Il commissario Legnini: «Cura e custodia della bellezza dell’Appennino filo conduttore dell’opera di rinascita»

«Il tempo che abbiamo davanti è uno soltanto: quello della rinascita e del ripopolamento di territori e borghi bellissimi, nel mentre si ricostruiscono gli edifici e gli spazi pubblici. Ne è simbolo il progetto della Casa Futuro dell’Istituto Don Minozzi, il cui avvio è prossimo, dove potranno rivivere edifici e spazi di notevole valore per un ampio territorio, volano per la nuova Amatrice». Lo afferma Giovanni Legnini, commissario straordinario alla ricostruzione Sisma 2016, nel libro “Andare Oltre. L’azione della Chiesa nei luoghi del terremoto”, presentato ieri sera, 22 luglio, ad Amatrice.

Un volume di oltre 160 pagine, realizzato dalla diocesi reatina per raccontare il proprio impegno nel post-terremoto. «L’opera di ricostruzione e rinascita» per il commissario «non può essere immaginata, progettata e realizzata in modo disgiunto dalla ricostruzione fisica. La cura e la custodia per le prossime generazioni della bellezza naturale e culturale che caratterizza i territori dell’Appennino, dovrà essere il filo conduttore dell’opera di ricostruzione e rinascita. Solo se sapremo garantire una ricostruzione di qualità, improntata alla sicurezza sismica e idrogeologica, allo sviluppo sostenibile da un punto di vista sociale ed ambientale, all’innovazione e all’efficienza energetica, potremo porre le condizioni per un nuovo tempo di vita per questi straordinari territori». Diversamente, scrive Legnini, citando mons. Domenico Pompili, vescovo di Rieti, «disertare questi luoghi sarebbe ucciderli una seconda volta. E questo nessuno di noi se lo può permettere».

Il commissario fa anche il punto sulla ricostruzione: «Nei primi mesi del 2021 il ritmo delle procedure e dell’apertura dei cantieri, nonostante la pandemia, è più che triplicato, rispetto allo stesso periodo del precedente anno: esistono quindi ulteriori margini per migliorare la speditezza della ricostruzione». Ma perché questa avanzi «sarà fondamentale che ciascuno faccia la sua parte. Bisogna, dunque, ‘andare oltre’ anche quella tendenza, talvolta eccessiva e fuorviante, a prendersela con gli altri se le cose non vanno. Questo sarà tanto più possibile se le istituzioni, ai tre livelli di governance (Comuni, Regioni e Stato) manterranno e miglioreranno ulteriormente, come è necessario che accada, il livello di attenzione e tensione positivamente dimostrato nell’anno a cavallo tra il 2020 e il 2021».

Tra Amatrice e Accumoli la mostra fotografica diffusa «Di semi e di pietre»

In occasione del quinto anniversario del sisma che colpì l’Italia centrale nell’agosto 2016, una mostra fotografica diffusa per la prima volta racconta e restituisce, attraverso le immagini delle persone e dei luoghi, “una storia nostra”.

Dal titolo “Di semi e di pietre. Viaggio nella rinascita di un territorio”, l’esposizione a cura di Giulia Ticozzi, in collaborazione con Regione Lazio e LAZIOcrea, e con il patrocinio dei comuni di Amatrice e di Accumoli, è un’occasione importante per non dimenticare e guardare al futuro.
L’inaugurazione si svolgerà ad Amatrice venerdì 23 luglio presso l’Area Food alle ore 17.30.

Interverranno i sindaci di Amatrice, Massimo Bufacchi, e Accumoli, Franca D’Angeli. Con loro la curatrice Giulia Ticozzi, gli autori TerraProject, l’Assessore alle Politiche per la ricostruzione della Regione Lazio Claudio Di Berardino e il vescovo di Rieti, mons Domenico Pompili.

Segue alle ore 18.30 la consegna mappe del percorso e passeggiata tra le opere con gli Autori.

Sabato 24 luglio, ad Accumoli Capoluogo alle ore 18, TerraProject incontra Accumoli: conversazione con la giornalista Benedetta Perilli.
Segue “Accumoli è vivo”: realizzazione di una grande fotografia di gruppo con gli abitanti di Accumoli.

La mostra fotografica diffusa sarà visitabile fino al 5 settembre 2021. Per informazioni: Federica Mariani 366 6493235 o [email protected].

Foto di TerraProject

Andare Oltre. La Chiesa racconta il suo impegno nell’area del sisma

Andare Oltre. L’azione della Chiesa nei luoghi del terremoto: è questo il titolo del libro-documento che la Diocesi di Rieti ha prodotto per dare conto del proprio impegno nell’area del sisma a partire dalle scosse del 24 agosto 2016. Ma non si tratta di un semplice elenco su “cosa”, “come”, “quando” e “quanto” fatto. Soprattutto si guarda al “perché”, volendo far emergere il senso ultimo di un’azione ininterrotta, di come sia possibile essere “prossimi” non solo nell’immediato, ma anche nel medio e lungo periodo.

Aperto da un testo del Commissario alla Ricostruzione, Giovanni Legnini, il libro è strutturato il tre parti: Ascoltare, Intervenire e Contemplare, incorniciate da due pagine firmate dal vescovo Domenico Pompili. Si parte dalle prime fasi dell’emergenza, durante le quali gli aiuti hanno viaggiato sulle gambe di sacerdoti, suore e frati che insieme a volontari e professionisti si sono mobilitati a ogni livello per stare accanto alle persone e rispondere alle necessità.

Un’azione più ragionata di sostegno a chi era nel bisogno ha quindi trovato nella Caritas e nella nascita di una vera e propria impresa sociale lo snodo per garantire aiuti a persone e imprese e servizi di pubblica utilità.

Tutto senza mai dimenticare l’attenzione ai beni culturali, per proteggere la bellezza del territorio e proporla come antidoto alla tristezza e allo scoramento.

Nel libro si racconta l’azione della Diocesi, ma anche l’attenzione costante della Chiesa universale: dallo sguardo caloroso e concreto di papa Francesco alla colletta nazionale promossa dalla Chiesa italiana, fino ai ripetuti momenti di interesse da parte della Conferenza Episcopale.

Questo racconto, condensato in un volume illustrato di 164 pagine, sarà presentato da mons Pompili in otto appuntamenti sul territorio. Si parte sabato 17 luglio da Borgovelino, nella chiesa di San Dionigi alle ore 19.30. Il 22 luglio alle 18 il libro sarà presentato ad Amatrice, alla presenza del Commissario alla Ricostruzione Giovanni Legnini. Sarà quindi la volta di Accumoli (29 luglio ore 21); Cittareale (7 agosto ore 19); Posta (11 agosto ore 19); Borbona (12 agosto ore 18); Leonessa (13 agosto ore 19); Terminillo (25 agosto ore 16.30).

Viene dal “Convento di plastica” di Santa Giusta il nuovo ministro generale dei frati minori

È l’italiano padre Massimo Fusarelli il nuovo ministro generale dei frati minori per il sessennio 2021-2027. La nomina è avvenuta ieri 13 luglio, a Roma, nel corso del Capitolo generale dell’Ordine dei frati minori (Ofm) 2021. Al nuovo Generale sono giunte le congratulazioni di Papa Francesco

«Con un senso di timore ma anche di speranza, consapevole della mia debolezza. In questo mi sento molto sostenuto dai frati, quello del Generale non è un ufficio individuale. Non so ancora tutto ciò che dovrò fare, ma mi farò guidare da un atteggiamento di ascolto, senza idee preconcette, di tutte le realtà, culture e modi diversi di incarnare il carisma. Questa è una sfida che, se da un lato, mi entusiasma, dall’altro suscita qualche pensiero. Ma confido nel buon Dio». Così padre Massimo Fusarelli racconta il suo stato d’animo dopo la nomina a ministro generale Ofm per il sessennio 2021-2027, avvenuta ieri 13 luglio, a Roma, nel corso del Capitolo Generale dell’Ordine dei frati minori (Ofm) 2021. Padre Fusarelli, 58 anni, ha vestito il saio francescano il 28 luglio 1982. Il 30 luglio 1983 ha emesso i voti temporanei; ha professato i voti solenni l’8 gennaio 1989. Il 30 settembre 1989 ha ricevuto l’ordine sacerdotale. Dopo il Corso Istituzionale Teologico presso l’Antonianum di Roma ha conseguito la Licenza in Scienze patristiche presso l’Augustinianum in Roma. È stato Definitore provinciale, Animatore della pastorale vocazionale e poi della Formazione permanente; più volte Guardiano; Segretario generale di Formazione e Studi dal 2003 al 2009; Visitatore generale per la Provincia di Napoli e poi per il processo di unificazione delle Province del Nord Italia; attuale Guardiano e parroco a S. Francesco a Ripa (Roma) e responsabile del progetto di accoglienza dei poveri.

Padre Fusarelli, all’inizio di questo ufficio, cosa si porterà dietro delle tante esperienze vissute come frate in questi anni?
Innanzitutto il contatto con la gente che ho avuto in tanti modi diversi, soprattutto con i giovani, che ho sempre cercato di mantenere. Rimanere aperto alla novità che i giovani rappresentano, alle loro domande e inquietudini. In questi ultimi anni ho avuto modo di vivere a contatto con la periferia romana, Torre Angela, con i terremotati di Amatrice e Accumoli, con i rifugiati e i migranti a san Francesco a Ripa. Tutti incontri con persone che mi hanno aperto il cuore e mi hanno reso più accessibile. Porto con me l’ascolto di tutte queste realtà, delle persone, della vita. Tante esperienze, come quella di parroco a San Francesco a Ripa, che mi hanno insegnato a non andare avanti per astrazioni o per idee preconfezionate, ma a rimanere molto vicino alla vita e alla realtà e a mettermi in ascolto per riconoscere come lo Spirito di Dio lavora.

Poco fa ha ricordato i terremotati di Amatrice e Accumoli, nell’area del sisma del 2016, dove ha prestato servizio nei giorni più duri dell’emergenza. Cosa ricorda di questa esperienza?
La gente di Amatrice e Accumoli mi ha aiutato a diventare più accessibile, a essere più raggiungibile dalle persone. Questo è il regalo più grande che mi hanno fatto. Ricordo quel periodo trascorso nella frazione amatriciana di Santa Giusta, dentro un container abitativo messo a disposizione dalla Caritas che poi fu battezzato come il “Convento di plastica”. Questo per me è stato un passaggio grandissimo che non potrò dimenticare.

Giovani, famiglie, rifugiati, periferie: sono urgenze richiamate spesso da Papa Francesco e che sembrano corrispondere ad un programma di lavoro per i prossimi sei anni…
No, non si tratta di un programma ma è ciò che metto nella mia bisaccia all’inizio di questa missione, insieme alla Bibbia, agli scritti di Francesco e ad altri libri, di narrativa e di poesia, che mi fanno sempre compagnia. Non un programma ma vie aperte da percorrere. E poi la vita dei miei fratelli: io ho sempre avuto a che fare con i frati in vari servizi e questo mi ha reso sempre più attento alla loro storia.

Papa Francesco le ha inviato un telegramma di congratulazioni e di benedizione per la nomina in cui si legge: “Il Serafico Padre San Francesco le sia di incoraggiamento nella guida dei suoi frati”. Come ha accolto questo messaggio?
Sono molto felice di sentire la vicinanza del Pontefice testimoniatami anche dal card. João Braz de Aviz, Prefetto della Congregazione per gli Istituti di vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica, Delegato dal Papa a presiedere il Capitolo Generale dell’Ordine dei frati minori. È un grande sostegno e conforto. Spero di avere modo di chiedere al Papa cosa si aspetta da noi.

di Daniele Rocchi / SIR

Ricostruzione: Ordinanze Speciali per Accumoli, Arquata, Castelluccio e Pieve Torina

La Cabina di coordinamento della ricostruzione post sisma 2016, presieduta dal Commissario Straordinario, Giovanni Legnini, ha dato via libera oggi a quattro Ordinanze Speciali per Arquata del Tronto, Accumoli, Pieve Torina e Castelluccio di Norcia, comuni e borghi tra quelli maggiormente colpiti dai terremoti di quattro anni fa.

Le Ordinanze, su cui è registrata l’intesa unanime dei Presidenti delle quattro regioni interessate, prevedono l’utilizzo di deroghe alla normativa di carattere generale per la realizzazione di alcune opere pubbliche urgenti e necessarie anche per la partenza della ricostruzione privata.

Nei giorni scorsi la Cabina di coordinamento aveva già raggiunto l’intesa su altre otto Ordinanze Speciali in deroga, che riguardano la ricostruzione di Campotosto, Cascia, Castelsantangelo sul Nera, Norcia, Ussita, delle scuole di Montegiorgio e di Tolentino, del complesso di Sant’Eutizio a Preci.

Tutte le nuove Ordinanze Speciali, che saranno firmate ed emanate dal Commissario Straordinario nei prossimi giorni, saranno immediatamente esecutive con la pubblicazione sul sito internet istituzionale della Struttura, www.sisma2016.gov.it . La firma dell’Ordinanza relativa alle scuole di Tolentino resta subordinata all’acquisizione di alcuni documenti, non ancora trasmessi dal Comune.

Cabina di coordinamento

Riapertura Santa Maria Assunta: Borbona ha di nuovo la sua chiesa

«Lasciamoci sfidare dal futuro» citando il filosofo Bauman, il vescovo Domenico ha inaugurato con una celebrazione eucaristica la chiesa di Santa Maria Assunta, conosciuta anche come Santa Maria Nuova, in Borbona. La cerimonia, avvenuta nel pomeriggio di lunedì 28 giugno, ha radunato istituzioni e cittadini, emozionati di poter finalmente tornare nel centralissimo edificio.

La particolarità di questa chiesa, come spiegato dall’architetto Marco Lucandri, coordinatore dell’intervento, sta nella sua pianta circolare. Allo stesso tempo, però, questa caratteristica è stata anche la fragilità dell’edificio, che ha riportato i suoi danni maggiori proprio in corrispondenza della cupola e delle volte laterali. Gli interventi, si sono concentrati dunque sul consolidamento delle volte e sulla ricostruzione sia dei tetti laterali più bassi che del tetto sopra la cupola, rafforzato con una cerchiatura d’acciaio. «Per ripristinare la cupola è stata adottata una tecnica innovativa, quella del coccioforte, un sistema di rinforzo che consente tuttavia la reversibilità».

«Riapriamo ufficialmente questa chiesa dopo il tempo del terremoto ed è questo segno di grande speranza perché significa tornare alla dimensione abituale» ha affermato don Domenico, sottolineando, però, che la ricostruzione non deve essere vista solo come un fatto economico o tecnico ma anche culturale e spirituale perché «non basta che arrivino flussi di denaro se poi non ci sono le persone giuste capaci di orientare il capitale verso il bene comune».

Rivolgendo poi lo sguardo all’esterno, il vescovo ha fatto riferimento ai lavori in corso per il Centro di Comunità, luogo di incontro, e alla RSA, dove vengono custoditi gli anziani. «In questa triangolazione si delinea qualcosa che ha a che fare con la Borbona del futuro che sì, è una piccola comunità, ma è importante che dopo 5 anni si cominci a delineare una prospettiva in cui si recuperino gli spazi per la vita sia ecclesiale che sociale. Perciò – ha concluso – questo giorno di festa deve essere un segno di volontà a ricostruire non guardando le nostre spalle, ma
mirando avanti con fiducia».

Prima della conclusione della messa, don Ernesto Pietrangeli, parroco di Borbona ci ha tenuto a ringraziare personalmente tutte le persone che hanno contributo alla realizzazione del progetto e, con la voce rotta dall’emozione ci ha tenuto a condividere un suo intimo ricordo. «Questa è la chiesa dove seguivo la messa da bambino e dove, da giovane, celebravo. Negli anni ottanta e novanta era piena di fedeli e si respirava fede in ogni angolo. Mi auguro che questo possa continuare anche ora con le nuove generazione perché questi edifici non sono monumenti ma un luoghi di fede».

Si è unita ai ringraziamenti anche Maria Antonietta Di Gaspare, sindaco della città, che, riprendendo l’asse proposto dal vescovo, quello tra la chiesa di Santa Maria Assunta, il venturo Centro di Comunità e la Rsa, ha aggiunto un ulteriore tassello: il centro storico. «riteniamo che, nel proiettarci nel futuro, la memoria possa essere il volano del domani che abbiamo il dovere di trasmettere ai nostri giovani. Queste comunità, seppur piccole, nascondono un trascorso e un passato e in questi luoghi dobbiamo creare un futuro per tutti» ha concluso.

Tanto l’entusiasmo tra i fedeli, consolati così dall’assenza dei festeggiamenti in onore di santa Maria del Monte, in coincidenza con l’ultima domenica di Giugno. «Non è cambiata per niente» ha detto la signora Dina. L’unica differenza infatti sta nell’esposizione della Croce Processionale, ora visibile a tutti grazie alla protezione di una teca posta ai margini dell’altare.

Cascello di Amatrice: intervento di ricostruzione per la chiesa dei santi Pietro e Paolo

La chiesa dei santi Pietro e Paolo si trova ai margini della frazione Cascello di Amatrice. Piuttosto isolata rispetto al centro abitato, la struttura, articolata su un’unica navata, ha una superficie di 120 mq. Al suo interno, su una pavimentazione in piastrelle di graniglia di epoca novecentesca, si distingue un altare principale a mensa. Sopra alla struttura lignea del tetto, un campanile a veletta.

«Il giorno di san Pietro, nella chiesa si celebravano con una festa i pastori che facevano ritorno in montagna da Roma. Era consuetudine distribuire un mazzo di camomilla a tutti i presenti» ricorda don Luigi Aquilini. «Inoltre, nella parte posteriore dell’edificio c’era un eremo, ora crollato, dove viveva un eremita che aiutava a custodire l’itera area».

In seguito al sisma del 2016, l’edifico ha riportato un livello di danneggiamento grave: la facciata è parzialmente crollata e la copertura è risultata essere pericolante. Nel corso del 2019 la diocesi di Rieti ha portato a termine l’intervento di messa in sicurezza e, oggi, l’edificio è pronto per l’intervento di ricostruzione definitivo.

Si procederà, dunque, ad eliminare le criticità strutturali con conseguente miglioramento sismico al fine di consentire il pieno ripristino della funzionalità dell’opera d’uso dell’immobile.

La chiesa di Sant’Antonio Abate è pronta per l’intervento definitivo di miglioramento sismico

Anche la chiesa di Sant’Antonio Abate a Cornillo Nuovo di Amatrice si prepara all’intervento definitivo di miglioramento sismico. Come la chiesa di San Giorgio Martire a Terracino, questo organismo edilizio rappresenta un gioiello culturale per via della massiccia presenza di opere d’arte e di affreschi.

Il sisma del 2016 ha fatto sì che l’edificio riportasse delle importanti lesioni nella facciata, nelle pareti laterali e nella vela che hanno reso necessario l’intervento di messa in sicurezza. Non meno impegnativa è stata la messa in sicurezza delle opere d’arte conservate all’interno della chiesa. Sono state infatti recuperate e trasportate nel deposito della Scuola Forestale Carabinieri di Cittaducale, più di 40 opere tra suppellettili liturgiche, paramenti sacri e libri dell’archivio parrocchiale, tra i quali dei messali datati XVII e XVIII secolo.

Tra esse, spicca inoltre il tabernacolo ligneo in forma di tempietto dipinto con l’immagine del Cristo risorto e dei santi Giovanni e Antonio Abate, siglato con il nome del donatore, Cherubino de Jacobo, con data 1568.

In situ, sono state messe in sicurezza le due statue in terracotta raffiguranti Sant’Antonio abate, nella nicchia dell’altare maggiore, e la Vergine orante con il Bambino sull’altare laterale destro, attribuite allo scultore abruzzese Saturnino Gatti, protagonista del rinascimento aquilano. Non danneggiati invece i cicli pittorici ad affresco, in cui spicca la raffigurazione delle dodici Storie di Sant’Antonio abate di Dionisio Cappelli.

L’intervento di ricostruzione è quindi volto a ripristinare l’edificio per garantirne la sicurezza e la continuità di culto, non dimenticando le esigenze di conservazione e di tutela attiva.

Ricostruzione, il vescovo: occasione per fare del centro Italia un ponte tra il nord e il sud del Paese

È stata presentata oggi a Rieti l’Ordinanza speciale in deroga firmata dal Commissario straordinario alla ricostruzione post sisma, Giovanni Legnini, per la ricostruzione del centro storico di Amatrice, distrutto dal terremoto del 2016.
Oltre al Commissario, alla conferenza stampa erano presenti il Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, Claudio Di Berardino, Assessore al Lavoro e nuovi diritti, Scuola e Formazione, Politiche per la ricostruzione, Personale e Wanda D’Ercole, Direttore Generale Regione Lazio.

«Amatrice sta rinascendo e noi vogliamo ricostruire il suo centro dove era, nel rigoroso rispetto delle sue caratteristiche culturali e storiche ma con un’impostazione fortemente sostenibile, intelligente ed efficiente. Questa ordinanza stima in oltre 46 milioni di euro l’investimento per progetti che daranno massima attenzione alla tutela architettonica e ambientale, come all’efficientamento energetico. La ripartenza di questo territorio è una sfida più che mai urgente e ora siamo a un punto di svolta. Tutti insieme, nel segno della massima concertazione con i sindaci e le comunità locali, raccogliamo le priorità e i progetti per continuare l’opera di ricostruzione», ha spiegato il Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti.

«La strada fino a oggi percorsa per la ricostruzione delle aree colpite dal terremoto del 2016 è piena di interventi grandi e piccoli. La recente ordinanza firmata dal Commissario straordinario alla ricostruzione post sisma Giovanni Legnini – che mette a disposizione nuovi 46 milioni di euro- permetterà di completare i progetti di rinascita del centro storico di Amatrice e che saranno seguiti anche dall’Ufficio speciale per la ricostruzione della Regione Lazio. Questa nuova accelerazione completa numerosi altri interventi, dalle risorse del Recovery Plan, all’elaborazione di un nuovo Piano strategico per l’area del cratere e per il rilancio di tutta la provincia di Rieti, ma anche il Contratto di sviluppo, proposta su cui abbiamo chiamato a partecipare, come sempre, tutte le istituzioni e parti sociali del territorio. Tra gli altri interventi sono da sottolineare quelli per le aree interne, quelle previste tra le aree dell’ex mezzogiorno – tra cui ricade Rieti- nonché un nuovo Contratto di programma da definire con il Ministero dello Sviluppo economico. Tutte queste risorse e progettualità concorrono ognuna per la ricostruzione materiale e sociale di Amatrice e dell’area del cratere laziale», ha detto Claudio Di Berardino, assessore al Lavoro, Formazione e Politiche per la ricostruzione della Regione Lazio oggi a Rieti presso la Sala dei Cordari in occasione della presentazione dell’Ordinanza speciale in deroga firmata dal Commissario straordinario alla ricostruzione post sisma Giovanni Legnini, che riguarda la ricostruzione del centro storico di Amatrice, distrutto dal terremoto del 2016.

«Con l’ordinanza speciale in deroga, che segue il varo del PSR da parte del Comune, diamo finalmente il via alla ricostruzione del centro storico di Amatrice, completamente distrutto dal terremoto 2016. Si tratta di una sfida di grande complessità, senza precedenti per grado di distruzione nella storia delle ricostruzioni post sisma del nostro paese. Per affrontarla e vincerla occorreva individuare con precisione obiettivi, procedure e responsabilità di ciascuno degli attori pubblici e privati chiamati a contribuire al processo ricostruttivo: lo abbiamo fatto con un’ordinanza molto innovativa, densa di contenuti e munita di risorse finanziarie adeguate. Adesso occorre che ciascuno faccia la sua parte fino in fondo e ciò che appariva un’impresa ardua fino a pochi mesi fa, potrà realizzarsi. Con i nuovi strumenti varati, finalizzati all’accelerazione dei tempi dei lavori, altrimenti biblici, e con gli impegni attribuiti al Comune, alla Regione, all’USR Lazio, ai tecnici privati e pubblici, con il coordinamento del sub Commissario, che ringrazio tutti, si pongono le basi di un lavoro sinergico per conseguire gli obiettivi di un rapido ritorno a casa dei cittadini in edifici più sicuri, sostenibili ed intelligenti. L’ordinanza speciale ci permetterà, inoltre, di realizzare le infrastrutture necessarie alla ricostruzione privata del centro storico, dai sottoservizi alle reti e alla viabilità, e di ricostruire alcuni edifici necessari per la ripresa della vita tutti con impegno ed energia, consapevoli che il percorso inizia oggi e che esso andrà costantemente verificato e monitorato», ha aggiunto il Commissario Giovanni Legnini.

Anche il vescovo Domenico Pompili in occasione della presentazione dell’Ordinanza in deroga ha ringraziato il commissario Giovanni Legnini, riconoscendogli il merito di una decisa accelerazione per quanto riguarda gli interventi resi necessari dal sisma del 2016. Non senza riconoscere al presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, di essere stato, insieme al Presidente della Repubblica, tra le figure istituzionali ad aver garantito la maggiore continuità di intervento nel cratere del terremoto dal drammatico evento a oggi. E visto il significativo insieme di interventi che finalmente si stanno mettendo in moto, il vescovo ha provato ad allargare l’orizzonte del discorso, perché «ciò che davvero dobbiamo ricostruire è il ponte tra il sud e il nord dell’Italia e questo ponte si chiama “Italia centrale”. Ben venga perciò tutto quello che riesce ad essere fatto affinché si dia all’Italia centrale, anche in termini di infrastrutture, quella agibilità che fin qui è mancata». Un’assenza che ha pesato non poco nella storia di spopolamento delle aree interne, e che agiva da assai prima del terremoto. E per questo la ricostruzione va letta in modo ampio: «L’ordinanza ha a che fare con la ricostruzione, ma mi sembra che vada letta non solo nel senso materiale, delle case, ma anche come un’opera di rigenerazione del tessuto sociale ed economico della terra di Amatrice. Mi mi pare importante tornare a ripetere che la vera e ricostruzione è possibile nella misura in cui, accanto ai dati economici e sociali, si tengono in gran conto anche quelli culturali e perfino spirituali».

«Leggo in questa prospettiva, in senso assolutamente positivo, l’abbinata tra il centro storico, di cui oggi vediamo sorgere l’ordinanza, con la Casa Futuro che sorgerà nell’area dell’Istituto Don Minozzi. Il progetto è giunto ormai alla sua fase esecutiva e sta per dare inizio alla vera e propria opera di ricostruzione. Queste due grandi aree, il centro storico e la Casa Futuro, saranno costruiti tenendo conto l’uno dell’altro: a me sembra che siano un po’ le due anime della ricostruzione-rigenerazione di cui dobbiamo sempre tener conto: quella appunto economica e sociale e quella culturale e spirituale».

L’ordinanza speciale prevede interventi su alcuni edifici di particolare importanza per l’identità stessa di questa comunità, dal Palazzo comunale ad alcune chiese, oltre alla rivitalizzazione sociale e economica del centro aprendo o riaprendo musei, centri culturali e realizzando opere di viabilità o relative ai sottoservizi; passaggi decisivi per dare nuovo impulso all’edilizia privata. Per la necessità di trovare soluzioni veloci e innovative anche dal punto di vista normativo, saranno istituiti un Tavolo Permanente di Coordinamento e Monitoraggio con tutti i soggetti coinvolti e una Conferenza dei Servizi Speciale.

Continua così l’impegno da parte della Regione Lazio in favore dell’area del cratere per la quale è stato da poco sbloccato il contratto istituzionale di sviluppo previsto dall’ultima legge di bilancio. Si tratta di 160 milioni di euro che sosterranno interventi aggiuntivi rispetto alla ricostruzione materiale nelle aree interessate dal sisma. Ulteriori risorse arriveranno dall’avvio del PNRR (Fondi europei e nazionali) e della Programmazione europea 2021-2027.

«Grazie all’impegno di tutti i soggetti coinvolti, Regione, Commissario, Ufficio della Ricostruzione, uffici del Comune, abbiamo uno strumento di semplificazione innovativo e fortemente operativo, con il quale avviare concretamente e realizzare la ricostruzione della nostra Amatrice, più sicura e migliore di quella che ci è stata portata via dal sisma con un occhio di riguardo per i nostri monumenti», ha concluso il vicesindaco di Amatrice, Massimo Bufacchi.

L’arte di Accumoli e Amatrice in mostra a Rieti: dal terremoto alla rinascita

Oltre una sorte avversa. L’arte di Amatrice e Accumoli dal terremoto alla rinascita: si intitola così la grande mostra allestita a Rieti, a Palazzo Dosi-Delfini (piazza Vittorio Emanuele II), che a cinque anni dal sisma consente di riammirare il ricco patrimonio culturale dei due paesi-martiri del centro Italia, recuperato e messo in sicurezza nei depositi del MiC di Rieti e Cittaducale e poi avviato a restauro.

La mostra, curata da Giuseppe Cassio e Paola Refice, è promossa dalla Fondazione Varrone e allestita, sotto la direzione della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Roma e la provincia di Rieti, con opere della Diocesi di Rieti e del Comune di Amatrice, provenienti dalle chiese dei territori di Accumoli e Amatrice. 48 delle 64 opere in mostra sono state restaurate dalla Fondazione Varrone nel Varrone Lab, appositamente allestito per lo scopo; le restanti sono state restaurate dal MiC (Soprintendenza ABAP, Istituto Centrale per il Restauro e il laboratorio di restauro delle Gallerie Nazionali – Palazzo Barberini).

La mostra sarà inaugurata venerdì 21 maggio 2021 per aprire al pubblico sabato 22 maggio: resterà aperta fino al 9 gennaio 2022, tutti i giorni eccetto il lunedì, dalle 17 alle 20. Le restrizioni anti-Covid ancora in vigore rendono necessaria la prenotazione sulla piattaforma eventbrite.

Si completa così un percorso avviato nel maggio del 2019 dalla Fondazione Varrone, che scelse di concentrare energie e risorse sul recupero delle opere d’arte scampate al sisma nel duplice tentativo di salvaguardare le radici più genuine della popolazione locale e mantenere viva l’attenzione dell’opinione pubblica sulla ricostruzione del centro Italia. Nacque così un accordo di programma sottoscritto con l’allora Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Frosinone, Latina e Rieti, l’Ufficio del Soprintendente Speciale per le aree colpite dal sisma del 24 agosto 2016, la Soprintendenza Archivistica e Bibliografica del Lazio, la Diocesi di Rieti e i Comuni di Accumoli, Amatrice, Cittareale e Rieti.

Frutto di quell’accordo è stato il Varrone Lab, aperto nel gennaio 2020 nella piazza centrale della città, dove è stato restaurato un importante lotto di opere d’arte conservate nella Scuola Forestale Carabinieri di Cittaducale, e il volume Ai piedi della Laga. Per uno sguardo d’insieme al patrimonio culturale ferito dal sisma nel Lazio, pubblicato da Mondadori Electa nel dicembre 2019.

L’intento di questa mostra è quello di far diventare un patrimonio artistico, tanto duramente colpito da una “sorte avversa”, simbolo di resilienza e di orgoglio.