Casa Futuro: una spinta alla rinascita delle zone terremotate

Si è svolta questa mattina, ad Amatrice, la cerimonia di posa della prima pietra di Casa Futuro, uno dei più impegnativi progetti di ricostruzione privata nelle zone colpite dal terremoto dell’agosto 2016. La nuova struttura, promossa dalla diocesi di Rieti e dall’Opera Nazionale per il Mezzogiorno d’Italia sorgerà nell’area del complesso “Padre Giovanni Minozzi”, edificio storico di grande importanza per Amatrice e per tutto il territorio circostante che fin dalla sua nascita, nel 1920, è stato “un luogo di trasmissione del sapere e di accoglienza” grazie alla presenza dei padri della Congregazione Famiglia dei Discepoli della Fondazione Don Minozzi. Per mons. Domenico Pompili, vescovo di Rieti, “l’avvio del cantiere è una spinta alla rinascita delle terre colpite dal sisma”.

Il progetto. Il progetto, redatto dallo studio dall’architetto Stefano Boeri e ispirato all’idea di ecologia integrale espressa da papa Francesco nella sua enciclica Laudato si’, prevede “quattro corti”, spazi che uniscono “i piani della contemplazione e dell’azione”: la “Corte Civica” che ospiterà la sede comunale, una sala polifunzionale e una biblioteca pubblica con un piano interrato destinato a parcheggio e locali tecnici per il funzionamento dell’edificio; la “Corte del Silenzio”, orientata con la Torre Civica e la chiesa di Santa Maria dell’Assunta, che ospiterà la Casa Madre dell’Opera Nazionale con le residenze dei religiosi, una struttura di accoglienza e un centro assistenziale da destinare a casa di riposo; ci saranno anche ambienti museali e liturgici, un giardino e uno spazio comune a servizio degli ospiti; la “Corte dell’Accoglienza” che sarà dedicata a funzioni di ospitalità per i giovani, con un teatro/auditorium, spazi ricreativi, mensa e sale per la formazione; la “Corte delle Arti e dei Mestieri”, infine, ospiterà laboratori didattici e di trasformazione dei prodotti agroalimentari provenienti dalle filiere locali.

Il cantiere. Il cantiere, si legge in un comunicato della diocesi di Rieti, “è stato consegnato il 27 settembre alle imprese che si sono aggiudicate i lavori in seguito alla procedura negoziata di selezione disposta dall’Opera nazionale per il Mezzogiorno d’Italia con il supporto della diocesi di Rieti. Per l’esecuzione dei lavori l’Ufficio speciale per la ricostruzione (Usr) del Lazio ha emesso un decreto di contributo di 48 milioni di euro”. Alla cerimonia erano presenti oltre al vescovo, don Savino D’Amelio, superiore generale della Famiglia dei Discepoli di don Minozzi, e don Michele Celiberti, presidente dell’Opera nazionale per il Mezzogiorno d’Italia, con il Commissario straordinario alla ricostruzione sisma 2016, Giovanni Legnini, il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, il sindaco di Amatrice, Giorgio Cortellesi e l’architetto Stefano Boeri. A margine della cerimonia, il Sir ha posto alcune domande al vescovo di Rieti, mons. Domenico Pompili.

Qual è il significato di Casa Futuro all’interno dell’opera di ricostruzione delle zone terremotate?

Il significato è che non basta ricostruire ma è necessario rigenerare questa terra. Rigenerazione che passa attraverso i grandi obiettivi che Casa Futuro si propone: essere un luogo di accoglienza per giovani, con un centro studi che si ispira ai principi e alle grandi questioni sollevate dalla Laudato si’; diventare un riferimento per la filiera agroalimentare che sia anche un punto di forza economica rispetto alla situazione del luogo; essere un luogo di accoglienza per gli anziani dove anche la realtà dei padri dell’istituto Don Minozzi e delle sorelle, chiamate ‘ancelle’, potranno avere casa; essere un punto di raccolta di servizi amministrativi, facenti capo al Comune, che serviranno a rimettere in moto la macchina dei beni comuni.

A quali bisogni intende rispondere Casa Futuro?

Anzitutto al bisogno di abitabilità. Questo territorio devastato dal sisma del 2016 richiede nuove forme di insediamenti ecosostenibili che offrano la possibilità di vivere questi luoghi non solo seguendo il criterio dell’identico ma piuttosto quello dell’autentico. Significa guardare avanti e offrire spunti innovativi, non riprodurre semplicemente le forme del passato. Questa è anche la ragione per cui abbiamo affidato il progetto di Casa Futuro all’architetto Stefano Boeri che, in questo ambito, garantisce competenza ed esperienza. I bisogni cui fa riferimento Casa Futuro sono anche quelli della formazione, e qui penso ai giovani, dell’accoglienza delle persone fragili e vulnerabili come gli anziani e della possibilità di conoscere e approfondire la questione ambientale.

Non c’è il rischio che Casa Futuro possa diventare una cattedrale nel deserto?

No, se cerchiamo di continuare ad alimentare quel processo di rigenerazione più ampio di cui Casa Futuro è tassello importante ma non esaustivo. Ciò significa fare in modo che le cosiddette aree interne possano essere rese più facilmente gestibili grazie anche a infrastrutture adeguate. In questo senso non posso non fare riferimento sia al raddoppio della Salaria che alla Ferrovia dei due mari che collegherebbe il Tirreno all’Adriatico, le Marche al Lazio, Ascoli a Roma. Di recente la Rfi, Rete Ferroviaria Italiana, ha manifestato l’intenzione di procedere ad uno studio di fattibilità su cui si è concentrata l’attenzione e l’adesione delle istanze politiche e istituzionali del territorio. Questa ferrovia sarebbe veramente una svolta perché favorirebbe l’accessibilità di questi territori e la loro affidabilità in termini di opportunità di lavoro, di servizi a cominciare dalla salute e dalla scuola. Tutto ciò permetterebbe alle giovani famiglie di poterci restare. Si evitano cattedrali nel deserto se questi territori vengono messi in grado di fuoriuscire dal loro atavico isolamento e diventare spazi agognati per la loro grande qualità della vita e per il rapporto che c’è tra costi e benefici. Viverci sarebbe una scelta e non una congiuntura.

Il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) potrebbe, in questo senso, essere un’opportunità da cogliere?

Ci sono delle opportunità che non tornano e per questo vanno adeguatamente intercettate così come il Commissario alla Ricostruzione, Giovanni Legnini ha detto in varie occasioni. Bisogna interpretare Amatrice come un punto di riferimento dentro un’area più grande – in generale l’Appennino centrale – che merita di essere ricongiunta con il resto del Paese. È una questione trasversale che il terremoto ha messo ancora di più in evidenza nella sua drammaticità.

Casa Futuro, un modello di ricostruzione per le altre zone terremotate del Centro Italia?

La rigenerazione del Don Minozzi, un’area vasta circa 20mila metri quadrati – corrispondente al centro storico di Amatrice – è un punto nevralgico di questa fase. Credo che il buon esito della ricostruzione del complesso che fu il Don Minozzi costituisca una speranza concreta per dire che le cose stanno effettivamente cambiando.

Il vescovo alla prima pietra di Casa Futuro: «La rigenerazione passa attraverso questi grandi obiettivi»

«Non basta ricostruire ma è necessario rigenerare questa terra». Lo ha detto il vescovo Domenico Pompili a margine della cerimonia della posa della prima pietra di Casa Futuro, uno dei più impegnativi progetti di ricostruzione privata nelle zone colpite dal terremoto dell’agosto 2016.

La nuova struttura, promossa dalla diocesi di Rieti e dall’Opera nazionale per il Mezzogiorno d’Italia, sorgerà nell’area del complesso “Padre Giovanni Minozzi”, edificio storico di grande importanza per Amatrice e per tutto il territorio circostante che fin dalla sua nascita, nel 1920, è stato “un luogo di trasmissione del sapere e di accoglienza” grazie alla presenza dei padri della Congregazione Famiglia dei discepoli della Fondazione Don Minozzi.

Per l’esecuzione dei lavori l’Ufficio speciale per la ricostruzione (Usr) del Lazio ha emesso un decreto di contributo di 48 milioni di euro. Per mons. Pompili, «la rigenerazione passa attraverso i grandi obiettivi che Casa Futuro si propone: essere un luogo di accoglienza per giovani; diventare un riferimento per la filiera agroalimentare e dunque un punto di forza economica; essere un luogo di accoglienza per gli anziani; essere un punto di raccolta di servizi amministrativi, facenti capo al Comune, che serviranno a rimettere in moto la macchina dei beni comuni».

Mons. Pompili si è detto convinto che Casa Futuro non diventerà una cattedrale nel deserto «se cerchiamo di continuare ad alimentare quel processo di rigenerazione più ampio di cui Casa Futuro è tassello importante ma non esaustivo. Ciò significa fare in modo che le cosiddette aree interne possano essere rese più facilmente gestibili grazie anche a infrastrutture adeguate».

A tale riguardo il vescovo ha ribadito l’importanza del raddoppio della Salaria e della Ferrovia dei due mari che collegherebbe il Tirreno all’Adriatico, le Marche al Lazio, Ascoli a Roma. Si tratta di opere che favorirebbero «l’accessibilità di questi territori e la loro affidabilità in termini di opportunità di lavoro, di servizi a cominciare dalla salute e dalla scuola. Tutto ciò permetterebbe alle giovani famiglie di poterci restare. Si evitano cattedrali nel deserto se questi territori vengono messi in grado di fuoriuscire dal loro atavico isolamento e diventare spazi agognati per la loro grande qualità della vita e per il rapporto che c’è tra costi e benefici. Viverci sarebbe una scelta e non una congiuntura». In questo senso il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) potrebbe essere un’opportunità da cogliere.​

Prima pietra per Casa Futuro: «Un modello di ripartenza per l’intero Paese»

«Per il progetto abbiamo voluto ispirarci allo spirito originario del “Don Minozzi” e della sua vocazione a essere un luogo di trasmissione del sapere e di accoglienza. Lo abbiamo fatto attraverso quattro ‘corti’, spazi per la comunità. In nuce Casa Futuro è un progetto di città ed è il modo più bello di partire oggi».

Così l’architetto Stefano Boeri, autore del progetto “Casa Futuro”, in una dichiarazione rilasciata al Sir in occasione della posa prima pietra, ad Amatrice. La nuova struttura, promossa dalla diocesi di Rieti e dall’Opera nazionale per il Mezzogiorno d’Italia, sorgerà nell’area del complesso “Padre Giovanni Minozzi”.

«La corte – ha aggiunto l’architetto – è l’architettura della comunità e il suo concetto appartiene alla storia italiana ed europea». Secondo l’architetto «le sinergie messe in campo da tutti gli attori e gli enti preposti a questo compito hanno funzionato e sono state formidabili nell’attenzione, nella velocità e nell’efficacia nel passaggio tra le intenzioni e le azioni. Anche il cantiere, nel suo piccolo, sarà un modello: lo abbiamo pensato alla stregua di una scuola in cui, per esempio, le macerie verranno per quanto possibile riutilizzate per farne fondazioni, muri di contenimento e per plasmare i pannelli delle facciate dei nuovi edifici. La sfida è bellissima. Credo che Casa Futuro, per tutti questi motivi, possa essere assunto come modello di ripartenza anche per l’intero Paese».

Il progetto, redatto dall’architetto Stefano Boeri, trae ispirazione anche dall’idea di ecologia integrale espressa da Papa Francesco nella sua enciclica Laudato si’. Esso prevede “quattro corti”, spazi che uniscono «i piani della contemplazione e dell’azione»: la “corte civica” che ospiterà la sede comunale, una sala polifunzionale e una biblioteca pubblica con un piano interrato destinato a parcheggio e locali tecnici per il funzionamento dell’edificio; la “corte del silenzio”, orientata con la Torre Civica e la chiesa di Santa Maria dell’Assunta, che ospiterà la Casa Madre dell’Opera nazionale con le residenze dei religiosi, una struttura di accoglienza e un centro assistenziale da destinare a casa di riposo; ci saranno anche ambienti museali e liturgici, un giardino e uno spazio comune a servizio degli ospiti; la “corte dell’accoglienza” che sarà dedicata a funzioni di ospitalità per i giovani, con un teatro/auditorium, spazi ricreativi, mensa e sale per la formazione; la “corte delle arti e dei mestieri”, infine, ospiterà laboratori didattici e di trasformazione dei prodotti agroalimentari provenienti dalle filiere locali.

Protezione Civile e Coldiretti insieme nella lotta ai cambiamenti climatici

Protezione Civile e Coldiretti insieme per una collaborazione sinergica che ha l’obiettivo di mettere in atto azioni concrete per combattere il cambiamento climatico, prevenire e gestire gli eventi calamitosi, migliorando la resilienza dei territori.

È su questo tema che si svolgerà il dibattito “Protezione Civile e Agricoltura: sinergie in movimento”, in programma domani, venerdì 15 ottobre, alle ore 10 nell’Auditorio “Della Laga” ad Amatrice, che si inserisce nell’ambito della “Settimana Nazionale della Protezione Civile” in corrispondenza della Giornata internazionale per la riduzione del rischio dei disastri naturali, che si celebra ogni anno il 13 ottobre.

Un viaggio tra le storie delle imprese che sono state costrette a riconvertirsi dopo il sisma del 2016 per sopravvivere, resistere e restare nella loro terra, come l’azienda agricola Gabriele Piciacchia ad Accumoli, dove proseguirà la visita dopo il convegno. Una realtà da raccontare in rappresentanza di molte altre, che hanno avuto la stessa forza di non abbandonare questo territorio.

Oggi rinforziamo la collaborazione con Coldiretti e lo facciamo in un luogo importante: nel cuore del cratere del sisma del 2016 – ha detto il Capo Dipartimento, Fabrizio Curcio – Quel terremoto ha strappato vite, ricordi e lasciato ferite importanti. Il mondo dellagricoltura è stato particolarmente colpito da quellevento e tanto è stato il lavoro fatto, in quelloccasione, insieme a Coldiretti. Ma oggi celebriamo anche la rinascita e la resilienza di tante aziende agricole di questo territorio. Con Coldiretti vogliamo proseguire su questa strada, lavorando prima delle emergenze, per avere territori e cittadini più pronti a fronteggiarle e amministrazioni in grado di conoscere le esigenze dei settori produttivi del Paese per rendere più rapido il ritorno alla normalità dopo eventi calamitosi”.

Un percorso avviato da tempo e siglato da un protocollo d’intesa firmato lo scorso luglio, quello tra la Protezione Civile e la Coldiretti, volto a trovare strumenti necessari per prevenire e gestire le emergenze, attraverso il coinvolgimento attivo degli agricoltori con buone pratiche agricole e lo sviluppo di misure di autoprotezione. Tra gli obiettivi, quello di dare delle risposte concrete alle imprese e al mondo rurale, sia in campo economico che sociale. Una collaborazione nata già durante il terremoto di Amatrice ed è proprio questa la sede scelta per un convegno che vedrà la partecipazione delle istituzioni, dei sindaci dell’area e dei giovani agricoltori di Coldiretti, che insieme ai volontari della protezione civile, racconteranno la loro testimonianza di solidarietà e impegno sul territorio.

L’obiettivo è quello di migliorare la resilienza dei territori – spiega il Vice Presidente Nazionale di Coldiretti, David Granieri – e fornire gli strumenti necessari a prevenire e ridurre i rischi causati dai disastri naturali, ma anche a sensibilizzare sulla salvaguardia ambientale. I nostri agricoltori stanno danno e possono continuare a dare un contributo fondamentale per la difesa dei territori, con la gestione e la cura delle nostre terre, preservandole dai rischi idrogeologici, dai roghi e ancora dalle frane, attraverso la manutenzione, la pulizia la segnalazione di situazioni di pericolo o incendi”.

Un momento di confronto al quale prenderanno parte i sindaci di Amatrice e Accumoli, Giorgio Cortellesi e Franca D’Angeli, insieme al Presidente della Provincia di Rieti, Mariano Calisse e al Prefetto, Gennaro Capo. Presente in apertura dei lavori anche l’assessore regionale alle Politiche per la ricostruzione, Claudio Di Berardino. Si proseguirà con le testimonianze di chi ha vissuto i terribili momenti del terremoto e la fase successiva con i giovani agricoltori e i volontari della protezione civile insieme a Marco Guardabassi, che coordina le attività del Dipartimento della Protezione Civile.

Storie di resilienza, di prevenzione e di buone pratiche in agricoltura verranno affrontate dal Capo Dipartimento della Protezione Civile, Fabrizio Curcio e dal Vice Presidente Nazionale di Coldiretti, David Granieri, che guida anche la federazione del Lazio. Con loro ci sarà il Presidente della Commissione Agricoltura della Camera dei Deputati, Filippo Gallinella, con un intervento del Monsignor Domenico Pompili, Vescovo della Diocesi di Rieti.

Le conclusioni del dibattito che verrà moderato dalla giornalista de Il Messaggero, Raffaella Di Claudio, saranno affidate al Senatore Francesco Battistoni, Sottosegretario di Stato delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali.

Coldiretti Giovani Impresa sarà protagonista con i “Prodotti della rinascita”, provenienti da tutta Italia ed esposti ad Amatrice. Prodotti genuini e a chilometro zero che raccontano le tradizioni culturali e culinarie dei nostri territori e hanno rischiato di scomparire proprio a causa delle calamità naturali e delle conseguenze dei cambiamenti climatici.

Storie di resilienza di chi ha continuato a combattere per mantenere la propria azienda, come Pietropaolo Martinelli, che nel terremoto del 2017 in Abruzzo ha perso 156 agnelli e 256 pecore destinate alla produzione di latte, uccise dal crollo della stalla. Non si è arreso e grazie anche alla solidarietà dalla comunità di Farindola, dove si trova la sua attività, è riuscito a ricomprare alcuni capi e a riprendere la produzione, salvando la sua azienda e il pecorino di Farindola, che verrà esposto domani tra i prodotti della rinascita. La sua è una delle tante storie che si aggiunge a quelle di molti altri giovani che saranno presenti, come Emanuele Morselli con l’Aceto di Modena. La sua azienda con vivaio e l’acetaia aveva subito pesanti danni a causa del sisma in Emilia del 2012, ma è riuscita a risollevarsi con la consegna a domicilio delle piante. Dalla Puglia la testimonianza di Antonio Pascali e della sua azienda olivicola di Vernole, in provincia di Lecce, in piena area infetta dal contagio della Xylella. Non si è arreso ha espiantato le piante di ulivo danneggiate e ripiantato quelle giovani, ricreando una linea di oli extravergine di eccellente qualità.  di Amatrice Fabio Fantusi, che a causa del sisma del 2016 ha dovuto reinventare la sua azienda e riconvertire le terre. Ha lasciato il suo allevamento di bovini da carne e aperto una macelleria aziendale con un laboratorio di trasformazione delle carni bovine e suine. E ancora Eugenio Rendina, produttore di farina e birra, che aveva iniziato coltivando cereali ad Accumoli. Nel suo progetto cera anche quello di realizzare un birrificio, che a causa del terremoto è stato costretto a delocalizzare insieme alle trasformazioni di tanti altri prodotti.

 

E finalmente…è festa!

Dopo due anni di attesa causata dalla pandemia, è arrivato il giorno della Prima Comunione per alcuni ragazzi amatriciani.

Festa grande nella chiesa del Centro di Sant’Agostino il 12 e il 26 settembre scorsi, quando finalmente i giovani e le loro famiglie hanno finalmente celebrato il loro personale incontro con Gesù.

Emozionato anche il parroco don Adolfo Izaguirre: «Sono stato contento di accompagnare questi ragazzi insieme con le loro catechist, perché hanno veramente bisogno di conoscere a Dio. Ogni giorno, soprattutto in queste zone,  ci impegniamo a dare il meglio di noi con l’aiuto di Dio, e a far comprendere questo anche loro, che sono il futuro della nostra comunità».

Don Adolfo ringrazia anche i genitori dei bambini, «che fanno ogni anno il sacrificio di accompagnare i figli per questa preparazione al loro incontro con Gesù».

Nuova sede per il Cai di Amatrice

Il 20 settembre 2021, ad un anno esatto dall’insediamento del rinnovato consiglio direttivo della Sezione di Amatrice del Club Alpino Italiano, il Comune di Amatrice e la Sezione hanno raggiunto un primo accordo sull’utilizzo della Casa della Montagna, con la concessione di una parte della struttura come sede sociale della sezione locale.

La struttura donata alla cittadina di Amatrice dal CAI e da ANPAS, concepita per essere un luogo di aggregazione e favorire la frequentazione della montagna e sviluppare la conoscenza dell’ambiente montano, divenuta poi uno spazio a servizio della ricostruzione post terremoto ospitando gli uffici comunali, ora, grazie all’accordo raggiunto, comincerà ad essere utilizzata anche per gli scopi per cui è stata ideata e realizzata.

La sede della Sezione di Amatrice presso la Casa della Montagna sarà un importante punto di riferimento per i frequentatori dei Monti della Laga, per la formazione dei giovani di Amatrice, per la conoscenza, la tutela e la valorizzazione dell’ambiente e della cultura della montagna, oltre ad essere un’importante tappa del Sentiero Italia CAI.

Amatrice riparte con gli studenti

Primo giorno di lezione per l’Istituzione Formativa Alberghiera di Amatrice.

Il presidente della Provincia di Rieti, Mariano Calisse, all’inaugurazione dell’anno scolastico per accogliere gli studenti ha commentato: «Dopo un grande lavoro sono state garantite le lezioni del quarto anno proprio nel comune di Amatrice, ora è attivo anche il convitto che permetterà ai ragazzi di studiare e alloggiare sul territorio. Si tratta di una trentina di studenti che soggiorneranno in due distinti alberghi, vivranno e studieranno nelle attività del posto e avranno una formazione puntata al lavoro nel campo della ristorazione e della ricettività. Ho voluto esserci al loro primo giorno di scuola perché questi ragazzi sono il futuro e come tali rappresentano un messaggio di ripartenza per Amatrice. Auguro un buon anno a tutti».

Branduardi canta per Amatrice

Il 25 settembre è stata intitolata la “giornata mondiale dei sogni“. Una di quelle invenzioni che dovrebbero spingere a riflettere l’umanità sulle cose più disparate, dai problemi sociali, a quelli del creato, passando per la giornata mondiale del putipù a quella dello gnocco fritto.

Questa proliferazione di dedicazioni, però, ogni tanto rende giustizia a una giornata in particolare, nella quale, il proprio significato si sublima e materializza.

Questo è quanto è successo sabato 25 settembre 2021. Il luogo è Amatrice, con le ferite del terremoto del 2016 ancora visibili  a cielo aperto, con le casette della new town ingentilite dalla forza degli abitanti e con una volontà di non fermarsi che rende onore alla popolazione.

La Croce Rossa Italiana ha donato alla città ferita un luogo di cultura, un nuovo auditorium, con ampia cavea esterna e una bella sala moderna più intima: l’Auditorium della Laga, sarà una nota di vita, un richiamo per i turisti, per gli artisti che vorranno ridare voce alle loro esecuzioni musicali e teatrali in un territorio oltraggiato e ferito dal dramma del terremoto e che sta cercando di reagire.

Leggere i cartelli che chiedono, con delicatezza , di non fotografare le rovine ancora massicciamente presenti, in rispettosa preghiera dei morti e di chi ancora soffre, fa capire quanto l’Auditorium donato dalla Croce Rossa sia la realizzazione di un sogno per tutta Amatrice.

Il personaggio: Angelo Branduardi. Lui ha ufficialmente inaugurato con un concerto all’aperto il nuovo Auditorium. In verità il concerto doveva svolgersi il 1° agosto scorso, ma un allarme Covid-19, a prove già effettuate, fece immediatamente annullare la data ma non la disponibilità dell’artista. Che alla prima occasione si è recato nella cittadina tra Lazio e Abruzzo, per ottemperare all’invito ricevuto.

Giunto a 71 anni, con 50 album pubblicati, colonne sonore, riscoperte delle fonti antiche, scelte coraggiose come musicare William Butler Yeats, San Francesco e Santa Hildegard von Bingen, continua a mettersi in gioco. Che sia con il suo gruppo di fedelissimi o in duo con il geniale polistrumentista Fabio Valdemarin sente il richiamo del palco, del rapporto con il suo pubblico come se fosse ogni volta una prima.

E l’emozione si percepiva forte mentre le note branduardesche coloravano la notte di Amatrice: e tra le parole in musica delle diciotto canzoni cantate era una festa vedere le tute rosse dei volontari della Croce Rossa mischiarsi alle magliette rosse dei fan di Branduardi della “Locanda del Malandrino“, un gruppo di fedelissimi del cantautore di tutta Italia e diffusi anche in tutto il mondo,  che gli assicura sempre il suo calore. In una notte fredda, poi, come quella amatriciana, sarà stato certamente ben gradito. 

foto: Massimo Lavena 2021

Branduardi non si è risparmiato con il funambolico Valdemarin: ha cantato, raccontato, scherzato con il pubblico: ha onorato con il suo violino e le sue chitarre il “sogno” di Amatrice di tornare a vivere normalmente, un sogno grande, un sogno possibile.

La musica non può ricostruire le case – ha detto Branduardi – però dà la serenità, è altamente terapeutica, perché è rapimento, come diceva Dante Alighieri.

C’è il Canto XI del Paradiso di Dante Alighieri che io ho musicato: secondo me la figura di San Francesco, la figura di Dante e la canzone di sé per sé, possono essere assolutamente centrali in un concerto particolare come questo”.

foto: Massimo Lavena 2021

Il concerto è stato molto intimo, con una selezione  di canzoni che hanno attraversato tutta la carriera di Branduardi: il finale ha visto il pubblico chiamato a partecipare all’esecuzione de “Alla fiera dell’Est”, quella canzone come suol dire sempre Branduardi, che gli ha regalato “Un po’ di immortalità”. Un gioco allegro in una notte stellata di sogni e di speranza.

 

Massimo Lavena per www.b-hop.it

Casa Futuro, si va verso l’apertura dei cantieri

L’Ufficio Speciale per la Ricostruzione del Lazio ha emesso il decreto di contributo per Casa Futuro, il piano di ricostruzione e rifunzionalizzazione dell’Istituto “Padre Giovanni Minozzi” che l’Opera Nazionale per il Mezzogiorno d’Italia e la Diocesi di Rieti intendono realizzare ad Amatrice su progetto dello Studio Boeri.

L’originale Istituto “Padre Giovanni Minozzi”, progettato dell’arch. Foschini, comprende, oltre a una chiesa, numerosi edifici destinati a ospitare, educare e formare al lavoro minori. In seguito allo sciame sismico che ha interessato il centro Italia a partire dal 24 agosto 2016, il complesso ha subito gravissimi danni divenendo inagibile.

Con il progetto Casa Futuro, la Diocesi di Rieti e l’Opera Nazionale per il Mezzogiorno d’Italia intendono recuperare lo spirito originale dell’Istituto attraverso il concetto di “Ecologia Integrale” formulato da Papa Francesco nell’enciclica Laudato si’. Si andrà dunque a realizzare un luogo che assicuri accoglienza e ospitalità, soprattutto ai giovani, e attività assistenziali, ma anche un centro per la valorizzazione delle risorse del territorio legate alla produzione agroalimentare e un polo culturale per iniziative di studio e formazione.

Il progetto prevede in particolare la realizzazione di quattro corti: la Corte Civica ospiterà funzioni di carattere amministrativo e sociale, oltre a sale polifunzionali attrezzate per differenti attività; la Corte del Silenzio sarà la sede della Casa Madre dell’Opera Nazionale con le residenze dei religiosi, nonché servizi di accoglienza e di ospitalità per opere caritative aperte al pubblico; la Corte delle Arti e dei Mestieri ospiterà prevalentemente aule didattiche, laboratori e spazi per la formazione fortemente improntati sullo sviluppo delle filiere locali; nella Corte dell’Accoglienza troveranno spazio i servizi di ospitalità per i giovani, spazi e sale ricreative, mensa e sale per la formazione aperte al pubblico oltre a un Centro Studi legato alle Comunità Laudato si’. In questa corte è previsto anche il ripristino della funzione del teatro che potrà ospitare eventi e opere teatrali in genere.

L’atto giunge alla conclusione delle procedure di selezione degli esecutori dei lavori: tramite una procedura negoziata la committenza ha affidato il cantiere a un raggruppamento di imprese specializzate nelle diverse lavorazioni necessarie alla realizzazione dell’opera, costituito da Consorzio Stabile Aurora, La Torre Costruzioni, Consorzio Stabile De Medici e Impresit Lavori.

L’apertura dei cantieri avverrà nei prossimi giorni.

Il Coordinamento “Amatrice Transumanza” fa il punto

Sabato 11 settembre e domenica 12 settembre, il Coordinamento Amatrice Transumanza, nel corso di alcuni eventi, presenterà le attività svolte e il sito: www.amatricetransumanza.it.

Sabato 11 settembre, alle ore 10, presso la Casa della Montagna di Amatrice, sarà presentato: “Lo Stazzo di Gorzano“, progetto di recupero dei muretti a secco, a cura dell’Associazione Laga Insieme Onlus, con momento musicale nel corso della mattinata.

A seguire, alle ore 11,30 si svolgerà l’incontro con gli autori del libro “Amatrice in cartolina” Luigi Zaccheo e Luigi Sarallo; ad ogni partecipante sarà donata una copia del volume che racconta Amatrice e molte delle sue Ville per immagini, così come si presentavano nel corso del Novecento. Una sezione del volume è dedicata alla Transumanza.

Alle ore 15, presso la frazione Cornillo Nuovo di Amatrice, si svolgerà l’inaugurazione dell’Antica Fonte con ciaramelle e suoni della tradizione.

Domenica 12 settembre, sempre presso la Casa della Montagna di Amatrice, sarà presentato il sito www.amatricetransumanza.it.

A seguire, alle ore 11,30 si svolgerà l’illustrazione dei progetti realizzati dal Coordinamento e di quelli in via di realizzazione.

Si ringrazia l’Ente Parco Nazionale Gran Sasso – Monti della Laga e la Regione Lazio.

IL COORDINAMENTO AMATRICE TRANSUMANZA – La qualifica UNESCO della Transumanza quale patrimonio immateriale dell’umanità è stata una bella occasione per rivalutare questa antica pratica, che per Amatrice è qualcosa di prezioso da sempre, perché è parte del DNA di questo territorio e della gente che lo popola.
È questa la ragione per cui nel 2019 nasce il Coordinamento Amatrice Transumanza, che raccoglie intorno allo stesso tavolo numerose associazioni del territorio, al fine di lavorare insieme per valorizzare, tutelare e promuovere i valori e le tradizioni di cui la Transumanza stessa è portatrice.
Nel regolamento di cui il Coordinamento si è dotato si legge tra l’altro: “Il Comune di Amatrice individua nella transumanza l’espressione della cultura e delle tradizioni identitarie della comunità locale. La pratica della transumanza assicura la salvaguardia del paesaggio agricolo del territorio comunale fondato sulla pastorizia. Il Comune di Amatrice e le Associazioni operanti nel proprio territorio si costituiscono in Coordinamento per la realizzazione di iniziative volte a favorire la salvaguardia e la conoscenza della Transumanza e dei suoi valori culturali e ambientali”.
Il Coordinamento, nella sua attività, si avvale anche della preziosa collaborazione del Parco Nazionale Gran Sasso e Monti della Laga e della Regione Lazio.