“Concerto per un nido”, prosegue la grande solidarietà dei bambini di Bergamo

Prosegue ininterrotto il “ponte” solidale che lega Ponte San Pietro di Bergamo con Amatrice.

Tutto esaurito nella sede del seminario con il concerto ideato per raccogliere fondi destinati a costruire un asilo nido nell’area del Don Minozzi.

Oltre mille i biglietti venduti per questa iniziativa organizzata dalla scuola cattolica Caterina Cittadini, che va ad unirsi a quelle già attuate in precedenza a sostegno del paese appenninico devastato dal sisma.

Nella “casa gialla”, come viene chiamata la scuola elementare a causa dell’intenso colore delle pareti esterne, la raccolta fondi per Amatrice iniziò lo scorso anno, tramite la presentazione del libro “Gocce di memoria”, libricino memoriale edito dalla Chiesa di Rieti come testimonianza delle 249 vite spezzate dal terremoto. A seguito dell’incontro avuto a Bergamo con Sabrina Vecchi, autrice del libro, vennero raccolti ventimila euro, consegnati direttamente nelle mani del vescovo Domenico Pompili da una delegazione di genitori e insegnanti dell’istituto. Nei giorni scorsi dunque “il secondo step” della raccolta con il “Concerto per un nido”, sotto la direzione dell’insegnante Roberta Ferrari.

Ciò che ha colpito gli intervenuti alla serata è stata la dedizione dei bambini e la loro attenzione su tali argomenti, poiché per portare a termine un progetto così ambizioso è stato necessario armarsi di tempo, volontà e dedizione: e i bambini di Ponte San Pietro hanno davvero dimostrato di avere queste qualità. L’ospite d’onore della serata è stato l’alpinista Simone Moro che ha definito il progetto «virtuoso per dare una mano a chi ne ha bisogno; a volte basta un gesto, una presenza».

La grande sorpresa è stata la lettera di risposta all’invito di Papa Francesco al concerto, di cui ha informato i presenti monsignor Borgia: «il Santo Padre ringrazia vivamente per l’impegno e l’entusiasmo profuso nel lodevole progetto di solidarietà e testimonianza cristiana e, stringendo idealmente le vostre mani per costruire una lunga catena di solidarietà nell’accoglienza, nell’ascolto, nel dialogo e nella condivisione, assicura per ciascuno un fervido ricordo al Signore». A conclusione vi è stato un momento corale spirituale che ha avuto la benedizione del Papa.

I punti fondamentali per adempiere ad importanti progetti come questa iniziativa sono il tempo e la volontà di fare, a dimostrazione di questo l’attenzione costante che i bambini di 10 anni hanno avuto verso il loro futuro. Gli allievi della scuola Cittadini di Ponte San Pietro lo stanno imparando già da piccoli e lo stanno concretizzando.

Gli antichi sapori di Amatrice rivivono nel libro di Elvira Guerrini

La ricostruzione prende pieghe inaspettate e diverse e ad Amatrice passa anche per la cucina e le tradizioni ad essa correlate.

E’ sulla scia del desiderio di riprendere le fila della quotidianità che nasce il libro presentato domenica mattina, presso l’area food di Amatrice, “Sapere e sapori della tradizione” che porta agli occhi dei lettori le “cucine” e i ricordi di Elvira Guerrini.

L’autrice è un’amatriciana doc che ha voluto mettere su carta la propria esperienza di cuoca, ma anche di donna impegnata nei momenti in cui la cittadina si offriva ai visitatori come la patria di piatti succulenti, basti pensare alla sagra degli spaghetti all’amatriciana o alla partecipazione di Amatrice alla trasmissione “Mezzogiorno in famiglia” nella primavera del 2016.

Elvira Guerrini nasce ad Amatrice il 29 luglio 1956, figlia di Nicola Guerrini di Cornillo Vecchio e di Nella Marchioni di Voceto. Dal 1982 al 2007 è stata cuoca del ristornate Ma-Tru di Amatrice all’inizio di corso Umberto I, gestito insieme al marito Giovanni Coltellese.

Madre di due figli, Francesca e Daniele e nonna di Mattia, nato dopo il terremoto, Elvira è una sorridente signora dal carattere gioviale, sempre disponibile a collaborare per ogni iniziativa che porti la popolazione a vivere momenti conviviali.

Dopo il sisma Elvira si sta dedicando anima e corpo alla comunità: ha cucinato gli gnocchi ricci in occasione della visita del principe Carlo d’Inghilterra, ed è facile incontrarla ogni sera al parco Don Minozzi intenta ad annaffiare e curare le piante e il verde che adornano il monumento dedicato alle vittime.

Un libro che nasce da un’esigenza molto sentita della popolazione Amatriciana, dopo i nove terremoti tra il 24 agosto 2016 e il 18 gennaio 2017: quella di preservare e divulgare la memoria del paese.

Le ricette sono espressione di un’Amatrice che c’era e ancora c’è, con le sue abitudini e usanze, dietro le quali, esiste una comunità che veglia dall’alto affinché quel patrimonio di vita non venga dimenticato.

Grazie anche al finanziamento dell’associazione culturale “Laga Insieme Onlus”, che ha creduto in questo progetto, le ricette tante volte preparate dalle mani di Elvira, sono oggi patrimonio di tutti coloro vorranno attingere alla sua saggezza culinaria.

Il volume, oltre a riportare fedelmente le ricette dei tanti piatti tipici del territorio, scritte in un personalissimo corsivo, narra le ambientazioni in cui queste venivano realizzate e il modo in cui sono state tramandate ad Elvira dalle persone incontrate sul suo cammino, partendo dai ricordi d’infanzia e dai momenti di festa in famiglia.

Si apre un vissuto intenso punteggiato di sapori, dal Natale con i frittelli ed il tronchetto, il Carnevale e le pizze fritte, la Pasqua con il carosello e la pupazzetta, via via in un accavallarsi di piatti e ricordi tanto cari ad Elvira e a quanti la conoscono come cuoca e persona.

Ecologia, il vescovo Pompili: «da Nord a Sud, crescono le comunità “Laudato si’»

Dopo la presentazione il 16 marzo a Roma, sale il numero delle comunità “Laudato si’”, promosse dalla diocesi di Rieti e da Slow Food.

Da Roma a Enna, da Belluno a Catania, passando per Rieti, Moncalieri, Bologna, Bergamo e altre città italiane, le comunità “Laudato si’” sono un modo “pratico, concreto, possibile” per fare dell’ambiente e dell’ecologia integrale uno stile di vita secondo i principi dell’enciclica di Papa Francesco.
Le parole di monsignor Domenico Pompili, vescovo di Rieti, che da Accumoli, terra segnata dal terremoto del 24 agosto 2016, torna a lanciare la proposta.

Un modo concreto per dare seguito all’enciclica di Papa Francesco “Laudato si’”, pubblicata quasi tre anni fa e un’occasione per riproporre a tutti quelli che condividono lo spirito e i principi dell’enciclica di impegnarsi sul fronte ambientale”.

Monsignor Domenico Pompili, vescovo di Rieti, torna a parlare delle comunità “Laudato si’” promosse dalla diocesi reatina e da Slow Food, l’associazione internazionale no profit “impegnata a ridare il giusto valore al cibo, nel rispetto di chi produce, in armonia con ambiente ed ecosistemi”.

E lo fa da Accumoli, uno dei centri maggiormente colpiti, insieme ad Amatrice, dal terremoto del Centro Italia del 24 agosto 2016, dove si è recato nei giorni scorsi in occasione delle festività pasquali.

«È importante per noi che viviamo in questo ambiente che è ancora segnato dalle ferite del terremoto avere la possibilità di rinascere stabilendo un nuovo rapporto con il mondo circostante. Ma diventa anche l’occasione per riproporre a tutti quelli che condividono lo spirito e i principi dell’enciclica di impegnarsi su questo fronte».

Le comunità “Laudato si’” sono state presentate lo scorso 16 marzo in una conferenza stampa cui ha partecipato anche il fondatore di Slow Food, Carlo Petrini. Scopo di ogni Comunità è “diffondere in piena autonomia” l’educazione ai temi dell’ecologia integrale, della giustizia sociale e della solidarietà attraverso eventi, conferenze, laboratori, corsi, pubblicazioni, scambi e iniziative sul territorio. L’adesione è libera e spontanea, aperta al mondo laico come a quello cattolico. L’iniziativa, afferma mons. Pompili, «che ha già riscosso decine di adesioni, dal Nord al Sud dell’Italia e anche in qualche Paese estero, si prefigge per i primi tre anni di dare anche un contributo per la costruenda “Casa Futuro” ad Amatrice. Sarà un centro studi internazionale dedicato alle tematiche ambientali e alle loro ricadute sociali”.

Comunità sono nate a Rieti e Moncalieri, altre a Bologna, Ferrara, Novara, Belluno, Bergamo, Torino, Alessandria-Casale Monferrato, Viterbo-Orte, Roma- Castel Gandolfo, Roma- Capodarco -Torre Spaccata, Ragusa, Catania, Paternò e Enna-Pietraperzia.

«Ciò che è più importante – rimarca il vescovo – è che si creino gruppi di persone che hanno voglia di fare dell’ambiente e dell’ecologia integrale il loro punto di vista privilegiato».

Da una terra ferita. Un tema molto a cuore a mons. Pompili e al fondatore di Slow Food, Carlo Petrini, come da entrambi ripetuto nella conferenza stampa di presentazione a marzo scorso.

«Partiamo da una terra ferita dal terremoto e che attende impazientemente di essere rigenerata. Uso il termine rigenerazione – aveva sottolineato il presule – e non ricostruzione perché in questi mesi abbiamo già maturato qualche sospetto sul tempismo e sulla capacità di ricostruzione».

La novità della “Laudato si’”, per il vescovo di Rieti, «è quella di aver messo in stretta connessione il tema della giustizia sociale con quello dell’ecologia sin qui trattatati in modo separato. La provocazione di Laudato si’, non ancora del tutto recepita è nell’idea che la visione ecologica dell’ambiente implichi una relazione a più vettori con il Creato, con le persone e con Dio, cioè una visione olistica. Siamo convinti che qui tutto è connesso e che non sarà possibile rigenerare questo territorio se non riuscendo a mettere in relazione tra di loro le persone, le persone con l’ambiente che potrà essere vissuto e non desertificato, a condizione che si facciano delle proposte eco-sostenibili. Le Comunità Laudato si’ sono un modo pratico, concreto, possibile che proponiamo a chi vorrà essere della partita».

Per Petrini «non c’è dubbio che il riferimento più forte dal punto di vista ambientale, ma anche nell’ottica di una diversa economia, sia in questi anni la Laudato si’. Queste comunità sono chiamate a fare in modo che le tematiche di questo straordinario documento prendano corpo attraverso una mobilitazione nell’educazione, nelle buone pratiche, nella condivisione, nella capacità di fare rete mantenendo le proprie identità e adattando i propri obiettivi a quelli specifici dei territori».

Obiettivi che verranno perseguiti dalla rete «all’interno di un percorso aconfessionale, trasversale e aperto a tutti perché tutti siamo ugualmente fratelli su questa terra, che è la nostra madre».

Le Comunità potranno formarsi a partire da esperienze già presenti (associazioni, parrocchie, condotte di Slow Food) oppure organizzate allo scopo, sono realtà associative “leggere”, non hanno statuti ma si chiede la semplice adozione di alcune linee guida. È importante comunicare la propria adesione all’indirizzo [email protected] o al numero telefonico 3888881848 per ricevere aggiornamenti, newsletter e supporto.

Tutti i dettagli sono sul sito https://comunitalaudatosi.org/

dal Sir

Al Centro Caritas balli e musica per dimenticare le fatiche quotidiane e ritrovare la speranza

La sera del 14 aprile il Centro Caritas di Amatrice ha ospitato, nel proprio tendone, una piacevole serata danzante a base di organetto e canzoni popolari, grazie a Simona Cenfi, meglio conosciuta nel territorio amatriciano e nei dintorni come Simona Folk.

Una proposta che ha fatto registrare una notevole partecipazione da parte della popolazione di Amatrice ma anche di Cittareale e Posta per vivere qualche ora di ballo e divertimento. Un modo per dimenticare le fatiche della quotidianità e ricevere un messaggio positivo e di speranza.

La ricostruzione, infatti, passa anche dalla possibilità di poter tornare a vivere le componenti del patrimonio culturale. Quelle più semplici sono spesso un elemento di coesione sociale e di aggregazione, una dimensione che precede e che è forse necessaria alla ricostruzione materiale.

Il legame del linguaggio musicale con il mondo delle relazioni sociali, in casi come quello della serata danzante vissuta nelle strutture della Caritas, si presenta immediato ed evidente, ed è bello pensare che la musica possa scandire il tempo di comunità e in qualche modo ricucire il prima e il dopo della vita sconvolta dal terremoto.

Eventi come quello di sabato possono servire da “cemento” per rimettere insieme le macerie dei cuori e da “lievito” per la memoria, o più semplicemente a dimostrare che la vita può e deve andare avanti nonostante le avversità.

Nei percorsi di memoria e identità collettiva si parla di ricordi legati alle nozze

Continuano gli incontri nelle comunità di Amatrice, Accumoli, Posta, Cittareale, Borbona e con gli ospiti del Rsa di Borbona per il progetto Memoria e Identità Collettiva.

Come sempre la serie di incontri è iniziata ad Amatrice con un pubblico adulto e nei giorni successivi gli appuntamenti si sono svolti anche negli altri comuni.

L’incontro di Amatrice si è aperto con un tema principale inerente i matrimoni ai tempi dei protagonisti presenti. Sono stati raccolti i racconti legati alle varie storie, utilizzando un variopinto cartellone: al centro un grande cartoncino raffigurante un’immagine caratteristica dei matrimoni e tutt’intorno tredici “nuvolette” da riempire con le storie e i passaggi salienti che hanno accompagnato il lieto evento.

Tuffi nella memoria dai parte dei partecipanti, i quali hanno ricordato con emozione quei tempi, dimostrandosi particolarmente felici per il tema trattato, occasione anche per brevi parentesi di battute e goliardia.

Al termine della giornata è stato proiettato un video amatoriale sugli incontri precedenti, per ripercorrere i bei momenti vissuti insieme in nome del ricordo.

A seguire la location degli incontri si è spostata nel comune di Accumoli, territorio dove il tema delle nozze ha riscosso lo stesso entusiasmo, con una finestra culturale aggiuntiva incentrata sul confronto tra il matrimonio in Italia e il matrimonio in Russia, a partire dalle origini di una delle partecipanti.

Il terzo giorno la serie di incontri ha visto come protagonisti le verdissime generazioni del comune di Posta: stavolta al posto della foto i bambini hanno realizzato un disegno della propria famiglia, descrivendo in breve il lavoro dei genitori, per poi divertirsi tutti insieme disegnando varie forme grazie ai colori a dita.

Icona Passatora, «la Madonna che sorregge Amatrice ci sia vicina nella ricostruzione»

La moneta celebrativa da 5 euro in emissione dal prossimo 6 agosto riporta in effige due simboli culturali di Amatrice: la chiesa di Sant’Agostino sul diritto e l’affresco della Madonna in Trono col Bambino che sorregge il paese sul rovescio.

L’affresco è conservato nel santuario della Madonna delle Grazie comunemente conosciuto come l’Icona Passatora, ubicato in località Ferrazza, nella parrocchia di San Martino. La notizia del conio della moneta celebrativa non può che rallegrarci: un giusto riconoscimento a un monumento definito la “piccola Cappella Sistina”, che porta con sé una storia alquanto affascinante.

È dal 1508, come si legge nel cartiglio a destra dell’abside, che i devoti e i tanti turisti ammirano le ieratiche figure del pittore amatriciano Dionisio Cappelli. La piccola edicola votiva collocata lungo la strada della transumanza fu incorporata in una chiesina che, dopo il 7 ottobre 1572, fu ingrandita fino allo stato attuale dopo la battaglia di Lepanto.

Vari artisti anonimi, risalendo la vallata del Tronto, ne affrescarono l’interno: fu poi l’amatriciano Dionisio Cappelli a completare il ciclo pittorico apponendovi anche la propria firma. L’edificio, di collazione lateranense, era fin dall’inizio alle dipendenze dell’abbazia di San Lorenzo a Trione sotto il nome di chiesa rurale di Santa Maria di Canalicchio: una notizia desunta dalla relazione della visita pastorale del vescovo di Utica monsignor Giovanni Battista Maremonti risalente al 1573. Un cappellano vi officiava le funzioni religiose la domenica e altre due volte durante la settimana.

Verso la fine dell’800 furono realizzati due altari lignei sovrapposti agli affreschi votivi già esistenti, fu creato un pulpito con la cantoria aprendo anche un varco in una parete per collocare degnamente la statua della Vergine.

Fu solo la sensibilità del nuovo parroco don Augusto Di Carlo a far conoscere la preziosità degli affreschi ponendo fine agli scempi operati nel passato, e in seguito vari interventi della sovrintendenza di Roma riportarono il santuario al suo originale splendore. Fu poi la successione di vari terremoti a danneggiare ulteriormente l’Icona Passatora, dopo vari anni di attesa finalmente riaperta al culto l’8 giugno 2003 alla presenza di monsignor Delio Lucarelli vescovo di Rieti, del sindaco di Amatrice Antonio Fontanella, della confraternita e del popolo tutto.

Il restauro, di tipo conservativo, interessò tutti gli affreschi dell’abside. I lavori furono finanziati dal Ministero Beni Culturali di Roma per un importo 33 mila euro, di cui 4 mila offerti dalla Banca di Credito Cooperativo di Roma. L’Ente Parco Monti della Laga finanziò inoltre la revisione del manto di copertura della chiesa. «Riacquistano così l’antico splendore gli ori delle aureole dei Santi – ebbi modo di dire in quell’occasione – come anche la festosa e movimentata cavalcata dei Re Magi coi loro vessilli, ci porterà con la fantasia a rimirare la stupenda adorazione di Gentile da Fabriano cui il nostro autore Dionisio Cappelli sembra ispirarsi!»

Negli anni successivi fu rinnovata anche la copertura del tetto della sacrestia che fiancheggia l’edificio, e dopo il gemellaggio con il santuario del Divino Amore e la collaborazione dell’allora rettore don Pasquale Silla, furono create due ampie aree di parcheggio e inaugurata la mostra del Museo dei Pastori. Grazie a queste nuove strutture di accoglienza dunque, il santuario vide crescere le presenze di visitatori e pellegrini, oltre a celebrazioni di nozze, raduni di alpini e visite guidate, aumentate notevolmente nell’anno giubilare.

Arrivarono poi le tristi ore del terremoto del 2016 che hanno danneggiato in modo notevole ma fortunatamente non irreparabile le strutture del santuario. Cadde la parte superiore della parete esterna dell’abside, l’interno e le volte rimasero invece fortemente danneggiate con cadute di frammenti pittorici, tutti recuperati grazie alla solerte e appassionata opera della restauratrice del MiBact Federica Di Napoli Rampolla. Il tutto, con le parti dell’altare danneggiato, è stato poi trasferito nel centro di recupero opere d’arte della scuola forestale di Cittaducale ora assorbita dall’Arma dei Carabinieri.

La superficie affrescata delle due pareti della Chiesa è stata velinata e la messa in sicurezza dell’esterno del santuario è stata una delle opere prioritarie effettuate dalla sovrintendenza e dal Corpo dei Vigili del Fuoco.

Attualmente, il Ministero dei Beni Culturali che ha avocato a sé la ricostruzione del santuario sotto la sorveglianza dell’ingegner Maurizio Occhetti, sta approntando il relativo progetto. Dopo il devastante terremoto, il Lions Club di Amatrice – Comunità del Velino a cui il sottoscritto appartiene da anni, considerata l’inagibilità di tutte le chiese, volle generosamente finanziare una struttura temporanea in legno ora collocata in prossimità dell’Icona.

All’iniziativa hanno voluto partecipare anche alcune confraternite, le parrocchie, gli alpini e le associazioni culturali. A seguito del sisma, unanime e partecipata è stata la solidarietà di varie regioni d’Italia dove il nostro santuario era conosciuto. L’idea poi della realizzazione della chiesetta lignea fruibile per gli abitanti di San Martino ha trovato il caldo consenso di tutti. A quanti hanno progettato l’opera a titolo gratuito sostenendoci e incoraggiandoci nel portarla a termine va la più viva riconoscenza, e di tutti sarà fatta doverosa menzione.

La speranza dell’intera comunità è che “ora che i lavori sono iniziati” l’opera sia portata a termine quanto prima. Teniamo sempre presenti le parole che Papa Francesco ci rivolse il 5 gennaio 2017 in occasione dell’udienza nell’aula Paolo VI in Vaticano: «occorre ricostruire i cuori ancor prima delle case per ricostruire il tessuto sociale e umano e la comunità ecclesiale».

La Madonna dell’Icona Passatora che sorregge la città di Amatrice ci aiuti in questa ricostruzione.

Lo slancio di un cuore giovane per leggere la ricostruzione nella risurrezione

Amatrice è stato il borgo che ha fatto contare il maggior numero di morti a causa del sisma che l’ha squassato il 24 agosto del 2016. Il violento movimento della terra non ha risparmiato non ha risparmiato nulla, facendo crollare con gli edifici anche i rapporti, le abitudini, l’economia.

Con queste premesse è stato semplicemente bello vedere le strade ripopolarsi nei giorni di Pasqua e pasquetta. Tanti i turisti che sono saliti fino al paese, complice la riapertura di Corso Umberto I.

A diciannove mesi dal terremoto, alte paratie in legno nascondono alla vista la tabula rasa delle demolizioni. Un panorama triste per chi ama ricordare Amatrice com’era, ma anche un segno felice per chi si apre alla speranza e preferisce ragionare su cosa sarà.
Comunque vada, i due consolidati filoni del turismo e della produzione alimentare di qualità avranno di sicuro il loro spazio. La voglia di fare dimostrata dai ristoratori ai fornelli lo ha confermato e ha dato a tutti il benvenuto.

Ma un altro pilastro di questo sforzo per la ricostruzione, ovviamente, lo si trova nella Chiesa. Da quando la terra ha tremato non è mai mancata la voce dei sacerdoti, dei frati e del vescovo tra i Monti della Laga, né la diocesi è stata avara nell’offerta di strutture sociali. E proprio nel primo centro di comunità, creato subito dopo il disastro, tanti turisti e residenti hanno partecipato alla messa nel giorno di Pasqua, presieduta dal vescovo Domenico.
Senza fede, forse, è difficile riempire i vuoti impressionati lasciati dalle ruspe che hanno portato via le macerie. Le immagini dall’alto del paese non lasciano scampo, riaprono una ferita. A contrastare lo scoramento non può che essere l’annuncio della Pasqua, che parla della vita che vuole prepotentemente riaffiorare, a ogni costo, e presto.

Non a caso don Domenico nell’omelia si è soffermato sui piedi svelti di Giovanni, «che hanno la freschezza e l’energia del giovane che sa spingersi oltre le distanze e colmarle con il proprio impeto». Un invito a non perdere la vitalità che riguarda l’intera Europa, ma che ad Amatrice assumo un sapore speciale. «È urgente essere rapidi» ha spiegato mons Pompili, perché «l’appuntamento con la vita esige prontezza per fare piazza pulita di tante indecisioni che non tardano a trasformarsi in stagnazione. La stessa ripresa economica e sociale a pensarci esige una rapidità diversa da quella che ad oggi è dato di constatare. Si richiedono persone rapide: capaci di assumersi responsabilità, idonee a gestire la complessità, pronte ad essere audaci, senza mai essere spregiudicate».

Ci vuole, insomma, «un cuore giovane», uno slancio che si può trovare nel sorriso riconquistato con determinazione da tutti quelli che si stanno rimettendo in gioco e vogliono ricominciare e fanno sentire che tra i Monti della Laga la Pasqua è di Resurrezione più che mai.

Il crocifisso di Uccio: «per realizzarlo ho utilizzato anche i sacchi dei forni di Amatrice»

È stato presentato nella chiesa di Santa Caterina da Siena a Roma il crocifisso realizzato dal materano Eustachio Santochirico, per tutti Uccio. Uccio è una vecchia conoscenza per la comunità amatriciana: è arrivato ad Amatrice nel gennaio 2017, come operatore Caritas dalla delegazione Basilicata, e ha svolto il servizio di operatore per un anno, nell’arco del quale è riuscito a stringere legami e amicizie che vanno ben oltre il rapporto di prossimità che normalmente gli operatori svolgono.

Tali rapporti non sono scemati dopo il ritorno a casa di Uccio, ma anzi sono rimasti talmente forti che sabato, per la presentazione del crocifisso, molti amatriciani hanno voluto essere presenti per assistere all’evento, insieme ai componenti del coro che hanno allietato la manifestazione.

Un’opera particolare ed intensa, composta anche da materiali di riciclo: «oltre alla carta classica che si utilizza per le lavorazioni in cartapesta, ho utilizzato anche quella proveniente dai sacchi della farina dei tre forni di Amatrice».

Una commissione che Uccio ha ottenuto da don Humberto Gomez e don Antonio Dileo, parroci della chiesa romana Santa Caterina da Siena, grazie alle sue numerose esperienze nell’ambito dell’artigianato a Matera.

Una giornata emozionante per Uccio: «molti volontari e amici sono passati ad Amatrice in questi mesi a vedere le fasi di lavorazione e gli sviluppi, lasciando prime impressioni, consigli, congratulazioni, ringrazio di cuore tutte le persone qui presenti soprattutto i miei amici amatriciani che hanno reso fantastico questo giorno molto importante».

Ad impreziosire l’opera di grande valore simbolico, il “contenuto” del crocifisso: all’interno della statua sono infatti presenti dieci preghiere scritte da bambini di Amatrice.

Tra gioco e memoria: prosegue il progetto di ricostruzione dell’identità collettiva

Gli “incontri di comunità” iniziati martedì 13 marzo ad Amatrice e dedicati al progetto “Memoria e identità collettiva”, sono proseguiti nei giorni successivi nei comuni di Accumoli, Posta, Borbona e Cittareale. L’iniziativa è stata pensata da Caritas e diocesi di Rieti con l’obiettivo di accompagnare la ricostruzione materiale alla ricostruzione e al mantenimento della memoria degli usi e delle tradizioni locali, attraverso l’ascolto di testimonianze raccolte dalla viva esperienza dei testimoni.

Rotto il ghiaccio con un quiz, si lascia dunque spazio al racconto convenuti. Come nel caso degli ospiti della Rsa San Raffaele di Borbona, la cui riunione ha segnato l’inizio della seconda settimana del progetto. Per facilitare il lavoro, gli operatori Caritas hanno fornito ai presenti due cartoline raffiguranti la ciambella del bambino, tradizione amatriciana del 6 gennaio, e il cavallo di Sant’Antonio, simbolo della tradizione del comune di Posta. A partire dalle immagini, ogni presente ha avuto l’occasione di ricordare e raccontare la propria esperienza al riguardo.

Durante l’incontro sono stati inoltre mostrati agli anziani due brevi filmati, nei quali si narrano le due tradizioni e la loro origine.

Giovedì e venerdì, altri incontri si sono svolti a Steccato di Posta e Borbona, con protagonisti i bambini e i loro genitori. Gli operatori Caritas hanno proposto giochi inerenti la Pasqua e messo a disposizione creta per modellare piccoli oggetti. Le attività hanno visto grande collaborazione fra i bambini, i genitori e gli operatori, suscitando in tutti molta soddisfazione.