Festival della Letteratura, si chiude con l’alpinista Matteo Della Bordella

Domenica 29 agosto volge al termine la quinta edizione di “Libri ad alta quota – Festival della Letteratura Città di Leonessa”.

Dopo Federica Angeli, Gino Castaldo, Franco Arminio e Simona Lo Iacono, alle ore 18 presso il Chiostro di San Francesco, a salire sul palco sarà Matteo Della Bordella con il suo libro “La via meno battuta. Tutto quello che mi ha insegnato la montagna” (Rizzoli editore).

Matteo Della Bordella, uno dei più geniali alpinisti della nuova generazione, ci racconterà come l’alpinismo gli abbia cambiato la vita, rendendolo l’uomo che è diventato. Un percorso fatto di successi, di premi, della stima di maestri del calibro di Reinhold Messner, ma anche di cadute, sconfitte e passaggi dolorosi.

«I miei terreni preferiti sono le pareti verticali di roccia più sperdute al mondo, su difficoltà elevate, dove la sfida sta sia nel raggiungerle che nel riuscire a salirle, possibilmente in arrampicata libera e con il materiale minimo. Tra i luoghi che preferisco, la Patagonia, a cui sono particolarmente legato, ma anche la Groenlandia, il Pakistan, l’India e l’Isola di Baffin. L’alpinismo che mi piace è quello essenziale, concreto, leggero, che mette l’alpinista in un confronto ad armi pari con la montagna».

Nato e cresciuto a Varese, i primi passi in verticale li ha mossi insieme al padre, quando aveva circa 12 anni, sulle pareti di casa. All’inizio l’arrampicata non lo aveva particolarmente entusiasmato, solo col tempo e dopo tante salite in montagna, sempre in cordata con il padre Fabio, la sua passione verso questa disciplina è esplosa. Nel 2006 è entrato nel gruppo dei Ragni di Lecco ed ha avuto la possibilità di crescere sia come alpinista che come persona. Nel 2008 si è laureato in Ingegneria Gestionale e ha proseguito gli studi con un dottorato di ricerca fino al 2012, ma senza mai allontanarsi dalla sua vera passione: l’alpinismo.

L’incontro sarà anche l’occasione per ascoltare in anteprima nazionale il racconto della sua ultima spedizione in Groenlandia, dalla quale rientrerà proprio a fine agosto. L’evento, curato da “Montagne in Movimento Free” e realizzato in collaborazione con il gruppo regionale del CAI Lazio e con il CAI sezione di Leonessa, sarà moderato da Ines Millesimi.

L’evento si svolgerà nel rispetto della normativa sulla prevenzione del contagio da Covid-19.

È gradita la prenotazione (fino ad esaurimento posti) telefonando allo 0746 923380 o inviando una mail a [email protected].

Per info e approfondimenti:

http://ragnilecco.com
https://it.wikipedia.org/wiki/Matteo_Della_Bordella

Il vescovo: «Finché siamo inquieti… possiamo star tranquilli»

Ha colto la prospettiva della ricostruzione, il vescovo Domenico, presiedendo la Messa domenicale trasmessa in diretta dalla Rai dalla chiesa di San Francesco in Leonessa. E a cinque anni dal tragico terremoto del 24 agosto 2016, mons Pompili ha implicitamente tracciato un parallelo con la traversata nel deserto degli Israeliti, cogliendo la natura profonda del loro lamento. «Erano schiavi in Egitto, ma con la pancia piena!», ha notato il vescovo, ma precisando che quello del popolo non era il «lamento di chi è sazio e si angoscia per problemi secondari», ma la voce di chi affronta le «questioni vitali, che il deserto rende urgenti: mangiare, bere, insomma sopravvivere». Un frangente drammatico in cui Dio si inserisce ed invia la manna: «un cibo dal sapore incerto che va raccolto ogni giorno per non dimenticare che l’uomo resta un essere indigente».

Proprio questo è il punto: «Siamo bravi a risolvere problemi secondari, ma quelli di fondo restano insolubili: la fame, la sofferenza, la morte, la pace, la società più giusta e più fraterna. Il progresso è tutt’altro che un processo rettilineo, come avevamo immaginato». Il rischio è ad esempio quello di «pensare che basterebbe risolvere i problemi economici che avremmo fatto tutto. Ma, ammesso che ci si riesca, non è sufficiente». E lo si coglie nel brano evangelico, nel quale Gesù chiarisce ciò che occorre all’uomo: non la semplice ricerca della sazietà del corpo, ma la ricerca vera, «quella che ogni volta riaccende il desiderio che è per sua definizione inesauribile. Il desiderio di Dio è la strada che apre il cielo stellato e ci fa aperti a nuove avventure. È questa l’opera più importante che sottrae l’uomo alla schiavitù dei bisogni che una volta soddisfatti addormentano e riapre alla ricerca di una relazione che spinge in avanti. Oggi la nostra è una società ri-piegata sui bisogni e spenta ai desideri. Di qui la sua depressione permanente, cui la fede in Dio offre una via di uscita».

«Bisogna certo sfamarsi, dissetarsi, vestirsi – ha ammesso il vescovo – ma avvertendo che non è ancora tutto». Ecco perché le parole di Gesù suonano non come una pretesa, ma come un appello: «Io sono il pane della vita! Io e non altri surrogati. Come dire: “non sono venuto a spegnere la vostra fame, ma ad orientarla verso qualcosa di grande e appassionante”. Solo questa tensione inquieta – ha concluso don Domenico – preserva la libertà dell’uomo che non può essere barattata in nome di nient’altro. Al punto che solo quando siamo inquieti… possiamo star tranquilli».

Dalle macerie allo sguardo sul futuro: l’Appennino centrale è la spina dorsale d’Italia

Ha guardato al quinto anniversario del terremoto del 2016 il vescovo Domenico, in occasione della Santa Messa della domenica trasmessa in diretta da Rai Uno dalla chiesa di San Francesco in Leonessa. Una chiesa e una comunità a loro volta ferite dal sisma del 24 agosto, ma anche avvezze, come quelle dell’altopiano Amatriciano, a «ricominciare daccapo». Perché l’evento avverso è solo l’ultimo di una serie, ma «ogni volta è stata l’occasione per mettere più al sicuro le sue radici e restituire ai suoi abitanti una possibilità di vita diversa». Una forza d’animo che ha fatto dei paesi dell’Appennino centrale «la spina dorsale» dell’Italia, e dunque c’è da pregare che ciascuno «possa ancora una volta rialzarsi dalle proprie macerie ed aprirsi ad una nuova stagione più sostenibile e gravida di futuro». Un obiettivo è importante, che si può raggiungere se sì è capaci di guardare anche più in là.

Al Festival della Letteratura di Leonessa tre incontri per “Pensare la vita”

La programmazione estiva della quinta edizione di “Libri ad alta quota – Festival della Letteratura della Città di Leonessa” farà da cornice all’annuale rassegna filosofica “Pensare la vita”, già proposta con successo nella scorsa estate. L’obiettivo è quello di favorire la riflessione, anche tra un pubblico non specialistico, su problemi esistenziali e di rilievo per la vita sociale.

Gli incontri avverrano tutti nello splendido Chiostro di San Francesco, luogo fra l’altro deputato a tutti gli appuntamenti con i cinque autori selezionati che interverranno (Federica Angeli, Gino Castaldo, Franco Arminio, Simona Lo Iacono, Matteo Della Bordella)

“Tre incontri per essere umani”, questo lo slogan di una rassegna che affonda le sue radici e riprende l’esperienza dei corsi di formazione filosofica che si tengono, da ormai dieci anni, a Parma a cura dell’Associazione La Ginestra. Tre incontri per favorire il contatto tra esperti e un ampio pubblico di persone digiune di filosofia ma desiderose di acquisire strumenti per comprendere meglio le esperienze cruciali della loro esistenza e del vivere associato. Ne deriva una pratica della filosofia orientata a una saggezza di vita lontana da ogni virtuosismo accademico.

Il primo appuntamento è in programma Mercoledì 4 agosto alle ore 18,00 con Ferruccio Andolfi dell’Università di Parma sul tema “Felicità e lavoro. La pena e il piacere”.

L’epoca moderna ha portato a un riscatto della vita attiva, del valore del lavoro e della classe dei lavoratori – che tuttavia sono stati assoggettati alle regole stringenti della produzione, con un sacrificio della loro felicità personale. La maggioranza delle persone non si pone traguardi ambiziosi e sembra afflitta piuttosto dalla mancanza di lavoro. Ma non appena il bisogno elementare di un’occupazione per la sopravvivenza è soddisfatto, ricompare la spinta a connettere il lavoro alla realizzazione e alla felicità degli individui.”

Mercoledì 11 agosto alle ore 18,00 sarà invece Arianna Fermani dell’Università di Macerata ad intervenire “Rischio, Coraggio e Speranza. Virtù per il presente in dialogo con gli antichi”.

Permettendo di guardare e di dirigerci al là del presente e dell’immediato, la speranza ci dà lo slancio per affrontare le numerose sfide che la vita ci pone di fronte. E ogni sfida implica inevitabilmente il rischio – un rischio che va assunto e amministrato correttamente, se l’essere umano deve mirare, ogni giorno, alla cosa più bella e importante dell’esistenza, ovvero alla felicità.”

Ultimo appuntamento mercoledì 19 agosto alle ore 18,00 con l’intervento di monsignor Domenico Pompili sul tema “L’Enciclica Laudato si’. Fra impegno del singolo e responsabilità comune”.

Quando la persona umana viene considerata solo un essere in più tra gli altri, che deriva da un gioco del caso o da un determinismo fisico, si corre il rischio che si affievolisca nelle persone la coscienza della responsabilità. Non si può esigere da parte dell’essere umano un impegno verso il mondo, se non si riconoscono e non si valorizzano al tempo stesso le sue peculiari capacità di conoscenza, volontà, libertà e responsabilità. In questo periodo storico è necessario contribuire con ancora più forza e determinazione al processo di lotta alla povertà ed alla diseguaglianza e di crescita delle comunità, intervenendo in situazioni di emergenza, di ricostruzione e di sviluppo.”

Il programma completo, e tutti gli appuntamenti del Festival della Letteratura Città di Leonessa, sono consultabili dettagliatamente sul sito della Biblioteca comunale, (www.bibliotecacultrera.it).

Per info: 338 1335471 – [email protected].

 

Andare Oltre. La Chiesa racconta il suo impegno nell’area del sisma

Andare Oltre. L’azione della Chiesa nei luoghi del terremoto: è questo il titolo del libro-documento che la Diocesi di Rieti ha prodotto per dare conto del proprio impegno nell’area del sisma a partire dalle scosse del 24 agosto 2016. Ma non si tratta di un semplice elenco su “cosa”, “come”, “quando” e “quanto” fatto. Soprattutto si guarda al “perché”, volendo far emergere il senso ultimo di un’azione ininterrotta, di come sia possibile essere “prossimi” non solo nell’immediato, ma anche nel medio e lungo periodo.

Aperto da un testo del Commissario alla Ricostruzione, Giovanni Legnini, il libro è strutturato il tre parti: Ascoltare, Intervenire e Contemplare, incorniciate da due pagine firmate dal vescovo Domenico Pompili. Si parte dalle prime fasi dell’emergenza, durante le quali gli aiuti hanno viaggiato sulle gambe di sacerdoti, suore e frati che insieme a volontari e professionisti si sono mobilitati a ogni livello per stare accanto alle persone e rispondere alle necessità.

Un’azione più ragionata di sostegno a chi era nel bisogno ha quindi trovato nella Caritas e nella nascita di una vera e propria impresa sociale lo snodo per garantire aiuti a persone e imprese e servizi di pubblica utilità.

Tutto senza mai dimenticare l’attenzione ai beni culturali, per proteggere la bellezza del territorio e proporla come antidoto alla tristezza e allo scoramento.

Nel libro si racconta l’azione della Diocesi, ma anche l’attenzione costante della Chiesa universale: dallo sguardo caloroso e concreto di papa Francesco alla colletta nazionale promossa dalla Chiesa italiana, fino ai ripetuti momenti di interesse da parte della Conferenza Episcopale.

Questo racconto, condensato in un volume illustrato di 164 pagine, sarà presentato da mons Pompili in otto appuntamenti sul territorio. Si parte sabato 17 luglio da Borgovelino, nella chiesa di San Dionigi alle ore 19.30. Il 22 luglio alle 18 il libro sarà presentato ad Amatrice, alla presenza del Commissario alla Ricostruzione Giovanni Legnini. Sarà quindi la volta di Accumoli (29 luglio ore 21); Cittareale (7 agosto ore 19); Posta (11 agosto ore 19); Borbona (12 agosto ore 18); Leonessa (13 agosto ore 19); Terminillo (25 agosto ore 16.30).

Terminillo Marathon-Off Road: preparativi a Leonessa per il nuovo evento Zero Team

Il 2021 per il sodalizio reatino di Zero Team si apre con la novità della Terminillo Marathon Off Road programmata per domenica 20 giugno.

La disciplina cambia ma lo spettacolo del Terminillo resta sempre lo stesso con i suoi suggestivi panorami e con Leonessa che diventerà il cuore pulsante di questa prima edizione inserita nel circuito di Pedalatium Off Road.

In attesa del 22 agosto, data prescelta per rimettere in cantiere la Terminillo Marathon su strada come prova di Fantabici, gli sforzi degli organizzatori sono momentaneamente concentrati su questa gara fuoristrada che propone un percorso di 42 chilometri con 1220 metri di dislivello.

«Stiamo lavorando con la passione che ha sempre contraddistinto i nostri eventi per regalare una manifestazione in pieno stile Terminillo Marathon – spiega l’organizzatore Paolo Ferri -. Con Leonessa è nato un progetto a lungo termine per valorizzare la sua grande attrattiva turistica e la sua rete sentieristica nelle montagne circostanti ed è per questo che ho trovato terreno fertile con l’amministrazione comunale per far svolgere questa gara di mountain bike che l’emergenza Covid-19 ci ha impedito lo scorso anno».

LINK ISCRIZIONI

https://www.endu.net/it/events/terminillo-marathon-off-road/ oppure https://www.pedalatiumoffroad.it/

www.terminillomarathon.com

Leonessa in festa per la riapertura della chiesa di Villa Gizzi

Villa Gizzi torna ad avere un luogo di culto: ufficialmente riaperta la chiesa di San Bonaventura. Il 15 luglio, infatti, proprio in occasione delle celebrazioni dell’omonimo santo, le porte della chiesa della frazione di Leonessa sono tornate ad accogliere i fedeli, giunti in gran numero per l’occasione.

Lesionata dal sisma del 24 agosto 2016, la chiesa è stata chiusa per motivi di sicurezza e così gli abitanti hanno trovato un modo molto singolare per seguire la Santa Messa. «Il forno del paese è stata la nostra chiesa fino alla scorsa domenica» ha raccontato Riccardo, aggiungendo anche che, causa Coronavirus, molto spesso si ci serviva dell’ombra della folta chioma dell’albero della piazza per celebrare l’Eucarestia.

Ristabilita la funzionalità dell’edificio attraverso catene tiranti, reti anticaduta e sbadacchiature degli accessi, attraverso un intervento che ha mantenuto il più possibile intatta la struttura originale, il vescovo Domenico ha inaugurato la chiesa con una Messa solenne dedicata alla figura di san Bonaventura, fine intellettuale e profondo conoscitore dell’animo umano.

«Disponiamoci a vivere questa riapertura come una continua ricerca di Dio, accompagnando lo sguardo della mente a quello del cuore: la vera sapienza sta nel cogliere la realtà nel profondo delle cose», ha affermato il vescovo invitando poi i presenti a godere di qualche momento di riposo per ritrovare il tempo della preghiera.

Difficile per i fedeli trattenere l’emozione. «Sono contentissima ed emozionata. La sola vista dei banchi, mi ha fatto commuovere», ha affermato Angelina. Di fatto, la chiesa era per il paese un punto di aggregazione e di memoria, soprattutto per chi, come Rosa Maria, qui si è sposata. Ed è proprio per questo che tutta la cittadinanza ha partecipato, ognuno secondo il proprio compito, alla gioia di questo giorno: dai frati cappuccini, Carmine e Orazio, alle donne del paese che con il loro infaticabile lavoro hanno coadiuvato l’esperienza dei tecnici.

«Ci auguriamo che sia solo inizio di una rapida ricostruzione» ha commentato il sindaco di Leonessa, Gianluca Gizzi, con la voce rotta dall’emozione. E non ha potuto far a meno di ricordare una persona cara alla sua infanzia, padre Anavio che in queste zone ha lavorato tanto, creando un senso di appartenenza positivo. «Dimentichiamoci gli individualismi esasperati e recuperiamo senso comunità, solo così arriveremo tranquilli al futuro» ha poi concluso.

«Una chiesa che si riapre è sempre una buona notizia: chi rientrata in chiesa per rivivere la fede ne dà testimonianza anche fuori:  queste le parole del vescovo per la benedizione finale alla quale è seguito, nel sagrato della chiesa, un momento di convivialità.

Tutti a distanza di sicurezza ma connessi con il cuore, i fedeli hanno ricordato insieme i bei momenti legati alla chiesa, soprattutto quelli legati ai festeggiamenti della Madonna del santissimo Rosario.

A Leonessa grazie all’Unione Club Amici arriva la Club House

A distanza di tre anni dal sisma che ha colpito i territori di Lazio, Marche ed Umbria una bella notizia arriva a Leonessa. Nonostante le difficoltà burocratiche, è arrivata nel paese reatino la Club House, struttura in legno acquistata con i fondi di beneficenza offerti dai club della Federazione e da centinaia di turisti itineranti.

La cerimonia di inaugurazione si è svolta alla presenza del sindaco, Gianluca Gizzi, dell’assessore Eva Rauco, del presidente nazionale dell’Unione Club Amici Ivan Perriera, del presidente per il Lazio e centro Sud Benedetto Sinagoga, di quello del Centro Italia Maria Pepi, oltre al presidente del Rieti Camper Club, Giampiero Spadoni e di tantissimi presidenti dei club delle regioni limitrofe.

La Club House avrà l’obiettivo di accogliere i turisti che sosteranno nella ridente cittadina di Leonessa, potendo utilizzare le colonnine di carico, scarico e corrente elettrica, acquistate sempre con i fondi raccolti.

Il presidente Perriera, durante il suo discorso introduttivo, ha raccontato le varie fasi di realizzazione, ringraziando pubblicamente la precedente amministrazione per l’impegno ed il lavoro di realizzazione della casetta in legno, oltre, ovviamente, a dimostrare gratitudine per l’attuale giunta che ne porterà a termine i lavori.

La gestione dalla Club House è stata affidata al Rieti Camper Club, per conto dell’Unione Club Amici e alla Pro Loco che, come concordato con la presidente Maria Casula, verrà utilizzata anche per incontri turistico culturali per la promozione del territorio.

Il sindaco, Gianluca Gizzi, ha sottolineato che la nuova amministrazione si è trovata ad essere coinvolta nella realizzazione di un progetto portato avanti dai suoi predecessori, a dimostrazione che il turismo è uno di quei settori nei quali non possono che esserci progetti bipartisan e che tutti devono vedere unità di intenti per il bene dell’intera comunità.

Una volta installata la colonnina di carico e scarico, già in possesso del Comune, l’Unione Club Amici proporrà alla nuova giunta, di entrare a far parte del circuito nazionale “Comune Amico del Turismo Itinerante” iniziativa promossa dalla stessa Federazione di campeggiatori, in modo da tornare a Leonessa per l’inaugurazione dell’area sosta camper e per la cerimonia di adesione all’importante progetto.

Riaperta la Santissima Trinità di Leonessa, gioiello di arte e storia

La riapertura al culto della piccola chiesa intitolata alla SS. Trinità, in Villa Berti – frazione dell’altopiano Leonessano – segna l’inizio di un nuovo tempo, «sorta di rinascenza civile, culturale e religiosa nelle aree prossime al cratere sismico». Con queste parole il vescovo di Rieti monsignor Domenico Pompili, invitato a consacrare ed officiare il rinnovato spazio di culto, ha voluto commentare l’evento dinanzi ad un nutrito gruppo di partecipanti, tra i quali il neo eletto sindaco di Leonessa Gianluca Gizzi.

Promotori e sponsor dell’iniziativa i componenti della comunità locale, con il parroco padre Orazio Renzetti e il coordinatore Gianni Camponeschi, uniti nel sostenere la conservazione della memoria storica del luogo, purtroppo intaccata dai recenti episodi sismici.

“Casa Berti”, come tramandato, vanta una antica tradizione legata all’accoglienza; strategicamente posizionata presso l’accesso N dell’altopiano, reca ancora strutture e vestigia del tipico borgo rurale e contadino di epoca tardomedievale, con planimetria quadrangolare accentrata sulla “curtis” centrale. La chiesa della SS. Trinità ne occupa l’angolo NO (con ingresso a S) come addizione al più vetusto ed esteso corpo di fabbrica settentrionale; edificata presumibilmente durante il I decennio del sec. XVII (la data “1606” graffita su uno dei conci dell’archetto di ingresso ne darebbe conferma) si colloca tra i più antichi edifici di culto dell’intero altipiano. Concepita ad aula mononave, reca una abside retrostante all’altare (oggi occupata dalla sacrestia) e conserva nel suo interno alcuni dipinti su tela di buon interesse storico artistico, tra cui una pala di scuola umbra, cronologicamente collocabile alla metà del sec. XVII.

Un’altra piccola tela – raffigurante anch’essa il tema della SS. Trinità, e anch’essa di ottima scuola – mostra elementi iconografici e storico-artistici addirittura più antichi, legati alla cultura pittorica tardo cinquecentesca di area romana; una ulteriore tela – sempre di epoca tardo seicentesca – mostra un “Sant’Antonio Abate”, presumibilmente di scuola locale.

La pala d’altare (un olio su tela di buone dimensioni) raffigura il tema della SS. Trinità, trattato in uno schema iconografico consueto per la Controriforma, dove la figura del suo principale – e storico – teorizzatore, S. Agostino Vescovo di Ippona, viene raffigurata ai piedi del “mistero”, con una copia del suo “De Trinitate” ed in atteggiamento devoto e dimesso, “spogliato” dagli attributi episcopali, qui retti da due cherubini in sua vece. La I metà del sec. XVII è un momento drammatico per il cattolicesimo occidentale, diviso dalla riforma protestante e dilaniato dalle incredibili accelerazioni intellettuali e scientifiche del tempo, pensiamo a Cartesio, Giordano Bruno, Galileo, Spinoza, Keplero, e l’appena concluso Concilio Tridentino (1581) teso invece a riportare la chiesa alla purezza e trasparenza del periodo paleocristiano.

Compito principale dell’iconografia sacra è il racconto e la catechesi permanente, comunicazione chiara e coincisa di ogni elemento storico, dottrinale, anche dogmatico, rivolta ad una assemblea di fedeli educati all’interpretazione; comprendiamo dunque – nel caso della pala d’altare di Villa Berti – sia la “loquela digitorum” fra il Padre e il Figlio – entrambi avvolti nel cono di luce dello Spirito Santo – sia l’espressione quasi prostrata di sant’Agostino, rassegnato alla critiche più feroci ma sempre di fondamentale presenza, pur nel suo aspetto umile e mortificato. Degne di nota le mani felicissime dei pittori (almeno due, un maestro artefice dei volti e dei particolari, ed un allievo, campitore di sfondi e panneggi); non sarebbe da escludersi un rapporto diretto con le maestranze al seguito dei Padri Cappuccini, stanziati a Leonessa fin dal principio del sec. XVI.

Sottoposti a complesse operazioni di restauro eseguite dalla D.ssa Josefina Marlene Sergio e da chi scrive (ArsLabor Restauro – Roma), sotto la diligente sorveglianza del funzionario di zona della Soprintendenza dottor Giuseppe Cassio, i tre dipinti hanno ritrovato la giusta condizione espositiva ed il dovuto rilievo anche grazie al lavoro del signor Tonino Berti, che si è occupato della ristrutturazione interna della chiesa.

Riaperta a Leonessa la chiesa della Santissima Trinità

Nella mattinata di venerdì 14 giugno il vescovo Domenico ha presenziato alla riapertura e alla riconsacrazione della Chiesa della Santissima Trinità in Villa Berti, graziosa frazione dell’altipiano leonessano.

Presente il neo sindaco Gianluca Gizzi oltre ad un notevole numero di fedeli giunti per ritrovare, oltre al piccolo ma rinnovato ed accogliente spazio liturgico, anche le tele tardo seicentesche e settecentesche in esso conservate.

Sottoposti a complesse operazioni di restauro eseguite dalla dottoressa Josefina Marlene Sergio e dal professor Fabio Sigismondi della società Ars Labor Restauro di Roma, sotto la diligente sorveglianza del funzionario di zona della Soprintendenza dottor Giuseppe Cassio, i tre dipinti su tela – due raffiguranti la “Santissima Trinità” ed un terzo “Sant’Antonio Abate” – hanno ritrovato la giusta condizione espositiva ed il dovuto rilievo.

Di fondamentale importanza per la riuscita del progetto di restauro è risultata la forte volontà dalla comunità locale supportata dall’impegno dei Padri Cappuccini di Leonessa.