La centralità archeologica della via Salaria

Il 23 agosto 2021 presso la sala Piovan di Accumoli il professor Carlo Virili ha tenuto una conferenza dal titolo “L’archeologia del territorio di Accumoli: un ingannevole e apparente vuoto!”, volta a delineare la centralità archeologica del territorio, avendo come punto di riferimento la “strada dei due mari”: la via Salaria.

«Un ingannevole vuoto – ha spiegato Virili – sta a significare che, in realtà, la Salaria è stata ed è un catalizzatore. Per evitare di costruire oggi cattedrali nel deserto, bisogna prefigurare un piano di gestione e di rete e fare rete vuol dire andare a ricostruire quel tessuto antico più ramificato rispetto a quello di oggi».

Partendo dalle prime evidenze del luogo, il professore ha dimostrato come le zone interne dell’Italia centrale fossero aree cruciali per la viabilità. Non solo la via Salaria, ma diverse strade diramate alla sua destra e alla sua sinistra emergevano e deperivano in basa all’importanza che acquistava un determinato centro abitato. In base alle prime tracce, risalenti al 600/500 A.C., risulta che oltre allo stampo piceno, prevalente rispetto a quello sabino, ci siano anche dei richiami etruschi, frutto di una dialettica tra aggiornamenti culturali e antichi retaggi. «Il rinnovamento culturale passa per la via Salaria ma è legato anche ad un altro fenomeno, quello della transumanza che, oltre al bestiame, trasportava anche flussi di dee».

Spostando poi l’attenzione all’area archeologica di Palazzo di Grisciano, il professor Virili ha descritto quella che al tempo di Augusto doveva essere una statio. Non classificabile come “domus”, la “statio”, con vasche di natura idraulica colonne e porticati era un vero e proprio “Autogrill” del passato, una punto di sosta in cui trovavano ristoro i dipendenti del “cursus pubblicus”, il servizio imperiali di posta che assicurava gli scambi all’interno dell’Impero Romano.

Questi luoghi erano posti ad un determinato numero di miglia gli uni dagli altri, per garantire anche agli animali un punto di ristoro sicuro. Proprio il conto dei chilometri, non sempre facile a causa della mutevolezza delle strade, può far identificare il tipo di “statio”. Stando anche agli studi del Persichetti, quella di Palazzo del Guasto appare essere quella di “Ad Martis”.

A prescindere dall’esattezza del nome, questa “statio” dimostra l’importanza di un’archeologia che oggi, come ieri, può essere un punto di interesse e di incontro per il territorio, fino a diventare un vero e proprio itinerario archeologico e museale fonte di attrazione e studio. «Bisogna fare delle cose buone» ha detto il sindaco di Accumoli Franca D’Angeli. «Nel futuro di Accumoli non può esserci solo la ricostruzione delle case, bisogna riportare qui le persone e in questo progetto, io vedo un percorso archeologico verso il futuro».

«Se la Salaria è stato questo coacervo di umanità, dobbiamo ripartire da lì se vogliamo dare al territorio un futuro. Non si possono riportare indietro quelli che ci abitavano, ma bisogna costruire un nuovo rapporto tra città e montagna, cercando risorse aggiuntive: mondo di sotto che aiuta a capire il mondo si sopra» ha concluso il vescovo Domenico.

Emozione e musica, Accumoli ricorda le sue vittime

Nel pomeriggio del 24 agosto, Accumoli, paese epicentro del tragico terremoto del 2016, ha ricordato le sue vittime con una celebrazione liturgica animata da suggestivi intermezzi musicali.

«Il canto che ha invocato lo spirito ci ha introdotto in questa tappa. Qui ricordiamo gli undici morti di Accumoli e vogliamo farlo nel segno della speranza, come la musica ci suggerisce» con queste parole il vescovo Domenico ha dato inizio alla Santa Messa presso la Scuola di Ricostruzione.

E l’atmosfera, carica di emozione, è stata allietata proprio dalla melodia, grazie alla presenza di due cori e un’orchestra polifonica.

Non solo il coro di Accumoli e Amatrice, ma anche il coro Elikya e l’orchestra dell’Accademia Vicino che coinvolge giovani musicisti provenienti da diverse parti del mondo.

Il coro Elikya è un coro intergenerazionale e interculturale che nasce circa dieci anni fa da un progetto voluto da padre Padretti e raggruppa una sessantina di musici e cantori delle più svariati nazionalità e religioni.

«Oggi siamo qui perché abbiamo deciso di fare il Cammino delle Terre Mutate e, in onore delle vittime del sisma, volevamo fare anche un concerto», ha detto Claudio, membro della formazione.

Il vescovo Domenico nell’omelia ha citato il Libro dell’Apocalisse, che «a dispetto del nome non indugia mai su toni catastrofici ma una rivelazione».

«Siamo giunti a cinque anni di distanza dal terremoto –  ha sottolineato monsignor Pompili – e una cosa deve essere chiara: non si può riprodurre la città vecchia ma occorre tratteggiare una città nuove; non basta rimeditare le forme del passato o immaginare una ricostruzione dov’era e com’era, ma bisogna avere la capacità di immaginare qualcosa di nuovo in questo territorio».

Un territorio «di transumanza», l’ha definito don Domenico, perché «a transumare in passato erano gli ovini che scendevano in città, ma forse oggi ci è data un’irripetibile opportunità di mettere in atto un’altra forma di transumanza, quella di essere umani in doppia direzione, andando sia verso la città che verso la montagna. Una sorta di “contratto di reciprocità”, perché non è pensabile che questi luoghi siano ripopolati solo da coloro che tornano. È una sfida che dobbiamo raccogliere anche per onorare chi non c’è più che racchiude la sinergia che stasera sembra di poter cogliere in queste tre diverse espressioni musicali».

Poi, l’auspicio. «C’è bisogno che le istituzioni re-immaginino questo territorio e collaborino insieme affinché questo altopiano di struggente bellezza torni a vivere».

Al termine della celebrazione, il ricordo delle vittime è stato affidato a undici bambini, ciascuno dei quali ha portato una candela verso l’altare, ricordando il nome di chi non c’è più.

Da musica e preghiera l’energia segreta che aiuta a superare le difficoltà

Musica e preghiera: è il binomio proposto dal vescovo Domenico al termine della veglia di preghiera vissuta a Grisciano sulla soglia del quinto anniversario del sisma che nella notte del 24 agosto del 2016 ha portato distruzione e lutti nei territori di Accumoli, Amatrice e Arquata del Tronto. Fu la prima di una lunga serie di scosse che hanno progressivamente allargato il fronte dei danni e dei problemi. Questioni concrete a fronte delle quali la bellezza astratta della musica e il raccoglimento della preghiera non sembrano efficaci.

Ma è una lettura superficiale. Perché «la musica è la colonna sonora che ci consente di superare le difficoltà». E per farsi meglio capire monsignor Pompili ha ricordato l’impressione avuta, proprio ad Accumoli, quando alla prima festa vissuta dopo il terremoto giunse la banda musicale: «si vedeva che la musica aveva il sopravvento rispetto alla tristezza che i musicisti portavano dentro e traspariva dai loro volti».

E per questo, a ben vedere, la musica non è mai mancata nei cinque anni che ci separano dalla tragica notte del terremoto. Come non è mai mancata la preghiera: «Anche qui qualcuno può dire che essa non ha molto effetto pratico. Ma esattamente come per impastare il cemento non basta la materia, ma ci vuole anche l’acqua, la preghiera in questi anni è stata l’occasione per ritrovare l’energia interiore che ci ha consentito di superare le tante difficoltà che abbiamo incontrato».

La sintesi di questa forza dello spirito è il crocefisso: c’era anche durante la veglia di questo 23 agosto a Grisciano, posizionato in modo irrituale nel mezzo del cantiere che ha fatto da contesto al momento in comune. Un’immagine che rimanda a quello che ondeggiava in alto durante i funerali delle vittime. «Non ci ha mai abbandonato – ha sottolineato il vescovo – per ribadire che il dolore fatto sperimentare dal terremoto ha una sola forma di reazione possibile: l’amore di cui il crocefisso è l’espressione. Lasciamo allora che questa immagine di Gesù che mostra il suo amore sia anche la musica e la preghiera che ci accompagnano nel futuro».

A cinque anni dal terremoto, i primi cantieri rendono concreta la speranza

Il crocefisso su un cantiere; una pila di sacchi di cemento e qualche mattone per accennare un altare. Sono i segni forti e immediati che hanno creato il contesto del momento di preghiera in memoria delle vittime del terremoto vissuto a Grisciano di Accumoli. A dare il senso dell’incontro è stato il parroco don Stanislao Puzio, che ha riflettuto sull’inconsapevole serenità vissuta da tutti prima delle scosse del 24 agosto 2016. Erano i giorni in cui tanti si preparavano a rientrare a scuola o a lavoro. Momenti ingenui, ma insieme solenni e festivi. Poi la terra ha tremato, ed è stato come perdere l’innocenza. «Non si può dimenticare quello che è accaduto», ha sottolineato il sacerdote: «con la distruzione e la morte è arrivata anche la paura».

«Quella notte l’alba sembrava non arrivasse mai», ha aggiunto don Stanislao, notando che allo stesso modo ha tardato «l’alba della ricostruzione». Perché nella piena emergenza c’è stato «il fiume della solidarietà» a dare sollievo, ma «chi immaginava ci sarebbe voluto così tanto per vedere i primi cantieri?». Non a caso la veglia dell’anno precedente chiedeva di “Vedere la speranza”. Ma in questi giorni, «le prime gru compaiono sul territorio». E dal momento in cui aprono i cantieri la speranza smette di essere un sogno, un’idea che rischia d’esser vuota per diventare «un fatto concreto, visibile, toccante, atteso e preteso dalla popolazione».

Un quartetto d’archi è stato chiamato a sottolineare questo nuovo inizio, come ad annunciare la bellezza di case da abitare che i cantieri non possono lasciare intravedere. Ma tra i ferri e le tavole delle impalcature vengono proiettate immagini che suggeriscono un ponte tra le macerie di ieri e la vita da ricostruire guardando al domani. Tra le foto tante sono delle chiese, crollate come le case, ma non come la speranza. Si è però corso il rischio di vederla rovinare e su questo si sono concentrate le meditazioni del rosario condotto dai frati Mimmo e Carmelo. Ricordando che la ricostruzione è possibile se comprende l’essenziale dimensione spirituale: «Invitiamo il Signore ad essere presente nel mondo delle nostre sofferenze: lui solo, infatti, cambia il buio in luce, la disperazione in speranza, la morte in vita. E per questo è importante lasciarsi plasmare dalla sua grazia».

La luce del videoproiettore scrive “Risorgeremo” tra le lamiere del cantiere. Ora bisogna crederci.

Crescono i numeri della ricostruzione. Legnini: «Case sicure in tempi ragionevoli per rispetto delle vittime»

Il Commissario per la Ricostruzione, Giovanni Legnini, ha presentato oggi a Rieti il Terzo Rapporto sulla Ricostruzione del Centro Italia. Un passaggio significativo anche perché compiuto alla vigilia del quinto anniversario del primo dei tre terremoti che hanno distrutto il Centro Italia. Il pensiero del Commissario è subito andato al ricordo delle vittime, esteso anche ai morti nel più recente sisma di Haiti. Ma alla memoria si affianca la vicinanza verso quanti hanno deciso di rimanere sul territorio. Perché «il modo migliore per onorare i morti è ricostruire case sicure in tempi ragionevoli».

Ma prima ancora, secondo Legnini, c’è da recuperare la fiducia dei cittadini, scoraggiati dal tempo che passa e da procedure lente e complicate. E qui il Commissario ha rivendicato una sburocratizzazione e un rafforzamento delle strutture che oggi garantisce procedure efficaci e «risorse finanziare forse senza precedenti». Un risultato che è anche merito di un lavoro di squadra, «tra il Governo, gli Uffici Speciali per la ricostruzione delle Regioni, gli Uffici Sisma dei Comuni, le Diocesi che fanno da stazione appaltante per la ricostruzione delle chiese, i cittadini, i comitati, i tecnici, le imprese».

E se è vero che c’è ancora molto da fare, vanno però colti i segnali positivi. Le domande di contributo per la riparazione o la ricostruzione degli immobili danneggiati dal sisma 2016 sono cresciute oltre quota 20 mila e riguardano 52 mila unità immobiliari di tipo residenziale e 1.150 immobili produttivi. L’importo richiesto dai cittadini è di 5,4 miliardi di euro. Le richieste approvate, oltre 10 mila, sono cresciute molto velocemente nell’ultimo anno, ed in particolare nei primi sei mesi del 2021, nel corso dei quali sono stati approvate 3.300 richieste di contributo e completati oltre 1.100 cantieri. Dall’avvio della ricostruzione sono stati ultimati 5 mila interventi su edifici, con 12 mila unità residenziali completate, e in corso i lavori in altri 5 mila cantieri, per 13 mila ulteriori abitazioni.

La ricostruzione si trova dunque in una fase matura, anche se sconta dei rischi dovuti alle dinamiche di mercato indotte anche dalla pandemia. Il ritmo acquisito tra la fine del 2020 e l’inizio del 2021 nell’apertura di nuovi cantieri, rischia in primavera di subire un rallentamento a causa dell’aumento dei prezzi dei materiali da costruzione, al quale si è fatto fronte, recentemente, innalzando la misura del contributo.

«L’accelerazione della ricostruzione, evidente, comporta anche dei problemi. Le imprese che lavorano nella ricostruzione sono tante, 2.659, ma non sufficienti, come il numero dei professionisti che elaborano i progetti. Colgo questa occasione per rivolgere un appello alle imprese e ai professionisti di tutto il Paese: venite a lavorare nel Centro Italia. È un messaggio di fiducia: oggi la governance è ben strutturata e capace di fornire risposte. Se manteniamo questo ritmo, e avremo una capacità attuativa adeguata, quella del Centro Italia, pur difficilissima, può diventare una delle ricostruzioni più veloci», aggiunge il Commissario.

Anche la ricostruzione pubblica, dopo anni di stasi, sta accelerando. Nei primi sei mesi del 2021 gli interventi hanno registrato un sostanziale avanzamento. La spesa, in questo periodo, è stata di 144 milioni di euro (nell’intero 2020 la spesa fu di 62 milioni di euro), portando il totale a 411 milioni di euro.

Le opere pubbliche finanziate dalle Ordinanze, comprese le chiese, le scuole e gli interventi sui dissesti, sono oltre 2.600. In questi sei mesi sono stati sbloccati circa mille interventi. I cantieri al lavoro erano 169, quelli ultimati 251. Nel 2021 hanno visto la luce le 25 Ordinanze Speciali per la ricostruzione dei borghi più distrutti, che danno attuazione ai poteri in deroga concessi al Commissario, e si sono concretizzate le prime iniziative per lo sviluppo economico.

Sono stati avviati il Pacchetto Sisma del PNRR, con 1,780 miliardi, ed il Contratto Istituzionale di Sviluppo, varato dal Ministro della Coesione Territoriale, che finanzia i primi progetti con 160 milioni di euro, la cui programmazione è affidata alla Cabina di Coordinamento, guidata dal Commissario Straordinario, con i rappresentanti di tutte le istituzioni coinvolte.

Nel corso del 2021 è stato definito l’accordo con l’Agenzia delle Entrate sull’uso del Superbonus 110% insieme al contributo pubblico di ricostruzione, che semplifica le procedure e rende possibile coprire con le detrazioni le eventuali spese in accollo ai proprietari. Nello stesso tempo sono stati rafforzati i presidi di legalità sulle attività di ricostruzione, con la firma di numerosi protocolli tra Prefetture, imprese e sindacati finalizzati a contrastare il lavoro nero e le infiltrazioni della criminalità.

«Numeri positivi – sottolinea il Commissario – segno di un’attività che assume finalmente un passo più adeguato alle aspettative dei cittadini colpiti dal sisma, ma anche l’evidenza della necessità di continuare con grandissimo impegno il lavoro intrapreso. Gran parte della ricostruzione deve ancora essere realizzata e le condizioni di sofferenza dei cittadini persistono, ma abbiamo la storica opportunità di una ricostruzione sicura e sostenibile e di nuovi strumenti per il rilancio economico del Centro Italia». E anche in questa prospettiva Legnini si è rivolto alla stampa, ricordando che «il ruolo dell’informazione è molto importante per alimentare fiducia oltre che per evidenziare cosa non va a servizio dei cittadini».

A cinque anni dal sisma, Pompili e Legnini: «Cominciamo a intravedere la luce in fondo al tunnel»

“Forse cominciamo ad intravedere la luce in fondo al tunnel”: cinque anni dopo il sisma del 24 agosto 2016 che devastò l’Italia centrale, il vescovo di Rieti e amministratore apostolico di Ascoli Piceno, mons. Domenico Pompili, si lascia andare ad “un cauto ottimismo” per il futuro del territorio amatriciano, tra i più colpiti dal terremoto. “Nonostante i momenti di incertezza, di difficoltà e di scoraggiamento – racconta al Sir – la parola d’ordine è stata sempre la stessa: ‘andare oltre’”.

Non è un caso che “Andare oltre” è anche il titolo di un volume edito dalla diocesi reatina per raccontare il proprio impegno nel post-terremoto che si può sintetizzare in tre tappe: “Ascoltare, intervenire e contemplare”. Quasi una risposta a “quattro anni di nulla”, alla facile retorica del “non vi abbandoneremo” o peggio ancora del “ricostruiremo come era e dove era”.

Amatrice nei giorni scorsi ha visto la prima gru ergersi sulla “zona rossa”, un segno di grande valore simbolico che prelude all’inizio dei lavori di ricostruzione del condominio vicino il monumento ai Caduti in piazza Antonio Serva. Sono in corso anche i lavori su corso Umberto 1° per il tunnel dei sottoservizi. Altri cantieri sono programmati in questi giorni. Dopo 5 anni, la ricostruzione sembra aver imboccato la strada giusta? Lo abbiamo chiesto al vescovo Pompili e al commissario straordinario del Governo alla ricostruzione, Giovanni Legnini, incontrati nei giorni scorsi ad Amatrice.

Mons. Pompili, la ricostruzione sembra accelerare. Cosa è cambiato?
La semplificazione delle procedure burocratiche, la convergenza delle diverse Istituzioni hanno prodotto negli ultimi 12 mesi una accelerazione che lascia ben sperare. Semplificare e velocizzare è vitale per rianimare le zone colpite. Si cominciano adesso a vedere delle gru. Quella impietosa fotografia del centro storico – che resta tale – dunque va contestualizzata dentro una serie di interventi che stanno venendo a maturazione. Come Chiesa anche noi daremo presto il via alla cantierizzazione dell’opera Casa Futuro, nell’area del Don Minozzi. Accanto ad una obiettiva disillusione di tempi che si sono protratti direi che adesso c’è anche una concreta fiducia che forse si comincia a fare sul serio.

In questi 5 anni la Chiesa non ha mai fatto mancare il suo sostegno alla popolazione terremotata. Quali sono state le principali azioni messe in campo?
Tre sono state le azioni della Chiesa che hanno accompagnato in modo costante questo quinquennio e che abbiamo voluto raccontare in questa sorta di Libro bianco intitolato “Andare oltre”. La prima è stata l’ascolto, la voglia di sentire il battito cardiaco di questo altopiano che ha vissuto la lunga sequenza sismica che si è protratta da agosto 2016 fino alla primavera successiva. A questo si è aggiunto il Covid-19. L’ascolto significa intercettare i bisogni, inizialmente solo materiali, ma successivamente anche psicologici, morali e spirituali. La seconda azione di vicinanza è stata quella dell’intervento sul piano economico e sociale per aiutare anche le piccole e medie aziende, per sostenere chi era rimasto e che non aveva possibilità di lavoro. Abbiamo creato anche una impresa sociale che ha dato lavoro a giovani e donne e aiutato persone che avevano voglia di ricominciare. Terza azione: ricostruire i beni culturali, metterli in sicurezza e rialzarli. Tre azioni che hanno evidenziato una continuità di presenza vicino alla comunità locale.

Dopo 5 anni come vive la popolazione, come ha rielaborato questo dramma del sisma?
L’impatto è stato devastante. In quei frangenti

la fede è tornata all’essenziale misurandosi con questa prova così dolorosa

e aiutando la gente a sostenersi, penso in particolare agli anziani e ai giovani, anche davanti la difficoltà di tenere insieme le popolazioni in un territorio che ha subìto il contraccolpo emotivo e fisico di questa tragedia.

A breve l’apertura del cantiere di Casa Futuro, il progetto che la diocesi di Rieti e l’Opera nazionale per il Mezzogiorno d’Italia intendono realizzare nell’area del complesso “Don Minozzi”. È forse questa l’opera che segna il passaggio dall’emergenza alla rinascita?
Casa Futuro è la prova tangibile che Amatrice sta provando a rinascere senza lasciarsi fiaccare dalla sfiducia. E questo grazie a un ripensamento moderno e sostenibile dell’intera area, che offrirà proposte per i giovani, opportunità per la filiera dell’agroalimentare, accoglienza per gli anziani, ospitalità per i servizi amministrativi del Comune. Credo che sia il segno che premia una lunga fase di elaborazione dei progetti, di verifica di vincoli e di individuazione delle aree adatte. Dopo cinque anni speriamo di poter chiudere definitivamente la fase dell’emergenza per cominciare l’opera di rigenerazione di questa terra.

Basterà questo per fermare l’esodo degli abitanti dei monti della Laga?
L’esodo da queste zone nasce ben prima del sisma del 2016. Alla fine dell’800 questo altopiano era molto più popolato di oggi. È un fenomeno tipico delle cosiddette aree interne che devono misurarsi con questo fenomeno che il terremoto ha solo slatentizzato e fatto emergere. La possibilità che l’Appennino possa tornare vivere – dopo la pandemia ci siamo resi conto che i luoghi isolati offrono una migliore qualità di vita – sarà concreta solo se riusciremo a superare questo atavico isolamento delle infrastrutture materiali e immateriali. Credo che ciò evochi molte cose, per esempio la ferrovia dei due mari. Ora che sono anche amministratore apostolico di Ascoli mi rendo conto che collegare le due zone, la tirrenica all’adriatica, significherebbe introdurre un elemento di accelerazione di processi che darebbe una spallata a questo immobilismo. La difficoltà dello spopolamento è un problema più di sistema – non direttamente legato al sisma – che riguarda tutta l’Italia centrale.

Il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) potrebbe aiutare in questa direzione?
Certamente. Bisognerà capire se si riuscirà ad inserire almeno la progettazione che è la premessa – come abbiamo visto qui nel cratere – per poter realizzare l’opera anche se non nell’immediato. Mai si comincia mai si arriva a destinazione.

Commissario Legnini, a 5 anni dal sisma qual è il suo bilancio della ricostruzione?
Finalmente ci siamo. Su tutto il territorio di Amatrice i cantieri aperti sono circa 200. Ci sono progetti  importanti come il Don Minozzi. La ricostruzione del capoluogo, dopo l’emanazione dell’ordinanza speciale in deroga, prenderà il via nell’arco di alcune settimane. Secondo i dati del terzo rapporto sulla ricostruzione del Centro Italia dopo i terremoti del 2016-2017, aggiornato alla fine dello scorso mese di giugno, sono state più di 10mila le domande di contributo approvate su 20mila presentate, 3.300 delle quali nel solo primo semestre 2021, con la concessione di 2,7 miliardi di euro per la riparazione e la ricostruzione degli edifici danneggiati. Cinquemila edifici riparati con la consegna di oltre 12mila abitazioni e il rientro a casa di altrettante famiglie, con una forte accelerazione nell’ultimo anno, che ha segnato anche l’avvio concreto, sia in termini di avanzamento dei lavori che della spesa erogata, delle oltre 2.600 opere pubbliche finanziate dalle ordinanze.

Possiamo guardare avanti con una certa fiducia.

Nuove e più efficaci procedure, pensate e varate anche durante la pandemia, hanno velocizzato la ricostruzione non solo delle strutture pubbliche ma anche di quelle private. La burocrazia – freno a mano della ripresa – sembra essere stata sconfitta, è così?
La riforma incisiva che abbiamo elaborato nel 2020 sulla procedura per la ricostruzione privata ci ha consentito di triplicare, nei primi sei mesi del 2021, il numero dei decreti, delle autorizzazioni e dei finanziamenti per gli edifici privati rispetto allo stesso periodo dello scorso anno sbloccando ciò che era fermo per problemi burocratici e normativi e ma anche per la grande difficoltà nell’intervenire in una situazione di distruzione totale come Amatrice, Accumoli, Arquata e molti altri… Su questi siamo intervenuti con provvedimenti speciali in deroga, semplificando e fornendo supporto ai comuni, In queste settimane vedremo l’avvio di questi interventi.

I centri più colpiti dal sisma sono in larga parte territori e piccoli borghi che ora, dopo la messa in sicurezza, sono chiamati a tornare alla loro bellezza originaria. “Disertare questi luoghi” sarebbe “ucciderli una seconda volta” per usare parole di mons. Pompili.
Lo spopolamento, purtroppo, è già accaduto. Ci sono stati decenni di progressivo spopolamento e impoverimento di questi territori, dopodiché il terremoto ha dato il colpo di grazia. Ora bisogna risalire e ripopolare questi borghi e queste terre. La ricostruzione sarà una leva fondamentale in questa direzione insieme alle misure sullo sviluppo che dovranno essere attuate.

Questo esempio di ricostruzione può essere assunto come modello di ripartenza anche per l’Italia post Covid, magari con l’aiuto del Pnrr?
Stiamo sperimentando alcune innovazioni procedurali, nel rapporto tra i cittadini e la Pubblica Amministrazione, tra questa e i professionisti e le imprese. Mi auguro che possano funzionare qui e poi nel caso costituire un punto di riferimento per il futuro.

Come giudica il lavoro condotto con la Chiesa cattolica per quel che riguarda i beni ecclesiali come chiese e luoghi di culto di interesse artistico?
La collaborazione con la Chiesa cattolica è decisiva e importante. Abbiamo lavorato in totale sinergia e anche sulle chiese e sui beni artistici è previsto un impegno enorme.

Cinque anni dal sisma, ecco il programma delle commemorazioni

Amatrice ed Accumoli si preparano a ricordare le vittime del terremoto del 2016 con una serie di celebrazioni e veglie di preghiera.

Veglie Notturne

Ad Accumoli la veglia di preghiera si terrà a Grisciano a partire dalle ore 21.

Ad Amatrice la veglia di preghiera comincerà alle 2:30 per culminare alle 3:36 con la lettura dei nomi delle vittime. Al termine della celebrazione verranno consegnati ai partecipanti dei lumini da accendere privatamente.

Sante Messe

La celebrazione della Santa Messa ad Amatrice del giorno 24 agosto verrà celebrata dal vescovo Domenico Pompili alla presenza del Presidente del Consiglio Mario Draghi e seguirà regole simili: presso il campo di calcio saranno ammesse massimo 600 persone, l’apertura dell’area è prevista per le 9.30 e sarà obbligatorio l’uso della mascherina. Per i partecipanti alla Santa Messa, considerata la chiusura di tutte le attività per lutto cittadino, sarà a disposizione un punto ristoro con acqua e panini a cura del Comune di Amatrice, della Croce Rossa, della Caritas, della Pro-Loco Amatrice e della ASD Amatrice.

Ad Accumoli la Santa Messa presieduta dal vescovo Domenico si terrà alle ore 17 nell’Area Sae del paese.

Il libro “Andare Oltre” arriva ad Accumoli

Presentato nella serata di giovedì 29 luglio, nell’Area Sae di Accupoli, il libro “Andare Oltre. L’Azione della Chiesa nei luoghi del terremoto”, voluto dalla diocesi di Rieti per tirare le fila degli interventi fatti e da fare nei territori colpiti dal violento sisma del 2016.

«In questa sala ci sono molte persone che hanno lavorato tanto per superare quei terribili momenti – ha detto il sindaco Franca D’Angeli nel suo saluto di apertura – ma l’importante è che adesso siamo ancora qui, a fare tutti la nostra parte, perché l’importante è che si guardi sempre avanti e si sia forti per affrontare il futuro».

La parola più usata dal parroco don Stanislao Puzio è stata certamente “speranza”. Speranza di proseguire a vivere momenti spensierati in questi luoghi tanto duramente provati dalla tragedia, di vedere la luce in fondo al tunnel.

«È forse questo il tempo in cui si comincia a scorgere uno spiraglio – ha detto il parroco – e si inizia finalmente a passare dalle parole ai fatti superando i mille cavilli burocratici. Abbiano iniziato a vedere i cantieri, le gru, tutto questo ci fa ben sperare».

Don Stanislao ricorda uno dei primi incontri con il vescovo Domenico a Torrita, insieme a tutti gli altri sacerdoti della diocesi. Era il tempo della disperazione, del grande dolore. «La gente era impaurita, stremata, le scosse continuavano senza sosta. Ricordo che noi sacerdoti ci domandammo se valeva la pena di investire in un luogo così martoriato e già soggetto allo spopolamento. Mi rimase impressa la reazione quasi arrabbiata del nostro vescovo, che ci disse che certe cose non dovevamo neppure pensarle, e dovevamo fare tutti del nostro meglio, ogni istante, per mettere un po’ di speranza nei cuori delle persone».

Anche monsignor Pompili ripercorre quei terribili istanti, sfogliando le pagine del libro. «Venni qui il 25 agosto, c’era un accenno di tendopoli, proprio qui accanto, ma non c’era ancora una piena presa di coscienza dei fatti che erano accaduti. La vicinanza invece, non è mai venuta meno. La vediamo in queste foto, attraverso i volti di chi ha aiutato, animato, consolato, come fra Mimmo e fra Carmelo, che voi conoscete bene. Sono state tantissime le persone che con le loro azioni hanno reso più sopportabile il dolore, e con questo libro vogliamo in qualche modo restituire contezza, trasparenza, per quanto è stato ricevuto e ridonato».

Si parla di memoria, delle “gocce” di biografia contenute in un altro libro, quello che racchiude le brevi biografie di tutte le vittime. Ma si parla anche di futuro, attraverso i progetti in divenire, come quelli delle Comunità Laudato si’ nate in tutto il mondo che proseguono a lavorare per restituire stili di vita corretti e supportare i territori in difficoltà nel rispetto del creato.

Malinconia e ricordi negli occhi delle persone di Accumoli, sfiancate da cinque anni di difficoltà e tristezza, ma pronte e sorridenti all’idea di scrivere finalmente una pagina nuova per il loro paese.

Tra Amatrice e Accumoli la mostra fotografica diffusa «Di semi e di pietre»

In occasione del quinto anniversario del sisma che colpì l’Italia centrale nell’agosto 2016, una mostra fotografica diffusa per la prima volta racconta e restituisce, attraverso le immagini delle persone e dei luoghi, “una storia nostra”.

Dal titolo “Di semi e di pietre. Viaggio nella rinascita di un territorio”, l’esposizione a cura di Giulia Ticozzi, in collaborazione con Regione Lazio e LAZIOcrea, e con il patrocinio dei comuni di Amatrice e di Accumoli, è un’occasione importante per non dimenticare e guardare al futuro.
L’inaugurazione si svolgerà ad Amatrice venerdì 23 luglio presso l’Area Food alle ore 17.30.

Interverranno i sindaci di Amatrice, Massimo Bufacchi, e Accumoli, Franca D’Angeli. Con loro la curatrice Giulia Ticozzi, gli autori TerraProject, l’Assessore alle Politiche per la ricostruzione della Regione Lazio Claudio Di Berardino e il vescovo di Rieti, mons Domenico Pompili.

Segue alle ore 18.30 la consegna mappe del percorso e passeggiata tra le opere con gli Autori.

Sabato 24 luglio, ad Accumoli Capoluogo alle ore 18, TerraProject incontra Accumoli: conversazione con la giornalista Benedetta Perilli.
Segue “Accumoli è vivo”: realizzazione di una grande fotografia di gruppo con gli abitanti di Accumoli.

La mostra fotografica diffusa sarà visitabile fino al 5 settembre 2021. Per informazioni: Federica Mariani 366 6493235 o [email protected].

Foto di TerraProject

Ricostruzione, undici nuove Ordinanze Speciali in deroga. Di Berardino: «Nuove premesse per la ricostruzione di Accumoli»

Sono state firmate oggi, e diventano immediatamente esecutive, undici nuove Ordinanze Speciali in deroga del Commissario Straordinario sisma 2016, Giovanni Legnini, per la ricostruzione dei centri storici e dei borghi più danneggiati dal terremoto di cinque anni fa in Appennino.

Le Ordinanze, che consentono la realizzazione delle opere pubbliche urgenti e indispensabili per la ricostruzione privata utilizzando deroghe alla normativa per abbreviare i tempi di costruzione, riguardano la ricostruzione di Arquata del Tronto (Ap), Accumoli (Ri), Campotosto (Aq), Cascia, Preci, Norcia e la sua frazione di Castelluccio (Pg), Castelsantangelo sul Nera, Ussita e Pieve Torina (Mc) e le scuole di Montegiorgio (Fm).

Con questi provvedimenti si prevedono nell’insieme circa 100 interventi, per ciascuno dei quali si indicano e si motivano le deroghe alle norme di carattere generale che si utilizzeranno per l’esecuzione. Le nuove opere comportano un impegno di spesa di 237 milioni di euro, di cui quasi 150 aggiuntivi, a valere sui fondi del Commissario per la ricostruzione pubblica. Grazie alla corsia veloce delle deroghe, per gran parte di questi interventi che risultano propedeutici alla ricostruzione privata, si prevedono tempi di consegna molto più brevi.

Le nuove Ordinanze introducono alcune innovazioni importanti. Ad Arquata e Castelluccio, ad esempio, si procederà direttamente a una ricostruzione pubblica dei centri storici, quindi delle abitazioni private, ed è la prima volta che viene applicato questo metodo. Le modalità saranno disciplinate con una nuova Ordinanza, dopo il pronunciamento dei Consigli Comunali e l’adesione dei proprietari privati. In altri casi, come per Pieve Torina e la stessa Arquata, sono stati identificati gli interventi da eseguire in una fase successiva, finanziandone intanto la progettazione. Vengono definiti, infine, nuovi meccanismi che consentono la demolizione pubblica degli edifici privati inagibili che interferiscono con la ricostruzione o in caso di inerzia dei proprietari.

Quelle firmate ieri si aggiungono alle alte nove Ordinanze Speciali firmate nelle scorse settimane dal Commissario Legnini, quelle per Amatrice (Ri), Camerino (Mc), la sua Università, per la Basilica di Norcia (Pg), le scuole di Ascoli, Teramo e San Ginesio (Mc), per gli edifici Ater della provincia di Teramo e per il comune di Valfornace (Mc). Nel complesso le venti Ordinanze Speciali dispongono oltre 220 interventi, per una spesa complessiva di 514 milioni di euro, 259 dei quali aggiuntivi.

«Con le venti Ordinanze prende corpo la strategia della ricostruzione dei centri storici più colpiti dal sisma, fin qui sostanzialmente paralizzata a causa delle grandi difficoltà progettuali e organizzative, determinate dall’elevatissimo grado di distruzione, ma anche dalla debolezza degli apparati pubblici. In questo modello sarà centrale il ruolo dei sub commissari Fulvio Soccodato e Gianluca Loffredo, e degli Uffici Speciali delle quattro regioni, che assumono la nuova funzione di soggetti attuatori degli interventi pubblici, d’intesa con i Comuni. Nelle prossime settimane – ha concluso Legnini – sarà approvato un nuovo pacchetto di Ordinanze in deroga per un altro gruppo dei Comuni che hanno avuto i maggiori danni».

Per quanto riguarda Accumoli, oltre alla realizzazione di alcuni interventi indispensabili nel centro storico e nelle frazioni, l’Ordinanza stabilisce uno stretto e costante coordinamento della ricostruzione privata con quella pubblica, affidato al sub commissario, al Comune e all’USR Lazio. Tra le opere da realizzare ci sono il rifacimento del Palazzo del Podestà e della Torre Civica, il nuovo edificio comunale, i sottoservizi nel centro storico, la delocalizzazione del centro polifunzionale, il ponte sul Tronto nella frazione Fonte del Campo, la messa in sicurezza dei dissesti idrogeologici nelle frazioni di Illica, Roccasalli e Villanova ed il ripristino della viabilità in alcune altre frazioni. Le somme impegnate con l’Ordinanza ammontano a 31,1 milioni di euro, dei quali 28 aggiuntivi rispetto agli stanziamenti precedenti.

«L’ordinanza firmata oggi dal Commissario alla ricostruzione Giovanni Legnini – commenta Claudio Di Berardino, assessore al Lavoro e Politiche per la ricostruzione della Regione Lazio – crea nuove premesse per la ricostruzione di Accumoli, comune tra i più colpiti dal sisma del 2016. Le nuove regole, in particolare, permetteranno l’apertura di numerosi nuovi cantieri pubblici e privati nel centro storico e in alcune sue frazioni sulla base della proposta del programma straordinario della ricostruzione approvato dal comune. Le soluzioni e i sistemi tecnologici che verranno utilizzati garantiranno maggiore sicurezza e una elevata qualità della vita con procedure più snelle e definite. In particolare è definita la procedura sia per la rimozione delle macerie che per la demolizione e la ricostruzione degli edifici storici tutelati di Palazzo Marini, Palazzo Organtini e Palazzo Cappello. Tra gli interventi più significativi sono da segnalare i sottoservizi del centro storico per i quali sono a disposizione 2,8 milioni di euro; la ricostruzione della sede comunale che prevede interventi per 7,8 milioni; la chiesa di Santa Maria della Misericordia (580 mila euro) e altri interventi di messa in sicurezza di alcune frazioni per un totale di 9,4 milioni di euro. Ancora una volta le decisioni concordate con il commissario Giovanni Legnini creano presupposti concreti per velocizzare l’opera di ricostruzione. Da parte nostra, come Regione, saremo in prima linea, con l’Ufficio Speciale per la Ricostruzione, per assicurare la qualità dei progetti e delle opere. Non solo, nell’ambito del costante rapporto che abbiamo con il territorio e i suoi cittadini, intendiamo presentare ufficialmente e in un incontro dedicato, i contenuti dell’ordinanza».

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