Avviato il nuovo Centro di Comunità a Cittareale: «l’unico modo per rispodere ai bisogni è stare con la gente»

Dopo i numerosi interventi effettuati dalla Caritas nelle zone colpite dal sisma del 24 agosto 2016, è stato inaugurato un nuovo centro di comunità nel comune di Cittareale. Alla cerimonia erano erano presenti il vescovo di Rieti, mons Domenico Pompili, il vicario della Zona pastorale don Ferruccio Bellegante, il direttore della Caritas di Rieti don Fabrizio Borrello e il direttore della Caritas Italiana don Francesco Soddu, che ha sottolineato quanto importante e determinato sia il lavoro che Caritas svolge nel territorio. «Il nostro impegno è stare nel posto, abitare la terra, cercando di rispondere all’interrogativo su come risolvere la situazione – ha spiegato don Soddu – e l’unico modo per poterlo fare è stare con la gente, capendo quelle che sono le necessità del territorio, che sono anche le nozioni giuste per essere un buon operatore Caritas». Presenti anche gli “Ex allievi e amici di Don Bosco Ispettoria Salesiana Nord Est” che hanno dato un contribuito anche loro per l’opera.

La struttura è stata creata per offrire alla comunità un luogo socio-pastorale i cui ampi saloni verranno messi a disposizione delle persone per promuovere attività sociali, culturali, pastorali e ricreative. Nel presiedere la Santa Messa, il vescovo Domenico ha specificato l’importanza di questi centri di Comunità come segno di speranza e aggregazione per il futuro.

Il Centro di Comunità è costituito da due corpi, sviluppati su un solo piano. Il primo è il centro di comunità vero e proprio, formato da una grande sala che ospiterà le attività sopra elencate e la Santa Messa. Il secondo è una foresteria con 3 camere singole, completate da un soggiorno-sala da pranzo che – ha spiegato il vescovo – verrà utilizzata per ospitare i giovani delle scuole di tutta Italia che vorranno frequentare il territorio per animare la comunità.

«C’è bisogno che ci diamo una mano insieme – ha detto il vescovo Domenico – questa sala è solo uno strumento. Il luogo che rende possibile l’incontro. Poi siamo noi che dobbiamo essere capaci di vedere l’orizzonte per tutti. Grazie al Signore dobbiamo crescere in questo senso di maggiore coesione».

«Oggi è un giorno importante – ha detto il sindaco di Cittareale Francesco Nelligiunge a compimento un’opera fortemente voluta dalla Diocesi di Rieti e dalla Caritas che in questo modo continuano ad esserci ancora più vicini come successo già in questi mesi. Questo centro sarà un prezioso supporto per le attività della nostra comunità ed un punto di riferimento religioso importante per il nostro comune. Non posso che ringraziare il vescovo Domenico che è stato sempre vicino alla popolazione di Cittareale».

Una “Casa del Futuro” con le radici nel passato

L’Opera Nazionale per il Mezzogiorno d’Italia costruita con prorompente energia spirituale e intellettuale da don Giovanni Minozzi e padre Giovanni Semeria fu a suo tempo perno di ricostruzione sociale e materiale.

Negli anni 20 si trattava di rimediare ai danni provocati dalla prima guerra mondiale; oggi, l’area in cui l’Istituto sorge ad Amatrice sembra ereditare quella stessa vocazione in funzione del terremoto, ma con la possibilità di vivere quell’anelito al progresso materiale e morale in chiave moderna.

È difficile attraversare oggi Amatrice e immaginare la moltitudine di bambini che trovarono riparo nell’orfanotrofio maschile fatto costruire da don Giovanni Minozzi.

Ma quello spirito non è scomparso. Con lo stesso approccio, infatti, la Chiesa di Rieti intende realizzare la sua “Casa del Futuro” nell’area che vide il religioso nato nella frazione di Preta prendersi cura dell’avvenire di tanti ragazzi.

Sull’impronta dell’Opera minozziana, la struttura della diocesi sarà infatti un luogo di accoglienza ed educazione, di riflessione e produzione, di vita attiva più che di assistenza.

L’amatriciano Giovanni Minozzi doveva aver ben intuito il genius loci della sua terra natia, l’intreccio dei significati radunati tra i Monti della Laga.

Aiutato dall’accorta progettazione dell’architetto Arnaldo Foschini, era riuscito a coniugare le singole vocazioni in un’architettura funzionale, razionale, efficiente.

Mise insieme l’esigenza di accogliere ed educare con quella di emancipare e produrre, organizzando in una sola area gli alloggi per i suoi ragazzi, i laboratori per insegnare loro i mestieri, il teatro e la biblioteca per coltivare la bellezza e il sapere, la chiesa per curare lo spirito.

Accanto alla scuola c’erano la tipografia, l’officina meccanica, la scuola professionale per elettricisti, l’azienda agricola che soddisfaceva una parte del fabbisogno alimentare dell’orfanotrofio e forse raccontava un bisogno di autosufficienza appropriato alle zone di montagna.

L’indagine su come riordinare gli spazi per adeguargli agli scopi di oggi è stato affidato allo Studio Boeri. Ad Amatrice l’architetto ha già detto la sua disegnando l’Area Food, ma l’impegno chiesto dalla diocesi è più complesso e ambizioso perché intende rispecchiare lo spirito della Laudato si’.

L’area dell’Istituto “Don Minozzi” sembra infatti avere tutte le carte in regola per dare forma e sostanza a quell’«approccio ecologico» che il Papa ha mostrato necessariamente connesso all’«approccio sociale».

E a suo modo il terremoto ha certamente mostrato la relazione tra il «grido dei poveri», che ha mosso l’intera esistenza di Giovanni Minozzi, e il «grido della terra».

Ecco perché una “Casa del Futuro”: perché sui paesi travolti dalle scosse del 24 agosto 2016 non si gioca solo la scommessa della ricostruzione, ma si affrontano alcuni nodi di fon““do del nostro tempo e del nostro Paese.

Ad esempio se la tendenza a privilegiare la concentrazione nei grandi centri a discapito delle periferie sia irreversibile, se scommettere sull’Italia minore, autentica ricchezza del Paese, è ancora possibile o bisogna rassegnarsi a una dorsale appenninica desertificata e senza speranza.

Don Giovanni Minozzi trovò le sue strade per servire i poveri e portare sviluppo tra i Monti della Laga.

Chi oggi è al lavoro per realizzare il domani dovrà probabilmente inventare strategie nuove, forse più leggere. Ma la fede non può che rimanere la stessa.

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“Andare oltre” si presenta, il vescovo: «strumento per non abbassare l’attenzione sull’area del cratere»

Alla presenza di Aldo Cazzullo, firma de «Il Corriere della Sera», l’Ufficio diocesano per le Comunicazioni Sociali della diocesi di Rieti ha presentato ai cronisti locali, riuniti nel Palazzo papale di Rieti in occasione del patrono San Francesco di Sales, un nuovo servizio pensato per offrire ulteriori fonti sulla situazione post terremoto.

Il sito andareoltre.org è stato infatti pensato per «raccontare la ricostruzione», con particolare attenzione verso i piccoli e grandi interventi che la Chiesa di Rieti, attraverso la Caritas, sta portando avanti nell’area colpita dal sisma al fine di sostenere la popolazione e contribuire alla rinascita dei paesi dal punto di vista materiale, spirituale e sociale.

Il sito, che sarà costantemente aggiornato sulle attività promosse dalla Chiesa di Rieti, è stato pensato per dare informazioni in maniera snella e veloce, con una grafica immediata e basata sul verde, colore che rappresenta la speranza.

Così come il nome, che allude all’obiettivo del superamento delle paure, oltre i timori, oltre le polemiche, oltre gli ostacoli quotidiani.

Sul logo appare una matita, simbolo di nuovi progetti e creatività, perché appaia chiaro che il futuro di queste comunità ferite ripartirà solo se ognuno di noi, con il proprio personale tratto, inizierà a tracciare il solco del proprio apporto fattivo.

Tramite il sito sarà seguito l’evolversi di grandi progetti, come la “Casa del Futuro” o il bando “Ripartiamo Insieme”, ma anche i piccoli fatti, le attività quotidiane, l’ascolto dei bisogni e delle necessità, i lieti eventi.

La prospettiva è quella di «comunicare speranza e fiducia nel nostro tempo», secondo l’invito che papa Francesco ha fatto lo scorso anno in occasione della Giornata Mondiale della Comunicazioni Sociali, ma riprende anche la tematica scelta dal Santo Padre per il messaggio di quest’anno «Notizie false e giornalismo di pace», volto a favore di un’informazione basata sulla «verità che ci rende liberi».

Papa Francesco ha offerto ai giornalisti uno spunto di riflessione su un lavoro obiettivo e veritiero, perché chi fa questo mestiere tenga sempre a mente «che al centro della notizia non ci sono la velocità nel darla e l’impatto sull’audience, ma le persone».

Sulla stessa linea si è mossa la “lectio” di Aldo Cazzullo ai colleghi locali, il quale ha voluto ricordare che al di là delle notizie che raccolgono “click” e di quelle che suscitano sensazione immediata, il mestiere del giornalista va alimentato quotidianamente, certificando, approfondendo e soprattutto stando in mezzo alle persone, «unico modo per salvare questo mestiere, e farlo bene».

Nel suo intervento a conclusione di una giornata trascorsa assieme agli operatori della comunicazione, il vescovo Domenico ha sottolineato l’intenzione di partenza del sito andareoltre.org: «volevo condividere con voi questo embrione di comunicazione che si inserisce nel solco di ciò ci ha detto Aldo. Questo sito è specchio di un giornalismo fatto andando di persona, cercando di conoscere quello che è al dentro dell’area duramente colpita dal terremoto. Ciò accadrà valorizzando vita quotidiana dei luoghi di tutta l’area del cratere, perché la cosa più necessaria oggi è alimentare la comunicazione per tenere alta l’attenzione, partendo dalla quotidianità di questi territori».

Uno strumento dunque a servizio di tutti, organi di informazione e non solo, perché chiunque abbia una certificata e veritiera contezza di ciò che è stato fatto e si farà dopo il 24 agosto 2016, affinché il racconto del terremoto non sia fatto solo di problemi, ma anche di opportunità, occasioni di miglioramento e motivazioni di speranza nel futuro.

«Lavoriamo perché le persone sperino nel futuro», parla il direttore della Caritas diocesana don Fabrizio Borrello

Don Fabrizio Borrello, 49 anni, responsabile della Caritas diocesana, risponde alle domande tra un impegno a l’altro, con il telefono che perde campo a singhiozzo tra le gole che portano verso Amatrice ed Accumoli.

E’ in quelle zone, dal 24 agosto 2016 in poi, che la Caritas ha concentrato la maggior parte delle proprie risorse ed energie, per stare accanto alle comunità colpite dal terremoto: «oggi ad Amatrice, nell’area del don Minozzi, c’è il nostro centro pastorale Caritas, una sorta di spazio multi service che funge da coordinamento logistico grazie gli spazi che mettiamo a disposizione per attività non solamente religiose, come incontri o lezioni di vario genere».

Don Fabrizio allude ai numerosi corsi ospitati nella struttura prefabbricata che ospita il centro Caritas, dal decoupage all’inglese, dal ballo alla ginnastica o al judo fino alle attività ludiche passando per tutto ciò che crei opportunità di aggregazione in un luogo sfaldato e privo di riferimenti quotidiani.

«Oltre a questo tipo di attività – prosegue – abbiamo sportelli di ascolto per problematiche di tipo personale ma anche di tipo tecnico: c’è infatti un ufficio che ci fornisce supporto per tutte le informazioni che concernono case, richieste burocratiche, attività economiche e progetti rivolti alle aziende».

L’azione della Caritas si muove ad ampio raggio e senza mai aver interrotto il servizio fin dalle prime ore di quel tragico giorno d’estate : «ci siamo attivati immediatamente, all’inizio per fornire beni di primissima necessità come cibo, riparo, abbigliamento e naturalmente sostegno psicologico. In questi mesi abbiamo affrontato man mano le problematiche che ci si paravano davanti, cercando di offrire di volta in volta le soluzioni più appropriate, come ad esempio i circa 50 container messi a disposizione delle fasce più deboli a ridosso della scossa del 30 ottobre e del rigido inverno dello scorso anno».

Tra gli impegni continuativi dei volontari Caritas c’è il servizio domiciliare alle persone, mai interrotto, anzi incrementato nei momenti più difficili, e che oggi prosegue all’interno delle Sae, con particolare attenzione verso anziani, malati e persone con problematiche di vario genere: «offriamo vicinanza e prossimità, magari può capitare di dover accompagnare qualcuno, oppure portiamo generi di conforto, o semplicemente forniamo occasioni di sfogo o conversazione».

Alla domanda sul momento più difficile attraversato in questi 17 mesi, don Fabrizio non ha esitazioni: «certamente la copiosa nevicata del gennaio 2017, in concomitanza con violente scosse che non davano tregua. Con oltre due metri di neve non riuscivamo ad assistere tutte le persone, alcune erano rimaste isolate o bloccate, in certi casi abbiamo messo a rischio la nostra stessa vita per raggiungerle. Quest’anno abbiamo regalato anche le pale, per essere previdenti!»

Com’è noto le feste amplificano solitudini e dolori, soprattutto quando all’appello mancano persone care, e sotto Natale l’attività della Caritas diocesana si è intensificata anche attraverso piccoli doni, con la finalità di far spuntare un sorriso: «abbiamo regalato addobbi natalizi per decorare le casette, le calze della befana ai malati, piccoli gesti che simboleggiassero però affetto e vicinanza».

Tanti i momenti difficili e le problematiche affrontate dal 24 agosto 2016 ad oggi, ma tante anche le soddisfazioni e le emozioni, soprattutto quelle scaturite dalla riconoscenza delle gente, dal legame creato in questi mesi.

E poi, arriva il momento, quello che ti ripaga dalla fatica, dal freddo, dalle notti insonni.

Era il 4 ottobre 2016 – giorno di San Francesco – , quando il Papa arrivò a bordo di un’anonima utilitaria nelle zone terremotate: «fu il momento più toccante e più bello perché più significativo, principalmente per lo stile in cui si svolse. Mentre gli altri ospiti illustri erano arrivati preceduti da annunci e proclami, Papa Francesco arrivò in silenzio, senza il codazzo dei media, con una voglia di essere vicino a quelle genti che gli partiva direttamente dal cuore».

Don Fabrizio ricorda il silenzio di quella visita, le poche parole pronunciate dal Pontefice, non riesce a citare una sua frase, ricorda però molto bene quello sguardo fortemente impressionato alla vista delle prime macerie: «lo portammo a fare un giro per le frazioni, a Sant’Angelo, a Saletta, dov’era tutto completamente distrutto: ne rimase davvero colpito, gli si leggeva negli occhi».

Oggi l’attività della Caritas non si ferma, anzi è in pieno fermento per realizzare i progetti concreti finalizzati in particolar modo a ricostruire il tessuto economico dei territori terremotati: «abbiamo aperto uno Sportello Lavoro per sostenere imprese e lavoratori, siamo in attesa di vagliare i 42 progetti arrivati per il bando Ripartiamo Insieme, tramite il quale finanzieremo proposte che coinvolgono attività in ambito sociale, agro-alimentare, culturale, ricreativo e turistico a fronte di un supporto economico di oltre 2 milioni di euro. E poi c’e il grande progetto da attuare nell’area del Don Minozzi, un accordo programmatico che è stato firmato giusto nei giorni scorsi per cui occorre lavorare tanto e celermente».

Rimangono tuttavia alcuni punti ancora da scoprire in termini di prospettive future, su ciò che accadrà dopo le fase delle Sae: «bisognerà comprendere bene tutti i punti riguardanti la ricostruzione, quando e dove avverrà, e in che modo. C’è una comprensibile incertezza in questa fase sul futuro di questi territori, ma è proprio in questa direzione che proseguiamo a lavorare: per far sì che le persone vedano uno spiraglio, e riversino speranze verso il loro futuro e quello delle generazioni che verranno».

Amatrice, “Don Minozzi” al cuore della ricostruzione. Firmato l’accordo programmatico

Sarà l’area dell’Istituto “Don Minozzi” il cuore della nuova Amatrice. È stato infatti firmato l’accordo tra l’Opera Nazionale per il Mezzogiorno d’Italia, la Chiesa di Rieti, il Commissario Straordinario per la Ricostruzione, i ministeri per i Beni Culturali e l’Istruzione, la Regione Lazio e il Comune di Amatrice «per il recupero, il restauro e la rifunzionalizzazione del complesso monumentale» che sorge a pochi passi dal centro storico del paese devastato dai terremoti del 2016.

La “regia” dell’operazione è stata affidata dai padri del Don Minozzi, proprietari del complesso, alla diocesi di Rieti: «ilprotocollo che abbiamo firmato – ha spiegato il vescovo Domenico – sancisce la condivisione di un progetto comune di recupero di un’area decisiva per la rinascita di Amatrice».

L’intento è infatti quello collocare nell’area strutture importanti come la “Casa del Futuro”, un polo attraverso il quale la diocesi intende realizzare tre scopi connessi: assicurare accoglienza e ospitalità, soprattutto ai giovani; dare vita a un centro di cultura, di studio e formazione legato ai valori dell’enciclica Laudato si’ ; avviare un centro di valorizzazione delle risorse del territorio legate alla produzione agroalimentare. Un progetto complesso, che la diocesi sta portando avanti in collaborazione con Slow Food per avvalersi della competenza in materia dell’associazione guidata da Carlo Petrini e per inserire la “Casa del Futuro” in una più vasta rete di comunità.

Gli spazi del “Don Minozzi” andranno inoltre ad ospitare uffici della pubblica amministrazione e un Museo della Memoria, grazie al quale sarà possibile far tornare ad Amatrice le opere d’arte messe in salvo dal disastro, ma che al momento sono custodite lontano dal paese. «Lo studio dell’architetto Stefano Boeri è già al lavoro per una lettura e una definizione complessiva dell’area – spiega mons Pompili – poi si lavorerà sui dettagli delle singole opere previste».

«Aver messo intorno al tavolo tutti gli enti coinvolti e aver raggiunto l’accordo sulla procedura da utilizzare per il recupero strutturale del don Minozzi ci consente di guadagnare tempo e iniziare con più speditezza i lavori» ha spiegato da parte sua il commissario straordinario per la ricostruzione Paola De Micheli. «L’accordo di programma riconosce, infatti, il ripristino del complesso monumentale amatriciano, come “urgente, indifferibile e prioritario nell’ambito degli interventi di ricostruzione privata”». Il complesso monumentale dell’Opera Nazionale per il Mezzogiorno d’Italia, che ha rappresentato per Amatrice un polo di attrazione e un motore “sociale”, si prepara dunque costituire il fulcro della rinascita culturale, sociale ed economica di Amatrice.

Giovani a servizio dei beni culturali dopo il sisma

Nel tardo pomeriggio di lunedì 9 ottobre, al piano nobile dell’episcopio, il vescovo Domenico ha incontrato i volontari di #Si riparte con il patrimonio artistico e la cultura, il progetto di servizio civile di cui la Provincia di Rieti è ente capofila e la diocesi uno degli enti attuatori.

A tre mesi dall’inizio dell’attività dei 14 ragazzi presso la curia vescovile, mons Pompili si è voluto sedere con loro intorno a tavolo per fare il punto della situazione e ascoltare le loro prime impressioni. Nelle intenzioni del vescovo quello con i volontari dovrebbe diventare un appuntamento almeno mensile.

Dopo un’introduzione generale a cura dell’ing. Pierluigi Pietrolucci, direttore dell’Ufficio per i Beni Culturali e l’Edilizia di Culto nella cui area di competenza ricade il grosso del lavoro dei ragazzi, ciascuno è stato invitato a presentarsi e a fare un bilancio di questo primo scampolo di servizio civile trascorso in diocesi. In un clima amichevole e leggero tutti hanno avuto modo di esprimersi sul loro inserimento in curia e sulle attività svolte, tutte in vario modo attinenti alla gestione della situazione post-sisma. Tra i primi risultati conseguiti il riordinamento e la digitalizzazione dell’archivio dell’Ufficio Beni Culturali, con le numerose schede della soprintendenza ormai tutte reperibili e sfruttabili, il lavoro sui fondi parrocchiali recuperati nell’Amatriciano e la collaborazione all’organizzazione della mostra Le carte tra le macerie, inaugurata lo scorso 8 ottobre all’Archivio di Stato.

Il vescovo ha espresso il suo apprezzamento per il modo generoso in cui i giovani si stanno spendendo al servizio della Chiesa reatina e della sua cooperazione al difficile processo di ricostruzione nelle zone terremotate, ha abbozzato alcune proposte per un possibile allargamento dei campi d’azione dei volontari e ha poi offerto loro un meritato momento conviviale al termine dell’ennesima, per loro, dura giornata di lavoro.

La donazione della scuola “Caterina Cittadini” di Bergamo per la rinascita delle zone terremotate

Sabato 23 settembre si è riso e pianto ad Amatrice, ci si è abbracciati e conosciuti, uniti e sostenuti nel dolore come in un castello di carte, fragile ma bellissimo.

Per proseguire il filone di solidarietà tra nord e centro iniziato lo scorso maggio, una delegazione bergamasca ha visitato il paese appenninico devastato dal terremoto del 24 agosto consegnando nelle mani del vescovo Domenico Pompili i proventi delle iniziative di beneficenza messe in atto dalla scuola cattolica “Caterina Cittadini” di Ponte San Pietro.

Un “ponte” di amore e solidarietà, appunto, come ama definirlo suor Fiorangela Loi, cuore, anima nonché attivissima direttrice dell’istituto elementare.

Tutto prese avvio quando insegnanti e genitori decisero di dedicare un fine settimana alla tragedia che ha colpito il centro Italia, a partire dalla presentazione del libro Gocce di memoria, che racchiude le tracce biografiche delle vittime del sisma raccolte da Sabrina Vecchi per la diocesi di Rieti. La proiezione di filmati e i racconti di ciò che accadde un anno fa commosse i bambini al punto di voler proseguire la conoscenza delle persone coinvolte e contribuire attivamente alla ricostruzione.

Grazie alla vendita delle opere pittoriche degli studenti e alle generose offerte della comunità della “Casa Gialla” di Bergamo, l’auspicio è diventato realtà e ha portato i suoi frutti in termini materiali e affettivi.

Una giornata iniziata con la messa celebrata, nella struttura del centro polifunzionale Sant’Agostino, dal vescovo Domenico, che ha avuto parole di affetto e gratitudine per i sei genitori e il maestro elementare giunti da Bergamo.

«Non è solo una donazione di denaro – ha spiegato un genitore – è molto di più. Oltre all’aspetto economico, la cosa più importante per queste persone è la relazione umana, sentire la vicinanza di altre persone e di altri destini». Grazie a questo intento è proseguita la rispettosa visita ad Amatrice, con la distribuzione di doni per la scuola elementare e per alcuni abitanti che, dopo aver perso casa e affetti, occupano le cosiddette “casette”.

Dopo il pranzo a base di pasta all’amatriciana nella nuova Area Food, progettata dall’architetto Stefano Boeri, i commossi saluti e la promessa di non spezzare questo legame agendo all’insegna della “perseveranza”, parola più volte citata dal vescovo Domenico.

La donazione della scuola cattolica di Ponte contribuirà alla realizzazione del nuovo asilo nido di Amatrice: la primaria era già stata donata dalla Provincia autonoma di Trento, così s’è pensato ai più piccoli.

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Dal Terremoto alla Speranza: il 4 ottobre le telecamere di Rai Vaticano si soffermano sull’impegno delle diocesi

Dal terremoto alla speranza. Come rinascere e riprendere a sperare dopo la furia devastante di un terremoto? Rai Premium e Rai Vaticano, tra fiction e reportage giornalistico, insieme sui luoghi colpiti dal terremoto, nel giorno in cui si festeggia San Francesco, Patrono d’Italia. A cura di Massimo Milone, lo speciale realizzato da Stefano Girotti, rivisita Amatrice, Carpi, Mirandola, paesi che negli ultimi anni hanno subito danni e vittime dal terremoto. Il reportage è un viaggio tra le macerie e le ferite fisiche e morali di un popolo che non si rassegna.

Le telecamere di Rai Vaticano si soffermano sull’impegno delle diocesi e delle associazioni che cercano di ricostruire le Chiese e i monumenti per restituire i luoghi di culto e di preghiera agli abitanti, contemporaneamente all’impegno di realizzare opere sociali e nuove attività lavorative.

“Opere concrete per il nutrimento dell’anima e per dare speranza alla gente”, come ricordato dal Cardinale di Perugia, Gualtiero Bassetti, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana, e dai vescovi di Rieti, Mons. Domenico Pompili, e di Carpi, Mons. Francesco Cavina.

Dalla scossa alla riscossa con la collaborazione di tutti, dal buon esempio di ricostruzione a Carpi e nel modenese, alle ferite ancora aperte ad Amatrice. Nel finale vengono riproposte le immagini dell’imponente ricostruzione della Basilica di San Francesco ad Assisi, dopo il terremoto del 1997.

Con racconti e testimonianze esclusive lo speciale va in onda proprio il 4 ottobre ad un anno esatto dalla visita di Papa Francesco nelle terre martoriate dal sisma del 2016. “Dal Terremoto alla Speranza”, a cura di Massimo Milone, di Stefano Girotti, regia di Martha Michelini, in replica su Rai Storia domenica 8 ottobre alle ore 12 e, per l’estero, su Italia.

A Cittaducale il deposito dell’identità. Viaggio tra i beni culturali colpiti dal sisma

Due depositi diocesani, un deposito curato dal MiBact per le opere d’arte e le suppellettili sacre; le carte recuperate dagli archivi parrocchiali messe al sicuro nei locali dell’Archivio diocesano dopo essere state trattate dalle mani esperte degli operatori dell’Archivio di Stato. La salvaguardia dei beni culturali colpiti dai terremoti degli scorsi mesi ha visto l’impegno di tante realtà ed è a suo modo un modello di cooperazione tra settori dello Stato e Chiesa. Nel contesto della tragedia, la visita ai depositi in cui le opere sono offre sensazioni positive e dà speranza per la ricostruzione.

Chi volesse farsi un’idea dell’identità culturale del territorio di Accumoli e Amatrice e insieme prendere la misura della violenza dello sciame sismico iniziato con la devastante scossa del 24 agosto dello scorso anno, dovrebbe visitare i depositi in cui il MiBact e la Diocesi di Rieti hanno messo in sicurezza dipinti e statue, paramenti e arredi sacri, oggetti di valore, campane.

Entrando nei tre siti di conservazione, infatti, si percepisce subito la misura del disastro, la fatica del non facile lavoro di recupero effettuato grazie all’indispensabile e mai troppo ringraziato aiuto dei Vigili del Fuoco. Ma allo stesso tempo si ha il privilegio di vedere concentrati i segni, la memoria, la fede, il pensiero di chi ha abitato e continua ad abitare il territorio dei Monti della Laga.

Nel solo deposito realizzato dal Mibact nella Scuola del Corpo Forestale dello Stato di Cittaducale, ora assorbita dall’Arma dei Carabinieri, ci sono oltre 4000 pezzi catalogati, messi in sicurezza e monitorati. Un patrimonio di arte sacra prodotto quasi esclusivamente da artisti locali, che di conseguenza esprime una spiritualità caratterizzata, originale. Come quella che si legge nelle occhiaie che segnano il volto della statua della Madonna recuperata dalla chiesa di Sommati, peraltro protagonista di uno degli interventi di salvataggio più complicati, insieme al crocifisso di Preta, ai quadri del museo, al gruppo scultoreo della chiesa di san Francesco.

Ma ogni reperto ha la sua storia da raccontare, a partire dai primi arrivati subito dopo il sisma, forse il 31 agosto, sicuramente dal primo settembre. Da quel momento le operazioni non si sono mai fermate. Neppure la nevicata eccezionale dello scorso inverno ha impedito di andare di chiesa in chiesa a tirar fuori le opere d’arte dalle macerie. A fare da guida sono spesso stati gli abitanti di Amatrice, Accumoli e delle tante frazioni sparse nel territorio, primi guardiani dei beni comuni crollati o lesionati.

I materiali arrivano al deposito di Cittaducale con una scheda compilata sul luogo di origine dall’unità del Ministero che si occupa dei recuperi. Il materiale raggiunge la Scuola Forestale scortato dal Nucleo Tutela dei Carabinieri con il supporto della Diocesi di Rieti. Una volta prese in deposito le opere vengono sballate e si cerca la modalità migliore di conservazione, possibilmente puntando a mantenere insieme gli oggetti secondo la provenienza e la data di recupero. Se necessario, all’arrivo si effettuano micro-interventi, che vanno dalla spolveratura alle velinature conservative. Il tutto viene sistemato, secondo la tipologia, in box a “tubo giunto”, o in scaffalature metalliche autoportanti.

A spiegarci la procedura è la dottoressa Cristina Collettini del MiBact che, con i suoi collaboratori, da un anno a questa parte lavora senza sosta al progetto di salvaguardia e conservazione del patrimonio artistico tratto in salvo dai crolli di Amatrice e Accumoli. Per i primi tempi le opere sono state posizionate in uno speciale automezzo: un tir attrezzato allo scopo, svuotato mano a mano che le strutture del deposito prendevano forma. Oggi l’allestimento è completo, l’ambiente è videosorvegliato e monitorato dal punto di vista microclimatico e la collocazione dei reperti viene progressivamente ricalibrata in base ai valori di temperatura e umidità.

Un risultato che ha richiesto un grande sforzo di adattamento dei locali di quella che un tempo era l’autorimessa della Scuola. Ma la scelta è stata scelta felice, perché tanto le strutture interne quanto l’involucro esterno, nel frattempo, hanno retto ottimamente alle tante scosse di terremoto che si sono succedute. Una sicurezza in più per opere conservate in un’area militare e piantonate dall’Arma.

È grazie a questo impegno congiunto della Chiesa di Rieti, del MiBact e delle Forze dell’Ordine che le opere restano nel nostro territorio: un vero concentrato di tele, calici, crocifissi, con il rispettivo cartellino identificativo, che attendono di poter essere ricollocato nelle strutture di provenienza. In prevalenza si tratta di chiese, ma ci sono anche il patrimonio del museo Cola Filotesio di Amatrice e gli oggetti recuperati dentro l’ospedale Grifoni.

E proprio sulla prospettiva della restituzione la dottoressa Collettini è moderatamente ottimista. Parlando delle chiese, in particolare, ci spiega che ciascuna messa in sicurezza è studiata e ragionata perché faccia da base al restauro definitivo: «I nostri ponteggi non sono semplici puntelli da togliere e poi rimettere, sono frutto di scelte specifiche, poiché nel nostro lavoro effettuare un intervento sbagliato e non ponderato può voler dire perdere il bene».

Chiediamo del destino dell’Icona Passatora, piccola “cappella Sistina” immersa tra i monti. La funzionaria del MiBact spiega nel dettaglio gli interventi, mostra i contenitori in cui è conservato ogni frammento: anche il più piccolo, è stato raccolto, stipato, catalogato e portato a Cittaducale. Gli affreschi sono stati fotografati e monitorati al millimetro, è stato disposto lo schema che permetterà di riparare e proteggere i dipinti da eventuali nuove scosse. Il laboratorio di restauro è in allestimento in un altro spazio della Scuola Forestale, e una volta concluso il suo compito resterà a disposizione dell’Arma per dare vita a percorsi didattici.

«Il nostro lavoro molto spesso va oltre le funzioni menzionate dalle direttive, per andare incontro ad esigenze affettive e simboliche» spiega la nostra guida. Lo spunto per la visita ce l’ha infatti offerto il temporaneo ritorno della statua di Santa Savina agli abitanti della frazione di Voceto. Per concessione del vescovo Domenico e grazie all’impegno di Ministero e Arma dei Carabinieri, il simulacro verrà infatti, come da tradizione, portato in processione. «Poi – assicura Collettini – tornerà qui, al sicuro».

Beni culturali: procede la collaborazione tra lo Stato e le diocesi per la ricostruzione

Si è svolto lo scorso martedì, nel Salone del Palazzo Papale di Rieti, l’incontro dei vescovi delle diocesi colpite dal terremoto con le istituzioni. Un appuntamento periodico e itinerante, che a Rieti è stato organizzato in due tempi: il primo, la mattina, dedicato ai tecnici, ai quali, nel pomeriggio, si sono aggiunti i vescovi per dialogare, tra gli altri, con il commissario per la ricostruzione, Vasco Errani, e con il soprintendente speciale unico per le zone dell’Italia centrale colpite dal terremoto, Paolo Iannelli.

Scopi della riunione sono stati quelli di verificare il lavoro svolto fino ad ora e di coordinare e progettare le iniziative che stanno portando avanti le diocesi quali proprietarie di buona parte del patrimonio culturale danneggiato dal sisma. A tale riguardo la diocesi di Rieti ha presentato circa cinquanta progetti, risultando tra le più colpite in assoluto.