Il Festival della Speranza a Illica di Accumoli. Il Maric inaugura la “Casa della Cultura”

Avrà luogo sabato mattina 21 settembre alle ore 10 ad Illica, frazione di Accumoli, la cerimonia di inaugurazione della “Casa della Cultura”, il centro polifunzionale destinato alle popolazioni colpite dal terremoto, voluto e sostenuto dal M.A.R.I.C., Movimento Artistico per il Recupero delle Identità Culturali. A seguire, alle 10.30, si terrà la Santa Messa, con la benedizione della struttura.
La Casa della Cultura – nata da un’idea di Vincenzo Vavuso, Presidente e fondatore del M.A.R.I.C, nonché sottufficiale dell’Esercito italiano – dopo due anni di incessante attività e di eventi per raccogliere fondi, a distanza di soli 4 mesi dalla posa della prima pietra, si presenta alla cittadinanza, già  pronta per il pieno utilizzo. Un’impresa agli occhi di tanti vista come impossibile, è diventata realtà.
Saranno presenti all’inaugurazione, oltre agli artisti del M.A.R.I.C., alle Associazioni ed aziende sostenitrici e ai cittadini, numerose autorità, tra cui l’attuale Sindaco di Accumoli Franca D’Angeli, l’ex sindaco Stefano Petrucci, che per primo ha creduto nel progetto, Vincenzo Vavuso, Alessandro Carosi presidente dell’Associazione Illica Onlus, e rappresentanti delle istituzioni.
La struttura è pronta in tutto il suo splendore, è stata costruita in maniera impeccabile, rifinita e curata nei minimi particolari. La Casa della Cultura sarà un centro di ritrovo per la comunità locale ed una possibile sede per dibattiti, conferenze, riunioni, studio, eventi culturali ed artistici, infatti proprio il 21 si inaugurerà  anche il museo di arte contadina di Illica e l’esposizione permanente delle opere degli artisti del M.A.R.I.C., donazione degli Artisti al Comune di Accumoli e che diventeranno patrimonio artistico dello stesso Comune.
Subito dopo l’inaugurazione, la Casa della Cultura ospiterà il suo primo evento, la nuova grande “sfida” del M.A.R.I.C.: il Festival della Speranza, che vedrà protagonisti gli Artisti del Movimento con le loro performance e non solo, un evento pronto a ripetersi annualmente e destinato a coinvolgere l’intera popolazione. In questa occasione saranno presentati i nuovi libri della poetessa Stefania Maffei e della scrittrice Teresa D’Amico. Un weekend, quello del 21 e 22 settembre, che si prospetta sicuramente indimenticabile.
«Ringrazio tutti coloro che sono stati al mio fianco fin dall’inizio, partecipando alla realizzazione di un sogno che oggi è finalmente realtà», dice il Maestro Vincenzo Vavuso. «Tutto è iniziato da una scarpina che ho raccolto personalmente tra le macerie. Proprio quella scarpina mi ha dato, e ci ha dato, la forza di superare tutti gli ostacoli che in questi due anni abbiamo dovuto superare. Quella scarpina che ha fatto il giro dei social, sarà l’icona della “Casa della Cultura” e potrete vederla  il 21 Settembre ad Illica. Ritorna nuovamente nella Sua Terra e non sarà  la rappresentazione di un doloroso ricordo, ma l’icona della Speranza!»
Vavuso ha ringrazianto anche l’ex Sindaco Stefano Petrucci, «uomo di inesauribile forza e persona valorosa che ho potuto apprezzare giorno dopo giorno», come pure l’attuale sindaco Franca D’Angeli, l’Azienda Industrial Starter di Vicenza, l’ Azienda Arti Grafiche Boccia di Salerno, l’Associazione Illica Onlus, l’On. Antonio Tajani ex presidente del Parlamento Europeo, il Comune di Curti (CE) e tutte le Associazioni, gli Istituti scolastici e «ogni singola persona che ha voluto partecipare al progetto. È arrivato il momento di festeggiare ed iniziare un nuovo cammino al fianco dei cittadini di Illica e di Accumoli».

Ad Accumoli si parla di beni culturali, «parte dell’identità del paese»

Si è tenuto sabato 14 settembre ad Accumoli, presso la sala “Accupoli”, il convegno “Le Pietre e la Memoria, il patrimonio culturale del territorio di Accumoli tra presente e futuro”, volto a far conoscere la bellezza delle opere presenti in queste terre sia dal punto di vista storico che da quello del recupero dopo il tragico sisma del 2016.

«Riteniamo che questo convegno sia di grande interesse per far conoscere il nostro territorio e le nostre opere d’arte, un appuntamento che serve a non dimenticare e a rivendicare la memoria» ha esordito Renzo Colucci, Presidente dell’Associazione O.D.V. Radici Accumolesi che si è inoltre rivolto alle istituzioni per un appello: «far ripartire l’economia significa dare un futuro alle generazioni che verranno, per questo vorremmo che gli enti abbiano una visione più aderente alla realtà, della nostra condizione tra sopravvivenza e baratro, affinché sappiano coniugare le esigenze di sviluppo con gli obblighi di legge».

Il sindaco Franca D’Angelo, commentando il titolo del convegno, ha posto invece l’accento sull’importanza della memoria affermando che «è vero che il terremoto ci ha tolto ma bisogna stare attento a recuperare le piccole parti perché quello che fa la differenza è la storia, elemento costitutivo dell’identità di un paese».

Ad aprire la serie di autorevoli interventi è stato l’archeologo e Funzionario della Soprintendenza A.B.A.P. Fr. Lt. Ri, Alessandro Betori, che ha illustrato la cronistoria degli interventi effettuati della Sopraintendenza volti al recupero delle macerie. A lui è seguito il contributo di un altro archeologo, Carlo Virili, che ha parlato dell’antica popolazione dei Piceni che, originariamente, abitava queste zone ponendo l’attenzione sul tema dell’identità inteso come «un processo stratificato che si crea in un percorso di memoria nel tempo, una trasformazione con dialogo dialettico tra retaggi e aggiornamenti».

Interessante l’intervento dell’archeologo Massimiliano Gasperini che ha illustrato la tecnica dei rilievi archeologici attraverso l’uso dei droni: «Il drone, che si basa sui principi della fotogrammetria, è uno strumento importante perché permette di generare un rilievo topografico scalato e tridimensionale di alta precisione con una modalità di impiego molto più velocizzata».

A seguire ha preso la parola è passata a Federica Di Napoli Rampolla, restauratrice e Funzionario della Soprintendenza A.B.A.P. Fr. Lt. Ri, che ha ricordato le fasi di lavoro della sua squadra a partire dalle prime scosse mirato a salvare le opere d’arte presenti nelle chiese. Questo patrimonio che ora è conservato sia presso la Scuola Carabinieri Forestali di Cittaducale che nella Diocesi di Rieti, «deve tornare nelle vostre chiese – ha dichiarato – dove, dopo la restaurazione dai danni del terremoto, avrete modo di tenerlo e custodirlo».

Giuseppe Cassio, storico dell’arte e Funzionario della Soprintendenza A.B.A.P. Fr. Lt. Ri ha sottolineato proprio l’importanza di avere dei luoghi di deposito per il patrimonio recuperato perché essi offrono la possibilità di schedare le opere e di studiarle tramite ricerche e comparazione. «Il patrimonio – ha concluso – fa parte dell’identità intesa come fattore inclusivo che si nutre di radici alimentate dalla terra che è l’origine del tutto, causa di cambiamento sociale e materiale, che rende affascinante e variopinto questo nostro Paese».

Don Luigi Aquilini, pro vicario generale del vescovo di Rieti, ha invece commentato l’operato dell’Ufficio diocesano per i Beni Culturali che, con il sussidio di quarantatre tecnici, ha effettuato sopralluoghi nelle chiese per progettare i lavori di messa in sicurezza e collaudo. Dopo aver espresso un pensiero di gratitudine a tutti coloro che hanno favorito l’esecuzione di questo iter, rivolgendosi all’importanza dello opere d’arte ha ricordato che «non dobbiamo solo conservare ciò che abbiamo ricevuto ma bisogna continuare a far fecondare la cultura per poi trasmetterla alle nuove generazioni».

A chiudere il convegno sono stati due interventi: quello dell’architetto Lorenzo Mattone, Funzionario della Soprintendenza A.B.A.P. Fr. Lt. Ri, che ha parlato della rimozione delle macerie e la messa in sicurezza degli edifici di tipo A e quello dell’architetto Tommaso Empler che, in chiusura, ha esposto delle proposte per la realizzazione di un museo che raccolga tutte le opere d’arte presenti in questi territori.

Sisma, Di Berardino: «Incontro positivo con Conte ad Accumoli»

«L’incontro a cui ho preso parte, a Accumoli, con i sindaci del cratere e con il Presidente del Consiglio Giuseppe Conte è stato molto positivo. In particolare, per quanto riguarda il cratere laziale, abbiamo evidenziato lo stato dell’arte sulla ricostruzione pubblica e privata, quest’ultima in forte ritardo, e abbiamo segnalato le criticità che al momento rallentano il processo della ricostruzione. Per proseguire più speditamente nell’opera di ricostruzione, crediamo sia importante arrivare non a una norma derogatoria generale ma a provvedimenti mirati sulla base di un lavoro puntuale svolto da Regione, Ufficio Speciale per la Ricostruzione, struttura commissariale e sindaci. Inoltre abbiamo richiamato la necessita di intensificare il lavoro della cabina di coordinamento attraverso l’adozione di specifiche ordinanze rivolte a affrontare le varie problematiche. Al Presidente Conte abbiamo poi segnalato l’esigenza di avere delle risposte in merito alla possibilità di poter utilizzare economie per circa 40 milioni di euro in modo di poter favorire i lavoratori e le imprese. Altro tema affrontato ha riguardato la possibilità di stabilizzare il personale precario utilizzato per la ricostruzione, per permettere alle amministrazioni comunali di svolgere le attività avvalendosi di personale in servizio ormai già formato».

Così in una nota Claudio Di Berardino, assessore al lavoro e Politiche per la ricostruzione della Regione Lazio.

Foto rietinvetrina.it

“Accumoli, le sue pietre, la sua memoria”: un convegno per recuperare e preservare l’identità culturale

Sabato 14 settembre a partire dalle 15.30 si terrà ad Accumoli, presso la “Sala Accupoli” il convegno “Le pietre e la memoria. Il patrimonio culturale del Comune di Accumoli tra presente e futuro”, incentrato sul patrimonio culturale del territorio flagellato dal sisma del 2016, organizzato dall’Associazione Radici Accumolesi con il patrocinio del Comune.

Al centro del dibattito le preziose ricchezze storiche e artistiche di Accumoli e delle sue frazioni, che rischiano di andare perse nell’incuria dell’oblio. Interverranno archeologi, storici dell’arte e architetti..

All’iniziativa parteciperanno archeologi, storici dell’arte, restauratori e architetti, con l’obiettivo di dibattere e confrontarsi su una ricchezza storica e artistica che rischia di svanire nel nulla dopo essere stata devastata dalle violente scosse del sisma di 3 anni fa. Il baratro dell’oblio rischia di risucchiare tutto un territorio la cui popolazione si sente abbandonata a se stessa nonostante le continue promesse di ricostruzione. Una ricostruzione di cui si è sentita finora pronunciare la sola parola. E proprio alle parole si affida l’Associazione Radici Accumolesi per cercare di capire come ricucire la trama della memoria di una comunità sempre più lacerata dalle scosse distruttive del 2016.

A sottolineare l’importanza del convegno, oltre alla partecipazione di studiosi dell’Università degli studi La Sapienza di Roma e della Diocesi di Rieti, l’inedita contemporanea presenza tra le macerie dei funzionari della Soprintendenza territoriale, che ancora stanno lavorando a vario titolo, sul patrimonio culturale accumolese.

Dopo l’introduzione di Renzo Colucci, presidente di Radici Accumolesi e del sindaco di Accumoli Franca d’Angelo, si svilupperanno le relazioni degli archeologi Alessandro Betori, Carlo Virili e Massimiliano Gasperini, della restauratrice Federica Di Napoli Rampolla, dello storico dell’arte Giuseppe Cassio, degli architetti Lorenzo Mattone e Tommaso Empler e di don Luigi Aquilini, pro vicario generale del vescovo di Rieti.

I temi andranno dal recupero delle macerie di interesse artistico agli interventi di archeologia preventiva, dalla conservazione del patrimonio storico-artistico alle prospettive di valorizzazione, dalla trasmissione dell’identità culturale alla messa in sicurezza dei beni da parte della Diocesi di Rieti, per finire con le proposte per un Museo del territorio di Accumoli.

Illica, quando l’amicizia cura le ferite dell’anima

Se c’è una dimensione che il sisma non è riuscito a scalfire è senz’altro quella della solidarietà tra le persone che, in questi tre anni, non ha davvero conosciuto limiti e confini. Una bella storia pregna di sinergie e contenuti arriva da Illica in Accumoli, frazione che ha pagato a caro prezzo il passaggio del terremoto, sia in termini di danni che di vittime.

In occasione del terzo anniversario dal sisma, cinque componenti del GAS, Gruppo Acquisto Solidale di Cagnola, nella provincia di Milano, si sono ritrovati con gli ormai amici della Cooperativa Rinascita 78, per trascorrere insieme loro una settimana all’insegna dell’unione e del ricordo.

Liliana, componente del GAS, spiega l’organizzazione per la veglia del 23 agosto: «Ci è stato chiesto di attuare una riflessione che potesse mettere in luce la condizione delle persone terremotate, così ci siamo  messi all’opera. Abbiamo organizzato una mostra fotografica collegata ad una lettura, scrivendo il testo immaginando di essere un abitante di Illica intento a ripercorrere quattro tappe della sua vita: il momento prima del terremoto, il sisma, la rielaborazione delle paure e il tentativo di rinascita».

Una manifestazione molto toccante, che ha fatto rivivere a tutti i presenti le emozioni collegate a quei tragici momenti. «All’inizio – prosegue Liliana – eravamo titubanti perché non è facile parlare di sentimenti a persone che li hanno vissuti in maniera forte. Ma alla fine ci siamo riusciti e il risultato più importante è stato constatare con gli occhi che quello di cui parlava il testo era materialmente intorno a noi».

La visione di persone esterne come Liliana e dei suoi colleghi Mara, Anna e Giovanni aiuta a comprendere come di fatto, il trascorrere del tempo non solo non ha migliorato la situazione emotiva delle persone, ma anzi abbia indebolito speranze e ingrandito i timori.

Ed è proprio in un’ottica di sostegno soprattutto psicologico che nasce l’amicizia con la Cooperativa Rinascita 78. Tramite la cooperativa Aeqous che mira alla fruibilità di prodotti ottenuti nel rispetto dell’uomo e della natura, la coppia composta da Angela e Maurizio ha conosciuto personalmente gli allevatori dell’azienda di Illica e si è fatta promotrice della loro causa.

Si è riflettuto tanto su quello che poteva essere fatto per ricostruire in primo luogo il tessuto sociale e comunitario e poi quello materiale. In questo senso, ogni anno si cerca di aiutare l’azienda con piccoli lavoretti manuali, a seconda delle necessità, e di lavoro da fare ce n’è davvero molto. La cooperativa Rinascita 78 è gestita interamente da due coppie: Sandra e Tonino con Mara e Alfredo che, nonostante tutto, non hanno perso il legame con i territori d’origine e proprio lì hanno voluto investire per il futuro.

«Ci è piaciuto tanto l’amore per la loro terra e quello quasi sconsiderato per gli animali» ha raccontato Liliana, che si stupisce ammirata di come queste persone non abbiano mai perso la capacità di prendersi ironicamente in giro e di guardare la vita attraverso la bellezza. Così come ha fatto Sandra che, stanca di vedere tutti i giorni rovina e macerie, ha deciso di piantare semi di rosa ovunque, dove i fiori stanno crescendo più forti e colorati che mai.

Solidi e vivaci come l’amicizia e la voglia di aiutarsi, variopinti e vigorosi come la forza e l’allegria di un legame nato dalla necessità di curare insieme le ferite dell’anima.

 

La chiesa di San Pietro in Macchia di Accumoli verso la messa in sicurezza

Nella località di Macchia, presso il comune di Accumoli, sorge la chiesa di San Pietro, che giace nel cuore della zona rossa con le ferite del terremoto ancora aperte. Per ovviare a questa situazione, durante il periodo estivo, l’Ufficio per i Beni Culturali della diocesi di Rieti ha inviato i suoi esperti per ulteriori sopralluoghi che daranno vita alla messa in sicurezza dell’immobile.

Per capire meglio l’importanza di che cosa rappresenti l’avvio dei lavori per gli abitanti di questa piccola frazione, è preziosa la testimonianza di due coniugi, Alberto e Berardina che, dopo un lungo periodo passato nella capitale, dal 2013 vivono stabilmente in questo luogo.

Alberto e Berardina oggi vivono in una casetta SAE perché la loro casa è inagibile, ma durante il giorno passano il loro tempo nel magnifico giardino dove sono rimaste tutte le loro piante. Un vero e proprio “orto dei miracoli” che dimostra che la natura non si piega alle difficoltà.

Proprio per preservare questa bellezza i due coniugi hanno deciso di non abbandonare Macchia, affinché i sacrifici fatti dai genitori possano avere una seconda possibilità. Di fatto, i momenti dopo il terremoto sono stati difficili poiché le macerie avevano ricoperto tutta la superficie della loro proprietà, rendendo impraticabile il terreno.

Grazie all’aiuto dell’esercito, questa famiglia è comunque riuscita a bonificare l’area e, ogni giorno, si dedica alla cura del giardino. «La forza della rabbia – racconta Berardina – ti fa fare tante cose e se noi abbiamo deciso di rimanere qui, lo dobbiamo fare in un certo modo e questo passa anche attraverso il rispetto della natura».

In questo contesto «la messa in sicurezza rappresenta un segnale positivo perché significa che si può ricominciare. Noi siamo contenti, ogni cantiere che sorge ci dà la speranza che qualcosa si sta muovendo» afferma Alberto che rivela anche qualche aneddoto inerente alla chiesa.

Nonostante negli ultimi tempi le funzioni liturgiche fossero ridotte alle solo messe funebri, la chiesa di san Pietro era, almeno fino agli anni ’70, un vero e proprio punto di ritrovo per gli abitanti. «Al tempo dei miei nonni – ricorda Alberto – il prete veniva tutte le domeniche e portava le caramelle ai bambini. Durante la trebbiatura del grano, inoltre, c’era una grande festa che univa tutto il paese, mentre adesso regna la disgregazione».

Effettivamente, uno degli aspetti negativi che ha maggiormente ha afflitto questo paese è stata la perdita dell’armonia. «Noi pensavano che questa vicenda potesse unire lo spirito del paese, ma non è stato così. Il terremoto ha peggiorato le persone dal punto di vista psicologico». Nonostante questo, Berardina e il suo consorte credono ancora in un futuro migliore, prendendo la ricostruzione come una sfida e cercando di vivere in armonia con la comunità.

Per tutti questi motivi è essenziale che i lavori partano al più presto, perché risanare i beni materiali può aiutare a curare anche le lesioni subite dalle persone.

I semi di pace di Illica trasformano le spine in fiori

Illica, frazione di Accumoli, era vissuta durante l’anno da pochissimi abitanti, qualche famiglia e poco più. Ma durante l’estate, soprattutto ad agosto, quando i vacanzieri tornavano a popolarla, sapeva dar vita a manifestazioni vivaci e folcloristiche, piccole ma animate da grande entusiasmo e gioia di stare insieme.

Fu proprio nel pieno di quel periodo di ripopolamento estivo che arrivò con la sua furia distruttrice il devastante terremoto del 24 agosto 2016, radendo la piccola frazione totalmente al suolo.

Nella sera del terzo anniversario del sisma, la piccola comunità ha voluto riunirsi all’aperto «in una serata di pace» per ricordare quelle tragica notte e le cinque vittime morte sotto le macerie di Illica: Giovanni Canestraro, Ana Huete Aguilar, Vinicio Valentini, Dina Bordo e Assunta Valeri.

Allestito come originale altare, al centro della spianata, un piccolo allestimento scenografico che conduce al crocifisso. Una stradina in salita, tortuosa, minaccianda da spine e rovi, a simboleggiare le difficoltà che ogni giorno le persone affrontano in questi luoghi.

«Eppure – ha detto il parroco don Stanislao Puzio – è proprio in questo percorso ad ostacoli al centro di questo deserto che dobbiamo trovare i semi di pace. L’anno scorso parlammo di paura, quest’anno invece vogliamo andare oltre, e parlare di pace, amore, grazia e voglia di andare avanti, perchè nel turbamento dell’incertezza del futuro saranno solo questi sentimenti a salvarci, con l’aiuto del Signore».

Dopo la preghiera e il silenzioso raccoglimento, quella via lastricata di rovi posizionata tra i banchi all’aperto cambia radicalmente aspetto. «Se qualcuno dopo questa serata dirà che qui a Illica faceva freddo – dice don Stanislao -, le api laboriose non saranno certo d’accordo, diranno anzi che faceva caldo perchè erano solo in cinque, e dovevano fare più del dovuto».

E nella notte di Illica si fanno largo i colori sgargianti dei costumi di cinque bambine travestite da api, con le loro alette luccicanti, le antennine e le righe gialle e nere. Vivaci, operose e attive proprio come cinque giovani apette alle quali è affidato il gravoso compito di rimettere in piedi un intero alveare, le bambine hanno trasformato quella tortuosa via piena di spine in una sgargiante via fiorita.

Ciascuna con il proprio vaso variopinto in mano, in pochi minuti le apette hanno saputo capovolgere l’aspetto della via in salita: pur sempre in salita, ma ora cosparsa di colorata dolcezza, di musica e di miele.

A conclusione, il vescovo Domenico ha portato il proprio pensiero alle persone raccolte in preghiera, ricordando l’esempio di san Benedetto, «nato a soli pochi chilometri da qui, in un’epoca storica non meno difficile della nostra, devastata a suo tempo sia dal terremoto, ma anche dalle invasioni dei barbari e da tante altre calamità. Un uomo che, nonostante tutto questo, da qui ha fatto partire la ricostruzione dell’Europa».

Ora et labora, diceva san Benedetto. «Ma aggiungeva ancora qualcosa», ha detto monsignor Pompili. «San Benedetto diceva infatti prega, lavora e non lasciarti contristare: il senso di questo percorso fiorito è proprio questo, di non lasciarci mai contristare, perchè se questo accade anche la nostra capacità di resistenza e di creatività viene meno».

 

 

 

 

È il momento della memoria: le liturgie per il terzo anniversario del sisma

Il 23 e il 24 agosto il vescovo Domenico presiederà le liturgie in occasione dell’anniversario del terremoto del 2016. Come di consueto, il silenzio e la riflessione caratterizzeranno la veglia di preghiera in memoria dei caduti che si svolgerà presso il palazzetto dello sport di Amatrice.

Le porte dell’edificio saranno aperte poco dopo la mezzanotte e la veglia avrà inizio alle 1,30 del 24 agosto. Attorno alle 2,30 del mattino i convenuti attraverseranno il corso del paese in processione. Alle 3,36, nei pressi della chiesa di Sant’Agostino, avrà luogo la lettura dei nomi delle 238 vittime, accompagnati da altrettanti rintocchi di campana. Ci si recherà quindi nei pressi del Memoriale dei caduti per la preghiera conclusiva.

La veglia ad Amatrice sarà anticipata da una liturgia nella frazione di Illica, nel comune di Accumoli: una “serata di pace” che avrà inizio alle 21,15 del 23 agosto.

Alle ore 11 del 24 agosto il vescovo presiederà la celebrazione eucaristica presso il palazzetto dello sport di Amatrice. La celebrazione sarà trasmessa in diretta da Rai Uno.

Alle ore 17 monsignor Pompili presiederà la messa nell’area Sae di Accumoli.

Il 24 agosto alle 17, Cittareale ricorderà con la Santa Messa presso San Silvestro, Sabatino Giamogante, cittarealese vittima del sisma del 24 agosto 2016.

Anniversario del sisma, in bici da Sesto ad Amatrice: partito il gruppo dei volontari della Croce Viola

Sono partiti la mattina del 20 agosto dalla sede della Croce Viola Pubblica assistenza di Sesto Fiorentino i sei volontari che raggiungeranno in bicicletta i luoghi dell’Italia centrale colpiti dal sisma tre anni fa, fino ad Amatrice. La spedizione farà cinque tappe, 380 chilometri attraverso quattro regioni (Toscana, Umbria, Lazio e Marche) e sei province (Firenze, Arezzo, Perugia, Terni, Rieti e Macerata) fino a raggiungere Cittareale e Amatrice, proprio nel giorno dell’anniversario del terremoto.

Sono sei i protagonisti di questa iniziativa della Pubblica assistenza sestese. Il capo-missione e ideatore è Giulio Molinari: pensionato 62enne, volontario da anni dell’associazione, si occupa sia di soccorso sanitario che di protezione civile. Insieme a lui il decano Andrea Sarti (73 anni), Luca Landi (58 anni, di professione elettromeccanico) e il più giovane delle spedizione: Massimo Giannini, 56 anni metalmeccanico. Senza dimenticare i due pistoiesi, Alessandro Biagioni e Andrea Masi: entrambi 59enni, il primo poliziotto in pensione, il secondo geometra. A completare il team altri due volontari, Vander Savoia e Davide Costa, che si occuperanno del supporto logistico.

Questa mattina la partenza dalla sede della Pubblica assistenza, dove erano presenti il presidente della Croce Viola, Alessandro Iasiello, il presidente di Anpas toscana Dimitri Bettini e l’assessore alla Protezione civile del Comune di Sesto Fiorentino Diana Kapo, che ha consegnato ai volontari i gagliardetti di Sesto Fiorentino da portare ai sindaci di Amatrice e Cittareale come segno di vicinanza. Oggi il gruppo raggiungerà Arezzo dopo 90 chilometri e un percorso lungo la valle dell’Arno. Il giorno successivo di nuovo tutti in bici per la seconda tappa di 113 chilometri, che si concluderà a Todi: una frazione lungo le colline umbre, costeggiando le sponde del lago Trasimeno. Giovedì 22 la tappa più impegnativa dal punto di vista dell’altimetria: 115 chilometri passando da Spoleto, Cascia e la successiva entrata nel Lazio, con l’arrivo a Cittareale, dove i ciclisti saranno accolti dal sindaco Francesco Nelli. Con Cittareale la Croce Viola ha un legame speciale: l’associazione ha infatti portato avanti un progetto di ricostruzione, realizzando anche grazie a contributi di enti pubblici e privati, un ambulatorio e dispensario farmaceutico.

Il giorno successivo sarà invece riservato a un percorso che porterà il gruppo ad Accumuli, Grisciano e Arquata del Tronto e che si concluderà la notte del 24 agosto con la partecipazione alla fiaccolata in programma ad Amatrice per ricordare le vittime del sisma. L’ultima tappa è in programma la mattina del 24, quando il gruppo di volontari raggiungerà Amatrice attraverso quella stessa strada che molti di loro percorsero tre anni fa con la Colonna mobile della Regione Toscana per portare i primi aiuti alla popolazione, e incontrerà il sindaco di Amatrice Antonio Fontanella.

da www.piananotizie.it

Accumoli e Amatrice: accelerati i tempi di rimozione delle macerie del sisma

La Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Frosinone, Latina e Rieti ha promosso e avviato con i comuni di Accumoli e Amatrice, interessati dal sisma del 2016, e l’Ufficio Speciale Ricostruzione della Regione Lazio l’elaborazione di linee guida per indirizzare la ricostruzione privata post sisma sotto il profilo della tutela e il rispetto dell’edilizia storica caratteristica dei siti.

«La rimozione delle macerie va avanti, modulando l’attenzione sugli elementi di pregio e, allo stesso tempo, garantendo una rinascita dei Comuni di Accumoli e Amatrice in tempi rapidi. Nulla può essere lasciato al caso. L’intervento della Soprintendenza, attuato dai propri tecnici specializzati, consente di dedicare particolare attenzione alla conservazione della memoria del tracciato urbano preesistente, spazzato via quella terribile notte del 24 agosto 2016.

L’importanza dell’operato è quello di assicurare la permanenza di spiccati murari di almeno 40 cm di altezza, al fine di costituire i capisaldi per la successiva progettazione della ricomposizione del tessuto urbano, senza procedere con mere operazioni di demolizione a raso. Tutto ciò per dare una rapida svolta alla situazione, consentendo finalmente di essere subito operativi su quasi tutti gli edifici interessati dai crolli, salvaguardando ovviamente gli elementi costruttivi di pregio, che dovranno assolutamente essere recuperati. Il tutto è possibile anche grazie al fondamentale utilizzo di riprese fotografiche, rilievi geometrici e impiego di mezzi e tecnologie idonei a documentare traccia precisa dell’esistente.

È doveroso restituire alla cittadinanza l’identità dei Comuni e delle loro frazioni, preservando la cultura materiale di questi piccoli centri e senza negare l’accaduto: una ferita dolorosa sì, ma che farà per sempre parte della storia insita del luogo».