Report Amatrice, i numeri della ricostruzione

Nuovo passo, dalla ripartenza allo sviluppo. Queste le parole d’ordine dell’incontro “Fase-2 della Ricostruzione, i dati, focus su Amatrice”, che si è svolto presso l’Auditorium della Laga, a cui hanno partecipato il commissario straordinario per la Ricostruzione, Giovanni Legnini, il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti (in qualità di vice-commissario per la Ricostruzione), il sindaco di Amatrice Giorgio Cortellesi, Pippo Ciorra, curatore architettura del Maxxi, Fulvio Soccodato, sub-commissario Ricostruzione Sisma 2016 e i dirigenti Usr Margherita Gubinelli e Paolo Palmieri.

Presenti anche il vescovo di Rieti Domenico Pompili, l’assessore della Regione Lazio, Claudio Di Berardino, il vice presidente della Camera di Commercio Leonardo Tosti e i sindaci di Leonessa, Posta, Accumoli e Borbona.

Di fronte a un pubblico numeroso, nel primo appuntamento della campagna informativa Amatrice-report (hasthag #amatriceriparte, #alzagliocchievediicantieri), sono stati illustrati i dati della ricostruzione pubblica e privata di Amatrice e delle sue frazioni.

15 opere pubbliche avviate per il centro-storico della città. Ricostruzione privata: 26 tra cantieri operativi (4), decretati (6), in progettazione esecutiva (3), in definizione architettonica (8), in configurazione progettuale (6). Numeri che fanno sperare.

Quanto prima sarà varato un super-coordinamento tra istituzioni, Amministrazione e tecnici che velocizzerà la cantierizzazione dell’intero centro storico, facendo da volano al laboratorio che ha già svolto un’importante azione di controllo e pianificazione della ricostruzione.

Subito dopo l’incontro, il sovraintendente Paolo Iannelli ha guidato istituzioni e giornalisti al cantiere aperto della Torre Civica, simbolo storico di Amatrice e segno di rinascita.

«Sono estremamente orgoglioso di questo processo ricostruttivo – ha dichiarato il sindaco Giorgio Cortellesi – ormai possiamo parlare di una nuova stagione, dopo i problemi tecnici, pratici e politici che abbiamo dovuto affrontare e governare. I primi cantieri hanno gestito l’emergenza, i secondi la programmazione, ora riguardano il futuro. Da oggi in poi, chi non partecipa alla nostra campagna informativa perde un’occasione per conoscere la realtà. Dopo di che le polemiche degli assenti, sono inutili e pretestuose».

I prossimi appuntamenti della campagna “Amatrice-report” saranno: il 19 agosto, la presentazione del Rapporto 2022 del Commissario (in video conferenza), il 20 agosto, “i 10 punti per lo sviluppo di Amatrice, il 23 agosto, visita guidata ai nuovi cantieri, il 5 ottobre, illustrazione dei progetti del Maxxi (“La cultura della Ricostruzione, la Ricostruzione con la cultura”), e il 13 ottobre, Focus sulle frazioni.

Torre Civica di Amatrice, partiti i lavori di consolidamento e restauro

Lunedì 1 agosto 2022 sono partiti i lavori di miglioramento sismico, consolidamento e restauro che in circa 8 mesi restituiranno la Torre Civica di Amatrice al suo territorio.

Posta all’incrocio tra le due direttrici principali del paese, via Roma e Corso Umberto è da sempre un elemento cardine del sistema urbano storico di Amatrice.

Danneggiata solo in parte dal sisma con il crollo della cella campanaria e divenuta simbolo del terremoto del 24 agosto del 2016, rappresenta oggi, con il suo cantiere, un ulteriore segno concreto di ripartenza. Il progetto, elaborato da un RTP con mandataria lo studio SM Ingegneria s.r.l. del prof. Claudio Modena, finalizzato al miglioramento della risposta sismica delle strutture e alla ricostituzione delle parti andate distrutte dal sisma, è al contempo rispettoso dei plurimi significati storici-tradizionali che da sempre la Torre incarna.

Questo intervento restituirà la Torre Civica nella sua “immagine storica tradizionale” e nella sua piena funzionalità, riconsegnando alla comunità il tratto distintivo del suono delle sue campane per continuare ad essere negli anni il simbolo della comunità amatriciana.

La prima attività sarà quella dello smontaggio delle opere provvisionali che hanno tenuto ingabbiata la torre in questi anni permettendogli di rimanere in piedi, dell’allestimento del ponteggio che consentirà il completamento delle indagini conoscitive, lo smontaggio dei presidi di sicurezza interni e quindi il successivo miglioramento sismico della Torre, la ricostruzione della cella campanaria ed il restauro delle superfici murarie e dell’orologio.

L’intervento è attuato ed interamente finanziato dal Ministero della Cultura per un importo di 500 mila euro.

Foto ufficio stampa Commissario Straordinario Ricostruzione Sisma 2016.

Il Commissario Legnini ad Accumoli e Amatrice per fare il punto sulla ricostruzione

«Oggi ad Amatrice e Accumoli, con i sindaci, USR e Regione Lazio abbiamo fatto il punto sull’andamento generale della ricostruzione in questi due comuni dove l’elevatissimo grado di distruzione rende tutto molto complesso e difficile», ha detto il Commissario Straordinario al Sisma 2016 Giovanni Legnini.

«Con i tecnici e i cittadini, abbiamo affrontato problemi e situazioni specifiche finalizzate a rimuovere gli ostacoli alla redazione dei progetti. Tra i tanti temi, sono stati in particolare affrontati quelli dei tempi e modalità del ricofinamento puntuale degli aggregati nel centro storico di Amatrice e la decisione definitiva sulle delocalizzazioni ad Accumoli sulle quali finalmente si è pervenuto ad una decisione. Dopo il buon ritmo acquisito nel corso del 2021, la ricostruzione sta sperimentando nuove difficoltà dovute a fattori esterni, come la crescita dei prezzi e la scarsa disponibilità di tecnici e imprese, anche a causa dell’enorme crescita degli interventi legati al Superbonus 110% su tutto il territorio nazionale. Dobbiamo fare tutto il possibile per superare queste nuove e inaspettate difficoltà, con un sforzo aggiuntivo che ho sollecitato anche ai professionisti e alle imprese. Saremo ancora in questi Comuni, con il sub commissario Fulvio Soccodato, l’Usr e la Regione, ogni quindici giorni per verificare lo stato di avanzamento delle progettazioni , ascoltare i cittadini, sostenere i sindaci per definire cronoprogrammi chiari e puntuali ed evitare che si affermi una nuova fase di stallo e di lentezze», ha concluso Legnini.

In particolare, abbiamo stabilito una tabella di marcia serrata per fare in modo che possano partire gli interventi di edilizia privata. Saranno messi a disposizione dei progettisti, entro il 1 marzo, i risultati dello studio dei sedimi delle abitazioni per permettere il deposito dei progetti. Verrà attuata inoltre una approfondita valutazione delle interferenze della ricostruzione pubblica con quella privata. Ogni due settimane ci sarà un incontro tra la Struttura commissariale, la Regione Lazio e il Comune di Amatrice per fare il punto della situazione e verificare l’andamento della ricostruzione. Il coinvolgimento di tutte le Istituzioni è un segnale importante che vogliamo dare ai cittadini per sottolineare che il nostro lavoro continua e siamo impegnati nella ricostruzione di questo luogo così duramente colpito dal terremoto», ha  dichiarato l’assessore alle Politiche per la ricostruzione della Regione Lazio, Claudio Di Berardino.

«Condivido l’appello del Commissario – ha dichiarato il sindaco Giorgio Cortellesi – oggi l’imperativo categorico è semplificare le procedure e velocizzare la ricostruzione. E per questo è necessario allargare la platea dei tecnici. Ai tanti professionisti validi, alle tante eccellenze italiane, dico che bisogna puntare, scommettere su Amatrice. Questo è il momento giusto».

«Il Commissario – ha continuato il sindaco – sarà sempre più presente ad Amatrice, segno di una crescente attenzione e della rinnovata centralità che la nostra città ha e che continuerà ad avere nel processo ricostruttivo. Siamo onorati di avere vicino la massima figura istituzionale a disposizione della cittadinanza, certi del fondamentale contributo di esperienza e riconosciuta professionalità che saprà dare a supporto del lavoro comunale», ha concluso il sindaco.

Legnini Commissario anche per la ricostruzione di Ischia, confermato per il Centro Italia

Con decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri emanati nei giorni scorsi Giovanni Legnini è stato confermato per il 2022 nell’incarico di Commissario Straordinario di Governo per la ricostruzione dei territori colpiti dal sisma del 2016, e nominato Commissario Straordinario di governo per gli interventi nei comuni dell’isola di Ischia colpiti dal sisma del 2017.

Legnini entrerà in funzione nel nuovo incarico non appena concluso l’iter per la registrazione del decreto di nomina.

«Ringrazio il Presidente del Consiglio, Mario Draghi, per la fiducia che mi ha accordato conferendomi l’incarico di Commissario straordinario di governo per la ricostruzione di Ischia, che segue il rinnovo di quello per il Centro Italia», ha detto Legnini.

«Ringrazio inoltre – ha aggiunto – il Presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, per le belle parole di accoglienza e gli auspici che ha inteso formulare, e che con lui condividerò all’atto del mio insediamento. Sarò a Napoli e ad Ischia per avviare concretamente il lavoro insieme alla Regione, ai sindaci e ai cittadini, non appena la nomina sarà registrata dalla Corte dei Conti e si potrà quindi procedere al passaggio di consegue con il mio predecessore, Consigliere Carlo Schilardi, che ugualmente ringrazio per il lavoro sin qui portato avanti. Assicuro il mio massimo impegno, che ho il dovere di coniugare con quello riguardante il Centro Italia, avendo comunque la certezza di poter contare sulla professionalità e la dedizione di una squadra di qualità, ed ispirandomi alle innovazioni e semplificazioni procedurali che hanno consentito di sbloccare e poi far decollare la ricostruzione post sisma 2016».

Di Berardino, nel Lazio ricostruzione in costante crescita

«La ricostruzione nel Lazio mostra una curva in costante crescita se consideriamo i cantieri che man mano stanno aprendo. I dati sono indubbiamente positivi: a oggi sono aperti oltre 1300 cantieri di edilizia privata e sono circa 250 gli interventi di edilizia pubblica avviati. Nell’area del cratere sono 240 gli interventi affidati dallo scorso anno alla Regione Lazio, per un totale di 244 milioni di euro. Di questi, tutti i progetti sono stati presi in carico con 132 sono in stato di progettazione e 9 terminati. Nel comune di Amatrice sono diverse le opere in corso, come l’ospedale, il centro di formazione professionale, i sottoservizi del centro storico, il complesso polifunzionale Don Minozzi, tutte strutture strategiche intorno alle quale si rinsalderà la comunità. Tutto questo è frutto di un costante lavoro iniziato 5 anni fa e che continua a svolgersi nel segno di una collaborazione istituzionale a vari livelli. Fin dalla fase dell’emergenza abbiamo inoltre prestato attenzione al tessuto economico e sociale della popolazione coinvolta nel terremoto. Abbiamo destinato finanziamenti dedicati alle imprese e ai lavoratori, attività che continuiamo a fare coniugando tre strumenti di intervento che agiscono sullo sviluppo economico e sociale: il CIS finanziato già con 22,4 milioni e che ora va completato per sostenere l’intera progettualità; l’attuazione del PNRR per le infrastrutture e lo sviluppo; I programmi per le Aree Interne che devono arrivare presto a diventare concreti. La strada giusta è il metodo delle ordinanze speciali e dei programmi straordinari della ricostruzione, così come fondamentale è il metodo della concertazione e collaborazione istituzionale anche per accelerare la stessa ricostruzione. L’occasione di questo incontro mi permette di richiamare l’attenzione sull’importanza di continuare a inviare, da parte dei cittadini, le domande per la ricostruzione privata. I fondi a disposizione permettono di riparare e ristrutturare, un’occasione per preservare il tessuto abitativo e la stessa comunità».

Così in una nota Claudio Di Berardino, assessore al Lavoro, Formazione e Politiche per la ricostruzione della Regione Lazio in occasione del convegno organizzato dall’Anci a Camerino ’Il sisma 2016 del Centro Italia, cinque anni dopo’.

Riaperta a Nommisci la prima chiesa del territorio amatriciano

Lo scorso 18 dicembre erano state riconsegnate le campane e venerdì 13 agosto il loro suono ha rallegrato tutto il paese: finalmente riaperta la chiesa di San Pietro Apostolo a Nommisci. Gli interventi definitivi di messa in sicurezza e manutenzione straordinaria effettuati sul tetto della chiesa e nella sagrestia insieme al consolidamento della vela campanaria e di porzioni di muratura, coordinati dall’Ufficio Beni Culturali della diocesi di Rieti, hanno fatto sì che questa sia stata la prima chiesa del territorio amatriciano ad essere riaperta.

E c’erano proprio tutti alla celebrazione, dal signor Ottavio, con i suoi 98 anni, ai bambini che scorrazzavano nel cortile. Una festa che ha richiamato tutta la cittadinanza, ritornata nel paese di origine in occasione delle vacanze estive. «Siamo felici, quando manca solo qualche giorno al quinto anniversario del sisma, di poter condividere il frutto di collaborazione di tanti, pubblici e privati, in linea con lo stile che dobbiamo adoperare insieme. Questo è uno spazio privilegiato per fare tacere le parole umane e far risuonare quelle del Signore» ha detto il vescovo Domenico che è stato accompagnato nella celebrazione da don Savino D’ Amelio, don Luigi Aquilini e don Adolfo Izaguirre.

Di fronte alla tela con sant’Anna e Maria Bambina, don Domenico, recitando l’omelia, ha invitato a rivolgersi alle generazioni future con un occhio saldo al passato. «La nostra generazione è appiattita, la sensazione è che esista solo il presente, dimenticando quello che c’è alle nostre spalle e davanti. Se stiamo qui, però, è perché c’è stato un passato. Quello che noi oggi siamo è ciò che abbiamo ricevuto dai nostri genitori».

«Ripartire – ha continuato – è un atto di gratitudine a chi è venuto prima. Oggi, inoltre, rischiamo di perdere di vista anche il futuro. Solo attraverso il dialogo tra adulti e bambini in crescita si intuisce quello che è futuro, possibile solo se c’è rapporto. Dobbiamo avere gratitudine per chi ci ha preceduto e apertura verso coloro che vengono dopo di noi».

Dopo la benedizione, l’omaggio ai caduti davanti alla lapide affissa sul campanile che ricorda i defunti della Prima e della Seconda guerra mondiale. La festa si è conclusa con un rinfresco all’aperto. Tanto l’entusiasmo delle nonne che hanno accompagnato i nipoti, delle mamme e dei mariti. C’era anche Franco Gentile, il signore che a dicembre aveva salutato il ritorno delle campane con tanto affetto. Finalmente i loro rintocchi celebrano la vita.


Alla scoperta della chiesa di Santa Croce in Borbona

Le fonti narrano che la presenza della chiesa di Santa Croce risale a partire dal XII secolo in un’area piuttosto isolata del territorio borbontino. Dopo il decadimento medievale, il titolo venne trasferito ad una nuova chiesa, questa volta costruita dentro le mura. Nel 1600 la struttura è già riccamente allestita, grazie alle donazioni delle più facoltose famiglie del territorio. Gli eventi sismici del 1703, non risparmiarono l’edificio che venne però ricostruito celermente: nel 1732 fu consacrata dal vescovo Antonino serafino Camarda.

Il nuovo edifico, di raffinato gusto settecentesco, include frammenti lapidei della struttura precedente come il bassorilievo altomedievale raffigurante il Cristo Risorto. La chiesa si presenta semplice e ordinata: il portale lapideo a cui si accede tramite una armoniosa scalinata ha forme classiche e armoniose, la facciata è intonacata e i conci degli spigoli hanno una funzione decorativa.

L’interno è invece concepito come un’ampia aula basilicale al cui estremo si leva l’arco trionfale a sesto ribassato.

Entrando, spicca la presenza dell’altare maggiore e degli altari laterali, realizzati in stucco. Le tele richiamano ancora una volta il gusto settecentesco mentre gli arredi lignei denotano la maestria degli ebanisti locali, che si rispecchia anche nel tavolato ligneo del soffitto.

Il sisma del 2016 non ha risparmiato la chiesa che ha riportato danni ad alcuni elementi costruttivi e decorativi. Le strutture più interessate sono state l’arco trionfale, la facciata e le pareti laterali. L’intervento definitivo di ricostruzione sarà quindi focalizzato sul ripristino dei danni e dei disseti riscontarti al fine di garantire la continuità di culto rispettando però la sicurezza pubblica e la sostenibilità economica e ambientale.

Riapertura Santa Maria Assunta: Borbona ha di nuovo la sua chiesa

«Lasciamoci sfidare dal futuro» citando il filosofo Bauman, il vescovo Domenico ha inaugurato con una celebrazione eucaristica la chiesa di Santa Maria Assunta, conosciuta anche come Santa Maria Nuova, in Borbona. La cerimonia, avvenuta nel pomeriggio di lunedì 28 giugno, ha radunato istituzioni e cittadini, emozionati di poter finalmente tornare nel centralissimo edificio.

La particolarità di questa chiesa, come spiegato dall’architetto Marco Lucandri, coordinatore dell’intervento, sta nella sua pianta circolare. Allo stesso tempo, però, questa caratteristica è stata anche la fragilità dell’edificio, che ha riportato i suoi danni maggiori proprio in corrispondenza della cupola e delle volte laterali. Gli interventi, si sono concentrati dunque sul consolidamento delle volte e sulla ricostruzione sia dei tetti laterali più bassi che del tetto sopra la cupola, rafforzato con una cerchiatura d’acciaio. «Per ripristinare la cupola è stata adottata una tecnica innovativa, quella del coccioforte, un sistema di rinforzo che consente tuttavia la reversibilità».

«Riapriamo ufficialmente questa chiesa dopo il tempo del terremoto ed è questo segno di grande speranza perché significa tornare alla dimensione abituale» ha affermato don Domenico, sottolineando, però, che la ricostruzione non deve essere vista solo come un fatto economico o tecnico ma anche culturale e spirituale perché «non basta che arrivino flussi di denaro se poi non ci sono le persone giuste capaci di orientare il capitale verso il bene comune».

Rivolgendo poi lo sguardo all’esterno, il vescovo ha fatto riferimento ai lavori in corso per il Centro di Comunità, luogo di incontro, e alla RSA, dove vengono custoditi gli anziani. «In questa triangolazione si delinea qualcosa che ha a che fare con la Borbona del futuro che sì, è una piccola comunità, ma è importante che dopo 5 anni si cominci a delineare una prospettiva in cui si recuperino gli spazi per la vita sia ecclesiale che sociale. Perciò – ha concluso – questo giorno di festa deve essere un segno di volontà a ricostruire non guardando le nostre spalle, ma
mirando avanti con fiducia».

Prima della conclusione della messa, don Ernesto Pietrangeli, parroco di Borbona ci ha tenuto a ringraziare personalmente tutte le persone che hanno contributo alla realizzazione del progetto e, con la voce rotta dall’emozione ci ha tenuto a condividere un suo intimo ricordo. «Questa è la chiesa dove seguivo la messa da bambino e dove, da giovane, celebravo. Negli anni ottanta e novanta era piena di fedeli e si respirava fede in ogni angolo. Mi auguro che questo possa continuare anche ora con le nuove generazione perché questi edifici non sono monumenti ma un luoghi di fede».

Si è unita ai ringraziamenti anche Maria Antonietta Di Gaspare, sindaco della città, che, riprendendo l’asse proposto dal vescovo, quello tra la chiesa di Santa Maria Assunta, il venturo Centro di Comunità e la Rsa, ha aggiunto un ulteriore tassello: il centro storico. «riteniamo che, nel proiettarci nel futuro, la memoria possa essere il volano del domani che abbiamo il dovere di trasmettere ai nostri giovani. Queste comunità, seppur piccole, nascondono un trascorso e un passato e in questi luoghi dobbiamo creare un futuro per tutti» ha concluso.

Tanto l’entusiasmo tra i fedeli, consolati così dall’assenza dei festeggiamenti in onore di santa Maria del Monte, in coincidenza con l’ultima domenica di Giugno. «Non è cambiata per niente» ha detto la signora Dina. L’unica differenza infatti sta nell’esposizione della Croce Processionale, ora visibile a tutti grazie alla protezione di una teca posta ai margini dell’altare.

Cascello di Amatrice: intervento di ricostruzione per la chiesa dei santi Pietro e Paolo

La chiesa dei santi Pietro e Paolo si trova ai margini della frazione Cascello di Amatrice. Piuttosto isolata rispetto al centro abitato, la struttura, articolata su un’unica navata, ha una superficie di 120 mq. Al suo interno, su una pavimentazione in piastrelle di graniglia di epoca novecentesca, si distingue un altare principale a mensa. Sopra alla struttura lignea del tetto, un campanile a veletta.

«Il giorno di san Pietro, nella chiesa si celebravano con una festa i pastori che facevano ritorno in montagna da Roma. Era consuetudine distribuire un mazzo di camomilla a tutti i presenti» ricorda don Luigi Aquilini. «Inoltre, nella parte posteriore dell’edificio c’era un eremo, ora crollato, dove viveva un eremita che aiutava a custodire l’itera area».

In seguito al sisma del 2016, l’edifico ha riportato un livello di danneggiamento grave: la facciata è parzialmente crollata e la copertura è risultata essere pericolante. Nel corso del 2019 la diocesi di Rieti ha portato a termine l’intervento di messa in sicurezza e, oggi, l’edificio è pronto per l’intervento di ricostruzione definitivo.

Si procederà, dunque, ad eliminare le criticità strutturali con conseguente miglioramento sismico al fine di consentire il pieno ripristino della funzionalità dell’opera d’uso dell’immobile.

Il santuario della Madonna di Capodacqua riaperto al pubblico

È passato solo un anno da quando la festa della Santissima Trinità si è celebrata nel campetto sottostante al santuario. Allora, la chiesa era ancora inaccessibile a causa dei danni riportati dal sisma e la distanza imposta dal Covid cominciava a rappresentare la normalità. Quest’anno, seppur distanziati, il santuario della Madonna di Capodacqua ha potuto riabbracciare i suoi fedeli nel giardino del sagrato, pronto ad essere riaperto.

Dopo cinque anni, infatti, proprio in occasione della festività patronale, nella mattina di domenica 30 Maggio, questo bellissimo edifico è stato ufficialmente restituito ai fedeli. «L’intervento, che ha interessato la chiesa e non la casa parrocchiale, è stato svolto secondo quanto disposto dalle norme speciali per il terremoto, con un budget di 350 mila euro» ha spiegato l’architetto Marco Lucandri. L’edifico ha di fatto subito il rifacimento del tetto e il consolidamento della facciata, del campanile e di tutta la volta interna della navata. «Sono stati poi restaurati tutti i danni che c’erano sugli apparati decorativi» ha aggiunto.

«Questa è una bella notizia che anticipa l’imminente riapertura di un altro edificio di culto a Borbona e che apre la strada alla ricostruzione delle 84 chiese contenute nell’ordinanza 105» ha affermato mons Pompili.

Forte l’entusiasmo e l’emozione dei cittadini accorsi in gran numero per tornare a vedere l’interno della chiesa. «È bellissimo ed emozionante avere di nuovo il nostro santuario» ha commentato la signora Sandra, parole che risuonano sulle bocche di tutti i fedeli in uscita dal portone della chiesa.

«L’augurio per questa giornata di duplice festa – ha detto il vescovo Domenico – è che questa chiesa che rappresenta per noi l’identità del territorio, ci faccia riscoprire anche la vera identità dell’uomo: quella di essere sempre aperti all’incontro con il prossimo, senza cadere in ottiche narcisistiche e prive di empatia».

Presenti alla cerimonia anche l’assessore regionale Di Berardino e il consigliere provinciale Nobili. «È un giorno meraviglioso atteso da moltissime coppie per potersi finalmente sposare. Ogni cittarealese è devoto alla Madonna di Capodaqua, ci teniamo tantissimo. » ha sottolineato il sindaco di Cattareale Francesco Nelli. «Grazie al lavoro di tutti, oggi ci riappropriamo del nostro santuario, nella speranza che il prossimo anno si possa celebrare la funzione all’interno della chiesa e che si possa fare anche la nostra amata processione» ha poi concluso.

Dopo la funzione, il vescovo si è recato alla fonte per benedire la statua della madonna, delle pecorelle e delle veggente, sistemate accuratamente da una famiglia locale. Questo breve pellegrinaggio ha sostituito, per quanto possibile, il pranzo che i fedeli erano soliti fare dopo la messa. Per quanto ancora la situazione pandemica obblighi ad un certo rigore, quel che è certo è che da oggi Cittareale, grazie all’impegno della Diocesi, torna ad avere in funzione un cuore pulsante a dimostrazione che sì, dal 2016, qualcosa sta finalmente cambiando.