Ricostruzione, due infopoint regionali ad Accumoli e Amatrice

«Abbiamo aperto due nuovi uffici per offrire informazioni chiare e sempre aggiornate ai cittadini di Accumoli e Amatrice. I due sportelli, dove lavora il personale dell’Ufficio Speciale Ricostruzione della Regione Lazio, potranno informare puntualmente la cittadinanza su tutte le procedure e misure messe in campo, con un’attenzione particolare alle due recenti ordinanze su i centri storici di Amatrice e Accumoli emesse dal commissario straordinario Giovanni Legnini.
Intensifichiamo così il rapporto tra istituzione regionale e territorio, promuovendo una partecipazione attiva e consapevole delle persone al complesso processo di ricostruzione.
Presso gli infopoint, tra i vari servizi, si potrà essere supportati nella presentazione delle domande per la ricostruzione privata (danni gravi) il cui termine è fissato per il 30 settembre. Questi al momento i giorni e orari di apertura al pubblico e che potranno subire variazioni in base alle esigenze: a Accumoli il mercoledì dalle ore 10:00 alle ore 13:00; a Amatrice il giovedì dalle ore 10:00 alle ore 13:00».

Così in una nota Claudio Di Berardino, assessore al Lavoro, Formazione e Politiche per la ricostruzione della Regione Lazio.

I vescovi delle “Aree interne”: «Spingere verso un diverso rapporto tra l’uomo e l’ambiente»

«Avviare un confronto comune per elaborare un piano di rilancio pastorale delle ‘aree interne’ del Paese, che sempre più si trovano a fare i conti con l’emarginazione, lo spopolamento e la crisi economica». È questo l’obiettivo dell’incontro che il 30 e il 31 agosto – per iniziativa dell’arcivescovo di Benevento, mons. Felice Accrocca – vedrà riuniti nel capoluogo sannita, presso il Centro “La Pace”, più di venti vescovi provenienti dalle diocesi di Piemonte, Umbria, Lazio, Abruzzo, Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria. Tra i partecipanti al convegno ci sarà anche il vescovo di Rieti, mons. Domenico Pompili, che, celebrando il quinto anniversario del sisma del 2016, nell’omelia ha posto l’accento sull’importanza dei piccoli borghi e della loro ricostruzione.

«L’evento – spiega il vescovo reatino che è anche amministratore apostolico di Ascoli Piceno – prende spunto dall’intuizione che le numerose aree interne del Paese non devono vivere questo come un destino immutabile o come una ipoteca ‘per sempre’. La loro condizione può essere, infatti, reinterpretata anche alla luce dei cambiamenti intervenuti per esempio nel mondo del lavoro, nella qualità della vita. È cambiata anche l’accessibilità dei luoghi. Tenendo insieme tutte queste variazioni, non possiamo pensare a vivere questi luoghi riproducendo le forme del passato ma spingere verso un diverso rapporto tra l’uomo e l’ambiente».

Si riferisce a quella correlazione tutta da ritrovare tra città e montagna, o le cosiddette aree interne, cui accennava ad Amatrice?

Serve stipulare ‘un vero e proprio ‘contratto’ tra la città e la montagna. C’è un enorme debito che le città hanno maturato verso le aree interne che presidiano beni fondamentali come l’aria, l’acqua potabile, i laghi, le coste, i mari, i fiumi, i boschi.Tutto questo deve riverberarsi in una possibilità di vita. È il momento di onorare questo “debito” con un progetto di reciprocità economica. L’intenzione non è quella di riprodurre dei piccoli presepi ma di dare vita a centri che presidiano il territorio permettendo alle persone di viverci perché non sono solo luoghi sostenibili e ecologicamente attrattivi, ma anche luoghi dove è possibile usufruire di servizi tipici di una realtà cittadina. Se questo accade non verrà invertita la rotta dell’urbanizzazione ma sicuramente quote significative di popolazione potranno andare altrove decongestionando le città e ripopolando le aree interne.

Tutti temi particolarmente cari ai vescovi delle zone terremotate. Con lei a Benevento sarà presente anche mons. Renato Boccardo arcivescovo di Spoleto-Norcia…
Le aree terremotate sono quelle in cui il fenomeno dello spopolamento è stato reso ancora più evidente dai traumi del sisma. Ma si tratta di un fenomeno non generato dal terremoto. I luoghi dei crateri sismici devono poter rinascere non solo attraverso una ricostruzione fisica e materiale ma anche con una rigenerazione del territorio con nuove presenze che non siano limitate a quelle degli ex-abitanti, che a volte nemmeno vi ritornano, ma di persone che decidono di vivere in questi territori. Diversamente il rischio è che la ricostruzione accada senza che il tessuto sociale connettivo sia in grado di sostenerla.

Quale potrebbe essere una “pastorale” adatta ad accompagnare questa rigenerazione di cui parla?
Quella che annuncia il Vangelo e sostiene la vita. In questi tempi post terremoto e pandemia l’obiettivo della Chiesa è sostenere e rianimare la vita vacillante e, in alcuni casi, anche ripensarla. Lo sforzo della Chiesa, soprattutto nelle aree interne terremotate, è anticipare il disorientamento che ha vissuto l’intero Paese per il Covid. Venendo meno la compresenza fisica è sembrato che la Chiesa stessa fosse destinata in qualche modo a polverizzarsi. Il rischio esiste però occorre trovare forme diverse attraverso le quali stabilire relazioni che sono queste che riescono a fare sì che il Vangelo abbia cuore e gambe.

Dal Sir

Riaperta a Nommisci la prima chiesa del territorio amatriciano

Lo scorso 18 dicembre erano state riconsegnate le campane e venerdì 13 agosto il loro suono ha rallegrato tutto il paese: finalmente riaperta la chiesa di San Pietro Apostolo a Nommisci. Gli interventi definitivi di messa in sicurezza e manutenzione straordinaria effettuati sul tetto della chiesa e nella sagrestia insieme al consolidamento della vela campanaria e di porzioni di muratura, coordinati dall’Ufficio Beni Culturali della diocesi di Rieti, hanno fatto sì che questa sia stata la prima chiesa del territorio amatriciano ad essere riaperta.

E c’erano proprio tutti alla celebrazione, dal signor Ottavio, con i suoi 98 anni, ai bambini che scorrazzavano nel cortile. Una festa che ha richiamato tutta la cittadinanza, ritornata nel paese di origine in occasione delle vacanze estive. «Siamo felici, quando manca solo qualche giorno al quinto anniversario del sisma, di poter condividere il frutto di collaborazione di tanti, pubblici e privati, in linea con lo stile che dobbiamo adoperare insieme. Questo è uno spazio privilegiato per fare tacere le parole umane e far risuonare quelle del Signore» ha detto il vescovo Domenico che è stato accompagnato nella celebrazione da don Savino D’ Amelio, don Luigi Aquilini e don Adolfo Izaguirre.

Di fronte alla tela con sant’Anna e Maria Bambina, don Domenico, recitando l’omelia, ha invitato a rivolgersi alle generazioni future con un occhio saldo al passato. «La nostra generazione è appiattita, la sensazione è che esista solo il presente, dimenticando quello che c’è alle nostre spalle e davanti. Se stiamo qui, però, è perché c’è stato un passato. Quello che noi oggi siamo è ciò che abbiamo ricevuto dai nostri genitori».

«Ripartire – ha continuato – è un atto di gratitudine a chi è venuto prima. Oggi, inoltre, rischiamo di perdere di vista anche il futuro. Solo attraverso il dialogo tra adulti e bambini in crescita si intuisce quello che è futuro, possibile solo se c’è rapporto. Dobbiamo avere gratitudine per chi ci ha preceduto e apertura verso coloro che vengono dopo di noi».

Dopo la benedizione, l’omaggio ai caduti davanti alla lapide affissa sul campanile che ricorda i defunti della Prima e della Seconda guerra mondiale. La festa si è conclusa con un rinfresco all’aperto. Tanto l’entusiasmo delle nonne che hanno accompagnato i nipoti, delle mamme e dei mariti. C’era anche Franco Gentile, il signore che a dicembre aveva salutato il ritorno delle campane con tanto affetto. Finalmente i loro rintocchi celebrano la vita.


Alla scoperta della chiesa di Santa Croce in Borbona

Le fonti narrano che la presenza della chiesa di Santa Croce risale a partire dal XII secolo in un’area piuttosto isolata del territorio borbontino. Dopo il decadimento medievale, il titolo venne trasferito ad una nuova chiesa, questa volta costruita dentro le mura. Nel 1600 la struttura è già riccamente allestita, grazie alle donazioni delle più facoltose famiglie del territorio. Gli eventi sismici del 1703, non risparmiarono l’edificio che venne però ricostruito celermente: nel 1732 fu consacrata dal vescovo Antonino serafino Camarda.

Il nuovo edifico, di raffinato gusto settecentesco, include frammenti lapidei della struttura precedente come il bassorilievo altomedievale raffigurante il Cristo Risorto. La chiesa si presenta semplice e ordinata: il portale lapideo a cui si accede tramite una armoniosa scalinata ha forme classiche e armoniose, la facciata è intonacata e i conci degli spigoli hanno una funzione decorativa.

L’interno è invece concepito come un’ampia aula basilicale al cui estremo si leva l’arco trionfale a sesto ribassato.

Entrando, spicca la presenza dell’altare maggiore e degli altari laterali, realizzati in stucco. Le tele richiamano ancora una volta il gusto settecentesco mentre gli arredi lignei denotano la maestria degli ebanisti locali, che si rispecchia anche nel tavolato ligneo del soffitto.

Il sisma del 2016 non ha risparmiato la chiesa che ha riportato danni ad alcuni elementi costruttivi e decorativi. Le strutture più interessate sono state l’arco trionfale, la facciata e le pareti laterali. L’intervento definitivo di ricostruzione sarà quindi focalizzato sul ripristino dei danni e dei disseti riscontarti al fine di garantire la continuità di culto rispettando però la sicurezza pubblica e la sostenibilità economica e ambientale.

Riapertura Santa Maria Assunta: Borbona ha di nuovo la sua chiesa

«Lasciamoci sfidare dal futuro» citando il filosofo Bauman, il vescovo Domenico ha inaugurato con una celebrazione eucaristica la chiesa di Santa Maria Assunta, conosciuta anche come Santa Maria Nuova, in Borbona. La cerimonia, avvenuta nel pomeriggio di lunedì 28 giugno, ha radunato istituzioni e cittadini, emozionati di poter finalmente tornare nel centralissimo edificio.

La particolarità di questa chiesa, come spiegato dall’architetto Marco Lucandri, coordinatore dell’intervento, sta nella sua pianta circolare. Allo stesso tempo, però, questa caratteristica è stata anche la fragilità dell’edificio, che ha riportato i suoi danni maggiori proprio in corrispondenza della cupola e delle volte laterali. Gli interventi, si sono concentrati dunque sul consolidamento delle volte e sulla ricostruzione sia dei tetti laterali più bassi che del tetto sopra la cupola, rafforzato con una cerchiatura d’acciaio. «Per ripristinare la cupola è stata adottata una tecnica innovativa, quella del coccioforte, un sistema di rinforzo che consente tuttavia la reversibilità».

«Riapriamo ufficialmente questa chiesa dopo il tempo del terremoto ed è questo segno di grande speranza perché significa tornare alla dimensione abituale» ha affermato don Domenico, sottolineando, però, che la ricostruzione non deve essere vista solo come un fatto economico o tecnico ma anche culturale e spirituale perché «non basta che arrivino flussi di denaro se poi non ci sono le persone giuste capaci di orientare il capitale verso il bene comune».

Rivolgendo poi lo sguardo all’esterno, il vescovo ha fatto riferimento ai lavori in corso per il Centro di Comunità, luogo di incontro, e alla RSA, dove vengono custoditi gli anziani. «In questa triangolazione si delinea qualcosa che ha a che fare con la Borbona del futuro che sì, è una piccola comunità, ma è importante che dopo 5 anni si cominci a delineare una prospettiva in cui si recuperino gli spazi per la vita sia ecclesiale che sociale. Perciò – ha concluso – questo giorno di festa deve essere un segno di volontà a ricostruire non guardando le nostre spalle, ma
mirando avanti con fiducia».

Prima della conclusione della messa, don Ernesto Pietrangeli, parroco di Borbona ci ha tenuto a ringraziare personalmente tutte le persone che hanno contributo alla realizzazione del progetto e, con la voce rotta dall’emozione ci ha tenuto a condividere un suo intimo ricordo. «Questa è la chiesa dove seguivo la messa da bambino e dove, da giovane, celebravo. Negli anni ottanta e novanta era piena di fedeli e si respirava fede in ogni angolo. Mi auguro che questo possa continuare anche ora con le nuove generazione perché questi edifici non sono monumenti ma un luoghi di fede».

Si è unita ai ringraziamenti anche Maria Antonietta Di Gaspare, sindaco della città, che, riprendendo l’asse proposto dal vescovo, quello tra la chiesa di Santa Maria Assunta, il venturo Centro di Comunità e la Rsa, ha aggiunto un ulteriore tassello: il centro storico. «riteniamo che, nel proiettarci nel futuro, la memoria possa essere il volano del domani che abbiamo il dovere di trasmettere ai nostri giovani. Queste comunità, seppur piccole, nascondono un trascorso e un passato e in questi luoghi dobbiamo creare un futuro per tutti» ha concluso.

Tanto l’entusiasmo tra i fedeli, consolati così dall’assenza dei festeggiamenti in onore di santa Maria del Monte, in coincidenza con l’ultima domenica di Giugno. «Non è cambiata per niente» ha detto la signora Dina. L’unica differenza infatti sta nell’esposizione della Croce Processionale, ora visibile a tutti grazie alla protezione di una teca posta ai margini dell’altare.

Cascello di Amatrice: intervento di ricostruzione per la chiesa dei santi Pietro e Paolo

La chiesa dei santi Pietro e Paolo si trova ai margini della frazione Cascello di Amatrice. Piuttosto isolata rispetto al centro abitato, la struttura, articolata su un’unica navata, ha una superficie di 120 mq. Al suo interno, su una pavimentazione in piastrelle di graniglia di epoca novecentesca, si distingue un altare principale a mensa. Sopra alla struttura lignea del tetto, un campanile a veletta.

«Il giorno di san Pietro, nella chiesa si celebravano con una festa i pastori che facevano ritorno in montagna da Roma. Era consuetudine distribuire un mazzo di camomilla a tutti i presenti» ricorda don Luigi Aquilini. «Inoltre, nella parte posteriore dell’edificio c’era un eremo, ora crollato, dove viveva un eremita che aiutava a custodire l’itera area».

In seguito al sisma del 2016, l’edifico ha riportato un livello di danneggiamento grave: la facciata è parzialmente crollata e la copertura è risultata essere pericolante. Nel corso del 2019 la diocesi di Rieti ha portato a termine l’intervento di messa in sicurezza e, oggi, l’edificio è pronto per l’intervento di ricostruzione definitivo.

Si procederà, dunque, ad eliminare le criticità strutturali con conseguente miglioramento sismico al fine di consentire il pieno ripristino della funzionalità dell’opera d’uso dell’immobile.

Il santuario della Madonna di Capodacqua riaperto al pubblico

È passato solo un anno da quando la festa della Santissima Trinità si è celebrata nel campetto sottostante al santuario. Allora, la chiesa era ancora inaccessibile a causa dei danni riportati dal sisma e la distanza imposta dal Covid cominciava a rappresentare la normalità. Quest’anno, seppur distanziati, il santuario della Madonna di Capodacqua ha potuto riabbracciare i suoi fedeli nel giardino del sagrato, pronto ad essere riaperto.

Dopo cinque anni, infatti, proprio in occasione della festività patronale, nella mattina di domenica 30 Maggio, questo bellissimo edifico è stato ufficialmente restituito ai fedeli. «L’intervento, che ha interessato la chiesa e non la casa parrocchiale, è stato svolto secondo quanto disposto dalle norme speciali per il terremoto, con un budget di 350 mila euro» ha spiegato l’architetto Marco Lucandri. L’edifico ha di fatto subito il rifacimento del tetto e il consolidamento della facciata, del campanile e di tutta la volta interna della navata. «Sono stati poi restaurati tutti i danni che c’erano sugli apparati decorativi» ha aggiunto.

«Questa è una bella notizia che anticipa l’imminente riapertura di un altro edificio di culto a Borbona e che apre la strada alla ricostruzione delle 84 chiese contenute nell’ordinanza 105» ha affermato mons Pompili.

Forte l’entusiasmo e l’emozione dei cittadini accorsi in gran numero per tornare a vedere l’interno della chiesa. «È bellissimo ed emozionante avere di nuovo il nostro santuario» ha commentato la signora Sandra, parole che risuonano sulle bocche di tutti i fedeli in uscita dal portone della chiesa.

«L’augurio per questa giornata di duplice festa – ha detto il vescovo Domenico – è che questa chiesa che rappresenta per noi l’identità del territorio, ci faccia riscoprire anche la vera identità dell’uomo: quella di essere sempre aperti all’incontro con il prossimo, senza cadere in ottiche narcisistiche e prive di empatia».

Presenti alla cerimonia anche l’assessore regionale Di Berardino e il consigliere provinciale Nobili. «È un giorno meraviglioso atteso da moltissime coppie per potersi finalmente sposare. Ogni cittarealese è devoto alla Madonna di Capodaqua, ci teniamo tantissimo. » ha sottolineato il sindaco di Cattareale Francesco Nelli. «Grazie al lavoro di tutti, oggi ci riappropriamo del nostro santuario, nella speranza che il prossimo anno si possa celebrare la funzione all’interno della chiesa e che si possa fare anche la nostra amata processione» ha poi concluso.

Dopo la funzione, il vescovo si è recato alla fonte per benedire la statua della madonna, delle pecorelle e delle veggente, sistemate accuratamente da una famiglia locale. Questo breve pellegrinaggio ha sostituito, per quanto possibile, il pranzo che i fedeli erano soliti fare dopo la messa. Per quanto ancora la situazione pandemica obblighi ad un certo rigore, quel che è certo è che da oggi Cittareale, grazie all’impegno della Diocesi, torna ad avere in funzione un cuore pulsante a dimostrazione che sì, dal 2016, qualcosa sta finalmente cambiando.

La chiesa di Sant’Antonio Abate è pronta per l’intervento definitivo di miglioramento sismico

Anche la chiesa di Sant’Antonio Abate a Cornillo Nuovo di Amatrice si prepara all’intervento definitivo di miglioramento sismico. Come la chiesa di San Giorgio Martire a Terracino, questo organismo edilizio rappresenta un gioiello culturale per via della massiccia presenza di opere d’arte e di affreschi.

Il sisma del 2016 ha fatto sì che l’edificio riportasse delle importanti lesioni nella facciata, nelle pareti laterali e nella vela che hanno reso necessario l’intervento di messa in sicurezza. Non meno impegnativa è stata la messa in sicurezza delle opere d’arte conservate all’interno della chiesa. Sono state infatti recuperate e trasportate nel deposito della Scuola Forestale Carabinieri di Cittaducale, più di 40 opere tra suppellettili liturgiche, paramenti sacri e libri dell’archivio parrocchiale, tra i quali dei messali datati XVII e XVIII secolo.

Tra esse, spicca inoltre il tabernacolo ligneo in forma di tempietto dipinto con l’immagine del Cristo risorto e dei santi Giovanni e Antonio Abate, siglato con il nome del donatore, Cherubino de Jacobo, con data 1568.

In situ, sono state messe in sicurezza le due statue in terracotta raffiguranti Sant’Antonio abate, nella nicchia dell’altare maggiore, e la Vergine orante con il Bambino sull’altare laterale destro, attribuite allo scultore abruzzese Saturnino Gatti, protagonista del rinascimento aquilano. Non danneggiati invece i cicli pittorici ad affresco, in cui spicca la raffigurazione delle dodici Storie di Sant’Antonio abate di Dionisio Cappelli.

L’intervento di ricostruzione è quindi volto a ripristinare l’edificio per garantirne la sicurezza e la continuità di culto, non dimenticando le esigenze di conservazione e di tutela attiva.

San Giorgio Martire in Terracino: un gioiello edilizio e culturale

La chiesa di San Giorgio Martire nella frazione Terracino di Accumoli rappresenta un organismo edilizio di particolare interesse culturale sia a causa della sua particolare conformazione architettonica, sia per la cospicua presenza di affreschi.

Infatti, la chiesa, dalla planimetria quadrata, si presentava e si presenta tutt’ora, divisa in due navate separate da un pilastro centrale, caratteristica derivante dell’influsso lombardo.

L’interno è gremito di opere d’arte: già a partire dal portale in arenaria, si trovano affreschi volitivi rinascimentali. Sul presbiterio, invece, a dominare è quello di san Giorgio. L’edificio ospita altresì una tela settecentesca raffigurante San Giorgio, una statua in terracotta di una Madonna in trono e un affresco con un Crocefisso.

L’intero stabile ha cambiato aspetto con la realizzazione del campanile avvenuta nel 1936, poiché ha sottratto una parte dello spazio dedicato alla navata destra.

Gli eventi sismici del 24 agosto e successivi, hanno reso necessario un tempestivo intervento di messa in sicurezza. Il manufatto, già provato dalle scosse dell’intera sequenza sismica, ha subito ulteriori danni in seguito agli eventi del 18 gennaio 2017.

Dopo tali sollecitazioni, l’edificio ha riportato danni in alcune parti della struttura. In particolare nei setti murari portanti, negli archi che separano le due navate e negli appoggi delle travi della copertura.

Perciò, l’intervento di messa in sicurezza è stato rivolto a limitare crolli delle pareti perimetrali e la caduta dall’alto di materiali del campanile. Particolarmente delicata è stata anche la messa in sicurezza degli affreschi.

Oggi, la chiesa si prepara ad un intervento definitivo di miglioramento sismico, volto a riparare il danno subito ed eliminare le carenze strutturali, per garantire la continuità del culto, nel pieno rispetto delle opere d’arte che la caratterizzano.

Frazioni di Amatrice, questionario ed incontri on line per definire la ricostruzione

Si delinea il processo di ricostruzione anche delle frazioni di Amatrice.  Come avvenuto per l’ambito zero, centro storico di Amatrice, anche la preparazione dei PSR – Programma straordinario di ricostruzione – per i restanti ambiti intende seguire un percorso inclusivo e di condivisione con i cittadini e le cittadine.

Per poter raccogliere alcune prime informazioni e non essendo ancora possibile, a causa delle limitazioni Covid19, procedere in tal senso con riunioni e consultazioni in presenza, il Comune di Amatrice, con la preziosa collaborazione di ActionAid, nell’ambito della loro collaborazione con la Struttura del Commissario, ha predisposto un sondaggio e messo in calendario una serie di incontri online con la popolazione delle frazioni. L’obiettivo è appunto quello di arrivare presto alla redazione dei PSR per gli ambiti mancanti (1,2,3,4)

È a disposizione sul sito ufficiale del Comune il link, curato da ActionAid, per poter partecipare a un questionario che ha lo scopo di raccogliere informazioni utili alla tutela della memoria e al contempo raccogliere indicazioni e osservazioni in merito all’accelerazione della ricostruzione e al miglioramento della qualità urbana delle frazioni.

Per le frazioni dell’Ambito 3 sono state già programmate le riunioni virtuali, che si terranno sulla piattaforma Microsoft Teams, e a cui si potrà accedere tramite link diretto e nel dettaglio:

https://teams.microsoft.com/l/meetup-join/19%3ameeting_MjAxODk3MzQtOTYxMi00MWIxLTlhNGItMTZkMDJiZDdjODBh%40thread.v2/0?context=%7b%22Tid%22%3a%223f6a031c-aea6-43f4-9197-7c4d92d3722b%22%2c%22Oid%22%3a%22c73a2883-a6b9-496e-896e-578cff0816cd%22%7d

• Venerdì 14 Maggio ore 17.00 Capricchia-Castel Trione-Francucciano-S.Martino-Ferrazza
• Sabato 15 Maggio ore 12.30 Prato-Cascello-Collepagliuca
• Sabato 15 Maggio ore 10.00 Cossara-Moletano-Collecreta-Voceto

Per queste frazioni la scadenza per la compilazione del questionario è Venerdì 14 maggio.

Per tutti gli altri ambiti la scadenza di compilazione è fissata il 26 Maggio.

Il link per il questionario è il seguente:

https://forms.office.com/pages/responsepage.aspx?id=HANqP6au9EORl3xNktNyK4MoOse5pm5JiW5XjP8IFs1UMzNET0pKTFFHV0FGS0JLWDNEVzBSRURXWC4u

I tempi sono stretti, ma l’amministrazione pubblica sta cercando di accelerare questa fase in modo da dotare il prima possibile tutte le Frazioni del PSR, elemento imprescindibile per il reale avvio del processo ricostruttivo.