Borbona in festa per la chiusura dei centri estivi Caritas

Una giornata diversa dal solito alla Rsa San Raffaele di Borbona.

L’azione della diocesi di Rieti e della Caritas diocesana sui territori del cratere si è concretizzata anche per questa estate, come già nel 2017 nei centri estivi proposti ai bambini di Borbona, Posta e Cittareale, come a quelli di Amatrice ed Accumoli, ponendo in essere tre diverse proposte sul territorio.

Negli ultimi due mesi, a partire dal 2 luglio, i bambini di Posta, Cittareale e Borbona hanno frequentato il centro estivo che si è svolto in quest’ultimo comune, presso la ex scuola Domenico Lopez, messa a disposizione della diocesi e della Caritas dall’amministrazione borbontina.

All’iniziativa hanno aderito dai trenta ai cinquanta bambini a settimana tra quelli residenti sul territorio tutto l’anno e quelli che, invece, ripopolano questi paesi nella bella stagione per trascorrere giorni di vacanza insieme ai nonni.

La giornata del centro inizia con i “bans”, sorta di balli animati proposti dai volontari che in queste settimane si sono alternati con una cadenza quindicinale, provenendo da varie parti d’Italia e facendo scalo al campo Caritas di Torrita in Amatrice.

Dai seminaristi di Anagni, a quelli di Roma, ai frati di Frascati, passando per Rivoli e poi Milano e Brescia, fino a giungere nella partenopea Nola, tutti hanno dato il loro contributo al centro estivo supportando gli operatori e volontari fissi che si sono occupati delle varie attività del centro estivo.

Gioco, canto, attività creative hanno impegnato le mattinate dei bambini, ma non sono mancati momenti di preghiera, coadiuvati nelle ultime tre settimane dalla presenza di don Roberto D’Ammando , e momenti di riflessione sulla figura di San Francesco e su temi come la cura per l’ambiente, l’accoglienza dell’altro, il bene capace di generare bene, il pensare a che tipo di adulto voglio diventare.

Il centro estivo è stato anche occasione di collaborazione con realtà locali come ad esempio la banda di Borbona. Il maestro, insieme ad altri componenti della formazione, hanno dedicato i loro mercoledì mattina all’incontro con i bambini, trasmettendo loro la passione per la musica e per le realtà aggregative.

Altra importante presenza è stata quella di Mirko Rendina, giovane amatriciano, che per due volte alla settimana ha messo a disposizione la sua preparazione atletica per far divertire i bambini attraverso lo sport, il movimento e il rispetto delle regole, componente caratterizzante ed essenziale delle settimane passate insieme.

Non sono mancate uscite e visite verso mete locali come il santuario di Santa Maria del Monte e un agriturismo di Cittareale in compagnia degli asinelli, o meno vicine come il parco avventura di colle San Mauro e il santuario di Greccio, per conoscere meglio la figura di Francesco.

Come non ricordare l’incontro con l’associazione “Il Castagno” di Favischio, per la festa dell’albero, e il disegno realizzato su un grande telo con i colori della natura.

Sul territorio di Borbona sorge inoltre un’importante realtà, quella dell’Rsa San Raffaele, ed è lì che i bambini si sono recati, genitori al seguito, nel pomeriggio del 21 agosto, per vivere la celebrazione presieduta dal vescovo Domenico con la concelebrazione del parroco don Ernesto e animata dai canti che i bambini hanno imparato nelle settimane del centro estivo, insieme agli ospiti della struttura. Un momento dal clima familiare, emotivamente pregno di gioia per grandi e piccoli.

A seguire, presso i locali della ex scuola la cena per tutti organizzata e cucinata dagli educatori, alla presenza del sindaco di Borbona che ha auspicato il ripetersi dell’esperienza anche nei prossimi anni in collaborazione anche con le amministrazioni degli altri comuni interessati.

La serata si è conclusa con la visione di un video che racconta in alcuni scatti il percorso e la gioia di questi due mesi di attività con e per i bambini.

Foto di Daniele Amici.

“Musica per non dimenticare”, il 24 agosto a Borbona concerto congiunto delle Bande del cratere

Dopo gli sfortunati eventi accaduti il 24 agosto di due anni fa nel centro Italia, la Regione Lazio ha emanato una delibera dove ha individuato, elencandoli, i quindici comuni del cratere: Accumoli, Amatrice, Antrodoco, Borbona, Borgo Velino, Cantalice, Castel Sant’Angelo, Cittaducale, Cittareale, Leonessa, Micigliano, Poggio Bustone, Posta, Rieti e Rivodutri.

La Fanfara Gruppo Alpini di Borbona sezione di Roma, ha voluto promuovere un concerto congiunto con le Bande Musicali del cratere dal titolo: “La musica per non dimenticare” che avrà luogo a Borbona il prossimo 24 agosto 2018 alle ore 18:30.

L’evento è patrocinato da Anbima, dal Comune di Borbona, dalla Regione Lazio e dalla Pro Loco di Borbona che ne curerà l’organizzazione e la logistica avendolo inserito nelle iniziative dell’estate borbontina.

La direzione artistica dell’evento è affidata al Maestro Elisabetta Rea, vice Maestro della Fanfara Gruppo Alpini di Borbona sezione di Roma, che si occuperà della promozione dell’iniziativa presso tutti i soggetti coinvolti.

L’intento è quello di “mettere sedute insieme” tutte le realtà bandistiche che sono presenti nei quindici Comuni del cratere sopra elencati; decidere un programma comune, indossare ognuno la propria divisa e, punto cruciale e molto importante far dirigere ad ogni Maestro della Banda partecipante il brano/i brani scelti nella fase organizzativa, che verranno eseguiti durante il concerto congiunto.

L’idea è quella di creare il presupposto affinché tutte le realtà bandistiche presenti nel cratere facciano musica insieme e abbiano l’opportunità di replicare negli anni successivi la stessa iniziativa.

Vi chiederete: quante e quali saranno le Bande del cratere partecipanti? Beh! Questa notizia sarà una sorpresa per chi ci sarà! Non si vogliono fare né nomi né numeri in questa fase lasciando un po’ di suspense che stimoli tutta la popolazione dei paesi vicini e lontani a partecipare.

Questo concerto infatti risulta essere unico nel suo genere, promosso e organizzato in una parte di Italia che ha bisogno dell’appoggio e dell’aiuto anche e soprattutto della musica. Fare musica insieme in territori colpiti da eventi così catastrofici vuol dire lanciare un messaggio positivo che faccia sentire queste popolazioni meno sole, meno abbandonate e più amate.

Elisabetta Rea

Pic-nic per ripartire, la ricetta post-sisma

Ventuno imprenditori per tornare a sperare. Ventuno storie di vita e d’impresa (tutti agriturismi, b&b o produttori piccoli e medi, c’è anche un birrificio) per tornare a fare del Centro Italia segnato dalle piaghe del terremoto dell’agosto 2016 il motore della ripresa economica di un territorio, anche turistica.

È il collante che ha fatto nascere il consorzio ‘Salaria è’, per recuperare una zona di gran varietà paesaggistica, centro esatto dell’Italia: circa 50 km. dalla punta più a nord, Grisciano e Accumoli, a quella più a sud, Castel Sant’Angelo, e 30 km. dall’area di Amatrice (la più nota) alla punta occidentale di Santa Rufina e Cittaducale, in un’area facilmente raggiungibile da varie regioni. L’idea venuta a queste 21 famiglie – che l’hanno messa al centro del loro primo progetto ‘Alte Terre – La natura su misura’, è semplice ed originale. Si basa su quello che è di per se stesso un simbolo di condivisione e solidarietà: un pic-nic, ma diffuso. «Un format perfetto per un territorio che vanta oltre 600 km. quadrati di incontaminata bellezza – spiega Emidio Gentili, presidente del consorzio e titolare dell’agriturismo ‘Lu Ceppe’, a Cittareale – tra alte vette, straordinarie vallate, borghi, fiumi, cascate e laghi che lasciano i visitatori a bocca aperta».

Queste 21 realtà da oggi sono pronte (anche se non tutte sono ancora agibili, vedi l’albergo diffuso Borgo Retrosi) ad accogliere i visitatori, facendosi promozione a vicenda e mettendo a disposizione soprattutto la voglia di raccontare i segreti di queste terre. Come ogni pic-nic che si rispetti, il Consorzio ha pensato anche ai ‘cestini’ (prezzo medio: dai 5 ai 15 euro). Ci sarà una versione base, con merci di vari produttori, che i turisti potranno poi integrare a loro piacimento e decidere di utilizzare in loco oppure riportare a casa. A supporto di queste aziende c’è un manager agronomo romano, Fabio Brini, che ha fatto partecipare il progetto a un bando 2016 della Regione Lazio per reti d’impresa. «Sono realtà abbastanza eterogenee fra loro – afferma Brini –, ma che hanno capito che solo superando l’individualismo e lavorando spalla a spalla si può fare un salto di qualità. Par-tendo da un ingrediente che è la base: l’orgoglio di far scoprire l’identità delle proprie terre, senza di questo è difficile combinare qualcosa». Un orgoglio che gli eventi dell’estateautunno 2016 hanno finito col rafforzare.

«In realtà – racconta ancora Gentili, col lungo pizzetto che caratterizza il volto – l’idea del consorzio ci era venuta già prima, questa diciamo che è l’evoluzione del disegno originario. Il terremoto ha inciso in forma indelebile sul nostro territorio. C’è stata una perdita turistica secca di almeno il 60%, per fortuna un po’ compensata dalle presenze degli operatori post-sisma. Anche nelle strutture rimaste in piedi, si è lavorato a lungo con tensione. Finito però il momento tutto negativo, il terremoto è stato uno stimolo, è il caso di dire una scossa in più per affermare che ora ce la dobbiamo fare, dobbiamo far conoscere al mondo la nostra genuinità eccezionale».

L’idea è quella di offrire a ognuno una vacanza o anche solo una gita fuori porta personalizzata. Che si sia alla ricerca di un’esperienza gastronomica o di un’escursione sul Gran Sasso o sui monti della Laga, di un giorno di relax in riva al lago di Scandarello e di Paterno o di un giro in moto o di una mattinata tra gli animali, Alte Terre si prefigge di soddisfare appieno qualsiasi esigenza. Scoprendo la possibilità di conoscere da vicino tradizioni come la cultura dei pastori transumanti o l’arte dei cantori-pastori e una cucina che, partendo dalla celebre ‘amatriciana’, fa di questo territorio un unicum conosciuto nel mondo. Operativamente, l’area è stata divisa in 4 sezioni. «E nei mesi a seguire – chiude Gentili – abbiamo in programma una serie di iniziative che vedranno protagonisti anche i 10 Comuni coinvolti: Amatrice, Cittareale, Accumoli, Castel Sant’Angelo, Posta, Cittaducale, Antrodoco, Borbona, Borgo Velino e Micigliano».

Eugenio Fatigante da Avvenire

Oltre duecento persone a Borbona per il Rigoletto di Verdi

Lo straordinario esperimento itinerante su ruote del Teatro dell’Opera di Roma è approdato a Borbona.

Oltre duecento le persone riunite in piazza Concezio Colandrea per assistere gratuitamente ad una straordinaria versione de “Il Rigoletto” di Giuseppe Verdi, salutata con applausi e gratitudine dalla popolazione borbontina, che ha sempre dimostrato una buona predisposizione ad assorbire iniziative artistico – culturali.

Terza edizione per l’Opera Camion, gigantesco tir-palcoscenico che diventa un vero e proprio teatro su ruote oltre che scatola magica da dove sbucano maschere, animazioni, costumi e immagini. Quest’anno tra le periferie prescelte ci sono anche quelle interessate dal cratere sismico, come Cittareale, Amatrice, Borbona e Poggio Bustone.

Una messa in scena innovativa ma priva di slanci avanguardistici à la page che tanto impazzano nell’ultimo periodo, corredata da cantanti e orchestra di altissimo livello, allestita in forma ridotta e ad ingresso totalmente gratuito. L’opera lirica su ruote è una scommessa artistica voluta Carlo Fuortes e Alessio Vlad, Sovrintendente e Direttore artistico dell’Opera di Roma, ideata per pensare il melodramma anche fuori dai canonici spazi: «è importante continuare a fare l’opera in teatro, ma è molto bello pensare che si possa farla anche al di fuori, caricando un allestimento su un camion che può girare per le strade, arrivare in una piazza ed essere pronto in sei ore».

All’originale progetto hanno aderito il Teatro Massimo di Palermo all’inizio, e in seguito il Teatro dell’Opera di Roma, sposando l’idea di un’opera che arrivi alle persone e non viceversa, e spazzando via i tentennamenti legati alla fruizione del melodramma a teatro, che abitualmente coincide con un cospicuo biglietto , una durata lunga e un abbigliamento appropriato. Opera Camion è dunque prima di tutto un’operazione culturale che investe su cuori ed anime superando ogni formalità elitaria e mirando a colpire lo spettatore in jeans e scarpe da ginnastica, magari seduto a terra con tutta la famiglia. «Non vogliamo creare un nuovo pubblico per il Teatro dell’Opera – ha dichiarato Fabio Cherstich, ideatore del progetto – il nostro obiettivo è che persone che altrimenti non avrebbero mai pensato di assistere a uno spettacolo possano dire: sì, ho visto uno spettacolo d’opera».

La Fnp Cisl Lazio dona 75mila euro alla Rsa di Borbona

Firmato oggi il protocollo d’intesa tra il Comune di Borbona e Spi Cgil Roma e Lazio –Fnp Cisl Lazio e Uil Pensionati di Roma e Lazio sulla donazione di 75 mila euro al comune per l’acquisto di attrezzature elettro medicali e di supporto per la Rsa San Raffaele.

«Abbiamo scelto un territorio diverso da Amatrice, che aveva già avuto parecchi aiuti grazie all’attenzione mediatica ricevuta, spiega Antonio Masciarelli, Segretario generale della Fnp Cisl Lazio, e ci siamo concentrati su una struttura specifica per anziani, come la Rsa San Raffaele del comune di Borbona che vogliamo potenziare nelle attrezzature e nelle funzioni anche riabilitative. Il protocollo firmato oggi è il risultato di un lavoro che abbiamo svolto, su mandato delle segreterie nazionali, individuando specifici progetti di intervento rivolti alla popolazione anziana, sulla base di uno specifico budget di 75 mila euro.

Questi soldi, continua Masciarelli, costituiranno patrimonio esclusivo della Rsa. In sostanza le attrezzature acquistate, conclude Masciarelli, saranno nella piena disponibilità di utilizzo da parte dell’ente gestore fino alla scadenza della concessione.

Lo straordinario Rigoletto del Teatro dell’Opera di Roma arriva gratuitamente nelle zone del sisma

Dopo le rappresentazioni al Teatro Nazionale, tornano a risuonare nelle vie di Roma e del Lazio le note della lirica itinerante dell’iniziativa OperaCamion, giunta alla sua 3° edizione e che sarà eseguito gratuitamente nelle periferie di Roma e in alcuni dei comuni del Lazio colpiti dal terremoto.

Il magico tir del Teatro dell’Opera di Roma riprende il suo tour il 18 giugno 2018 con il Rigoletto di Giuseppe Verdi: un debutto per la compagnia per la
regia di Fabio Cherstich, costumi e scene di Gianluigi Toccafondo, cantanti della compagnia Fabbrica, orchestra Youth Orchestra del Teatro dell’Opera di Roma.
Dopo Roma, l’Opera Camion si sposterà ad Accumuli, nella zona SAE (Soluzioni Abitative d’Emergenza) dove si esibirà il 20 giugno; continuerà nelle aree terremotate di Amatrice il giorno 22 e a Cittareale per il giorno 24 giugno, sempre alle ore 21.

Tornerà quindi nella Capitale al Centro Elsa Morante (zona Laurentina) il 26 giugno; nuovamente nel reatino, a Borbona, giorno 28 e Poggio Bustone, 30 giugno; e ancora a Roma, alla Biblioteca Renato Nicolini (zona Corviale), il 2 luglio e a Largo Nimis (zona Labaro) il 9 luglio. Ovunque gli spettacoli saranno ad ingresso è gratuito.

Uno spettacolo da non perdere, cantanti e orchestra di grande livello, un’inventiva registica e scenografica trascinanti ma rigorosi, senza nessuna concessione a pseudo avanguardismi narcisistici di registi alla moda.

OperaCamion è proprio un camion, anzi un gigantesco Tir, che aperto e squadernato diventa palco, orchestra, effetti speciali, e insomma una vera e propria Opera da eseguire all’aperto. Tutto dal vivo, con cantanti sempre notevoli, ma anche con immagini e brevi animazioni di accompagnamento, e maschere, e pupazzi.

Malgrado la povertà dei mezzi lo spettacolo è sontuoso, carico di una sensualità ininterrotta, coinvolgente. Carlo Fuortes e Alessio Vlad, Sovrintendente e Direttore artistico dell’Opera di Roma, hanno avuto la grande intelligenza manageriale e sensibilità artistica per scommettere su una programmazione innovativa capace di portare al pubblico delle periferie l’opera lirica in tutta la sua ricchezza.

Fabio Cherstich racconta così questa avventura fin qui unica: «Il progetto OperaCamion è nato tre anni fa da una mia intuizione che è stata subito colta da Oscar Pizzo, direttore artistico del Teatro Massimo di Palermo e da Carlo Fuortes, sovrintendente del Teatro dell’Opera di Roma. I due teatri hanno prodotto la prima OperaCamion, Figaro, un adattamento del Barbiere di Siviglia. Già nel titolo, cambiato rispetto a quello originale, c’è il desiderio di remixare l’idea convenzionale di teatro dell’Opera. Figaro è un personaggio superstar, quando uno dice Figaro tutti pensano al barbiere e alla cavatina famosissima che chiunque ha cantato o ascoltato in una pubblicità. La scelta del titolo voleva essere un nome di richiamo – così come lo sono “Don Giovanni” e “Rigoletto” – per incuriosire le persone alle quali lo spettacolo si rivolge, che non vanno a teatro e soprattutto non vanno al teatro dell’Opera.

L’idea del camion è l’idea che l’opera può vivere benissimo anche al di fuori dell’architettura del teatro. È importante continuare a fare l’opera in teatro, ma è molto bello pensare che si possa farla anche al di fuori, caricando un allestimento su un camion che può girare per le strade, arrivare in una piazza ed essere pronto in sei ore per offrire lo spettacolo dell’opera a un pubblico che non sarebbe mai andato a teatro.

Il Teatro Massimo di Palermo all’inizio, e adesso il Teatro dell’Opera di Roma hanno deciso di investire in questo progetto gratuito, fatto per il pubblico delle periferie, per le persone che, anche banalmente per un fatto di spostamenti e di budget, non vanno al teatro dell’Opera. Anche per il timore verso ciò che il teatro dell’opera significa, il vestito, ecc., che questo progetto elimina in partenza, perché non c’è un biglietto. È il teatro che arriva alle persone. E non viceversa.

La cosa importante è che il pubblico assiste a una vera opera con l’orchestra e i cantanti dal vivo, in una forma ridotta. Che è necessaria per la tenuta della concentrazione del pubblico in piazza, dove c’è inquinamento acustico, diversamente dal teatro che ha un’architettura pensata per concentrarsi. L’opera condensata fa sì che il pubblico regga per un’ora e mezza, un’ora e tre quarti. Lo abbiamo verificato. La grande scommessa della prima opera camion era: al pubblico delle piazze interesserà? Rimarranno colpiti? Capiranno? Assolutamente sì. Ed è la dimostrazione che bisogna avere fiducia nel pubblico. Perché il lavoro viene fatto per il pubblico, non per noi. Sarebbe assolutamente sbagliato pensare che questo progetto abbia come obiettivo quello di creare un nuovo pubblico per il teatro d’Opera. No, il nostro obiettivo è che persone che altrimenti non avrebbero mai pensato di assistere a uno spettacolo possano dire: sì, ho visto uno spettacolo d’opera. C’è un signore che ha detto una frase molto bella quando eravamo a San Basilio con Don Giovanni: Erano anni che volevo andare a Caracalla, finalmente Caracalla è venuta da me. Una frase che mi ha fatto molto piacere perché vuol dire che da qualche parte abbiamo toccato qualcosa di importante».

Un convegno sugli interventi post-sisma svolti dall’Ufficio Tecnico della Diocesi di Rieti

Giovedì 30 maggio presso la Sala dei Cordari di Rieti si è svolto il seminario formativo “La progettazione nasce dalla conoscenza del danno del sisma” tenuto dal docente Massimo Mariani, ingegnere, architetto e componente del Consiglio del Centro Studi Cni.

Un evento che è stato uno delle undici tappe di un viaggio che percorre i luoghi d’Italia colpiti dai principali eventi sismici degli ultimi 110 anni.

Durante l’incontro si è discusso sulle tecniche adottate nel post-sisma per la messa in sicurezza degli edifici e sono stati illustrati i progetti realizzati dall’ufficio tecnico della Diocesi di Rieti in collaborazione con il professor Mariani. I progetti riguardano la chiesa di Sant’Andrea Apostolo in Configno, frazione di Amatrice, la chiesa del Santissimo Salvatore in Belmonte in Sabina e il Santuario di S. Giuseppe da Leonessa.

Le condizioni in cui versavano gli edifici, a seguito degli eventi sismici del 24 agosto e successivi, hanno reso necessario un tempestivo intervento di messa in sicurezza che possa escludere ulteriori danneggiamenti.

La chiesa di Configno ad esempio, al momento post sisma, mostrava danni diffusi, che pregiudicavano notevolmente la capacità strutturale del manufatto: esternamente si potevano osservare espulsione di materiale dalle murature e lesioni diffuse, mentre internamente erano visibili crolli di pareti. A tal proposito l’obiettivo dell’intervento di messa in sicurezza è stato quello di circoscrivere l’edificio e il campanile con un ponteggio, collegato opportunamente alla struttura e cerchiato con funi di acciaio.

Anche per la chiesa di Belmonte in Sabina le condizione post-sisma erano precarie: l’edificio mostrava lesioni diffuse alle murature, sia interne che esterne, lesioni al soffitto a cassettoni sulla navata principale e al controsoffitto delle cappelle laterali. L’intervento principale era volto a evitare crollo di materiale dall’alto e salvaguardare l’incolumità delle persone. Ciò è stato è stato realizzato mediante l’apposizione di una rete in poliestere ancorata alla muratura portante mediante dei telai realizzati con ponteggi.

Per il santuario di San Giuseppe da Leonessa, edificio di valore storico e artistico sia per la sua complessità strutturale sia per la presenza di opere d’arte quali affreschi e dipinti, la situazione post-sisma presentava invece danni diffusi ai diversi elementi costruttivi: la cupola maggiore era interessata da dislocazione di stucchi e ornamenti; gli archi laterali così come la facciata principale e la facciata secondaria presentavano lesioni nelle parti sommitali; in prossimità dell’ingresso secondario erano visibili lesioni alla volta sovrastante mentre il campanile presentava lesioni alla base.

Molteplici gli interventi eseguiti: il primo intervento ha previsto la protezione della teca di San Giuseppe e il sostegno della cupola maggiore mediante una struttura unica opportunamente collegata all’edificio per soddisfare le esigente di protezione e sostegno; il secondo intervento consisteva nella messa in sicurezza della torre campanaria mediante elementi di sostegno interni ed esterni; il terzo intervento prevedeva la messa in sicurezza dell’ingresso secondario mediante una struttura a sostegno della volta in modo da permettere la realizzazione in un percorso secondario, più breve, per accedere all’interno della chiesa in prossimità del santo; il quarto intervento prevedeva la protezione delle lesioni sulla facciata principale mediante l’apposizione di una rete metallica a salvaguardare eventuale distacchi di intonaco.

Altri interventi sono tuttora in fase di progettazione e altri ancora in fase di approvazione.

La Caritas diocesana porta la comunità di Borbona in gita ad Assisi

Domenica 19 maggio il comune di Borbona ha promosso una visita presso la città di Assisi aperta a tutta la popolazione del comune e dintorni. La visita è stata ideata dallo stesso comune e finanziata dalla Caritas Diocesana di Rieti.

La partenza da Borbona è avvenuta di buon mattino con ritrovo in piazza Concezio Colandrea. Il viaggio è stato occasione si socializzazione e divertimento per la popolazione. Ad attendere i turisti, all’arrivo, una guida pronta ad illustrare l’itinerario da seguire e i punti di interesse da visitare.

Nella mattina sono stati visitati la basilica di San Francesco e la basilica di Santa Chiara.

Visitando il primo luogo, la guida ha illustrato che vi sono conservate le spoglie mortali del santo dal 1230. In Santa Chiara la guida ha riferito che è stata costruita tra il 1257 e il 1265, successivamente alla morte della religiosa, spiegando la particolarità degli archi laterali e la vita della santa.
Dopo il pranzo, tenutosi nel centro storico di Assisi, è stata visitata la città all’interno delle mura. Verso sera c’è stato il ritrovo dei partecipanti per la partenza.

Finanziato il taxi solidale per Borbona: «servirà per ridare dignità di movimento alle persone»

Non nasconde la soddisfazione Massimo Tocchio, assessore alla progettualità e programmazione del territorio del Comune di Borbona.

Finanziato grazie alla piattaforma di Crowdfunding Eppela il progetto per l’acquisto di un “taxi sociale” per anziani, bambini, portatori di handicap che sarà a disposizione della comunità borbontina per molteplici attività: «un’avventura iniziata con la risposta ad un bando Anci, – spiega l’assessore – che ha rappresentato una novità a livello nazionale. Anci e la piattaforma Eppela hanno trovato una convergenza tramite la quale far partire un’iniziativa per le aree del cratere».

Un bando finalizzato ad un progetto di stampo sociale che ha interessato quattro regioni colpite dal sisma: Lazio, Umbria, Marche e Abruzzo. Il comune di Borbona, tramite l’impegno di tre ragazzi borbontini pieni di entusiasmo, Daniele Gregori, Chiara Teofili e Daniele Amici è l’unico paese del Lazio che è riuscito a superare le selezioni ed approdare in piattaforma.

«Abbiamo pensato ad un progetto adatto alle nostre esigenze, un taxi sociale per anziani, bambini, portatori di handicap che sarà a disposizione della comunità di Borbona per tante attività e servirà per ridare una dignità di movimento importante alle persone».

Con un grosso aiuto anche da parte dell’attore romano Enrico Montesano, cittadino onorario di Borbona, che si è prestato a fare un video promozionale per raggiungere l’obiettivo.

Il progetto per un pulmino solidale aveva 90 giorni di tempi raggiungere il 50% del valore del mezzo, per avere poi l’altra metà da Anci Nazionale: «grazie alla generosità di enti e singoli che ringraziamo di cuore abbiamo raggiunto la quota necessaria e adesso attendiamo che Anci versi l’altra metà del contributo».

A breve l’inaugurazione del mezzo, «faremo una grande festa in piazza per rendere partecipe tutta la comunità, e chissà che non venga anche il nostro cittadino onorario Enrico Montesano. Sul pulmino verranno apposte le firme di tutti coloro che hanno contribuito a finanziarlo, come ringraziamento per il loro contributo».

Tre storie da Borbona. «È successo l’inaspettato, ma le case si rifaranno e le famiglie torneranno unite»

Il sisma ha colpito anche gli abitanti di Borbona e gli operatori della Caritas non mancano di essere presenti anche in questo territorio. Un impegno quotidiano che offre l’occasione di conoscere le persone e comprendere il loro stato d’animo. A rincuorare, è la mancata distruzione dell’intero paese, a differenza di quanto è accaduto ad Amatrice, ad Accumoli e alle loro frazioni. Ma lo sgomento non manca e le criticità lasciate dal sisma non sono poche, sia a livello materiale che psicologico. Le scosse del terremoto hanno danneggiato gli edifici e cambiato le abitudini.

È in questo contesto che le visite di prossimità hanno condotto gli operatori all’incontro con tre simpatiche signore, tra cui una centenaria. La visita si è svolta nella parte più alta e più antica del paese, sullo sfondo del panorama montano.

Nel raccontare il “loro” terremoto, Maddalena, classe 1935, è la più giovane delle tre, viene presa da una forte emozione nel rievocare quei momenti: «I primi giorni non sono stati poi così brutti, la sera prima preparavo i panni per il giorno successivo, perché dovevo fare una visita ad Amatrice, ma di notte è successo l’inaspettato, Amatrice era distrutta. Insieme agli abitanti di Borbona alta mi sono spostata nella piazza del paese, dove erano tutti riuniti. La notte seguente, fortunatamente, sono stata ospitata, come anche altre persone, nella Rsa: la struttura più sicura in quel momento. Restai lì per la seguente settimana. Quando i tecnici mi hanno rassicurato sull’agibilità dell’edificio sono tornata a casa».

Anche Giuseppina, nata nel 1929, vive a Borbona. Ricorda in particolare le scosse del del 18 gennaio, quando la neve ricopriva il paese: «La notte seguente ho dormito in macchina. Le temperature scendevano intorno ai -18°, tante famiglie sono tornate alla Rsa, ma io decisi di non andare. Per un anno le mie figlie hanno dormito lungo il corridoio di casa per la paura».

In quasi cento anni di vita, la signora Giovanna, classe 1920, ne ha viste tante, ma il terremoto l’ha comunque segnata: «Quella notte ero sola perché i miei figli erano fuori per lavoro. All’inizio non mi sono resa conto di cosa stava succedendo, ma c’è voluto molto poco per capire, Così, nonostante gli acciacchi, sono scesa il più presto possibile in strada. Durante il giorno, la paura mi teneva fuori casa, impegnata in qualche lavoretto, ma non ho mai dormito fuori dalla mia abitazione».

Tre storie semplici e diverse, unite da un messaggio di speranza rivolto all’operatore della Caritas, originario di Amatrice: «Presto si rifaranno le case e le famiglie torneranno unite».