Epicentro trail: appuntamento il 4 giugno ad Accumoli

Meno di un mese all’appuntamento con il trail ad Accumoli. Gli organizzatori Accumoli in Marcia (RI) e Back to Campi (PG), le due associazioni gemellate in “restarTrail”, sono impegnate per riportare il trail ed il turismo nelle zone colpite dal sisma del 2016.

Nel rispetto dei protocolli anti Covid in vigore, torna la terza edizione di “Epicentro Trail” ad Accumoli: sabato 4 giugno sarà il Parco del Gran Sasso e dei Monti della Laga ad ospitare il percorso competitivo di 22 km, riservato agli atleti. Per chi vuole fare una passeggiata non competitiva con i meravigliosi panorami montani della Laga e dei Sibillini, è a disposizione un percorso di 6 km.

Accumoli in Marcia è supportata da Alessandro Nardo, della Scuola di Maratona di Vittorio Veneto, oltre alla collaborazione di Aurelio Michelangeli e l’UISP di Rieti.

Iscrizioni competitiva su: www.timingrun.it

Iscrizioni passeggiata non competitiva ed informazioni su: www.accumoliinmarcia.it

I residenti Renzo Colucci (Accumoli in Marcia) e Roberto Sbriccoli (Back to Campi) sono al lavoro per proporre altre iniziative nella settimana che precede la competizione, all’insegna di cultura e turismo. Gli eventi collaterali saranno comunicati prossimamente.

Asl Rieti, parte da Accumoli il nuovo progetto di prossimità

Mario, 100 anni compiuti qualche giorno fa e residente nel comune di Accumoli, tra i primi pazienti presi in carico dagli infermieri di comunità della Asl di Rieti che, insieme alle Ostetriche di comunità fanno parte di un nuovo progetto della Asl di Rieti per la realizzazione di un modello di assistenza socio-sanitaria di prossimità sempre più vicina ai bisogni dei cittadini del territorio della provincia di Rieti. Gli infermieri lo hanno raggiunto presso la propria abitazione, nella frazione di Fonte del Campo nell’alta valle del Velino, hanno provveduto a monitorare i suoi parametri vitali e si sono assicurati del buon andamento del piano terapeutico che gli è stato prescritto che continueranno a monitorare nei prossimi giorni con ulteriori visite.

Il modello organizzativo innovativo dell’assistenza sanitaria territoriale, fornisce direttamente al domicilio dei pazienti, risposte adeguate, tempestive e appropriate in particolare ai bisogni dei più fragili e delle persone affette da malattie croniche.

L’Infermiere e l’Ostetrica di Comunità lavorano in stretta collaborazione con gli altri professionisti della salute, in particolare con i Medici di Medicina Generale e i Pediatri di Libera Scelta, garantendo interventi mirati di prevenzione ai vari livelli, di assistenza socio-sanitaria e il tempestivo accesso alle cure. Inoltre, attraverso precise modalità di raccordo operativo con l’Assistenza Domiciliare, con i PUA, con i medici delle Unità di Cure Primarie, con i Distretti Sanitari e con tutte le altre figure professionali presenti sul territorio, assicurano la partecipazione attiva della persona al proprio percorso di salute, orientando le persone e le famiglie nella rete dei servizi socio-sanitari presenti in ogni specifica area del nostro territorio.

Queste nuove figure professionali vengono attivate attraverso una Centrale Operativa Territoriale (COT) che risponde al numero 0746/279452 e che va a costituire il cuore dell’organizzazione di questo nuovo modello di assistenza.

Attraverso la COT, infatti, a seconda degli specifici bisogni assistenziali vengono coinvolti l’area Tutela Materno Infantile, i Medici di Medicina Generale, il Pronto Soccorso, fino ad arrivare ai reparti del Presidio Ospedaliero di Rieti, per quei pazienti che presentano ulteriore necessità di sostegno e/o di assistenza infermieristica o ostetrica una volta dimessi e tornati al loro domicilio.

 

Legnini: «La ricostruzione acceleri anche nei centri più colpiti»

Nuova visita del Commissario Straordinario, Giovanni Legnini, ad Amatrice, Accumoli e Arquata del Tronto, da qualche settimana al centro di un piano per sbloccare la ricostruzione anche degli edifici privati nei centri più colpiti dal terremoto di oltre cinque anni fa.

«Dobbiamo accelerare dovunque sia possibile. Anche qui e soprattutto qui, perché Amatrice, Accumoli e Arquata, non possono restare indietro rispetto al resto del cratere» ha detto il Commissario. «In questi tre comuni il terremoto, oltre a centinaia di vittime, ha causato una quantità di danni enorme all’edilizia privata, residenziale e produttiva. Parliamo di 1,2 miliardi nella sola Amatrice, 630 milioni ad Arquata, 360 milioni ad Accumoli. Le risorse per riparare e ricostruire le case ci sono, tutte le procedure sono state estremamente semplificate, adesso dobbiamo affrontare con decisione i problemi specifici che, nei singoli centri, impediscono di procedere. I sindaci devono fare dei cronoprogrammi ed indicare ai cittadini i tempi per la presentazione dei progetti, sia nei centri storici che nelle frazioni. Non possiamo più perdere altro tempo», ha aggiunto Legnini, che ad Amatrice oggi ha partecipato alla cerimonia di consegna di due condomini con 85 appartamenti al loro interno, ricostruiti dopo il sisma, tra i primi nel centro storico della città, rasa al suolo dal terremoto dell’agosto 2016.

Ad Amatrice, che conta oltre 3 mila edifici lesionati, sono state presentate 807 domande e ne sono state approvate 410, per un importo di 234 milioni di euro, mentre i lavori già terminati sono 136. Ad Accumoli, con oltre mille edifici inagibili, si contano appena 131 domande presentate, 75 accolte e 18 cantieri chiusi, dopo cinque anni e mezzo. Ad Arquata del Tronto, dove gli immobili lesionati sono quasi 2 mila, le richieste di contributo sono 202, delle quali 154 sono state approvate e 57 cantieri già arrivati alla conclusione dei lavori.

Di Berardino: «Al lavoro per interventi nel centro storico»

«Ho partecipato ieri ad Accumoli ad un incontro con il Commissario per la ricostruzione Giovanni Legnini, il Sub Commissario Fulvio Soccodato, l’Ufficio speciale Ricostruzione, il sindaco di Accumoli Franca D’Angeli e il vescovo di Rieti Domenico Pompili, organizzato per definire l’attuazione degli interventi previsti dall’ordinanza speciale del centro storico di Accumoli. In particolare il Comune inviterà i proprietari e professionisti a formalizzare gli aggregati condominiali e a costituire i consorzi entro un termine di 30 giorni».

«Ogni due settimane ci sarà un incontro tra la Struttura commissariale, la Regione Lazio e il Comune di Accumoli per fare il punto della situazione e verificare l’andamento della ricostruzione. Come avviene già per Amatrice anche per Accumoli tutte le Istituzioni sono impegnate per dare risposte concrete ai cittadini, tutti insieme siamo coinvolti in un lavoro corale, e al territorio vogliamo dare un segnale chiaro: lavoriamo tutti insieme e siamo impegnati nella ricostruzione di questo luogo messo a dura prova dal terremoto».

Così in una nota l’assessore alle Politiche per la ricostruzione della Regione Lazio, Claudio Di Berardino.

Territorio e Comunità: a Illica incontro con associazioni e imprenditori per la rinascita della comunità

Dopo diverso tempo, una missione di Territorio e Comunità è riuscita finalmente a risalire ad Illica. L’obbiettivo della visita è stato quello di passare del tempo di persona – nonostante proseguano i rapporti con gli infernali congegni digitali – insieme ai giovani imprenditori della zona e gli amici, consolidando i rapporti e fissando le basi per varie iniziative, per il breve e lungo periodo. Dopo il mese di dicembre, nel quale l’associazione per la promozione delle eccellenze agroalimentari italiane Retrogusto, con i cesti natalizi, ha promosso e distribuito i prodotti tipici delle aziende del cratere del terremoto, si riparte di slancio

«Il punto di ritrovo – raccontano dal gruppo – è stato presso il B&B Lago Secco di Illica dove oltre ai risultati della campagna natalizia, tra un progetto ed un altro, uno scambio di idee e dei sani confronti, abbiamo potuto gustare anche la cucina di Clementina. All’ordine del giorno, il programma primavera estate del nostro progetto. Si partirà con l’organizzazione di una giornata per la promozione nella provincia di Roma dei prodotti del territorio di Accumoli invitando a partecipare sempre più imprenditori locali. L’obbiettivo consisterà nel promuovere il territorio per tutte le straordinarie prerogative che lo contraddistinguono, impegnandoci nella valorizzazione e nella partecipazione più ampia possibile. La data indicativa è quella di sabato 9 aprile. Sempre per lo stesso calendario eventi, abbiamo già avuto notizie rassicuranti circa la possibilità di poter usufruire del terreno, gentilmente concesso lo scorso anno da Sabrina Cappellanti e potremo così svolgere la seconda edizione di “Ritorno ad Illica”. Anche per questo evento, la data indicativa, come per lo scorso anno sabato 16 luglio».

Altro spunto interessante, è stato proposto da un noto ed importante produttore di birra artigianale locale. L’idea è quella di organizzare in collaborazione un evento nei pressi della sede temporanea del comune di Accumoli, una festa pensata per l’inizio dell’autunno prossimo. Nel corso del pranzo è arrivata anche la comunicazione della partecipazione e dell’assegnazione di un bando regionale. Un progetto che ha visto protagonisti proprio gli imprenditori di Lago Secco, insieme a tanti interlocutori privati e pubblici che saranno protagonisti di una grande stagione di rinascita per questo straordinario angolo d’Italia.

Una giornata di confronto e lavoro proficuo quindi, che ha confermato i legami solidi con questa terra e con i suoi abitanti. Collaborare e scommettere su di loro è doveroso, giusto ed entusiasmante e, nel merito, Territorio e Comunità ha colto l’occasione per rinnovare fattivamente e concretamente tali propositi. È significativo dunque, anche per tutto l’impegno e la tenacia che profondono, nel realizzare quel sogno così reale che coniuga territorio, cultura, sviluppo ed economia, contro ogni distruzione materiale ogni lacerazione sociale

«Di terra e colore»: sculture mariane delle terre del sisma tornano al pubblico

Presentate nella sala degli Stemmi di Palazzo Papale, a Rieti, la Madonna Lactans e la Pietà: due opere in terracotta policroma restaurate grazie ai contributi raccolti grazie ad Art Bonus per il Terremoto.

I beni provengono, rispettivamente, dalla Chiesa di Sant’Agata di Grisciano, frazione di Accumoli (Madonna Lactans, opera di Giacomo e Raffaele da Montereale) e dalla Chiesa di Santa Maria della Misericordia di Accumoli (Pietà, di autore anonimo) e tornano alla fruibilità della comunità reatina attraverso l’esposizione “Di terra e colore”, una mostra che racconta le sculture mariane provenienti dai territori del sisma.

Il progetto di restauro delle due terracotte fa parte della più ampia programmazione di restauro dei beni custoditi nei depositi allestiti durante l’emergenza sisma 2016 e si configura all’interno delle attività dell’Ufficio del Soprintendente Speciale per le aree colpite dal sisma del 24 agosto 2016 del Ministero della Cultura che, attraverso il il progetto trasversale “Sisma 2016. Progetto per la diagnostica, la progettazione e il restauro dei beni storico-artistici mobili colpiti dai sismi del 2016 nelle regioni Abruzzo, Lazio, Marche, Umbria“, si pone l’obiettivo di restituire tale patrimonio culturale alla pubblica fruizione attraverso l’affidamento dei progetti di restauro e recupero delle opere colpite dal terremoto del Centro Italia.

Alla presentazione hanno preso parte, il vescovo di Rieti monsignor Domenico Pompili, il Direttore Generale Sicurezza del Patrimonio Culturale Marica Mercalli e il Soprintendente Speciale Sisma 2016 del MiC Paolo Iannelli. Presenti anche il Funzionario storico dell’arte del MiC Giuseppe Cassio – direttore dei lavori, il Funzionario restauratore del MiC del Monica Sabatini – progettista, e Carlotta Capitani de L’OFFICINA (Consorzio di ditte individuali artigiane) – impresa che ha curato il restauro.

Le opere

Le opere afferenti a questo progetto qui presentate sono in terracotta, un materiale povero, tuttavia estremamente elegante quando lavorato con sapiente maestria. La scultura in terracotta ha sempre sofferto di una subordinazione nei confronti di materiali più nobili, come il bronzo e il marmo.

Perché questo pregiudizio? I motivi sono diversi, dalla deteriorabilità del materiale che viene più comunemente utilizzato dagli artisti per bozzetti e studi, al suo frequente uso in ambito devozionale, espressione della cultura popolare e locale. Ed è qui che ci troviamo nel reatino, in territori di confine, davanti ad opere riconducibili a personalità artistiche solo in parte delineate, che rielaborano, con diverse capacità, le aperture culturali locali, fortemente devozionali, alle influenze di contesti più colti e innovativi. Il patrimonio diffuso del reatino è testimonianza infatti di linguaggi figurativi sviluppatisi in territori caratterizzati da intensi scambi commerciali e commistioni artistiche.

E la terracotta, nelle opere qui presentate, ben unisce esigenze devozionali – esaltate dal forte realismo che questo materiale ben esprime, come nella Pietà della Chiesa di S. Maria della Misericordia di Accumoli – insieme a forme di estrema eleganza e raffinatezza, come nella Madonna Lactans proveniente dalla Chiesa di S. Agata a Grisciano, piccola frazione di Accumoli.

Già affidata in passato dalla critica a “scuola abruzzese” con attribuzioni poco convincenti, la scultura è stata restituita da Giuseppe Cassio ai fratelli Giacomo e Raffaele da Montereale. Considerato il soggetto, quest’opera bene incarna l’intensa devozione al culto della Madonna del latte, così diffuso nella civiltà rurale dell’Italia centrale, e legato al tema della fecondità, della natalità, come retaggio dei culti pagani, in una traduzione dalle linee sobrie ed eleganti.

I danni e le operazioni di pronto intervento

Entrambe le opere sono realizzate in blocchi di terracotta sovrapposti lavorati a mano e dipinti con strati policromi applicati a freddo.

La Pietà si trovava sull’altare maggiore della chiesa e ne rappresentava l’immagine simbolica principale; è stata recuperata in grandi frammenti dovuti al crollo dell’edificio.

È stata quindi schedata secondo le direttive del Sistema Informativo Territoriale Carta del Rischio, imballata e trasportata al deposito allestito durante la fase emergenziale dal MiC presso la Scuola Forestale Carabinieri di Cittaducale.

Anche la Madonna Lactans, una volta recuperata e schedata, è stata imballata e portata al deposito di Cittaducale per ricevere il primo intervento di messa in sicurezza, che ha previsto l’analisi dello stato di conservazione, del degrado e del danno in vista della programmazione dell’intervento generale di restauro, che si è appena concluso.

Durante questa prima fase sono state effettuati le operazioni di pronto intervento come la spolveratura e la ricomposizione di piccoli frammenti erratici e dei grandi pezzi della struttura.

Il progetto di restauro

Il progetto di restauro del gruppo di opere mobili in terracotta custodite presso il deposito reatino di Cittaducale fa parte della più ampia programmazione di restauro dei beni custoditi nei depositi allestiti durante l’emergenza, con l’obiettivo di restituire tale patrimonio culturale alla pubblica fruizione.

In particolare nel reatino tali attività sono state coordinate in accordo con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le Province di Frosinone, Latina e Rieti (ora per l’area metropolitana di Roma e la provincia di Rieti), e sono state bene illustrate nella mostra Rinascite. Opere d’arte salvate dal sisma di Amatrice e Accumoli. 17/11/17-11/02/18, Terme di Diocleziano, Roma (qui il contributo a cura di RAICultura). La mostra ha avuto come duplice obiettivo di ricostruire le relazioni tra opere e territorio e di rivivere l’attività di recupero del patrimonio artistico condotta in maniera sistematica nelle zone devastate dal sisma, anche attraverso una serie di scatti fotografici d’autore di Paolo Rosselli.

Le operazioni che hanno interessato le due sculture hanno previsto una serie di interventi conoscitivi come l’analisi diagnostica e la documentazione fotografica. Si è passati poi agli interventi conservativi volti al consolidamento dei supporti, al ristabilimento della coesione degli strati preparatori e pittorici, alla ricomposizione e alla integrazione plastica in base allo studio filologico delle opere, per poi passare alla pulitura, alla stuccatura e alla reintegrazione pittorica con verniciatura finale.

Quest’ultimo aspetto ha tenuto conto dell’istanza devozionale ed è per questo che si è deciso di eliminare ogni genere di interferenza causata da una diversa interpretazione fornita dall’ultimo restauro documentato negli anni Ottanta del secolo scorso. Le opere sono state dotate di strutture all’avanguardia atte a sostenerne il peso e a mantenere l’integrità dell’insieme in piena sicurezza. Le strutture sono state progettate per garantire la movimentazione e la flessibilità di collocazione dando l’opportunità di renderle autonome e non più vincolate alle strutture architettoniche che le ospitavano e che fungevano da potenziali elementi di rischio.

La centralità archeologica della via Salaria

Il 23 agosto 2021 presso la sala Piovan di Accumoli il professor Carlo Virili ha tenuto una conferenza dal titolo “L’archeologia del territorio di Accumoli: un ingannevole e apparente vuoto!”, volta a delineare la centralità archeologica del territorio, avendo come punto di riferimento la “strada dei due mari”: la via Salaria.

«Un ingannevole vuoto – ha spiegato Virili – sta a significare che, in realtà, la Salaria è stata ed è un catalizzatore. Per evitare di costruire oggi cattedrali nel deserto, bisogna prefigurare un piano di gestione e di rete e fare rete vuol dire andare a ricostruire quel tessuto antico più ramificato rispetto a quello di oggi».

Partendo dalle prime evidenze del luogo, il professore ha dimostrato come le zone interne dell’Italia centrale fossero aree cruciali per la viabilità. Non solo la via Salaria, ma diverse strade diramate alla sua destra e alla sua sinistra emergevano e deperivano in basa all’importanza che acquistava un determinato centro abitato. In base alle prime tracce, risalenti al 600/500 A.C., risulta che oltre allo stampo piceno, prevalente rispetto a quello sabino, ci siano anche dei richiami etruschi, frutto di una dialettica tra aggiornamenti culturali e antichi retaggi. «Il rinnovamento culturale passa per la via Salaria ma è legato anche ad un altro fenomeno, quello della transumanza che, oltre al bestiame, trasportava anche flussi di dee».

Spostando poi l’attenzione all’area archeologica di Palazzo di Grisciano, il professor Virili ha descritto quella che al tempo di Augusto doveva essere una statio. Non classificabile come “domus”, la “statio”, con vasche di natura idraulica colonne e porticati era un vero e proprio “Autogrill” del passato, una punto di sosta in cui trovavano ristoro i dipendenti del “cursus pubblicus”, il servizio imperiali di posta che assicurava gli scambi all’interno dell’Impero Romano.

Questi luoghi erano posti ad un determinato numero di miglia gli uni dagli altri, per garantire anche agli animali un punto di ristoro sicuro. Proprio il conto dei chilometri, non sempre facile a causa della mutevolezza delle strade, può far identificare il tipo di “statio”. Stando anche agli studi del Persichetti, quella di Palazzo del Guasto appare essere quella di “Ad Martis”.

A prescindere dall’esattezza del nome, questa “statio” dimostra l’importanza di un’archeologia che oggi, come ieri, può essere un punto di interesse e di incontro per il territorio, fino a diventare un vero e proprio itinerario archeologico e museale fonte di attrazione e studio. «Bisogna fare delle cose buone» ha detto il sindaco di Accumoli Franca D’Angeli. «Nel futuro di Accumoli non può esserci solo la ricostruzione delle case, bisogna riportare qui le persone e in questo progetto, io vedo un percorso archeologico verso il futuro».

«Se la Salaria è stato questo coacervo di umanità, dobbiamo ripartire da lì se vogliamo dare al territorio un futuro. Non si possono riportare indietro quelli che ci abitavano, ma bisogna costruire un nuovo rapporto tra città e montagna, cercando risorse aggiuntive: mondo di sotto che aiuta a capire il mondo si sopra» ha concluso il vescovo Domenico.

Emozione e musica, Accumoli ricorda le sue vittime

Nel pomeriggio del 24 agosto, Accumoli, paese epicentro del tragico terremoto del 2016, ha ricordato le sue vittime con una celebrazione liturgica animata da suggestivi intermezzi musicali.

«Il canto che ha invocato lo spirito ci ha introdotto in questa tappa. Qui ricordiamo gli undici morti di Accumoli e vogliamo farlo nel segno della speranza, come la musica ci suggerisce» con queste parole il vescovo Domenico ha dato inizio alla Santa Messa presso la Scuola di Ricostruzione.

E l’atmosfera, carica di emozione, è stata allietata proprio dalla melodia, grazie alla presenza di due cori e un’orchestra polifonica.

Non solo il coro di Accumoli e Amatrice, ma anche il coro Elikya e l’orchestra dell’Accademia Vicino che coinvolge giovani musicisti provenienti da diverse parti del mondo.

Il coro Elikya è un coro intergenerazionale e interculturale che nasce circa dieci anni fa da un progetto voluto da padre Padretti e raggruppa una sessantina di musici e cantori delle più svariati nazionalità e religioni.

«Oggi siamo qui perché abbiamo deciso di fare il Cammino delle Terre Mutate e, in onore delle vittime del sisma, volevamo fare anche un concerto», ha detto Claudio, membro della formazione.

Il vescovo Domenico nell’omelia ha citato il Libro dell’Apocalisse, che «a dispetto del nome non indugia mai su toni catastrofici ma una rivelazione».

«Siamo giunti a cinque anni di distanza dal terremoto –  ha sottolineato monsignor Pompili – e una cosa deve essere chiara: non si può riprodurre la città vecchia ma occorre tratteggiare una città nuove; non basta rimeditare le forme del passato o immaginare una ricostruzione dov’era e com’era, ma bisogna avere la capacità di immaginare qualcosa di nuovo in questo territorio».

Un territorio «di transumanza», l’ha definito don Domenico, perché «a transumare in passato erano gli ovini che scendevano in città, ma forse oggi ci è data un’irripetibile opportunità di mettere in atto un’altra forma di transumanza, quella di essere umani in doppia direzione, andando sia verso la città che verso la montagna. Una sorta di “contratto di reciprocità”, perché non è pensabile che questi luoghi siano ripopolati solo da coloro che tornano. È una sfida che dobbiamo raccogliere anche per onorare chi non c’è più che racchiude la sinergia che stasera sembra di poter cogliere in queste tre diverse espressioni musicali».

Poi, l’auspicio. «C’è bisogno che le istituzioni re-immaginino questo territorio e collaborino insieme affinché questo altopiano di struggente bellezza torni a vivere».

Al termine della celebrazione, il ricordo delle vittime è stato affidato a undici bambini, ciascuno dei quali ha portato una candela verso l’altare, ricordando il nome di chi non c’è più.

Da musica e preghiera l’energia segreta che aiuta a superare le difficoltà

Musica e preghiera: è il binomio proposto dal vescovo Domenico al termine della veglia di preghiera vissuta a Grisciano sulla soglia del quinto anniversario del sisma che nella notte del 24 agosto del 2016 ha portato distruzione e lutti nei territori di Accumoli, Amatrice e Arquata del Tronto. Fu la prima di una lunga serie di scosse che hanno progressivamente allargato il fronte dei danni e dei problemi. Questioni concrete a fronte delle quali la bellezza astratta della musica e il raccoglimento della preghiera non sembrano efficaci.

Ma è una lettura superficiale. Perché «la musica è la colonna sonora che ci consente di superare le difficoltà». E per farsi meglio capire monsignor Pompili ha ricordato l’impressione avuta, proprio ad Accumoli, quando alla prima festa vissuta dopo il terremoto giunse la banda musicale: «si vedeva che la musica aveva il sopravvento rispetto alla tristezza che i musicisti portavano dentro e traspariva dai loro volti».

E per questo, a ben vedere, la musica non è mai mancata nei cinque anni che ci separano dalla tragica notte del terremoto. Come non è mai mancata la preghiera: «Anche qui qualcuno può dire che essa non ha molto effetto pratico. Ma esattamente come per impastare il cemento non basta la materia, ma ci vuole anche l’acqua, la preghiera in questi anni è stata l’occasione per ritrovare l’energia interiore che ci ha consentito di superare le tante difficoltà che abbiamo incontrato».

La sintesi di questa forza dello spirito è il crocefisso: c’era anche durante la veglia di questo 23 agosto a Grisciano, posizionato in modo irrituale nel mezzo del cantiere che ha fatto da contesto al momento in comune. Un’immagine che rimanda a quello che ondeggiava in alto durante i funerali delle vittime. «Non ci ha mai abbandonato – ha sottolineato il vescovo – per ribadire che il dolore fatto sperimentare dal terremoto ha una sola forma di reazione possibile: l’amore di cui il crocefisso è l’espressione. Lasciamo allora che questa immagine di Gesù che mostra il suo amore sia anche la musica e la preghiera che ci accompagnano nel futuro».

A cinque anni dal terremoto, i primi cantieri rendono concreta la speranza

Il crocefisso su un cantiere; una pila di sacchi di cemento e qualche mattone per accennare un altare. Sono i segni forti e immediati che hanno creato il contesto del momento di preghiera in memoria delle vittime del terremoto vissuto a Grisciano di Accumoli. A dare il senso dell’incontro è stato il parroco don Stanislao Puzio, che ha riflettuto sull’inconsapevole serenità vissuta da tutti prima delle scosse del 24 agosto 2016. Erano i giorni in cui tanti si preparavano a rientrare a scuola o a lavoro. Momenti ingenui, ma insieme solenni e festivi. Poi la terra ha tremato, ed è stato come perdere l’innocenza. «Non si può dimenticare quello che è accaduto», ha sottolineato il sacerdote: «con la distruzione e la morte è arrivata anche la paura».

«Quella notte l’alba sembrava non arrivasse mai», ha aggiunto don Stanislao, notando che allo stesso modo ha tardato «l’alba della ricostruzione». Perché nella piena emergenza c’è stato «il fiume della solidarietà» a dare sollievo, ma «chi immaginava ci sarebbe voluto così tanto per vedere i primi cantieri?». Non a caso la veglia dell’anno precedente chiedeva di “Vedere la speranza”. Ma in questi giorni, «le prime gru compaiono sul territorio». E dal momento in cui aprono i cantieri la speranza smette di essere un sogno, un’idea che rischia d’esser vuota per diventare «un fatto concreto, visibile, toccante, atteso e preteso dalla popolazione».

Un quartetto d’archi è stato chiamato a sottolineare questo nuovo inizio, come ad annunciare la bellezza di case da abitare che i cantieri non possono lasciare intravedere. Ma tra i ferri e le tavole delle impalcature vengono proiettate immagini che suggeriscono un ponte tra le macerie di ieri e la vita da ricostruire guardando al domani. Tra le foto tante sono delle chiese, crollate come le case, ma non come la speranza. Si è però corso il rischio di vederla rovinare e su questo si sono concentrate le meditazioni del rosario condotto dai frati Mimmo e Carmelo. Ricordando che la ricostruzione è possibile se comprende l’essenziale dimensione spirituale: «Invitiamo il Signore ad essere presente nel mondo delle nostre sofferenze: lui solo, infatti, cambia il buio in luce, la disperazione in speranza, la morte in vita. E per questo è importante lasciarsi plasmare dalla sua grazia».

La luce del videoproiettore scrive “Risorgeremo” tra le lamiere del cantiere. Ora bisogna crederci.