Veglia a Grisciano nell’anniversario del sisma: «La speranza degli afflitti non verrà delusa»

«La speranza degli afflitti non verrà delusa» queste le parole chiave della prima veglia di preghiera in onore delle celebrazioni del quarto anniversario del sisma, quella delle 21.30 a Grisciano di Accumoli. Davanti alla fiancata di un bar, trasformata per l’occasione in un balcone fiorito, la comunità si è riunita per un momento di intenso raccoglimento.

Né le temperature rigide delle notti in montagna né le stringenti regole anti-Covid hanno infatti fermato le persone dal riunirsi in un abbraccio virtuale che, ogni 24 di Agosto, rivolgono tutti uniti ai propri cari scomparsi.

«La drammatica esperienza di questi quattro anni ci ha fatto capire che l’afflizione, originatasi in una manciata di secondi, rimane come sottofondo del nostro vivere quotidiano. Niente è e sarà come prima». Ecco perché, come ha sottolineato don Stanislao, è necessario ricordare tutti coloro che ci hanno lasciato in quella terribile notte: madri, patri, figli, parenti e conoscenti. La memoria unita alla preghiera «accende la fiamma della speranza, facendo innalzare, insieme ai muri di cemento, anche le esistenze delle persone terremotate».

Così, simbolicamente, sopra al balcone fiorito è stata posta una finestra, “la finestra della speranza” che consente allo sguardo di andare oltre. «Non è facile parlare di speranza in questa terra martoriata dal terremoto e ulteriormente provata dalla pandemia, ma proprio in questo contesto è necessario farlo per non lasciare il terreno incolto e favorevole alla disperazione» ha spiegato don Stanislao.

«Abbiamo promesso a chi abita qui che non lo avremmo abbandonato ma aiutato a ricostruire una quotidianità» ha proseguito il parroco, mettendo in luce, però, che nel racconto del post-sisma si devono evitare due estremi, «dire che va tutto bene o che va tutto male». Si può affermare, insomma, che si sta attraversando il “periodo dell’erba”: la demolizione quasi completata e la costruzione poco avviata hanno fatto sì che al posto delle case sia cresciuta tanta erba, dalla quale deve rinascere la speranza.

Terremotati dunque, ma prima di tutto persone. Uomini e donne che sono rimasti o che se no sono andati, tutti con un grande peso nel cuore. Ed è proprio nei giorni difficili che la forza d’animo sembra vacillare. La fede, messa a dura prova dal terremoto, è però arricchita dalla presenza della chiesa che, quest’anno, si è fatta ancora più viva attraverso la presenza dei frati, come ha ricordato il vescovo durante la benedizione

Dirigendosi poi al commissario Legnini, presente alla veglia, don Domenico ha ribadito come «preso atto della lentezza della ricostruzione, sia necessario imprimere una svolta, alla quale, in questa particolare circostanza, la comunità prova ancora una volta a credere».

Solo l’unione degli abitanti, della chiesa e delle istituzioni, quindi, può fare la forza. «È importante che tutti noi ci sentiamo protagonisti di questa ricostruzione- ha ribadito don Stanislao – dobbiamo essere persone che non soltanto sperano ma che contribuiscono con gli atteggiamenti e le fatiche a far sì che questa non sia più terra di disperazione».

Terremoto Centro Italia 4 anni dopo: «disertare questi luoghi sarebbe ucciderli una seconda volta»

«No passerelle, non siete più credibili», «Tana per tutti, nessuno escluso» e poi un significativo quanto perentorio invito: «Zona terremoto, fate inversione». Scritte che campeggiano in alcuni manifesti ben visibili a chi arriva ad Amatrice ed Accumoli e che descrivono lo stato d’animo delle popolazioni terremotate, quattro anni dopo il sisma del 24 agosto 2016. Una protesta contro le Autorità competenti per la ricostruzione che tarda. Dopo 4 anni, ad Amatrice spuntano le prime gru che non mitigano la rabbia di chi ha perso tutto, casa, attività e affetti.

Solo lo scorso 15 luglio le prime cinque famiglie amatriciane, hanno lasciato le Sae, soluzioni abitative di emergenza per rientrare in vere case. Cinque appartamenti di 90 metri quadrati circa ognuno, interamente ricostruiti nel pieno rispetto degli standard di sicurezza e risparmio energetico. Un anticipo di ricostruzione, «un segnale di speranza e incoraggiamento per tutti che dà la misura di come è possibile tornare a vivere in questo territorio» come detto dal vescovo di Rieti, mons. Domenico Pompili. Sono molti i cantieri aperti per decine di abitazioni, ma anche di un albergo.

Il punto sulla ricostruzione nel Lazio. A riguardo l’Assessorato al Lavoro, Scuola e Politiche per la ricostruzione della Regione Lazio, guidato da Claudio Di Berardino, il 18 agosto, ha fatto il punto sulla ricostruzione: «il processo di ricostruzione dell’area del cratere laziale prosegue con grande impegno. In particolare, per quanto riguarda la ricostruzione delle abitazioni private, una più significativa accelerazione la stiamo registrando negli ultimi mesi. Un’energica spinta è stata sicuramente la recente ordinanza del Commissario straordinario per la ricostruzione, Legnini, tanto che solo nell’ultimo mese sono state circa 200 le richieste di attestazione, propedeutiche alla richiesta di contributo, solo nel comune di Amatrice, a fronte di circa 1500 istanze presentate nel corso degli anni. Attualmente sono 550 i cantieri avviati per i quali sono stati concessi oltre 110 milioni di euro. Ulteriori 55 milioni di euro sono in fase di approvazione per oltre 600 cantieri da aprire entro l’anno in corso».

Circa la ricostruzione, «oggi sono in progettazione oltre 120 interventi, per alcuni dei quali si stanno già avviando le procedure di gara per l’affidamento dei lavori. Proprio in questi giorni è in corso la gara per uno dei cantieri più importanti per Amatrice, la ricostruzione dell’Ospedale Grifoni. Tanti i lavori già avviati tra i quali: le opere di urbanizzazione della frazione di Collespada a Accumoli, il consolidamento del Ponte Tre Occhi a Amatrice, la sistemazione della strada di acceso a Amatrice, la scuola di Collevecchio.

E tanti sono i lavori già ultimati, tra i quali la sistemazione del cimitero di Antrodoco e il Terminal di Selvarotonda a Cittareale». Tra le opere pubbliche più significative già realizzate, secondo l’assessore, «sono da ricordare le scuole di Amatrice, Accumoli e Leonessa. Altre 18 opere pubbliche partiranno entro l’anno per un importo pari a 51 milioni di euro. Tra queste vi sono, oltre all’ospedale di Amatrice, il centro di formazione professionale e il cimitero monumentale di Amatrice, e lo chalet Pantani a Accumoli. Sono oltre 100, inoltre, gli appartamenti di edilizia abitativa già ultimati e in fase di ultimazione a Amatrice e che saranno consegnati a altrettante famiglie».

Per quanto riguarda Accumoli, l’Ufficio speciale ricostruzione del Lazio ha già redatto il Programma straordinario per la Ricostruzione del comune che sta seguendo l’iter per la sua approvazione. È di ieri, invece, la pubblicazione del Rapporto sullo stato di avanzamento della ricostruzione privata e pubblica nel Centro Italia. L’impegno del commissario per accelerare la lenta ricostruzione: «Il nostro obiettivo è quello di aprire almeno 5mila cantieri privati e pubblici per la prossima primavera, con un ritmo crescente nei mesi e negli anni successivi»

Il tempo della memoria

Ad Amatrice, Accumoli e negli altri centri del cratere questi sono i giorni della memoria e del ricordo. Tra i tanti che sono tornati in questi giorni ad Amatrice anche il parroco di allora, don Savino D’Amelio, che quelle scosse le ricorda bene. Alle 3,36 del mattino del 24 agosto 2016, dopo il terremoto riuscì a mettere in salvo 27 anziani della casa di riposo «Padre Minozzi». Nelle ore e nei giorni successivi il parroco faceva la spola tra le tende-obitorio, le macerie dove i soccorritori cercavano di salvare vite umane e le tendopoli  dove dava conforto ai sopravvissuti.

«Di quei momenti – dice al Sir mons. Domenico Pompili – resta una ferita che non si è mai rimarginata. Penso soprattutto alle famiglie che hanno avuto lutti e che hanno visto interrompersi bruscamente le catene generazionali, padri, madri, figli, fratelli e sorelle. In un libro, Gocce di memoria, che pubblicammo all’indomani della tragedia, sono documentate le vite di tutte le vittime di quella notte. Il loro ricordo è incancellabile. Credo che sia questo il punto da cui ripartire: non dimenticare che il dolore di quei momenti non è stato superato. Le persone non si rimpiazzano e occorre per questo una sapiente e continua vicinanza a queste popolazioni».

Tornano alla mente le parole pronunciate, il 30 agosto 2016, dal vescovo durante i funerali di Stato delle vittime del sisma, alla presenza dei familiari e delle massime autorità dello Stato, il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, l’allora premier Matteo Renzi e dei presidenti delle due Camere, Pietro Grasso e Laura Boldrini. Le parole di Gesù, citate nell’omelia quel giorno, venite a me voi tutti che siete affaticati e oppressi e io vi ristorerò…, vanno lette «come un balsamo sulle ferite fisiche, psicologiche e spirituali di tantissimi. Troppi». «Non basteranno giorni, ci vorranno anni…» per lenire queste ferite.

Di anni ne sono passati già 4: qual è oggi lo stato d’animo delle popolazione terremotate?

«Era un atto di realismo immaginare che ricostruire non sarebbe stata un’opera di qualche stagione – risponde mons. Pompili – Dopo 4 anni per un verso possiamo dire che alcune cose sono state fatte ma l’impressione complessiva, complici nel primo anno una lunga sequenza sismica e nell’ultima metà di questo 2020 la pandemia Covid-19, è che non si sia fatto tutto quello che si sarebbe desiderato fare. Tuttavia nell’ultimo periodo registriamo una accelerazione legata soprattutto alla ricostruzione privata. Dalla velocità della ricostruzione dipende la fiducia dei cittadini».

La ricostruzione di questa terra, per citare sempre parole di quella omelia, «non sarà una ‘querelle politica’ o una forma di sciacallaggio di varia natura, ma quel che deve: far rivivere una bellezza di cui siamo custodi». In questi anni abbiamo visto purtroppo «querelle politiche e sciacallaggi», l’esibizione di «muscolare ingenuità di chi promette tutto all’istante» e una burocrazia senza limiti…

«La burocrazia è la madre di tutte le lentezze ma è figlia di un sistema pubblico che è segnato da almeno due strutturali forme di fragilità. La prima è una politica che insegue sempre la prossima votazione elettorale distogliendo così lo sguardo dall’ultima emergenza. La seconda è legata al quadro della funzione pubblica nel quale gli interlocutori cambiano, non hanno una rete di relazioni dal punto di vista gerarchico per cui le cose si fermano strada facendo, come abbiamo visto per moltissimi progetti che non hanno mai visto la luce in questi anni».

«Disertare questi luoghi sarebbe ucciderli una seconda volta. Abitiamo una terra verde, terra di pastori. Dobbiamo inventarci una forma nuova di presenza che salvaguardi la forza amorevole e tenace del pastore». Quale potrebbe essere questa forma nuova di presenza, da lei invocata subito dopo il sisma?

Una presenza che preservi questa terra verde, che è l’Appennino centrale colpito sistematicamente da eventi sismici, dall’abbandono e da un esodo progressivo verso le città. Tra città e montagna esiste una stretta correlazione che non può essere espunta perché la città vive della montagna e viceversa. Lo abbiamo visto con il lockdown per il Covid-19, quando tanta gente è tornata in montagna perché si sentiva più sicura, e non solo perché luogo delle proprie radici. Quella indotta dal Covid potrebbe essere una visione: recuperare l’Italia centrale non abbandonandola al destino dello spopolamento in nome di una crescita puramente economica.

Che poi è l’idea che sta dietro «Casa del Futuro» che dovrebbe prendere forma nello storico complesso del Don Minozzi…

«Esatto. Stiamo mettendo a punto tutte le misure tecniche e procedurali per arrivare alla realizzazione di questa struttura che è un modo di voler abitare questa terra attraverso uno spazio accogliente, sulla linea dell’Enciclica di Papa Francesco, Laudato si’. Una casa che sia anche luogo di sperimentazione di una filiera agro-alimentare che vogliamo creare insieme con Slow Food di Carlin Petrini con il quale abbiamo intrapreso il cammino delle Comunità Laudato si’. A tal proposito il 12 settembre le comunità saranno ricevute in udienza da Papa Francesco».

Veglia e fiaccolata nell’anniversario del terremoto. Messa in memoria dei caduti in diretta su Rai Uno

«Ci prepariamo da vicino a vivere il prossimo quarto anniversario del terremoto», ha detto ieri il vescovo Domenico al termine della Santa Messa celebrata, nella ricorrenza dell’Assunta, nella chiesa provvisoria di Sant’Agostino ad Amatrice. Nella notte tra domenica 23 e lunedì 24 agosto si svolgerà la veglia che prelude alle fatidiche ore 3.36. La mattina del 24 agosto il vescovo presiederà la messa alle 11 al campo sportivo, trasmessa in diretta da Rai Uno. Il momento con il quale si farà memoria dei tanti caduti a causa del sisma è dunque previsto nella forma consueta, ovviamente tenendo conto del rispetto delle norme anti-covid. Come gli scorsi anni il ciclo delle celebrazioni avrà il suo inizio nel comune di Accumoli, con una veglia a Grisciano alle 21.15. Alla messa delle 11 ad Amatrice, nel campo sportivo, farà seguito quella vespertina tra le Sae di Accumoli, alle 18.

Il sorriso di due nuovi amici tra i monti della Laga

Durante tutto l’arco della settimana corrente, chiunque si imbatta nei pressi di Accumoli, non potrà fare a meno di notare la presenza di due nuovi amici: due frati francescani dall’accento anglo-africano. Sono fra Daicolas e fra Renatus, entrambi di origini africane, attualmente allocati presso il convento Beato Giacomo dei frati minori di Puglia e Molise.

Approfittando della pausa estiva, Daicolas e Renatus hanno deciso di far visita ad una conoscenza di vecchia data, padre Carmelo, diventato per loro un punto di riferimento, al pari di un componente della famiglia. «Non volevamo fare una vacanza riposante, ma incontrare qualcuno che fosse una parte della nostra storia» ha infatti raccontato Renatus.

Una storia nata in Africa, quando fra Carmelo era Ministro Provinciale dell’Africa dell’Est, e trasformatasi poi in amicizia. «Lo spirito di san Francesco che ci ha guidato fin dal principio della nostra vocazione, ci ha condotto qui ad Accumoli, per vivere un po’ insieme a queste persone attraverso gli insegnamenti del Vangelo» ha commentato Daicolas.

Ma qual è il percorso che ha condotto questi due giovanissimi frati fino a al convento di Bitetto? Daicolas Nsabimana nasce in Ruanda il primo dicembre 1990. Dopo il discernimento iniziale, per due anni, dal 2013 al 2015, effettua il postulato in Tanzania, spostandosi poi in Uganda per il noviziato. Sempre in Uganda, il 15 luglio 2016 prende i primi voti e si sposta in Zambia per studiare filosofia. Ottenuta la laurea nel maggio 2019, a luglio arriva in Italia e decide di studiare teologia presso l’istituto teologico di Santa Fara di Bari, in cui è tutt’ora iscritto.

Nshimirimana Renatus nasce invece in Burundi il 3 ottobre 1990. A partire dalla fine del 2013 fino alla seconda metà del 2015, anche lui svolge il postulato in Tanzania per poi approdare al noviziato in Uganda: «Il 15 luglio 2016 è stato il primo giorno della mia professione religiosa». Tra il 2016 e il 2019 studia filosofia e si laurea all’università di san Bonaventura a Lusaka. Dal 20 luglio 2019 si trova insieme a Daicolas nel convento del Beato Giacomo e ha da poco concluso il primo anno di teologia all’ l’istituto teologico di Santa Fara.

I due frati rimarranno in Italia per 3 anni ma il loro pensiero è quello di tornare in Africa. «Gli studi in teologia ci aiuteranno a capire di più la realtà in cui viviamo, ma sarebbe da egoisti pensare che qui sia meglio. Viviamo a Bitetto e ci sentiamo parte della comunità di frati minori di Puglia e Molise, che ci ha fatto sentire a casa da subito, ma apparteniamo al cento per cento alla provincia dell’Africa dell’Est».

Il sorriso di fra Renatus e di fra Daicolas può essere davvero una ventata di positività per gli abitanti di Accumoli che, con l’occasione, hanno anche la possibilità di rispolverare qualche parola di inglese. Non ci resta che augurare loro buone vacanze e un grosso in bocca al lupo per il futuro accademico!

Zaino in spalla, in cammino lungo le “Terre Mutate”

Nel pomeriggio di sabato 25 luglio, un gruppo di pellegrini del Cammino nelle Terre Mutate è approdato ad Accumoli dove, dopo una faticosa tappa, si è rifocillato assistendo ad una tavola rotonda animata da testimoni che vivono l’Appennino in maniera diversa.

Il Cammino nelle Terre Mutate si definisce infatti come “viaggio lento nel Cuore dell’Appennino” e si svolge nel pieno rispetto della natura. Con partenza da Fabriano e arrivo a L’Aquila, il percorso si prefigge lo scopo di conoscere con occhi diversi i luoghi martoriati dagli eventi sismici degli anni passati e di interagire con le comunità delle quattro regioni dell’Italia centrale.

A causa del Coronavirus il tragitto, che l’anno passato ha contato più di mille partecipanti, quest’anno vede solo alcune tappe, con un numero ridotto di persone. In particolar modo, ci si concentra nel cuore dei monti Sibillini: da Norcia, si passa per Castelluccio, Arquata del Tronto e Accumoli, facendo poi ritorno al punto di origine. Un itinerario attraverso i luoghi più colpiti dal terremoto, appositamente scelto per dare sostegno a chi ha deciso di rimanere in queste terre.

«La comunità che vive qui ha avuto una ferita profonda ma si sta riprendendo bene, con dignità» ha esordito padre Carmelo nel dibattito di confronto. E se è vero che da una parte c’è tanta voglia di ricominciare, il frate ha sottolineato anche l’oggettiva difficoltà delle procedure burocratiche che, a volte, cede il passo alla disillusione. «Come si fa all’ultimo chilometro ci marcia, noi ci incoraggiamo l’un l’atro perché facciamo tutti parte di una grande famiglia».

Per far comprendere ancora meglio cosa significa investire in questi territori, è intervenuta l’imprenditrice Julia Antonucci che, insieme alle sorelle, ha aperto un’azienda agricola nella frazione Roccasalli. «Guardiamo al futuro non dimenticando il passato» ha affermato la ragazza, spiegando come dall’osservazione delle tecniche agricole, siano poi riuscite a produrre autonomamente zafferano e piante aromatiche di alta qualità.

«La vera forza della nostra terra è la sua storia» ha poi commentato il professor Augusto Ciuffetti, che vede nella tradizione la chiave per proiettarsi al futuro. Non sono, però, mancate nemmeno le provocazioni. Paolo Piacentini, esperto di cammini per il Ministero Beni Culturali, si è detto contrario alla costruzione di nuove strutture recettive in luoghi in cui, come nel caso dei Pantani di Accumoli, non sono presenti. «Il turismo esperienziale proposto dai cammini – ha detto- è fatto di amore e di passione. I rifugi esistono già, anche se lesionati. Solo ripristinandoli si può ricostruire una comunità autentica».

Così, i viandanti, arricchiti da testimonianze dirette, hanno goduto del meritato riposo e si sono rifocillati con il cibo locale. Giusto il tempo di fermarsi un po’, cullati dal fresco della montagna e poi…pronti: zaino in spalla, si riparte!

Ad Accumoli percorsi in mountain bike per un turismo sostenibile

Accumoli si prepara ad accogliere un forma di turismo totalmente ecosostenibile: stanno arrivando i percorsi mountain bike. L’esperto ciclista Walter Esposito, con la sua inseparabile troup, è infatti approdato nelle terre accumolesi nella seconda metà di giugno, per poter studiare al meglio il territorio ed elaborare dei percorsi per gli appassionati delle due ruote.

Walter Esposito, con la sua inseparabile troup

L’idea è quella di sviluppare tre percorsi differenti. «Il primo sarà il più semplice e verrà rivolto al turista che ama osservare il paesaggio. Il secondo sarà pensato per il biker che vuole fare un po’ di fatica, mentre il terzo sarà rivolto a chi vuole proprio rompersi le gambe!» ha spiegato lo sportivo.

A questa prima ricognizione, ne seguirà una seconda che porterà, nell’arco di 7/10 giorni, allo sviluppo vero e proprio dei percorsi. «Una volta definite, le tracce gps verranno trasferite su un sito dedicato e potranno essere scaricate tramite strumenti gpx». Quindi, percorsi interamente scaricabili, amici dell’ambiente e della salute.

E proprio il tema della salute ha permesso che questo ciclista di Varese approdasse nei luoghi colpiti dal sisma del 2016. Una storia personale che si lega all’associazione AIL. «Tutto nasce da un viaggio fatto per l’AIL di Varese che aveva un duplice scopo: portare sempre più audience all’associazione e dare un messaggio a tutti i malati, come me, di leucemia. La vita non finisce su un letto, bisogna alzarsi e fare tutto quello che ti passa per la testa. Ed è quello che ho fatto io».

Così Walter ha iniziato a pubblicare sul sito dell’AIL una serie di video e foto su percorsi dedicati ai bikers. I suoi filmati sono arrivati fino al Burundi dove i ragazzi si sono innamorati delle biciclette e il resto è venuto da sé: come spedire 15 bici in Africa? Dopo diverse risposte negative, fra Carmelo, che ha vissuto molto tempo in quel territorio, ha trovato il contatto giusto.

Padre Carmelo, che ora vive insieme a fra Mimmo ad Accumoli, ha visto in Walter un’opportunità per le terre del Centro Italia, facendo nascere il progetto di un turismo basato sulla bicicletta. Walter, che non si tira mai indietro, ha accettato anche questa sfida, coadiuvato dal sostegno della sua associazione culturale.

«È bello lasciare delle trecce» ha sottolineato il biker. «Quando scopri di essere malato, capisci che la vita non è come quella che avevi vissuto, cambia. Come i graffi della Tela di Fontana, così è l’anima di chi passa per la chemio, ferita. Per questo dobbiamo darci da fare e prodigarci sempre per il prossimo». Da passione a missione.

La sinergia tra la comunità francescana di Accumoli e l’entourage di Walter regalerà presto nuove strade da percorrere, tutte all’insegna della green economy!

Accumoli oggi e domani, riqualificazione e rilancio

Un processo di ricostruzione complessivo e partecipazione da parte dei cittadini: questi i due temi guida su cui si è sviluppato, durante il pomeriggio di lunedì 1 giugno, il forum “Accumoli oggi e domani, riqualificazione e rilancio” organizzato in videoconferenza dalle associazioni “Radici Accumolesi”, “Accumoli in marcia” e “Laga insieme”.

Molti gli attori che hanno preso parte al dibattito, dalle istituzioni ai piccoli imprenditori, uniti per cercare un nuovo modello di rinascita per il territorio. «È necessario creare un contenitore che contenga suggerimenti e una cabina di regia che selezioni idee» ha esordito Renzo Colucci, presidente dell’associazione “Radici Accumolesi”, sottolineando come la popolazione debba essere costantemente informata sull’avanzamento delle opere di urbanizzazione. «Nell’ultimo periodo sono stati fatti passi importanti per la ricostruzione. Ma occorre snellire le procedure per evitare tempi di attesa troppo lunghi» ha concluso.

Una ripartenza che quindi deve abbracciare diversi settori: dall’agricoltura all’allevamento, passando per il turismo e l’artigianato. Uno sguardo al passato, con il recupero del tessuto sociale, e un occhio al futuro tramite la ricerca delle università e le realtà aziendali che hanno deciso di investire in questo territorio.

«Per ricostruire a livello economico è necessario aprirsi al mondo esterno, facendo diventare il territorio appetibile e accogliente per le nuove domiciliazioni» ha affermato il sindaco di Accumoli, Franca D’Angeli, che ha posto l’accento anche sull’importanza della ricostruzione del tessuto sociale.

Due i punti toccati dall’assessore Di Berardino in merito alla ricostruzione: da una parte definire con chiarezza quali siano i compiti che ogni soggetto deve svolgere, che andranno poi sottoposti all’attenzione dei cittadini; dall’altra avere una visione d’insieme affinché «non ci siano progetti sganciati l’uno dall’altro ma una strategia univoca delle aree interne».

Sulla stessa lunghezza d’onda, anche il neo commissario straordinario per la ricostruzione, Giovanni Legnini. «Per poter partire occorre prima effettuare una serie di decisioni su chi deve fare che cosa. Il programma straordinario di ricostruzione può aiutare e far in modo che le decisioni di ciascuno convergano in un unico obiettivo. Per vincere una sfida cosi impegnativa occorre che le decisioni di ciascuno siano tra loro allineate perché non ci può essere ricostruzione senza un programma di rinascita economico e sociale».

A questo punto, la parola è passata a tutti quegli attori che vivono direttamente nel luogo o che portano il loro contributo attraverso le loro associazioni o iniziative, come la “scuola di maratona” di Vittorio Veneto o “Accumoli in Marcia” che hanno come scopo quello di promuovere il territorio italiano attraverso il turismo sportivo.

Di rilievo è sicuramente anche l’impegno di due università, quella di Krems e La Sapienza di Roma. Il decano Christian Hanus ha spiegato che l’ateneo austriaco sta sviluppando diversi progetti legati ad Accumoli. Primo su tutti quello di uno “strategic partneshi Erasums” , programma di scambio con il fine di «ricostruire la struttura sociale, culturale e religiosa attraverso la partecipazioni multidisciplinare che mira a sviluppare concetti educativi per studenti e professionisti».

Anche il professor Tommaso Empler della facoltà di architettura dell’università Sapienza di Roma ha sottolineato l’impegno dell’ateneo nei confronti della cittadina tramite pubblicazioni e «un’unità di ricerca con volontà di ragione sul territorio di Accumoli, per poter individuare proposte metodologiche e soluzioni da proporre».

Progetti lungimiranti e notevoli che collimano, però, con le esperienze di chi ha investito in prima persona sul luogo e ha potuto toccare con mano tutte le difficoltà che un territorio terremotato pone nei confronti di chi ha deciso di restare. In questo senso l’imprenditore Eugenio Rendina è intervenuto con un vero e proprio appello «oggi serve costruire qualcosa di buono: come produttore trovo tanti impedimenti in una burocrazia che non è snella e i cui decreti cozzano gli uni con gli altri. Per evitare che le aziende vadano via, bisogna sbrigarsi a dare aiuti concreti».
Dello stesso avviso anche l’imprenditrice agricola Julia Antonucci. «Investire ad Accumoli e avviare un’attività è stato veramente molto difficile. Se non fosse stato per la forte passione per coraggio oggi non saremmo qui. Ma non basta avere coraggio per andare avanti, ci si deve concentrare su una ricostruzione reale».

Come risposta, sia i presidenti della Fondazione Varrone, della CNA e di Coldiretti Rieti, hanno rimarcato il loro impegno, ognuno nel proprio campo, nel sostegno dei luoghi delle aree interne. Il dottor D’Onofrio ha annunciato che tra settembre e ottobre saranno nuovamente visibili le opere recuperate dopo il sisma, come continuazione del progetto Varrone Lab. Enza Bufacchi ha sottolineto come la CNA abbia sempre creduto in una ricostruzione partecipata, sostenendo, ad esempio, il progetto di ricostruzione della località Collespada e Alan Risolo si è detto vicino agli allevatori nella ripresa strutturale e funzionale.

Da tutti i numerosi interventi, è emersa una grande voglia di ricominciare, sia attraverso le opere di ricostruzione che attraverso attività ludiche, sportive e culturali. Quello che tutti hanno evidenziato, si può riassumere, in conclusione, con le parole del professor Augusto Ciuffetti dell’università Politecnica delle Marche «Serve un progetto complessivo di ricostruzione. Bisogna avere la forza di andare oltre le singole comunità e ragionare su tutto il territorio della dorsale appenninica altrimenti si corre il rischio di fare tanti progetti frazionati e deboli. Non servono i grandi progetti calati dall’alto, bisogna ripartire dai caratteri originari del un territorio indicati dalla storia».

Foto fb Accumoli in marcia

Accumoli in cerca di un futuro: lunedì videoconferenza in diretta Facebook

A quattro anni dal terremoto che ha devastato il suo territorio, Accumoli è ancora in cerca di un futuro possibile. Mentre la ricostruzione è ancora nel limbo progettuale delle intenzioni con le ultime ordinanze – soprattutto quella sulla semplificazione – danno nuove speranze, la comunità cerca di capire quale strada intraprendere per garantirsi un futuro. Per questo le associazioni “Radici Accumolesi”, “Accumoli in Marcia a.r.c.s.d” e “Laga Insieme” hanno organizzato per lunedì 1 giugno alle 17.30 una videoconferenza sullo sviluppo economico delle terre del Comune reatino. Sarà possibile seguire la diretta sulla pagina Facebook di “Accumoli in Marcia” e su Youtube

Oltre al sindaco di Accumoli, Franca D’Angeli, parteciperanno il commissario alla Ricostruzione per il sisma del 2016, Alessandro Legnini e l’assessore alla Regione Lazio alla Ricostruzione e al Lavoro, Claudio Di Berardino. Parteciperanno, fra gli altri, Christian Hanus, Decano dell’Università austriaca di Krems; il professor Tommaso Empler, della Facoltà di Architettura dell’università La Sapienza di Roma; il professor Augusto Ciuffetti, dell’Università di Camerino; Paola Refice, Soprintendente Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per Latina, Frosinone e Rieti; Antonio D’Onofrio, presidente della Fondazione Varrone Cassa di Risparmio di Rieti; Alan Risolo, direttore della Coldiretti di Rieti; Enza Bufacchi, direttrice della CNA provinciale e Alessandro Federici, presidente regionale dell’ANA.

Porteranno il loro fondamentale contributo di idee e progetti imprenditori, rappresentanti di categoria, associazioni del terzo settore e associazioni sportive.
“Radici Accumolesi” da tempo si è posta il problema dello sviluppo del suo territorio, in più occasioni assieme a “Accumoli in marcia” e “Laga insieme”, ha cercato di coinvolgere nelle tante manifestazioni, sia le Istituzioni che le aziende del territorio.

«Il 14 aprile di quest’anno era stato organizzato un convegno sull’artigianato tradizionale e sull’impresa artigiana in relazione alla ricostruzione. Purtroppo l’emergenza Covid-19 ha portato al suo annullamento. Fortunatamente in questo periodo economisti e intellettuali hanno alimentato il dibattito sulla necessità di una rinascita delle zone interne del territorio nazionale soprattutto dopo la pandemia che dovrebbe indurre le città a nuovi modelli organizzativi. Tutto ciò potrebbe favorire territori come il nostro. Un motivo in più per spronare le imprese locali a organizzarsi e creare nuovi modelli di produzione e per spingere le istituzioni, a partire dai Comuni, a favorire interventi pubblici e privati negli specifici settori fondamentali per lo sviluppo dell’economia del territorio».

Tornano le campane ad Accumoli: «Un richiamo a ricominciare abbandonando la paura»

Non avere paura di stonare, | non le pop-star, le campane suonano per secoli! 

Citando un verso della canzone “Migliora la Tua Memoria con un Click” di Caparezza con Max Gazzé, padre Carmelo ha espresso il suo entusiasmo per la recente costruzione del campanile antisismico presso l’aula liturgica del centro di comunità della parrocchia Santi Pietro e Lorenzo di Accumoli.

«Le campane sono il simbolo dell’eternità nei nostri villaggi: indicano una presenza, una voce o un battito che va lontano. Queste campane sono arrivate per grazia di Dio qui ad Accumoli e tante persone si sono mosse affinché gli abitanti potessero avere di nuovo un forte punto di riferimento», ha commentato il frate.

Il progetto, promosso da Caritas Italiana, ha infatti coinvolto sia la giunta comunale di Accumoli che la Diocesi di Rieti.

«Sapete chi è il vescovo?». «Il vescovo è quello che fa suonare le campane!» Carmelo, ricordando questo dialogo avvenuto tra il vescovo di Molfetta, monsignor Antonio Bello, e un bambino della comunità, ha sottolineato la continua presenza di don Domenico nelle aree colpite dal sisma. «Un vescovo che fa suonare le campane»: così lo ha definito, mettendo in risalto l’impegno profuso nel reperire la campana quando la struttura portante era ormai stata installata.

La notte della scorsa vigilia di Natale, dopo tanto tempo, gli abitanti di Accumoli sono finalmente tornati ad ascoltare i rintocchi delle campane. «Durante la Messa ho visto molte persone commuoversi. Al momento del Gloria, abbiamo chiesto a fra Mimmo di uscire a suonare la campana per festeggiare insieme, ed è stato un bellissimo momento: il richiamo a ricominciare abbandonando la paura».

«Anche se il campanile è stato costruito dopo la nota stonata del terremoto – ha continuato fra Carmelo – quella nota stonata ora fa parte della nostra vita e noi dobbiamo narrarla. Il racconto del nostro ricominciare è la storia di una nuova possibilità. La nostra vita non è fatta per gettare la spugna, al contrario, è fatta per andare avanti, secondo il valore della Resurrezione: Accumoli non potrà tornare come era prima, ma risorgerà in un modo nuovo».

La campana è quindi un segno di rinascita, «una nota che rende più bella l’armonia della vita». D’altronde, il terremoto, come la morte, ha livellato tutti sullo stesso piano e, per questo, è importante che si ricominci tutti insieme.

«La campana – ha concluso fra Carmelo – è un altro modo per lodare il Signore, un minareto lanciato nel cielo che ci indica che siamo fatti per la vita e la Risurrezione e che la morte non avrà l’ultima parola: siamo noi la forza che dà speranza al nostro presente e ai nostri progetti futuri».

Gestione sisma, il Comune di Accumoli cerca personale

Il Comune di Accumoli, nell’ambito della gestione dell’emergenza sisma, ha pubblicato n. 6 avvisi pubblici per la formazione di graduatorie e l’assunzione a tempo pieno e determinato di varie figure professionali.

Sulla home page e nella sezione Amministrazione Trasparente – Bandi e Concorsi del sito istituzionale del Comune di Accumoli (https://www.comune.accumoli.ri.it/) sono disponibili tutti i bandi e gli schemi di domanda.

Le istanze di ammissione dovranno pervenire improrogabilmente entro le ore 13:00 del giorno 18.03.2020 secondo le modalità riportate negli Avvisi.

Per chiarimenti ed informazioni gli interessati possono rivolgersi all’Area II Economico – Finanziaria e Tributi del Comune di Accumoli allo 0746/80429 o all’indirizzo email: [email protected]