Nei percorsi di memoria e identità collettiva si parla di ricordi legati alle nozze

Continuano gli incontri nelle comunità di Amatrice, Accumoli, Posta, Cittareale, Borbona e con gli ospiti del Rsa di Borbona per il progetto Memoria e Identità Collettiva.

Come sempre la serie di incontri è iniziata ad Amatrice con un pubblico adulto e nei giorni successivi gli appuntamenti si sono svolti anche negli altri comuni.

L’incontro di Amatrice si è aperto con un tema principale inerente i matrimoni ai tempi dei protagonisti presenti. Sono stati raccolti i racconti legati alle varie storie, utilizzando un variopinto cartellone: al centro un grande cartoncino raffigurante un’immagine caratteristica dei matrimoni e tutt’intorno tredici “nuvolette” da riempire con le storie e i passaggi salienti che hanno accompagnato il lieto evento.

Tuffi nella memoria dai parte dei partecipanti, i quali hanno ricordato con emozione quei tempi, dimostrandosi particolarmente felici per il tema trattato, occasione anche per brevi parentesi di battute e goliardia.

Al termine della giornata è stato proiettato un video amatoriale sugli incontri precedenti, per ripercorrere i bei momenti vissuti insieme in nome del ricordo.

A seguire la location degli incontri si è spostata nel comune di Accumoli, territorio dove il tema delle nozze ha riscosso lo stesso entusiasmo, con una finestra culturale aggiuntiva incentrata sul confronto tra il matrimonio in Italia e il matrimonio in Russia, a partire dalle origini di una delle partecipanti.

Il terzo giorno la serie di incontri ha visto come protagonisti le verdissime generazioni del comune di Posta: stavolta al posto della foto i bambini hanno realizzato un disegno della propria famiglia, descrivendo in breve il lavoro dei genitori, per poi divertirsi tutti insieme disegnando varie forme grazie ai colori a dita.

Tra gioco e memoria: prosegue il progetto di ricostruzione dell’identità collettiva

Gli “incontri di comunità” iniziati martedì 13 marzo ad Amatrice e dedicati al progetto “Memoria e identità collettiva”, sono proseguiti nei giorni successivi nei comuni di Accumoli, Posta, Borbona e Cittareale. L’iniziativa è stata pensata da Caritas e diocesi di Rieti con l’obiettivo di accompagnare la ricostruzione materiale alla ricostruzione e al mantenimento della memoria degli usi e delle tradizioni locali, attraverso l’ascolto di testimonianze raccolte dalla viva esperienza dei testimoni.

Rotto il ghiaccio con un quiz, si lascia dunque spazio al racconto convenuti. Come nel caso degli ospiti della Rsa San Raffaele di Borbona, la cui riunione ha segnato l’inizio della seconda settimana del progetto. Per facilitare il lavoro, gli operatori Caritas hanno fornito ai presenti due cartoline raffiguranti la ciambella del bambino, tradizione amatriciana del 6 gennaio, e il cavallo di Sant’Antonio, simbolo della tradizione del comune di Posta. A partire dalle immagini, ogni presente ha avuto l’occasione di ricordare e raccontare la propria esperienza al riguardo.

Durante l’incontro sono stati inoltre mostrati agli anziani due brevi filmati, nei quali si narrano le due tradizioni e la loro origine.

Giovedì e venerdì, altri incontri si sono svolti a Steccato di Posta e Borbona, con protagonisti i bambini e i loro genitori. Gli operatori Caritas hanno proposto giochi inerenti la Pasqua e messo a disposizione creta per modellare piccoli oggetti. Le attività hanno visto grande collaborazione fra i bambini, i genitori e gli operatori, suscitando in tutti molta soddisfazione.

L’allarme di Slow Food: «i più bei borghi italiani stanno morendo. Le nostre comunità stanno soffrendo»

«Non c’è bisogno delle ferite traumatiche del terremoto per vedere che i nostri più bei borghi italiani stanno morendo. Non c’è più parroco, non c’è più farmacia, non ci sono più osterie, scuole e uffici postali. Penseremo mica che la bellezza dell’Italia sia data solo dai muri? La bellezza dell’Italia è data anche dal profumo del pane». Lo ha detto oggi a Roma il fondatore di Slow Food, Carlo Petrini, nel corso della presentazione delle Comunità Laudato si’, progetto pensato con la diocesi di Rieti e ispirato all’enciclica di Papa Francesco.

«Uno degli obblighi non solo di Slow Food e delle Comunità Laudato si’, ma di tutti quelli che vogliono lavorare – ha sottolineato Petrini – è quello di favorire botteghe multifunzionali di giovani che presidiano il nostro Paese. Non possiamo andare avanti con un turismo che vede il depauperamento della socialità dei luoghi più belli per andare a chiuderci tutti, alla domenica, in un outlet, bambini compresi».

«Dobbiamo ricostruire i nostri borghi, questa è ecologia. Le nostre comunità stanno soffrendo!», è stato l’appello del fondatore di Slow Food, per il quale «non è una bella cosa che gli anziani che vivono in questi Paesi debbano pietire un passaggio per andare in farmacia o a fare spesa in un supermercato a fondo valle. Dobbiamo ricostruire questa socialità».

Una visione condivisa anche dall’economista Luigino Bruni che, nella conferenza stampa, ha rimarcato la novità della Laudato si’ parlando della necessità «di avviare un processo generativo del territorio nella sua dimensione identitaria anche attraverso l’idea di un centro che formi giovani diventando parte del bene comune. Un progetto che potrebbe essere allargato anche alle abbazie che hanno avuto danni o che sono state in parte distrutte facendole diventare beni comuni dell’umanità. Diversamente sono destinate a finire quando non ci saranno più monaci ad abitarle. Bella l’idea di ritrovarsi attorno ad una terra ferita. Formiamo una alleanza a partire dalle vittime e senza ideologia, come facevano Peppone e don Camillo che univano le forze quando c’era l’inondazione del grande fiume. Se l’Italia non ritrova una base civile di collaborazione prima delle divisioni politiche si finisce in una guerra di tutti contro tutti e ci si disfa come Paese».

Al via il progetto “Memoria e identità collettiva”, un viaggio sensoriale per riscoprire la comunità

Un quiz iniziale pensato per rompere il ghiaccio, poi il racconto dalla viva voce dei presenti delle tradizioni e degli episodi di vita. Si è svolto così, il primo incontro di comunità lo scorso 13 marzo ad Amatrice. Il 14 è stata la volta di Accumoli. Parliamo del progetto “Memoria e identità collettiva”, nato dall’idea di condividere alcuni incontri con le comunità di Posta, Borbona, Cittareale, Accumoli, Amatrice, oltre che con gli ospiti della Rsa di Borbona.

Eventi rivolti innanzitutto alla partecipazione di un pubblico adulto, con l’animazione degli operatori Caritas, per riflettere sull’esperienza prima e dopo il sisma, attraverso tematiche selezionate che riguardano tradizioni locali, eventi religiosi, riti, arti e mestieri. Un modo per affrontare il difficile periodo della ricostruzione ragionando insieme sulle esperienze di volontariato post sisma, sulla resilienza e la fede, condotti dal vescovo Domenico e dal direttore di Caritas diocesana don Fabrizio Borrello.

Il progetto promosso dalla Chiesa di Rieti in collaborazione con Caritas prevede la partecipazione delle parrocchie e si muove in continuità con il progetto “Tracce di memoria” realizzato lo scorso anno presso la Rsa di Borbona in collaborazione con la delegazione Caritas Lombardia.

Un’iniziativa sociale che intende tessere le trame dei ricordi di un’intera comunità attraverso scatti fotografici, immagini, video, poesie o racconti, in modo da rendere il materiale fruibile a tutti, e offrendo a ciascuno la possibilità di riscoprire la propria città attraverso un vero e proprio viaggio sensoriale.

Inoltre, tra gli obiettivi del progetto è previsto l’avvio di laboratori artistici e manuali frutto di quanto emerso ed atti alla valorizzazione delle risorse locali. Gli incontri partiti nel mese di marzo avranno cadenza mensile o quindicinale a seconda del comune, e saranno pubblicizzati con volantini e locandine.

Durante le sessioni, aperte a tutti, sarà condotto un corso di formazione per liceali basato sull’elaborazione dei contenuti multimediali che oltre a riconoscere crediti formativi da parte degli istituti scolastici, faciliterà l’avvicinamento dei giovani agli argomenti trattati e favorirà lo scambio generazionale e l’acquisizione di competenze tecniche.

Chiese e ricostruzione: tanti i lavori pronti a partire

Sono diverse le chiese danneggiate dal terremoto sulle quali stanno per partire i necessari interventi.

Due ordinanze del Commissario del Governo per la ricostruzione dei territori interessati dal sisma del 24 agosto 2016, infatti, hanno stabilito i criteri per la messa in sicurezza degli edifici a fronte di un panorama di interventi quanto mai vasto e articolato. È evidente infatti, che il consistente numero di edifici compromessi e il diverso grado di danneggiamento richiede differenti approcci. Edifici gravemente lesionati come la chiesa di Sant’Agostino ad Amatrice richiederanno un sostanziale intervento di ricostruzione, ma non tutte le situazioni sono così difficili.

Di conseguenza la prima ordinanza, diffusa lo scorso maggio, indica come criteri per l’individuazione dei centri urbani e degli edifici da inserire nel programma di intervento immediato l’assenza di altri luoghi di culto nell’ambito territoriale di riferimento della comunità, l’apertura al culto dell’edificio interessato alla data del 24 agosto 2016 e un livello di danneggiamento modesto, anche risolvibile con interventi strutturali di carattere locale.

Il costo complessivo per gli interventi selezionati e inseriti nel programma è stato stimato dagli organi di governo preposti alla gestione post-sisma ed è stato ripartito tra tutte le diocesi coinvolte nel cratere del Centro Italia. Per questo primo programma, la diocesi di Rieti ha visto inserite nell’elenco quattro chiese: due hanno completato l’iter progettuale, e sono quella dei SS. Dionisio Eleuterio e Rustico, comunemente conosciuta come San Dionigi, a Borgo Velino; la chiesa di Santa Maria del Cerreto della frazione Piedelpoggio di Leonessa; della chiesa di San Lorenzo Martire a Colle di Tora e di quella dedicata a San Nicola di Bari a Concerviano, invece, devono ancora essere presentati i progetti, in elaborazione dai rispettivi professionisti incaricati, che seguono l’iter previsto e normato nella stessa ordinanza, la quale entra nel merito anche delle procedure di affidamento dei lavori.

A questo primo programma di interventi, è seguito, in meno di due mese, un secondo elenco, che riprende dal primo l’intera struttura e le finalità. In questo programma, della diocesi di Rieti sono state le chiese di Cittareale (Santuario Santa Maria Capodacqua), Borgo Velino (San Matteo), Poggio Bustone (SS. Angeli Custodi), Posta (Santa Maria Assunta), Leonessa (Madonna delle Grazie), Limiti di Greccio (Santa Maria di Loreto), Castelfranco (San Giovanni Battista), Rieti (San Pietro Martire), Borbona (Santa Maria Assunta), Amatrice (San Pietro Apostolo, nella frazione di Nomisci), Posta (Santa Maria Assunta, nella frazione di Sigillo e San Vito Martire nella frazione Figino), Leonessa (San Vincenzo Ferrer) e Contigliano (San Filippo).

Come per l’elenco della prima ordinanza, per alcune chiese – le ultime sette – devono essere ancora consegnati i progetti, che si trovano in fase di elaborazione da parte dei progettisti, mentre le prime sette sono in fase di approvazione presso l’Ufficio Speciale per la Ricostruzione del Lazio.

Il Carnevale ad Amatrice tra divertimento e tradizione

Oltre al sostegno materiale delle persone, tra gli obiettivi della Caritas c’è quello di contribuire a una maggiore coesione sociale.

Una prospettiva che impegna nell’aiuto dei più deboli, ma anche ad acquisire una visione generale del del territorio, alla quale non sfuggono i momenti di festa.

In quest’ottica, lo scorso 13 febbraio è stato organizzato ad Amatrice un evento per far incrociare il divertimento del Carnevale con il racconto dei ricordi delle tradizioni locali.

Un’occasione che ha visto la presenza del vescovo di Rieti, mons Domenico Pompili, che con piacere è stato ad ascoltare le diverse narrazioni delle tradizioni locali.

All’evento, organizzato presso le strutture del Centro Caritas di Amatrice, non sono ovviamente mancati i vari dolci tipici di Carnevale, come le frappe e le castagnole, affiancati da un ricco rinfresco: una tavolata messa insieme con il contributo tutti i partecipanti.

L’iniziativa ha destato l’interesse anche degli abitanti dei Comuni e delle frazioni attorno ad Amatrice e, viste le difficoltà degli anziani e dei ragazzi a raggiungere il Centro di comunità, è stato attivato, già da qualche mese, un servizio navetta in grado di raggiungere ogni luogo.

La festa è stata vissuta in due ambienti: nel primo sono stati disposti i banchetti per accogliere i dolci e ospitati i bambini in maschera, che si sono divertiti a giocare, seguendo le proposte degli operatori della Caritas, e non si sono risparmiati nel fare scherzi e tirare coriandoli e stelle filanti.

In un altro locale, si è invece creata un’atmosfera familiare tra i partecipanti, che hanno raccontato le tradizioni, di anni ormai lontani, del proprio paese di appartenenza. In ogni racconto ha risuonato un forte entusiasmo, accompagnata dall’ascolto attento dei convenuti.

L’incontro ha inoltre fornito l’occasione per presentare un nuovo progetto promosso dalla Caritas dalla diocesi di Rieti, che prevede la partecipazione delle parrocchie dei comuni di Posta, Cittareale, Borbona, Accumoli e Amatrice.

Il progetto si chiama Memoria e Identità collettiva, e verrà realizzato anche in collaborazione con la Residenza Sanitaria Assistita San Raffaele Borbona.

L’iniziativa che ha come scopo la creazione di un percorso che approfondisca gli insegnamenti cattolici sulla resilienza post-trauma, intende tessere le trame dei ricordi della comunità attraverso scatti fotografici, immagini, video, poesie e racconti, offrendo così ad ognuno la possibilità di riscoprire la propria città attraverso un viaggio fatto di paesaggi e racconti.

A fine giornata i partecipanti hanno salutato il Carnevale con la tradizione del “Focaraccio”.

“Andare oltre” si presenta, il vescovo: «strumento per non abbassare l’attenzione sull’area del cratere»

Alla presenza di Aldo Cazzullo, firma de «Il Corriere della Sera», l’Ufficio diocesano per le Comunicazioni Sociali della diocesi di Rieti ha presentato ai cronisti locali, riuniti nel Palazzo papale di Rieti in occasione del patrono San Francesco di Sales, un nuovo servizio pensato per offrire ulteriori fonti sulla situazione post terremoto.

Il sito andareoltre.org è stato infatti pensato per «raccontare la ricostruzione», con particolare attenzione verso i piccoli e grandi interventi che la Chiesa di Rieti, attraverso la Caritas, sta portando avanti nell’area colpita dal sisma al fine di sostenere la popolazione e contribuire alla rinascita dei paesi dal punto di vista materiale, spirituale e sociale.

Il sito, che sarà costantemente aggiornato sulle attività promosse dalla Chiesa di Rieti, è stato pensato per dare informazioni in maniera snella e veloce, con una grafica immediata e basata sul verde, colore che rappresenta la speranza.

Così come il nome, che allude all’obiettivo del superamento delle paure, oltre i timori, oltre le polemiche, oltre gli ostacoli quotidiani.

Sul logo appare una matita, simbolo di nuovi progetti e creatività, perché appaia chiaro che il futuro di queste comunità ferite ripartirà solo se ognuno di noi, con il proprio personale tratto, inizierà a tracciare il solco del proprio apporto fattivo.

Tramite il sito sarà seguito l’evolversi di grandi progetti, come la “Casa del Futuro” o il bando “Ripartiamo Insieme”, ma anche i piccoli fatti, le attività quotidiane, l’ascolto dei bisogni e delle necessità, i lieti eventi.

La prospettiva è quella di «comunicare speranza e fiducia nel nostro tempo», secondo l’invito che papa Francesco ha fatto lo scorso anno in occasione della Giornata Mondiale della Comunicazioni Sociali, ma riprende anche la tematica scelta dal Santo Padre per il messaggio di quest’anno «Notizie false e giornalismo di pace», volto a favore di un’informazione basata sulla «verità che ci rende liberi».

Papa Francesco ha offerto ai giornalisti uno spunto di riflessione su un lavoro obiettivo e veritiero, perché chi fa questo mestiere tenga sempre a mente «che al centro della notizia non ci sono la velocità nel darla e l’impatto sull’audience, ma le persone».

Sulla stessa linea si è mossa la “lectio” di Aldo Cazzullo ai colleghi locali, il quale ha voluto ricordare che al di là delle notizie che raccolgono “click” e di quelle che suscitano sensazione immediata, il mestiere del giornalista va alimentato quotidianamente, certificando, approfondendo e soprattutto stando in mezzo alle persone, «unico modo per salvare questo mestiere, e farlo bene».

Nel suo intervento a conclusione di una giornata trascorsa assieme agli operatori della comunicazione, il vescovo Domenico ha sottolineato l’intenzione di partenza del sito andareoltre.org: «volevo condividere con voi questo embrione di comunicazione che si inserisce nel solco di ciò ci ha detto Aldo. Questo sito è specchio di un giornalismo fatto andando di persona, cercando di conoscere quello che è al dentro dell’area duramente colpita dal terremoto. Ciò accadrà valorizzando vita quotidiana dei luoghi di tutta l’area del cratere, perché la cosa più necessaria oggi è alimentare la comunicazione per tenere alta l’attenzione, partendo dalla quotidianità di questi territori».

Uno strumento dunque a servizio di tutti, organi di informazione e non solo, perché chiunque abbia una certificata e veritiera contezza di ciò che è stato fatto e si farà dopo il 24 agosto 2016, affinché il racconto del terremoto non sia fatto solo di problemi, ma anche di opportunità, occasioni di miglioramento e motivazioni di speranza nel futuro.

Inaugurato a Posta il nuovo centro pastorale

È stato inaugurato l’11 novembre dal vescovo Domenico, nella frazione di Steccato il nuovo centro pastorale, alla presenza del direttore della Caritas diocesana don Fabrizio Borrello e del vicario della zona pastorale don Ferruccio Bellegante. La struttura si aggiunge alle altre già avviate nell’area colpita dallo sciame sismico iniziato con il terremoto che il 24 agosto ha distrutto Accumoli e Amatrice. L’intervento si aggiunge a quelli già realizzati ad Amatrice, Scai, Sant’Angelo, Santa Giusta, Grisciano, Leonessa, Terzone, Bacugno, Cittareale e Torrita.

Ricostruzione: tanti gli interventi sulle chiese terremotate

Basta affacciarsi un attimo nelle stanze della Curia vescovile riservate all’Ufficio Tecnico e a quello per i Beni culturali per capire quanto sia alto il livello di attenzione della diocesi di Rieti per le chiese che ricadono nei territori interessati dai quattro forti terremoti degli scorsi mesi. Sulle scrivanie e sugli schermi dei computer sono costantemente aperti disegni, pratiche, rilievi, disegni, progetti. Perché ogni edificio è importante: come bene in sé, ma soprattutto come luogo della comunità, come bene comune. Un discorso che non vale solo per le mura, ma anche per gli arredi, i paramenti, gli oggetti liturgici, i registri, i libri sacri. Cose spesso acquistate dalle parrocchie grazie alla generosità dei fedeli; memorie che si tramandano di generazione in generazione anche come segno di appartenenza.

Ecco allora che la diocesi di Rieti si muove su un doppio binario: da un lato cercando di recuperare e conservare quanto si trova all’interno delle chiese, dall’altro lavorando alla messa in sicurezza degli edifici. Un lavoro svolto a stretto contatto con il Ministero per i Beni Culturali e le amministrazioni comunali, ma anche “sul campo”, ascoltando i suggerimenti, le segnalazioni, le istanze della popolazione.

E mentre gli oggetti vengono stoccati e catalogati nel deposito individuato dalla diocesi allo scopo, attorno alle chiese crescono impalcature, si muovono imprese, si effettuano interventi di messa in sicurezza, nell’attesa di poter avviare la fase del restauro vero e proprio. Come nel caso della chiesa di Sant’Andrea Apostolo a Configno di Amatrice, sulla quale gli interventi sono quasi conclusi. Situata nel centro dell’abitato della frazione, la chiesa mostra danni e lesioni diffuse in tutto l’edificio, con un parziale crollo all’interno. Di conseguenza è stata disposta un’opera di tirantatura e puntellatura. Un intervento effettuato con un ponteggio collegato opportunamente alla struttura e cerchiato nella parte sommitale con funi d’acciaio. Un lavoro da estendere anche al campanile, che verrà circoscritto con tubi, giunti e fasce in poliestere.

Operazioni al traguardo anche per la chiesa di San Felice a Posta, che ha richiesto una tempestiva messa in sicurezza. L’edificio presentava infatti danni in alcune parti della struttura e soprattutto nella facciata. Durante i sopralluoghi, sono infatti stati rilevati l’incipiente espulsione dei blocchi di pietra del rosone e importanti lesioni nella zona dell’altare laterale di San Felice.
Anche le operazioni sulla chiesa del Santissimo Salvatore a Belmonte sono quasi concluse. I danni all’edificio sono stati evidenziati in alcune parti della struttura, in particolare nelle murature portanti, nel cassettone in copertura della navata della chiesa e nei controsoffitti delle cappelle laterali. Di conseguenza l’intervento disposto dall’Ufficio Tecnico ha visto la realizzazione di un’opera di protezione del soffitto a cassettoni e del controsoffitto della navata laterale. L’intervento nella navata centrale è stato realizzato con strutture a tubi e giunti di sostegno di telai di coronamento, mentre per la protezione della caduta di materiale slegato si poserà una rete in poliestere. Tutte strutture ancorate alla struttura portante dell’edificio.

E mentre i lavori su queste tre chiese vanno verso la consegna, altri progetti, come quello per il santuario di San Giuseppe a Leonessa, sono pronti a partire. Quasi a dire che la ricostruzione per le comunità colpite dal terremoto, in qualche modo, parte proprio dalle chiese.