Collespada riparte tra commozione e speranza

«Il segreto della nostra coesione non è che noi abbiamo la speranza, noi siamo la speranza»: così Giovanni Colletti, uno dei due portavoce della frazione di Collespada, ha sottolineato l’entusiasmo di tutta la cittadinanza per la giornata che ha sancito l’apertura ufficiale del cantiere.

Nonostante il freddo, infatti, sono stati tanti i volti che nella mattina del 20 gennaio hanno colorato le vie di Collespada, dimostrando felicità e commozione. Subito dopo la prima scossa, tutti gli abitanti si erano riuniti per trovare una soluzione unica di ricostruzione affinché il paese potesse ripartire nello stesso momento e, oggi, la forza della coesione è diventata realtà.

«È tanto che aspettavamo questo giorno e ci siamo arrivati. Questo è uno dei più grandi esempi in cui l’unità tra cittadini e istituzioni fa la differenza. Iniziamo un percorso che sarà lungo e duro ma anche bello perché nato con un’esperienza di comunità», ha dichiarato l’architetto Gori dello studio Arking spiegando, inoltre, che «il primo stralcio delle opere di urbanizzazione occuperà 120 giorni di esecuzione ai quali seguiranno i progetti di esecuzione».

Parole di gioia anche da parte del vescovo Domenico: «credo che questo sia un esempio virtuoso da seguire che rispecchia il risultato dei singoli cittadini che si tengono uniti». Accanto a questo ha poi ricordato l’impegno della diocesi nella ricostruzione della chiesa di Collespada e degli altri luoghi di culto colpiti dal terremoto.

L’ingegnere Wanda D’Ercole si è detta particolarmente soddisfatta: «Sono veramente contenta, voi siete un esempio di unità, farò di tutto per esaminare velocemente le pratiche e i decreti per la concessione dei contributi. Spero che tutti gli altri territorio facciano lo stesso, perché ho promesso che non me ne andrò finché non avrò ricostruito almeno i due comuni più distrutti».

La CNA di Rieti, che ha lavorato incessantemente in questi tre anni, è stata il punto di raccordo tra gli abitanti e le istituzioni. «L’obiettivo – ha spiegato Enza Bufacchi – è che la ricostruzione possa essere un’azione esemplare di partecipazione e un’occasione per far lavorare anche le imprese del luogo, così che ci possa essere anche rinascita economica».

«I protagonisti siete voi e la vostra modalità di mettervi insieme è un esempio da esportare» ha infine detto l’Assessore Di Beradino, evidenziando come nel cratere del terremoto si debba dare risalto anche alle frazioni. «La strada è quella giusta, passo dopo passo ci stiamo avvicinando alla ricostruzione. Oggi abbiamo fatto un altro gradino che può ridare speranza all’idea di comunità»

«Evviva Collespada!», il grido di gioia di Roberta Giacobetti, altra infaticabile portavoce, è riecheggiato per tutto il paese. Nonostante la complessità del cammino intrapreso, oggi gli abitanti di Collespada hanno dimostrato che attraverso l’unione anche quello che appare impossibile diventa possibile.

Collespada, lunedì 20 gennaio apre il cantiere: un’azione esemplare di ricostruzione partecipata

Lunedì prossimo alle 12 aprirà il cantiere per la ricostruzione di Collespada. Sarà un momento emozionante perchè fortemente voluto innanzitutto dagli abitanti e poi dai tanti soggetti che in questi tre anni hanno lavorato incessantemente perchè questo giorno arrivasse.

Prende avvio, con l’apertura del cantiere, la realizzazione di una azione esemplare di ricostruzione partecipata che prevede la ricostruzione della frazione di Accumoli con un unico cantiere.
Arrivare fin qui non è stato semplice.

È stato determinante per il successo dell’iniziativa il ruolo degli abitanti che hanno sempre agito di comune accordo, dei tecnici dello Studio Arking che in questi anni hanno dedicato tempo e risorse ai rilievi, alle progettazioni e all’espletamento dei troppi adempimenti burocratici, della CNA di Rieti che ha svolto un ruolo di coordinamento e di raccordo con le istituzioni con le quali la collaborazione è stata costante.

Quel che fin qui è accaduto deve essere interpretato come un esempio da emulare per accelerare la ricostruzione.

Lunedì 20 gennaio 2020 parte una nuova fase e alle 12 i tanti protagonisti di questa vicenda si ritroveranno a Collespada per sottolineare questo nuovo inizio. Ci saranno gli abitanti con i loro portavoce, Roberta Giacobetti e Giovanni Coletti, la sindaca di Accumoli Franca D’Angeli, il presidente della Provincia Mariano Calisse, l’assessore regionale Claudio Di Berardino, il vescovo Domenico Pompili, la direttrice dell’Ufficio Speciale per la Ricostruzione Wanda D’Ercole, David Gori a rappresentare lo studio Arking e Arnaldo Cesarini la CNA di Rieti.

Sarà anche l’occasione per ringraziare tutti coloro che in questi tre anni si sono incessantemente spesi, nell’alternarsi di momenti di entusiasmo, delusioni, sfiducia, senza però perdere mai la speranza che questa giornata potesse giungere.

Sisma: Confartigianato riaccende la luce sulla ricostruzione che non c’è

Con i saluti di Vincenzo Regnini, Presidente della CCIAA, Claudia Chiarinelli, in rappresentanza della Provincia di Rieti, e Daniele Sinibaldi, vicesindaco del Comune capoluogo, si sono aperti i lavori nella sala convegni della Camera di Commercio, gremita di partecipanti tra imprenditori, professionisti, cittadini, rappresentanti delle forze politiche e delle parti sociali.

Ha introdotto i lavori il Direttore di Confartigianato Imprese Rieti, Maurizio Aluffi, che ha evidenziato le difficoltà in cui ancora versano i territori colpiti dal terremoto:

«Purtroppo siamo come eravamo tre anni fa, perché una ricostruzione vera manca ancora. Nel tempo abbiamo ricevuto promesse e rassicurazioni. Certamente tante cose sono state fatte, ma mancano le risposte più essenziali, la ricostruzione di case, uffici pubblici, attività economiche e monumenti, quelle cose che rappresentano intere comunità e che sostanziano la coesione sociale di quei luoghi”. Insomma mancano segnali di speranza concreta. Il Direttore di Confartigianato ha altresì denunciato la complessità burocratica che rallenta, e finisce per affossare, la ricostruzione. “Il tempo passa e le speranze si affievoliscono – ha rincarato Aluffi – oggi mi domando se interessa davvero che la gente rimanga nei nostri borghi, nelle nostre montagne, oppure se c’è un qualche interesse nell’accelerare uno spopolamento che minaccia, già prima del sisma, questi territori. Speriamo che non sia troppo tardi».

Gianluca Loffredo, Coordinatore Comitato Geosismica, ha illustrato i contenuti del DL 123/2019, entrato in vigore lo scorso 23 dicembre, recante “disposizioni urgenti per l’accelerazione e il completamento delle ricostruzioni in corso nei territori colpiti da eventi sismici”. Evidenziando criticità e opportunità mancate, ha sottolineato l’inutilità di procedure troppo restrittive: «Qui non siamo in una grande città, parliamo di un territorio tendente allo spopolamento, dove la speculazione edilizia non ha ragione di esistere. Invitiamo invece la Regione Lazio ad aderire a protocolli di sostenibilità, volti a incentivare una ricostruzione il più possibile green».

Incalzanti gli interventi di Sergio Pirozzi, ex sindaco di Amatrice e oggi consigliere regionale, e di Paolo Trancassini, ex sindaco di Leonessa e oggi membro del Parlamento. Il primo si è soffermato sul tema dei tempi: «Durante l’emergenza sono stati costruiti ponti in 7 giorni, varianti in 15 giorni, allestito a tempo record uno spazio dove trapiantare le attività economiche essenziali a garantire un minimo di vivibilità per chi ha scelto di restare nei luoghi del sisma. Anche la scuola è stata completamente ricostruita in due anni. Tutto questo perché abbiamo lavorato in deroga. Invece per altri edifici pubblici, come l’ospedale o l’istituto alberghiero, è pronto il progetto ma non è stata ancora fatta la gara d’appalto. La ricostruzione privata sta a poco più del 4%. È chiaro che qualcosa non funziona nel sistema autorizzativo ordinario».

Paolo Trancassini ha invece posto l’attenzione sulla necessità di una politica più matura, capace di calarsi sul territorio e in grado di “cucire vestiti su misura” per i territori del sisma, non solo del Lazio, che sono tutti diversi, con vocazioni e necessità differenti.

«Passata la paura di morire, è arrivata la paura di non avere un futuro. La differenza l’ha fatta chi ha avuto la forza di ricominciare a fare impresa, chi ha rimesso in moto il muletto o riaperto una stalla. La differenza l’ha fatta il coraggio. Come amministrazione comunale ci siamo presi la responsabilità di emettere delle ordinanze per la messa in sicurezza degli edifici, facendo lavorare a rotazione tutte le imprese di Leonessa».

«Da questa ricostruzione – ha concluso Trancassini – ci aspettiamo un maggior rispetto per il ruolo dei sindaci, ma anche che si alzi finalmente il livello sia della politica che del sistema della rappresentanza».

Fabrizio Curcio, Capo Dipartimento di Casa Italia, ha posto l’attenzione sulla mancanza di visione che ha caratterizzato le risposte del Governo a tutte le emergenze che l’Italia ha affrontato storicamente. «Manca sempre una visione a lungo termine – ha dichiarato Curcio – occorre invece dare delle regole per gestire e pianificare non solo l’emergenza, ma anche quello che viene dopo. Dobbiamo assicurare ai cittadini lo stesso livello di ricostruzione, seppur con strumenti diversi, basati sulle peculiarità del territorio. La semplificazione in questo contesto diventa essenziale, un tema che deve coinvolgere anche l’ordinario, per poter far ripartire anche le opere pubbliche, che oggi sono ferme».

A conclusione del convegno è intervenuto Claudio Di Berardino, assessore della Regione Lazio per il lavoro, nuovi diritti e la ricostruzione. In disaccordo con il titolo del convegno, ha invece parlato di una «ricostruzione che ha bisogno di essere implementata».

«Sono convinto che queste occasioni siano momenti di riflessione e confronto, per esaminare le questioni che non funzionano e, ognuno per le proprie responsabilità, affrontare le cose che non vanno, facendo emergere ruoli e competenze. Spero sia l’occasione per aprire un dialogo anche con gli ordini professionali, con l’obiettivo di stabilire insieme tempi certi di presentazione dei progetti di ricostruzione. Inoltre, è nostra intenzione condividere pubblicamente il cronoprogramma di tutti gli interventi sul patrimonio pubblico, in accordo con i sindaci, in modo che i cittadini possano verificare l’andamento dei lavori».

Maurizio Aluffi, Direttore di Confartigianato Imprese Rieti ha chiuso i lavori del convegno rimarcando l’impegno dell’associazione ad essere vicina al mondo dell’impresa: «Riconosciamo la responsabilità di non aver sintetizzato al 100% le necessità del territorio, ma è nostra intenzione sostenere il mondo di quella piccola impresa che crea coesione sociale, lavoro e occupazione. Auspichiamo la realizzazione di un piano di ricostruzione vero e coraggioso, ispirato alle reali vocazioni del nostro tessuto produttivo».

 

Ricostruzione, incontro a Rieti tra Regione Lazio e i rappresentanti di enti locali e sociali delle aree colpite dal sisma

Accelerare la ricostruzione privata e delineare un nuovo cronoprogramma col dettaglio dei ruoli e delle responsabilità: sono queste le principali proposte espresse nel corso dell’incontro pubblico che la Regione Lazio e l’Ufficio Regionale per la Ricostruzione hanno organizzato a Rieti con le amministrazioni locali dell’area del cratere sismico, le parti sociali, gli ordini professionali e altri soggetti che svolgono una parte attiva nel processo di ricostruzione.

«Nell’ambito della Legge di conversione dell’ultimo Decreto sul Sisma – hanno detto gli assessori regionali al Lavoro e nuovi diritti, Formazione, Scuola e Diritto allo Studio universitario, Politiche per la ricostruzione e Politiche per la ricostruzione, Claudio Di Berardino, e allo Sviluppo Economico, Commercio e Artigianato, Ricerca, Start-Up e Innovazione e Attività produttive, Paolo Orneli, presenti all’evento – è fondamentale agire cercando di sfruttare tutte le opportunità utili. Come Regione Lazio chiediamo la definizione delle delibere attuative in tempi stretti per poter procedere speditamente nell’opera della ricostruzione e dello sviluppo. A questo proposito, chiederemo al Commissario una specifica convocazione della cabina di regia per l’attuazione della legge. Per accelerare l’intero processo occorrono altri due elementi: l’elaborazione di un cronoprogramma delle opere sia pubbliche sia private e la definizione dettagliata delle responsabilità dei vari soggetti coinvolti. Quest’ultimo, in particolare, appare ormai un requisito imprescindibile perché troppo spesso si assiste allo scarico di responsabilità o si offre la possibilità di speculazioni mediatiche. Proponiamo ai singoli Comuni di continuare a lavorare per ridefinire, aggiornandole, competenze e tempistiche sulla Ricostruzione, offrendoci, come Regione, di essere sempre disponibili a collaborare in caso di complesse problematiche nel portare avanti alcuni progetti. Questa collaborazione va rafforzata sia per aiutare i cittadini e il mondo produttivo a essere accompagnati per risolvere le difficoltà, sia per la condivisione di un Piano strategico di sviluppo del territorio. Sempre nell’ottica dell’ottimizzazione dei tempi e delle risorse nonché della collaborazione tra tutte le parti, proponiamo agli ordini professionali la firma di un ‘accordo etico’, visto che i professionisti di settore sono chiamati a svolgere un ruolo chiave nell’opera della ricostruzione».

Non ultimo, nel corso dell’incontro pubblico, è stata infine annunciata l’entrata in servizio di 27 nuove unità di personale presso l’Ufficio speciale per la ricostruzione della Regione Lazio e a supporto dei vari Comuni.

Foto Orneli

Ricsotruzione, l’8 gennaio il punto sulla nuova legge in un incontro organizzato dalla Regione Lazio

Martedì 8 gennaio alle ore 15.30, presso la sala dei Cordari di via Arco dei Cechi 22, a Rieti, la Regione Lazio e l’Ufficio per la Ricostruzione promuovono un incontro dopo la pubblicazione della Legge di conversione dell’ultimo Decreto sul Sisma.

La riunione, a cui sono inviate le amministrazioni locali dell’area del cratere, parti sociali, ordini professionali e i soggetti che hanno parte attiva nel processo di Ricostruzione fa seguito a incontri periodici che si tengono nel territorio reatino sia con i sindaci sia con le altri parti sociale.

L’obiettivo è quello di illustrare le misure previste della Legge e le conseguenti ricadute che in positivo possono determinarsi per accelerare la fase della Ricostruzione. Si tratta di un’occasione utile anche per richiamare e sollecitare ogni soggetto interessato al processo di Ricostruzione a fare la propria parte affinché, alla luce della nuova Legge, possano programmarsi e avviarsi ulteriori interventi. L’incontro dell’8 gennaio, inoltre, permette di fare il punto anche su un ulteriore e importante aspetto. Da qui al 2020 si apre la fase in cui più chiaramente si può evidenziare come gli avanzamenti che saranno prodotti o non prodotti siano merito e responsabilità dei diversi soggetti.

Per gli assessori al Lavoro e alle Politiche per la ricostruzione, Claudio Di Berardino e allo Sviluppo economico e Attività produttive, Paolo Orneli «dopo la Legge, come Regione spingeremo sempre di più affinché la ricostruzione che non parte da zero e che ha visto molti interventi pubblici concretizzarsi possa effettivamente compiere un ulteriore passo in avanti. Su questo vigileremo e stimoleremo noi stessi e tutti gli altri interlocutori a fare la propria parte sul processo di Ricostruzione materiale e fare in modo che i tanti interventi già messi in campo dalla Regione Lazio a favore delle realtà economiche e produttive possa determinare una ricaduta di sistema per la crescita e lo sviluppo economico e sociale di questa importante parte dell’area interna della nostra regione».

Cooperativa Rinascita 78: «La bellezza della natura ci salverà»

Il territorio colpito dal sisma è ricco di storie di persone e realtà che non si arrendono. Ne è un esempio la Cooperativa Agricola Zootecnica Rinascita ’78, un’azienda sita nella frazione di Illica, in Accumoli, coordinata dai suoi quattro fondatori: Tonino, Sandra, Alfredo e Mara. «La cooperativa nasce nel 1978 con la legge 285 – spiega Sandra – legge regionale volta ad aiutare l’ingresso dei giovani mondo del lavoro. A noi ha permesso di rimanere sul territorio e innovare nel campo dell’agricoltura. Eravamo tutti ragazzi e questo progetto è nato per riprendere da dove erano arrivati i nostri genitori e andare avanti».

Con il passare degli anni l’azienda si è ingrandita sempre di più fino a diventare «un punto di aggregazione significativo per quanti erano in cerca di qualcosa di diverso dalla città, ma anche uno spazio sociale che ha accolto persone in difficoltà». D’altronde, la montagna ha sempre avuto un forte richiamo e «in passato – continua Sandra – gli agricoltori di questi luoghi erano considerati “i signori della terra”. E in effetti producevano ossigeno, una risorsa di cui non possiamo fare a meno. Ce ne rendiamo sempre di più conto oggi, di fronte al cambiamento climatico».

L’evento sismico del 2016 ha segnato un momento molto delicato. «All’inizio il cambiamento non sembrava forte perché la gioia di essere vivi e l’attenzione dei media ha avuto un effetto anestetizzante. Con l’arrivo dell’inverno abbiamo però vissuto una solitudine tremenda: non c’era più il territorio e la sera che calava senza la presenza di luci sembrava riportarci in un’epoca “preistorica”. Questa situazione, invece di farci allontanare dalle nostre terre, ci ha legato ancora di più ad esse, facendocele sentire come qualcosa che dovevamo difendere e tenere caro».

Parlando della situazione attuale, Sandra sottolinea un problema che ricorre tra le popolazioni colpite dal sisma, quello della disgregazione sociale. «In questo momento i rapporti tra di noi stanno un po’ vacillando; siamo tutti delusi, arrabbiati e sconfortati. Gli anziani hanno poche speranze di vedere la ricostruzione e vivono in una condizione che non ha più passato né futuro».

«Questa indefinitezza genera disagio sociale, ognuno di noi ha dentro un dolore e questo incattivisce le persone. I sentimenti lavorano per conto loro, indipendentemente dalla razionalità e la pena di raccontare quanto andato perduto, oltre ad essere molto difficile, ci fa diventare più brutti e cattivi». Ciononostante, Sandra ricorda l’affetto e la tanta solidarietà ricevuta, ponendo l’attenzione sul potere salvifico dell’amicizia.

Per quanto riguarda il futuro, la speranza è riposta nel rilancio del territorio attraverso nuove politiche ambientali e turistiche. «La bellezza della natura è la cosa che ci salva, è il valore aggiunto. Mentre attendiamo la ricostruzione, i cui processi sono ad oggi ancora poco chiari, cerchiamo di avere cura dell’ambiente che ci circonda, seminando piante e fiori perché è sempre meglio vivere in un posto bello».

In questa situazione di certo non facile, persone come i quattro amici della cooperativa Rinascita ‘78, attraverso la loro costante presenza, gettano un faro di positività, dimostrando che l’ottimismo della volontà può davvero portare a qualcosa di buono.

Le storie, le immagini e le tradizioni di Accumoli rivivono in un libro

Sabato 7 dicembre presso la Sala Piovan sita nell’area Sae di Accumoli, si è svolta la presentazione del libro Accumoli nelle storie, storielle, memorie, poesie, miracoli ed immagini a cura dell’associazione Radici Accumolesi.

Un testo che regala una vera e propria immersione nel passato più o meno recente del paese per far sì che il suo ricordo non si affievolisca.

Renzo Colucci, presidente di Radici Accumolesi, ha spiegato in primo luogo la genesi del progetto. «La cronistoria di questo libro nasce dopo una chiacchierata con alcuni collaboratori, quando decidemmo di acquisire dei racconti, con tanto di toponimi ed espressioni in lingua locale, per far vedere uno spaccato della nostra storia dagli anni Quaranta agli anni Settanta».

L’idea iniziale si è poi ampliata, tanto che nel testo sono anche presenti racconti che descrivono le attività commerciali, l’esperienza dei poeti del canto a braccio, gli inni, i giochi, gli usi e i costumi che rallegravano la vita del paese.

Un lavoro minuzioso, quindi, che guarda già al futuro. «Questo libro è un punto di partenza- ha continuato il presidente – ma bisogna acquisire altro materiale, soprattutto dalle frazioni, per poter conservare non solo la memoria di Accumoli ma di tutto il territorio». Si apre così la possibilità di perpetuare questa ricerca in una seconda edizione, nella quale inserire anche uno studio sulla lingua ed evidenziare le monografie di personaggi accumolesi che si sono distinti nelle varie discipline.

Un testo che si appella alla memoria degli abitanti e che suscita tante emozioni. Anche il sindaco, Franca D’Angeli, ha espresso il suo punto di vista: «Credo che questo debba essere solo un inizio che dà spunto a tante riflessioni, perché ci fa tornare con commozione al passato e ci rende consapevoli che ci siamo resi conto troppo tardi delle bellezze di Accumoli. Quindi, ripartiamo da qui, dalle cose che ci circondano, da quello che avevamo. Se manteniamo questo, siamo a buon punto poiché, se per l’urbanizzazione ci vorrà ancora tempo, ora abbiamo la possibilità di ricostruire noi stessi attraverso quello che eravamo».

In conclusione, l’intervento del professore Francesco Liazza, che ha iniziato il suo discorso con una premessa rivolta ai compaesani. «Smettiamola di sottovalutare noi stessi! Sottovalutare tutto quello che facciamo non fa altro che deprimerci. Ciò che non abbiamo osato fare è perduto, perciò adesso dobbiamo avere il coraggio di fare».

Spostando l’attenzione al testo ha poi sottolineato come questo libro disegni una mappa del passato per uscire dal presente. «Dobbiamo riuscire a capire se, dopo la perdita, siamo riusciti a conservare e ricostruire non solo gli edifici ma le comunità attraverso il senso del nostro passato, con quelle microstorie che raccontano la vera vita del paese».

Inoltre, il professore ha aperto la strada ad un dialogo che non si esaurisce con la storia di un solo paese, ma che dovrebbe estendersi anche ai comuni limitrofi. «In questo libro si narra la vita quotidiana di una comunità e sarebbe bello che si facesse anche con i comuni gemelli di Arquata e Amatrice, per superare le distinzioni nell’ottica di sviluppare una sola comunità. Mi auguro che questo sia un primo passo che ci consenta di rimetterci in cammino» ha infine affermato, con l’augurio che possano seguire altri volumi che continuino la collana.

Chiunque legga il volume si troverà quindi proiettato nel cuore della memoria di un’intera società che oggi più che mai appare fortificata dal proprio passato per guardare con ottimismo al futuro.

Pantani di Accumoli: 250 trekker in cammino verso un luogo unico

Si sono dati appuntamento la mattina presto, alcuni erano in mountain bike, altri hanno dormito nel B&B di Accumoli perché giunti da lontano. Erano 250 persone in totale, tra cui alcuni bambini. Tutti in cammino per 14 km domenica 8 dicembre nel tiepido sole invernale col freddo tagliente per raggiungere i famosi Pantani di Accumoli, sito di biodiversità, silenzi, colori incredibili in uno scenario naturale unico. L’assoluto isolamento, come quello di Castelluccio di Norcia con la sua piana fiorita o innevata, è la forza di questo posto.

La località Pantani di Accumoli è a ridosso del confine e in continuità col Parco Nazionale dei Monti Sibillini. Fanno da cornice a questo luogo unico i Monti della Laga appena imbiancati, più lontano il Vettore e all’orizzonte le punte nette del Gran Sasso ammantato di neve: scenari mozzafiato. Organizzato dal Gruppo Ri.Am.A.Le (4 sezioni del CAI della Provincia di Rieti unite nello spirito della montagna) per ricordare sul territorio l’imminente Giornata Internazionale delle Montagne, la giornata ha avuto la collaborazione tecnica dei gruppi Tutela Ambiente Montano (CRTAM Lazio, CITAM Marche e Umbria) e l’apporto sostanziale della quasi totalità delle sezioni e dei Gruppi Regionali CAI Lazio, Umbria, Marche.

Ai Pantani, che sono delle grandi pozze naturali dove si abbeverano gli animali, mucche e cavalli, e dove vivono specie selvatiche tra cui il tritone alpestre e la rana temporaria entrambi a rischio estinzione, sono giunte rappresentanze di altre associazioni: Legambiente, WWF, Italia Nostra e alcuni cittadini di Accumoli che hanno preso la parola e hanno spiegato la loro forte contrarietà al progetto di sviluppo, così come si palesa dalle proposte progettuali. Lo scopo di questo trekking era quello di vedere, per molti rivedere, e di conoscere meglio questo luogo di pace: prima ci si arrivava attraverso una carrareccia (per chi disponeva di una jeep) e soprattutto a piedi lungo il sentiero. Il luogo è senza edifici, senza caos, è appartato, regna la natura e basta. Un posto bello di per se stesso, insomma.

Ora questo luogo potrebbe essere minacciato da iniziative che, seppur basate su condivisibili esigenze di rilancio economico e turistico, potrebbero deturpare per sempre i noti Pantani di Accumoli. Già il recente lavoro sulla carrareccia, con lunghi tratti cementati e asfaltati, anche alle quote più alte, non sembra un modello di opera realizzata con sensibilità ambientale. A questo si aggiunge il progetto di realizzazione di un rifugio proprio in questa valle di silenzi, molto poco antropizzata e ancora vergine. Obiettivo è indurre tante persone a “consumare” questo luogo facendolo purtroppo diventare qualcos’altro da quello che è. Con l’illusione di valorizzarlo, con l’illusione di assicurare lavoro e rilancio turistico per chi vive o vorrà tornare a vivere ad Accumoli, a tre anni dal terribile sisma.

Le domande sono state tante, tra i presenti. Dove si prevede la realizzazione del rifugio? Quanto sarà grande, sarà immaginato come un hotel? Avrà capacità recettive? Che materiali saranno usati? E’ questo il modo più idoneo per tutelare e nello stesso tempo valorizzare un luogo come questo? Che impatto antropico avrà d’estate questa valle? Chi farà manutenzione del territorio? Cosa comporterà tutto questo per i fragili ecosistemi, visto che si tratta di zone finora protette, di un’ oasi WWF e di un Sito di Importanza Comunitaria Natura 2000? Tutti hanno commentato che questo progetto è in contrasto con quanto serve all’Appennino, anche in funzione di ripartenza dopo il duro colpo inferto dal sisma. Tutti con amarezza constatavano che c’è bisogno di piani e investimenti in grado di affrontare e vincere la sfida dello spopolamento, sostenendo piccole imprese, piccole attività e la filiera di nuove economie locali. E questo scenario di “sviluppismo” si prospetta nonostante la ricostruzione post sisma non sia nemmeno iniziata. A cosa serve costruire invece una strada di cemento in montagna, con forti pendenze, stretta e in alcuni punti pericolosa se si percorre a doppio senso di marcia (del costo 570.000 circa, così recita il cartello lavori esposto)? A cosa serve soprattutto un edificio che guarda i Pantani e che sarà aperto presumibilmente solo d’estate? Perché, soprattutto, non sistemare subito quello che c’è già intorno ed è abbandonato dopo il sisma? Si tratta di ben 3 rifugi esistenti, che avrebbero bisogno di essere ristrutturati e consentirebbero di accogliere camminatori e turisti su ben 3 aree diverse e non lontane dai Pantani di Accumoli e che servirebbero al rilancio di tutta la rete sentieristica del territorio.

Sulla base di queste considerazioni, tutti si augurano che la Regione Lazio ed il Comune di Accumoli possano ripensare questo progetto mettendo in un cassetto l’idea di un inutile quanto dannoso nuovo rifugio ai Pantani di Accumoli. Stabilire un dialogo costruttivo con tutte le associazioni che vivono e promuovono il territorio, comprese quelle ambientaliste, è cercare di costruire una visione comune di turismo autenticamente sostenibile a breve e a lunga durata. Sostenere il recupero dei sentieri e della viabilità lenta, con le attività ad essi legate, è un modo concreto e duraturo di aiutare le comunità colpite dal sisma, che possono tornare a vivere grazie alla bellezza autentica dell’Appennino Centrale.

I camminatori sono andati via con uno zaino pieno di preoccupazioni, calpestando il tratto di quella strada dove ora figura una scritta a caratteri cubitali, fatta chissà da chi e chissà quando: “ricostruzione – stop speculazione”. (f.to Italia Nostra sez. Sabina e Reatino)

Il benvenuto di Accumoli a fra Mimmo e fra Carmelo

Nella gremita aula liturgica presso il centro di comunità della parrocchia Santi Pietro e Lorenzo di Accumoli, venerdì 2 novembre, tanta gioia ed emozione per la presentazione ufficiale di fra Carmelo e fra Mimmo alla comunità.

«Nella giornata della Commemorazione dei defunti, sotto il segno dell’Eucarestia della Resurrezione – ha esordito il vescovo Domenico Pompili – celebriamo una circostanza che è anch’essa un piccolo segno di Resurrezione, accogliendo una comunità di frati minori nella figura di frate Carmelo e frate Mimmo che oggi sono qui accompagnati dai loro confratelli della provincia religiosa della Puglia. Grazie per questo dono che si preannuncia come una delle cose belle della difficile congiuntura che viviamo. Accogliamo con commozione la vostra disponibilità, attraverso la gioia di chi sa che, nei prossimo tre anni, potrà contare nella presenza di questi due fratelli che faranno qui convento, insieme a don Stanislao, per ricostruire la comunità».

Nell’omelia il vescovo ha fatto riferimento alla caducità della vita. «La brevità dell’esistenza, è la nostra stessa identità di esseri umani. Come abbiamo sperimentato in queste zone, siamo esposti e vulnerabili ma è proprio la limitatezza ciò che ci identifica. La vita è breve ma bella, anche per noi che l’abbiamo vista dolorosamente amputata e proprio quello che abbiamo sperimentato ce l’ha fatta apprezzare ancora di più. La vita non può essere una promessa mancata. Noi oggi siamo testimoni di un’opera di bene venuta dal cielo e questo ci dà coraggio e forza di andare avanti perché solo il bene che facciamo e riceviamo, rimane».

A questo punto la parola è passata al ministro provinciale padre Alessandro Mastromatteo: «Siamo felici di poter abbracciare un intento comune, quello dare vita e carne alla parola ascoltata. La presenza di Carmelo e Mimmo può rappresentare un segno della carezza di Dio che asciuga le lacrime». Ha ricordato inoltre la vicinanza delle sorelle clarisse di Bisceglie, attraverso il dono di due candele la cui fiamma rappresenta «la preghiera costante per ciascuno di voi e per le vittime del terremoto».

Attraverso il dono di un’icona raffigurante san Francesco, ha infine sancito simbolicamente l’unione tra la diocesi di Rieti e la fraternità provinciale dei frati minori di Puglia e Molise.

Anche don Stanislao ha espresso la sua emozione ricordando una favola che ricorreva frequentemente nei giorni successivi al sisma. «Due rane cadono in un contenitore di panna e mentre una si arrende alla disperazione, l’altra continua a nuotare. Il giorno seguente, una era morta mentre l’altra riposava nel panetto di burro. Questa storiella è un invito a reagire durante le difficoltà. Oggi, tre anni dopo, abbiamo persone che si autodefiniscono morte dentro e altre che invece si rialzano. In verità, la speranza c’è per tutti e la presenza dei frati è un piccolo segno di Risurrezione che mira proprio a riscoprire la fiducia che si annida nel cuore di tutti noi».

Una mattinata ricca di emozioni, fatta di belle parole, canti e condivisione. Molta la partecipazione da parte della cittadinanza che può ora contare su due punti di riferimento in più.

Ad Accumoli si fa prevenzione con gli screening gratuiti della Asl di Rieti

Si svolgerà lunedì 28 e giovedì 31 ottobre presso il PASS (Posto di Assistenza Socio Sanitario) di Accumoli sulla S.S Salaria km 141.600, un Evento di prevenzione e sensibilizzazione organizzato dalla Direzione Aziendale della Asl di Rieti e dal Comune di Accumoli nell’ambito del progetto della Regione Lazio ‘Progetto Te – Lazio per la terza età’.

Grazie al personale medico ed infermieristico dell’Azienda Sanitaria Locale di Rieti, i cittadini di Accumoli e delle frazioni, uno dei comuni più colpiti dal Sisma del 2016 e dalle successive scosse di terremoto, potranno eseguire gratuitamente e senza alcuna prenotazione lo screening cardiologico, diabetologico, neurologico e in occasione della campagna ‘Ottobre Rosa’, potranno prenotare gli screening oncologici al seno, cervice uterina e colon retto. L’Unità di Neurologia, in vista della Giornata Mondiale dell’Ictus che si celebra come ogni anno il 29 ottobre, effettuerà lo screening con i profili di rischio per tale patologia. In tale occasione saranno anche distribuite ai “nonni”, delle magliette da consegnare ai nipotini, in cui saranno raffigurati gli eroi della lotta all’ictus.

«Come Asl di Rieti – spiega il Direttore Generale Marinella D’Innocenzo – abbiamo lavorato sin dall’inizio per migliorare i servizi sanitari territoriali aziendali nelle zone colpite dal Sisma. Proprio ad Accumoli, sede dell’evento di prevenzione e sensibilizzazione, l’ultimo di una lunga serie organizzato nella valle dell’alto Lazio, lo scorso marzo abbiamo inaugurato il nuovo PASS, implementando i Servizi e aumentando ulteriormente l’accessibilità alle cure, così da rendere la Struttura funzionale all’offerta socio-assistenziale erogata. Si tratta di segnali importanti che l’Azienda vuole dare, anche rispetto al ‘valore della sicurezza’, sostenendo i cittadini che hanno deciso di restare, contribuendo così alla rinascita di quei territori».

«L’obiettivo di questa iniziativa – spiega il sindaco di Accumoli Franca D’Angeli – realizzata grazie al finanziamento regionale “Progetto Te-Lazio per la terza età”, è quello di far conoscere alla popolazione, attraverso percorsi di informazione e prevenzione, l’importanza di una diagnosi precoce, così come evidenziato dalla ricerca scientifica. Per questo motivo la sensibilizzazione rappresenta un aspetto fondamentale nel processo di cura, poiché elemento di primario supporto nel contrasto alle malattie. Ringrazio la dirigenza della Asl di Rieti e tutto il personale sanitario che ha accolto con immediato favore l’iniziativa, fornendo un istantaneo riscontro positivo alla richiesta avanzata e programmando di concerto con il Comune le giornate di screening».