L’affetto dei cavalieri di Cascia

In occasione dei 5 anni dal terremoto, il 22 agosto i Cavalieri di Cascia hanno fatto il trekking a cavallo da Cascia ad Amatrice, portando in dono una statua di santa Rita. La statua, benedetta nella basilica di s.Rita, è stata consegnata al parroco nel sagrato della chiesa di Sant’Agostino, con la presenza della cittadinanza.

I cavalieri hanno fatto due giorni di viaggio per trasportare la statua e don Adolfo ci tiene a ringraziare: «Grazie per questo gesto che hanno fatto, vuol dire che in questo dolore non siamo soli, ci persone che pregano con noi ogni giorno per farci guarire da queste ferite. che il Signore, continui a darci la forza per mezzo di S. Rita da Cascia».

«La memoria non sia un esercizio astratto»: il vescovo Domenico ricorda le vittime di Amatrice

«La memoria dei nostri cari non può essere esercizio astratto, ora quel dolore lo portiamo in questa celebrazione. L’unico antidoto al dolore è l’amore». Ha pronunciato queste parole il vescovo Domenico, prima di presiedere la solenne celebrazione celebrata nel campo sportivo di Amatrice per la ricorrenza dei cinque anni dal terremoto che devastò i paesi dell’alto Lazio.

«È cinta da grandi e alte mura con dodici porte. La città antica era costruita attorno alle mura e alle porte. Mai le une senza le altre. Solo così si stava al sicuro e – al tempo stesso – in relazione. Prendendo spunto dall’immagine utilizzata dall’Apocalisse nel descrivere la città futura, possiamo spingere lo sguardo su queste “terre mosse” dell’Appennino che – dopo anni di incertezza e di ritardi – sembrano avviate finalmente alla loro ricostruzione».

È con questa premessa che il vescovo Domenico Pompili avvia la sua omelia in occasione della Santa Messa celebrata nel campo sportivo di Amatrice per la ricorrenza dei cinque anni dal terremoto. Tra i presenti, il Presidente del Consiglio dei Ministri Mario Draghi, giunto per la prima volta ufficialmente nei territori terremotati del centro Italia.

Dunque, la ricostruzione si sta avviando, «però, ci si accorge che non basta ri-costruire», ha detto monsignor Pompili davanti alla platea commossa, sottolineando che questa’anno, rispetto ai precedenti, «l’atmosfera appare più spepranzosa per l’avvio dei lavori al centro storico». Tuttavia, c’è ancora molto da fare.

Prima di tutto, occorre «“costruire” un nuovo rapporto tra l’uomo e l’ambiente: non limitarsi, cioè, a riprodurre le forme del passato, ma lasciarsi provocare dalla natura, che è creativa e aperta al futuro».

«Non si tratta – ha specificato il vescovo – di un nostalgico recupero della dimensione bucolica, ma di un progetto di investimento economico e di sviluppo demografico, rivolto ad una parte dimenticata del nostro paese, che era tale ben prima del terremoto del 2016. Questi borghi, dunque, vanno ripensati perché sono oggi luoghi di grandi potenzialità. Ciò accadrà se sapremo stipulare o un vero e proprio “contratto” tra la città e la montagna».

facendo riferiemenot all’acqua potabile, all’aria pulita, al cibo di qualità, al legno degli arredi, monsignor Pompili ha sottolineato «un enorme debito che le città hanno maturato verso le aree interne».

Un debito che ora necessita di essere onorat, riabilitando i piccoli borghi con tante accortezze. Curando un’agricoltura di qualità, ma anche occupandosi dei boschi, del mare, dei laghi, delle coste, del paesaggio tutto.

«Non abbiamo bisogno di nuovi presepi, ma di piccoli centri attivi, a presidio di un territorio ancora straordinario e attraente per l’autenticità dei luoghi», ha concluso don Domenico. Senza tralasciare di fare da pungolo per quanto riguarda «l’incomprensibile arretratezza delle sue infrastrutture», dalla statale Salaria «in via di definizione », ai due mari Tirreno e Adriatico, ancora separati per qualche centinaia di chilometri da una ferrovia non ancora realizzata.

 

 

La cecità del male e la fiducia che dà alla vita un’altra possibilità

È un momento duro, vero, faticoso, quello della veglia nella notte tra il 23 e il 24 agosto, vissuto per il quinto anno ad Amatrice. Richiede il sacrificio dell’attesa, la rinuncia al sonno, l’impegno della presenza. Se non può essere altrimenti, è perché il dolore è vivo e il ricordo non può essere sublimato, reso astratto, allontanato quanto basta per viverlo in un altro modo, in un altro orario.

Non si tratta di fare un esercizio di memoria, ma di essere presenti e insieme nel momento esatto in cui la terra ha tremato, le case sono cadute, le vite sono state spezzate. La preghiera aiuta a sentire vicino chi non c’è più e i minuti necessari a leggere tutti i nomi dei caduti sembrano aggiungere al ricordo consistenza e durata. Come i colpi di gong che ne ribattono la presenza fino alle 3 e 36.

«Potranno queste ossa rivivere?». L’interrogativo posto dal profeta Ezechiele ha dato al vescovo Domenico lo spunto per rendere esplicite le domande che nella notte di Amatrice hanno forse attraversato il cuore dei presenti: «Che senso ha la vita se poi passa in maniera così tragica e inaspettata? È possibile poter sperare in un nuovo incontro con chi non è più in mezzo a noi? E che senso ha la mia vita, esposta a questo rischio mortale?». Nel pieno della notte, provocati da quello che è accaduto cinque anni fa, questi dubbi «servono a situarci» e a renderci conto di come «non abbiamo molte risposte». Se non gridare, come il cieco Bartimeo che cerca di farsi notare da Gesù.

Il grido in sé non è una risposta alle domande che albergano nel nostro cuore, «ma è fondamentale se vogliamo che queste non cadano nel vuoto. Fin quando non gridiamo, ha notato mons Pompili, rimaniamo come sospesi. Quando si grida è segno buono, vuol dire che si desidera prepotentemente qualcosa». Anche la veglia nella notte del 24 agosto è un grido, anche se implicito, silenzioso. Un grido simile a quello del bambino che nasce, che avverte della vita che inizia o riprende.

Anche la fede, ha aggiunto il vescovo, nasce da un grido. E spesso sembra rivolto a una promessa mancata. «Ma quando Gesù sente il grido di Bartimeo dice ai discepoli “chiamatelo”. E se non lo convoca lui stesso, è per dire che la fiducia può sorgere solo se ci sono altri intorno a noi che ci si fanno incontro. Lo abbiamo sperimentato in questi cinque anni: quando siamo stati raggiunti da chi ci ha aiutato a continuare a camminare, quando abbiamo avuto la fortuna di essere quasi presi per mano da chi non ci ha mai abbandonati». Segni che vanno presi come un invito a «trovare nella prossimità la forza di reagire alle domande che ci feriscono alle spalle».

Il brano evangelico si conclude con il cieco che si avvicina al Maestro: «Va – gli dice Gesù – la tua fede ti ha salvato». C’è tanta gente sfiduciata, ma «chi è portatore di fiducia dà alla vita un’altra possibilità».

Un atteggiamento che «significa anche onorare quelli che non sono più in mezzo noi», riconoscendo che «la loro vita continua anche attraverso la fiducia che sappiamo seminare».

Crescono i numeri della ricostruzione. Legnini: «Case sicure in tempi ragionevoli per rispetto delle vittime»

Il Commissario per la Ricostruzione, Giovanni Legnini, ha presentato oggi a Rieti il Terzo Rapporto sulla Ricostruzione del Centro Italia. Un passaggio significativo anche perché compiuto alla vigilia del quinto anniversario del primo dei tre terremoti che hanno distrutto il Centro Italia. Il pensiero del Commissario è subito andato al ricordo delle vittime, esteso anche ai morti nel più recente sisma di Haiti. Ma alla memoria si affianca la vicinanza verso quanti hanno deciso di rimanere sul territorio. Perché «il modo migliore per onorare i morti è ricostruire case sicure in tempi ragionevoli».

Ma prima ancora, secondo Legnini, c’è da recuperare la fiducia dei cittadini, scoraggiati dal tempo che passa e da procedure lente e complicate. E qui il Commissario ha rivendicato una sburocratizzazione e un rafforzamento delle strutture che oggi garantisce procedure efficaci e «risorse finanziare forse senza precedenti». Un risultato che è anche merito di un lavoro di squadra, «tra il Governo, gli Uffici Speciali per la ricostruzione delle Regioni, gli Uffici Sisma dei Comuni, le Diocesi che fanno da stazione appaltante per la ricostruzione delle chiese, i cittadini, i comitati, i tecnici, le imprese».

E se è vero che c’è ancora molto da fare, vanno però colti i segnali positivi. Le domande di contributo per la riparazione o la ricostruzione degli immobili danneggiati dal sisma 2016 sono cresciute oltre quota 20 mila e riguardano 52 mila unità immobiliari di tipo residenziale e 1.150 immobili produttivi. L’importo richiesto dai cittadini è di 5,4 miliardi di euro. Le richieste approvate, oltre 10 mila, sono cresciute molto velocemente nell’ultimo anno, ed in particolare nei primi sei mesi del 2021, nel corso dei quali sono stati approvate 3.300 richieste di contributo e completati oltre 1.100 cantieri. Dall’avvio della ricostruzione sono stati ultimati 5 mila interventi su edifici, con 12 mila unità residenziali completate, e in corso i lavori in altri 5 mila cantieri, per 13 mila ulteriori abitazioni.

La ricostruzione si trova dunque in una fase matura, anche se sconta dei rischi dovuti alle dinamiche di mercato indotte anche dalla pandemia. Il ritmo acquisito tra la fine del 2020 e l’inizio del 2021 nell’apertura di nuovi cantieri, rischia in primavera di subire un rallentamento a causa dell’aumento dei prezzi dei materiali da costruzione, al quale si è fatto fronte, recentemente, innalzando la misura del contributo.

«L’accelerazione della ricostruzione, evidente, comporta anche dei problemi. Le imprese che lavorano nella ricostruzione sono tante, 2.659, ma non sufficienti, come il numero dei professionisti che elaborano i progetti. Colgo questa occasione per rivolgere un appello alle imprese e ai professionisti di tutto il Paese: venite a lavorare nel Centro Italia. È un messaggio di fiducia: oggi la governance è ben strutturata e capace di fornire risposte. Se manteniamo questo ritmo, e avremo una capacità attuativa adeguata, quella del Centro Italia, pur difficilissima, può diventare una delle ricostruzioni più veloci», aggiunge il Commissario.

Anche la ricostruzione pubblica, dopo anni di stasi, sta accelerando. Nei primi sei mesi del 2021 gli interventi hanno registrato un sostanziale avanzamento. La spesa, in questo periodo, è stata di 144 milioni di euro (nell’intero 2020 la spesa fu di 62 milioni di euro), portando il totale a 411 milioni di euro.

Le opere pubbliche finanziate dalle Ordinanze, comprese le chiese, le scuole e gli interventi sui dissesti, sono oltre 2.600. In questi sei mesi sono stati sbloccati circa mille interventi. I cantieri al lavoro erano 169, quelli ultimati 251. Nel 2021 hanno visto la luce le 25 Ordinanze Speciali per la ricostruzione dei borghi più distrutti, che danno attuazione ai poteri in deroga concessi al Commissario, e si sono concretizzate le prime iniziative per lo sviluppo economico.

Sono stati avviati il Pacchetto Sisma del PNRR, con 1,780 miliardi, ed il Contratto Istituzionale di Sviluppo, varato dal Ministro della Coesione Territoriale, che finanzia i primi progetti con 160 milioni di euro, la cui programmazione è affidata alla Cabina di Coordinamento, guidata dal Commissario Straordinario, con i rappresentanti di tutte le istituzioni coinvolte.

Nel corso del 2021 è stato definito l’accordo con l’Agenzia delle Entrate sull’uso del Superbonus 110% insieme al contributo pubblico di ricostruzione, che semplifica le procedure e rende possibile coprire con le detrazioni le eventuali spese in accollo ai proprietari. Nello stesso tempo sono stati rafforzati i presidi di legalità sulle attività di ricostruzione, con la firma di numerosi protocolli tra Prefetture, imprese e sindacati finalizzati a contrastare il lavoro nero e le infiltrazioni della criminalità.

«Numeri positivi – sottolinea il Commissario – segno di un’attività che assume finalmente un passo più adeguato alle aspettative dei cittadini colpiti dal sisma, ma anche l’evidenza della necessità di continuare con grandissimo impegno il lavoro intrapreso. Gran parte della ricostruzione deve ancora essere realizzata e le condizioni di sofferenza dei cittadini persistono, ma abbiamo la storica opportunità di una ricostruzione sicura e sostenibile e di nuovi strumenti per il rilancio economico del Centro Italia». E anche in questa prospettiva Legnini si è rivolto alla stampa, ricordando che «il ruolo dell’informazione è molto importante per alimentare fiducia oltre che per evidenziare cosa non va a servizio dei cittadini».

A cinque anni dal sisma, Pompili e Legnini: «Cominciamo a intravedere la luce in fondo al tunnel»

“Forse cominciamo ad intravedere la luce in fondo al tunnel”: cinque anni dopo il sisma del 24 agosto 2016 che devastò l’Italia centrale, il vescovo di Rieti e amministratore apostolico di Ascoli Piceno, mons. Domenico Pompili, si lascia andare ad “un cauto ottimismo” per il futuro del territorio amatriciano, tra i più colpiti dal terremoto. “Nonostante i momenti di incertezza, di difficoltà e di scoraggiamento – racconta al Sir – la parola d’ordine è stata sempre la stessa: ‘andare oltre’”.

Non è un caso che “Andare oltre” è anche il titolo di un volume edito dalla diocesi reatina per raccontare il proprio impegno nel post-terremoto che si può sintetizzare in tre tappe: “Ascoltare, intervenire e contemplare”. Quasi una risposta a “quattro anni di nulla”, alla facile retorica del “non vi abbandoneremo” o peggio ancora del “ricostruiremo come era e dove era”.

Amatrice nei giorni scorsi ha visto la prima gru ergersi sulla “zona rossa”, un segno di grande valore simbolico che prelude all’inizio dei lavori di ricostruzione del condominio vicino il monumento ai Caduti in piazza Antonio Serva. Sono in corso anche i lavori su corso Umberto 1° per il tunnel dei sottoservizi. Altri cantieri sono programmati in questi giorni. Dopo 5 anni, la ricostruzione sembra aver imboccato la strada giusta? Lo abbiamo chiesto al vescovo Pompili e al commissario straordinario del Governo alla ricostruzione, Giovanni Legnini, incontrati nei giorni scorsi ad Amatrice.

Mons. Pompili, la ricostruzione sembra accelerare. Cosa è cambiato?
La semplificazione delle procedure burocratiche, la convergenza delle diverse Istituzioni hanno prodotto negli ultimi 12 mesi una accelerazione che lascia ben sperare. Semplificare e velocizzare è vitale per rianimare le zone colpite. Si cominciano adesso a vedere delle gru. Quella impietosa fotografia del centro storico – che resta tale – dunque va contestualizzata dentro una serie di interventi che stanno venendo a maturazione. Come Chiesa anche noi daremo presto il via alla cantierizzazione dell’opera Casa Futuro, nell’area del Don Minozzi. Accanto ad una obiettiva disillusione di tempi che si sono protratti direi che adesso c’è anche una concreta fiducia che forse si comincia a fare sul serio.

In questi 5 anni la Chiesa non ha mai fatto mancare il suo sostegno alla popolazione terremotata. Quali sono state le principali azioni messe in campo?
Tre sono state le azioni della Chiesa che hanno accompagnato in modo costante questo quinquennio e che abbiamo voluto raccontare in questa sorta di Libro bianco intitolato “Andare oltre”. La prima è stata l’ascolto, la voglia di sentire il battito cardiaco di questo altopiano che ha vissuto la lunga sequenza sismica che si è protratta da agosto 2016 fino alla primavera successiva. A questo si è aggiunto il Covid-19. L’ascolto significa intercettare i bisogni, inizialmente solo materiali, ma successivamente anche psicologici, morali e spirituali. La seconda azione di vicinanza è stata quella dell’intervento sul piano economico e sociale per aiutare anche le piccole e medie aziende, per sostenere chi era rimasto e che non aveva possibilità di lavoro. Abbiamo creato anche una impresa sociale che ha dato lavoro a giovani e donne e aiutato persone che avevano voglia di ricominciare. Terza azione: ricostruire i beni culturali, metterli in sicurezza e rialzarli. Tre azioni che hanno evidenziato una continuità di presenza vicino alla comunità locale.

Dopo 5 anni come vive la popolazione, come ha rielaborato questo dramma del sisma?
L’impatto è stato devastante. In quei frangenti

la fede è tornata all’essenziale misurandosi con questa prova così dolorosa

e aiutando la gente a sostenersi, penso in particolare agli anziani e ai giovani, anche davanti la difficoltà di tenere insieme le popolazioni in un territorio che ha subìto il contraccolpo emotivo e fisico di questa tragedia.

A breve l’apertura del cantiere di Casa Futuro, il progetto che la diocesi di Rieti e l’Opera nazionale per il Mezzogiorno d’Italia intendono realizzare nell’area del complesso “Don Minozzi”. È forse questa l’opera che segna il passaggio dall’emergenza alla rinascita?
Casa Futuro è la prova tangibile che Amatrice sta provando a rinascere senza lasciarsi fiaccare dalla sfiducia. E questo grazie a un ripensamento moderno e sostenibile dell’intera area, che offrirà proposte per i giovani, opportunità per la filiera dell’agroalimentare, accoglienza per gli anziani, ospitalità per i servizi amministrativi del Comune. Credo che sia il segno che premia una lunga fase di elaborazione dei progetti, di verifica di vincoli e di individuazione delle aree adatte. Dopo cinque anni speriamo di poter chiudere definitivamente la fase dell’emergenza per cominciare l’opera di rigenerazione di questa terra.

Basterà questo per fermare l’esodo degli abitanti dei monti della Laga?
L’esodo da queste zone nasce ben prima del sisma del 2016. Alla fine dell’800 questo altopiano era molto più popolato di oggi. È un fenomeno tipico delle cosiddette aree interne che devono misurarsi con questo fenomeno che il terremoto ha solo slatentizzato e fatto emergere. La possibilità che l’Appennino possa tornare vivere – dopo la pandemia ci siamo resi conto che i luoghi isolati offrono una migliore qualità di vita – sarà concreta solo se riusciremo a superare questo atavico isolamento delle infrastrutture materiali e immateriali. Credo che ciò evochi molte cose, per esempio la ferrovia dei due mari. Ora che sono anche amministratore apostolico di Ascoli mi rendo conto che collegare le due zone, la tirrenica all’adriatica, significherebbe introdurre un elemento di accelerazione di processi che darebbe una spallata a questo immobilismo. La difficoltà dello spopolamento è un problema più di sistema – non direttamente legato al sisma – che riguarda tutta l’Italia centrale.

Il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) potrebbe aiutare in questa direzione?
Certamente. Bisognerà capire se si riuscirà ad inserire almeno la progettazione che è la premessa – come abbiamo visto qui nel cratere – per poter realizzare l’opera anche se non nell’immediato. Mai si comincia mai si arriva a destinazione.

Commissario Legnini, a 5 anni dal sisma qual è il suo bilancio della ricostruzione?
Finalmente ci siamo. Su tutto il territorio di Amatrice i cantieri aperti sono circa 200. Ci sono progetti  importanti come il Don Minozzi. La ricostruzione del capoluogo, dopo l’emanazione dell’ordinanza speciale in deroga, prenderà il via nell’arco di alcune settimane. Secondo i dati del terzo rapporto sulla ricostruzione del Centro Italia dopo i terremoti del 2016-2017, aggiornato alla fine dello scorso mese di giugno, sono state più di 10mila le domande di contributo approvate su 20mila presentate, 3.300 delle quali nel solo primo semestre 2021, con la concessione di 2,7 miliardi di euro per la riparazione e la ricostruzione degli edifici danneggiati. Cinquemila edifici riparati con la consegna di oltre 12mila abitazioni e il rientro a casa di altrettante famiglie, con una forte accelerazione nell’ultimo anno, che ha segnato anche l’avvio concreto, sia in termini di avanzamento dei lavori che della spesa erogata, delle oltre 2.600 opere pubbliche finanziate dalle ordinanze.

Possiamo guardare avanti con una certa fiducia.

Nuove e più efficaci procedure, pensate e varate anche durante la pandemia, hanno velocizzato la ricostruzione non solo delle strutture pubbliche ma anche di quelle private. La burocrazia – freno a mano della ripresa – sembra essere stata sconfitta, è così?
La riforma incisiva che abbiamo elaborato nel 2020 sulla procedura per la ricostruzione privata ci ha consentito di triplicare, nei primi sei mesi del 2021, il numero dei decreti, delle autorizzazioni e dei finanziamenti per gli edifici privati rispetto allo stesso periodo dello scorso anno sbloccando ciò che era fermo per problemi burocratici e normativi e ma anche per la grande difficoltà nell’intervenire in una situazione di distruzione totale come Amatrice, Accumoli, Arquata e molti altri… Su questi siamo intervenuti con provvedimenti speciali in deroga, semplificando e fornendo supporto ai comuni, In queste settimane vedremo l’avvio di questi interventi.

I centri più colpiti dal sisma sono in larga parte territori e piccoli borghi che ora, dopo la messa in sicurezza, sono chiamati a tornare alla loro bellezza originaria. “Disertare questi luoghi” sarebbe “ucciderli una seconda volta” per usare parole di mons. Pompili.
Lo spopolamento, purtroppo, è già accaduto. Ci sono stati decenni di progressivo spopolamento e impoverimento di questi territori, dopodiché il terremoto ha dato il colpo di grazia. Ora bisogna risalire e ripopolare questi borghi e queste terre. La ricostruzione sarà una leva fondamentale in questa direzione insieme alle misure sullo sviluppo che dovranno essere attuate.

Questo esempio di ricostruzione può essere assunto come modello di ripartenza anche per l’Italia post Covid, magari con l’aiuto del Pnrr?
Stiamo sperimentando alcune innovazioni procedurali, nel rapporto tra i cittadini e la Pubblica Amministrazione, tra questa e i professionisti e le imprese. Mi auguro che possano funzionare qui e poi nel caso costituire un punto di riferimento per il futuro.

Come giudica il lavoro condotto con la Chiesa cattolica per quel che riguarda i beni ecclesiali come chiese e luoghi di culto di interesse artistico?
La collaborazione con la Chiesa cattolica è decisiva e importante. Abbiamo lavorato in totale sinergia e anche sulle chiese e sui beni artistici è previsto un impegno enorme.

Cinque anni dal sisma, ecco il programma delle commemorazioni

Amatrice ed Accumoli si preparano a ricordare le vittime del terremoto del 2016 con una serie di celebrazioni e veglie di preghiera.

Veglie Notturne

Ad Accumoli la veglia di preghiera si terrà a Grisciano a partire dalle ore 21.

Ad Amatrice la veglia di preghiera comincerà alle 2:30 per culminare alle 3:36 con la lettura dei nomi delle vittime. Al termine della celebrazione verranno consegnati ai partecipanti dei lumini da accendere privatamente.

Sante Messe

La celebrazione della Santa Messa ad Amatrice del giorno 24 agosto verrà celebrata dal vescovo Domenico Pompili alla presenza del Presidente del Consiglio Mario Draghi e seguirà regole simili: presso il campo di calcio saranno ammesse massimo 600 persone, l’apertura dell’area è prevista per le 9.30 e sarà obbligatorio l’uso della mascherina. Per i partecipanti alla Santa Messa, considerata la chiusura di tutte le attività per lutto cittadino, sarà a disposizione un punto ristoro con acqua e panini a cura del Comune di Amatrice, della Croce Rossa, della Caritas, della Pro-Loco Amatrice e della ASD Amatrice.

Ad Accumoli la Santa Messa presieduta dal vescovo Domenico si terrà alle ore 17 nell’Area Sae del paese.

Un punto di riferimento per i ragazzi della comunità. Inaugurato ad Amatrice il centro giovani

Durante una cerimonia, presentata dalla giornalista Federica Balestrieri è stato inaugurato oggi il centro giovani di Amatrice. La struttura è stata donata e realizzata dai Comuni di Bellaria-Igea Marina e Coriano mentre l’allestimento degli interni (mobili, pc, tv etc.) è stato curato dalla Onlus Riscatti che ad Amatrice ha realizzato un corso di fotografia per i ragazzi locali e una mostra degli scatti del corso, tenutasi nel padiglione di arte contemporanea di Milano, nella quale ha organizzato una raccolta fondi.

Il nuovo centro, di circa 60 metri quadrati, sorge nel parco Padre Minozzi ed è composto da un open space divisibile in due ambienti in modo da potersi adattare a vari usi, da quelli didattici ed educativi a quelli più ludici. All’interno c’è un’ampia dotazione di computer, scrivanie ed un maxischermo.

«Coriano è partita dall’Iniziativa – Insieme Si Riparte – finalizzata ad un’opera così bella che abbiamo realizzato oggi dopo cinque anni», dichiara il Sindaco di Coriano Domenica Spinelli che prosegue: «Un bellissimo lavoro di squadra tra tre amministrazioni: Coriano, Bellaria ed Amatrice. Da qui riparte la vita delle nuove generazioni: soprattutto riparte la speranza per chi ha voglia di ricostruire il proprio territorio non solo dal punto di vista strutturale ma anche di comunità: questo è il nostro dono per Amatrice»

Il Sindaco di Bellaria-Igea Marina Filippo Giorgetti aggiunge: «L’inaugurazione del Centro Giovani di Amatrice è per la comunità di Bellaria-Igea Marina è un momento molto importante perché sin da subito dopo il terremoto le donazioni della nostra città e l’impegno delle nostre ditte, dei nostri professionisti, del territorio è stato profuso perché venisse realizzato questo centro. Un segno di speranza, un investimento nel futuro di questi ragazzi che tanto hanno sofferto. Voglio ricordare il contributo straordinario ed eccezionale dei volontari della nostra Protezione Civile per questo centro giovani. Questa rete sia un segno più bello di speranza per i Giovani di Amatrice».

Per loro le parole dell’Assessore alla Politiche Sociali del Comune di Amatrice Paganelli: «Ringrazio ancora una volta il grande cuore dell’Italia che non ha mai smesso di battere per Amatrice: questo centro ne è l’ennesima dimostrazione perché quando si tratta di essere uniti e di rinascere siamo un grande popolo. Grazie agli amici di Bellaria-Igea Marina e Coriano e all’Onlus Riscatti»

Molto emozionati i ragazzi di Amatrice. Dice Silvia Guerrini: «È una giornata speciale perché finalmente abbiamo un posto dove stare insieme dopo un anno e mezzo così difficile e dopo tutte le prove che abbiamo dovuto superare. Grazie a coloro che hanno reso possibile tutto questo». Continua Fabio Russo: «Noi Giovani di Amatrice siamo contenti perché dopo tanti problemi sorti in itinere finalmente abbiamo un luogo di ritrovo che diventerà un punto di riferimento per tutti i giovani della nostra comunità».

Prima gru nella “Zona Rossa” di Amatrice centro

Finalmente cambia lo skyline del centro storico di Amatrice grazie all’arrivo della prima gru in “zona rossa”. È imminente, infatti, l’inizio dei lavori di ricostruzione del condominio prospicente al monumento ai Caduti in Piazza Antonio Serva.

La gru, di cui è stato completato l’assemblaggio nel tardo pomeriggio del 5 agosto, ha un grande valore simbolico: se fuori dal perimetro del centro e nelle frazioni sono operativi molti cantieri privati questo aggregato è il primo in assoluto nel centro cittadino.

A pochissimi metri di distanza sono inoltre iniziati i lavori di demolizione della sede stradale di Corso Umberto 1°, cantiere che porterà alla creazione del tunnel dei sottoservizi.

«Siamo estremamente orgogliosi di essere riusciti a mantenere la promessa fatta dal caro amico Sindaco Antonio Fontanella: le prime gru nel centro di Amatrice ad Agosto. Un grazie enorme a tutti i soggetti coinvolti: al Commissario Legnini, all’USR alla Regione agli uffici tecnici del Comune. È un sogno che si avvera e sono in programma altri cantieri nel giro di pochi giorni. Assistiamo anche all’inizio dei lavori su corso Umberto 1° per il tunnel dei sottoservizi. Ora lo possiamo dire: ce la stiamo facendo, l’inizio della ricostruzione di Amatrice centro è realtà», commenta Massimo Bufacchi, vice sindaco di Amatrice.

Sabato 7 agosto l’inaugurazione del centro giovani

L’attesa è finalmente terminata e Amatrice si prepara a vivere una giornata significativa, non solo per il paese, ma anche per RISCATTI Onlus, le comunità di Bellaria Igea Marina e di Coriano (RN) e il Circolo Culturale il Campanile di Cerro Maggiore (MI). Una compagine di istituzioni e associazioni che, unendo le proprie forze, hanno dato vita all’acquisto e all’installazione del nuovo Centro Giovani di Amatrice: struttura che, alla presenza delle autorità, sarà ufficialmente inaugurata sabato 7 agosto, alle ore 11.00.

Il nuovo Centro Giovani, della superficie di circa 80 metri quadrati, sorge all’interno del parco Don Minozzi di Amatrice, area verde oggetto di una completa riqualificazione: concepito e realizzato secondo i moderni criteri antisismici, è inoltre dotato di pannelli solari per un’alimentazione ecosostenibile.

Il progetto è il risultato di una mobilitazione solidale partita a seguito di quel maledetto 24 agosto 2016, quando le amministrazioni comunali di Bellaria Igea Marina e di Coriano decisero di condividere lo stesso gesto di altruismo, convogliando le tante donazioni ricevute dalle rispettive comunità per finanziare un’opera significativa e dall’alto valore simbolico. Un’iniziativa a cui si è aggiunta nel tempo la Onlus RISCATTI, che si è impegnata all’acquisto degli arredi e delle strumentazioni informatiche grazie ai proventi della mostra fotografica allestita al PAC di Milano nel marzo del 2018, ma anche il Circolo Culturale il Campanile, senza dimenticare il contributo concreto fornito in fase di costruzione dalla ditta Cmc 2.0 di Adria e da Fastweb, che ha messo a disposizione gratuitamente l’accesso Internet in fibra ottica.

Così la fondatrice di RISCATTI Onlus Federica Balestrieri: «È un momento di grande emozione soprattutto per quei tredici ragazzi, allora adolescenti, che nel 2016 hanno accettato di partecipare al progetto realizzato dalla nostra Onlus RISCATTI. Un corso di fotografia della durata di 2 mesi, tenuto ad Amatrice da due fotografi professionisti, l’attuale presidente di RISCATTI Stefano Corso e Amedeo Novelli, che ha coinvolto i giovani nel racconto, attraverso la fotografia, della tragedia che li aveva da poco colpiti. Sono stati loro, durante una delle lezioni del corso, a portarci all’interno della zona rossa, tra le macerie delle loro stesse case, per mostrarci il loro centro giovanile semi-distrutto dal terremoto. E ci hanno chiesto che i loro scatti, poi esposti in una mostra al PAC Padiglione d’Arte Contemporanea di Milano, organizzata con il prezioso contributo di Tod’s, fossero ceduti in cambio di donazioni per allestire il nuovo centro giovani in via di costruzione grazie ai Comuni di Bellaria Igea Marina e Coriano. È grazie all’impegno di questi tredici ragazzi di Amatrice se oggi quel sogno si realizza e il nostro augurio è che chi lo gestirà lo renda inclusivo e aperto ad attività educative nello spirito e nelle intenzioni dei giovani che lo hanno, insieme a RISCATTI, allestito».

All’Auditorium di Amatrice la mostra “Play in the landfill” del fotoreporter Marco Cordone

Apre sabato 7 agosto 2021, alle ore 17, Play in the landfill di Marco Cordone, a cura di Barbara Pavan, la prima mostra ospitata nel nuovissimo Auditorium di Amatrice appena inaugurato.

Play in the landfill è un progetto fotografico di Marco Cordone che ha ricevuto numerosi riconoscimenti internazionali tra cui, ultime in ordine di tempo, le due menzioni d’onore per altrettanti scatti conferitegli lo scorso novembre dallo Spider Awards B&W di Beverly Hills, concorso fotografico giunto alla sua XV edizione e che seguono, tra gli altri, il terzo premio al Monovision Photography Awards di Londra e i molti premi nelle sezioni Fotogiornalismo, tra cui PX3 di Parigi e Ipa Awards di New York.

Parallelo al pluripremiato cortometraggio “Under the water” prodotto da StoryRec e con la regia di Davide Lupinetti, il progetto documenta disabilità e integrazione dei ragazzi che vivono adiacenti alla discarica di Dandora, la più grande discarica dell’Africa, uno dei luoghi più inquinati del Kenia, dove vengono stoccate tonnellate di rifiuti senza alcun controllo e dove questa montagna infernale, oltre ad essere causa di un enorme inquinamento, rende l’aria irrespirabile.

Qui, nella slum di Korogocho che non promette un futuro per nessuna persona che la abita, è difficile immaginare la vita di un bambino.

Un luogo di miseria e desolazione che Cordone racconta attraverso Barak, un bambino disabile che i coetanei integrano perfettamente nella loro quotidianità fatta di giochi e di vitalità, nonostante il contesto; la mostra testimonia come lì, ai margini dell’inferno, la disabilità non sia motivo di esclusione sociale ed apre una riflessione profonda su cosa significhi inclusione e come la si intenda qui, ai margini dei nostri paradisi opulenti e molto meno disagiati.

Marco Cordone, abruzzese, classe 1977, vive a Pineto e lavora dovunque lo porti la sua macchina fotografica. Cresciuto con la passione per la fotografia, ha studiato Storytelling presso la MOOD Academy del reporter Stefano Schirato. Dal 2014 lavora come fotografo di scuderia nel campionato automobilistico GT Italiano e negli anni successivi entra nel mondo del cinema come fotografo di scena di cortometraggi.

La mostra è inserita nell’ambito di IlluminAmatrice Festival Delle Arti Contemporanee di Amatrice, patrocinato da Regione Lazio, Comune di Amatrice, Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga.

Visitabile fino al 28 agosto 2021, con ingresso libero nel rispetto della vigente normativa anti-Covid.