chiaro il senso di quello che è accaduto, ma abbiamo toccato con mano che la vita va vissuta ancora più in profondità senza lasciarsi irretire da tristezze e da superficialità. L’augurio è che mentre la ricostruzione va avanti ed accelera, anche la gente possa accelerare nella riconquista di quella serenità interiore che è la vera risorsa che nasce dalla fede. Così il cammino per tutti anche a distanza riprende daccapo”. Il presule ha quindi reso omaggio ai defunti vittime del terremoto.

Sant’Angelo festeggia i 105 anni della signora Paolina

Sono 105 gli anni compiuti dalla signora Paolina Vargiu, festeggiata ad Amatrice nella sede dell’associazione Amici Insieme per Sant’Angelo. In occasione del lieto evento, il sindaco Giorgio Cortellesi ha consegnato alla festeggiata una targa a nome dell’amministrazione, quale riconoscimento a «una donna oltre la storia, custonde del tempo di queste valli».

In tanti si sono ritrovati attorno alla signora Paolina, facendo della lieta ricorrenza un’occasione per rinsaldare lo spirito di unità e solidarietà fondamentale per ogni rinascita.

Presente anche il vescovo Domenico, che poco prima aveva presieduto la Santa Messa presso una chiesa provvisoria di Sant’Angelo, durante la quale è stata mostrata ai cittadini una raffigurazione della Madonna di Galloro, ad opera dell’artista Gioacchino Murri. Mons Pompili non ha mancato di dimostrare il suo affetto alla signora Paolina e condividere con la comunità il momento di gioia e divertimento.

Il ringraziamento del Commissario Straordinario alla Ricostruzione a Draghi: «Grazie a lui importanti risultati»

«Ringrazio il presidente del Consiglio Mario Draghi e tutto il Governo per il grande lavoro portato avanti al servizio del Paese». Lo ha detto il Commissario Straordinario alla Ricostruzione post sisma 2016 Giovanni Legnini durante un incontro a Castelsantangelo sul Nera con i cittadini, il Comune e l’Usr Marche.

«Durante i diciotto mesi del suo mandato, l’esecutivo ha dimostrato grande sensibilità e attenzione alla ricostruzione post sisma e alla ripresa economica e sociale dei territori del Centro Italia», ha affermato il commissario. «È stato grazie alla forte volontà del Presidente e del Governo che abbiamo potuto ottenere importanti risultati: il fondo complementare al PNRR, già avviato con il precedente esecutivo, con lo stanziamento di un miliardo e 780 milioni per la rigenerazione e lo sviluppo; lo stanziamento di altri sei miliardi di euro per finanziare la ricostruzione privata; la proroga e la stabilizzazione del Superbonus sisma fino a tutto il 2025, oltre a diverse altre disposizioni necessarie per affrontare e risolvere la gran parte dei problemi che ancora avevamo per la ricostruzione post sisma».

«Sono state decisioni molto importanti che ci hanno messo in condizione di imprimere e di irrobustire il lavoro finalizzato ad imprimere una svolta molto decisa alla ricostruzione. È un impegno che come Commissario straordinario di Governo, con tutta la grande squadra della ricostruzione  che coinvolge anche i Comuni e le Regioni, porterò avanti con ancor maggior determinazione, e lavorando senza sosta, nei prossimi difficili mesi  per consegnare al nuovo esecutivo e ai cittadini una macchina efficiente e procedure veloci che, insieme alle risorse di cui disponiamo, potrà consentirci di portare a termine il prima possibile questa operazione così complessa», ha concluso Legnini.

Legnini: «La ricostruzione acceleri anche nei centri più colpiti»

Nuova visita del Commissario Straordinario, Giovanni Legnini, ad Amatrice, Accumoli e Arquata del Tronto, da qualche settimana al centro di un piano per sbloccare la ricostruzione anche degli edifici privati nei centri più colpiti dal terremoto di oltre cinque anni fa.

«Dobbiamo accelerare dovunque sia possibile. Anche qui e soprattutto qui, perché Amatrice, Accumoli e Arquata, non possono restare indietro rispetto al resto del cratere» ha detto il Commissario. «In questi tre comuni il terremoto, oltre a centinaia di vittime, ha causato una quantità di danni enorme all’edilizia privata, residenziale e produttiva. Parliamo di 1,2 miliardi nella sola Amatrice, 630 milioni ad Arquata, 360 milioni ad Accumoli. Le risorse per riparare e ricostruire le case ci sono, tutte le procedure sono state estremamente semplificate, adesso dobbiamo affrontare con decisione i problemi specifici che, nei singoli centri, impediscono di procedere. I sindaci devono fare dei cronoprogrammi ed indicare ai cittadini i tempi per la presentazione dei progetti, sia nei centri storici che nelle frazioni. Non possiamo più perdere altro tempo», ha aggiunto Legnini, che ad Amatrice oggi ha partecipato alla cerimonia di consegna di due condomini con 85 appartamenti al loro interno, ricostruiti dopo il sisma, tra i primi nel centro storico della città, rasa al suolo dal terremoto dell’agosto 2016.

Ad Amatrice, che conta oltre 3 mila edifici lesionati, sono state presentate 807 domande e ne sono state approvate 410, per un importo di 234 milioni di euro, mentre i lavori già terminati sono 136. Ad Accumoli, con oltre mille edifici inagibili, si contano appena 131 domande presentate, 75 accolte e 18 cantieri chiusi, dopo cinque anni e mezzo. Ad Arquata del Tronto, dove gli immobili lesionati sono quasi 2 mila, le richieste di contributo sono 202, delle quali 154 sono state approvate e 57 cantieri già arrivati alla conclusione dei lavori.

Amatrice, consegnate le abitazioni di piazza Sagnotti

Qualche fiocco di neve ha accompagnato questa mattina la consegna di 56 appartamenti nel Condominio Picente-Il Casaletto di piazza Sagnotti, ad Amatrice. Le abitazioni erano attese da tempo, ricostruite dopo i crolli dovuti al terremoto del 2016. A queste se ne aggiungeranno altre 26 che saranno consegnate il prossimo 11 marzo 2022 per un totale di 82 famiglie che possono così tornare a respirare un po’ di normalità. Prospettiva sottolineata dal sindaco di Amatrice, Giorgio Cortellesi che, proprio parlando di «inizio della normalizzazione», ha sottolineato quanto la consegna delle unità abitative sia il segno di un ritorno alla vita del borgo.

Presente alla cerimonia anche il Commissario alla ricostruzione, Giovanni Legnini, che non ha voluto porre alcuna enfasi sul momento. «Sappiamo – ha spiegato – le sofferenze che hanno condotto sin qui». E affrontando il nodo dei tempi molto lunghi tra la fine dei lavori e l’effettiva consegna degli immobili, il Commissario ha preso l’impegno di semplificare le procedure richieste per quest’ultimo tratto, «dopo aver disboscato per quanto possibile tutti gli ostacoli all’esecuzione dei lavori».

«Ho visto negli occhi dei proprietari di queste case che il momento è particolarmente emozionante», ha notato il vescovo Domenico prima di benedire i locali. «Finalmente tornano ad avere un tetto sulla propria testa: chiediamo a ciascuno l’avvertenza di capire che queste case sono state costruite sulla roccia: di uno Stato che ha mantenuto la sua promessa, di tecnici che sono stati veloci nel portare avanti i lavori, di privati che si sono dati pensiero di realizzare questa struttura. Questa roccia – ha aggiunto mons Pompili – è quella di cui abbiamo bisogno perché si moltiplichino giornate come quella di oggi».

Al significativo passo in direzione della ricostruzione non si è mancato di affiancare il pensiero alla tragedia delle famiglie ucraine colpite dalla guerra. Per dare un nostro contributo positivo, arriva dal Comune l’intenzione di mettere a disposizione alcuni alloggi abitativi: «L’emergenza che sta sconvolgendo la comunità internazionale ed il mondo intero – ha dichiarato il vice sindaco Roberto Serafini – deve essere affrontata subito, con impegno immediato, da parte di tutti. La priorità oggi è aiutare concretamente chi è in gravi difficoltà e in fuga dalla morte».

«Quando c’è stato il terremoto – ha ricordato Serafini – Amatrice è stata il cuore della solidarietà italiana e del mondo. Ecco, ora, come Amministrazione, sentiamo la necessità e l’urgenza di ricambiare queste persone sfortunate con lo stesso amore. La guerra è come il terremoto: sconvolge e distrugge la vita in pochi secondi. Estendiamo il nostro appello agli altri comuni del cratere. Ci auguriamo che anche loro possano aderire a questa iniziativa».

Amatrice, in consegna 56 appartamenti

Domani, durante una cerimonia pubblica, presente il commissario Giovanni Legnini, saranno consegnate ai cittadini di Amatrice 56 unità abitative (Condominio Picente-Il Casaletto). A queste se ne aggiungeranno altre 26 (Condominio Montegorzano), il prossimo 11 marzo, per un totale di 82.

«Amatrice comincia ad avere una casa – ha dichiarato Giorgio Cortellesi – quel bene fondamentale e irrinunciabile che tutti aspettavano e aspettavamo dai giorni drammatici del terremoto. Questo è solo l’inizio della normalizzazione, condizione indispensabile per tornare a vivere con dignità la nostra città. E ripartire, ricostruire da tutti i punti di vista, familiari, sociali, economici. L’impegno dell’Amministrazione è proseguire su questa strada con sempre maggiore velocità ed efficacia».

«Siamo felici di questo primo risultato – ha continuato Cortellesi – e abbracciamo tutti i nostri concittadini per la pazienza che hanno avuto. Hanno dimostrato, come noi, di crederci, di non mollare mai, di resistere, al di là delle difficoltà e delle lungaggini burocratiche».

Territorio e Comunità: a Illica incontro con associazioni e imprenditori per la rinascita della comunità

Dopo diverso tempo, una missione di Territorio e Comunità è riuscita finalmente a risalire ad Illica. L’obbiettivo della visita è stato quello di passare del tempo di persona – nonostante proseguano i rapporti con gli infernali congegni digitali – insieme ai giovani imprenditori della zona e gli amici, consolidando i rapporti e fissando le basi per varie iniziative, per il breve e lungo periodo. Dopo il mese di dicembre, nel quale l’associazione per la promozione delle eccellenze agroalimentari italiane Retrogusto, con i cesti natalizi, ha promosso e distribuito i prodotti tipici delle aziende del cratere del terremoto, si riparte di slancio

«Il punto di ritrovo – raccontano dal gruppo – è stato presso il B&B Lago Secco di Illica dove oltre ai risultati della campagna natalizia, tra un progetto ed un altro, uno scambio di idee e dei sani confronti, abbiamo potuto gustare anche la cucina di Clementina. All’ordine del giorno, il programma primavera estate del nostro progetto. Si partirà con l’organizzazione di una giornata per la promozione nella provincia di Roma dei prodotti del territorio di Accumoli invitando a partecipare sempre più imprenditori locali. L’obbiettivo consisterà nel promuovere il territorio per tutte le straordinarie prerogative che lo contraddistinguono, impegnandoci nella valorizzazione e nella partecipazione più ampia possibile. La data indicativa è quella di sabato 9 aprile. Sempre per lo stesso calendario eventi, abbiamo già avuto notizie rassicuranti circa la possibilità di poter usufruire del terreno, gentilmente concesso lo scorso anno da Sabrina Cappellanti e potremo così svolgere la seconda edizione di “Ritorno ad Illica”. Anche per questo evento, la data indicativa, come per lo scorso anno sabato 16 luglio».

Altro spunto interessante, è stato proposto da un noto ed importante produttore di birra artigianale locale. L’idea è quella di organizzare in collaborazione un evento nei pressi della sede temporanea del comune di Accumoli, una festa pensata per l’inizio dell’autunno prossimo. Nel corso del pranzo è arrivata anche la comunicazione della partecipazione e dell’assegnazione di un bando regionale. Un progetto che ha visto protagonisti proprio gli imprenditori di Lago Secco, insieme a tanti interlocutori privati e pubblici che saranno protagonisti di una grande stagione di rinascita per questo straordinario angolo d’Italia.

Una giornata di confronto e lavoro proficuo quindi, che ha confermato i legami solidi con questa terra e con i suoi abitanti. Collaborare e scommettere su di loro è doveroso, giusto ed entusiasmante e, nel merito, Territorio e Comunità ha colto l’occasione per rinnovare fattivamente e concretamente tali propositi. È significativo dunque, anche per tutto l’impegno e la tenacia che profondono, nel realizzare quel sogno così reale che coniuga territorio, cultura, sviluppo ed economia, contro ogni distruzione materiale ogni lacerazione sociale

Governo, primo passo verso il Codice della Ricostruzione. Per Curcio, Legnini e Grande una riforma storica

Via libera dal Consiglio dei Ministri al disegno di legge delega per l’adozione di un “Codice della ricostruzione”. «Una riforma di portata storica, che punta a definire un quadro normativo uniforme per le attività di ricostruzione post sisma, con l’attuazione di un modello che garantisca certezza, stabilità e velocità di questi processi, e che al tempo stesso assicuri una ripresa delle attività economiche e sociali nei territori colpiti», hanno sottolineato il Commissario Straordinario per la ricostruzione 2016, Giovanni Legnini, il Capo Dipartimento della Protezione Civile, Fabrizio Curcio, il Capo Dipartimento Casa Italia, Elisa Grande, che hanno contribuito alla stesura del testo.

Oggi in Italia sono in corso almeno sette ricostruzioni post sisma, ciascuna con le sue regole, le sue procedure, un proprio modello di gestione. Il “Codice” nasce proprio per superare questa frammentazione, che genera confusione normativa e diseguaglianze nei diritti riconosciuti ai cittadini colpiti dalle catastrofi naturali. La delega propone la creazione di uno specifico Dipartimento delegato alle ricostruzioni nell’ambito della Presidenza del Consiglio, in coordinamento con il Dipartimento della Protezione Civile, con possibilità di nomina di Commissari straordinari per le ricostruzioni più complesse, e l’introduzione di uno “stato di ricostruzione”, distinto e susseguente allo “stato di emergenza”. Sarà possibile in sostanza realizzare quel passaggio coordinato tra prima assistenza alla popolazione e gestione dello stato di emergenza, affidati al sistema di Protezione Civile, e la successiva fase di ricostruzione.

Si introducono, inoltre, alcuni principi nuovi ed importanti. Innanzitutto, quello che i processi di ricostruzione non si limitino alla riparazione materiale dei danni, ma assicurino ai territori colpiti anche il recupero del tessuto socioeconomico, ad esempio con gli aiuti alle imprese. Si prevede poi che, in caso di danni molto elevati e di situazioni complesse, si possa attuare una ricostruzione pubblica dei centri urbani e storici dei comuni più colpiti attraverso progetti unitari. Per il rifacimento delle opere pubbliche si prevedono anche semplificazioni e meccanismi di accelerazione, come l’obbligo di utilizzare centrali uniche di committenza. Per la prima volta, inoltre, si apre alla possibilità di introduzione di polizze assicurative private per il ristoro dei danni da sisma, delegando il Parlamento a valutare l’eventuale introduzione di forme di indennizzo diverse dal contributo pubblico.

Molte delle soluzioni proposte dalla delega sono mutuate dalle esperienze passate, ed in particolare dalle più recenti innovazioni nella ricostruzione post sisma 2016, come  il modello di gestione multilivello delle grandi ricostruzioni, affidate ad una Cabina di coordinamento, guidata dal Capo del Dipartimento o dal Commissario, con i presidenti delle Regioni interessate, i rappresentanti dei sindaci ed il Capo Dipartimento della Protezione Civile, con il quale vengono stabilite precise modalità di raccordo nel passaggio dalla fase di emergenza a quella della ricostruzione. Viene poi confermato il modello amministrativo delle attività di ricostruzione, basato sugli Uffici Speciali Regionali, che assistono i comuni anche nella pianificazione urbanistica e attuano gli interventi pubblici più rilevanti, così come quello del monitoraggio, basato sulle piattaforme digitali, e dei controlli di legalità, con il rafforzamento della Struttura di missione del Ministero dell’Interno.

La nuova struttura della Presidenza del Consiglio potrà essere dotata di un contingente di personale tecnico altamente specializzato, ricorrendo a professionalità attualmente impegnate nelle ricostruzioni dell’Aquila, dell’Emilia-Romagna e del Centro Italia.

«Tutto il Servizio Nazionale della Protezione Civile darà il suo contributo di esperienza al grande cantiere normativo che prenderà il via grazie alla legge delega approvata oggi dal Consiglio dei Ministri. È un risultato particolarmente importante perché da tempo sentivamo l’esigenza di armonizzare, in caso di grandi terremoti, il superamento dell’emergenza e la fase di ricostruzione. La scelta del Governo consente di avviare questo percorso che garantirà ai cittadini non solo una pronta risposta all’emergenza ma anche uniformità di trattamento su tutto il territorio nazionale», ha aggiunto il Capo Dipartimento della Protezione Civile, Fabrizio Curcio.

«Si tratta di una proposta virtuosa, resa possibile dalla collaborazione e dalla condivisione delle esperienze di tutti. L’idea di fondo è quella di assicurare una policy stabile della ricostruzione e messa in sicurezza del territorio, ispirata ai principi di semplificazione, accelerazione dei tempi e dello sviluppo. Un modo per individuare un’ordinarietà nella straordinarietà dell’emergenza ricostruzione perché, come suggerito dalla Corte dei Conti, anche nella fase successiva all’emergenza è necessaria una regolamentazione che individui modelli organizzativi e procedurali idonei a dare certezza e a ridurre i tempi della ricostruzione», ha detto il Capo del Dipartimento Casa Italia, Elisa Grande.

«Ringrazio il Governo per l’approvazione del disegno di legge delega che potrà finalmente essere sottoposto all’esame del Parlamento, presso il quale pende già il disegno di legge dell’On.le Pezzopane. Mi auguro che si proceda celermente con l’approvazione del testo, in tempo utile per il varo del Codice entro la Legislatura, una riforma che potrà finalmente dare certezze ai cittadini, alle imprese e agli enti locali dei territori colpiti dai terremoti, così superando le lungaggini e le incertezze che hanno da sempre caratterizzato l’avvio dei processi di ricostruzione», ha concluso il Commissario Giovanni Legnini.

Foto di Hands off my tags! Michael Gaida da Pixabay

Ricostruzione, Legnini: «Ci sono condizioni per accelerare, non accettabili altri ritardi»

«Oggi, anche grazie alla conferma del Superbonus al 110% per quattro anni, ci sono le migliori condizioni possibili per ricostruire case sicure e sostenibili dal punto di vista ambientale. Lo Stato, che ha già messo a disposizione della ricostruzione del Centro Italia 14 miliardi di euro e 1,8 miliardi con il Fondo complementare al Pnrr per lo sviluppo economico, sta facendo in pieno la sua parte. Adesso è ora che tutti i protagonisti della ricostruzione, cittadini, tecnici, sindaci, uffici regionali, facciano la loro con il massimo impegno possibile. Non possiamo accettare ulteriori ritardi, indecisioni o comportamenti opportunistici: dove si può, si deve ricostruire». Lo ha detto il commissario straordinario di governo per la ricostruzione post sisma 2016, Giovanni Legnini, incontrando oggi i giornalisti e i rappresentanti delle associazioni e dei comitati dei cittadini per fare il punto sulla Legge di Bilancio, il fondo del Pnrr per le aree sisma, l’andamento dei lavori nel cratere e le decisioni che saranno prese entro fine anno, a cominciare dal nuovo calendario delle scadenze per la presentazione delle domande, che riguarderà in primo luogo i percettori del Cas (contributo di autonoma sistemazione) e delle altre forme di assistenza.

«Ci sono, infatti, circa 7.500 famiglie che percepiscono il Cas, che occupano le casette ma che oggi dopo 5 anni non ancora presentano i progetti per la ricostruzione dei propri edifici privati», ha rilevato il commissario straordinario alla ricostruzione del Centro Italia. «Adesso i titolari Cas e delle Sae (soluzioni abitative in emergenza) dovranno presentare i progetti, altrimenti per chi non lo farà entro il 30 giugno prossimo ci sarà una sanzione», ad esempio la sospensione dello stesso Cas. «Dall’avvio della ricostruzione sono già rientrate in possesso dell’abitazione 15mila famiglie, ma il grosso del lavoro è ancora davanti a noi, perché dovremo ricostruire almeno altri 40mila edifici».

L’ex magistrato ha poi fatto il punto sulla ricostruzione: su 80mila edifici danneggiati dai terremoti del 2016 e 2017, sono state presentate 60mila manifestazioni di interesse a ricostruire. Nel 2021 sono stati 5.900 i cantieri autorizzati (2.185 quelli ultimati), circa il doppio di quelli decretati nel 2020 e quasi la metà dell’intera decretazione. Dall’inizio della ricostruzione il totale ammonta a 12mila cantieri. I danni stimati «ammontano a 26 miliardi di euro, ad oggi abbiamo stanziato 14 miliardi che permettono una copertura sufficiente per diversi anni», ha sottolineato il commissario. «Abbiamo risorse e strumenti adeguati che ci permettono di programmare al meglio anche la ricostruzione privata. Il termine per la presentazione delle richieste di contributo viene spostato in linea generale a fine 2022, ma per la prima volta ci saranno delle scadenze intermedie. I beneficiari dell’assistenza, se non hanno impedimenti oggettivi, dovranno presentare la domanda entro il 30 giugno, a pena di sospensione degli stessi benefici», ha detto Legnini, registrando il consenso dei comitati e delle associazioni dei cittadini. «Nello stesso tempo – ha aggiunto il commissario – avvieremo un’azione nei comuni più colpiti, dove la ricostruzione in alcuni casi è ancora molto indietro, spingendo i sindaci a predisporre dei cronoprogrammi puntuali per la presentazione delle domande dei privati».

«In questi due anni abbiamo rimosso gli ostacoli normativi e procedurali più evidenti. Oggi riscontriamo difficoltà legate all’andamento del mercato dell’edilizia, prima saturato dal successo del Superbonus, poi ingessato dall’aumento dei prezzi». Rispondendo a una domanda sull’incremento dei costi delle materie prime, il commissario ha riferito: «Abbiamo già deciso un primo aumento del contributo di ricostruzione, ma entro febbraio avremo anche un nuovo prezzario, più aderente alle condizioni attuali del mercato». «Nel frattempo – ha aggiunto Legnini – i progettisti possono usare i prezzari regionali, già adeguati, e contare sul riconoscimento dei maggiori costi per i lavori già iniziati e sul Superbonus al 110% che consente di coprire la spesa per gli interventi di riparazione che resterebbero sulle spalle dei proprietari». Domani, ha concluso il commissario, ci sarà l’ultima Cabina di coordinamento per approvare le ultime Ordinanze speciali attuative del Fondo Pnrr da 1,78 miliardi. Saranno definiti, in particolare, gli interventi della Misura B, che stanza 700 milioni di euro in gran parte a favore delle imprese del cratere. Sempre domani il commissario firmerà l’Ordinanza per il rinvio dei termini per la presentazione delle richieste di contributo e la nuova Ordinanza speciale per la ricostruzione di altre 189 scuole nelle quattro regioni del cratere, e l’adeguamento delle risorse per altre 80 scuole già finanziate.

«Di terra e colore»: sculture mariane delle terre del sisma tornano al pubblico

Presentate nella sala degli Stemmi di Palazzo Papale, a Rieti, la Madonna Lactans e la Pietà: due opere in terracotta policroma restaurate grazie ai contributi raccolti grazie ad Art Bonus per il Terremoto.

I beni provengono, rispettivamente, dalla Chiesa di Sant’Agata di Grisciano, frazione di Accumoli (Madonna Lactans, opera di Giacomo e Raffaele da Montereale) e dalla Chiesa di Santa Maria della Misericordia di Accumoli (Pietà, di autore anonimo) e tornano alla fruibilità della comunità reatina attraverso l’esposizione “Di terra e colore”, una mostra che racconta le sculture mariane provenienti dai territori del sisma.

Il progetto di restauro delle due terracotte fa parte della più ampia programmazione di restauro dei beni custoditi nei depositi allestiti durante l’emergenza sisma 2016 e si configura all’interno delle attività dell’Ufficio del Soprintendente Speciale per le aree colpite dal sisma del 24 agosto 2016 del Ministero della Cultura che, attraverso il il progetto trasversale “Sisma 2016. Progetto per la diagnostica, la progettazione e il restauro dei beni storico-artistici mobili colpiti dai sismi del 2016 nelle regioni Abruzzo, Lazio, Marche, Umbria“, si pone l’obiettivo di restituire tale patrimonio culturale alla pubblica fruizione attraverso l’affidamento dei progetti di restauro e recupero delle opere colpite dal terremoto del Centro Italia.

Alla presentazione hanno preso parte, il vescovo di Rieti monsignor Domenico Pompili, il Direttore Generale Sicurezza del Patrimonio Culturale Marica Mercalli e il Soprintendente Speciale Sisma 2016 del MiC Paolo Iannelli. Presenti anche il Funzionario storico dell’arte del MiC Giuseppe Cassio – direttore dei lavori, il Funzionario restauratore del MiC del Monica Sabatini – progettista, e Carlotta Capitani de L’OFFICINA (Consorzio di ditte individuali artigiane) – impresa che ha curato il restauro.

Le opere

Le opere afferenti a questo progetto qui presentate sono in terracotta, un materiale povero, tuttavia estremamente elegante quando lavorato con sapiente maestria. La scultura in terracotta ha sempre sofferto di una subordinazione nei confronti di materiali più nobili, come il bronzo e il marmo.

Perché questo pregiudizio? I motivi sono diversi, dalla deteriorabilità del materiale che viene più comunemente utilizzato dagli artisti per bozzetti e studi, al suo frequente uso in ambito devozionale, espressione della cultura popolare e locale. Ed è qui che ci troviamo nel reatino, in territori di confine, davanti ad opere riconducibili a personalità artistiche solo in parte delineate, che rielaborano, con diverse capacità, le aperture culturali locali, fortemente devozionali, alle influenze di contesti più colti e innovativi. Il patrimonio diffuso del reatino è testimonianza infatti di linguaggi figurativi sviluppatisi in territori caratterizzati da intensi scambi commerciali e commistioni artistiche.

E la terracotta, nelle opere qui presentate, ben unisce esigenze devozionali – esaltate dal forte realismo che questo materiale ben esprime, come nella Pietà della Chiesa di S. Maria della Misericordia di Accumoli – insieme a forme di estrema eleganza e raffinatezza, come nella Madonna Lactans proveniente dalla Chiesa di S. Agata a Grisciano, piccola frazione di Accumoli.

Già affidata in passato dalla critica a “scuola abruzzese” con attribuzioni poco convincenti, la scultura è stata restituita da Giuseppe Cassio ai fratelli Giacomo e Raffaele da Montereale. Considerato il soggetto, quest’opera bene incarna l’intensa devozione al culto della Madonna del latte, così diffuso nella civiltà rurale dell’Italia centrale, e legato al tema della fecondità, della natalità, come retaggio dei culti pagani, in una traduzione dalle linee sobrie ed eleganti.

I danni e le operazioni di pronto intervento

Entrambe le opere sono realizzate in blocchi di terracotta sovrapposti lavorati a mano e dipinti con strati policromi applicati a freddo.

La Pietà si trovava sull’altare maggiore della chiesa e ne rappresentava l’immagine simbolica principale; è stata recuperata in grandi frammenti dovuti al crollo dell’edificio.

È stata quindi schedata secondo le direttive del Sistema Informativo Territoriale Carta del Rischio, imballata e trasportata al deposito allestito durante la fase emergenziale dal MiC presso la Scuola Forestale Carabinieri di Cittaducale.

Anche la Madonna Lactans, una volta recuperata e schedata, è stata imballata e portata al deposito di Cittaducale per ricevere il primo intervento di messa in sicurezza, che ha previsto l’analisi dello stato di conservazione, del degrado e del danno in vista della programmazione dell’intervento generale di restauro, che si è appena concluso.

Durante questa prima fase sono state effettuati le operazioni di pronto intervento come la spolveratura e la ricomposizione di piccoli frammenti erratici e dei grandi pezzi della struttura.

Il progetto di restauro

Il progetto di restauro del gruppo di opere mobili in terracotta custodite presso il deposito reatino di Cittaducale fa parte della più ampia programmazione di restauro dei beni custoditi nei depositi allestiti durante l’emergenza, con l’obiettivo di restituire tale patrimonio culturale alla pubblica fruizione.

In particolare nel reatino tali attività sono state coordinate in accordo con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le Province di Frosinone, Latina e Rieti (ora per l’area metropolitana di Roma e la provincia di Rieti), e sono state bene illustrate nella mostra Rinascite. Opere d’arte salvate dal sisma di Amatrice e Accumoli. 17/11/17-11/02/18, Terme di Diocleziano, Roma (qui il contributo a cura di RAICultura). La mostra ha avuto come duplice obiettivo di ricostruire le relazioni tra opere e territorio e di rivivere l’attività di recupero del patrimonio artistico condotta in maniera sistematica nelle zone devastate dal sisma, anche attraverso una serie di scatti fotografici d’autore di Paolo Rosselli.

Le operazioni che hanno interessato le due sculture hanno previsto una serie di interventi conoscitivi come l’analisi diagnostica e la documentazione fotografica. Si è passati poi agli interventi conservativi volti al consolidamento dei supporti, al ristabilimento della coesione degli strati preparatori e pittorici, alla ricomposizione e alla integrazione plastica in base allo studio filologico delle opere, per poi passare alla pulitura, alla stuccatura e alla reintegrazione pittorica con verniciatura finale.

Quest’ultimo aspetto ha tenuto conto dell’istanza devozionale ed è per questo che si è deciso di eliminare ogni genere di interferenza causata da una diversa interpretazione fornita dall’ultimo restauro documentato negli anni Ottanta del secolo scorso. Le opere sono state dotate di strutture all’avanguardia atte a sostenerne il peso e a mantenere l’integrità dell’insieme in piena sicurezza. Le strutture sono state progettate per garantire la movimentazione e la flessibilità di collocazione dando l’opportunità di renderle autonome e non più vincolate alle strutture architettoniche che le ospitavano e che fungevano da potenziali elementi di rischio.