Casa Futuro, il 15 ottobre la posa della prima pietra

Venerdì 15 ottobre 2021 alle ore 10, ad Amatrice, avrà luogo la cerimonia di posa della prima pietra di Casa Futuro.

Prenderà così il via uno dei più impegnativi progetti di ricostruzione privata nelle zone colpite dal terremoto dell’agosto 2016.

Alla cerimonia saranno presenti il vescovo Domenico, don Savino D’Amelio, Superiore Generale della Famiglia dei Discepoli di Don Minozzi e don Michele Celiberti, presidente dell’Opera Nazionale per il Mezzogiorno d’Italia.

Saranno inoltre presenti il Commissario Straordinario Ricostruzione Sisma 2016 Giovanni Legnini, il Presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, il sindaco di Amatrice Giorgio Cortellesi e i rappresentanti delle istituzioni locali.

Il cantiere è stato consegnato lo scorso 27 settembre alle imprese che si sono aggiudicate i lavori in seguito alla procedura negoziata di selezione disposta dall’Opera nazionale per il Mezzogiorno d’Italia con il supporto della diocesi di Rieti.

Sono state invitate a partecipare alla selezione realtà imprenditoriali dalla certificata capacità di affrontare la mole e la complessità dei lavori.

Avvenuta su invito, la procedura si è svolta seguendo criteri di trasparenza. Si è aggiudicato l’appalto il raggruppamento che ha garantito le condizioni economiche più vantaggiose e dimostrato di avere i requisiti organizzativi e tecnici necessari all’esecuzione di tutte le attività richieste dall’appalto. Particolare cura e attenzione è stata rivolta dal committente ai temi delle condizioni di lavoro e della sicurezza, che sono stati decisivi nella scelta finale dell’operatore.

Per l’esecuzione dei lavori l’Ufficio speciale per la ricostruzione del Lazio ha emesso un decreto di contributo di quarantotto milioni di euro. Il progetto porta la firma dell’architetto Stefano Boeri, che sarà presente alla cerimonia.

«Superata la lunga e complessa fase della progettazione – spiega il vescovo Domenico – guardiamo l’avvio del cantiere come una spinta alla rinascita delle terre colpite dal terremoto. Casa Futuro garantirà spazi per i giovani, servirà alla formazione e allo studio e sarà utile per valorizzare le risorse del territorio legate alla produzione agroalimentare, ospiterà funzioni di carattere amministrativo e sociale e tornerà ad essere la casa madre dell’Opera nazionale per il Mezzogiorno d’Italia. Un complesso di funzioni che la mano dell’architetto Boeri, guidata dall’idea dell’ecologia integrale espressa da papa Francesco, ha organizzato in quattro corti tenendo insieme i piani della contemplazione e dell’azione».

Meeting Rimini, architetto Boeri: «Attendiamo autorizzazioni per costruire la Casa del Futuro»

«Un progetto importante di cui sentiamo tutta la responsabilità. Siamo pronti, abbiamo già studiato i materiali e attendiamo le autorizzazioni»: dal Meeting di Rimini l’architetto Stefano Boeri parla al Sir del progetto “La Casa del futuro” che la diocesi di Rieti intende costruire nell’area del “Don Minozzi”, come «azione di rigenerazione post-sisma».

A tre anni dal sisma del 24 agosto 2016 «questo appare come l’unico progetto concreto di ricostruzione» ha detto Boeri. L’architetto ha fugato dubbi circa eventuali lungaggini burocratiche dicendosi «ottimista per la realizzazione dell’opera che dovrebbe vedere la luce nel 2024. Abbiamo costruito il Polo del Food in sette mesi e abbiamo visto che quando c’è la volontà di muoversi insieme c’è tanta di quella energia che si spostano anche le montagne. Dopo tre anni di terremoto abbiamo bisogno di concretezza».

Il progetto della Casa del Futuro è stato illustrato lo scorso 17 agosto ad Amatrice durante la celebrazione dei 100 anni dell’Opera nazionale per il Mezzogiorno d’Italia voluta dal servo di Dio don Giovanni Minozzi. In quella occasione il vescovo di Rieti ha ribadito che «la Casa del futuro che vuol segnare prospettive di ripartenza per la cittadina terremotata di Amatrice».

Il progetto di Casa del Futuro vede insieme Curia, Comune, Regione, Famiglia dei Discepoli, Mibac e Miur.

Dal Sir.

Cento anni dell’Opera, il vescovo: «Casa del Futuro, un cronoprogramma serrato ma realistico»

Intervenuto ad Amatrice per il centenario dell’Opera nazionale per il Mezzogiorno d’Italia, il vescovo Domenico ha rimarcato il carisma e la grande esperienza di carità di padre Giovanni Minozzi, amatriciano di origine. «Veniamo da una grande storia che è stata fatta da un cuore grande, che non solo non è stato passivo ma al suo tempo ha vissuto con forte empatia la condizione dei militari prima e degli orfani poi e ha dato vita a una straordinaria esperienza educativa», ha detto monsignor Pompili.

Un sentimento

«Il sentimento da cui dobbiamo partire è questo, cioè il sentimento di una forte passione educativa per le persone, perché senza questo traino affettivo tutto il resto diventa assolutamente complicato e probabilmente anche impossibile da realizzare». Una personalità carismatica quella del sacerdote originario della frazione Preta, leggendo la cui storia lo stesso vescovo si è emozionato rimanendone affascinato: un uomo che ha «saputo vivere perfettamente dentro il suo tempo, ma dando una spinta che sapeva andare oltre quelle che erano le difficoltà». Era il periodo dopo la grande guerra, una vera carnefina che uccise generazioni di persone del sud e del centro Italia, «e don Minozzi che aveva sperimentato questa tragedia seppe creare le condizioni perché quegli stessi figli di coloro che aveva incontrato nelle trincee, avessero una prospettiva, non fu la sua solo un accoglienza, fu anche educazione, fu anche avviamento alla professione».

Un sentimento che secondo monsignor Pompili deve essere alla base di quello che deve muovere la ricostruzione ad Amatrice, a partire dall’idea di fondo della Casa del Futuro, «fare in modo che quanto un secolo fa è partito qui dopo i fatti del 2016 non vada disperso ma abbia la possibilità di essere ripensato, perché la storia va avanti, non si torna certo indietro, e c’è la necessità di riprodurre non l’identico ma semmai l’autentico, cercando di ritrovare lo spirito delle origini e questa idea è partita praticamente subito».

Un’idea

Un progetto delineato praticamente subito dopo il sisma, che venne presentato nelle sue linee di base proprio ad Amatrice nel gelido gennaio 2017, quando tantissimi giovani si riunirono sotto la tensostruttura allestita per il Meeting dei Giovani della Chiesa di Rieti, nonostante la neve e le temnperature rigidissime. «Lì, per la prima volta – dice il vescovo – presentammo l’idea della Casa del Futuro, abbiamo sentito di quali e quante dimensioni era fatta la serie dei padiglioni, abbiamo pensato a come trasmettere e divulgare nel futuro l’idea formativa del passato».

Un progetto ambizioso, dalla grande portata, complicato sia nella realizzazione burocratica che in quella progettuale. Senza dimenticare passione e affettività. «Dobbiamo avere forte passione educativa per le persone: senza questo traino affettivo tutto diventa complicato e impossibile da realizzare», ha detto il vescovo a chiusura del convegno, prima di passare alla sede del MuDA per l’inaugurazione della mostra fotografica dedicata all’esperienza dell’Onpmi.

Un’immagine

Illustrando il cronoprogramma dei lavori, Pompili ha ribadito «che la ricostruzione non si improvvisa, ha i suoi tempi. E abbiamo cercato di fare un cronoprogramma rigoroso ma non irrealistico. Non promettendo che domattina tutto sarà fatto: chi dice questo ci sta ingannando! Per ricostruire ci vuole del tempo, ci vuole una procedura con cui confrontarci. E richiede anche tanta pazienza, la voglia di lasciare tutto all’aria è incombente». Dunque, per agire «occorre che ci siano anche dei tempi, che non sono però relativi, perché decidono di ciò che sarà: se si allungano oltremodo non ci sarà questa possibilità».

Per Casa Futuro la data prevista per fine lavori è agosto 2024. «Si tratta di demolire e ricostruire un’area così vasta e significativa. Per dare a quello che abbiamo avviato ad Amatrice una continuità nel tempo».

Cento anni per l’Opera di don Minozzi, “Casa del Futuro”: demolire e ricostruire senza dimenticare lo spirito originario

La Casa del Futuro che la Chiesa di Rieti intende costruire nell’area del “Don Minozzi”, come azione di rigenerazione post-sisma, è stata al centro degli interventi sul futuro dell’Opera Nazionale per il Mezzogiorno d’Italia, durante il convegno svolto il 17 agosto ad Amatrice in occasione dei 100 anni dalla fondazione dell’istituto.

La vasta area dell’Opera Don Minozzi – 500 metri quadri con una trentina di edifici – chiede di essere ripensata, nella ricostruzione, come un qualcosa di nuovo senza tradire l’ideale delle origini. Di qui l’ambizioso progetto di Casa del Futuro, che il vescovo Pompili, in seguito al protocollo d’intesa che ha messo insieme Curia, Comune, Regione, Famiglia dei Discepoli, Mibac e Miur, ha affidato all’estro dell’architetto Stefano Boeri. In rappresentanza dello studio di quest’ultimo, è intervenuto al convegno l’architetto Corrado Longa per presentare l’idea che tra qualche anno si spera possa trovare realizzazione.

L’ideatore del vasto complesso, Stefano Foschini, uno dei più grandi architetti della prima metà del Novecento, lo aveva pensato come «una cittadella, dove c’era una complessità di funzioni che sono state reinterpetati all’interno di una visione progettuale», ha spiegato Longa. I danni del terremoto hanno portato alcuni edifici ad essere già demoliti; quelli superstiti, seriamente compromessi, sono destinati anch’essi alla demolizione, «pur senza rinnegare lo spirito originario». Casa del Futuro si prospetta dunque come «un complesso di edifici e di spazi aperti, pensato per essere aperto alla città di Amatrice e reinterpretato nelle sue funzioni», con la dovuta attenzione «all’inserimento ambientale, alla sostenibilità ma soprattutto all’efficienza sismica». Il progetto si articola in quattro corti principali: una destinata a funzioni amministrative, dove troverà spazio la sede amatriciana del Museo diocesano e vi si ipotizza la collocazione anche del Municipio e della Polizia Stradale. La corte centrale, detta “del silenzio”, costituirà la sede dell’Opnmi e vi si ricollocherà la casa di riposo per anziani. Nella zona della chiesa, la terza corte da destinare all’accoglienza dei giovani, mentre la quarta corte si caratterizzerà per «spazi formativi, legati ai laboratori, al territorio, allo sviluppo della formazione dei giovani».

Comunità Laudato si’, tutto pronto ad Amatrice per il secondo Forum Internazionale sull’Amazzonia

È “Pianeta Amazzonia” il tema del secondo Forum delle Comunità Laudato si’. Dopo aver affrontato il tema della plastica e aver distillato in una “carta” comportamenti e consapevolezze, il variegato mondo di persone e associazioni impegnato a vivere e diffondere le intuizioni dell’enciclica di papa Francesco torna sabato 6 luglio ad Amatrice per riflettere sul polmone verde del pianeta.

La scelta trova attualità nel Sinodo dei vescovi per la Regione Panamazzonica, convocato dal Pontefice per prossimo ottobre, ma il tema è particolarmente congeniale al movimento delle Comunità Laudato si’. Insieme ai necessari cambiamenti di stile di vita, ai piccoli e grandi gesti quotidiani, l’enciclica spinge infatti a una consapevolezza globale, chiede la capacità di comprendere in che modo e perché «tutto è connesso».

In questa direzione, il destino dei 7 milioni di km² della foresta pluviale tropicale offre un esempio formidabile, e non solo perché i cambiamenti in quell’area hanno ripercussioni ambientali a livello planetario. Sarà anche interessante approfondire quali forze agiscano sull’Amazzonia e perché la crisi da cui è investita sia l’esatta conseguenza della «cultura dello scarto», di una mentalità cieca e distruttrice che preferisce il profitto alla giustizia. Accade con la devastante deforestazione attuata per la diffusione di un’agricoltura aggressiva e intensiva, lo si misura nella contaminazione delle terre e delle acque causata dallo sfruttamento agricolo e minerario, lo si legge nella prepotenza verso le popolazioni indigene, espropriate di terre ancora incontaminate e di risorse. L’Amazzonia è l’immagine più forte e attuale di come siano innanzitutto i più poveri a pagare i danni ambientali, di come – questa è la profonda novità dell’enciclica – giustizia sociale ed ecologia siano in profonda relazione.

Accolti da Carlo Petrini, fondatore di Slow Food, e dal vescovo di Rieti, Domenico Pompili, ideatori del progetto, gli uomini e le donne delle Comunità riunite ad Amatrice affronteranno questi temi con l’aiuto di relatori provenienti da diversi ambiti, affinché anche l’approccio del forum risulti multidisciplinare e giocato su più livelli.

Nella sessione mattutina interverranno il biologo di fama mondiale Stefano Mancuso; Mattia Prayer Galletti, Lead Technical Specialist dell’International Fund for Agricultural Development; Paolo Ruffini, giornalista, prefetto del Dicastero per la comunicazione della Santa Sede; e suor Alessandra Smerilli, Consigliere di Stato della Città del Vaticano e docente ordinario di Economia Politica alla Facoltà “Auxilium” di Roma.

La sessione pomeridiana, vedrà invece protagoniste dirette le Comunità Laudato si’, chiamate a raccontarsi per dare voce alle esperienze più significative maturate nel movimento. Ad aprire il dibattito saranno le testimonianze di don Antonio Sciortino, già direttore di «Famiglia Cristiana» e attuale direttore del mensile «Vita pastorale», e di padre Ermes Ronchi, teologo, volto noto della televisione come conduttore della rubrica «Le ragioni della Speranza» all’interno del programma di Rai Uno «A sua immagine». I lavori si concluderanno nel tardo pomeriggio.

Per partecipare si consiglia la registrazione attraverso il modulo on-line: https://bit.ly/2JV7DXM.

I cresimandi di Lecco dedicano la loro festa alla “Casa del Futuro”

In occasione del sacramento della Cresima dei ragazzi dell’oratorio, da Lecco è stato proposto un gemellaggio solidale: le offerte raccolte dalle famiglie dei festeggiati andranno al progetto di ricostruzione “Casa del Futuro” di Amatrice. Per suggellare la bella iniziativa, ad amministrare le Cresime a Lecco, domenica 19 maggio, è stato il vescovo Domenico. L’idea, nata per aiutare a superare le difficoltà che la popolazione sta vivendo in attesa di una vera e propria ricostruzione, è giunta dalla Comunità pastorale Madonna del Rosario, che ha colto l’occasione per dare vita a un progetto formativo e concreto.

Tra festa e progetto

La giornata di domenica ha unito festa a solidarietà, e contribuirà alla rigenerazione del territorio colpito dal terremoto del 2016. La «Casa del Futuro» sorgerà nell’area del grande istituto Don Minozzi su progetto dell’architetto Stefano Boeri e con il coinvolgimento delle istituzioni della zona. Il centro sarà ricostruito e destinato a nuove esigenze, puntando su tre obiettivi: l’educazione dei ragazzi, la cura dell’ambiente e lo sviluppo del lavoro. Nell’ambito del gemellaggio con la Diocesi di Rieti, si sono cercate anche persone disponibili a svolgere attività di animazione nei Comuni colpiti dai terremoti del 2016.
«La vostra solidarietà è per noi una benedizione. Siete tutti invitati, vi aspettiamo», ha esortato mons Pompili. Tanto il vescovo di Rieti che la Caritas ambrosiana non dimenticano che i comuni colpiti dal terremoto sono sulla soglia della terza estate dopo il sisma. Nel periodo estivo quei borghi si ripopolavano grazie all’arrivo dei villeggianti, ma gli eventi del 2016 hanno rimescolato le carte.

Energia e vita

«Il “popolo delle seconde case” è sempre stato una grande risorsa per le nostre terre», spiega don Domenico. «Portava energia, vita e dava anche un po’ di linfa all’economia locale. Purtroppo non è ancora rientrato e anche quest’anno non ritornerà. A causa dell’attendismo del Governo, non ci sono ancora le condizioni. La ricostruzione pubblica stenta a decollare e quella privata langue. Si è fatto poco sulle infrastrutture, qualcosa, e con gravi colpevoli ritardi, nell’edilizia scolastica. Ma i villeggianti non sono ancora riusciti a rimettere mano alle loro abitazioni. Per dare un segnale, grazie al sostegno della Caritas, siamo in grado di mettere a disposizione una decina di posti letto in una nostra struttura a Torrita, per chi vuole fermarsi qui qualche giorno. Ma si tratta di un’iniziativa simbolica. Siamo ben lontani dal ripristinare la situazione precedente al terremoto». E proprio a Torrita saranno ospiti anche i volontari delle Caritas lombarde gemellate con la Diocesi di Rieti dall’inizio dell’emergenza.

Serve concretezza

«I volontari dei campi estivi – prosegue il vescovo – sono una benedizione. Occupandosi dei bambini, incontreranno anche le loro famiglie. È fondamentale. Proprio ora che sentiamo il peso delle tante decisioni rinviate e delle risposte che non arrivano dalle istituzioni, abbiamo bisogno di percepire con gesti concreti che non siamo stati lasciati soli dai cittadini».
La presenza dei volontari, forse, è addirittura più importante adesso che durante l’emergenza, quando i riflettori erano puntati sui luoghi del disastro e tutti, giustamente, volevano darsi da fare per esprimere la loro solidarietà.

Caritas gemelle

Molti rapporti per fortuna si sono consolidati, portando forze vive e vicinanza nei luoghi in cui si fatica a ritrovare la normalità. «Abbiamo stabilito un’amicizia che sta dando frutto», ha riconosciuto mons Pompili. «È ormai in fase esecutiva il progetto per la “Casa del Futuro”, firmato proprio da uno dei vostri architetti più famosi, Stefano Boeri, e che Caritas Ambrosiana ci sta aiutando a finanziare. Diventerà un centro polifunzionale: ostello per i giovani, casa di riposo per anziani e di cura per persone fragili. Sarà anche una fattoria e, grazie alla collaborazione di Carlo Petrini, presidio di Slow Food. Stiamo ricevendo molto, ma siamo anche pronti a dare. Da questo territorio, dove la sciagura del terremoto ha messo drammaticamente in luce il rapporto delicato tra uomo e natura, è partito il movimento delle Comunità Laudato si’: gruppi di persone, associazioni, che promuovono iniziative ispirate all’enciclica di papa Francesco sulla tutela del creato. L’estate scorsa ospitammo il primo forum ad Amatrice, ora stiamo organizzando il secondo per il prossimo 6 luglio. Siete tutti invitati».

Dalle “Vite sospese” alla “Casa del Futuro”: il progetto della Diocesi come linea guida

È stata “Futuro” la parola più ricorrente della mattinata nella chiesa di San Domenico, in occasione dell’incontro “Vite sospese”, organizzato da Chiesa di Rieti e Libera per ragionare sulla ricostruzione post sisma in senso partecipativo. “Futuro” come “Casa Futuro”, il progetto di ricostruzione più ambizioso pensato ad oggi per le zone devastate dal sisma. Un progetto che non a caso si proietta a partire dal nome in una dimensione successiva, inevitabilmente non identica al passato, come detto da monsignor Pompili.

Nell’area del Don Minozzi che fu orfanotrofio ma anche e soprattutto luogo di formazione per i ragazzi, la Chiesa di Rieti getta le basi per l’idea sviluppata dallo Studio di Architettura di Stefano Boeri: è Corrado Longa ad illustrare il progetto.«Il nostro Studio è stato impegnato da subito nella zona di Amatrice, l’abbiamo conosciuta dal momento in cui ci è stata commissionata la realizzazione dell’Area Food grazie ai fondi racconti da La7 e dal Corriere della Sera».

Un importante lavoro di squadra, lo definisce Longa, che ha dato la possibilità di tornare a lavorare in temi brevi ai ristoranti della zona, ricucendo il tessuto turistico ed economico della zona, di tradizione prevalentemente gastronomica. «Ma soprattutto è stato un lavoro che ci ha portati a fare delle riflessioni profonde sul territorio che abbiamo proiettato su “Casa Futuro”, studiando le peculiarità e le caratteristiche della zona di Amatrice, e proiettandole in una prospettiva molto più ampia, che ha permesso di estendere il progetto tecnico a quello sociale».

Un obiettivo molto complicato, anche a causa dei macchinosi ostacoli della burocrazia, e certamente un progetto che presuppone anche da parte della popolazione un’apertura culturale ed ambientale che osservi la realtà dell’oggi con occhi ben aperti. «Occorre tener conto del passato ma dando vita ad iniziative ambiziose spostati nella proiezione del futuro: guardare avanti è l’unico modo per consentire ai paesi di non cedere allo spopolamento ed al ripiegamento su se stessi. Per poter ricostruire questa luoghi è necessario nutrire una visione d’insieme complessiva ed aperta, non fermarsi al mero edificio ma osservare la realtà in prospettiva, avendo ben chiaro che per riportare i giovani nei luoghi del cratere sono fondamentali interventi di alto livello qualitativo e allineati con linee globali».


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I cresimandi di Lecco sostengono la Casa del Futuro

La comunità pastorale Madonna del Rosario di Lecco, si gemella con Amatrice in occasione della celebrazione delle cresime che saranno amministrate il prossimo 19 maggio. Sarà infatti il vescovo di Rieti, monsignor Domenico Pompili, a presiedere il rito.

Per contribuire alla rinascita lavorativa e sociale del territorio terremotato, la comunità di Lecco contribuirà alla realizzazione della “Casa del Futuro”, l’ambiziosa iniziativa della Chiesa di Rieti che sorgerà nell’area del grande istituto Don Minozzi su progetto dell’architetto Stefano Boeri. Il centro sarà ricostruito e destinato a nuove esigenze, puntando su tre obiettivi: l’educazione dei ragazzi, la cura dell’ambiente e lo sviluppo del lavoro.

In occasione della Cresima dei ragazzi, da Lecco è stato proposto un generoso gemellaggio: le offerte che saranno raccolte dalle famiglie dei cresimati andranno infatti a sostenere questo importante progetto di ricostruzione.

Da leccofm.it

Caritas Milano, durante l’estate 150 volontari ad Amatrice per giochi e animazione sulla cura del creato

Giochi e animazione sui temi del rapporto tra uomo e creato e la sostenibilità. In attesa che l’ex centro educativo don Minozzi ad Amatrice divenga la “La Casa del futuro” immaginata dall’architetto Stefano Boeri a partire dalla “Laudato si’”, i principi dell’enciclica ispirano in queste settimane i volontari che hanno aderito al campo estivo sostenuto da Caritas Ambrosiana, nell’ambito del gemellaggio tra la Caritas della diocesi di Rieti con le altre Caritas diocesane della Lombardia.

Gli animatori volontari, per lo più giovani, sono 150 e coprono, dandosi il cambio, fino alla riapertura delle scuole, tutta l’estate, la seconda dopo il sisma che ha devastato l’Appennino centrale. Divisi in gruppi da 10, ogni due settimane, vivono un’esperienza comunitaria al fianco delle famiglie, occupandosi, in particolare, dei più piccoli, bambini e adolescenti, che in queste settimane stanno trascorrendo nel paese in condizioni ancora di precarietà le vacanze estive.

I volontari condividono con i più piccoli momenti di gioco e di formazione che in una terra ancora profondamente ferita, hanno spesso al centro il tema della responsabilità nei confronti delle risorse naturali, cuore del progetto di rigenerazione urbana che prenderà avvio, proprio grazie ai fondi raccolti da Caritas Ambrosiana e delle altre Caritas diocesane lombarde, gemellate da ottobre del 2016 con il paese e le sue 30 frazioni e borghi sparsi.

«Quando iniziammo questo rapporto di aiuto – spiega il direttore di Caritas Ambrosiana, Luciano Gualzetti – il vescovo di Rieti, mons. Domenico Pompili, ci invitò a fare tre cose: stare accanto alle persone, promuovere le attività produttive e ricostruire il senso di identità».

«A due anni di distanza, stiamo tenendo fede all’impegno che ci eravamo presi», osserva Gualzetti, sottolineando che «mentre abbiamo cercato finanziamenti per sostenere il progetto di ricostruzione del centro comunitario che diventerà ‘La Casa del futuro’, abbiamo tenuto viva una nostra presenza costante lungo tutto questo periodo. Questa presenza si intensifica d’estate con l’apporto dei volontari, provenienti da tutta Italia».

Dal Sir

Boeri presenta la Casa del Futuro: «sarà il motore di una rinnovata vita sociale»

«Ci siamo basati sulla storia, spirituale, architettonica e formativa di questa struttura per portare avanti il nostro lavoro».

È partito da lontano Stefano Boeri per progettare la Casa del Futuro che prenderà forma nello storico complesso del Don Minozzi di Amatrice, oggi gravemente danneggiato dal terremoto 2016.

Lo Studio Boeri Architetti ha approfondito la storia, le tradizioni, le mappe, i legami sentimentali e materiali che uniscono a doppio filo la popolazione di Amatrice con la grande struttura progettata da Arnaldo Foschini negli anni venti, un tempo luogo di accoglienza e formazione per gli orfani di guerra.

«Sarà un luogo di rinascita e innovazione che darà spazio ad un ampio programma di attività dedicate in prevalenza al mondo giovanile e incentrate sulla formazione e sulla ricerca» ha detto l’architetto presentando il progetto a margine del primo Forum delle Comunità Laudato si’ promosse da Chiesa di Rieti e Slow Food.

La Casa del Futuro è un progetto, inserito nell’Accordo Programmatico tra diocesi di Rieti, Opera Nazionale per il Mezzogiorno d’Italia, Commissario straordinario ricostruzione 2016, Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Regione Lazio e Comune di Amatrice e ispirato all’enciclica di Papa Francesco realizzandone il concetto cardine di ecologia integrale che promuove la realizzazione di luoghi di ospitalità, ricerca, formazione e promozione delle risorse del territorio legate alla sostenibilità e alla produzione agroalimentare.

«È bellissimo che in un luogo colpito da una tragedia come il terremoto si generi nuova conoscenza – ha commentato Stefano Boeri – ispirata all’idea di un’ecologia integrata, che unisce sostenibilità, biodiversità, forestazione e che potrà dare lavoro a molti giovani».

“Casa del Futuro” si strutturerà in quattro macro aree funzionali che ospiteranno rispettivamente: un’area centrale assistenziale, in omaggio alla spiccata vocazione sociale dell’Opera Nazionale per il Mezzogiorno d’Italia, un’area amministrativa e un polo museale, un’area dedicata alla formazione dei giovani e un’area deputata alla ricerca e all’innovazione.

Il progetto di “Stefano Boeri Architetti” è un nuovo complesso ispirato al precedente impianto, di cui riprende l’asse generatore centrale che si allinea alla Torre Civica su Corso Umberto I, e l’assetto generale dei corpi di fabbrica dai quali si origina un sistema di corti e porticati. Dello storico impianto verranno recuperate alcune porzioni e la Chiesa di Santa Maria Assunta. Particolare attenzione sarà riposta nella progettazione che impiegherà avanzate tecnologie antisismiche in considerazione dell’area geografica ad alto rischio come delle prestazioni di tutti i materiali impiegati.

In questo modo “la Casa del Futuro” sarà nuovamente «luogo di grande generosità e innovazione, motore di una rinnovata vita sociale così come lo fu nel primo dopoguerra, incubatore di ricerca tecnologica e laboratorio permanente di una nuova sensibilità ambientale che guiderà la rinascita di questo territorio. La struttura – ha concluso l’architetto – sarà un luogo di accoglienza e formazione aperto alle nuove generazioni, vere protagoniste della ricostruzione che torneranno a vivere e lavorare nella loro terra oggi gravemente compromessa dal terremoto».