Giovani, lavoro, ricostruzione e infrastrutture: Chiesa e sindacati festeggiano il Primo Maggio a Cittareale

«Giovani, lavoro, ricostruzione e infrastrutture»: questi i temi della Festa del Lavoro che Cgil, Cisl e Uil hanno organizzato a Cittareale in collaborazione con l’Ufficio Problemi Sociali e Lavoro della Diocesi di Rieti.

Quattro punti per rinnovare l’attenzione sulla lenta ripresa economica e sulla sofferenza del commercio e delle imprese propri del territorio reatino, ma anche per interrogarsi sulle nuove sfide aperte dai cambiamenti del mondo della lavoro. Sono infatti temi di attualità il precariato che consegue ai contratti atipici e le nuove forme di occupazione scaturite dall’innovazione digitale.

L’occasione del Primo Maggio sarà dunque un momento per una riflessione sul complesso scenario offerto dal mondo del lavoro, cogliendo punti critici e opportunità. Con l’auspicio che si torni a investire sul territorio guardando all’innovazione, ma anche armonizzando le nuove esigenze con i diritti dei lavoratori, e èuntando a garantire un futuro ai giovani.

Il sisma ha aggravato una situazione già compromessa e fragile del contesto locale, nel quale già prima delle scosse telluriche era in corso la delocalizzazione delle aziende, la crisi del mondo del lavoro e un crescente tasso di disoccupazione. La scelta di celebrare il Primo Maggio a Cittareale è dunque un richiamo a non lasciare irrisolti i problemi in tutto il territorio e in particolare nell’estesa zona del cratere.

«Bisogna accelerare i tempi della ricostruzione, abbattendo la burocrazia senza sacrificare la legalità» è il richiamo di don Valerio Shango, direttore della pastorale sociale della Chiesa di Rieti, che ricorda come «le infrastrutture sono una condizione necessaria per la crescita, lo sviluppo e la ricostruzione».

L’evento del Primo Maggio a Cittareale avrà inizio alle ore 10 con i saluti delle autorità e del vescovo Domenico. Seguiranno le riflessioni e le testimonianze dei rappresentanti dei lavoratori. In chiusura sarà celebrata una Santa Messa, seguita da un concerto dell’Accademia di Santa Cecilia.

Una giornata di studio ai Musei Vaticani: l’Ufficio Beni Culturali della Diocesi di Rieti relaziona sul MuDa

Si terrà nella giornata di giovedì 9 maggio ai Musei Vaticani la giornata di studio “La Chiesa e i suoi musei. Identità, governance e politiche culturali”. Un’analisi approfondita di alcune buone pratiche che consentirà di cogliere quegli elementi che, desunti dall’esperienza particolare, possono essere di riferimento in una metodologia di lavoro.

Cinque realtà, diverse tra loro, descrivendo i motivi che le rendono uniche, presentano la loro esperienza in uno specifico ambito. Non sono state scelte per una loro assoluta ‘eccezionalità’, quanto per raccontarci un modus operandi sempre più necessario in una logica di collaborazione, sostenibilità e funzionalità. Ci si è addentrati nella prassi specifica attraverso una griglia analitica di valutazione sotto diversi aspetti, che ha permesso di considerare l’esperienza stessa nella sua struttura di base (progettazione, organizzazione, risorse umane ed economiche impiegate, ecc.), individuando punti di forza e criticità.

La lettura critica dei dati raccolti apre a una riflessione sugli aspetti paradigmatici, che caratterizzano le iniziative presentate (oggetto della tavola rotonda del pomeriggio) e che possono suggerire nuovi orientamenti e scelte innovative.

Questa, del resto, vuole essere la finalità della Giornata di studio. Tra gli interventi previsti ci sarà anche quello dell’Ufficio Beni Culturali della Diocesi di Rieti che illustrerà la felice esperienza del MuDa, il museo diocesano multimediale di Amatrice. Dopo il dibattito, la giornata si concluderà con una visita alla Cappella Sistina a cura di Francesca Boschetti.

La Caritas a fianco delle “Vite sospese” dal terremoto. Alla ricerca di una ricostruzione condivisa

Sono vite sospese quelle che abitano l’area del sisma che nell’agosto 2016 ha fatto crollare Accumoli e Amatrice. Una vera ricostruzione ancora non si vede e i problemi restano sul tavolo, con il rischio del definitivo spopolamento e di infiltrazioni del malaffare. La situazione di stallo preoccupa la Chiesa e Libera, l’associazione contro le mafie fondata da don Luigi Ciotti.

Di conseguenza giovedì 11 aprile si è svolto un incontro pubblico proprio alla presenza di don Ciotti per capire come passare “Dall’indignazione alla progettazione partecipata per nuovi modelli di ricostruzione”.

Un’occasione che ha visto don Fabrizio Borrello, direttore di Caritas diocesana, intervenire a partire dalle scolaresche che hanno affollato la grande chiesa. E rivolgendosi ai ragazzi li ha invitati a portare avanti la battaglia per la legalità e la solidarietà.

I dati di Caritas diocesana, sempre concretamente ed attivamente presente nelle zone del sisma, offrono un osservatorio ad ampio raggio sulle problematiche morali e materiali con le quali combattono le persone nelle zone terremotate.

«Vorrei dare una lettura che fotografi la situazione dei comuni di Accumoli e Amatrice oggi, sotto l’ottica di due punti di vista: secondo i dati ufficiali e secondo quelli dell’osservatorio del centro di ascolto messo in piedi da Caritas», ha spiegato il sacerdote. Dalle informazioni illustrate da don Fabrizio, emerge uno spopolamento pari a circa il nove per cento dopo il terremoto, sia nel territorio di Accumoli che in quello di Amatrice. Una sostanziale tenuta dei due paesi nonostante la totale devastazione, che non contraddice però il processo di spopolamento iniziato giù svariati anni prima.

«La popolazione residente inoltre – prosegue don Fabrizio – non coincide con la popolazione dimorante stabilmente, è molto presente il fenomeno del pendolarismo scolastico, universitario e lavorativo, e sono sempre alte le presenze del fine settimana rappresentate dal popolo delle seconde case».

Un panorama di problemi complesso, la cui soluzione non può che passare da un ragionamento collettivo, oltre che da un’efficace azione istituzionale.

 

Il vescovo all’iniziativa “Vite sospese”: «Ricostruire l’autentico, non l’identico»

«La frase ricostruire com’era dov’era mi è sempre parsa consolatoria», ha detto il vescovo Domenico intervenendo al convegno “Vite sospese”, una iniziativa messa in campo dalla Chiesa locale insieme a Libera per andare “Dall’indignazione alla progettazione partecipata per nuovi modelli di ricostruzione”.

Al suo fianco, oltre agli ospiti tecnici e istituzionali, don Luigi Ciotti, che di Libera è anima e fondatore.

«Com’era, dov’era è stata una frase buona per le prime settimane», ha chiarito il vescovo: «strada facendo è sembrata inadatta, quasi un’impresa al limite e comunque non realistica. Questo perché non è possibile pensare che le cose si replichino uguali, le cose non si copiano identiche al passato, ma si rigenerano a seconda delle esigenze del presente tenendo naturalmente conto delle lezioni del passato. Dunque, più che l’identico occorre provvedere a ricostruire l’autentico».

Anche monsignor Pompili, come il Prefetto, sottolinea il grande sentimento di solidarietà suscitato dal dramma del terremoto: «L’unica che non è mai venuta meno in questi mesi è la generosità delle persone. L’aiuto e il sostegno costante hanno permesso di affrontare il terremoto del cuore oltre a quello materiale, perché lo sciame sismico interiore è ancora lì che ci scuote, e di vite capovolte ce ne sono tantissime. È per questo che parallelamente agli aiuti materiali una delle cose che abbiamo voluto fare come Chiesa è proprio non dimenticare queste vite e queste storie, e metterle nero su bianco attraverso il libricino Gocce di Memoria: una sorta di memoriale che ci ricorda che gli smottamenti interiori sono ancora lì, e non mollano le persone».

“Vite sospese”, don Luigi Ciotti a Rieti per discutere di ricostruzione partecipata e superare l’indignazione

Sarà la grande chiesa di San Domenico a ospitare l’iniziativa “Vite sospese”, promossa dalla sezione reatina di Libera in collaborazione con la Chiesa di Rieti.

L’incontro si terrà giovedì 11 aprile a partire dalle ore 11 e vedrà la presenza di don Luigi Ciotti, fondatore di Libera e del Gruppo Abele, affiancato dal vescovo Domenico e con la presenza di alcuni ospiti tecnici e istituzionali legati alle vicende del terremoto.

L’idea è quella di passare dall’«indignazione alla progettazione partecipata per nuovi modelli di ricostruzione». Le vite sospese sono infatti quelle di chi abita paesi distrutti dalle calamità che faticano a uscire dallo stallo successivo alla prima emergenza. Si allunga così il tempo delle soluzioni provvisorie, mentre l’orizzonte di una vera ricostruzione sembra sempre più lontano.

Non tutto per fortuna è fermo. Accanto ai rischi che l’immobilità e lo spopolamento portano sul territorio, si proverà allora a fare il punto anche sulle cose che funzionano, sui progetti avviati, sugli interventi aperti o in fase di avvio.

“Sul passo della speranza”: prosegue l’impegno della Caritas nelle aree colpite dal terremoto

A quasi due anni e mezzo dal sisma l’impegno e l’attenzione della diocesi e della Caritas sui territori di Amatrice, Accumoli, Cittareale, Posta e Borbona, Leonessa, non accenna a diminuire, anzi si concretizza sempre di più sui due fronti della ricostruzione di strutture a servizio della comunità e l’animazione di quest’ultima.

Nella mattinata del 6 febbraio alla presenza dei presbiteri che guidano le parrocchie della zona, del direttore della Caritas, don Fabrizio Borrello e di operatori e volontari, il vescovo Domenico Pompili, nella cornice del centro Caritas di Amatrice, ha posto l’attenzione sulla dimensione della speranza, che la Chiesa deve impegnarsi a portare nell’animo di coloro che vivono giorno dopo giorno i disagi di non avere più i propri borghi, la vita di prima, i punti di riferimento, i simboli di una intera esistenza e di tante generazioni.

È alla restituzione di questa speranza che la Chiesa e la Caritas, quale sua dimensione di amore che agisce, deve tendere e verso questo traguardo deve lavorare, anche in risposta alle tante polemiche, a volte strumentalizzate, che imperversano sui social acuendo un clima dilagante di sfiducia.

Il vescovo Domenico ha esortato tutti i presenti a vario titolo, a trovare un’unità nel lavoro all’unico scopo di essere di sostegno e conforto alle persone, restituendo loro un po’ di quella fiducia e di quella speranza nel domani che è andata persa con tutto il resto, almeno finché non cambino le cose.

A tale scopo la Chiesa reatina si sta adoperando anche sul piano strutturale, per poter far partire quanto prima la realizzazione di “Casa del Futuro” che, accanto alla cura dei beni culturali e agli interventi sulle chiese, circa 75, costituisce l’impegno della diocesi sul fronte della ricostruzione.

Sul versante pastorale, invece, il lavoro è quotidiano sia per sacerdoti e suore chiamati a guidare le comunità travolte dal sisma, che per gli operatori e i volontari che sono una presenza costante sul territorio, presso le abitazioni per le visite personali e sui centri di comunità Caritas, dove svolgono attività di animazione per varie fasce di età, come quelle che saranno posti in essere, fino al giugno prossimo, per effetto del progetto “Sul passo della speranza” ed in continuità con quanto già posto in essere in precedenza.

Una serie di incontri, su varie tematiche ludico ricreative, ma anche informative, in continuità con le attività delle parrocchie e le linee guida della diocesi, proposte ad anziani ma anche a famiglie, giovani e bambini, i cui obbiettivi saranno quelli di creare comunità e far uscire le persone dalle SAE per tornare a stare insieme, dialogare su temi di interesse comune e, perché no, poter sorridere e rilassarsi un po’.

Economia sostenibile, profitto e globalizzazione: il Meeting dei Giovani si è aperto oggi a Leonessa

Tre domande, una per giorno: “Quanto costa?”, “Quanto basta?”, “Quanto vali?”. A sintetizzare quelle che sono le articolazioni tematiche delle rispettive tre giornate per il Meeting diocesano dei giovani in corso da oggi a Leonessa: il primo giorno “La Parola del Vangelo per una Chiesa credibile” il secondo “Cercasi cuore, passione, creatività per una economia dal volto umano”, l’ultimo “Il valore di ogni vita”.

L’appuntamento ormai classico che la Pastorale giovanile della Chiesa reatina organizza nel tempo natalizio intende stavolta concentrare la riflessione sulle problematiche economiche che interpellano la società di oggi e in particolare chi a tale società si sta affacciando: quei giovani dai 17 ai 35 anni che vedono un futuro sempre più incerto in un mondo che sembra dominato dal dio denaro. Rispetto a esso, quel che si vuol cercare è, per dirla con lo slogan del meeting, il giusto “corto circuito che riattiva la vita”, ossia quel rimettere i valori al punto giusto. Una riflessione da condurre nell’ottica della Laudato si’ e delle provocazioni verso un’economia sempre più attenta all’uomo e al creato, sulla scia delle considerazioni emerse già nell’incontro pastorale di settembre a Contigliano.

Ospiti oggi pomeriggio nel paese dell’altopiano che per il secondo anno ospita il Meeting, l’attivista Luca Raffaele di NeXt e il biblista Giuseppe Florio. Raffaele, sin da giovane impegnato in organizzazioni ambientaliste e antimafia, da anni ha aderito alla rete di NeXt – Nuova economia per tutti, associazione nata nel 2011 che si prefigge di ricercare le vie di un’economia diversa, «più inclusiva, partecipata e sostenibile rispetto all’economia tradizionale orientata, da sempre, sulla massimizzazione del profitto individuale, senza tener conto di ambiente e persone», come si legge nel sito – e ne è divenuto di cui è ora direttore generale. A interoloquire con lui il teologo biblico Florio, autore di vari saggi di Sacra Scrittura e pubblicazioni di spiritualità, fondatore dell’associazione di solidarietà internazionale Progetto Continenti, che ha sede in Sabina, nell’antico convento francescano di Sant’Andrea a Collevecchio, divenuto luogo di accoglienza e ricerca spirituale e culturale.

Un dibattito acceso e partecipato, su temi come l’economia sostenibile, sulla povertà, sulla globalizzazione: argomenti variegati e sfaccettati, sviluppati da Florio e Raffaele tramite due punti di vista diversi, eppure convergenti, paralleli eppur compatibili.

«Gesù si è preoccupato di ciò che mangiava e vestiva? Certo! Ma lasciarsi prendere da vendetta, frenesia dei soldi, rivendicazione, il mondo si avvelenerà sempre più. Il tema dell’economia per noi è filtrato dal regno di Dio. Se l’economia la mettiamo sotto la stella del regno di Dio vuol dire che cercheremo di metter su un’economia che possa risanare o umanizzare il mondo», ha detto il biblista.

Cos’è l’economia sostenibile, chiedono i ragazzi a Luca Raffaele. «il denaro può essere sangue, per non esserlo non deve essere mai fine. Una concezione del denaro nata solo per portare profitto all’azionista fa perdere di vista tutto il resto…non profit non vuol dire non utilizzare il denaro, ma il denaro deve essere sempre strumento non fine. Se con capiamo questa logica le disuguaglianze continueranno ad aumentare».

Florio ha rimarcato il francescanesimo radicato in territorio reatino: «Siete “parenti” di san Francesco, trovate la sua stessa forza interiore!» –  ha incitato i ragazzi. Con entusiasmo e vigore il biblista ha cercato di infondere nelle giovani generazioni il coraggio e la forza di cambiare le cose, con lo stesso coraggio che ebbe proprio nella nostra Valle Santa il Poverello».

E poi l’aggregazione, la necessità di un’economia integrale e di una progettualità da condividere insieme, «anche per sperimentarsi strada facendo, perché è solo così che si creano le rivoluzioni», ha detto Luca Raffaele.

Ma molte e particolarmente interessate sono state le questioni messe in campo dai due ospiti, a partire dalle domande degli oltre cento ragazzi riuniti al palazzetto dello sport di Leonessa.

L’evento è trasmesso in streaming sul canale youtube Frontiera Tv.

I Carabinieri riconsegnano ai parroci reliquiari rubati in due chiese della diocesi

Di recente i Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale hanno individuato nel mercato della ricettazione dei beni d’arte sottratti ai luoghi di culto alcuni oggetti appartenenti alla diocesi di Rieti. Si tratta in particolare di un reliquiario del XIX secolo, sottratto dalla chiesa di San Giovanni in Amatrice nel gennaio del 1977 e di tre reliquiari in argento provenienti dalla chiesa della “Madonna della Neve” in Vallecupola di Rocca Sinibalda.

I preziosi verranno consegnati nella tarda mattinata di giovedì 25 ottobre presso la chiesa di Amatrice al parroco Luigi Aquilini. A prendere in consegna i reliquiari di Vallecupola sarà l’attuale parroco don Thomas Alexander Chavely. La restituzione avverrà alla presenza del vescovo Domenico, del sindaco Palombini, del Comandante del Nucleo Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Napoli, Capitano Giampaolo Brasili e del Tenente Alessandro Saba, comandante del Nucleo operativo radiomobile della Compagnia Carabinieri di Cittaducale.

L’attività di recupero è avvenuto nell’ambito di un’indagine del Nucleo TPC di Napoli, coordinata dalla Procura della Repubblica di Isernia, che ha permesso di disarticolare, nel settembre del 2017, un’organizzazione criminale specializzata nella ricettazione di beni d’arte sottratti da luoghi di culto e istituti religiosi. L’individuazione dei preziosi è avvenuta grazie comparando le foto degli oggetti sequestrati con quelle della Banca Dati dei beni culturali illecitamente sottratti, gestita dal Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale.

La cerimonia di restituzione testimonia l’importanza dell’adozione delle Linee Guida per la Tutela dei Beni Culturali Ecclesiastici pubblicate dai Carabinieri unitamente alla Conferenza Episcopale Italiana, da parte dei responsabili degli Uffici Diocesani e dei parroci. La pubblicazione contiene infatti consigli pratici per la difesa dei beni ecclesiali da eventi predatori, e diffonde e valorizza le iniziative di catalogazione e censimento dei beni che le Diocesi, con grande impegno, stanno conducendo in ordine al proprio patrimonio culturale.

Il Crocifisso di San Damiano è arrivato domenica scorsa ad Amatrice

È partita il 9 ottobre da Greccio, paese del primo presepe al mondo, la prima tappa della peregrinatio del Crocifisso di San Damiano, che durante il mese di ottobre e fino a metà novembre, attraverserà tutti i luoghi francescani della diocesi.

Un evento inserito nell’ambito del Festival “Con Francesco nella Valle…cum tucte le tue creature”, che sta animando in questi giorni i territori della Valle Santa dove il Poverello visse e che amò moltissimo.

Il Crocifisso di San Damiano è l’icona a forma di croce dinanzi a cui Francesco d’Assisi stava pregando quando ricevette la richiesta del Signore di riparare la sua casa. I francescani curano questa croce come simbolo della loro missione datagli da Dio.

Il Crocifisso è arrivato ad Amatrice domenica 14 ottobre, a simboleggiare la vicinanza alle popolazioni colpite da un evento catastrofico come il terremoto, e ripartirà mercoledì 17 ottobre per raggiungere Leonessa.

Ad Amatrice il Crocifisso sarà custodito, per l’adorazione dei fedeli, nel centro di comunità Sant’Agostino.

I genitori di Bergamo: «Dimenticare queste terre ferite sarebbe una mancata opportunità»

Prosegue il forte legame di solidarietà tra Bergamo e Amatrice. Una delegazione della scuola “Caterina e Giuditta Cittadini” di Ponte San Pietro è tornata a Rieti donando un altro cospicuo tassello per la rinascita di Amatrice, e tornando a casa con un altro bagaglio di ricordi e sensazioni, raccontante direttamente dai protagonisti.

«Ogni evento drammatico pone in modo deciso il tema dell’uomo, della sua natura, della sua esistenza, dei suoi limiti, della sua ricerca perenne, quotidiana, quasi inconscia, di senso. Un dramma porta con sé, oltre ai lutti, l’impossibilità di sottrarsi alle domande vere che ciascuna vita contiene. La consapevolezza aumenta di giorno in giorno e indica che la riparazione possibile è forse quella che abita nelle relazioni. Nell’immediatezza, le esigenze più superficiali – sebbene importanti – hanno probabilmente trovato facili – o più facili – soluzioni: i beni di prima necessità, l’abbigliamento, il posizionamento di alcune strutture sono stati importanti bisogni esauditi. Oggi, a due anni e passa dal sisma, questi bisogni rimangono quelli non fondamentali. Gli “altri”, quelli che richiamano alle domande vere di ciascuna vita, sono ancora in cerca di compimento, richiedono molto tempo, tanta attenzione e, soprattutto, vicinanza, amicizia, solidarietà umana: in una parola richiedono relazioni. Questi drammi impongono a tutti di farsi prossimi, di farsi vicini».

È per questo e per molto altro che il legame stretto tra Bergamo e Rieti ed Amatrice prosegue, non solo nel corso delle visite reciproche, ma anche durante l’anno, tramite messaggi, mail, foto condivise della quotidianità di ognuno. «Oggi – racconta la delegazione giunta per la seconda volta ad Amatrice – l’impatto visivo con la realtà di quelle terre pone all’occhio alcuni lievi miglioramenti. Si vedono meno macerie di prima, anche se, nel profondo, permangono e sono evidenti le ferite più dolorose: la solitudine, il senso di smarrimento, il ricordo di una vita.

Amatrice rischia di apparire oggi come il luogo del non tempo nel quale il passato vive sotto le macerie e il futuro non riesce ancora ad essere pensato. Ma Amatrice è anche un luogo vivo che vuole ancora palpitare, ma non può farlo senza la “presenza” di aiuti esterni. In questo nostro secondo viaggio, abbiamo dato continuità e flessibilità ai progetti condivisi, mantenendo i patti di trasparenza del cammino, consolidando i legami della solidarietà, la co-costruzione della speranza di un futuro accogliente». Questi gli obiettivi e le attese della seconda “missione” di dieci genitori della “Casa Gialla” a Rieti e ad Amatrice. Ragazze e ragazzi delle classi quinte dello scorso anno scolastico avevano scelto di ”occuparsi” di un futuro accogliente non solo per sé, ma anche per chi abiterà una terra prostrata da condizioni difficili, in apnea di speranza e serenità. Loro hanno consegnato, a genitori, insegnanti, nuovi alunni e alunne, alla comunità tutta, il sogno e l’impegno per un asilo nido da costruire nel paese terremotato, investendo dunque in un progetto di educazione, responsabile e quindi solidale. Per far ciò, a Bergamo si sono dati da fare fin da subito. Prima con una mostra di disegni in concomitanza con la presentazione del libro “Gocce di memoria”, poi con un grande concerto, e ancora con marce di solidarietà, eventi, idee di sostegno psicologico e non, aiuti materiali. L’incontro con il vescovo di Rieti, monsignor Domenico Pompili, ha permesso di rimodulare condizioni e processi realizzativi del progetto per renderlo davvero obiettivo praticabile e motivante, oltre che a comprendere meglio come verranno finalizzate le risorse economiche. «Questi “viaggi” hanno creato legami, hanno creato amicizie e relazioni con singole persone che sono state toccate da dolori profondi, ma che non hanno “chiuso” lo scrigno della loro interiorità. L’amicizia con “Amatrice”, che per noi significa amicizia con don Domenico, Valerio, Sabrina e Sergio, ci ha fatto fare esperienza dell’importanza delle relazioni ma, soprattutto ci ha dato la prova che, nella vita, lo straordinario è, davvero, nella normalità. Nessuno di noi si sarebbe mai aspettato che da un “pensiero” sarebbe potuto nascere ciò che è oggi questa nostra amicizia. Abbiamo imparato che se non avessimo seguito quel pensiero, se non avessimo avuto il coraggio di approfondire quell’intuizione che poteva forse apparire anche banale oppure se l’avessimo ritenuta troppo difficile da realizzare, non saremmo qui, oggi, a scrivere questa lettera. Vedendola da fuori, questa nostra amicizia può avere il sapore di qualcosa di straordinario: come è straordinario sottrarre tempo al lavoro e alla propria famiglia per donarlo agli altri, anche molto lontani fisicamente; è straordinario investire il proprio fine settimana per effettuare un lungo viaggio, senza alcuno scopo ricreativo. Straordinario è continuare a pensare a iniziative che possano coinvolgere le famiglie della scuola nella solidarietà, o scrivere tutti i giorni e anche più volte al
giorno a Valerio, Sabrina e a Sergio. Ebbene abbiamo capito che tutto ciò è, per noi, semplicemente ordinario, è la nostra normalità. Non perché “siamo bravi”, ma semplicemente perché abbiamo fatto esperienza diretta di un bene, di un legame che, in fondo, davvero tutti ci unisce e che
rappresenta, la salvezza.

Ci siamo commossi osservando il cartello stradale che indicava il paese di Amatrice, posto prima dei tornanti che arrivano a quello che una volta era il cuore del paese.

Abbiamo percepito orgoglio e dignità negli abitanti che, inevitabilmente, hanno perso qualche caro.
Persone coraggiose, il cui dolore viene accentuato anche dalla situazione precaria in cui vivono, che sono pronte a ricominciare in questa terra tanto amata nonostante l’amarezza e la solitudine.

La nostra visita aveva l’obiettivo primario di non far sentire i nostri amici abbandonati. Sì, perché non basta essere presenti nell’immediato, ma bisogna continuare a coltivare il rapporto e a sostenere questo nostro progetto di solidarietà iniziato due anni fa nonostante possa essere una piccola goccia nel grande mare di macerie.

Noi, tutti e ciascuno, siamo parte di questa comunità: e dimenticarlo
sarebbe una mancata opportunità».