Riaperta la Santissima Trinità di Leonessa, gioiello di arte e storia

La riapertura al culto della piccola chiesa intitolata alla SS. Trinità, in Villa Berti – frazione dell’altopiano Leonessano – segna l’inizio di un nuovo tempo, «sorta di rinascenza civile, culturale e religiosa nelle aree prossime al cratere sismico». Con queste parole il vescovo di Rieti monsignor Domenico Pompili, invitato a consacrare ed officiare il rinnovato spazio di culto, ha voluto commentare l’evento dinanzi ad un nutrito gruppo di partecipanti, tra i quali il neo eletto sindaco di Leonessa Gianluca Gizzi.

Promotori e sponsor dell’iniziativa i componenti della comunità locale, con il parroco padre Orazio Renzetti e il coordinatore Gianni Camponeschi, uniti nel sostenere la conservazione della memoria storica del luogo, purtroppo intaccata dai recenti episodi sismici.

“Casa Berti”, come tramandato, vanta una antica tradizione legata all’accoglienza; strategicamente posizionata presso l’accesso N dell’altopiano, reca ancora strutture e vestigia del tipico borgo rurale e contadino di epoca tardomedievale, con planimetria quadrangolare accentrata sulla “curtis” centrale. La chiesa della SS. Trinità ne occupa l’angolo NO (con ingresso a S) come addizione al più vetusto ed esteso corpo di fabbrica settentrionale; edificata presumibilmente durante il I decennio del sec. XVII (la data “1606” graffita su uno dei conci dell’archetto di ingresso ne darebbe conferma) si colloca tra i più antichi edifici di culto dell’intero altipiano. Concepita ad aula mononave, reca una abside retrostante all’altare (oggi occupata dalla sacrestia) e conserva nel suo interno alcuni dipinti su tela di buon interesse storico artistico, tra cui una pala di scuola umbra, cronologicamente collocabile alla metà del sec. XVII.

Un’altra piccola tela – raffigurante anch’essa il tema della SS. Trinità, e anch’essa di ottima scuola – mostra elementi iconografici e storico-artistici addirittura più antichi, legati alla cultura pittorica tardo cinquecentesca di area romana; una ulteriore tela – sempre di epoca tardo seicentesca – mostra un “Sant’Antonio Abate”, presumibilmente di scuola locale.

La pala d’altare (un olio su tela di buone dimensioni) raffigura il tema della SS. Trinità, trattato in uno schema iconografico consueto per la Controriforma, dove la figura del suo principale – e storico – teorizzatore, S. Agostino Vescovo di Ippona, viene raffigurata ai piedi del “mistero”, con una copia del suo “De Trinitate” ed in atteggiamento devoto e dimesso, “spogliato” dagli attributi episcopali, qui retti da due cherubini in sua vece. La I metà del sec. XVII è un momento drammatico per il cattolicesimo occidentale, diviso dalla riforma protestante e dilaniato dalle incredibili accelerazioni intellettuali e scientifiche del tempo, pensiamo a Cartesio, Giordano Bruno, Galileo, Spinoza, Keplero, e l’appena concluso Concilio Tridentino (1581) teso invece a riportare la chiesa alla purezza e trasparenza del periodo paleocristiano.

Compito principale dell’iconografia sacra è il racconto e la catechesi permanente, comunicazione chiara e coincisa di ogni elemento storico, dottrinale, anche dogmatico, rivolta ad una assemblea di fedeli educati all’interpretazione; comprendiamo dunque – nel caso della pala d’altare di Villa Berti – sia la “loquela digitorum” fra il Padre e il Figlio – entrambi avvolti nel cono di luce dello Spirito Santo – sia l’espressione quasi prostrata di sant’Agostino, rassegnato alla critiche più feroci ma sempre di fondamentale presenza, pur nel suo aspetto umile e mortificato. Degne di nota le mani felicissime dei pittori (almeno due, un maestro artefice dei volti e dei particolari, ed un allievo, campitore di sfondi e panneggi); non sarebbe da escludersi un rapporto diretto con le maestranze al seguito dei Padri Cappuccini, stanziati a Leonessa fin dal principio del sec. XVI.

Sottoposti a complesse operazioni di restauro eseguite dalla D.ssa Josefina Marlene Sergio e da chi scrive (ArsLabor Restauro – Roma), sotto la diligente sorveglianza del funzionario di zona della Soprintendenza dottor Giuseppe Cassio, i tre dipinti hanno ritrovato la giusta condizione espositiva ed il dovuto rilievo anche grazie al lavoro del signor Tonino Berti, che si è occupato della ristrutturazione interna della chiesa.

Riaperta a Leonessa la chiesa della Santissima Trinità

Nella mattinata di venerdì 14 giugno il vescovo Domenico ha presenziato alla riapertura e alla riconsacrazione della Chiesa della Santissima Trinità in Villa Berti, graziosa frazione dell’altipiano leonessano.

Presente il neo sindaco Gianluca Gizzi oltre ad un notevole numero di fedeli giunti per ritrovare, oltre al piccolo ma rinnovato ed accogliente spazio liturgico, anche le tele tardo seicentesche e settecentesche in esso conservate.

Sottoposti a complesse operazioni di restauro eseguite dalla dottoressa Josefina Marlene Sergio e dal professor Fabio Sigismondi della società Ars Labor Restauro di Roma, sotto la diligente sorveglianza del funzionario di zona della Soprintendenza dottor Giuseppe Cassio, i tre dipinti su tela – due raffiguranti la “Santissima Trinità” ed un terzo “Sant’Antonio Abate” – hanno ritrovato la giusta condizione espositiva ed il dovuto rilievo.

Di fondamentale importanza per la riuscita del progetto di restauro è risultata la forte volontà dalla comunità locale supportata dall’impegno dei Padri Cappuccini di Leonessa.

Leonessa, riapre al culto la chiesa della Santissima Trinità di Villa Berti

Il 14 giugno 2019 riaprirà al culto la Chiesa Santissima Trinità in Villa Berti di Leonessa. Alle ore 10.20 verranno presentati i lavori di restauro eseguiti dalla Ars Labor, successivamente, alle ore 11.00 verrá celebrata la Santa Messa presieduta dal vescovo di Rieti monsignor Domenico Pompili.

La comunità della piccola frazione unitamente ai Padri Cappuccini di Leonessa, attendono con grande gioia e soddisfazione la riapertura della chiesa, signifcativa per i valori religiosi, storici e culturali che esso rappresenta.

Il restauro della Chiesa della Santissima Trinità, che ha visto coinvolta l’intera comunità di Villa Berti insieme ai padri cappuccini, costituisce il raggiungimento di un obiettivo individuato da almeno un quarantennio.

I  nonni e genitori già dagli anni ’80 manifestavano il desiderio di restituire a questa chiesa il decoro originario. Villa Berti o Casa Berti, come era denominata la nostra frazione nel dizionario geografico-istorico-fisico del regno di Napoli, redatto dall’abate don Francesco Sacco, pur essendo un piccolo centro rurale, nei secoli passati ha visto i propri abitanti impegnati nell’abbellimento della piccola chiesa dedicata alla Santissima Trinità.

 

 

Il CAI per la rinascita

Escursioni lungo il rinnovato Sentiero Italia CAI, tra Leonessa, Cittareale e Amatrice l’11 e il 12 maggio alle quali hanno partecipato circa 200 persone da tutto il Centro d’Italia. Ha preso parte alla manifestazione anche il Presidente generale del CAI Vincenzo Torti che ha ribadito la solidarietà concreta e la vicinanza affettiva del Club Alpino Italiano alle popolazioni colpite dal sisma ora che i riflettori mediatici si sono spenti. Si è sottolineato quanto sia importante oggi proporre la frequentazione sostenibile, interessata, intelligente e rispettosa del territorio montano come modo per rilanciare territori messi a dura prova dagli eventi naturali. «E’ stato questo il significato della due giorni laziale del Cammina Italia CAI 2019, la staffetta non continuativa che sta coinvolgendo tutte le regioni italiane per promuovere il rinnovato Sentiero Italia CAI», si legge nel comunicato ufficiale. Nonostante le scoraggianti previsioni meteo, questi due giorni tra le terre mutate e dentro un paesaggio magnifico di verdi intensi ha coinvolto tanti camminatori che hanno apprezzato il sentiero, i panorami paesaggistici, la natura, i borghi, l’accoglienza, i sapori eno-gastronomici. Il SI (acronimo di Sentiero Italia) cos’è? Il Sentiero più lungo del mondo, é l’infrastruttura leggera che consente di scoprire a passo lento, senza soluzioni di continuità, le tante culture delle montagne italiane, è un cammino che simbolicamente unisce mentre in Italia la realtà sociale è sempre meno coesa, è un progetto che va coltivato per contrastare lo spopolamento e rilanciare l’economia di molte aree montane dell’arco alpino e della dorsale appenninica. Il Cammino di Santiago traccia il record di oltre 156.000 pellegrini e camminatori in tre mesi (statistica estate 2018), ma il cammino del SI, molto più vario, potrebbe superarlo se frequentato a più tappe, a distanza di mesi e a più riprese, pianificandolo con gusto dell’avventura e con curiosità.

L’11 maggio i camminatori, radunati prima a Leonessa, sono partiti dalla Frazione di S. Vito dove l’Università Agraria ha preparato un ottimo rinfresco per tutti in piazza. Hanno percorso il sentiero per 14 chilometri fino a Cittareale dove si è svolto un partecipato ed interessante convegno nella struttura messa a disposizione dal sindaco. I trekker hanno cenato e dormito a Cittareale per ripartire il giorno dopo, il 12 maggio, per Amatrice, lungo un sentiero più lungo che a causa delle avverse condizioni meteo è stato percorso solo per metà ma ha reso tutti soddisfatti per la bellezza e varietà degli ambienti attraversati. I partecipanti hanno poi fatto visita al cantiere della Casa della Montagna e in 120 hanno gustato un’ottima amatriciana sul posto. Che in questi contesti ha un altro sapore aggiunto: quello delle emozioni.

«Arrivare a piedi ad Amatrice lungo il Sentiero Italia CAI in un momento in cui sta prendendo vita, e ormai è quasi terminata, la Casa della Montagna, nella quale abbiamo creduto immediatamente dopo il terremoto insieme agli amici di Anpas, è un’occasione straordinaria», ha affermato il Presidente generale del CAI Vincenzo Torti durante il sopralluogo nel cantiere. «Con questi progetti vogliamo portare entusiasmo e fiducia in persone che qui vivono e qui devono restare. Questa casa e questo sentiero che devono diventare il punto di riferimento di tutti coloro che vogliono tornare alla scoperta di un territorio bellissimo, non solo per le sue montagne, ma anche per ambiente, popolazioni, culture e storia. Dobbiamo dire grazie al coraggio delle popolazioni locali che ci permettono di credere che insieme si possa realizzare qualcosa di grande, che possa essere trasmesso alle generazioni future».

La delegazione CAI che ha fatto visita al cantiere era composta, tra gli altri, dal Presidente del CAI Lazio Amedeo Parente, dal suo predecessore Fabio Desideri, dal Presidente della Sezione di Amatrice Franco Tanzi, dal Consigliere centrale Eugenio Di Marzio e da Paolo Demofonte del CAI Amatrice. La Casa della Montagna potrà rappresentare, hanno ricordato tutti, un importante punto di passaggio del Sentiero Italia CAI, un luogo di ritrovo per tutti coloro che amano la montagna e vogliono viverla, un luogo di formazione e un centro polivalente per i suoi frequentatori. E si è annunciato che proprio nella Casa della Montagna l’inaugurazione sarà un evento unico, con una mostra del grandissimo alpinista Riccardo Cassin amico di Walter Bonatti, in collaborazione con la Fondazione Cassin. Alla manifestazione di Cittareale era presente da Lecco il figlio Guido.

La due giorni è iniziata ieri a Leonessa, con il passaggio del diario che funge da testimone da parte del Presidente del CAI Abruzzo Gaetano Falcone (regione dove si sono tenute le escursioni del Cammina Italia CAI 2019 una settimana fa) al Presidente del CAI Lazio Amedeo Parente. Al termine dell’escursione, a Cittareale, si è tenuto un momento istituzionale, nel corso del quale il Sindaco Francesco Nelli ha ricordato che «le nostre bellezze naturalistiche sono un vero scrigno e il CAI rappresenta quel turismo sano che vogliano nelle nostre montagne. Possiamo ripartire se valorizziamo le nostre montagne. Continuate a starci vicino per promuovere il nostro territorio».

Concetti ribaditi da tutti gli intervenuti, anche dal giornalista Stefano Ardito che è stato uno degli ideatori del Sentiero Italia negli anni ’80 e che ha rilanciato lo stimolo all’impegno: «grazie ad eventi come questo e alle iniziative culturali noi giornalisti riusciamo a ottenere spazio per parlare delle terre alte del cratere sismico, della loro frequentazione e della loro rinascita». Il referente dell’attuale progetto sul Sentiero Italia CAI Alessandro Geri e gli altri intervenuti hanno sottolineato la necessità di dare un seguito alla risistemazione e rilancio del sentiero, attraverso i programmi escursionistici delle oltre 500 Sezioni CAI italiane (che potrebbero organizzare ogni anno un’escursione su un tratto del Sentiero Italia CAI di un’altra regione) e il coinvolgimento delle scuole dei circa 360 Comuni toccati dal grande itinerario. La convergenza di programmi farà la differenza di un turismo green, non massificante. Il SI é il tracciato escursionistico del Bel Paese che collega per oltre 6000 km tutte le regioni italiane: per un’esperienza lenta da vivere, da scoprire, da raccontare fuori dai luoghi comuni

di Ines Millesimi

Sentiero Italia Cai, l’11 e il 12 maggio al via il tratto che unisce Leonessa ad Amatrice

«Con il progetto Sentiero Italia abbiamo un sogno, quello di unire l’Italia intera in un grande abbraccio, attraverso la percorrenza a piedi degli straordinari territori che il nostro Paese è in grado di offrire non appena si abbandona la strada asfaltata». È la dichiarazione di Vincenzo Torti, Presidente Generale del CAI, calzante per introdurre il tratto che tra l’11 e il 12 maggio si inaugura nel Lazio con centinaia di camminatori.

La staffetta dei cammini, partita dalla Sardegna a marzo, riguarda anche le Terre alte della Provincia di Rieti. La prima tappa, la n. 122, è in programma sabato 11 maggio: da Leonessa i partecipanti raggiungeranno nel pomeriggio Cittareale (14 km) dove alle ore 18.00 è previsto un importante incontro istituzionale alla presenza del Presidente Generale del CAI Vincenzo Torti.

Interventi in programma: Alessandro Geri, referente del progetto Sentiero Italia per la SOSEC, Aldo Mancini, referente della sentieristica CAI Monterotondo, Amedeo Parente Presidente Gruppo Regionale Lazio.

La seconda tappa, la n. 123, ci sarà domenica 12 maggio: con partenza da Cittareale per Amatrice (Km. 20,600), i partecipanti arriveranno ad Amatrice verso le ore 15:00 e potranno ristorarsi presso il cantiere della costruenda Casa della Montagna ad Amatrice. È disponibile il trasporto pubblico COTRAL da Rieti e saranno organizzate navette di collegamento per il recupero delle auto dei partecipanti. Per tutti coloro che vogliono aderire obbligatoria la prenotazione email alle sezioni CAI di riferimento entro il 4 maggio. Per ulteriori info: www.caiamatrice.it e www.caimonterotondo.it

Il Sentiero Italia, che si sviluppa lungo l’intera dorsale appenninica (isole comprese) e sul versante meridionale delle Alpi, è stato ideato nel 1983 da un gruppo di giornalisti escursionisti, riuniti poi nell’Associazione Sentiero Italia, e fatto proprio dal CAI nel 1990. Grazie all’indispensabile contributo delle sue Sezioni, che ne hanno individuato nel dettaglio il percorso, i posti tappa e la segnaletica, il Sentiero Italia è stato poi inaugurato nel 1995 con una grande manifestazione organizzata dal CAI “Camminaitalia 95”, ripetuta poi nel 1999 assieme all’Associazione Nazionale Alpini (ANA). Il concatenamento di sentieri che formano il Sentiero Italia attualmente è quasi completamente segnalato con i colori bianco e rosso e la dicitura “S.I.”.
Oggi il CAI, con l’aiuto dei suoi Gruppi regionali, ha voluto dare inizio a un lavoro sull’infrastruttura sentiero e sui posti tappa, per ridare al percorso la possibilità di essere usufruito nella sua interezza. L’80% delle tappe è pronto entro fine aprile, le rimanenti entro la fine dell’anno.

Un’occasione preziosa, questa, per programmare un viaggio alternativo e scoprire a piedi paesaggi, paesi, parchi regionali e nazionali, natura montana e storia italiana, e non da ultimo i racconti degli abitanti incrociati lungo il percorso, l’ospitalità dei luoghi semplici e autentici, le tipicità gastronomiche locali lungo un tracciato. Un’esperienza unica e assai varia, da organizzare al meglio con mappe georeferenziate e facili ricerche internet per il pernotto lungo il tragitto che si intende esplorare. Il Sentiero Italia è finalmente ora effettivamente percorribile grazie al lavoro di tanti volontari delle sezioni CAI di tutta la Penisola.

 

Leonessa ricorda Emanuele Reali, il sindaco: «La sua vita esempio per generazioni future»

Sabato 27 aprile alle 10.30, a Leonessa ha avuto luogo la cerimonia di intitolazione di una via del paese ad Emanuele Reali, vice brigadiere dell’Arma dei Carabinieri, morto in servizio in circostanze tragiche lo scorso novembre a seguito dell’inseguimento di un ladro nei pressi della stazione di Caserta.

«A Leonessa oggi scriviamo una pagina bella della storia del nostro Paese. La nostra comunità oggi si è religiosamente riunita attorno ad una famiglia e al fianco dell’Arma dei Carabinieri per onorare il vice brigadiere Emanuele Reali, figlio di Leonessa e patriota d’Italia», ha sichiaro il sindaco Paolo Trancassini.

«È giusto ricordare Emanuele, è giusto farlo in questa nostra nazione decadente, è giusto farlo per sottolineare l’esempio che un ragazzo semplice lascia alle generazioni future. Credo che uno Stato, una comunità, un’amministrazione debbano avere il coraggio anche di fare cose giuste come questa, sottolinearne il sacrificio, la grande rilevanza e ricordarlo, come merita. Credo sia indispensabile farlo per noi stessi, per i nostri figli, per i nostri giovani.  Negli ultimi anni siamo alle prese con la ricostruzione dei nostri paesi dopo il terremoto, ma noi abbiamo bisogno anche di ricostruire i nostri valori di riferimento in questo momento storico così complicato e grazie all’esempio del Vice Brigadiere Emanuele Reali e anche grazie a questo largo noi siamo convinti che questa partita la vinceremo. A Leonessa via Martiri di Nassirja e Largo Emanuele Reali rappresenteranno sempre una stella che indicherà la strada grazie alla quale la mia comunità non si perderà mai».

Leonessa dedica una via al vice brigadiere Emanuele Reali

Domani sabato 27 aprile alle 10.30, a Leonessa avrà luogo la cerimonia di intitolazione di una via del paese ad Emanuele Reali, vice brigadiere dell’Arma dei Carabinieri, morto in servizio in circostanze tragiche lo scorso novembre a seguito dell’inseguimento di un ladro nei pressi della stazione di Caserta.

Alla cerimonia alla quale parteciperà anche la Fanfara dell’Arma dei Carabinieri.

«Sarà il segno tangibile della gratitudine di Leonessa nei confronti di questo giovane servitore dello Stato e siamo certi che, imprimendo per sempre il suo nome ed il suo sacrificio su una via del nostro paese, faremo un gesto concreto di educazione civica per le nostre future generazioni», dichiara il sindaco Paolo Trancassini.

Leonessa, riaperto il Palazzo Comunale danneggiato dal sisma 2016

Inaugurata a Leonessa la riapertura della storica sede del Comune: l’antico Palazzo Mongalli è tornato ad ospitare gli uffici dell’amministrazione che all’indomani del sisma del 30 ottobre 2016 aveva dovuto traslocare in somma urgenza in una sede provvisoria.

Molti i presenti, fra cui il vescovo Domenico, l’assessore regionale Claudio Di Berardino oltre al sindaco di Leonessa Paolo Trancassini accompagnato dalla sua giunta e da tutti i consiglieri di maggioranza e dai dipendenti che in questi due anni e mezzo hanno lavorato alacremente per inseguire una ricostruzione che nel privato ancora stenta a partire.

«Un momento così importante per una comunità che con le unghie e con i denti vuole ripartire: è possibile dare un futuro ai propri figli mettendogli a disposizione una scuola antisismica, anzichè parcheggiarli in container per anni, che con l’ostinazione e il coraggio si possono riaprire le chiese e mettere in sicurezza i luoghi nevralgici per la vita e la vitalità di queste cittadine, che con attenzione è possibile anche realizzare le piazzole per gli agricoltori spendendo meno che negli altri 138 comuni. Un’altra ricostruzione è possibile, la disonestà non si sconfigge con la burocrazia, ma con l’esempio, è un problema che va attaccato alla radice ricominciando a parlare ai nostri figli di educazione civica. Non è con un groviglio di leggi e documenti che si combatte la disonestà ed è tutto questo che avrei voluto far vedere a Crimi e Farabollini e probabilmente è proprio per questo che non sono venuti», ha dichiarato il sindaco Trancassini che, con un pizzico di orgoglio, ha concluso scusandosi con tutti coloro ai quali è stata negata la delocalizzazione delle attività commerciali fuori dal centro storico, con coloro che sono stati incoraggiati a non abbandonare definitivamente Leonessa, «perchè oggi lo posso dire, avevamo ragione noi e se anche ieri era difficile da capire, oggi è più comprensibile comprendere che non potevamo permettere che il cuore del paese cessasse di pulsare. Ci siamo ostinati a tenere aperto il centro storico e a celebrare tutte le nostre feste, perchè la luce su Leonessa si stava affievolendo, ma non avremmo potuto farla spegnere del tutto».

 

Un giorno speciale a Leonessa: sabato 13 aprile riapre lo storico Palazzo del Comune

Un giorno speciale si appresta ad arrivare a Leonessa, dopo l’inaugurazione dell’ecografo acquistato con i soldi provenienti dagli SMS solidali, sabato 13 aprile sarà la volta del Palazzo comunale. L’appuntamento per la riapertura della storica sede degli uffici del Comune di Leonessa sarà in piazza VII Aprile alle ore 11.00.

«E’ così che dopo le nostre antiche e bellissime chiese riapriremo lo storico Palazzo Municipale», – ad annunciarlo è il sindaco, l’Onorevole Paolo Trancassini. «A dimostrazione che la prevenzione, (grazie agli interventi fatti in passato) ed il lavoro messo in campo all’indomani del sisma, pagano sempre, anche nelle sfide più difficili».

Il sindaco di Leonessa ha esteso il suo invito all’evento al Commissario Farabollini e al sottosegretario Crimi, «non solo per condividere una gioia ma anche per mostrare quanto sostengo da mesi e cioè che competenze, conoscenze e coraggio sono presupposti indispensabili per una ricostruzione veloce ed efficace e soprattutto che oltre alla rigida applicazione della burocrazia ed inutili e paludosi “tavoli”, esiste un’altra strada, basta volerla percorrere».

Grande è la soddisfazione che si registra presso l’amministrazione comunale: «Abbiamo raggiunto un traguardo fondamentale e importantissimo per la vitalità del paese. Non abbiamo mai perso d’occhio l’obiettivo: riportare Leonessa alla normalità; questo ci è sempre stato chiaro e lo abbiamo dimostrato non solo seguendo con estrema precisione e massima dedizione ogni sviluppo di una ricostruzione che con lentezza si muove, ma soprattutto impegnandoci affinché i nostri cittadini non perdessero mai la voglia di lottare e di restare – così esordisce il vice sindaco Vito Paciucci, che i lavori di messa in sicurezza e adeguamento sismico della sede comunale non ha mai perso d’occhio – abbiamo fatto un ottimo lavoro anche in termini di prevenzione, se oggi è possibile restituire a Leonessa la sede del Comune, meglio di quanto fosse prima della chiusura postuma al sisma del 30 ottobre 2016, è perché abbiamo svolto bene il nostro lavoro, prestando particolare attenzione a tutte le leggi e ai finanziamenti pubblici finalizzati allo sviluppo del territorio, alla messa in sicurezza e non solo. Siamo quello che facciamo e siamo orgogliosi di questo, sì».

Tra san Giuseppe e il terremoto: incontro con padre Carmine

Abruzzese di nascita, leonessano di adozione. Il cappuccino padre Carmine Ranieri è arrivato nel paese reatino solo pochi anni fa, ma è ormai perfettamente integrato nel tessuto sociale e comunitario: «Non ho avuto alcun problema, mi sono sentito accolto benissimo, oltretutto conoscevo già Leonessa, ci venivo spesso e volentieri quando ero frate in formazione, poi ci sono stato dopo il terremoto dell’Aquila, e rientrare in un luogo familiare è stato molto semplice e sereno».

Originario di Paglieta, provincia di Chieti, Carmine Ranieri matura giovanissimo la vocazione alla vita cappuccina. «Un mio insegnante di lettere e storia era un frate cappuccino, ed è stata per me una persona davvero importante, un vero catalizzatore della mia ricerca. Tramite lui ho avuto scambi e incontri con altri giovani frati che all’epoca vivevano a Vasto. Frequentandoli sempre più assiduamente ho vissuto la realtà di Assisi, ho fatto qualche ritiro spirituale e approfondito il loro stile di vita».

Grazie a queste esperienze Carmine capisce qual è la sua strada, e al termine delle superiori frequentate a Lanciano matura la scelta di entrare tra i frati cappuccini d’Abruzzo. Ma deve ancora dirlo alla sua famiglia, che per lui aveva immaginato un futuro totalmente diverso. «Non è stato semplice comunicare la mia decisione in casa, soprattutto a mio padre. Sapevo che non avrebbe capito facilmente, e temevo di deluderlo. È stato risolutivo il fatto di avergli proposto la mia esperienza come una prova da fare, che poteva andare a buon fine oppure no. Partii all’inizio di dicembre e non tornai a casa per le feste natalizie, fu così che compresero che la decisione, da provvisoria, era invece diventata definitiva».

Poi i genitori si resero conto della gioia del figlio in quella scelta: «Il giorno della professione perpetua mio padre mi confessò che non aveva capito granchè, ma se ero felice io, lo era anche lui».
Da allora sono trascorsi quasi ventisei anni, e padre Carmine prosegue appagato per la sua strada, insieme al confratello Orazio, anch’esso abruzzese e anch’esso di casa nel convento di Leonessa: «Con Orazio siamo stati compagni di viaggio all’inizio e ci ritroviamo insieme anche adesso, nel nostro lavoro quotidiano». Oltre all’attività nel convento, i due cappuccini sono anche parroci della comunità leonessana, «abbiamo avuto dei problemi con il terremoto, ma la popolazione di montagna è tenace e non demorde. Certo, ci sono poche prospettive di lavoro per i giovani, per cui come altri paesi anche il nostro è purtroppo soggetto allo spopolamento».

Su tutto e su tutti, a Leonessa, si percepisce sempre lo spirito e la forte devozione per san Giuseppe, che attraversa in maniera trasversale la popolazione, dai giovani ai meno giovani. «San Giuseppe è parte integrante del patrimonio di ogni leonessano, basta partecipare ad una delle novene annuali in suo onore per rendersi conto di chi sia questo personaggio per il paese. Vicino all’altare si muovono bambini che attingono a questa fonte fin dalla più tenera età, come fosse la cosa più naturale del mondo».

Padre Carmine Ranieri ricopre anche un altro incarico per la Diocesi di Rieti, come delegato vescovile per la vita consacrata: «Rientra tra gli impegni che un vescovo non potrebbe ricoprire, per cui lo delega ad alcuni suoi collaboratori. Un incarico che mi è stato affidato nel 2017, poco dopo il mio arrivo, devo dire alquanto inaspettatamente, ma ne sono entusiasta, perchè mi ha aperto un grande spazio di conoscenza e collaborazione».

Una persona di riferimento per i religiosi della Diocesi, incaricata di coordinare l’attività di formazione e di animazione secondo le direttive episcopali. Ma sono tante le attività di cui i cappuccini si occupano nel corso della giornata. «Si inizia naturalmente con la preghiera comune, nella celletta di san Giuseppe all’interno del nostro convento. A seguire ognuno di noi raggiunge il proprio campo di attività, diverso a seconda dei periodi dell’anno. In genere ci si ritrova per pranzo, e nel pomeriggio ci si dedica ai nostri animali, all’orto, agli spazi esterni del convento e naturalmente alle celebrazioni eucaristiche, sempre molto frequentato dai leonessani».

In estate a Leonessa l’ambiente si fa più vivace, complice la bella stagione e il rientro per le ferie dei non residenti, i cappuccini modulano il loro lavoro in base alle diverse esigenze della comunità, «e il da fare si moltiplica». Tra gli appuntamenti dell’estate leonessana, a parte le numerose iniziative popolari che richiedono l’assidua presenza dei cappuccini, la peregrinatio di luglio dell’immagine della Madonna di Fatima che sta già visitando le famiglie, «consisterà di momenti molto intensi per i quali stiamo già lavorando, poi ci sarà anche la settimana di esercizi spirtituali e molte altre cose. Non vi resta che venire a Leonessa».