Filetta: gli amatriciani sono tornati a festeggiare la loro patrona

«Oggi siamo in festa ed è duplice il motivo della nostra gioia e speranza» con queste parole don Savino D’Amelio ha aperto, domenica 16 maggio, la messa in onore della Madonna della Filetta, nello stesso giorno delle celebrazioni in onore dell’Ascensione. «Gesù, che ci coinvolge nel suo ascendere al cielo, ci ha donato il manifestarsi di Maria, che ha deciso di apparire nella conca amatriciana ad un’umile pastorella nel 1642. Questo è il dono più grande che la nostra comunità possa riconoscere da parte della Madonna perché è la garanzia della sua presenza».

Il terremoto prima, e il Covid poi, hanno totalmente stravolto questa sentita ricorrenza che si festeggiava con il pellegrinaggio verso il santuario della Madonna della Filetta, accompagnato dalle voci alternate degli uomini e donne che intonavano “Evviva Maria, Maria Evviva, Evviva Maria e chi la creò”. Se lo scorso anno la messa fu uno dei primi eventi post lock-down celebrati all’aperto, quest’anno, causa maltempo, la messa si è svolta all’interno del palazzetto dello sport di Amatrice, nel rispetto delle norme anti Covid.

Il coro c’era e la cittadinanza ha risposto numerosa. A guidare la liturgia, oltre a don Savino, erano presenti anche il vicario del vescovo, don Luigi Aquilini e don Adolfo Izaguirre, parroco di Amatrice. Non potendosi svolgere la tradizionale processione, i parroci hanno fatto sfilare la reliquia tra i fedeli cosicché ognuno, a distanza, potesse rivolgere la sua preghiera personale alla Madonna.

«Maria si è manifestata alla pastorella Chiarina Valente nell’umile segno di un cammeo, illuminato da un raggio di sole dopo un temporale. Questa è la dimostrazione che Dio non fa le cose per caso – ha detto don Savino durante l’omelia – ma ogni cosa ha un suo senso e sta a noi saper cogliere i segni che Egli pone nella nostra vita».

Rivelandosi come luce dopo la tempesta, Maria si configura quindi come la speranza che nasce dai momenti di difficoltà che, nel caso di questo territorio, possono ricollegarsi sia al sisma che alla pandemia. «Questi, non sono un castigo di Dio, perché Dio è buono sono, piuttosto, un richiamo a riflettere sul senso della nostra vita».

La celebrazione si è conclusa con il reliquiario che sfilava tra i fedeli scortato con cura don Savino, accompagnato dai canti tradizionali. Nei giorni precedenti però, don Adolfo, seppur con le limitazioni del caso, ha voluto mantenere vivo il rituale, esibendo la Madonna tra le diverse frazioni e aree Sae.

“Ricostruire Persone”: voucher sociali e buoni spesa dai Servizi Sociali di Amatrice

Il lavoro accanto ai soggetti più fragili in questo preciso momento storico e sul territorio già colpito dal terremoto è senza dubbio un’urgenza da gestire. Il Servizio sociale del comune di Amatrice ha ideato il progetto “Ricostruire Persone”, con la convinzione che la ricostruzione degli edifici necessiti di essere accompagnata da una ricostruzione del tessuto sociale.

Il progetto con durata annuale, realizzato dal Servizio Sociale del comune di Amatrice grazie al contributo degli Istituti di Santa Maria in Aquiro, prevede l’erogazione di 30 voucher sociali e 30 assegnazioni di buoni spesa per nuclei seguiti dall’ufficio dei Servizi Sociali, previa stesura di progetti personalizzati di intervento realizzati attraverso una valutazione multidimensionale delle assistenti sociali.

Amatrice: firmata convezione con Enel Produzione per gestione e valorizzazione del Lago Scandarello

È stata firmata ieri una convezione tra Enel Produzione e il Comune di Amatrice per la valorizzazione del Lago Scandarello. Dopo più di un anno di trattative, infatti, si è raggiunto un accordo che consentirà al Comune di Amatrice la gestione e il rilancio turistico e per finalità sportive del bacino idrico artificiale posizionato a pochi chilometri dalla città.

Il lago rappresenta una importante occasione di sviluppo per l’intero comprensorio: dopo le distruzioni del terremoto, che hanno privato Amatrice di molti dei suoi beni artistici, la natura offre un ottimo spunto per ripartire.

L’accordo, della durata di quattro anni, rinnovabile per ulteriori quattro, consentirà uno sviluppo dell’area sia nell’ambito turistico con la creazione di percorsi escursionistici tracciati da apposita cartellonistica, sia in quello sportivo: saranno infatti possibili corsi di Canoa, Kayak, vela, kitesurf e similari.

In collaborazione con le associazioni locali verrà sviluppato anche il settore della pesca sportiva mediante la realizzazione di piazzole per i pescatori, con l’intento di creare un circolo virtuoso che permetta la pulizia e il ripopolamento ittico dell’invaso.

Si apre quindi un ventaglio di possibilità di rilancio del bacino, che ne permetterà una fruizione a 360° per residenti e turisti.

La definizione dell’accordo è passata dal un complicato lavoro eseguito dal Comune di Amatrice: sono state identificate tutte le particelle catastali relative alle proprietà Enel Produzione e quindi si è proceduto con l’individuare i punti di massimo invaso che è stato tracciato mediante l’installazione di 262 picchetti. Massima la collaborazione di Enel Produzione che nella figura dell’Ing. Angelo Guastadisegni ha permesso il perfezionamento di questo storico accordo.

«Ce l’abbiamo fatta. Ieri è stata firmata la convenzione tra Comune e Enel per la gestione del lago Scandarello», ha dichiarato il consigliere Comunale di Amatrice Alessandro di Marco, che si è occupato di tutto l’iter. «Di gran lunga il compito più arduo che ho portato a termine. Mi rendo conto del perché fino ad oggi nessuno ci era mai riuscito. Questo è uno di quei sogni che avevo nel cassetto, perseveranza e determinazione hanno fatto sì che si realizzasse. Tanti incontri, molto confronti, delusioni e sconforto non hanno frenato la nostra volontà, quella di cominciare a valorizzare a fini turistici e ricreativi le nostre bellissime risorse naturali. Spero che questo accordo possa essere un segnale per tutti disfattisti e possa essere un invito alla tenacia e alla resilienza».

Nato dallo sbarramento del Rio Scandarello con una diga realizzata nel 1924, l’omonimo lago sorge alle porte di Amatrice ad 868 m. s.l.m.
La superficie del bacino è di 48.5 ettari con una profondità media di 30 m e con il punto più profondo (nel lato della diga) con massimo invaso di circa 55m. E’ il terzo lago artificiale per dimensioni della Provincia di Rieti.
Nel 1944 la diga venne minata dalle truppe naziste in fuga, ma, grazie al coraggio di 27 Partigiani (per lo più amatriciani) i 56 quintali di esplosivo vennero rimossi evitando un’immane tragedia lungo la valle del Tronto.

Riconsegnate le campane a Nommisci, un segnale di speranza in un momento difficile

Tornano le campane a Nommisci! La frazione amatriciana è infatti la prima in cui risuonerà il rintocco delle campane originali della chiesa di san Pietro Apostolo, riconsegnate ufficialmente il 18 dicembre. Dopo gli interventi definitivi di messa in sicurezza e manutenzione straordinaria effettuati sul tetto della chiesa e nella sacrestia insieme al consolidamento della vela campanaria e di porzioni di muratura, i lavori, coordinati dall’ufficio Beni Culturali della diocesi di Rieti, sono ormai in dirittura di arrivo.

Quando ha visto le campane, Franco Gentile, memoria storica del paese, le ha salutate con un «ehy!», rivolgendo loro uno sguardo carico di affetto, come se stesse parlando ad un vecchio amico. «Le vogliamo montare oggi? Certo, bisogna rimettere le corde… e i buchi per farle passare? Appena saranno fissate, ci facciamo una bella suonata!».

Franco non riesce a trattenere l’entusiasmo, lui che da quando vi e nato, nel 1958, da questo paese non se n’è mai andato. E c’era anche il giorno in cui le campane sono state tolte, un giorno che ricorda bene perché era come se «stessero portando via una parte di questo luogo». Ora che le promesse sono state mantenute e che la chiesa di san Pietro Apostolo sarà la prima a risuonare in tutto il comune, Franco è ottimista: «questo è un segno di speranza, finalmente si ricomincia a ripartire».

Le campane, si sa, fungono da sentinella e scandiscono le ore della giornate. In questa frazione rintoccano a festa il giorno di sant’Anna che viene, però, celebrata la settimana successiva, per permettere a tutti di far ritorno al paese di origine godendo delle vacanze estive. Nonostante a Nommisci vivano durante l’anno 20 persone, questo è davvero un segnale di speranza, soprattutto in un momento in cui si sta vivendo una doppia emergenza, quella del sisma e quella della pandemia.

E lo sa bene Franco che ha anche le chiavi della chiesa perché, proprio come suo nonno e suo figlio, ha il compito di suonare le campane. «Nei tempi passati non c’erano i telefoni e le campane avevano il compito di avvisare i paesi vicini nei momenti di festa e in quelli più tristi». Senza dubbio, lui sarà il primo a provale e a verificare che abbiano ancora lo stesso suono di sempre, con l’augurio che si possa tornare a festeggiare tutti insieme, proprio come ai vecchi tempi.

Il CAI per la rinascita

Escursioni lungo il rinnovato Sentiero Italia CAI, tra Leonessa, Cittareale e Amatrice l’11 e il 12 maggio alle quali hanno partecipato circa 200 persone da tutto il Centro d’Italia. Ha preso parte alla manifestazione anche il Presidente generale del CAI Vincenzo Torti che ha ribadito la solidarietà concreta e la vicinanza affettiva del Club Alpino Italiano alle popolazioni colpite dal sisma ora che i riflettori mediatici si sono spenti. Si è sottolineato quanto sia importante oggi proporre la frequentazione sostenibile, interessata, intelligente e rispettosa del territorio montano come modo per rilanciare territori messi a dura prova dagli eventi naturali. «E’ stato questo il significato della due giorni laziale del Cammina Italia CAI 2019, la staffetta non continuativa che sta coinvolgendo tutte le regioni italiane per promuovere il rinnovato Sentiero Italia CAI», si legge nel comunicato ufficiale. Nonostante le scoraggianti previsioni meteo, questi due giorni tra le terre mutate e dentro un paesaggio magnifico di verdi intensi ha coinvolto tanti camminatori che hanno apprezzato il sentiero, i panorami paesaggistici, la natura, i borghi, l’accoglienza, i sapori eno-gastronomici. Il SI (acronimo di Sentiero Italia) cos’è? Il Sentiero più lungo del mondo, é l’infrastruttura leggera che consente di scoprire a passo lento, senza soluzioni di continuità, le tante culture delle montagne italiane, è un cammino che simbolicamente unisce mentre in Italia la realtà sociale è sempre meno coesa, è un progetto che va coltivato per contrastare lo spopolamento e rilanciare l’economia di molte aree montane dell’arco alpino e della dorsale appenninica. Il Cammino di Santiago traccia il record di oltre 156.000 pellegrini e camminatori in tre mesi (statistica estate 2018), ma il cammino del SI, molto più vario, potrebbe superarlo se frequentato a più tappe, a distanza di mesi e a più riprese, pianificandolo con gusto dell’avventura e con curiosità.

L’11 maggio i camminatori, radunati prima a Leonessa, sono partiti dalla Frazione di S. Vito dove l’Università Agraria ha preparato un ottimo rinfresco per tutti in piazza. Hanno percorso il sentiero per 14 chilometri fino a Cittareale dove si è svolto un partecipato ed interessante convegno nella struttura messa a disposizione dal sindaco. I trekker hanno cenato e dormito a Cittareale per ripartire il giorno dopo, il 12 maggio, per Amatrice, lungo un sentiero più lungo che a causa delle avverse condizioni meteo è stato percorso solo per metà ma ha reso tutti soddisfatti per la bellezza e varietà degli ambienti attraversati. I partecipanti hanno poi fatto visita al cantiere della Casa della Montagna e in 120 hanno gustato un’ottima amatriciana sul posto. Che in questi contesti ha un altro sapore aggiunto: quello delle emozioni.

«Arrivare a piedi ad Amatrice lungo il Sentiero Italia CAI in un momento in cui sta prendendo vita, e ormai è quasi terminata, la Casa della Montagna, nella quale abbiamo creduto immediatamente dopo il terremoto insieme agli amici di Anpas, è un’occasione straordinaria», ha affermato il Presidente generale del CAI Vincenzo Torti durante il sopralluogo nel cantiere. «Con questi progetti vogliamo portare entusiasmo e fiducia in persone che qui vivono e qui devono restare. Questa casa e questo sentiero che devono diventare il punto di riferimento di tutti coloro che vogliono tornare alla scoperta di un territorio bellissimo, non solo per le sue montagne, ma anche per ambiente, popolazioni, culture e storia. Dobbiamo dire grazie al coraggio delle popolazioni locali che ci permettono di credere che insieme si possa realizzare qualcosa di grande, che possa essere trasmesso alle generazioni future».

La delegazione CAI che ha fatto visita al cantiere era composta, tra gli altri, dal Presidente del CAI Lazio Amedeo Parente, dal suo predecessore Fabio Desideri, dal Presidente della Sezione di Amatrice Franco Tanzi, dal Consigliere centrale Eugenio Di Marzio e da Paolo Demofonte del CAI Amatrice. La Casa della Montagna potrà rappresentare, hanno ricordato tutti, un importante punto di passaggio del Sentiero Italia CAI, un luogo di ritrovo per tutti coloro che amano la montagna e vogliono viverla, un luogo di formazione e un centro polivalente per i suoi frequentatori. E si è annunciato che proprio nella Casa della Montagna l’inaugurazione sarà un evento unico, con una mostra del grandissimo alpinista Riccardo Cassin amico di Walter Bonatti, in collaborazione con la Fondazione Cassin. Alla manifestazione di Cittareale era presente da Lecco il figlio Guido.

La due giorni è iniziata ieri a Leonessa, con il passaggio del diario che funge da testimone da parte del Presidente del CAI Abruzzo Gaetano Falcone (regione dove si sono tenute le escursioni del Cammina Italia CAI 2019 una settimana fa) al Presidente del CAI Lazio Amedeo Parente. Al termine dell’escursione, a Cittareale, si è tenuto un momento istituzionale, nel corso del quale il Sindaco Francesco Nelli ha ricordato che «le nostre bellezze naturalistiche sono un vero scrigno e il CAI rappresenta quel turismo sano che vogliano nelle nostre montagne. Possiamo ripartire se valorizziamo le nostre montagne. Continuate a starci vicino per promuovere il nostro territorio».

Concetti ribaditi da tutti gli intervenuti, anche dal giornalista Stefano Ardito che è stato uno degli ideatori del Sentiero Italia negli anni ’80 e che ha rilanciato lo stimolo all’impegno: «grazie ad eventi come questo e alle iniziative culturali noi giornalisti riusciamo a ottenere spazio per parlare delle terre alte del cratere sismico, della loro frequentazione e della loro rinascita». Il referente dell’attuale progetto sul Sentiero Italia CAI Alessandro Geri e gli altri intervenuti hanno sottolineato la necessità di dare un seguito alla risistemazione e rilancio del sentiero, attraverso i programmi escursionistici delle oltre 500 Sezioni CAI italiane (che potrebbero organizzare ogni anno un’escursione su un tratto del Sentiero Italia CAI di un’altra regione) e il coinvolgimento delle scuole dei circa 360 Comuni toccati dal grande itinerario. La convergenza di programmi farà la differenza di un turismo green, non massificante. Il SI é il tracciato escursionistico del Bel Paese che collega per oltre 6000 km tutte le regioni italiane: per un’esperienza lenta da vivere, da scoprire, da raccontare fuori dai luoghi comuni

di Ines Millesimi

Cento chiese da riparare: proseguono le messe in sicurezza nelle aree del sisma

A tre anni dal terremoto non viene meno la preoccupazione per i beni culturali. La gran parte delle opere d’arte è stata recuperata e protetta in appositi magazzini, grazie al lavoro in collaborazione del Ministero per i Beni Culturali, del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale e della Diocesi di Rieti e al supporto dei Vigili del Fuoco. Di conseguenza lo sguardo si rivolge soprattutto agli edifici di culto. Le chiese, del resto, sono per definizione un punto di ritrovo, un luogo della comunità, legato alla fede, alle tradizioni, al senso della festa.

Situazioni che assumono un sapore particolare per popolazioni provate dalle calamità naturali. In paesi dove il lutto è stato grande, dove tutto o molto è stato distrutto, dove la vita fatica a tornare normale, i luoghi di culto assumono una valenza identitaria. Ma anche le chiese di comunità più lontane dall’epicentro hanno avuto danni dal terremoto e necessitano di interventi. La situazione è dunque molto complessa e i numeri sono impegnativi. Vanno inoltre tenute presenti le diverse competenze sugli immobili, né si può dimenticare che le azioni sui beni culturali si innestano in un più ampio quadro, che coinvolge anche gli interventi abitativi, le attività economiche, gli edifici pubblici.

Il primo ente ad avere voce in capitolo sui beni culturali è il MiBac, che decide quali beni tutelare in esclusiva. Sul resto agiscono i comuni e le diocesi. I primi intervengono prevalentemente per ragioni di pubblica incolumità; le seconde agiscono sul resto degli edifici con lo scopo primario di tutelare il bene culturale ed evitare ulteriori danni.

L’impegno della diocesi: 70 chiese in un’area vasta

Nel Centro Italia l’impegno più vasto l’ha assunto la Chiesa di Rieti. Sulle scrivanie dell’Ufficio tecnico e dell’Ufficio Beni culturali della diocesi, sono infatti aperti i fascicoli su settanta chiese, tra interventi conclusi, in fase di esecuzione o in progettazione. Si tratta di edifici presenti non solo nell’area più interna del cratere, ma su tutto il territorio diocesano. Coinvolgono infatti i territori di Amatrice, Accumoli, Posta, Borbona, Leonessa, Cittareale, Borgovelino, ma anche Rieti, Belmonte in Sabina, Rocca Sinibalda, Concerviano, Pescorocchiano, Petrella Salto, per un costo di circa 3,2 milioni di euro, un milione dei quali riguarda lavori già completati o in corso di esecuzione.

L’attività dei comuni: 16 chiese per 4 amministrazioni

I comuni attivi negli interventi diretti sul patrimonio edilizio culturale sono quattro: Amatrice, Leonessa, Borbona e Cittareale. Superate le fasi concitate dell’emergenza, con il comune di Amatrice in particolare c’è stato un costante coordinamento con la diocesi per razionalizzare gli interventi e disporre la massima copertura possibile sul territorio. Delle sette chiese prese in carico dal Comune di Amatrice, sono al momento quattro ad aver completato gli interventi di messa in sicurezza: risultano ancora in corso, infatti, gli interventi sulla chiesa di Santa Giusta, in quella di Santa Maria a Collemoresco e su San Michele Arcangelo nella frazione Bagnolo. Sono conclusi anche gli interventi del comune di Leonessa e di quello di Cittareale, con il primo che ha preso in carico sei chiese e il secondo che è intervento su altre due. È ancora aperta, invece, l’unica messa in sicurezza avviata dal Comune di Borbona, con il cantiere aperto nel santuario di Santa Maria del Monte.

Eccezionale rilevanza artistica o storica: gli 11 interventi del MiBac

Gli edifici adottati in via esclusiva dal MiBac sono undici: si tratta soprattutto di opere architettoniche di particolare pregio, per l’eccezionale rilevanza artistica o storica, comprese per la quasi totalità nell’area più vicina all’epicentro. Fa eccezione la chiesa di Santa Chiara in Rieti, che è anche l’unica sulla quale sono ancora in corso gli interventi da parte del MiBac. Le messe in sicurezza delle altre chiese direttamente prese in cura dal Ministero sono infatti da considerare concluse. Tra queste figurano quelle dedicate a Sant’Agostino e San Francesco in Amatrice, insieme ai santuari riccamente affrescati dell’Icona Passatora e della Madonna di Filetta.

Dalle messe in sicurezza alla ricostruzione

Tutti quelli elencati sono interventi tesi a salvaguardare il bene o la pubblica incolumità. Per loro stessa natura le messe in sicurezza non hanno a che fare con la ricostruzione vera e propria. Anche i fondi utilizzati, infatti, non rientrano nei capitoli di spesa della ricostruzione, ma provengono dagli stanziamenti emergenziali conseguenti al terremoto. Non a caso le procedure per dare vita a questo complesso di interventi sono state disposte dal Dipartimento della Protezione Civile attraverso due specifiche ordinanze. In questo ambito, sono ventiquattro gli interventi conclusi dalla diocesi, più di quaranta i cantieri avviati o pronti a partire. Tutte opere che consentono la conservazione del bene e, quando possibile, anche la fruizione liturgica della chiesa.

Gli interventi definitivi sugli immobili, rientrano invece nel processo della ricostruzione, le cui procedure vengono definite dal Commissario Straordinario nominato dal Governo. È il caso dell’Ordinanza n. 38 del settembre 2017, che sul territorio reatino vedrà svolgere un primo piano di interventi sui beni del patrimonio artistico e culturale. Tra le diciassette chiese interessate, quella di Sant’Agostino in Amatrice, i santuari della Madonna di Filetta e dell’Icona Passatora, il santuario di San Giuseppe da Leonessa, e la Cattedrale di Rieti.

A Musicchio il centro di produzione televisivo Cibor. Un decoder a ogni famiglia di Amatrice

Nasce “Amatrice Channel”, e nasce ad Amatrice, precisamente nella frazione di Musicchio. Un’iniziativa di Italian Television Network, che oggi ha inaugurato la sede del Centro di Produzione Televisivo Cibor alla presenza della madrina Maria Giovanna Elmi e del sindaco di Amatrice Filippo Palombini.

Italian Television Network è una holding che opera nel settore televisivo, fondata dal conduttore e autore tv Roberto Onofri, che questa mattina ha presentato il prodotto “Cibor”, un decoder che contiene una selezione organizzata di canali live, italiani ed esteri, nazionali e regionali, televisivi e radiofonici, fruibili in hd. Novanta i canali disponibili, di cui 27 nazionali, 63 regionali, 16 le frequenze radio, 2 i quotidiani.

«In pochi mesi – dice Roberto Onofri – sono già oltre 400mila i decoder Cibor venduti nel mondo: il 60% negli USA, il 31% in Canada, il 4% negli Emirati Arabi, l’1% in Europa, il 4% in Italia. Il grande impatto negli USA si spiega per la importante presenza di italiani in America. La grande novità è che, da oggi, i nostri decoder saranno prodotti qui, a Musicchio di Amatrice. Da qui partiranno per raggiungere tutte le destinazioni, in tutto il mondo».

Al taglio del nastro ha partecipato anche il vice parroco di Amatrice, don Angel, che ha dato la sua benedizione dopo aver sottolineato come le nuove tecnologie, se ben utilizzate, possono contribuire alla fratellanza tra i popoli.

«Mi sembra una bellissima iniziativa – dice il sindaco Filippo Palombini – raccontare Amatrice nel mondo attraverso Amatrice Channel, è un dono per tutti noi. Il fatto poi che questi decoder siano prodotti proprio qui, è qualcosa che ci rende orgogliosi. Siamo grati a questa azienda, che ha scelto proprio Amatrice per collocare la sua sede operativa».

All’inaugurazione ha partecipato anche il campione di pugilato Gianfranco Rosi.

«Abbiamo deciso di donare un decoder a ogni famiglia residente ad Amatrice – spiega Luana Provenzano, direttore generale di Italian Television Networkprenderemo accordi con l’Amministrazione comunale per le modalità di distribuzione ai cittadini, siamo molto commossi. Grazie, Amatrice».

Non si fermano gli interventi di messa in sicurezza delle chiese colpite dal terremoto

La “macchina” delle messe in sicurezza, dopo il fatidico 24 agosto 2016, non si è mai arrestata. Gli interventi di salvaguardia degli edifici di culto lesionati dal terremoto indicano la loro importanza come beni culturali e testimoniano la volontà e l’interesse di recuperare, ove sia possibile, ciò che per molti resta un simbolo di unità in luoghi in cui tutto è stato disgregato dalla forza del sisma. Un impegno evidente nei numerosi interventi realizzati dall’Ufficio Tecnico della nostra diocesi già nel 2017, come è per la chiesa della Madonna dell’Assunta in Scai, frazione di Amatrice, per la chiesa di San Felice e per la chiesa delle Anime Sante del Purgatorio in Posta, riaperta anche al culto, per la chiesa di San Giovenale in Roccasalli, frazione di Accumoli, e per la chiesa di San Biagio in Poggio Perugino.

La chiesa della Madonna dell’Assunta in Scai, dopo l’evento sismico, presentava molteplici criticità. Le più evidenti erano il distaccamento del timpano sommitale della facciata principale e le lesioni passanti nelle murature perimetrali; qui l’intervento ha previsto lo smontaggio e la demolizione controllata del timpano e opere di sostegno delle murature della facciate e del campanile mediante un sistema di ponteggi ancorati opportunamente alla struttura portante.

Anche per la chiesa di San Felice in Posta è stato realizzato un sistema a sostegno della facciata in grado di rispondere al suo possibile ribaltamento, così come per il campanile, sul quale si osservavano segni di cedimento.

Sempre a Posta, è stato importante l’intervento eseguito sulla chiesa delle Anime Sante del Purgatorio che, una volta concluso, ha permesso la sua riapertura con ripresa delle attività di culto.

La messa in sicurezza del manto di copertura e della navata interna, mediante un’apposita rete di protezione che evita la caduta dall’alto di eventuali pianelle o coppi all’esterno, è stata realizzata per la Chiesa di San Biagio in Poggio Perugino. Anche il campanile è stato oggetto di opere provvisionali: per far fronte al suo dissesto è stato progettato un sistema di cerchiatura dei maschi murari al fine di garantire la stabilità dei suoi quattro archi.

L’intervento che è stato realizzato alla chiesa di San Giovenale in Roccasalli, invece, ha previsto la messa in sicurezza del campanile, che mostrava segni evidenti di estrema labilità, attraverso lo smontaggio controllato del manufatto in tutte le sue parti.

Una serie di interventi che rappresentano solo una frazione di quello che la Diocesi, grazie alla sua squadra di tecnici, sta riuscendo a fare; le realtà da affrontare in questo ambito sono ancora molteplici e si sta lavorando per arrivare a far fronte ad ognuna di esse.