Il restauro di una fontana per ricominciare

In una piccola frazione come Colli il fontanile ha sempre rappresentato una risorsa per l’intera comunità. In questi piccoli borghi, alla fonte si incontravano le donne che, con le ramate conche, procuravano l’acqua per il fabbisogno giornaliero per le proprie famiglie. Gli uomini, d’altro canto, ci conducevano le mandrie di mucche e di pecore per abbeverarle, e i bambini ne facevano un parco giochi naturale.

La vita sociale del paese ruotava intorno al fontanile che scandiva l’andamento delle giornate con lo stesso ritmo dello scorrere incessante dell’acqua che la fonte regalava.

Oggi il fontanile di Colli è stato restaurato grazie ai proventi del libro fotografico AMATRICE il profumo della sua terra che l’autrice, Adriana Pierini, ha voluto finalizzare al progetto di recupero e restauro delle fontane di Amatrice, valorizzando i profumi di questa terra, in un momento storico in cui dominava l’acre odore della polvere.

Il libro è stato realizzato grazie al sostegno dell’Associazione Laga Insieme onlus di Amatrice-Accumoli, promotrice di progetti a favore della salvaguardia e valorizzazione del patrimonio culturale delle comunità, e all’appoggio incondizionato degli abitanti di Amatrice.

Oggi il recupero di questa fonte segna il tangibile valore della ricostruzione e rappresenta per la comunità il recupero di un passato guardando il futuro.

Domenica 16 agosto, alle ore 12.00, presso la frazione Colli, ci sarà la cerimonia di inaugurazione della fontana restaurata.

Nel segno di Maria: lectio del vescovo ad Amatrice

«Sono assessore regionale al Turismo e alle Pari Opportunità – ha esordito Giovanna Pugliese – e questo evento mi è sembrato un ottimo modo per conciliare entrambi i campi di azione. «È un progetto comunitario, pensato insieme a tante realtà: dalle colleghe della giunta Zingaretti, dalle Misercordie d’Italia, dalle associazioni di donne e dalle rappresentanze di donne imprenditrici:  un’idea voluta e sviluppata per tenere insieme sia la sensibilità cattolica che quella laica: a partire dal riferimento di Maria, e dal culto mariano molto forte nella nostra regione».

Con Maria. In cammino con l’Arte, la Bellezza e la Cultura nel Lazio” è un progetto nato da lontano e che abbraccia numerosi aspetti artistici, sociali e comunitari del centro Italia. Uniti dal filo rosa che solo le donne sanno legare al meglio, e a partire dal culto della donna per eccellenza, la Madonna, Colei che qualsiasi donna di questo mondo può imitare.

Nel fresco pomeriggio di venerdì 7 agosto, il progetto voluto dalla Regione Lazio ha preso avvio da Amatrice, con i saluti istituzionali degli assessori Pugliese, Sartore e Di Berardino e del sindaco di Amatrice Antonio Fontanella. «All’inizio avevo perplessità perchè era un’iniziativa senza’altro complicata, ho fatto fatica a comprenderla», ha detto il primo cittadino. «Poi ci ho riflettuto su ed ho capito che era una cosa veramente importante, ammirevole, che mette insime tante sensibilità e unisce tante probelmatiche su cui è bene lasciare accesi i riflettori.

Ma nell’auditorium en plein air creato nello spazio antistante la Caritas non c’erano solo le autorità, ma anche tanti cittadini comuni. Fulcro del pomeriggio, la lectio magistralis del vescovo Domenico, incentrata sulla figura della Madonna.

Vergine madre, figlia del tuo figlio, umile e alta più che creatura, termine fisso d’etterno consiglio, tu se’ colei che l’umana natura nobilitasti sì, che ‘l suo fattore non disdegnò di farsi sua fattura. Parte dal paradiso di Dante monsignor Pompili, «perché opera una congiunzione che sembra diventata impossibile oggi: in Maria di Nazareth mette insieme – senza imbarazzo – non soltanto la vergine e la madre, ma più radicalmente la donna e la madre. Oggi, sembra, infatti, che si tratta di dover scegliere: o si è donna o si è madre; quasi una variante – mi si permetta l’impertinenza – di un’altra stucchevole alternativa al femminile: o sei carina o sei intelligente?»

«Guardando a Maria di Nazareth – ha proseguito il vescovo – vorrei far emergere una persuasione, che ho peraltro riscontrato nella mia esperienza della madre, che mi autorizza ad addentrami, ad inoltrami nel mistero dell’altro da me. La persuasione, anzi, la mia convinzione è presto detta: non si è compiutamente donne se non si desidera essere madri (non necessariamente facendo figli), ma più radicalmente, non si può essere madri vere senza essere donne compiute. Detto in modo più esplicito: una donna non può aprire il suo corpo ai figli, consentendo loro di amare la vita, se non è in grado di accoppiarsi eroticamente, in modo profondo e non in superficie, con il suo uomo. La passione amorosa non è poca cosa per la donna, sta al centro del suo modo di essere. Ne segue che la sua realizzazione come cittadina e lavoratrice non è in contraddizione con questo, ma ne deriva e ciò pone all’arrivismo maschile un argine».

«La storia del re Salomone, è un racconto drammatico che introduce alla madre che è prima ancora donna. E la maternità non è tutto. Un giorno andarono dal re due donne che abitavano nella stessa dimora e che da poco erano diventate madri entrambe. Si presentarono dinnanzi a lui e una disse che il figlio della ragazza che l’accompagnava era morto durante la notte perché questa vi si era addormentata sopra e che questa aveva posto su di lei, mentre dormiva, il figlio morto, prendendo invece quello vivo. L’altra donna replicò che non era vero, che il figlio morto non era dell’altra e che non vi era stato alcuno scambio. Allora il re ordinò di farsi portare una spada e disse che avrebbe tagliato a metà il figlio vivo e che avrebbe dato una parte all’una e un’altra parte all’altra. La madre del bambino si rivolse al re dicendo in lacrime di dare il bambino all’altra donna, mentre l’altra rispose che il bambino non doveva essere di nessuna delle due e doveva essere diviso a metà. Il re disse: Date alla prima il bambino vivo. Questa è sua madre».

«Questo racconto spiega come la funzione materna, non patologica, preferisca la vita del figlio senza proprietà rispetto alla morte di questo. Questi sono due aspetti della maternità, una madre che soffoca, schiaccia il figlio e il suo desiderio, quella che si definisce la mamma “chioccia” che vuole sempre i suoi figli con sé, o quella che Lacan definisce la mamma “coccodrillo”, che finisce per ingoiare suo figlio. Il rischio della maternità è questo, la completa fusione, l’assenza di identità. È proprio in questa fase che occorre il padre, con la sua funzione di porre delle regole. Il bastone che va messo tra le fauci del coccodrillo è il Nome del Padre che impedisce al figlio di morire, evita l’incesto, ed impedisce che questo venga completamente assorbito dal materno.

Non solo serve il padre per evitare la morte matricida del figlio, ma occorre che la madre si ricordi di essere anche donna, la funzione materna non può uccidere l’essere donna. Lo scontro sembra essere un po’ quello tra Maria, madre per eccellenza nella visione patriarcale, una versione socialmente accettata, benefica e positiva, ed Eva, incarnazione per l’ideologia patriarcale di una donna cattiva, peccaminosa, lussuriosa. Dominava dunque una visione della donna schizoide e manichea, dove la donna era il male e la madre era il bene. Ora questa visione, con la libertà sociale e sessuale acquisita dalle donne, è venuta meno, anzi è stata radicalmente sovvertita; le donne oggi lavorano e hanno sempre meno tempo da dedicare ai propri figli. Va rimarcato che è proprio l’assetto sociale attuale che sancisce questa bipartizione tra donna e madre e la loro completa scissione, al punto che nell’ipermodernità la maternità è vissuta come un handicap alla propria affermazione sociale. L’integrazione di queste due anime del femminile, della donna e della madre è, dunque, necessaria, poiché l’una senza l’altra sono destinate a fallire. La loro convivenza dinamica rende la funzione materna attiva nel processo di affiliazione e di umanizzazione della vita. Nel suo desiderio la donna salva il bambino, non nell’essere in completa simbiosi e fusione, ma nel fatto che, non solo la madre, ma anche la donna abbia un desiderio che vada al di là della maternità; il bambino ha bisogno della presenza, ma allo stesso tempo dell’assenza della madre».

«Tre sono i tratti fondamentali della madre che si ricavano dal suo essere donna: le mani, il volto e il seno», conclude monsignor Pompili.

«Le mani materne sono mani che trattengono la vita nella vita, sono mani che non abbandonano, ma che, anzi, ci afferrano nell’attimo in cui percepiamo la caduta nel vuoto. Le mani della madre sono di per sé già un linguaggio, certamente non alfabetico, ma, come dice Lacan, nello sviluppo della soggettività non c’è un tempo che ha preceduto il linguaggio e poi un tempo che segnala l’accesso al linguaggio».

«Il secondo tratto fondamentale è il volto. La nostra esplorazione del mondo è stata soprattutto, da principio, esplorazione del volto della madre, ed in verità ci siamo potuti guardare, per ciò che siamo, solo attraverso lo sguardo della figura materna. L’incontro con lo sguardo materno, dunque, fonda la nostra immagine e l’amabilità o meno della stessa: il volto materno è ciò che ci consente di vederci per quello che siamo. Ma non basta. Il volto della madre non è solo percezione e riflesso di noi stessi, è qualcosa di più importante: un bambino attraverso il viso della mamma incontra il viso del mondo, ossia il viso della madre apre o chiude il viso del mondo. L’angoscia dipinta nello sguardo materno si trasferirà immancabilmente anche in quella del figlio, che non sarà in grado di approcciarsi serenamente alla realtà esterna. Se la mamma, dunque, osserva il figlio ancora piccolo con occhi di paura e di ansia, il bambino crescerà nel pianto e nel terrore. Viceversa, se il volto materno si aprirà in un sorriso incoraggiante, il bambino sarà spinto, serenamente, ad esplorare il mondo con curiosità e audacia».

«Il terzo ed ultimo punto focale è il seno, come elemento che la madre ha da offrire al bambino e che risponde al bisogno di cure che il figlio richiede al proprio genitore. Con il seno la madre soddisfa il bisogno di nutrimento del figlio, ma il tratto essenziale che si rivela dietro il seno non è solo questo: il seno si trasforma in segno quando la madre, offrendolo al piccolo, non lo usa semplicemente per soddisfarne le necessità fisiche, ma diventa simbolo necessario per confermare la presenza della madre. Il segno della presenza della madre altro non è che il segno della presenza del suo amore, donata attraverso il seno. Uno sdoppiamento fondamentale della figura della madre. La madre sufficientemente buona è la madre che non dimentica la donna, ma ne viene attraversata e rigenerata. Bisogna riconoscere che anche nella storia della fede a proposito di Maria si è assistito ad una progressiva riduzione della femminilità e della carnalità della donna a favore di una spiritualizzazione ed evanescenza della figura di Maria».

In conclusione, monsignor Pompili si sofferma su un riferimento cinematografico, tratto dal film Mia madre, di e con Nanni Moretti.

«Nella pellicola la mamma è una professoressa di latino. La generazione che segue alla sua smarrisce il senso di questa materia scolastica e la successiva smette di studiarla quasi completamente, nonostante l’affetto così saldo per la nonna. Si tratterebbe, quindi, del distacco della società italiana dal retaggio materno della sua cultura umanistica,, così come è stata vissuta nel Novecento dalla borghesia. La morte di questa particolare madre simbolica, travolge i figli completamente, svuotati, nel lavoro e nella vita personale, mentre lei, la madre in procinto di morire, è l’unica a poter articolare seppure a fatica, la parola “domani” con cui il film si conclude. Una morte che lascia un vuoto incolmabile a fronte di un’impossibilità di tramandare e passare il testimone? La domanda è aperta e lasciata alla vicenda di ciascuno».

«Allora comprendiamo perché Maria, la donna, anzi la Madonna, sia per credenti e non credenti un “segno” da decifrare: è nel nome della donna che è madre, infatti, che si inaugura la vita e la si trascende per sempre».

 

“La ragazza con la valigia”: sabato 8 agosto lo spettacolo di Paola Minaccioni

Al via il progetto “Con Maria, in cammino con l’Arte, la Bellezza e la Cultura”, promosso dall’Assessorato al Turismo e Pari Opportunità della Regione Lazio. Primo appuntamento ad Amatrice (RI), venerdì 7 agosto e sabato 8. Incontri, masterclass, spettacoli e attività dedicate alle donne nell’area Don Minozzi del Centro Caritas.

Interverranno il Sindaco di Amatrice Antonio Fontanella, i Consiglieri regionali Fabio Refrigeri e Sergio Pirozzi, gli Assessori della Regione Lazio Giovanna Pugliese, Alessandra Sartore e Claudio Di Berardino, il Vescovo di Rieti Monsignor Domenico Pompili ed altri rappresentati delle Istituzioni civili e religiose.

Alle ore 19.00 di sabato 8, l’incontro dal titolo “l’energia delle donne”. Parteciperanno: Vincenza Bufacchi, Direttrice CNA Rieti; Maria Antonietta di Gaspare, Sindaca di Borbona; Saveria Fagiolo, Socia fondatrice della Casa editrice Funambolo; Sonia Mascioli, Presidente della Casa delle Donne di Amatrice; Claudia Mozzetti, titolare del laboratorio gastronomico “Al Corso”; Marina Serafini, ideatrice del profumo “401 È Amatrice” e titolare dell’azienda “Riflessi”; Giovanna Pugliese, Assessora regionale al Turismo e Pari Opportunità; Alessandra Sartore, Assessora regionale alla programmazione economica e Bilancio. Modera l’incontro Gemma Giovannelli, giornalista di RAI3.

Sempre nella serata di sabato, alle ore 20.30, lo spettacolo di e con Paola Minaccioni “La ragazza con la valigia” col quale l’attrice riproporrà i suoi personaggi comici, nati in teatro e resi noti dalla televisione, dalla radio e dal cinema.

“Sono davvero felice del fatto che il progetto “Con Maria, in cammino con l’Arte, la Bellezza e la Cultura” parta da Amatrice, un luogo simbolo della nostra Regione, al quale dobbiamo costantemente continuare a dare le attenzioni che merita”, dichiara Giovanna Pugliese, Assessora al Turismo e Pari Opportunità della Regione Lazio. “Come per le altre tappe del progetto che scopriremo nel corso dei prossimi mesi, abbiamo scelto Amatrice perché in questo luogo, e attorno alla Chiesa di Santa Maria dell’Ascensione o Filetta, è forte il culto mariano”, continua Giovanna Pugliese. “Abbiamo costruito un programma ricco e articolato con contributi autorevoli per approfondire sia gli aspetti più spirituali legati a Maria sia le questioni centrali nella vita di una donna: il ruolo che ricopre nella società, le pari opportunità, il contrasto alla violenza maschile, la prevenzione, la salute e la medicina di genere”.

In cammino con Maria: cultura, salute, spiritualità. Ad Amatrice un percorso dedicato alle donne

Maria, la Madonna, è una donna «che qualsiasi donna di questo mondo può imitare». Emblema dell’ascolto e della speranza, è una figura cardine anche nella religione musulmana. Sempre vicina agli umili, con la sua maternità abbraccia la sfera divina e l’umanità tutta, anche nelle sue sfumature più controverse. Maria è la Santa venerata in cinque continenti, è colei che “appare” nei più disparati luoghi del mondo. Ma è anche la ragazza alla quale appare l’arcangelo Gabriele, è dunque la «donna che si stupisce», come scrive Papa Francesco. Uno stupore legato al ruolo cruciale che una donna può rivestire.

“Con Maria” è un progetto che vuole mettere in relazione un percorso spirituale sulle tracce della Madonna, con un percorso di prevenzione e informazione sulla salute delle donne, sul loro ruolo nella società e in contrasto alla violenza di genere. A questi binari si affianca un percorso culturale che mette in luce temi come la donna nella storia, la donna nutrice, la donna e il lavoro, la donna e il diritto, la donna e la maternità, la donna in famiglia e comunità, la donna e le religioni, la donna e l’arte, la donna e la scienza, la donna e la modificazione corporea.

Sono temi che saranno affrontati attraverso il linguaggio della musica, del cinema e del teatro. Reading, masterclass, spettacoli, dj set, concerti, laboratori e corsi (fotografia, bricolage, pittura, ceramica, decoupage) si svolgeranno nei luoghi del Lazio da luglio 2020 ad aprile 2021.

È prevista la partecipazione delle scuole di ogni ordine e grado, che possono concorrere alla produzione di illustrazioni, racconti, materiale audiovisivo riguardo la figura di Maria.

Il progetto prevede diverse fasi: appuntamento di apertura (conferenza stampa con la presentazione del progetto); cinque appuntamenti di svolgimento sui luoghi di Maria (uno a Roma e uno per ogni provincia del Lazio, partendo da Amatrice) comprendenti i tre aspetti spirituale (liturgico – artistico), prevenzione e informazione (visite mediche e consulenze professionali), culturale. Seguirà un appuntamento di chiusura a Roma.

Ad Amatrice l’iniziativa è legata alla chiesa di Santa Maria dell’Ascensione, o Filetta: un santuario costruito nel 1472 sul luogo in cui la pastorella Chiarina Valente vide cadere dal cielo un cammeo luminoso, nel quale riconobbe l’immagine della Madonna.

La tradizione vuole che ogni anno, la domenica dell’Ascensione, a maggio, in occasione della festa della Madonna di Filetta, patrona di Amatrice, una processione unisca al capoluogo tutti gli abitanti dell’amatriciano per celebrare la messa ed il successivo pic-nic sui prati circostanti. Anche se non è crollata, la struttura, ricca di testimonianze artistiche, è stata pesantemente danneggiata dai terremoti del 24 agosto e del ottobre 2016.

L’appuntamento per l’iniziativa “Con Maria. In cammino con l’Arte, la Bellezza e la Cultura nel Lazio” è per il 7 e 8 agosto.

Amatrice, il vescovo benedice i primi cinque appartamenti della ricostruzione

«Un’emozione incontenibile»: è quella provata delle prime cinque famiglie che ad Amatrice, a quasi 4 anni di distanza dal sisma, coronano il sogno di lasciare le soluzioni abitative di emergenza per rientrare finalmente in vere case. Ad essere esatti, si tratta delle abitazioni del condominio “San Cipriano Palazzina C”. le cui chiavi sono state consegnate questa mattina. Cinque appartamenti di 90 metri quadrati circa ognuno, interamente ricostruiti nel pieno rispetto degli standard di sicurezza e risparmio energetico, che rappresentano un segnale di speranza e incoraggiamento per tutti.

Lo ha spiegato al momento della benedizione il vescovo Domenico, parlando di un momento che «dà la misura di come è possibile tornare a vivere in questo territorio». Un momento di fiducia per chi è passato dalle macerie alle tende, poi alle Sae: «un anticipo di della ricostruzione che oggi che abbiamo potuto toccare con mano».

«Un bellissimo segnale che rende grazie a chi ci ha creduto, a chi non ha mollato, a chi ha costruito e a chi ci ha messo l’ingegno», ha commentato il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, felice di poter smentire la paura «che non si arrivasse mai a questo momento».

Sono molti i cantieri aperti: decine di abitazioni, ma anche di un albergo. Entro la fine di agosto è prevista la consegna di 100 appartamenti, con la conseguente liberazione di altrettante Sae, che l’Amministrazione comunale intende mettere a disposizione delle famiglie che sono ancora fuori dal territorio in regime di autonoma sistemazione.

Presenti all’inaugurazione anche l’Assessore al Lavoro e Politiche per la Ricostruzione, Claudio Di Berardino, insieme all’assessore allo Sviluppo Economico Paolo Orneli, accompagnati dal sindaco, Antonio Fontanella. Durante la mattinata Zingaretti e Di Berardino hanno visitato i cantieri degli appartamenti che verranno consegnati entro la fine di quest’anno.

«Nel mese di giugno – ha ricordato Di Berardino – erano stati aperti i due cantieri per la messa in sicurezza e sistemazione della strada di ingresso in Corso Umberto e per il consolidamento strutturale e rifacimento del manto stradale del Ponte a Tre occhi che collega Amatrice all’Aquila. Prosegue parallelamente anche la ricostruzione privata, entro la fine di  luglio consegneremo altri 13 appartamenti. Iniziative che dimostrano come il lavoro di squadra e di condivisione degli obiettivi tra le istituzioni e i soggetti interessati sia efficace e utile ad accelerare il processo di ricostruzione su cui continua incessante il nostro impegno».

Di Berardino, sopralluoghi nei cantieri: «La ricostruzione prosegue»

Procedono ad Amatrice i cantieri i cui lavori sono stati consegnati a fine maggio. Si tratta della messa in sicurezza e sistemazione della strada di ingresso a Corso Umberto I e del consolidamento strutturale e ripristino del manto stradale del Ponte a Tre Occhi, che collega Amatrice all’Aquila.
Il primo cantiere, al chilometro 42+200 della Picente, fa parte del primo stralcio delle opere Anas per la ricostruzione e è direttamente seguito da Astral. In questo caso l’importo stanziato è di circa 900.000 euro e si prevede la fine dei lavori a dicembre 2020.
L’intervento che riguarda il Ponte a Tre Occhi è invece seguito direttamente dalla direzione lavori pubblici della Regione Lazio e prevede la sistemazione dei 90 metri di asfalto e la messa in sicurezza delle arcate portanti, sanando completamente i danni causati dalle scosse del 2016. I lavori dureranno 7 mesi con una spesa complessiva di circa 2 milioni di euro.

Il 13 giugno, Claudio Di Berardino, assessore al Lavoro e Politiche per la ricostruzione della Regione Lazio, ha effettuato i sopralluoghi di questi due cantieri, che sono tra i primi a essere stati aperti dopo lo stop dettato dall’emergenza epidemiologica. «Gli interventi – ha spiegato – hanno un alto valore non solo logistico ma anche simbolico come vie di accesso a Amatrice. Questo è il segno che la ricostruzione sta proseguendo, con questa e altre opere che abbiamo messo in campo in tutta l’area del cratere. Da parte nostra continueremo ad essere presenti in un rapporto costante con le istituzioni locali, le associazioni e i cittadini nel monitoraggio dei cronoprogrammi delle opere da ricostruire, sia pubbliche che private».

La macchina della solidarietà non si ferma: presentato il progetto del Centro Polifunzionale “Pio Cretaro”

Nella mattina del 13 giugno, presso il Polo del Gusto di Amatrice, si è svolta la presentazione del progetto dell’edificio polifunzionale Pio Cretaro. Dopo la benedizione del sito dove sorgerà il cantiere, situato in quella che è stata l’Area Campo zero di Amatrice, ha preso vita una conferenza in cui sono state spiegate le caratteristiche e le finalità della struttura.

Prima su tutte quella di commemorare, nel giorno del decennale della sua prematura scomparsa, un giovane dal cuore d’oro, Pio Cretaro al quale è dedicata la struttura, nata dalla collaborazione di più parti: Impre.Do S.r.l, Associazione Nazionale Alpini (Gruppo Abruzzi, Sezione Amatrice) e Opera Nazionale del Mezzogiorno d’Italia hanno infatti commissionato allo Studio Tecnico Re_Store la progettazione di uno spazio che diventerà un nuovo punto di riferimento per il borgo.

«Sarà un edificio al servizio della comunità di Amatrice», ha esordito l’alpino Fabio D’Angelo. Con i suoi 330 metri quadrati divisi in più livelli, la struttura ospiterà la sede dell’Associazione Nazionale Alpini di Amatrice, la Protezione Civile Locale e il Centro Operativo Comunale. L’opera sarà realizzata interamente in acciaio e legno con una forte impronta bioedile. «È un’opera destinata a fare del bene e che si può adattare a tutte le esigenze», ha evidenziato Michele Sportoletti referente per Abita Vegher, azienda trentina specializzata nella realizzazione di strutture ad alto risparmio energetico e antisismiche.

«Per noi è un grande onore destinare questa struttura a mio cugino Pio, persona di cuore. Abbiamo trasformato il vuoto in qualcosa di utile», ha affermato Daniele D’Orazio dell’azienda Impre.do, ricordando la bontà d’animo del piccolo Pio che, non a caso, nel 2005 era stato premiato come bambino più buono di Italia.

Anche il presidente  dell’Associazione Nazionale Alpini sezione Abruzzi, Pietro D’Alfonso, ha espresso parole di gioia. «L’idea era quella di realizzare qualcosa di concreto per la cittadinanza e ridare una casa al gruppo Alpini di amatrice. Abbiamo iniziato questo programma grazie a delle stupende persone: quando si dona qualcosa per aiutare gli altri, non ci sono parole per descrivere l’emozione».

«Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date», con queste parole è invece iniziato l’intervento di don Cesare Faiazza, Segretario Generale dell’Opera Nazionale per il Mezzogiorno. Don Cesare ha spiegato come l’area del Don Minozzi, in una cui parte sorgerà la struttura, sia stata creata, nell’immediato dopoguerra, per dare rifugio ai figli rimasti orfani, affinché potessero tornare nella società con la dignità di un titolo di studio. Oggi, il progetto che vede la rigenerazione degli edifici nel segno della Casa Futuro, come in passato vuole far sì che si possa limitare lo spopolamento, assicurando un vita dignitosa a chi rimane.

«Si parla tanto di buone pratiche e credo che oggi questo gesto sia il segno di come una buona pratica si possa conoscere»: con queste parole è intervenuto l’assessore Claudio Di Berardino, che ha sottolineato la bontà di un «gesto di altruismo che arriva in un periodo non immediato e, quindi, ancora più apprezzabile». In ultimo, ha posto l’accento sull’importanza della collaborazione tra pubblico e privato per rafforzare la macchina della ricostruzione.

Sulla stessa lunghezza d’onda anche il sindaco di Amatrice, Antonio Fontanella, che ha ringraziato i presenti per aver «partecipato alla ricostruzione del territorio attraverso un aiuto concreto volto all’intervento sociale», esortando i presenti  a non alimentare lo sconforto e il disorientamento ma, riprendendo gli insegnamenti di Zamagni «ad essere uomini pro-sociali, volti ad una vita serena vissuta in armonia con gli altri». E un ragazzo pro-sociale era anche Pio Cretaro, come descritto da Angelo Veronesi, sindaco di Monte San Giovanni Campano, città natale del ragazzo.

Al termine della cerimonia, i genitori di Pio hanno ricevuto degli omaggi. Il più significativo è stato sicuramente quello donato dagli alpini: «dalle belle parole che abbiamo ascoltato oggi, non possiamo fare a meno di pensare che Pio sarebbe stato un ottimo alpino», ha concluso Pietro D’Alfonso.

L’assessore Di Berardino: «Aperti ad Amatrice due nuovi cantieri, la ricostruzione prosegue»

«I cantieri nell’area del cratere, dopo lo stop dettato dell’emergenza epidemiologica, stanno ripartendo. Ieri pomeriggio è stata consegnata la documentazione per l’apertura del cantiere i cui lavori permetteranno la sistemazione e la messa in sicurezza del Ponte a Tre Occhi ad Amatrice. L’intervento è seguito direttamente dalla direzione lavori pubblici della Regione Lazio e prevede la sistemazione dei 900 metri di asfalto e la messa in sicurezza delle arcate portanti, sanando completamente i danni causati dalle scosse del 2016. I lavori dureranno 7 mesi con una spesa complessiva di circa 2 milioni di euro.

Pochi giorni fa, inoltre, si è aperto un altro cantiere ad Amatrice, e riguarda la strada di ingresso a Corso Umberto I. I lavori fanno parte del primo stralcio delle opere ANAS per la ricostruzione e sono direttamente seguiti da ASTRAL. In questo caso l’importo stanziato è di circa 1,3 milioni di euro e si prevede la fine dell’intervento tra 6 mesi. Questo cantiere, come quello del Ponte, ha un alto valore non solo logistico ma anche simbolico. Entrambi sono due luoghi per l’accesso ad Amatrice, uno come nodo viario, l’altro come porta di ingresso al corso principale. Non ultimo, le attività cantieristiche hanno una ricaduta occupazionale.

L’apertura di questi due cantieri è il segno evidente che la ricostruzione prosegue. Certamente la strada da percorrere è ancora lunga ma la programmazione che abbiamo messo in campo indica l’avvio di nuovi cantieri nell’area del cratere nei prossimi mesi. Da parte nostra seguiremo e monitoreremo l’andamento dei lavori con una presenza costante sul territorio e sarò personalmente presente la prossima settimana per un sopralluogo per verificare lo stato di avanzamento».

Così in una nota Claudio Di Berardino, assessore al Lavoro e Politiche per la ricostruzione della Regione Lazio.

L’Area Food non riapre, i ristoratori: «Ci teniamo cauti»

Fase due e nuovo decreto su riaperture e spostamenti: ad Amatrice il settore della ristorazione si sta preparando per ripartire in tutta sicurezza. Dalla sanificazione dei locali al distanziamento sociale, sono molteplici le norme da rispettare come molteplici sono i punti di vista dei ristoratori. All’interno dell’Area Food c’è chi si è organizzato per fornire un servizio di asporto e chi, invece, posticiperà la riapertura.

Situazione in stallo

«Siamo in una fase in forse», afferma la titolare del ristorante Il Castagneto. «Non abbiamo riaperto il 18 perché la situazione non è chiara a causa dei numerosi decreti e non vorremmo incorrere incontro a sanzioni».

Intanto, però, già dal 4 maggio, l’attività fornisce un servizio di asporto.

«Lavoriamo con le persone del posto e, a pranzo, con gli operai delle ditte dei pochi cantieri che sono ripartiti. È un lavoro minimo, ma pur di non stare a casa, si fa».

Certo è che con la chiusura forzata, tutto il paese sta risentendo delle mancanza di turismo, soprattutto in vista della bella stagione. La speranza, almeno per ora, è quella di un allentamento dei divieti per gli spostamenti regionali, che permetterebbe ai proprietari delle seconde case di tornare.

Emergenze in contraddizione

Uno dei problemi più gravosi è, però, che non tutti i ristoranti dispongono di ampi spazi. Chi, ad esempio, riusciva a servire 20 coperti, con le nuove norme potrà servirne la metà, con una perdita
ingente di profitto. Per questo, alcune attività hanno deciso di prendersi ancora un po’ di tempo, rimandando la riapertura.

«Rimarremo chiusi fino al 1 giugno» racconta la proprietaria del ristorante La Conca. «Ci teniamo cauti e aspettiamo che questa prima fase di riapertura dia i primi segnali positivi per fare una stima e strutturare gli approvvigionamenti, ormai sospesi dall’8 marzo». La complessità della normativa, inoltre, non prende in considerazione la delicata situazione delle attività del luogo che, a causa del sisma, hanno già subito un dislocamento.

«Per noi la distanza dei tavoli è un problema – continua – perché dobbiamo procurarci un container dove riporre il materiale che dobbiamo togliere: dopo il terremoto non abbiamo più disponibilità di cantine o depositi. Per di più, l’impiego di divisori in plexiglass, oltre che oneroso, ridurrebbe ancora di più lo spazio».

Visto anche lo scarso numero di turisti, il ristorante non effettua nemmeno il servizio di asporto, rimandando a giugno tutte le decisioni.

Asporto e creatività

Spostandosi, invece, sulle rive del lago Scandarello, l’agriturismo Il Piccolo Lago si sta preparando per il servizio take-away. «Abbiamo sperimentato l’asporto con il camion cucina dopo il terremoto e ora faremo lo stesso con il ristorante» commenta la titolare. «La normativa sulla riapertura dei locali non è chiara: come eseguire le sanificazioni degli spazi e delle stoviglie e come mantenere la distanza? Non vogliamo incappare in sanzioni, per questo, al momento, riapriremo solo con l’asporto».

«L’idea è quella di creare un’esperienza di pic-nic in riva al lago, usufruendo degli ampi spazi all’aperto di cui disponiamo e che permettono di garantire la distanza di sicurezza».

Un primo segnale di ripartenza per questa attività che è chiusa dallo scorso dicembre per lavori di ampliamento. Testimonianze da cui emerge un quadro molto chiaro: l’effettiva difficoltà di attuazione delle norme del nuovo decreto unite alla mancanza di turismo, stanno mettendo a dura prova un territorio che da poco ha iniziato a rialzarsi.

Per questo, all’unanimità, i gestori dei ristoranti hanno avanzato l’opzione che il governo avrebbe dovuto pensare ad una normativa diversa per le zone terremotate, che tenesse conto di tutte le esigenze già presenti sul territorio.

 

Non un cratere, ma una speranza. Amatrice festeggia la Filetta

Evviva Maria, Maria Evviva, Evviva Maria e chi la creò: Amatrice festeggia la Madonna della Filetta. Nella mattina di domenica 24 maggio la comunità si è ritrovata presso il campo sportivo per celebrare in sicurezza la patrona della città.

«Quest’anno non abbiamo potuto festeggiare come si è fatto per 500 anni», ha spiegato il sindaco Antonio Fontanella, sottolineando come questa festa fosse per gli abitanti «la giornata dell’identità, in cui tutti la comunità amatriciana si ritrovava spinta da un senso di fratellanza e da un spirito di grande unione».

Rimandando al prossimo anno la processione, gli amatriciani hanno onorato ugualmente la tradizione, presentandosi in gran numero alla liturgia della domenica presieduta dal vescovo. Una messa inconsueta, celebrata all’aperto con una distanza minima di un metro tra un posto e l’atro e con l’obbligo di indossare la mascherina.

I dispositivi di sicurezza non hanno però coperto l’emozione negli occhi dei fedeli che, commossi, hanno seguito con partecipazione tutta la celebrazione.

«Salire sul monte è faticoso, ma quando si ha la gioia di arrivare in vetta si sente una sorta di liberazione da tutto ciò che ci appesantisce. Basta sollevare lo sguardo e incrociate i monti della Laga per provare un’esperienza che allarga il cuore»: con queste parole il vescovo Domenico ha si è rivolto ai presenti, invitando a distogliere lo sguardo da un’Amatrice concepita come mero cratere.

Riferendosi poi alla parola del Signore nel giorno della sua ascensione al cielo, don Domenico si è soffermato sulla parola “insegnare” intesa come “segnare” capace, cioè, di dare dei segni che possano orientare. «Dio solo sa quanto in una realtà come la nostra che ha perso i suoi riferimenti abituali, sia importante per noi avere la forza di creare dei segni che aiutino ad orientare la nostra vita e ad alimentare la nostra speranza».

In questo senso, ha fatto riferimento a due gradi prossimi segni che decreteranno un contributo importante nell’ottica della ricostruzione. Il primo sarà quello dell’ospedale, la cui posa della prima pietra è prevista per la fine dell’estate, il secondo sarà il progetto della Casa del Futuro, che convertirà, invece, l’area del don Minozzi.

«Per non restare travolti ricostruzione – ha concluso – non basta affidarsi alla buona volontà ma occorre consegnarsi alle parole del maestro “io sono con voi” che non sono una garanzia ma una promessa che evoca speranza. Solo con la capacità di essere noi per primi a decentrarci, a fare un passo indietro perché venga avanti l’insieme, si può pensare di ricostruire nella giusta direzione».

Al termine della liturgia i presenti hanno intonato la Lode alla Madonna della Filetta che, tradizionalmente, accompagnava la processione. Sotto le mascherine, si è distinta la voce degli uomini per le strofe e quella delle donne nel ritornello, unendo tutti in un metaforico e caloroso abbraccio.

Infine il vescovo e il sindaco si sono recati al monumento del parco comunale per un momento di preghiera in nome di tutte le persone che sono tornate alla casa del padre.