Due sportelli di ultima generazione ATM Postamat per gli uffici postali di Leonessa e Antrodoco

Dotati di monitor digitale a elevata luminosità e dispensatore di banconote innovativo, i nuovi sportelli ATM Postamat presentano moderni dispositivi di sicurezza, tra cui il macchiatore di banconote, che rende inutilizzabile il denaro sottratto in caso di atto vandalico. A maggior tutela della clientela è presente anche il nuovo sistema elettronico “antiskimming”, per impedire la clonazione delle carte di credito.

Disponibile tutti i giorni della settimana e in funzione 24 ore su 24, lo sportello ATM Postamat consente di effettuare operazioni di prelievo di denaro contante, interrogazioni su saldo e lista movimenti, ricaricare tutti i telefoni cellulari, pagare le principali utenze e oltre 2mila bollettini di conto corrente postale e ricaricare la carta prepagata Postepay.

Oltre che dai possessori di carta Postepay, lo sportello automatico può essere utilizzato dai correntisti BancoPosta titolari di carta Postamat-Maestro e dai titolari di carte di credito aderenti ai più diffusi circuiti internazionali.

Il piano di sostituzione degli ATM Postamat conferma la capillarità della presenza di Poste Italiane sul territorio e l’attenzione che l’Azienda riserva per le realtà locali, in particolare quelle meno densamente abitate, come già evidenziato dall’Amministratore Delegato Matteo Del Fante durante l’incontro con i “Sindaci d’Italia” dello scorso 26 novembre a Roma.

Una festa identitaria: san Giuseppe da Leonessa

A partire, infatti, dalle cosiddette “novene” – celebrate quest’anno nella chiesa di San Pietro, nell’attesa della riapertura del santuario -, la partecipazione dei fedeli è stata numerosissima pur nonostante l’inclemenza del tempo che ha imperversato con neve e pioggia nell’arco di tutti e nove i giorni.

La bellissima e capiente chiesa appartenuta un tempo agli Agostiniani, ha sentito riecheggiare ogni sera in un unico coro le voci degli adulti e dei bambini sulle note di “lodiamo Giuseppe”, con una marcata presenza di voci maschili. Non è comune vedere il presbiterio assiepato da bambini vestiti con il tradizionale sacco della confraternita di San Giuseppe e Suffragio, come non è scontata la presenza di ragazzi e giovani spesso assenti nelle nostre assemblee liturgiche.

San Giuseppe ha davvero un forte ascendente sui propri concittadini e quando chiama a raccolta li vuole indistintamente tutti. La popolarità del santo è dovuta senz’altro al fatto che egli è il “concittadino più illustre” dell’altipiano, ma soprattutto lo si deve al fatto che la familiarità è tuttora viva in quanto alimentata dal colloquio costante della preghiera, dalla richiesta d’intercessione, come dal forte sentimento di appartenenza espresso anche nel modo abituale di apostrofarlo “San Giuseppe Nostru”.

Da questo punto di vista è stato molto interessante l’iniziativa teatrale promossa dall’assessore alla Cultura e dai frati Cappuccini a cura del regista reatino Alessandro Cavoli ed esibita sabato 2 febbraio: “Eufranio Desideri – San Giuseppe da Leonessa”. Spettacolo che ha fatto rivivere – tramite le voci di attori professionisti e persone del popolo leonessano – la vicinanza costante del santo ai suoi concittadini mediante il racconto di storie di vita antiche e contemporanee echeggianti grazie e miracoli del santo, intervallate dalle magnifiche rime dei poeti a braccio.

Quando la narrazione della fede è dentro la vita delle persone, non esiste più dicotomia pur tra le contraddizioni del vivere umano.

Le famiglie di Leonessa accolgono i ragazzi del Meeting: «Tornate a trovarci!»

Incontri, dibattiti, proiezioni e tanti spunti di apprendimento, quest’anno sul tema del denaro. Il Meeting dei Giovani della diocesi di Rieti giunto ormai alla giornata conclusiva ha offerto questo e molto altro ai circa cento ragazzi riuniti a Leonessa.

Ma la scelta – o meglio la conferma, dopo la felice esperienza dello scorso anno – del paese reatino non è stata casuale. La comunità leonessana ha anche quest’anno confermato la calda accoglienza riservata all’invasione dei ragazzi, gioiosamente accolti in alcune case per un pomeriggio di scambio e confronto.

A conferma che non può crearsi alcuna economia, né alcun modo di fare esperienze costruttive se si prescinde dalle relazioni, le voci e le storie dei ventenni si sono incrociate con quelle dei settantenni, con quelle delle persone sole, con quelle delle persone in difficoltà, e con tutti coloro che hanno voluto dedicare qualche ora del proprio tempo per sperimentarsi e sperimentare.

Intorno ai tavoli pieni di dolciumi fatti in casa per l’occasione, con albero e presepe luccicanti a fare da contorno, in soggiorni e taverne di Leonessa si sono intrecciate storie di vita diverse, eppure con un filo comune: quello vivo e sentito della voglia di stare insieme.

Le signore con i capelli belli in ordine «perché oggi arrivano i ragazzi», i signori intenti a sistemare i ciocchi di legno nel caminetto «per farli stare al caldo, che non sono abituati a queste temperature di montagna», l’anziana sempre sola felice di avere un’allegra e giovane compagnia, i ragazzi del posto che accolgono i coetanei.

Risate e strette di mano, baci e promesse di rivedersi in altre occasioni, oppure certamente a rimanere in contatto. E dai cassetti spuntano le foto di famiglia, perché «tu hai l’età di mio nipote che lavora fuori, ora te lo faccio vedere».

A coordinare gli abitanti e gli ospiti, la regia silenziosa e discreta di padre Orazio: una parola per tutti, un sorriso per tutti, la carezza per l’ammalato, il bacetto al bambino, l’aiuto col secchio delle legna alla signora con la stampella. Si ride o si prega, si discute o si dibatte, in ogni caso sempre con il sorriso e con il cuore aperto, e il commiato è sempre lo stesso: «Ci vediamo l’anno prossimo, ma se venite qualche volta prima, magari vi fermate a pranzo».

Economia sostenibile, profitto e globalizzazione: il Meeting dei Giovani si è aperto oggi a Leonessa

Tre domande, una per giorno: “Quanto costa?”, “Quanto basta?”, “Quanto vali?”. A sintetizzare quelle che sono le articolazioni tematiche delle rispettive tre giornate per il Meeting diocesano dei giovani in corso da oggi a Leonessa: il primo giorno “La Parola del Vangelo per una Chiesa credibile” il secondo “Cercasi cuore, passione, creatività per una economia dal volto umano”, l’ultimo “Il valore di ogni vita”.

L’appuntamento ormai classico che la Pastorale giovanile della Chiesa reatina organizza nel tempo natalizio intende stavolta concentrare la riflessione sulle problematiche economiche che interpellano la società di oggi e in particolare chi a tale società si sta affacciando: quei giovani dai 17 ai 35 anni che vedono un futuro sempre più incerto in un mondo che sembra dominato dal dio denaro. Rispetto a esso, quel che si vuol cercare è, per dirla con lo slogan del meeting, il giusto “corto circuito che riattiva la vita”, ossia quel rimettere i valori al punto giusto. Una riflessione da condurre nell’ottica della Laudato si’ e delle provocazioni verso un’economia sempre più attenta all’uomo e al creato, sulla scia delle considerazioni emerse già nell’incontro pastorale di settembre a Contigliano.

Ospiti oggi pomeriggio nel paese dell’altopiano che per il secondo anno ospita il Meeting, l’attivista Luca Raffaele di NeXt e il biblista Giuseppe Florio. Raffaele, sin da giovane impegnato in organizzazioni ambientaliste e antimafia, da anni ha aderito alla rete di NeXt – Nuova economia per tutti, associazione nata nel 2011 che si prefigge di ricercare le vie di un’economia diversa, «più inclusiva, partecipata e sostenibile rispetto all’economia tradizionale orientata, da sempre, sulla massimizzazione del profitto individuale, senza tener conto di ambiente e persone», come si legge nel sito – e ne è divenuto di cui è ora direttore generale. A interoloquire con lui il teologo biblico Florio, autore di vari saggi di Sacra Scrittura e pubblicazioni di spiritualità, fondatore dell’associazione di solidarietà internazionale Progetto Continenti, che ha sede in Sabina, nell’antico convento francescano di Sant’Andrea a Collevecchio, divenuto luogo di accoglienza e ricerca spirituale e culturale.

Un dibattito acceso e partecipato, su temi come l’economia sostenibile, sulla povertà, sulla globalizzazione: argomenti variegati e sfaccettati, sviluppati da Florio e Raffaele tramite due punti di vista diversi, eppure convergenti, paralleli eppur compatibili.

«Gesù si è preoccupato di ciò che mangiava e vestiva? Certo! Ma lasciarsi prendere da vendetta, frenesia dei soldi, rivendicazione, il mondo si avvelenerà sempre più. Il tema dell’economia per noi è filtrato dal regno di Dio. Se l’economia la mettiamo sotto la stella del regno di Dio vuol dire che cercheremo di metter su un’economia che possa risanare o umanizzare il mondo», ha detto il biblista.

Cos’è l’economia sostenibile, chiedono i ragazzi a Luca Raffaele. «il denaro può essere sangue, per non esserlo non deve essere mai fine. Una concezione del denaro nata solo per portare profitto all’azionista fa perdere di vista tutto il resto…non profit non vuol dire non utilizzare il denaro, ma il denaro deve essere sempre strumento non fine. Se con capiamo questa logica le disuguaglianze continueranno ad aumentare».

Florio ha rimarcato il francescanesimo radicato in territorio reatino: «Siete “parenti” di san Francesco, trovate la sua stessa forza interiore!» –  ha incitato i ragazzi. Con entusiasmo e vigore il biblista ha cercato di infondere nelle giovani generazioni il coraggio e la forza di cambiare le cose, con lo stesso coraggio che ebbe proprio nella nostra Valle Santa il Poverello».

E poi l’aggregazione, la necessità di un’economia integrale e di una progettualità da condividere insieme, «anche per sperimentarsi strada facendo, perché è solo così che si creano le rivoluzioni», ha detto Luca Raffaele.

Ma molte e particolarmente interessate sono state le questioni messe in campo dai due ospiti, a partire dalle domande degli oltre cento ragazzi riuniti al palazzetto dello sport di Leonessa.

L’evento è trasmesso in streaming sul canale youtube Frontiera Tv.

Le messe in sicurezza dopo il terremoto: per la Diocesi un impegno costante

Gli eventi sismici del 2016 hanno costretto la diocesi a un impegno straordinario per quanto riguarda la tutela e la conservazione degli edifici di culto e dei beni culturali. Un lavoro portato avanti con grande impegno da parte dei relativi uffici di curia, che interfacciandosi con gli apparati dello Stato stanno compiendo con discrezione e competenza operazioni tanto delicate quanto preziose. Le chiese, gli affreschi, i dipinti e le statue, ma anche le suppellettili sacre e perfino gli arredi, sono parte dell’identità delle popolazioni colpite dal terremoto. Salvaguardare questo complesso di cose equivale spesso alla conservazione di quelle memorie, personali e collettive, necessarie a dare continuità alla vita e anima alla ricostruzione.

Al momento vale la pena segnalare almeno una decina di operazioni, tra quelle ai nastri di partenza e quelle concluse. Riguardano soprattutto i fabbricati dei territori più colpiti di Accumoli, Amatrice e Leonessa, ma le conseguenze delle scosse sono presenti e richiedono aperture di cantieri anche in altre zone della diocesi.

Accumoli

Tra gli interventi di salvaguardia degli edifici di culto nel comprensorio di Accumoli, partiranno a breve quelli a Fonte del Campo. La frazione vedrà i lavori di messa in sicurezza della chiesa e in particolare del campanile. Un insieme di operazioni che consentiranno anche le necessarie operazioni sui fabbricati limitrofi.

Sempre nel territorio di Accumoli, sono imminenti anche i lavori sulla chiesa di San Giorgio Martire. Situato nella frazione di Terracino, il fabbricato sarà salvaguardato grazie al posizionamento di cerchiature metalliche, che saranno messe in opera subito dopo il consolidamento degli affreschi conservati all’interno.

San Giorgio Martire in Terracino. Messa in sicurezza degli affreschi
San Giorgio Martire in Terracino. Messa in sicurezza degli affreschi

È inoltre in fase di programmazione la gara di appalto per la chiesa dedicata alla Madonna delle Coste, posta appena fuori dall’abitato di Accumoli, nei pressi dell’area Sae. Sono previste operazioni importanti, che prevedono lo smontaggio della copertura, il recupero delle porzioni crollate, la messa in sicurezza e il sostegno delle pareti.

Accumoli, chiesa della Madonna delle Coste
Accumoli, chiesa della Madonna delle Coste

Amatrice

Nel comune di Amatrice, nei mesi scorsi, si è provveduto ad effettuare interventi urgenti per evitare ulteriori danni alla chiesa di San Pietro e Paolo nei pressi del cimitero della frazione di Prato, alla chiesa di San Francesco da Paola in Cornillo Vecchio e alla chiesa della Madonna dell’Addolorata in Collepagliuca.

Collepagliuca, campanile crollato della chiesa dell’Addolorata
Collepagliuca, campanile crollato della chiesa dell’Addolorata

Nella chiesa di San Pietro e Paolo è stato smontato il campanile, crollato sul tetto della chiesa con riparazione locale del manto di copertura. Interventi simili a Cornillo Vecchio, dove è stata smontata la porzione rimasta in piedi del campanile e recuperata una campana, mentre l’altra, cercata tra le macerie, non è stata ancora rinvenuta.

Smontaggio del campanile anche a Collepagliuca, che si presentava in condizioni molto precarie. Dalla chiesa sono state recuperate tutte le campane e tutti gli arredi.

Leonessa

Hanno invece preso il via l’8 di ottobre i lavori di messa in sicurezza del manto di copertura della Chiesa di San Francesco in Leonessa. Gli interventi sono mirati in particolare alla salvaguardia delle parti interne e degli affreschi, in particolare nella cappella del presepio.

Pescorocchiano

È di questi giorni la messa in sicurezza della chiesa di Santa Maria delle Grazie in Baccarecce di Pescorocchiano. All’interno dell’edificio sarà posizionata una rete in poliestere per prevenire la caduta di frammenti di intonaco dal soffitto: un intervento semplice ma efficace già visto nella Cattedrale di Rieti. All’esterno della chiesa, l’apposizione di una struttura in tubi giunti metallici garantirà la sicurezza della porzione absidale.

Rieti

Avviati di recente anche i lavori sulla chiesa di San Tommaso Apostolo in Cerchiara, frazione del Comune di Rieti. Gli interventi comprendono la puntellatura delle arcate interne alla chiesa e il consolidamento provvisionale di alcune finestre.
Sempre nel reatino, sono prossimi i lavori di messa in sicurezza della chiesa di San Sebastiano Martire, nei pressi di Poggio Fidoni. Il sisma ha reso necessari la cerchiatura delle pareti, il puntellamento dell’abside e di alcune arcate, il consolidamento di parte degli affreschi.

Leonessa, padre Orazio: «il centro di Comunità ha permesso alla gente di tornare ad essere vicina alla Chiesa»

Sette anni fa, frate Orazio è arrivato a Leonessa a piedi, “come da tradizione” quando viene assegnato in un nuovo territorio. Correva l’agosto del 2010, e il cappuccino ricorda di essere partito dal convento di Spoleto alle primissime ore del mattino, per arrivare in paese percorrendo sentieri di montagna nel tardo pomeriggio. «Come prima cosa sono andato a celebrare l’eucaristia nel vicino santuario, come ringraziamento. Poi una visita ad un mio confratello defunto sepolto qui e molto devoto a san Giuseppe. Da allora ad oggi ho ricevuto l’incarico di guardiano, maestro dei postulanti, vice maestro dei postulanti e parroco di Leonessa e frazioni insieme a padre Carmine Ranieri».

Considerate le alte temperature invernali che consentono di lavorare poco all’aperto, a Leonessa rimangono i mesi estivi per curare l’orto, la legnaia, gli animali, il bel chiostro e tutto lo spazio circostante il convento. Frate Carmine e frate Orazio, rimasti soli dopo la morte di padre Anavio, hanno decisamente un bel da fare, ma non hanno alcuna intenzione di perdere l’entusiasmo e il sorriso: un atteggiamento propositivo ed accogliente che li ha accompagnati anche nei mesi del terremoto, di cui alcuni muri del convento portano ancora i segni.

«La notte del 24 agosto avevamo qui a Leonessa circa 160 giovani frati, radunati per una convocazione fraterna biennale. Dopo la scossa lasciarono velocemente l’hotel in cui alloggiavano per lasciar posto ali soccorritori e alla polizia». I cappuccini ebbero subito sentore che da allora il normale corso delle cose sarebbe radicalmente cambiato. Padre Orazio si mise immediatamente a disposizione della fraternità di Amatrice, lasciando i confratelli a gestire il convento: «partivo la mattina presto e tornavo la sera tardi, per dare un aiuto concreto ai parroci delle zone terremotate». Ma pochi mesi dopo la terra trema ancora, e stavolta Leonessa paga conseguenze più gravi «con le scosse di ottobre sono dovuto tornare in prima persona a fare il parroco della mia gente. C’era paura e smarrimento, abbiamo cercato di essere vicini alle persone, abbiamo ospitato persone in convento».

A causa delle chiese tutte danneggiate, i cappuccini si attrezzarono per dire messa nel palasport, là dove la gente terrorizzata aveva cercato riparo. Una situazione che perdura fino al gennaio 2017, quando la Caritas regala a Leonessa un Centro di comunità che funge da chiesa prefabbricata, accogliente e fornito di oltre cento posti a sedere: «un luogo di rinascita in un certo senso, caldo d’inverno e fresco d’estate, che vede la partecipazione di tante persone e ha permesso alla gente di tornare ad essere vicina alla Chiesa e viceversa».

Padre Orazio indica le crepe causate dal terremoto, sollevato dal fatto che l’antico convento abbia comunque retto bene al forte movimento tellurico. «Era il tardo ‘500, questa struttura stava per essere ultimata. I frati cappuccini erano nati da poco nella vicina Camerino, aumentavano di numero per cui pian piano si erano allargati fino a Cascia, Norcia e Leonessa. Durante i lavori di costruzione, il giovane leonessano Eufranio Desideri passò di qui e si innamorò di questa vita. Ma lo zio lo portò con sé a Viterbo, desiderando per lui una carriera da medico e una serena vita coniugale».

Il ragazzo soffrì talmente tanto di questa costrizione al punto da ammalarsi. Tornò nella sua Leonessa per curarsi e finalmente poté realizzare il suo desiderio di entrare tra i cappuccini. «Colui che sarebbe diventato il nostro san Giuseppe fu mandato in missione in Turchia a predicare il Vangelo al Sultano. Lì fu perseguitato a causa della sua predicazione e venne torturato atrocemente: fu appeso a un gancio e sotto di lui venne acceso un fuoco con lo scopo di farlo morire soffocato». Fu un veneziano a salvarlo e a permettergli di tornare in Italia, dove si dedicò agli oppressi e agli abbandonati, frequentando villaggi e luoghi isolati alla ricerca delle anime sperdute.
«Era un paciere, si narra che in Quaresima predicasse l’amore a Borbona invitando e convincendo con forza i borbontini a sanare l’antica rivalità con Posta. Ad Arquata del Tronto combatté invece tenacemente con alcuni ladroni: san Giuseppe riassume la vera spiritualità cappuccina, quella di farsi prossimo alle persone più bisognose».

Una spiritualità che rivive tra le spesse pareti del convento, che si respira fortemente nella celletta che fu dormitorio del Santo, dove si parla istintivamente a bassa voce, quasi Lui fosse ancora lì, rattrappito in uno scampolo di centimetri, per stare intenzionalmente scomodo e lasciare dunque meno tempo al sonno e più spazio alla preghiera. «San Giuseppe soggiornò sei mesi nel silenzio di questo dormitorio, nei suoi ricercati scritti che vergava utilizzando ogni spazio libero del foglio si evince il suo desiderio di dedicare più tempo possibile al rapporto con Dio».

Dalla minuscola finestrella con un affaccio mozzafiato si scorgono gli oltre 1600 metri di Colle Collato, luogo da lui amatissimo: «le cronache dell’epoca raccontano della croce in pietra che costruì in cima al monte, trasportando le pietre oltre il fiume Tascino insieme ad un altro frate. Si narra che per placare la sete del confratello san Giuseppe fece sgorgare acqua dalla roccia con un segno del crocifisso che portava sempre con sé».
All’interno della celletta, il reliquiario con il gancio in ferro che Giuseppe teneva conficcato nel polso: padre Orazio ne racconta con voce tremula la tormentata storia: «Per una coincidenza di eventi San Giuseppe morì ad Amatrice. A seguito di un violento terremoto i suoi resti furono lasciati lì: venuti a sapere della cosa, i leonessani di notte trafugarono il corpo e lo portarono in paese. Dalle spoglie emerse la laringe ossificata segno della grande predicazione, il sangue coagulato, il cuore incorrotto ora conservato in santuario e questo gancio».

La devozione che lega indissolubilmente i paesani al loro patrono e alla sua storia i cappuccini la conoscono bene e l’assecondano fin dai tempi del loro arrivo tra i monti dell’alto Lazio. Due storie di vita, quelle di padre Orazio e padre Carmine, che negli anni si sono intersecate più volte e ora si apprestano a tagliare quasi in contemporanea il traguardo dei vent’anni di sacerdozio. «Ci siamo conosciuti a Spello durante gli anni di postulato, abbiamo concluso insieme il nostro percorso diventando sacerdoti nello stesso periodo. Il destino ha voluto poi che dopo altre destinazioni due anni fa ci ritrovassimo qui a Leonessa insieme». La vita di Orazio, nato in una località di mare, viene del tutto rivoluzionata dopo la scoperta della vocazione: «i miei avevano un bar a Pescara e io lavoravo come rappresentante di gelati, mi piaceva molto, il mio sogno era quello di realizzare una famiglia con la mia fidanzata».

Con i frutti del suo lavoro Orazio aveva comprato anche una casa per vivere il legame coniugale: una casa in seguito venduta in comune accordo con i genitori per realizzare una struttura solidale in Colombia. «Sono vent’anni, ed eccomi ancora qui. Nonostante qualche errore, certamente rifarei tutto. Ritengo che quel che conta non sia fare tutto, ma fare quel poco che possiamo con gioia ed entusiasmo».

Un convegno sugli interventi post-sisma svolti dall’Ufficio Tecnico della Diocesi di Rieti

Giovedì 30 maggio presso la Sala dei Cordari di Rieti si è svolto il seminario formativo “La progettazione nasce dalla conoscenza del danno del sisma” tenuto dal docente Massimo Mariani, ingegnere, architetto e componente del Consiglio del Centro Studi Cni.

Un evento che è stato uno delle undici tappe di un viaggio che percorre i luoghi d’Italia colpiti dai principali eventi sismici degli ultimi 110 anni.

Durante l’incontro si è discusso sulle tecniche adottate nel post-sisma per la messa in sicurezza degli edifici e sono stati illustrati i progetti realizzati dall’ufficio tecnico della Diocesi di Rieti in collaborazione con il professor Mariani. I progetti riguardano la chiesa di Sant’Andrea Apostolo in Configno, frazione di Amatrice, la chiesa del Santissimo Salvatore in Belmonte in Sabina e il Santuario di S. Giuseppe da Leonessa.

Le condizioni in cui versavano gli edifici, a seguito degli eventi sismici del 24 agosto e successivi, hanno reso necessario un tempestivo intervento di messa in sicurezza che possa escludere ulteriori danneggiamenti.

La chiesa di Configno ad esempio, al momento post sisma, mostrava danni diffusi, che pregiudicavano notevolmente la capacità strutturale del manufatto: esternamente si potevano osservare espulsione di materiale dalle murature e lesioni diffuse, mentre internamente erano visibili crolli di pareti. A tal proposito l’obiettivo dell’intervento di messa in sicurezza è stato quello di circoscrivere l’edificio e il campanile con un ponteggio, collegato opportunamente alla struttura e cerchiato con funi di acciaio.

Anche per la chiesa di Belmonte in Sabina le condizione post-sisma erano precarie: l’edificio mostrava lesioni diffuse alle murature, sia interne che esterne, lesioni al soffitto a cassettoni sulla navata principale e al controsoffitto delle cappelle laterali. L’intervento principale era volto a evitare crollo di materiale dall’alto e salvaguardare l’incolumità delle persone. Ciò è stato è stato realizzato mediante l’apposizione di una rete in poliestere ancorata alla muratura portante mediante dei telai realizzati con ponteggi.

Per il santuario di San Giuseppe da Leonessa, edificio di valore storico e artistico sia per la sua complessità strutturale sia per la presenza di opere d’arte quali affreschi e dipinti, la situazione post-sisma presentava invece danni diffusi ai diversi elementi costruttivi: la cupola maggiore era interessata da dislocazione di stucchi e ornamenti; gli archi laterali così come la facciata principale e la facciata secondaria presentavano lesioni nelle parti sommitali; in prossimità dell’ingresso secondario erano visibili lesioni alla volta sovrastante mentre il campanile presentava lesioni alla base.

Molteplici gli interventi eseguiti: il primo intervento ha previsto la protezione della teca di San Giuseppe e il sostegno della cupola maggiore mediante una struttura unica opportunamente collegata all’edificio per soddisfare le esigente di protezione e sostegno; il secondo intervento consisteva nella messa in sicurezza della torre campanaria mediante elementi di sostegno interni ed esterni; il terzo intervento prevedeva la messa in sicurezza dell’ingresso secondario mediante una struttura a sostegno della volta in modo da permettere la realizzazione in un percorso secondario, più breve, per accedere all’interno della chiesa in prossimità del santo; il quarto intervento prevedeva la protezione delle lesioni sulla facciata principale mediante l’apposizione di una rete metallica a salvaguardare eventuale distacchi di intonaco.

Altri interventi sono tuttora in fase di progettazione e altri ancora in fase di approvazione.

L’allarme di Slow Food: «i più bei borghi italiani stanno morendo. Le nostre comunità stanno soffrendo»

«Non c’è bisogno delle ferite traumatiche del terremoto per vedere che i nostri più bei borghi italiani stanno morendo. Non c’è più parroco, non c’è più farmacia, non ci sono più osterie, scuole e uffici postali. Penseremo mica che la bellezza dell’Italia sia data solo dai muri? La bellezza dell’Italia è data anche dal profumo del pane». Lo ha detto oggi a Roma il fondatore di Slow Food, Carlo Petrini, nel corso della presentazione delle Comunità Laudato si’, progetto pensato con la diocesi di Rieti e ispirato all’enciclica di Papa Francesco.

«Uno degli obblighi non solo di Slow Food e delle Comunità Laudato si’, ma di tutti quelli che vogliono lavorare – ha sottolineato Petrini – è quello di favorire botteghe multifunzionali di giovani che presidiano il nostro Paese. Non possiamo andare avanti con un turismo che vede il depauperamento della socialità dei luoghi più belli per andare a chiuderci tutti, alla domenica, in un outlet, bambini compresi».

«Dobbiamo ricostruire i nostri borghi, questa è ecologia. Le nostre comunità stanno soffrendo!», è stato l’appello del fondatore di Slow Food, per il quale «non è una bella cosa che gli anziani che vivono in questi Paesi debbano pietire un passaggio per andare in farmacia o a fare spesa in un supermercato a fondo valle. Dobbiamo ricostruire questa socialità».

Una visione condivisa anche dall’economista Luigino Bruni che, nella conferenza stampa, ha rimarcato la novità della Laudato si’ parlando della necessità «di avviare un processo generativo del territorio nella sua dimensione identitaria anche attraverso l’idea di un centro che formi giovani diventando parte del bene comune. Un progetto che potrebbe essere allargato anche alle abbazie che hanno avuto danni o che sono state in parte distrutte facendole diventare beni comuni dell’umanità. Diversamente sono destinate a finire quando non ci saranno più monaci ad abitarle. Bella l’idea di ritrovarsi attorno ad una terra ferita. Formiamo una alleanza a partire dalle vittime e senza ideologia, come facevano Peppone e don Camillo che univano le forze quando c’era l’inondazione del grande fiume. Se l’Italia non ritrova una base civile di collaborazione prima delle divisioni politiche si finisce in una guerra di tutti contro tutti e ci si disfa come Paese».

Chiese e ricostruzione: tanti i lavori pronti a partire

Sono diverse le chiese danneggiate dal terremoto sulle quali stanno per partire i necessari interventi.

Due ordinanze del Commissario del Governo per la ricostruzione dei territori interessati dal sisma del 24 agosto 2016, infatti, hanno stabilito i criteri per la messa in sicurezza degli edifici a fronte di un panorama di interventi quanto mai vasto e articolato. È evidente infatti, che il consistente numero di edifici compromessi e il diverso grado di danneggiamento richiede differenti approcci. Edifici gravemente lesionati come la chiesa di Sant’Agostino ad Amatrice richiederanno un sostanziale intervento di ricostruzione, ma non tutte le situazioni sono così difficili.

Di conseguenza la prima ordinanza, diffusa lo scorso maggio, indica come criteri per l’individuazione dei centri urbani e degli edifici da inserire nel programma di intervento immediato l’assenza di altri luoghi di culto nell’ambito territoriale di riferimento della comunità, l’apertura al culto dell’edificio interessato alla data del 24 agosto 2016 e un livello di danneggiamento modesto, anche risolvibile con interventi strutturali di carattere locale.

Il costo complessivo per gli interventi selezionati e inseriti nel programma è stato stimato dagli organi di governo preposti alla gestione post-sisma ed è stato ripartito tra tutte le diocesi coinvolte nel cratere del Centro Italia. Per questo primo programma, la diocesi di Rieti ha visto inserite nell’elenco quattro chiese: due hanno completato l’iter progettuale, e sono quella dei SS. Dionisio Eleuterio e Rustico, comunemente conosciuta come San Dionigi, a Borgo Velino; la chiesa di Santa Maria del Cerreto della frazione Piedelpoggio di Leonessa; della chiesa di San Lorenzo Martire a Colle di Tora e di quella dedicata a San Nicola di Bari a Concerviano, invece, devono ancora essere presentati i progetti, in elaborazione dai rispettivi professionisti incaricati, che seguono l’iter previsto e normato nella stessa ordinanza, la quale entra nel merito anche delle procedure di affidamento dei lavori.

A questo primo programma di interventi, è seguito, in meno di due mese, un secondo elenco, che riprende dal primo l’intera struttura e le finalità. In questo programma, della diocesi di Rieti sono state le chiese di Cittareale (Santuario Santa Maria Capodacqua), Borgo Velino (San Matteo), Poggio Bustone (SS. Angeli Custodi), Posta (Santa Maria Assunta), Leonessa (Madonna delle Grazie), Limiti di Greccio (Santa Maria di Loreto), Castelfranco (San Giovanni Battista), Rieti (San Pietro Martire), Borbona (Santa Maria Assunta), Amatrice (San Pietro Apostolo, nella frazione di Nomisci), Posta (Santa Maria Assunta, nella frazione di Sigillo e San Vito Martire nella frazione Figino), Leonessa (San Vincenzo Ferrer) e Contigliano (San Filippo).

Come per l’elenco della prima ordinanza, per alcune chiese – le ultime sette – devono essere ancora consegnati i progetti, che si trovano in fase di elaborazione da parte dei progettisti, mentre le prime sette sono in fase di approvazione presso l’Ufficio Speciale per la Ricostruzione del Lazio.

“Andare oltre” si presenta, il vescovo: «strumento per non abbassare l’attenzione sull’area del cratere»

Alla presenza di Aldo Cazzullo, firma de «Il Corriere della Sera», l’Ufficio diocesano per le Comunicazioni Sociali della diocesi di Rieti ha presentato ai cronisti locali, riuniti nel Palazzo papale di Rieti in occasione del patrono San Francesco di Sales, un nuovo servizio pensato per offrire ulteriori fonti sulla situazione post terremoto.

Il sito andareoltre.org è stato infatti pensato per «raccontare la ricostruzione», con particolare attenzione verso i piccoli e grandi interventi che la Chiesa di Rieti, attraverso la Caritas, sta portando avanti nell’area colpita dal sisma al fine di sostenere la popolazione e contribuire alla rinascita dei paesi dal punto di vista materiale, spirituale e sociale.

Il sito, che sarà costantemente aggiornato sulle attività promosse dalla Chiesa di Rieti, è stato pensato per dare informazioni in maniera snella e veloce, con una grafica immediata e basata sul verde, colore che rappresenta la speranza.

Così come il nome, che allude all’obiettivo del superamento delle paure, oltre i timori, oltre le polemiche, oltre gli ostacoli quotidiani.

Sul logo appare una matita, simbolo di nuovi progetti e creatività, perché appaia chiaro che il futuro di queste comunità ferite ripartirà solo se ognuno di noi, con il proprio personale tratto, inizierà a tracciare il solco del proprio apporto fattivo.

Tramite il sito sarà seguito l’evolversi di grandi progetti, come la “Casa del Futuro” o il bando “Ripartiamo Insieme”, ma anche i piccoli fatti, le attività quotidiane, l’ascolto dei bisogni e delle necessità, i lieti eventi.

La prospettiva è quella di «comunicare speranza e fiducia nel nostro tempo», secondo l’invito che papa Francesco ha fatto lo scorso anno in occasione della Giornata Mondiale della Comunicazioni Sociali, ma riprende anche la tematica scelta dal Santo Padre per il messaggio di quest’anno «Notizie false e giornalismo di pace», volto a favore di un’informazione basata sulla «verità che ci rende liberi».

Papa Francesco ha offerto ai giornalisti uno spunto di riflessione su un lavoro obiettivo e veritiero, perché chi fa questo mestiere tenga sempre a mente «che al centro della notizia non ci sono la velocità nel darla e l’impatto sull’audience, ma le persone».

Sulla stessa linea si è mossa la “lectio” di Aldo Cazzullo ai colleghi locali, il quale ha voluto ricordare che al di là delle notizie che raccolgono “click” e di quelle che suscitano sensazione immediata, il mestiere del giornalista va alimentato quotidianamente, certificando, approfondendo e soprattutto stando in mezzo alle persone, «unico modo per salvare questo mestiere, e farlo bene».

Nel suo intervento a conclusione di una giornata trascorsa assieme agli operatori della comunicazione, il vescovo Domenico ha sottolineato l’intenzione di partenza del sito andareoltre.org: «volevo condividere con voi questo embrione di comunicazione che si inserisce nel solco di ciò ci ha detto Aldo. Questo sito è specchio di un giornalismo fatto andando di persona, cercando di conoscere quello che è al dentro dell’area duramente colpita dal terremoto. Ciò accadrà valorizzando vita quotidiana dei luoghi di tutta l’area del cratere, perché la cosa più necessaria oggi è alimentare la comunicazione per tenere alta l’attenzione, partendo dalla quotidianità di questi territori».

Uno strumento dunque a servizio di tutti, organi di informazione e non solo, perché chiunque abbia una certificata e veritiera contezza di ciò che è stato fatto e si farà dopo il 24 agosto 2016, affinché il racconto del terremoto non sia fatto solo di problemi, ma anche di opportunità, occasioni di miglioramento e motivazioni di speranza nel futuro.