L’allarme di Slow Food: «i più bei borghi italiani stanno morendo. Le nostre comunità stanno soffrendo»

«Non c’è bisogno delle ferite traumatiche del terremoto per vedere che i nostri più bei borghi italiani stanno morendo. Non c’è più parroco, non c’è più farmacia, non ci sono più osterie, scuole e uffici postali. Penseremo mica che la bellezza dell’Italia sia data solo dai muri? La bellezza dell’Italia è data anche dal profumo del pane». Lo ha detto oggi a Roma il fondatore di Slow Food, Carlo Petrini, nel corso della presentazione delle Comunità Laudato si’, progetto pensato con la diocesi di Rieti e ispirato all’enciclica di Papa Francesco.

«Uno degli obblighi non solo di Slow Food e delle Comunità Laudato si’, ma di tutti quelli che vogliono lavorare – ha sottolineato Petrini – è quello di favorire botteghe multifunzionali di giovani che presidiano il nostro Paese. Non possiamo andare avanti con un turismo che vede il depauperamento della socialità dei luoghi più belli per andare a chiuderci tutti, alla domenica, in un outlet, bambini compresi».

«Dobbiamo ricostruire i nostri borghi, questa è ecologia. Le nostre comunità stanno soffrendo!», è stato l’appello del fondatore di Slow Food, per il quale «non è una bella cosa che gli anziani che vivono in questi Paesi debbano pietire un passaggio per andare in farmacia o a fare spesa in un supermercato a fondo valle. Dobbiamo ricostruire questa socialità».

Una visione condivisa anche dall’economista Luigino Bruni che, nella conferenza stampa, ha rimarcato la novità della Laudato si’ parlando della necessità «di avviare un processo generativo del territorio nella sua dimensione identitaria anche attraverso l’idea di un centro che formi giovani diventando parte del bene comune. Un progetto che potrebbe essere allargato anche alle abbazie che hanno avuto danni o che sono state in parte distrutte facendole diventare beni comuni dell’umanità. Diversamente sono destinate a finire quando non ci saranno più monaci ad abitarle. Bella l’idea di ritrovarsi attorno ad una terra ferita. Formiamo una alleanza a partire dalle vittime e senza ideologia, come facevano Peppone e don Camillo che univano le forze quando c’era l’inondazione del grande fiume. Se l’Italia non ritrova una base civile di collaborazione prima delle divisioni politiche si finisce in una guerra di tutti contro tutti e ci si disfa come Paese».

Chiese e ricostruzione: tanti i lavori pronti a partire

Sono diverse le chiese danneggiate dal terremoto sulle quali stanno per partire i necessari interventi.

Due ordinanze del Commissario del Governo per la ricostruzione dei territori interessati dal sisma del 24 agosto 2016, infatti, hanno stabilito i criteri per la messa in sicurezza degli edifici a fronte di un panorama di interventi quanto mai vasto e articolato. È evidente infatti, che il consistente numero di edifici compromessi e il diverso grado di danneggiamento richiede differenti approcci. Edifici gravemente lesionati come la chiesa di Sant’Agostino ad Amatrice richiederanno un sostanziale intervento di ricostruzione, ma non tutte le situazioni sono così difficili.

Di conseguenza la prima ordinanza, diffusa lo scorso maggio, indica come criteri per l’individuazione dei centri urbani e degli edifici da inserire nel programma di intervento immediato l’assenza di altri luoghi di culto nell’ambito territoriale di riferimento della comunità, l’apertura al culto dell’edificio interessato alla data del 24 agosto 2016 e un livello di danneggiamento modesto, anche risolvibile con interventi strutturali di carattere locale.

Il costo complessivo per gli interventi selezionati e inseriti nel programma è stato stimato dagli organi di governo preposti alla gestione post-sisma ed è stato ripartito tra tutte le diocesi coinvolte nel cratere del Centro Italia. Per questo primo programma, la diocesi di Rieti ha visto inserite nell’elenco quattro chiese: due hanno completato l’iter progettuale, e sono quella dei SS. Dionisio Eleuterio e Rustico, comunemente conosciuta come San Dionigi, a Borgo Velino; la chiesa di Santa Maria del Cerreto della frazione Piedelpoggio di Leonessa; della chiesa di San Lorenzo Martire a Colle di Tora e di quella dedicata a San Nicola di Bari a Concerviano, invece, devono ancora essere presentati i progetti, in elaborazione dai rispettivi professionisti incaricati, che seguono l’iter previsto e normato nella stessa ordinanza, la quale entra nel merito anche delle procedure di affidamento dei lavori.

A questo primo programma di interventi, è seguito, in meno di due mese, un secondo elenco, che riprende dal primo l’intera struttura e le finalità. In questo programma, della diocesi di Rieti sono state le chiese di Cittareale (Santuario Santa Maria Capodacqua), Borgo Velino (San Matteo), Poggio Bustone (SS. Angeli Custodi), Posta (Santa Maria Assunta), Leonessa (Madonna delle Grazie), Limiti di Greccio (Santa Maria di Loreto), Castelfranco (San Giovanni Battista), Rieti (San Pietro Martire), Borbona (Santa Maria Assunta), Amatrice (San Pietro Apostolo, nella frazione di Nomisci), Posta (Santa Maria Assunta, nella frazione di Sigillo e San Vito Martire nella frazione Figino), Leonessa (San Vincenzo Ferrer) e Contigliano (San Filippo).

Come per l’elenco della prima ordinanza, per alcune chiese – le ultime sette – devono essere ancora consegnati i progetti, che si trovano in fase di elaborazione da parte dei progettisti, mentre le prime sette sono in fase di approvazione presso l’Ufficio Speciale per la Ricostruzione del Lazio.

“Andare oltre” si presenta, il vescovo: «strumento per non abbassare l’attenzione sull’area del cratere»

Alla presenza di Aldo Cazzullo, firma de «Il Corriere della Sera», l’Ufficio diocesano per le Comunicazioni Sociali della diocesi di Rieti ha presentato ai cronisti locali, riuniti nel Palazzo papale di Rieti in occasione del patrono San Francesco di Sales, un nuovo servizio pensato per offrire ulteriori fonti sulla situazione post terremoto.

Il sito andareoltre.org è stato infatti pensato per «raccontare la ricostruzione», con particolare attenzione verso i piccoli e grandi interventi che la Chiesa di Rieti, attraverso la Caritas, sta portando avanti nell’area colpita dal sisma al fine di sostenere la popolazione e contribuire alla rinascita dei paesi dal punto di vista materiale, spirituale e sociale.

Il sito, che sarà costantemente aggiornato sulle attività promosse dalla Chiesa di Rieti, è stato pensato per dare informazioni in maniera snella e veloce, con una grafica immediata e basata sul verde, colore che rappresenta la speranza.

Così come il nome, che allude all’obiettivo del superamento delle paure, oltre i timori, oltre le polemiche, oltre gli ostacoli quotidiani.

Sul logo appare una matita, simbolo di nuovi progetti e creatività, perché appaia chiaro che il futuro di queste comunità ferite ripartirà solo se ognuno di noi, con il proprio personale tratto, inizierà a tracciare il solco del proprio apporto fattivo.

Tramite il sito sarà seguito l’evolversi di grandi progetti, come la “Casa del Futuro” o il bando “Ripartiamo Insieme”, ma anche i piccoli fatti, le attività quotidiane, l’ascolto dei bisogni e delle necessità, i lieti eventi.

La prospettiva è quella di «comunicare speranza e fiducia nel nostro tempo», secondo l’invito che papa Francesco ha fatto lo scorso anno in occasione della Giornata Mondiale della Comunicazioni Sociali, ma riprende anche la tematica scelta dal Santo Padre per il messaggio di quest’anno «Notizie false e giornalismo di pace», volto a favore di un’informazione basata sulla «verità che ci rende liberi».

Papa Francesco ha offerto ai giornalisti uno spunto di riflessione su un lavoro obiettivo e veritiero, perché chi fa questo mestiere tenga sempre a mente «che al centro della notizia non ci sono la velocità nel darla e l’impatto sull’audience, ma le persone».

Sulla stessa linea si è mossa la “lectio” di Aldo Cazzullo ai colleghi locali, il quale ha voluto ricordare che al di là delle notizie che raccolgono “click” e di quelle che suscitano sensazione immediata, il mestiere del giornalista va alimentato quotidianamente, certificando, approfondendo e soprattutto stando in mezzo alle persone, «unico modo per salvare questo mestiere, e farlo bene».

Nel suo intervento a conclusione di una giornata trascorsa assieme agli operatori della comunicazione, il vescovo Domenico ha sottolineato l’intenzione di partenza del sito andareoltre.org: «volevo condividere con voi questo embrione di comunicazione che si inserisce nel solco di ciò ci ha detto Aldo. Questo sito è specchio di un giornalismo fatto andando di persona, cercando di conoscere quello che è al dentro dell’area duramente colpita dal terremoto. Ciò accadrà valorizzando vita quotidiana dei luoghi di tutta l’area del cratere, perché la cosa più necessaria oggi è alimentare la comunicazione per tenere alta l’attenzione, partendo dalla quotidianità di questi territori».

Uno strumento dunque a servizio di tutti, organi di informazione e non solo, perché chiunque abbia una certificata e veritiera contezza di ciò che è stato fatto e si farà dopo il 24 agosto 2016, affinché il racconto del terremoto non sia fatto solo di problemi, ma anche di opportunità, occasioni di miglioramento e motivazioni di speranza nel futuro.

Leonessa si prepara a festeggiare San Giuseppe

Con l’approssimarsi della memoria liturgica di san Giuseppe da Leonessa, il 4 febbraio, i Frati minori cappuccini e la confraternita intitolata al santo hanno definito il programma dei festeggiamenti.

Dal 26 gennaio al 3 febbraio, ogni giorno in una località diversa, alle 16.30 si pregherà il santo Rosario, seguito alle 17 dalla celebrazione eucaristica e alle 17.45 dalla novena.

Si inizierà il 26 a Montereale, per poi proseguire il 27 a Ville di Sotto, il 28 a Ville di Sopra, il 29 gennaio a Posta e Cittareale, il 30 a Otricoli, il 31 gennaio a Cascia, il 1 febbraio a Leonessa, il 2 febbraio ad Amatrice e il 3 di nuovo a Leonessa.

Il giorno della festa saranno quattro le messe celebrate presso il palazzetto dello sport di Leonessa: alle 8, alle 9.30, alle 11 (presieduta dal vescovo Domenico e seguita dalla processione con la reliquia) e alle 17. Alle 15 dello stesso giorno è prevista la celebrazione del transito di san Giuseppe.

Ricostruzione: tanti gli interventi sulle chiese terremotate

Basta affacciarsi un attimo nelle stanze della Curia vescovile riservate all’Ufficio Tecnico e a quello per i Beni culturali per capire quanto sia alto il livello di attenzione della diocesi di Rieti per le chiese che ricadono nei territori interessati dai quattro forti terremoti degli scorsi mesi. Sulle scrivanie e sugli schermi dei computer sono costantemente aperti disegni, pratiche, rilievi, disegni, progetti. Perché ogni edificio è importante: come bene in sé, ma soprattutto come luogo della comunità, come bene comune. Un discorso che non vale solo per le mura, ma anche per gli arredi, i paramenti, gli oggetti liturgici, i registri, i libri sacri. Cose spesso acquistate dalle parrocchie grazie alla generosità dei fedeli; memorie che si tramandano di generazione in generazione anche come segno di appartenenza.

Ecco allora che la diocesi di Rieti si muove su un doppio binario: da un lato cercando di recuperare e conservare quanto si trova all’interno delle chiese, dall’altro lavorando alla messa in sicurezza degli edifici. Un lavoro svolto a stretto contatto con il Ministero per i Beni Culturali e le amministrazioni comunali, ma anche “sul campo”, ascoltando i suggerimenti, le segnalazioni, le istanze della popolazione.

E mentre gli oggetti vengono stoccati e catalogati nel deposito individuato dalla diocesi allo scopo, attorno alle chiese crescono impalcature, si muovono imprese, si effettuano interventi di messa in sicurezza, nell’attesa di poter avviare la fase del restauro vero e proprio. Come nel caso della chiesa di Sant’Andrea Apostolo a Configno di Amatrice, sulla quale gli interventi sono quasi conclusi. Situata nel centro dell’abitato della frazione, la chiesa mostra danni e lesioni diffuse in tutto l’edificio, con un parziale crollo all’interno. Di conseguenza è stata disposta un’opera di tirantatura e puntellatura. Un intervento effettuato con un ponteggio collegato opportunamente alla struttura e cerchiato nella parte sommitale con funi d’acciaio. Un lavoro da estendere anche al campanile, che verrà circoscritto con tubi, giunti e fasce in poliestere.

Operazioni al traguardo anche per la chiesa di San Felice a Posta, che ha richiesto una tempestiva messa in sicurezza. L’edificio presentava infatti danni in alcune parti della struttura e soprattutto nella facciata. Durante i sopralluoghi, sono infatti stati rilevati l’incipiente espulsione dei blocchi di pietra del rosone e importanti lesioni nella zona dell’altare laterale di San Felice.
Anche le operazioni sulla chiesa del Santissimo Salvatore a Belmonte sono quasi concluse. I danni all’edificio sono stati evidenziati in alcune parti della struttura, in particolare nelle murature portanti, nel cassettone in copertura della navata della chiesa e nei controsoffitti delle cappelle laterali. Di conseguenza l’intervento disposto dall’Ufficio Tecnico ha visto la realizzazione di un’opera di protezione del soffitto a cassettoni e del controsoffitto della navata laterale. L’intervento nella navata centrale è stato realizzato con strutture a tubi e giunti di sostegno di telai di coronamento, mentre per la protezione della caduta di materiale slegato si poserà una rete in poliestere. Tutte strutture ancorate alla struttura portante dell’edificio.

E mentre i lavori su queste tre chiese vanno verso la consegna, altri progetti, come quello per il santuario di San Giuseppe a Leonessa, sono pronti a partire. Quasi a dire che la ricostruzione per le comunità colpite dal terremoto, in qualche modo, parte proprio dalle chiese.

Leonessa: una Sala di Comunità in attesa di tornare in chiesa

È pronta per la messa in opera a Leonessa una “Sala di Comunità” simile a quella già realizzata ad Amatrice. Un ambiente polifunzionale che nel paese di San Giuseppe sarà utilizzato anche come spazio liturgico in attesa di poter nuovamente celebrare la messa in una chiesa del centro storico.

C’è anche quella di Leonessa tra le comunità messe in difficoltà dallo sciame sismico ancora in corso. Il paese di San Giuseppe registra infatti diverse criticità riguardo al centro storico e alle attività economiche. Le preoccupazioni sono diverse, a partire da quelle residenziali: insieme ai comuni di Posta, Borbona e Cittareale, l’amministrazione leonessana ha avanzato l’istanza per l’assegnazione di alcune soluzioni abitative d’emergenza. Quanto all’economia, comprensibili preoccupazioni esistono attorno alla vocazione turistica del paese, messa in forse dal perdurare delle scosse.

Ma se da un lato ci sono diversi edifici da mettere in sicurezza, dall’altro non viene meno la creatività, con il sindaco che si è fatto promotore del singolare concorso “Uno scatto e uno scontrino per Leonessa”: una competizione fotografica centrata sui centri storici di Leonessa e delle sue frazioni. Per partecipare basta una foto originale del paese e un’altra di uno scontrino o di una ricevuta fiscale di un acquisto fatto negli esercizi commerciali del comune. In palio 1000 euro messi in palio dallo stesso primo cittadino.

Nonostante le difficoltà, dunque, non manca la voglia di ripartire. E siccome anche a Leonessa il terremoto non ha risparmiato le chiese, in paese è in corso di installazione una “Sala della Comunità”: una struttura provvisoria donata dalla Caritas italiana per aiutare la lenta “ricostruzione” delle persone attraverso un luogo di socializzazione condiviso.

Non si tratta di una chiesa, ma di una sala di comunità polifunzionale, che all’occorrenza svolge anche il compito di aula liturgica.

Elaborato sul modello di quanto già visto nell’Amatriciano, il progetto prevede un abbellimento esterno con elementi in legno, piante e, perfino giochi per bambini. Una struttura pensata per essere uno spazio funzionale a servizi di tipo comunitario, più che una soluzione di emergenza per terremotati.

La Sala “Sant’Agostino” di Amatrice, del resto, ha ospitato diverse iniziative e attività, oltre a permettere la celebrazione della messa. In ogni caso, dal punto di vista liturgico la proposta rappresenta, rispetto alle funzioni celebrate nel palazzetto dello sport, un passo avanti nella direzione di un ritorno alle chiese storiche nel più breve tempo possibile. E, tra quelle presenti in paese, potrebbe essere la chiesa di San Carlo a svolgere la funzione di sede parrocchiale, non appena sarà possibile dare seguito alle dovute misure di riscaldamento e di messa a norma dal punto di vista elettrico.