Il team di Particula Studio: «riallacciamo i legami con la storia attraverso una tecnologia che arricchisce»

Ci sono casi in cui le nuove tecnologie non solo aiutano, ma anzi si rendono indispensabili per poter fruire di cose che altrimenti non potremmo vedere.

È il caso del padiglione multimediale del futuro Museo diocesano di Amatrice e Accumoli (MuDa), inaugurato ad Amatrice a conclusione della prima edizione del Forum delle Comunità Laudato si’.

Dopo il sisma, le opere d’arte salvate dalla devastazione sono state messe in sicurezza nel deposito dei Carabinieri Forestale di Cittaducale ed in altri depositi adibiti per accoglierle e salvaguardarle al meglio.

Ma ci vorrà del tempo per restaurare tutte queste opere e rimetterle nelle loro chiese una volta ricostruite. Nel frattempo, per poter fruire di tanta bellezza e divulgarla, la diocesi di Rieti ha pensato di realizzare, all’interno dell’area della ‘Casa del Futuro’ progettata dall’architetto Stefano Boeri, uno spazio museale che contiene l’esposizione multimediale di alcune delle opere recuperate dalle chiese di Accumoli e Amatrice.

Le nuove tecnologie sono state dunque utilizzate per ricostruire tridimensionalmente opere “fortemente identitarie”, come la celebre tavola dipinta della Madonna di Cossito, che aprirà lo spazio espositivo. La scansione tridimensionale di una selezione di sculture e oggetti sacri ha permesso di ricostruire modelli digitali il più possibile simili ai loro corrispettivi reali. La fruizione delle opere richiama i tradizionali sistemi espositivi, intrecciati all’interazione tramite dispositivi mobili. Scaricando, infatti, l’applicazione “MuDA AR” da Apple Store o Play Store e inquadrando con la fotocamera degli smartphone e dei tablet, le immagini poste sui piedistalli o stampate sul materiale informativo dell’esposizione, i visitatori vedranno comparire le opere riprodotte digitalmente e percepibili come presenti nell’ambiente reale.

A creare l’applicazione il giovane team di Particula Studio, con sede a Milano. Marco Pucci, Martina Coletti e Alexandre Cayuela Castilla erano presenti all’inaugurazione del padiglione, e spiegano le fasi del loro lavoro.

«Quando siamo stati contattati dalla Diocesi di Rieti per lavorare alla progettazione di questa mostra sono emersi nel gruppo di lavoro Particula due sentimenti prevalenti: la soddisfazione di contribuire a un progetto destinato a un territorio ferito, e la determinazione ad affrontare una sfida inedita. Non ci si chiedeva di creare installazioni a supporto di un percorso museale già esistente, ma di pensare a come le nuove tecnologie potessero colmare il vuoto lasciato dalle opere recuperate in seguito al sisma del 2016 e non ancora pronte a essere esposte in sicurezza. Due i messaggi principali da trasmettere: raccontare l’impegno del settore Beni Culturali della Diocesi nella creazione del nuovo polo museale e creare una soluzione espositiva che riportasse quei beni al pubblico e al territorio, se non fisicamente almeno nella loro essenza fisica, concettuale ed emotiva. La scansione tridimensionale di una selezione di sculture e oggetti sacri ci ha permesso di ricostruire dei modelli digitali il più possibile simili ai loro corrispettivi reali. Per poterli fruire all’interno della mostra abbiamo pensato a una soluzione che ricorda i tradizionali sistemi espositivi intrecciati a un nuovo modo di interagire con la realtà, ovvero tramite dispositivi mobili ormai tanto diffusi e “integrati” nella dotazione psicofisica dell’essere umano da non costituire un ostacolo per la maggior parte del pubblico. Nell’inquadrare con la fotocamera dei dispositivi le immagini poste sui piedistalli o stampate sul materiale informativo della mostra è stato possibile far comparire le opere riprodotte digitalmente e percepibili come presenti nell’ambiente reale. La risposta dell’arte multimediale alla sfida della contemporaneità è quella di riallacciare i legami con una storia fatta riappropriazione e riprogrammazione delle tecniche e degli strumenti emergenti di ogni epoca. Per reinventare di volta in volta linguaggi differenti, portatori di spunti di riflessione e non di proclami; tenendo conto delle nuove complessità in cui siamo immersi e, con un approccio che ci auguriamo tendere verso un’ecologia della comunicazione come i nostri predecessori ci hanno indicato. Verso una tecnologia che arricchisce invece di impoverire le interazioni».

Dal Forum Comunità Laudato si’ la “Carta di Amatrice” contro l’uso e l’abuso della plastica

«Riusa, ricicla, riduci»: è questa la sintesi delle «buone pratiche per ridurre l’uso della plastica» nella vita quotidiana, emersa al termine del primo Forum delle Comunità Laudato si’ – progetto promosso dalla diocesi di Rieti e da Slow Food – che si è svolto ieri ad Amatrice.

Al centro dell’incontro il tema dell’inquinamento causato dall’uso e dall’abuso di plastica. I circa 120 partecipanti hanno adottato all’unanimità i 19 punti che fanno parte di quella che, Carlo Petrini, fondatore di Slow Food, non ha esitato a definire la “Carta di Amatrice”.

«Vogliamo proporre queste buone pratiche dando tempo ai cittadini di metterle in pratiche nella quotidianità – ha detto Carlo Petrini – dobbiamo lavorare per questa rivoluzione. Le comunità Laudato si’ sono in continua crescita. Siamo partiti pochi mesi fa e oggi ci sono continue richieste di adesione da molte città e parti del mondo. Queste comunità sono operative nel loro territorio non solo come volano culturale, ma con azioni pratiche. Le comunità sono chiamate a fare in modo che le tematiche di questo straordinario documento prendano corpo attraverso una mobilitazione nell’educazione, nelle buone pratiche, nella condivisione, nella capacità di fare rete mantenendo le proprie identità e adattando i propri obiettivi a quelli specifici dei territori. Questo primo incontro ad Amatrice – sarà un appuntamento annuale – è stato dedicato a uno dei due grandi problemi ambientali di oggi: la plastica. L’altro è il cambiamento climatico».

«Le Comunità Laudato si’ – ha proseguito il fondatore di Slow Food – in questi mesi vogliono essere stimolo e controllo verso l’Unione Europea perché prosegua con forza e rapidità con provvedimenti rivolti alla cancellazione dei prodotti mono uso, i fantomatici usa e getta. Dopo i cotton fioc, intervenire sulle cannucce, i piatti, i bicchieri, posate… Inoltre chiediamo al Governo Italiano che intervenga al più presto con una legislazione cogente in materia di utilizzo delle bioplastiche e delle materie compostabili in modo da evitare che una possibile soluzione diventi una problematica. Non tutti i prodotti che vengono in messi in circolazione come biodegradabili, infatti, lo sono effettivamente. Alcuni contengono percentuali importanti di plastica che ne pregiudicano lo smaltimento nella frazione organica».

Questi i punti della Carta:

  1. Non usare le cannucce di plastica per le bevande e per gli aperitivi. Non è necessario il loro utilizzo e ci sono alternative naturali.
  2. Non usare posate, piatti e bicchieri di plastica monouso.
  3. Non usare i cotton fioc di plastica.
  4. Non usare prodotti per la cura della persona che contengano microsfere di plastica come i dentifrici, shampoo, saponi, cosmetici e gli scrub. Prediligere le alternative con ingredienti naturali.
  5. Acquistare frutta e verdura sfuse, fresche e di stagione e non imballate con pellicole, vassoi di polistirolo e vaschette di plastica usa e getta.
  6. Non acquistare cibi precotti o cibi pronti all’uso contenuti in vaschette di plastica usa e getta.
  7. Non fare la spesa con gli shopper di plastica.
  8. Non comprare le lattine di alluminio delle bibite imballate da plastica e dagli anelli in plastica.
  9. Non usare le bottiglie di plastica per l’acqua e le bevande.
  10. Comprare i succhi di frutta in vetro e non in tetrapak (poliaccoppiato carta-plastica)
  11. Porre attenzione alle lattine di alluminio (salse, verdure, carne, pesce etc, alcune sono rivestite al loro interno in plastica, come molti tappi di metallo)
  12. Rinunciare all’uso delle gomme da masticare.
  13. Comprare detersivi sfusi e naturali.
  14. Usare meno pannolini per bambini usa e getta, assorbenti etc.
  15. Comprare vestiti in tessuto e fibre naturali e non in fibre sintetiche.
  16. Non comprare oggetti, per esempio per l’elettronica, informatica, etc etc imballati da plastica.
  17. Comprare meno giochi di plastica per i propri figli.
  18. Non buttare i mozziconi delle sigarette in terra.
  19. Non lasciare i rifiuti di plastica nell’ambiente.

Le opere d’arte di Accumoli e Amatrice in esposizione grazie alle tecnologie digitali

Sarà inaugurata il 28 luglio ad Amatrice alle 18, l’anteprima del Museo diocesano – sede di Amatrice. In un padiglione allestito allo scopo avrà infatti luogo l’esposizione multimediale di alcune delle opere recuperate dalle chiese di Accumoli e Amatrice colpite dal sisma. Le nuove tecnologie verranno dunque utilizzate per colmare il vuoto lasciato dalle opere recuperate in seguito al sisma del 2016 e non ancora pronte a essere esposte in sicurezza.

La scansione tridimensionale di una selezione di sculture e oggetti sacri ha permesso di ricostruire modelli digitali il più possibile simili ai loro corrispettivi reali. La fruizione delle opere richiama i tradizionali sistemi espositivi, intrecciati all’interazione tramite dispositivi mobili.

Scaricando l’applicazione MuDA AR da Apple Store o Play Store e inquadrando con la fotocamera degli smartphone e dei tablet, le immagini poste sui piedistalli o stampate sul materiale informativo dell’esposizione, i visitatori vedranno comparire le opere riprodotte digitalmente e percepibili come presenti nell’ambiente reale. Il tentativo è quello di aiutarsi con la tecnologia per ritrovare lo ‘spirito’ dei luoghi distrutti ed «evitare che si compia una ricostruzione senz’anima».

L’esposizione si avvantaggia del protocollo d’intesa tra la Diocesi di Rieti e il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, che concordano sull’obiettivo di ricomporre le trame di un discorso bruscamente interrotto dalle scosse telluriche.

Per le ricostruzioni digitali tridimensionali sono state scelte opere fortemente identitarie, come la celebre tavola dipinta della Madonna di Cossito, che aprirà lo spazio espositivo. Non mancheranno alcune opere plastiche realizzate con le materie prime della zona, come il legno e la terracotta, ben rappresentate da un paio di “Madonne” provenienti dalle chiese parrocchiali di Grisciano (Accumoli) e di Scai (Amatrice).

L’inaugurazione avverrà a conclusione del Forum che le Comunità Laudato si’ svolgeranno presso l’Area Food di Amatrice, dopo la presentazione in anteprima dei risultati della progettazione del complesso Casa del Futuro – Centro Studi Laudato si’ da parte dell’architetto Stefano Boeri.

“Tramandare il bello”: Accumoli e Amatrice avranno un museo multimediale

È con l’idea di Tramandare il bello che la Chiesa di Rieti ha messo mano a un nuovo cantiere ad Amatrice. Non è ancora la “vera” ricostruzione, per la quale occorrerà attendere ancora qualche tempo. E tuttavia il progetto né è l’immagine, la proposta, lo stimolo.

Sulla base di un edificio prefabbricato come quello che ospita il Centro di Comunità “Sant’Agostino”, tirato su mentre la terra ancora tremava forte, o il complesso per le attività della Caritas, realizzato nell’area dell’istituto Don Minozzi, è infatti in allestimento un museo multimediale.

Uno spazio provvisorio, ma necessario, perché per ripartire dopo il terremoto ci sono almeno tre punti su cui fare leva. Sono quelli indicati in tante occasioni dal vescovo Domenico: anzitutto le persone, «le cui ferite invisibili restano lancinanti e hanno bisogno di vicinanza per poter convivere con esse», poi il lavoro, perché «senza questa possibilità tornare sarebbe solo un istinto del cuore, senza sufficiente ragionevolezza», ma senza dimenticare – e siamo al dunque – il patrimonio artistico e culturale «che di ogni territorio è l’anima profonda».

Il progetto della Chiesa di Rieti, portato avanti dagli Ufficio Beni Culturali in sinergia con l’Ufficio Tecnico, servirà allora a ricordare che non ci si può soffermare solo sulle questioni materiali ed economiche. Per riprendere a vivere, per ricostruire, per andare avanti, occorre tornare ad attingere alla dimensione spirituale dell’esistenza.

Tornare a rivolgersi alle opere salvate nelle chiese che punteggiano il territorio tra Accumoli e Amatrice, di fronte ai grandi problemi irrisolti della ricostruzione può sembrare un lusso. In realtà è una necessità impellente, «una questione vitale che attiene all’identità di una comunità e ne irrobustisce l’unità». E se non è ancora possibile restituire fisicamente le opere alla popolazione, ci si rivolge alla tecnologia, alle possibilità offerte dal multimedia.

Fatta la scelta di alcuni pezzi particolarmente pregiati o significativi, si è provveduto ad effettuare una scansione tridimensionale. Ricostruite le forme al computer, è stato possibile programmare una applicazione per il telefonino che permette, inquadrando un apposito marcatore, di vedere l’opera a tutto tondo, garantendo un’esperienza coinvolgente del manufatto artistico.

Il museo diocesano, di cui quello provvisorio è soltanto un’anticipazione, aspira a preservare il genius loci. Il tentativo è quello di aiutarsi con la tecnologia per ritrovare lo ‘spirito’ dei luoghi distrutti ed «evitare che si compia una ricostruzione senz’anima».

L’esposizione si avvantaggia del protocollo d’Intesa tra la Diocesi di Rieti e il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, che concordano sull’obiettivo di ricomporre le trame di un discorso bruscamente interrotto dalle scosse telluriche.

Per le ricostruzioni digitali tridimensionali sono state scelte opere fortemente identitarie, come la celebre tavola dipinta della Madonna di Cossito, che aprirà lo spazio espositivo.

Non mancheranno alcune opere plastiche realizzate con le materie prime della zona, come il legno e la terracotta, ben rappresentate da un paio di “Madonne” provenienti dalle chiese parrocchiali di Grisciano (Accumoli) e di Scai (Amatrice).

Nella selezione dell’esposizione figurano inoltre raffinati arredi liturgici, come la croce astile di Pinaco (Amatrice), il tabernacolo architettonico di Cornillo Nuovo (Amatrice) e il prezioso calice barocco ornato di corallo rosso, proveniente dalla chiesa di San Francesco di Amatrice.

«Ogni opera – spiega Giuseppe Cassio, Funzionario storico dell’arte – SABAP per le province di Frosinone, Latina e Rieti – è accompagnata da un grande tema, che richiama i valori e i messaggi reconditi di ciascuna di esse, proprio per non dissociare quel rapporto viscerale, che qui come altrove, lega i documenti artistici alla vita quotidiana, alle tradizioni, alla liturgia e alla spiritualità di una determinata comunità».

La Comunità Laudato si’ Navegna e Cervia si presenta, il vescovo Domenico: «abbiamo bisogno di minoranze creative»

Presentata nella splendida cornice del castello di Roccasinibalda la Comunità Laudato si’ della Riserva Naturale dei monti Navegna e Cervia. A fare gli onori di casa, il sindaco Stefano Micheli: «Voglio ringraziare la riserva abbiamo appoggiato questo percorso fin dall’inizio, questo traguardo segna un momento importante per i nostri luoghi, e ci spinge ad una riflessione sul modo di vivere il nostro territorio, su come possiamo agire per migliorarne la vivibilità e dunque abbracciare una visione ecologica d’insieme come Papa Francesco ci invita a fare. Cercheremo di coinvolgere al massimo la cittadinanza in questo progetto».

Luigi Russo, Direttore della Riserva, ha rimarcato la volontà che ha visto la Riserva perseguire da sempre i principi dell’enciclica, ora integrati da nuova linfa fattiva e vitale attraverso il progetto promosso da Chiesa di Rieti e Slow Food: «per noi è stato quasi un obbligo aderire all’iniziativa per far vivere i principi che animano la custodia e la salvaguardia della Riserva. La Comunità Laudato si’ Navegna e Cervia nasce in quella che già è una comunità, un territorio bello e ampio che comprende ben nove comuni che hanno tutti condiviso l’invito che ci è arrivato dal vescovo di Rieti».

Monsignor Pompili ha illustrato il progetto delle Comunità, partendo da una riflessione globale sull’argomento. «Vorrei fare tre premesse che individuano altrettanti punti. Il primo ha a che fare con un concetto che appare quasi aristocratico, mentre è invece molto popolare, le minoranze creative. Ogni qualvolta si da’ l’avvio a un percorso nuovo che intercetta istanze vere c’è sempre da fare i conti con gruppi che dal punto di vista della quantità sono minoritari ma che hanno la capacità di individuare quello di cui c’è veramente bisogno. Le minoranze creative non sono dunque elitarie o portatrici di chissà quale missione, ma hanno la realistica consapevolezza che anche intorno al tema dell’ecologia la cosiddetta massa popolare segue “a rimorchio” , nel senso che questa sensibilità non è così diffusa come crediamo. La stessa enciclica a tre anni dalla pubblicazione non ha avuto chissà quale riscontro, è per questo che è necessario che si siano persone che avvertite dell’importanza del tema si facciano carico di tenerlo sempre vivo: c’è dunque bisogno di minoranze creative che si inventino sempre cose nuove tenere alta l’attenzione su questi temi. Il secondo punto guarda al rapporto tra ecologia ed economia, correlazione che qualche decennio fa non era così chiara, anzi i due argomenti apparivano inconciliabili, e apparivano come due rette parallele senza intersecarsi. Sono invece strettamente legati. Oggi, chiunque voglia farsi carico di Paesi economicamente svantaggiati, o ridistribuire meglio la ricchezza, non può non tener conto della variabile ecologica. Ecologia ed economia oggi vanno considerate congiuntamente, e questo sottolinea la rilevanza sociale del tema. Il terzo punto non può non illustrare l’idea delle Comunità Laudato si’, concepita insieme a Slow Food e il suo fondatore Carlo Petrini. Tutto è nato da un fatto concreto come il terremoto, rispetto al quale ci si chiedeva cosa si sarebbe potuto fare di fattivo. Essendo il terremoto una manifestazione catastrofica che lega uomo e ambiente si è pensato alle Comunità: proprio perché il concetto di comunità evoca un qualcosa che ha come collante quella dimensione affettiva che è un impasto di relazioni, condivisioni, persuasioni che è la forza trainante oggi in una società molto asfittica e individualistica, e che può trovare attraverso una comunità concreta quell’energia anche affettiva per perseguire un obiettivo comune. Una parola dunque non scelta a caso quella di “Comunità”, a sottolineare come la dimensione affettiva sia il propellente necessario a smuovere le persone, in questo caso per agire localmente, facendo cose piccole ma pensate in grande, anche nei nostri territori piccoli in termini di dimensioni».

Comunità Laudato si’, arriva anche la Riserva dei monti Navegna e Cervia

Spuntano e si concretizzano idee intorno al grande progetto delle Comunità Laudato si’ promosso da Chiesa di Rieti e Slow Food. Ha aderito con gioia alla proposta la suggestiva realtà della Riserva Naturale dei monti Navegna e Cervia, che si appresta a prendere il via con tanti progetti ed iniziative finalizzati alla cura e alla salvaguardia della casa comune.

«Non possiamo dirci cristiani senza sentirci responsabili del Creato, senza agire per la sua custodia. L’enciclica individua le cause di questo degrado e suggerisce dei percorsi di cambiamento del nostro modo di vivere: propone la “conversione ecologica”. È necessario che gli uomini si facciano carico di non disperdere e di mettere a frutto il messaggio dell’Enciclica. La Laudato si’ è a forte rischio di diventare un bel documento, ma senza nessuna ricaduta pratica perché essa richiede una grande assunzione di responsabilità, personale e comunitaria. Questa responsabilità è ancora più evidente in territori particolarmente ricchi di valori naturali come le aree protette. È qui che il messaggio della Laudato Si’ può, anzi deve, divenire sinergico con la scelta condivisa da cittadini e amministratori di “conservare” il territorio per le generazioni future. Per questi motivi la Riserva Naturale Monte Navegna e Monte Cervia ha accolto l’invito del Vescovo di Rieti, monsignor Domenico Pompili e del presidente di Slow Food, Carlo Petrini, a costituire nel territorio dei Comuni della Riserva la Comunità Laudato Sì’ Navegna Cervia».

Un impegno etico e fattivo incanalato ora ulteriormente che la Riserva mette in campo già da molti anni, attraverso eventi finalizzati alla cura del complesso territorio su cui insiste, costituito da ben nove comuni della Provincia di Rieti: Ascrea, Castel di Tora, Collalto Sabino, Collegiove, Marcetelli, Nespolo, Paganico Sabino, Rocca Sinibalda, Varco Sabino.

In vista della presentazione ufficiale del 19 luglio, la Riserva ha proposto un percorso di conoscenza dell’enciclica di Papa Francesco individuando così in sintonia con essa nuovi progetti che possano sviluppare fecondi semi sul territorio. In contemporanea, l’Ente Riserva ha inviato ad un elenco di persone “vicine” alla Riserva e al suo territorio, come gli amministratori degli enti territoriali, i parroci, i presidenti delle Pro Loco e delle associazioni presenti nei comuni, un invito a partecipare alla Comunità Laudato Sì’ Navegna Cervia per proporre iniziative, idee e progetti.

Solidarietà e musica: dal vicentino quasi 20 mila euro per Casa del Futuro

Saranno consegnati a breve i quasi 20 mila euro raccolti nel vicentino con il progetto “Un cd per la Casa del Futuro di Amatrice”, la struttura comunitaria voluta dalla Diocesi di Rieti che sarà il vero e proprio cuore pulsante della ricostruzione del paese reatino devastato dal terremoto del 24 agosto 2016.

Il “contributo” vicentino è frutto dell’impegno del cantautore berico Lorenzo Belluscio in sinergia con la Caritas Diocesana Vicentina: nel giro di poco più di un anno, attraverso eventi e attività di sensibilizzazione basate sulla sua passione per la musica e il canto, è riuscito a mettere insieme donazioni per ben 19.560,96 euro, che confluiranno nelle altre donazioni raccolte da enti e privati per sostenere la realizzazione della Casa del Futuro.

Il progetto “Un cd per la Casa del Futuro di Amatrice” nasce dal binomio musica e solidarietà. «Il nostro obiettivo – spiega Lorenzo Belluscio, che coltiva la passione per il canto fin da quando era bambino e che scrive e interpreta canzoni di ispirazione Cristiana – era raccogliere 10 mila euro: attraverso sette eventi, promosse dal 9 marzo 2017 ad oggi e con l’aiuto della Caritas Vicentina siamo arrivati a sfiorare il doppio di questo importo. In tutte queste iniziative alle persone che hanno devoluto un’offerta, di qualsiasi entità, abbiamo consegnato una password che permetteva di scaricare gratuitamente le canzoni del mio ultimo cd, Il Cielo è dentro noi».

«Come Caritas – aggiunge il direttore don Enrico Pajarin – abbiamo ritenuto questo progetto della chiesa sorella aretina molto importante e abbiamo quindi aggiunto altre offerte che erano finalizzate all’aiuto alle popolazioni terremotate, consentendo così il raddoppio della cifra».

La “Casa del Futuro” è il progetto più ambizioso della Chiesa di Rieti per le zone terremotate: sarà un centro pastorale nel quale accogliere i gruppi parrocchiali, gli scout, le famiglie. La nuova struttura verrà realizzata all’interno complesso dell’Istituto Don Minozzi, che sorge a pochi passi dal centro storico del paese.

L’area, infatti, è al centro di un importante accordo di programma stipulato dall’Opera nazionale per il Mezzogiorno d’Italia, la Diocesi di Rieti, il Commissario per la Ricostruzione, Miur, Mibact, Regione Lazio e Comune di Amatrice e prevede il recupero sia dello storico istituto amatriciano che dell’intera area, andandovi a collocare non solo la “Casa del Futuro” – collegata tra l’altro anche ad un progetto di educazione ambientale per i giovani che vede coinvolte insieme la Diocesi e Slow Food – ma anche un Museo della Memoria, il Comune di Amatrice e un polo per la produzione agroalimentare.

L’insieme di questi interventi faranno del complesso uno snodo centrale per tutto il territorio coinvolto dal sisma. In questo contesto, la “Casa del Futuro” è stata pensata dalla Diocesi per richiamare giovani ad Amatrice da tutto il Paese in ragione del bellissimo contesto paesaggistico. L’ispirazione è quella dell’ecologia integrale cara a Papa Francesco.

La raccolta fondi vicentina in favore della “Casa del Futuro” si è basata in particolare su concerti nelle parrocchie e serate conviviali, attraverso le quali i ristoratori ed esercenti di Vicenza e dintorni hanno devoluto una percentuale di ogni scontrino al progetto in favore della popolazione colpita dal terremoto di due anni fa. A queste iniziative si sono poi aggiunte le donazioni di tante persone e imprenditori che hanno preso a cuore il progetto e le offerte devolute da Caritas Vicentina.

L’ultima iniziativa: la Jobs Cup. L’ultima proposta di sensibilizzazione in ordine di tempo a sostegno del progetto è stata un torneo di calcio organizzato dall’associazione culturale Liberi Pensatori, la Jobs Cup che si è tenuta lo scorso 22 aprile a Vicenza: un torneo di calcio a cinque tra dieci squadre composte da rappresentanti di diversi mestieri e professioni, il cui ricavato è stato devoluto in beneficenza. L’associazione culturale ha voluto così coniugare sport, altruismo e mondo dell’impresa.

«La cultura non passa solamente per la valorizzazione del territorio e la promozione delle sue eccellenze – afferma il presidente dell’associazione Francesco Poli – perché affinché i contenuti culturali attecchiscano e crescano in una comunità è necessario che essa si fondi su valori solidi di condivisione e partecipazione».

Il torneo è stato sostenuto da altrettanti imprenditori del territorio e il ricavato è stato considerevole: quasi tremila euro: 1.250 sono stati donati alla Fondazione San Bortolo di Vicenza , 1.500 euro sono stati raccolti e devoluti all’Associazione Diakonia, Onlus della Caritas di Vicenza, a supporto del progetto per Amatrice.

Il viaggio ad Amatrice che Belluscio effettuerà a breve con i suoi amici servirà non solo a consegnare le offerte alla Caritas Diocesana di Rieti, ma anche a verificare come procede la costruzione della Casa.

da www.tviweb.it