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Legnini: «La ricostruzione acceleri anche nei centri più colpiti»

Nuova visita del Commissario Straordinario, Giovanni Legnini, ad Amatrice, Accumoli e Arquata del Tronto, da qualche settimana al centro di un piano per sbloccare la ricostruzione anche degli edifici privati nei centri più colpiti dal terremoto di oltre cinque anni fa.

«Dobbiamo accelerare dovunque sia possibile. Anche qui e soprattutto qui, perché Amatrice, Accumoli e Arquata, non possono restare indietro rispetto al resto del cratere» ha detto il Commissario. «In questi tre comuni il terremoto, oltre a centinaia di vittime, ha causato una quantità di danni enorme all’edilizia privata, residenziale e produttiva. Parliamo di 1,2 miliardi nella sola Amatrice, 630 milioni ad Arquata, 360 milioni ad Accumoli. Le risorse per riparare e ricostruire le case ci sono, tutte le procedure sono state estremamente semplificate, adesso dobbiamo affrontare con decisione i problemi specifici che, nei singoli centri, impediscono di procedere. I sindaci devono fare dei cronoprogrammi ed indicare ai cittadini i tempi per la presentazione dei progetti, sia nei centri storici che nelle frazioni. Non possiamo più perdere altro tempo», ha aggiunto Legnini, che ad Amatrice oggi ha partecipato alla cerimonia di consegna di due condomini con 85 appartamenti al loro interno, ricostruiti dopo il sisma, tra i primi nel centro storico della città, rasa al suolo dal terremoto dell’agosto 2016.

Ad Amatrice, che conta oltre 3 mila edifici lesionati, sono state presentate 807 domande e ne sono state approvate 410, per un importo di 234 milioni di euro, mentre i lavori già terminati sono 136. Ad Accumoli, con oltre mille edifici inagibili, si contano appena 131 domande presentate, 75 accolte e 18 cantieri chiusi, dopo cinque anni e mezzo. Ad Arquata del Tronto, dove gli immobili lesionati sono quasi 2 mila, le richieste di contributo sono 202, delle quali 154 sono state approvate e 57 cantieri già arrivati alla conclusione dei lavori.

Amatrice, consegnate le abitazioni di piazza Sagnotti

Qualche fiocco di neve ha accompagnato questa mattina la consegna di 56 appartamenti nel Condominio Picente-Il Casaletto di piazza Sagnotti, ad Amatrice. Le abitazioni erano attese da tempo, ricostruite dopo i crolli dovuti al terremoto del 2016. A queste se ne aggiungeranno altre 26 che saranno consegnate il prossimo 11 marzo 2022 per un totale di 82 famiglie che possono così tornare a respirare un po’ di normalità. Prospettiva sottolineata dal sindaco di Amatrice, Giorgio Cortellesi che, proprio parlando di «inizio della normalizzazione», ha sottolineato quanto la consegna delle unità abitative sia il segno di un ritorno alla vita del borgo.

Presente alla cerimonia anche il Commissario alla ricostruzione, Giovanni Legnini, che non ha voluto porre alcuna enfasi sul momento. «Sappiamo – ha spiegato – le sofferenze che hanno condotto sin qui». E affrontando il nodo dei tempi molto lunghi tra la fine dei lavori e l’effettiva consegna degli immobili, il Commissario ha preso l’impegno di semplificare le procedure richieste per quest’ultimo tratto, «dopo aver disboscato per quanto possibile tutti gli ostacoli all’esecuzione dei lavori».

«Ho visto negli occhi dei proprietari di queste case che il momento è particolarmente emozionante», ha notato il vescovo Domenico prima di benedire i locali. «Finalmente tornano ad avere un tetto sulla propria testa: chiediamo a ciascuno l’avvertenza di capire che queste case sono state costruite sulla roccia: di uno Stato che ha mantenuto la sua promessa, di tecnici che sono stati veloci nel portare avanti i lavori, di privati che si sono dati pensiero di realizzare questa struttura. Questa roccia – ha aggiunto mons Pompili – è quella di cui abbiamo bisogno perché si moltiplichino giornate come quella di oggi».

Al significativo passo in direzione della ricostruzione non si è mancato di affiancare il pensiero alla tragedia delle famiglie ucraine colpite dalla guerra. Per dare un nostro contributo positivo, arriva dal Comune l’intenzione di mettere a disposizione alcuni alloggi abitativi: «L’emergenza che sta sconvolgendo la comunità internazionale ed il mondo intero – ha dichiarato il vice sindaco Roberto Serafini – deve essere affrontata subito, con impegno immediato, da parte di tutti. La priorità oggi è aiutare concretamente chi è in gravi difficoltà e in fuga dalla morte».

«Quando c’è stato il terremoto – ha ricordato Serafini – Amatrice è stata il cuore della solidarietà italiana e del mondo. Ecco, ora, come Amministrazione, sentiamo la necessità e l’urgenza di ricambiare queste persone sfortunate con lo stesso amore. La guerra è come il terremoto: sconvolge e distrugge la vita in pochi secondi. Estendiamo il nostro appello agli altri comuni del cratere. Ci auguriamo che anche loro possano aderire a questa iniziativa».

Amatrice, in consegna 56 appartamenti

Domani, durante una cerimonia pubblica, presente il commissario Giovanni Legnini, saranno consegnate ai cittadini di Amatrice 56 unità abitative (Condominio Picente-Il Casaletto). A queste se ne aggiungeranno altre 26 (Condominio Montegorzano), il prossimo 11 marzo, per un totale di 82.

«Amatrice comincia ad avere una casa – ha dichiarato Giorgio Cortellesi – quel bene fondamentale e irrinunciabile che tutti aspettavano e aspettavamo dai giorni drammatici del terremoto. Questo è solo l’inizio della normalizzazione, condizione indispensabile per tornare a vivere con dignità la nostra città. E ripartire, ricostruire da tutti i punti di vista, familiari, sociali, economici. L’impegno dell’Amministrazione è proseguire su questa strada con sempre maggiore velocità ed efficacia».

«Siamo felici di questo primo risultato – ha continuato Cortellesi – e abbracciamo tutti i nostri concittadini per la pazienza che hanno avuto. Hanno dimostrato, come noi, di crederci, di non mollare mai, di resistere, al di là delle difficoltà e delle lungaggini burocratiche».

Territorio e Comunità: a Illica incontro con associazioni e imprenditori per la rinascita della comunità

Dopo diverso tempo, una missione di Territorio e Comunità è riuscita finalmente a risalire ad Illica. L’obbiettivo della visita è stato quello di passare del tempo di persona – nonostante proseguano i rapporti con gli infernali congegni digitali – insieme ai giovani imprenditori della zona e gli amici, consolidando i rapporti e fissando le basi per varie iniziative, per il breve e lungo periodo. Dopo il mese di dicembre, nel quale l’associazione per la promozione delle eccellenze agroalimentari italiane Retrogusto, con i cesti natalizi, ha promosso e distribuito i prodotti tipici delle aziende del cratere del terremoto, si riparte di slancio

«Il punto di ritrovo – raccontano dal gruppo – è stato presso il B&B Lago Secco di Illica dove oltre ai risultati della campagna natalizia, tra un progetto ed un altro, uno scambio di idee e dei sani confronti, abbiamo potuto gustare anche la cucina di Clementina. All’ordine del giorno, il programma primavera estate del nostro progetto. Si partirà con l’organizzazione di una giornata per la promozione nella provincia di Roma dei prodotti del territorio di Accumoli invitando a partecipare sempre più imprenditori locali. L’obbiettivo consisterà nel promuovere il territorio per tutte le straordinarie prerogative che lo contraddistinguono, impegnandoci nella valorizzazione e nella partecipazione più ampia possibile. La data indicativa è quella di sabato 9 aprile. Sempre per lo stesso calendario eventi, abbiamo già avuto notizie rassicuranti circa la possibilità di poter usufruire del terreno, gentilmente concesso lo scorso anno da Sabrina Cappellanti e potremo così svolgere la seconda edizione di “Ritorno ad Illica”. Anche per questo evento, la data indicativa, come per lo scorso anno sabato 16 luglio».

Altro spunto interessante, è stato proposto da un noto ed importante produttore di birra artigianale locale. L’idea è quella di organizzare in collaborazione un evento nei pressi della sede temporanea del comune di Accumoli, una festa pensata per l’inizio dell’autunno prossimo. Nel corso del pranzo è arrivata anche la comunicazione della partecipazione e dell’assegnazione di un bando regionale. Un progetto che ha visto protagonisti proprio gli imprenditori di Lago Secco, insieme a tanti interlocutori privati e pubblici che saranno protagonisti di una grande stagione di rinascita per questo straordinario angolo d’Italia.

Una giornata di confronto e lavoro proficuo quindi, che ha confermato i legami solidi con questa terra e con i suoi abitanti. Collaborare e scommettere su di loro è doveroso, giusto ed entusiasmante e, nel merito, Territorio e Comunità ha colto l’occasione per rinnovare fattivamente e concretamente tali propositi. È significativo dunque, anche per tutto l’impegno e la tenacia che profondono, nel realizzare quel sogno così reale che coniuga territorio, cultura, sviluppo ed economia, contro ogni distruzione materiale ogni lacerazione sociale

Governo, primo passo verso il Codice della Ricostruzione. Per Curcio, Legnini e Grande una riforma storica

Via libera dal Consiglio dei Ministri al disegno di legge delega per l’adozione di un “Codice della ricostruzione”. «Una riforma di portata storica, che punta a definire un quadro normativo uniforme per le attività di ricostruzione post sisma, con l’attuazione di un modello che garantisca certezza, stabilità e velocità di questi processi, e che al tempo stesso assicuri una ripresa delle attività economiche e sociali nei territori colpiti», hanno sottolineato il Commissario Straordinario per la ricostruzione 2016, Giovanni Legnini, il Capo Dipartimento della Protezione Civile, Fabrizio Curcio, il Capo Dipartimento Casa Italia, Elisa Grande, che hanno contribuito alla stesura del testo.

Oggi in Italia sono in corso almeno sette ricostruzioni post sisma, ciascuna con le sue regole, le sue procedure, un proprio modello di gestione. Il “Codice” nasce proprio per superare questa frammentazione, che genera confusione normativa e diseguaglianze nei diritti riconosciuti ai cittadini colpiti dalle catastrofi naturali. La delega propone la creazione di uno specifico Dipartimento delegato alle ricostruzioni nell’ambito della Presidenza del Consiglio, in coordinamento con il Dipartimento della Protezione Civile, con possibilità di nomina di Commissari straordinari per le ricostruzioni più complesse, e l’introduzione di uno “stato di ricostruzione”, distinto e susseguente allo “stato di emergenza”. Sarà possibile in sostanza realizzare quel passaggio coordinato tra prima assistenza alla popolazione e gestione dello stato di emergenza, affidati al sistema di Protezione Civile, e la successiva fase di ricostruzione.

Si introducono, inoltre, alcuni principi nuovi ed importanti. Innanzitutto, quello che i processi di ricostruzione non si limitino alla riparazione materiale dei danni, ma assicurino ai territori colpiti anche il recupero del tessuto socioeconomico, ad esempio con gli aiuti alle imprese. Si prevede poi che, in caso di danni molto elevati e di situazioni complesse, si possa attuare una ricostruzione pubblica dei centri urbani e storici dei comuni più colpiti attraverso progetti unitari. Per il rifacimento delle opere pubbliche si prevedono anche semplificazioni e meccanismi di accelerazione, come l’obbligo di utilizzare centrali uniche di committenza. Per la prima volta, inoltre, si apre alla possibilità di introduzione di polizze assicurative private per il ristoro dei danni da sisma, delegando il Parlamento a valutare l’eventuale introduzione di forme di indennizzo diverse dal contributo pubblico.

Molte delle soluzioni proposte dalla delega sono mutuate dalle esperienze passate, ed in particolare dalle più recenti innovazioni nella ricostruzione post sisma 2016, come  il modello di gestione multilivello delle grandi ricostruzioni, affidate ad una Cabina di coordinamento, guidata dal Capo del Dipartimento o dal Commissario, con i presidenti delle Regioni interessate, i rappresentanti dei sindaci ed il Capo Dipartimento della Protezione Civile, con il quale vengono stabilite precise modalità di raccordo nel passaggio dalla fase di emergenza a quella della ricostruzione. Viene poi confermato il modello amministrativo delle attività di ricostruzione, basato sugli Uffici Speciali Regionali, che assistono i comuni anche nella pianificazione urbanistica e attuano gli interventi pubblici più rilevanti, così come quello del monitoraggio, basato sulle piattaforme digitali, e dei controlli di legalità, con il rafforzamento della Struttura di missione del Ministero dell’Interno.

La nuova struttura della Presidenza del Consiglio potrà essere dotata di un contingente di personale tecnico altamente specializzato, ricorrendo a professionalità attualmente impegnate nelle ricostruzioni dell’Aquila, dell’Emilia-Romagna e del Centro Italia.

«Tutto il Servizio Nazionale della Protezione Civile darà il suo contributo di esperienza al grande cantiere normativo che prenderà il via grazie alla legge delega approvata oggi dal Consiglio dei Ministri. È un risultato particolarmente importante perché da tempo sentivamo l’esigenza di armonizzare, in caso di grandi terremoti, il superamento dell’emergenza e la fase di ricostruzione. La scelta del Governo consente di avviare questo percorso che garantirà ai cittadini non solo una pronta risposta all’emergenza ma anche uniformità di trattamento su tutto il territorio nazionale», ha aggiunto il Capo Dipartimento della Protezione Civile, Fabrizio Curcio.

«Si tratta di una proposta virtuosa, resa possibile dalla collaborazione e dalla condivisione delle esperienze di tutti. L’idea di fondo è quella di assicurare una policy stabile della ricostruzione e messa in sicurezza del territorio, ispirata ai principi di semplificazione, accelerazione dei tempi e dello sviluppo. Un modo per individuare un’ordinarietà nella straordinarietà dell’emergenza ricostruzione perché, come suggerito dalla Corte dei Conti, anche nella fase successiva all’emergenza è necessaria una regolamentazione che individui modelli organizzativi e procedurali idonei a dare certezza e a ridurre i tempi della ricostruzione», ha detto il Capo del Dipartimento Casa Italia, Elisa Grande.

«Ringrazio il Governo per l’approvazione del disegno di legge delega che potrà finalmente essere sottoposto all’esame del Parlamento, presso il quale pende già il disegno di legge dell’On.le Pezzopane. Mi auguro che si proceda celermente con l’approvazione del testo, in tempo utile per il varo del Codice entro la Legislatura, una riforma che potrà finalmente dare certezze ai cittadini, alle imprese e agli enti locali dei territori colpiti dai terremoti, così superando le lungaggini e le incertezze che hanno da sempre caratterizzato l’avvio dei processi di ricostruzione», ha concluso il Commissario Giovanni Legnini.

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Ricostruzione, Legnini: «Ci sono condizioni per accelerare, non accettabili altri ritardi»

«Oggi, anche grazie alla conferma del Superbonus al 110% per quattro anni, ci sono le migliori condizioni possibili per ricostruire case sicure e sostenibili dal punto di vista ambientale. Lo Stato, che ha già messo a disposizione della ricostruzione del Centro Italia 14 miliardi di euro e 1,8 miliardi con il Fondo complementare al Pnrr per lo sviluppo economico, sta facendo in pieno la sua parte. Adesso è ora che tutti i protagonisti della ricostruzione, cittadini, tecnici, sindaci, uffici regionali, facciano la loro con il massimo impegno possibile. Non possiamo accettare ulteriori ritardi, indecisioni o comportamenti opportunistici: dove si può, si deve ricostruire». Lo ha detto il commissario straordinario di governo per la ricostruzione post sisma 2016, Giovanni Legnini, incontrando oggi i giornalisti e i rappresentanti delle associazioni e dei comitati dei cittadini per fare il punto sulla Legge di Bilancio, il fondo del Pnrr per le aree sisma, l’andamento dei lavori nel cratere e le decisioni che saranno prese entro fine anno, a cominciare dal nuovo calendario delle scadenze per la presentazione delle domande, che riguarderà in primo luogo i percettori del Cas (contributo di autonoma sistemazione) e delle altre forme di assistenza.

«Ci sono, infatti, circa 7.500 famiglie che percepiscono il Cas, che occupano le casette ma che oggi dopo 5 anni non ancora presentano i progetti per la ricostruzione dei propri edifici privati», ha rilevato il commissario straordinario alla ricostruzione del Centro Italia. «Adesso i titolari Cas e delle Sae (soluzioni abitative in emergenza) dovranno presentare i progetti, altrimenti per chi non lo farà entro il 30 giugno prossimo ci sarà una sanzione», ad esempio la sospensione dello stesso Cas. «Dall’avvio della ricostruzione sono già rientrate in possesso dell’abitazione 15mila famiglie, ma il grosso del lavoro è ancora davanti a noi, perché dovremo ricostruire almeno altri 40mila edifici».

L’ex magistrato ha poi fatto il punto sulla ricostruzione: su 80mila edifici danneggiati dai terremoti del 2016 e 2017, sono state presentate 60mila manifestazioni di interesse a ricostruire. Nel 2021 sono stati 5.900 i cantieri autorizzati (2.185 quelli ultimati), circa il doppio di quelli decretati nel 2020 e quasi la metà dell’intera decretazione. Dall’inizio della ricostruzione il totale ammonta a 12mila cantieri. I danni stimati «ammontano a 26 miliardi di euro, ad oggi abbiamo stanziato 14 miliardi che permettono una copertura sufficiente per diversi anni», ha sottolineato il commissario. «Abbiamo risorse e strumenti adeguati che ci permettono di programmare al meglio anche la ricostruzione privata. Il termine per la presentazione delle richieste di contributo viene spostato in linea generale a fine 2022, ma per la prima volta ci saranno delle scadenze intermedie. I beneficiari dell’assistenza, se non hanno impedimenti oggettivi, dovranno presentare la domanda entro il 30 giugno, a pena di sospensione degli stessi benefici», ha detto Legnini, registrando il consenso dei comitati e delle associazioni dei cittadini. «Nello stesso tempo – ha aggiunto il commissario – avvieremo un’azione nei comuni più colpiti, dove la ricostruzione in alcuni casi è ancora molto indietro, spingendo i sindaci a predisporre dei cronoprogrammi puntuali per la presentazione delle domande dei privati».

«In questi due anni abbiamo rimosso gli ostacoli normativi e procedurali più evidenti. Oggi riscontriamo difficoltà legate all’andamento del mercato dell’edilizia, prima saturato dal successo del Superbonus, poi ingessato dall’aumento dei prezzi». Rispondendo a una domanda sull’incremento dei costi delle materie prime, il commissario ha riferito: «Abbiamo già deciso un primo aumento del contributo di ricostruzione, ma entro febbraio avremo anche un nuovo prezzario, più aderente alle condizioni attuali del mercato». «Nel frattempo – ha aggiunto Legnini – i progettisti possono usare i prezzari regionali, già adeguati, e contare sul riconoscimento dei maggiori costi per i lavori già iniziati e sul Superbonus al 110% che consente di coprire la spesa per gli interventi di riparazione che resterebbero sulle spalle dei proprietari». Domani, ha concluso il commissario, ci sarà l’ultima Cabina di coordinamento per approvare le ultime Ordinanze speciali attuative del Fondo Pnrr da 1,78 miliardi. Saranno definiti, in particolare, gli interventi della Misura B, che stanza 700 milioni di euro in gran parte a favore delle imprese del cratere. Sempre domani il commissario firmerà l’Ordinanza per il rinvio dei termini per la presentazione delle richieste di contributo e la nuova Ordinanza speciale per la ricostruzione di altre 189 scuole nelle quattro regioni del cratere, e l’adeguamento delle risorse per altre 80 scuole già finanziate.

«Di terra e colore»: sculture mariane delle terre del sisma tornano al pubblico

Presentate nella sala degli Stemmi di Palazzo Papale, a Rieti, la Madonna Lactans e la Pietà: due opere in terracotta policroma restaurate grazie ai contributi raccolti grazie ad Art Bonus per il Terremoto.

I beni provengono, rispettivamente, dalla Chiesa di Sant’Agata di Grisciano, frazione di Accumoli (Madonna Lactans, opera di Giacomo e Raffaele da Montereale) e dalla Chiesa di Santa Maria della Misericordia di Accumoli (Pietà, di autore anonimo) e tornano alla fruibilità della comunità reatina attraverso l’esposizione “Di terra e colore”, una mostra che racconta le sculture mariane provenienti dai territori del sisma.

Il progetto di restauro delle due terracotte fa parte della più ampia programmazione di restauro dei beni custoditi nei depositi allestiti durante l’emergenza sisma 2016 e si configura all’interno delle attività dell’Ufficio del Soprintendente Speciale per le aree colpite dal sisma del 24 agosto 2016 del Ministero della Cultura che, attraverso il il progetto trasversale “Sisma 2016. Progetto per la diagnostica, la progettazione e il restauro dei beni storico-artistici mobili colpiti dai sismi del 2016 nelle regioni Abruzzo, Lazio, Marche, Umbria“, si pone l’obiettivo di restituire tale patrimonio culturale alla pubblica fruizione attraverso l’affidamento dei progetti di restauro e recupero delle opere colpite dal terremoto del Centro Italia.

Alla presentazione hanno preso parte, il vescovo di Rieti monsignor Domenico Pompili, il Direttore Generale Sicurezza del Patrimonio Culturale Marica Mercalli e il Soprintendente Speciale Sisma 2016 del MiC Paolo Iannelli. Presenti anche il Funzionario storico dell’arte del MiC Giuseppe Cassio – direttore dei lavori, il Funzionario restauratore del MiC del Monica Sabatini – progettista, e Carlotta Capitani de L’OFFICINA (Consorzio di ditte individuali artigiane) – impresa che ha curato il restauro.

Le opere

Le opere afferenti a questo progetto qui presentate sono in terracotta, un materiale povero, tuttavia estremamente elegante quando lavorato con sapiente maestria. La scultura in terracotta ha sempre sofferto di una subordinazione nei confronti di materiali più nobili, come il bronzo e il marmo.

Perché questo pregiudizio? I motivi sono diversi, dalla deteriorabilità del materiale che viene più comunemente utilizzato dagli artisti per bozzetti e studi, al suo frequente uso in ambito devozionale, espressione della cultura popolare e locale. Ed è qui che ci troviamo nel reatino, in territori di confine, davanti ad opere riconducibili a personalità artistiche solo in parte delineate, che rielaborano, con diverse capacità, le aperture culturali locali, fortemente devozionali, alle influenze di contesti più colti e innovativi. Il patrimonio diffuso del reatino è testimonianza infatti di linguaggi figurativi sviluppatisi in territori caratterizzati da intensi scambi commerciali e commistioni artistiche.

E la terracotta, nelle opere qui presentate, ben unisce esigenze devozionali – esaltate dal forte realismo che questo materiale ben esprime, come nella Pietà della Chiesa di S. Maria della Misericordia di Accumoli – insieme a forme di estrema eleganza e raffinatezza, come nella Madonna Lactans proveniente dalla Chiesa di S. Agata a Grisciano, piccola frazione di Accumoli.

Già affidata in passato dalla critica a “scuola abruzzese” con attribuzioni poco convincenti, la scultura è stata restituita da Giuseppe Cassio ai fratelli Giacomo e Raffaele da Montereale. Considerato il soggetto, quest’opera bene incarna l’intensa devozione al culto della Madonna del latte, così diffuso nella civiltà rurale dell’Italia centrale, e legato al tema della fecondità, della natalità, come retaggio dei culti pagani, in una traduzione dalle linee sobrie ed eleganti.

I danni e le operazioni di pronto intervento

Entrambe le opere sono realizzate in blocchi di terracotta sovrapposti lavorati a mano e dipinti con strati policromi applicati a freddo.

La Pietà si trovava sull’altare maggiore della chiesa e ne rappresentava l’immagine simbolica principale; è stata recuperata in grandi frammenti dovuti al crollo dell’edificio.

È stata quindi schedata secondo le direttive del Sistema Informativo Territoriale Carta del Rischio, imballata e trasportata al deposito allestito durante la fase emergenziale dal MiC presso la Scuola Forestale Carabinieri di Cittaducale.

Anche la Madonna Lactans, una volta recuperata e schedata, è stata imballata e portata al deposito di Cittaducale per ricevere il primo intervento di messa in sicurezza, che ha previsto l’analisi dello stato di conservazione, del degrado e del danno in vista della programmazione dell’intervento generale di restauro, che si è appena concluso.

Durante questa prima fase sono state effettuati le operazioni di pronto intervento come la spolveratura e la ricomposizione di piccoli frammenti erratici e dei grandi pezzi della struttura.

Il progetto di restauro

Il progetto di restauro del gruppo di opere mobili in terracotta custodite presso il deposito reatino di Cittaducale fa parte della più ampia programmazione di restauro dei beni custoditi nei depositi allestiti durante l’emergenza, con l’obiettivo di restituire tale patrimonio culturale alla pubblica fruizione.

In particolare nel reatino tali attività sono state coordinate in accordo con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le Province di Frosinone, Latina e Rieti (ora per l’area metropolitana di Roma e la provincia di Rieti), e sono state bene illustrate nella mostra Rinascite. Opere d’arte salvate dal sisma di Amatrice e Accumoli. 17/11/17-11/02/18, Terme di Diocleziano, Roma (qui il contributo a cura di RAICultura). La mostra ha avuto come duplice obiettivo di ricostruire le relazioni tra opere e territorio e di rivivere l’attività di recupero del patrimonio artistico condotta in maniera sistematica nelle zone devastate dal sisma, anche attraverso una serie di scatti fotografici d’autore di Paolo Rosselli.

Le operazioni che hanno interessato le due sculture hanno previsto una serie di interventi conoscitivi come l’analisi diagnostica e la documentazione fotografica. Si è passati poi agli interventi conservativi volti al consolidamento dei supporti, al ristabilimento della coesione degli strati preparatori e pittorici, alla ricomposizione e alla integrazione plastica in base allo studio filologico delle opere, per poi passare alla pulitura, alla stuccatura e alla reintegrazione pittorica con verniciatura finale.

Quest’ultimo aspetto ha tenuto conto dell’istanza devozionale ed è per questo che si è deciso di eliminare ogni genere di interferenza causata da una diversa interpretazione fornita dall’ultimo restauro documentato negli anni Ottanta del secolo scorso. Le opere sono state dotate di strutture all’avanguardia atte a sostenerne il peso e a mantenere l’integrità dell’insieme in piena sicurezza. Le strutture sono state progettate per garantire la movimentazione e la flessibilità di collocazione dando l’opportunità di renderle autonome e non più vincolate alle strutture architettoniche che le ospitavano e che fungevano da potenziali elementi di rischio.

Casa Futuro: una spinta alla rinascita delle zone terremotate

Si è svolta questa mattina, ad Amatrice, la cerimonia di posa della prima pietra di Casa Futuro, uno dei più impegnativi progetti di ricostruzione privata nelle zone colpite dal terremoto dell’agosto 2016. La nuova struttura, promossa dalla diocesi di Rieti e dall’Opera Nazionale per il Mezzogiorno d’Italia sorgerà nell’area del complesso “Padre Giovanni Minozzi”, edificio storico di grande importanza per Amatrice e per tutto il territorio circostante che fin dalla sua nascita, nel 1920, è stato “un luogo di trasmissione del sapere e di accoglienza” grazie alla presenza dei padri della Congregazione Famiglia dei Discepoli della Fondazione Don Minozzi. Per mons. Domenico Pompili, vescovo di Rieti, “l’avvio del cantiere è una spinta alla rinascita delle terre colpite dal sisma”.

Il progetto. Il progetto, redatto dallo studio dall’architetto Stefano Boeri e ispirato all’idea di ecologia integrale espressa da papa Francesco nella sua enciclica Laudato si’, prevede “quattro corti”, spazi che uniscono “i piani della contemplazione e dell’azione”: la “Corte Civica” che ospiterà la sede comunale, una sala polifunzionale e una biblioteca pubblica con un piano interrato destinato a parcheggio e locali tecnici per il funzionamento dell’edificio; la “Corte del Silenzio”, orientata con la Torre Civica e la chiesa di Santa Maria dell’Assunta, che ospiterà la Casa Madre dell’Opera Nazionale con le residenze dei religiosi, una struttura di accoglienza e un centro assistenziale da destinare a casa di riposo; ci saranno anche ambienti museali e liturgici, un giardino e uno spazio comune a servizio degli ospiti; la “Corte dell’Accoglienza” che sarà dedicata a funzioni di ospitalità per i giovani, con un teatro/auditorium, spazi ricreativi, mensa e sale per la formazione; la “Corte delle Arti e dei Mestieri”, infine, ospiterà laboratori didattici e di trasformazione dei prodotti agroalimentari provenienti dalle filiere locali.

Il cantiere. Il cantiere, si legge in un comunicato della diocesi di Rieti, “è stato consegnato il 27 settembre alle imprese che si sono aggiudicate i lavori in seguito alla procedura negoziata di selezione disposta dall’Opera nazionale per il Mezzogiorno d’Italia con il supporto della diocesi di Rieti. Per l’esecuzione dei lavori l’Ufficio speciale per la ricostruzione (Usr) del Lazio ha emesso un decreto di contributo di 48 milioni di euro”. Alla cerimonia erano presenti oltre al vescovo, don Savino D’Amelio, superiore generale della Famiglia dei Discepoli di don Minozzi, e don Michele Celiberti, presidente dell’Opera nazionale per il Mezzogiorno d’Italia, con il Commissario straordinario alla ricostruzione sisma 2016, Giovanni Legnini, il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, il sindaco di Amatrice, Giorgio Cortellesi e l’architetto Stefano Boeri. A margine della cerimonia, il Sir ha posto alcune domande al vescovo di Rieti, mons. Domenico Pompili.

Qual è il significato di Casa Futuro all’interno dell’opera di ricostruzione delle zone terremotate?

Il significato è che non basta ricostruire ma è necessario rigenerare questa terra. Rigenerazione che passa attraverso i grandi obiettivi che Casa Futuro si propone: essere un luogo di accoglienza per giovani, con un centro studi che si ispira ai principi e alle grandi questioni sollevate dalla Laudato si’; diventare un riferimento per la filiera agroalimentare che sia anche un punto di forza economica rispetto alla situazione del luogo; essere un luogo di accoglienza per gli anziani dove anche la realtà dei padri dell’istituto Don Minozzi e delle sorelle, chiamate ‘ancelle’, potranno avere casa; essere un punto di raccolta di servizi amministrativi, facenti capo al Comune, che serviranno a rimettere in moto la macchina dei beni comuni.

A quali bisogni intende rispondere Casa Futuro?

Anzitutto al bisogno di abitabilità. Questo territorio devastato dal sisma del 2016 richiede nuove forme di insediamenti ecosostenibili che offrano la possibilità di vivere questi luoghi non solo seguendo il criterio dell’identico ma piuttosto quello dell’autentico. Significa guardare avanti e offrire spunti innovativi, non riprodurre semplicemente le forme del passato. Questa è anche la ragione per cui abbiamo affidato il progetto di Casa Futuro all’architetto Stefano Boeri che, in questo ambito, garantisce competenza ed esperienza. I bisogni cui fa riferimento Casa Futuro sono anche quelli della formazione, e qui penso ai giovani, dell’accoglienza delle persone fragili e vulnerabili come gli anziani e della possibilità di conoscere e approfondire la questione ambientale.

Non c’è il rischio che Casa Futuro possa diventare una cattedrale nel deserto?

No, se cerchiamo di continuare ad alimentare quel processo di rigenerazione più ampio di cui Casa Futuro è tassello importante ma non esaustivo. Ciò significa fare in modo che le cosiddette aree interne possano essere rese più facilmente gestibili grazie anche a infrastrutture adeguate. In questo senso non posso non fare riferimento sia al raddoppio della Salaria che alla Ferrovia dei due mari che collegherebbe il Tirreno all’Adriatico, le Marche al Lazio, Ascoli a Roma. Di recente la Rfi, Rete Ferroviaria Italiana, ha manifestato l’intenzione di procedere ad uno studio di fattibilità su cui si è concentrata l’attenzione e l’adesione delle istanze politiche e istituzionali del territorio. Questa ferrovia sarebbe veramente una svolta perché favorirebbe l’accessibilità di questi territori e la loro affidabilità in termini di opportunità di lavoro, di servizi a cominciare dalla salute e dalla scuola. Tutto ciò permetterebbe alle giovani famiglie di poterci restare. Si evitano cattedrali nel deserto se questi territori vengono messi in grado di fuoriuscire dal loro atavico isolamento e diventare spazi agognati per la loro grande qualità della vita e per il rapporto che c’è tra costi e benefici. Viverci sarebbe una scelta e non una congiuntura.

Il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) potrebbe, in questo senso, essere un’opportunità da cogliere?

Ci sono delle opportunità che non tornano e per questo vanno adeguatamente intercettate così come il Commissario alla Ricostruzione, Giovanni Legnini ha detto in varie occasioni. Bisogna interpretare Amatrice come un punto di riferimento dentro un’area più grande – in generale l’Appennino centrale – che merita di essere ricongiunta con il resto del Paese. È una questione trasversale che il terremoto ha messo ancora di più in evidenza nella sua drammaticità.

Casa Futuro, un modello di ricostruzione per le altre zone terremotate del Centro Italia?

La rigenerazione del Don Minozzi, un’area vasta circa 20mila metri quadrati – corrispondente al centro storico di Amatrice – è un punto nevralgico di questa fase. Credo che il buon esito della ricostruzione del complesso che fu il Don Minozzi costituisca una speranza concreta per dire che le cose stanno effettivamente cambiando.

Il vescovo alla prima pietra di Casa Futuro: «La rigenerazione passa attraverso questi grandi obiettivi»

«Non basta ricostruire ma è necessario rigenerare questa terra». Lo ha detto il vescovo Domenico Pompili a margine della cerimonia della posa della prima pietra di Casa Futuro, uno dei più impegnativi progetti di ricostruzione privata nelle zone colpite dal terremoto dell’agosto 2016.

La nuova struttura, promossa dalla diocesi di Rieti e dall’Opera nazionale per il Mezzogiorno d’Italia, sorgerà nell’area del complesso “Padre Giovanni Minozzi”, edificio storico di grande importanza per Amatrice e per tutto il territorio circostante che fin dalla sua nascita, nel 1920, è stato “un luogo di trasmissione del sapere e di accoglienza” grazie alla presenza dei padri della Congregazione Famiglia dei discepoli della Fondazione Don Minozzi.

Per l’esecuzione dei lavori l’Ufficio speciale per la ricostruzione (Usr) del Lazio ha emesso un decreto di contributo di 48 milioni di euro. Per mons. Pompili, «la rigenerazione passa attraverso i grandi obiettivi che Casa Futuro si propone: essere un luogo di accoglienza per giovani; diventare un riferimento per la filiera agroalimentare e dunque un punto di forza economica; essere un luogo di accoglienza per gli anziani; essere un punto di raccolta di servizi amministrativi, facenti capo al Comune, che serviranno a rimettere in moto la macchina dei beni comuni».

Mons. Pompili si è detto convinto che Casa Futuro non diventerà una cattedrale nel deserto «se cerchiamo di continuare ad alimentare quel processo di rigenerazione più ampio di cui Casa Futuro è tassello importante ma non esaustivo. Ciò significa fare in modo che le cosiddette aree interne possano essere rese più facilmente gestibili grazie anche a infrastrutture adeguate».

A tale riguardo il vescovo ha ribadito l’importanza del raddoppio della Salaria e della Ferrovia dei due mari che collegherebbe il Tirreno all’Adriatico, le Marche al Lazio, Ascoli a Roma. Si tratta di opere che favorirebbero «l’accessibilità di questi territori e la loro affidabilità in termini di opportunità di lavoro, di servizi a cominciare dalla salute e dalla scuola. Tutto ciò permetterebbe alle giovani famiglie di poterci restare. Si evitano cattedrali nel deserto se questi territori vengono messi in grado di fuoriuscire dal loro atavico isolamento e diventare spazi agognati per la loro grande qualità della vita e per il rapporto che c’è tra costi e benefici. Viverci sarebbe una scelta e non una congiuntura». In questo senso il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) potrebbe essere un’opportunità da cogliere.​

Prima pietra per Casa Futuro: «Un modello di ripartenza per l’intero Paese»

«Per il progetto abbiamo voluto ispirarci allo spirito originario del “Don Minozzi” e della sua vocazione a essere un luogo di trasmissione del sapere e di accoglienza. Lo abbiamo fatto attraverso quattro ‘corti’, spazi per la comunità. In nuce Casa Futuro è un progetto di città ed è il modo più bello di partire oggi».

Così l’architetto Stefano Boeri, autore del progetto “Casa Futuro”, in una dichiarazione rilasciata al Sir in occasione della posa prima pietra, ad Amatrice. La nuova struttura, promossa dalla diocesi di Rieti e dall’Opera nazionale per il Mezzogiorno d’Italia, sorgerà nell’area del complesso “Padre Giovanni Minozzi”.

«La corte – ha aggiunto l’architetto – è l’architettura della comunità e il suo concetto appartiene alla storia italiana ed europea». Secondo l’architetto «le sinergie messe in campo da tutti gli attori e gli enti preposti a questo compito hanno funzionato e sono state formidabili nell’attenzione, nella velocità e nell’efficacia nel passaggio tra le intenzioni e le azioni. Anche il cantiere, nel suo piccolo, sarà un modello: lo abbiamo pensato alla stregua di una scuola in cui, per esempio, le macerie verranno per quanto possibile riutilizzate per farne fondazioni, muri di contenimento e per plasmare i pannelli delle facciate dei nuovi edifici. La sfida è bellissima. Credo che Casa Futuro, per tutti questi motivi, possa essere assunto come modello di ripartenza anche per l’intero Paese».

Il progetto, redatto dall’architetto Stefano Boeri, trae ispirazione anche dall’idea di ecologia integrale espressa da Papa Francesco nella sua enciclica Laudato si’. Esso prevede “quattro corti”, spazi che uniscono «i piani della contemplazione e dell’azione»: la “corte civica” che ospiterà la sede comunale, una sala polifunzionale e una biblioteca pubblica con un piano interrato destinato a parcheggio e locali tecnici per il funzionamento dell’edificio; la “corte del silenzio”, orientata con la Torre Civica e la chiesa di Santa Maria dell’Assunta, che ospiterà la Casa Madre dell’Opera nazionale con le residenze dei religiosi, una struttura di accoglienza e un centro assistenziale da destinare a casa di riposo; ci saranno anche ambienti museali e liturgici, un giardino e uno spazio comune a servizio degli ospiti; la “corte dell’accoglienza” che sarà dedicata a funzioni di ospitalità per i giovani, con un teatro/auditorium, spazi ricreativi, mensa e sale per la formazione; la “corte delle arti e dei mestieri”, infine, ospiterà laboratori didattici e di trasformazione dei prodotti agroalimentari provenienti dalle filiere locali.