Silver Care: ad Amatrice e Antrodoco si ragiona di invecchiamento attivo e benessere della terza età

Si svolgerà il 27 settembre ad Amatrice, presso il Centro Caritas e il 28 settembre ad Antrodoco, a Villa Mentuccia, Silver Care, manifestazione organizzata dalla Comunità Montana del Velino, ente gestore dei servizi sociali territoriali, dedicata ai servizi innovativi e rivolta alla fascia degli anziani e dei soggetti fragili, al fine di promuovere strumenti di prevenzione per gli esiti negativi delle patologie croniche e sostenere l’invecchiamento attivo. Particolare attenzione verrà dedicata al valore strategico della teleassistenza e della telemedicina nelle aree interne.

Pic-nic per ripartire, la ricetta post-sisma

Ventuno imprenditori per tornare a sperare. Ventuno storie di vita e d’impresa (tutti agriturismi, b&b o produttori piccoli e medi, c’è anche un birrificio) per tornare a fare del Centro Italia segnato dalle piaghe del terremoto dell’agosto 2016 il motore della ripresa economica di un territorio, anche turistica.

È il collante che ha fatto nascere il consorzio ‘Salaria è’, per recuperare una zona di gran varietà paesaggistica, centro esatto dell’Italia: circa 50 km. dalla punta più a nord, Grisciano e Accumoli, a quella più a sud, Castel Sant’Angelo, e 30 km. dall’area di Amatrice (la più nota) alla punta occidentale di Santa Rufina e Cittaducale, in un’area facilmente raggiungibile da varie regioni. L’idea venuta a queste 21 famiglie – che l’hanno messa al centro del loro primo progetto ‘Alte Terre – La natura su misura’, è semplice ed originale. Si basa su quello che è di per se stesso un simbolo di condivisione e solidarietà: un pic-nic, ma diffuso. «Un format perfetto per un territorio che vanta oltre 600 km. quadrati di incontaminata bellezza – spiega Emidio Gentili, presidente del consorzio e titolare dell’agriturismo ‘Lu Ceppe’, a Cittareale – tra alte vette, straordinarie vallate, borghi, fiumi, cascate e laghi che lasciano i visitatori a bocca aperta».

Queste 21 realtà da oggi sono pronte (anche se non tutte sono ancora agibili, vedi l’albergo diffuso Borgo Retrosi) ad accogliere i visitatori, facendosi promozione a vicenda e mettendo a disposizione soprattutto la voglia di raccontare i segreti di queste terre. Come ogni pic-nic che si rispetti, il Consorzio ha pensato anche ai ‘cestini’ (prezzo medio: dai 5 ai 15 euro). Ci sarà una versione base, con merci di vari produttori, che i turisti potranno poi integrare a loro piacimento e decidere di utilizzare in loco oppure riportare a casa. A supporto di queste aziende c’è un manager agronomo romano, Fabio Brini, che ha fatto partecipare il progetto a un bando 2016 della Regione Lazio per reti d’impresa. «Sono realtà abbastanza eterogenee fra loro – afferma Brini –, ma che hanno capito che solo superando l’individualismo e lavorando spalla a spalla si può fare un salto di qualità. Par-tendo da un ingrediente che è la base: l’orgoglio di far scoprire l’identità delle proprie terre, senza di questo è difficile combinare qualcosa». Un orgoglio che gli eventi dell’estateautunno 2016 hanno finito col rafforzare.

«In realtà – racconta ancora Gentili, col lungo pizzetto che caratterizza il volto – l’idea del consorzio ci era venuta già prima, questa diciamo che è l’evoluzione del disegno originario. Il terremoto ha inciso in forma indelebile sul nostro territorio. C’è stata una perdita turistica secca di almeno il 60%, per fortuna un po’ compensata dalle presenze degli operatori post-sisma. Anche nelle strutture rimaste in piedi, si è lavorato a lungo con tensione. Finito però il momento tutto negativo, il terremoto è stato uno stimolo, è il caso di dire una scossa in più per affermare che ora ce la dobbiamo fare, dobbiamo far conoscere al mondo la nostra genuinità eccezionale».

L’idea è quella di offrire a ognuno una vacanza o anche solo una gita fuori porta personalizzata. Che si sia alla ricerca di un’esperienza gastronomica o di un’escursione sul Gran Sasso o sui monti della Laga, di un giorno di relax in riva al lago di Scandarello e di Paterno o di un giro in moto o di una mattinata tra gli animali, Alte Terre si prefigge di soddisfare appieno qualsiasi esigenza. Scoprendo la possibilità di conoscere da vicino tradizioni come la cultura dei pastori transumanti o l’arte dei cantori-pastori e una cucina che, partendo dalla celebre ‘amatriciana’, fa di questo territorio un unicum conosciuto nel mondo. Operativamente, l’area è stata divisa in 4 sezioni. «E nei mesi a seguire – chiude Gentili – abbiamo in programma una serie di iniziative che vedranno protagonisti anche i 10 Comuni coinvolti: Amatrice, Cittareale, Accumoli, Castel Sant’Angelo, Posta, Cittaducale, Antrodoco, Borbona, Borgo Velino e Micigliano».

Eugenio Fatigante da Avvenire

Un convegno sugli interventi post-sisma svolti dall’Ufficio Tecnico della Diocesi di Rieti

Giovedì 30 maggio presso la Sala dei Cordari di Rieti si è svolto il seminario formativo “La progettazione nasce dalla conoscenza del danno del sisma” tenuto dal docente Massimo Mariani, ingegnere, architetto e componente del Consiglio del Centro Studi Cni.

Un evento che è stato uno delle undici tappe di un viaggio che percorre i luoghi d’Italia colpiti dai principali eventi sismici degli ultimi 110 anni.

Durante l’incontro si è discusso sulle tecniche adottate nel post-sisma per la messa in sicurezza degli edifici e sono stati illustrati i progetti realizzati dall’ufficio tecnico della Diocesi di Rieti in collaborazione con il professor Mariani. I progetti riguardano la chiesa di Sant’Andrea Apostolo in Configno, frazione di Amatrice, la chiesa del Santissimo Salvatore in Belmonte in Sabina e il Santuario di S. Giuseppe da Leonessa.

Le condizioni in cui versavano gli edifici, a seguito degli eventi sismici del 24 agosto e successivi, hanno reso necessario un tempestivo intervento di messa in sicurezza che possa escludere ulteriori danneggiamenti.

La chiesa di Configno ad esempio, al momento post sisma, mostrava danni diffusi, che pregiudicavano notevolmente la capacità strutturale del manufatto: esternamente si potevano osservare espulsione di materiale dalle murature e lesioni diffuse, mentre internamente erano visibili crolli di pareti. A tal proposito l’obiettivo dell’intervento di messa in sicurezza è stato quello di circoscrivere l’edificio e il campanile con un ponteggio, collegato opportunamente alla struttura e cerchiato con funi di acciaio.

Anche per la chiesa di Belmonte in Sabina le condizione post-sisma erano precarie: l’edificio mostrava lesioni diffuse alle murature, sia interne che esterne, lesioni al soffitto a cassettoni sulla navata principale e al controsoffitto delle cappelle laterali. L’intervento principale era volto a evitare crollo di materiale dall’alto e salvaguardare l’incolumità delle persone. Ciò è stato è stato realizzato mediante l’apposizione di una rete in poliestere ancorata alla muratura portante mediante dei telai realizzati con ponteggi.

Per il santuario di San Giuseppe da Leonessa, edificio di valore storico e artistico sia per la sua complessità strutturale sia per la presenza di opere d’arte quali affreschi e dipinti, la situazione post-sisma presentava invece danni diffusi ai diversi elementi costruttivi: la cupola maggiore era interessata da dislocazione di stucchi e ornamenti; gli archi laterali così come la facciata principale e la facciata secondaria presentavano lesioni nelle parti sommitali; in prossimità dell’ingresso secondario erano visibili lesioni alla volta sovrastante mentre il campanile presentava lesioni alla base.

Molteplici gli interventi eseguiti: il primo intervento ha previsto la protezione della teca di San Giuseppe e il sostegno della cupola maggiore mediante una struttura unica opportunamente collegata all’edificio per soddisfare le esigente di protezione e sostegno; il secondo intervento consisteva nella messa in sicurezza della torre campanaria mediante elementi di sostegno interni ed esterni; il terzo intervento prevedeva la messa in sicurezza dell’ingresso secondario mediante una struttura a sostegno della volta in modo da permettere la realizzazione in un percorso secondario, più breve, per accedere all’interno della chiesa in prossimità del santo; il quarto intervento prevedeva la protezione delle lesioni sulla facciata principale mediante l’apposizione di una rete metallica a salvaguardare eventuale distacchi di intonaco.

Altri interventi sono tuttora in fase di progettazione e altri ancora in fase di approvazione.

L’allarme di Slow Food: «i più bei borghi italiani stanno morendo. Le nostre comunità stanno soffrendo»

«Non c’è bisogno delle ferite traumatiche del terremoto per vedere che i nostri più bei borghi italiani stanno morendo. Non c’è più parroco, non c’è più farmacia, non ci sono più osterie, scuole e uffici postali. Penseremo mica che la bellezza dell’Italia sia data solo dai muri? La bellezza dell’Italia è data anche dal profumo del pane». Lo ha detto oggi a Roma il fondatore di Slow Food, Carlo Petrini, nel corso della presentazione delle Comunità Laudato si’, progetto pensato con la diocesi di Rieti e ispirato all’enciclica di Papa Francesco.

«Uno degli obblighi non solo di Slow Food e delle Comunità Laudato si’, ma di tutti quelli che vogliono lavorare – ha sottolineato Petrini – è quello di favorire botteghe multifunzionali di giovani che presidiano il nostro Paese. Non possiamo andare avanti con un turismo che vede il depauperamento della socialità dei luoghi più belli per andare a chiuderci tutti, alla domenica, in un outlet, bambini compresi».

«Dobbiamo ricostruire i nostri borghi, questa è ecologia. Le nostre comunità stanno soffrendo!», è stato l’appello del fondatore di Slow Food, per il quale «non è una bella cosa che gli anziani che vivono in questi Paesi debbano pietire un passaggio per andare in farmacia o a fare spesa in un supermercato a fondo valle. Dobbiamo ricostruire questa socialità».

Una visione condivisa anche dall’economista Luigino Bruni che, nella conferenza stampa, ha rimarcato la novità della Laudato si’ parlando della necessità «di avviare un processo generativo del territorio nella sua dimensione identitaria anche attraverso l’idea di un centro che formi giovani diventando parte del bene comune. Un progetto che potrebbe essere allargato anche alle abbazie che hanno avuto danni o che sono state in parte distrutte facendole diventare beni comuni dell’umanità. Diversamente sono destinate a finire quando non ci saranno più monaci ad abitarle. Bella l’idea di ritrovarsi attorno ad una terra ferita. Formiamo una alleanza a partire dalle vittime e senza ideologia, come facevano Peppone e don Camillo che univano le forze quando c’era l’inondazione del grande fiume. Se l’Italia non ritrova una base civile di collaborazione prima delle divisioni politiche si finisce in una guerra di tutti contro tutti e ci si disfa come Paese».

Aspettando la Chiarastella: i bambini del terremoto cantano il Natale con Ambrogio Sparagna

Dopo il grande successo al teatro Flavio Vespasiano del concerto di apertura della Valle del Primo Presepe, Ambrogio Sparagna torna a Rieti il 20 dicembre per proporre il repertorio più autentico e popolare del Natale con Aspettando la Chiarastella, un evento musicale nella chiesa di San Domenico, alle 17,30, preceduto da un appuntamento la mattina alle 11 ad Antrodoco nel teatro di Sant’Agostino.

Una iniziativa dal sapore particolare, perché ad affiancare il musicista e musicologo, insieme all’Orchestra Popolare Italiana, sarà il Coro gli allievi dell’Istituto comprensivo Luigi Mannetti di Antrodoco, provenienti dai comuni di Antrodoco, Posta, Borbona, Borgovelino, Castel Sant’Angelo: tutti bambini che hanno partecipato durante il periodo dell’Avvento ad una serie di laboratori sui canti popolari del Natale, realizzati nei vari plessi scolastici dall’Orchestra Popolare Italiana e sostenuti dalla Regione Lazio, Assessorato Cultura.

I motivi natalizi della tradizione italiana, eseguiti seguendo lo spirito originario con il quale furono composti, vanno intesi come un’apertura al futuro, un contributo speciale alla ricostruzione del territorio reatino dopo il terremoto perché, ha spiegato Sparagna, «la tradizione del canto di Natale è nata qui, perché san Francesco il primo presepe l’ha fatto qui, perché le prime laudi sono state composte qui. E se noi vogliamo ricostruire questo luogo dobbiamo attingere a questa semplicità». Uno sforzo da fare per primi con chi il futuro lo “incarna”: i bambini, ed è bello «vedere la loro gioia mentre cantano queste canzoncine, che sono una parte consistente del nostro patrimonio della “Chiarastella”».

Il 6 gennaio, inoltre, i bambini del “cratere” avranno l’occasione di esibirsi all’Auditorium Parco della Musica. «Sarà un segno di come, se vogliamo ragionare sul futuro, dobbiamo cominciare dalle cose essenziali, dalla memoria che ci ha lasciato san Francesco» ha ribadito Sparagna. E a suscitare questa sensibilità, del resto, serve il progetto della Valle del Primo Presepe, al quale la musica e il canto danno qualcosa in più in gioia, riflessione e anche preghiera, perché, come diceva Sant’Agostino, chi canta prega due volte.