Il vescovo ad Amatrice: «La ricostruzione accelera, possa accelerare anche la riconquista della serenità»

“Il simbolo del terremoto è l’orologio della torre che batte le 3.36. Da quel momento sembra che il tempo si sia interrotto per noi. In realtà, il tempo ha continuato a camminare e – come annota il Qoelet – non ha cessato di manifestarsi nelle sue diverse forme. Perché il tempo non è l’orologio, ma la qualità delle relazioni che si stabilisce tra le persone. Per questo il tempo è lungo quando uno sta con una persona importuna, mentre diventa breve quando si sta con una che amiamo. Che tempo abbiamo vissuto insieme?”.

A porre l’interrogativo è mons. Domenico Pompili, vescovo di Rieti, nell’omelia della messa celebrata questa sera ad Amatrice in occasione del saluto della comunità al presule che a breve lascerà la diocesi reatina per trasferirsi nella nuova sede di Verona. “Il testo del Qoelet – ha spiegato commentando la prima lettura – presenta 14 coppie di azioni antitetiche per dire sostanzialmente due cose intorno al tempo”: che “le situazioni evolvono: quando stai bene tutto può crollare ma anche il contrario e cioè quando tutto sembra perduto si può sempre risalire la china”, e che il tempo “non è solo cronos, ma anche kairos. Il che sta a dire che è possibile leggere dentro quello che sembra assurdo una linea giusta che si sottrae all’incomprensibilità della storia”.

Ripensando agli anni trascorsi insieme, mons. Pompili ha osservato: “Non sempre ci è chiaro il senso di quello che è accaduto, ma abbiamo toccato con mano che la vita va vissuta ancora più in profondità senza lasciarsi irretire da tristezze e da superficialità. L’augurio è che mentre la ricostruzione va avanti ed accelera, anche la gente possa accelerare nella riconquista di quella serenità interiore che è la vera risorsa che nasce dalla fede. Così il cammino per tutti anche a distanza riprende daccapo”. Il presule ha quindi reso omaggio ai defunti vittime del terremoto.

Sisma, Regione Lazio: approvati 67 interventi per i territori colpiti dal sisma

Con il raggiungimento del primo obiettivo stabilito nel Piano nazionale per gli investimenti complementari al Pnrr per i territori colpiti dagli eventi sismici del 2009 e del 2016, sono stati approvati nella Regione Lazio già lo scorso giugno 67 interventi nell’ambito della rigenerazione urbana, rifunzionalizzazione degli edifici pubblici, conservazione e fruizione dei beni culturali, impiantistica sportiva ed infrastrutture per circa 50 milioni di euro.

L’ufficio speciale per la ricostruzione Lazio ha ricevuto in questi giorni dalla struttura commissariale un’anticipazione del 30% del finanziamento complessivo, pari complessivamente ad euro 13.230.774, per consentire il pagamento delle attività di progettazione, l’approvazione del progetto per l’appalto e l’avvio delle procedure di affidamento degli interventi, coerentemente con la milestone del 30 giugno 2022 del Decreto MEF 15 luglio 2021.

Il rispetto delle tempistiche previste dal Piano nazionale complementare per le aree del sisma conferma la bontà del lavoro svolto dalle amministrazioni comunali e dall’ufficio speciale per ricostruzione Lazio, nel segno di un’attività che porterà al territorio regionale e in particolare a quello reatino, nuove possibilità di sviluppo e miglioramento della qualità della vita.

In particolare gli interventi del Piano nazionale per gli investimenti complementari al PNRR sono:

– 5.000.000 milioni di euro per la Rifunzionalizzazione degli edifici (sub-misura A2.1)

– 18.704.792 milioni per la Rigenerazione Urbana (sub-misura A3.1)

– 9.770.234 milioni per Progetti di conservazione e fruizione dei Beni Culturali (sub-misura A3.2)

– 4.999.955 milioni per Percorsi e cammini, impianti sportivi (sub-misura A3.3)

– 5.627.599 milioni per le Strade comunali (sub-misura A4.5)

Via a nuovi bandi nelle aree sisma per 455 milioni

Partono giovedì 15 settembre 2022, 8 nuovi bandi del Piano nazionale complementare NextAppennino, che mettono a disposizione altri 455 milioni di euro sotto forma di incentivi alle imprese che investono nelle aree colpite dai terremoti del 2009 e del 2016. I bandi riguardano gli investimenti di media dimensione, l’avvio, la crescita e gli investimenti innovativi delle micro, piccole e medie imprese e i progetti che riguardano la cultura, il turismo e lo sport, l’inclusione sociale.

L’intero pacchetto di incentivi riservato alle imprese vale circa 620 milioni di euro. Dal primo settembre è aperto il bando per i grandi progetti di investimento, per 80 milioni di euro complessivi,  che sta già registrando forte interesse da parte delle imprese, mentre il 30 settembre sarà avviato il bando per i progetti di partenariato pubblicoprivato, con altri 80 milioni disponibili e subito dopo il bando più piccolo, con 3 milioni di euro, per finanziare i progetti in ambito agrosilvopastorale.

Il 20 settembre aprirà poi il bando, aperto ai comuni, per il finanziamento, con 68 milioni di euro, delle nuove Comunità energetiche rinnovabili.

SOSTEGNO AGLI INVESTIMENTI

Tra i bandi che saranno aperti, il primo, relativo agli “Investimenti di media dimensione”, è dotato di 110 milioni di euro a supporto di programmi di sviluppo composti da uno o più progetti d’investimento, a carattere produttivo e ambientale, ai quali possono essere aggiunti anche progetti di ricerca e sviluppo. Nello stesso bando una linea di finanziamento di 10 milioni di euro è dedicata al “Ciclo delle macerie”, per finanziare gli investimenti per la trasformazione delle macerie in materie prime e seconde per l’edilizia, per la realizzazione di opere edili e stradali e di ripristino ambientale riducendo il volume da smaltire e attivando nuovi processi produttivi locali e nuove filiere produttive, attraverso il riuso e il riciclo dei materiali da costruzione e demolizione. I termini per la presentazione dei progetti scadono il 14 ottobre. Il secondo bando finanzia con 100 milioni di euro l’”Avvio, crescita e rientro di microimprese”, per incentivare la nascita, lo sviluppo e la rilocalizzazione di iniziative microimprenditoriali o professionali, anche per favorire lo sviluppo dell’imprenditorialità locale, l’attrazione di nuovi imprenditori ed il rientro di quelli già attivi nel territorio del sisma. Il bando sarà a sportello, con scadenza termini 14 ottobre, per le imprese che hanno avuto danni da sisma.

Per le altre la procedura è a graduatoria e chiude il 31 ottobre. Un altro bando riguarda gli “Investimenti innovativi delle PMI”, con una disponibilità di 58 milioni di euro per finanziare programmi innovativi di sviluppo aziendale, incentivando il sistema produttivo dei comuni dei due crateri anche attraverso consulenze specialistiche per supportare i processi di innovazione. Anche in questo bando la procedura e i termini sono distinti a seconda che il richiedente abbia avuto o meno un danno da terremoto. Nel caso li abbia avuti si procede prioritariamente a sportello, entro il 14 ottobre, mentre negli altri casi, si formerà una graduatoria e la domanda si potrà presentare entro il 31 ottobre. Il quarto bando finanzia con 40 milioni di euro l’“Avvio, crescita e rientro delle PMI”, e ha l’obiettivo di incentivare la nascita, lo sviluppo e la rilocalizzazione di iniziative di piccole e media impresa, anche per favorire lo sviluppo dell’imprenditorialità locale, l’attrazione di nuovi imprenditori ed il rientro di quelli già attivi nel territorio del sisma. Anche in questo caso la procedura a sportello, per le imprese danneggiate dal sisma, si chiude entro il 14 ottobre, quella a graduatoria per tutte le altre entro il 31 ottobre.

SPORT, CULTURA, TERZO SETTORE E FILIERA AGROALIMENTARE

Ci sono poi altri tre bandi per settori specifici dell’economia locale, che vanno a rispondere a diverse esigenze del tessuto sociale e imprenditoriale. Il primo è quello per il “Sostegno a cultura, turismo, sport”, che con 60 milioni di euro sostiene le iniziative imprenditoriali per lo sviluppo e il consolidamento del settore culturale, creativo, turistico e sportivo, e anche del terzo settore.

Ci sono poi 47 milioni di euro per il bando “Economia circolare e filiere agroalimentari, che sostiene programmi di investimento finalizzati ad un utilizzo più razionale, efficace e sostenibile delle produzioni agricole, della selvicoltura, dell’allevamento e delle risorse naturali delle aree interessate, attraverso progetti modulari in grado di attivare, consolidare, modernizzare i processi di trasformazione e commercializzazione dei prodotti o di movimentazione e stoccaggio degli stessi. Questi due bandi prevedono una procedura a sportello prioritaria per le imprese che hanno avuto un ottobre, e una graduatoria per le altre, con scadenza il 31 ottobre.

Infine ci sono 40 milioni di euro per progetti di “Inclusione sociale, cooperazione e terzo settore” per promuovere la nascita, il consolidamento e la crescita di iniziative imprenditoriali da parte di imprese sociali, cooperative di comunità ed enti del terzo settore, così da favorire interventi per l’inclusione, l’innovazione sociale e il rilancio abitativo. La scadenza per partecipare a questo bando è il 31 ottobre

GLI ALTRI BANDI IN ARRIVO

Il bando per i progetti di “Partenariato speciale per la valorizzazione del patrimonio pubblico”, dal valore di 80 milioni di euro, apre invece il 30 settembre. Di prossima pubblicazione invece quello per il “Sostegno alla costituzione di associazioni agrosilvopastorali”, che ha a disposizione 3 milioni di euro. Sarà infine pubblicato il 20 settembre l’avviso per la costituzione di Comunità energetiche rinnovabili, per realizzare impianti di produzione di energia pulita e sistemi centralizzati di distribuzione e condivisione di energia e calore da fonti rinnovabili.

Possono presentare domanda sia gli enti pubblici che le amministrazioni pubbliche con una sede nei crateri 20092016, sia le comunità energetiche in via di costituzione, con almeno un ente pubblico o pubblica amministrazione all’interno. I progetti saranno valutati, sulla base di una serie di parametri oggettivi, da un apposito Comitato.

Skiroll, partenza da Amatrice

Sfilano le bandiere di Italia, Ucraina, Lettonia, Norvegia, Svezia, Germania, Venezuela, Marocco, Taiwan, Estonia: l’Area del Gusto di Amatrice si è trasformata in un colorato circuito di nazioni per la Cerimonia d’Apertura della Coppa del Mondo di Skiroll. Da venerdì 9 settembre con la tappa di Amatrice, passando a quella di sabato 10 a Terminillo fino a quella di domenica 11 a Rieti, si gareggia alla conquista dei titoli. La lotta è serrata e l’atmosfera è carica. Lo si è visto nella cerimonia odierna, con atleti, tecnici, dirigenti, volontari, appassionati e curiosi nonché le tante autorità di ogni ambito che hanno portato il loro saluto e augurio alla manifestazione.

«Saranno tre giorni di emozioni pure – dice Sergio Battisti, che dal ‘suo’ Rieti’ Sport Festival, grazie al sostegno di Fis e Fisi, è riuscito a costruire la tappa reatina della Coppa del Mondo di Skiroll – un sentito ringraziamento a istituzioni, volontari, sponsor, tecnici e tutti coloro che hanno permesso la realizzazione di questa manifestazione. Ora godiamoci le gare, sarà uno spettacolo per Amatrice, Terminillo e Rieti. Vi aspettiamo, anche perché assistere alle gare è assolutamente gratuito».

Tanti gli interventi di saluto durante la cerimonia. A partire dal sindaco di Amatrice Giorgio Cortellesi: «Una occasione di rinascita per Amatrice e per il Reatino». Flavio Roda, numero uno della Fisi, gli fa eco: «Importante che la Fisi abbia avuto questa intuizione, con gli sci club e la Fisi regionale. Un evento che dà un messaggio di unità e rinascita. Grazie a chi con determinazione hanno voluto questa evento». Niklass Martins, responsabile della sottocommissione Skiroll della Fis: «Grazie per averci ospitato qui nel Reatino, è la prima volta per la Coppa del Mondo di Skiroll. Grazie alle nazioni che non hanno perso l’occasione di essere qui. Un saluto particolare all’Ucraina». Parola anche a Mauro De Zulian (Nordic Ski Wm Val di Fiemme) che ha ringraziato «in particolare per l’opportunità che abbiamo avuto di incontrare papa Francesco oltre che per questo evento di Coppa del Mondo».

Il sindaco di Rieti, Daniele Sinibaldi: «Ci fa piacere condividere questa opportunità con Amatrice, perché con la collaborazione può ripartire la sfide dell’Appenino centrale». Anche per Mariano Calisse, presidente della provincia di Rieti la «Coppa del Mondo sa di rinascita. Grazie alla Fisi per averci scelto e al Comitato organizzatore per quanto sta facendo. Partiamo da Amatrice che è bella, anche se ferita. E sogniamo un Mondiale qui con la città ricostruita«. Infine anche gli auguri della Regione con Claudio Di Berardino, che parla di «opportunità per il territorio», del Comandante del Centro Sportivo dei Carabinieri, Gianni Cuneo, che ha sottolineato l’impegno di Giorgio Rocca per lo sport e lo sci Mondiale (oggi è testimonial della Coppa del Mondo a Rieti) e quelli di Emanuela Perilli, delegata Coni Rieti.

L’organizzazione della Coppa del Mondo di Skiroll è stata affidata dalla Fisi, e dal suo presidente Flavio Roda, al Rieti Sport Festival, allo Sci Club Artemisio di Amatrice, al Winter Sport Club Subiaco con la collaborazione della Nordic Ski Wm Val di Fiemme 2003 srl. L’evento è valido anche come 2° Trofeo Città di Amatrice ed è “l’occasione per dimostrare le capacità organizzative dei due sci club e del Rieti Sport Festival oltre che la concreta voglia di rinascita di Amatrice e di tutto il Reatino, dopo il sisma del 2016 e l’isolamento da pandemia degli ultimi due anni. Sarà un momento di gioia e di rinnovata vicinanza di Amatrice, Città degli Italiani, con la comunità nazionale. Per l’organizzazione è stato indispensabile il Comune di Amatrice col sindaco Giorgio Cortellesi” scrive lo Sci Club Artemisio.

La realizzazione della manifestazione è stata possibile grazie al lavoro del Comitato Organizzatore in tutte le sue parti e all’insostituibile e competente supporto dello staff della Val di Fiemme, che occupa di tutta la parte tecnica della Coppa del Mondo. «Li ringraziamo per questo supporto serio e sempre puntuale, per averci accompagnato in questi mesi che finalmente stanno concretizzando il sogno della Coppa del Mondo di Amatrice, Terminillo e Rieti», dicono dall’organizzazione.

È il momento di vedere oltre e scorgere il domani

Nel sesto anniversario del tragico sisma del 24 agosto 2016, la comunità di Amatrice si è ritrovata nel campo sportivo per la Santa Messa presieduta dal vescovo Domenico, anche quest’anno trasmessa in diretta su RaiUno. Per monsignor Pompili, ultima celebrazione in ricordo delle vittime del sisma come pastore della Chiesa di Rieti, visto il suo prossimo trasferimento a Verona.

«Amatrice è chiamata città degli italiani», ha detto il vescovo all’inizio della celebrazione. «Ed a ragione. Perché se non fosse stato per l’istantanea solidarietà di tante donne ed uomini, già all’alba tragica di sei anni fa, molti oggi non sarebbero qui». Una «solidarietà concreta e immediata ha contagiato bel al di là dei confini nazionali». Di qui, la necessità di «dire grazie all’Italia perché attraverso il suo Stato ha disposto generosamente risorse perché la vita possa rinascere».

Un grazie detto «pensando a quelli che sei anni fa scomparvero in un baleno. E per vivere l’Eucaristia che è il rendimento di grazie più incredibile. Si tratta infatti di rendere grazie a Dio per la morte e resurrezione del suo Figlio perché la speranza con la S maiuscola prenda piede nella nostra vita: è questa fede che ci spinge a ritenere che quei legami che costituiscono la terra ferma della nostra comunità non si dissolvono, ma ritrovano vita in Dio».

Sotto il sole montano di fine agosto, tra i familiari delle vittime seduti nelle prime file, qualche lacrima di dolore per quanto accaduto sei anni fa, ma anche tanto desiderio di speranza e rinascita, ora che nel paese iniziano a vedersi i segnali rumorosi e tangibili della ricostruzione. Presenti istituzioni, autorità locali e nazionali, ma anche i soccorritori che aiutarono, scavarono, trassero in salvo. «È anche grazie a loro che siamo qui», ha commentato sugli spalti il direttore della Caritas di Rieti, don Fabrizio Borrello.

«Filippo gli rispose: Vieni e vedi. Filippo non si scompone affatto dinanzi a Natanaele, che è poi il nome di Bartolomeo. Questi è un tipo tagliente, e per niente accomodante, che replica con sarcasmo a Filippo, entusiasta per l’incontro con Gesù, che però ai suoi occhi è solo uno sconosciuto. Di qui l’invito perentorio che si sente rivolgere: Vieni e vedi. Delle persone, come delle cose, non bisogna parlare per sentito dire o per pregiudizio, ma andando di persona a vedere», ha detto nell’omelia monsignor Pompili, invitando a non fidarsi delle chiacchiere o ancor peggio dei lamenti da social, ma preoccupandosi di verificare la verità delle cose.

«E che cosa si vede venendo qui ad Amatrice dopo 6 anni? A prima vista, tutto sembra fermo all’istantanea della torre che si erge isolata in mezzo al deserto. Ma se si guarda con più attenzione, si scopre che sotto c’è un cantiere, finalmente in movimento. Appena più su nell’area del Don Minozzi comincia a prendere forma la “Casa del futuro”. Appena più giù si delinea il nuovo ospedale di Amatrice. E poi ci sono gru sparse qua e là. Per vedere, dunque, bisogna venire. Dopo l’estenuante fase iniziale, ora è il tempo della ricostruzione, ma per arrivare a quella della ri-generazione vera e propria, occorre “venire”. Tutti devono venire: pubblico e privato, stato e società civile, operatori economici ed ordini professionali. Senza il coinvolgimento di tutti, infatti, l’attesa potrebbe allungarsi ancora».

«Cosa vede chi verrà? Non solo quello che si vede ad occhi nudi, ma anche quello che va immaginato. Quel che vedremo, infatti, non può essere la semplice rievocazione di quel che fu Amatrice». Un paese sorto in una zona altamente sismica, che non è certo nuova a movimenti tellurici.

«Non è certo la prima volta che Amatrice rinasce – ha ricordato il vescovo – nel corso della sua storia secolare diverse sono state le stagioni, ogni volta imprevedibili. Non solo per via dei terremoti dal Medioevo all’età moderna. Come all’inizio del Novecento, quando i grandi armentari e i pastori di Amatrice, dettero nuovo vigore alla pastorizia che sembrava già allora destinata ad un rapido declino, rivitalizzando tutte le attività ad essa collegate, che prosperarono per almeno un altro secolo ancora. I nostri bisnonni ebbero immaginazione e non si arrestarono a quel che cadeva sotto i loro occhi. Videro oltre. Tale sguardo non schiacciato sul presente, ma aperto al futuro, non è senza conseguenze. Richiese allora spirito di iniziativa, coraggio e sacrificio. Tali sono oggi le risorse indispensabili per affrontare un futuro tutto da vedere. Perché ci si muova con creatività e non con ripetitività; con audacia e non con paura; con disinteresse e non con la sola ricerca dell’utile proprio».

Una necessità assoluta, quella di guardare al futuro e al presente, senza rattrappirsi su uno sguardo contristato e nostalgico sul passato, una «lezione che riguarda l’intero Paese», e non solo i paesi colpiti dal terremoto del 2016. Un’Italia che «deve imparare a ri-nascere, a ri-partire, a ri-cominciare». Perché «così è la vita che non si dà mai una volta per tutte, ma chiede ad ogni generazione di riappropriarsi della stessa».

Monsignor Pompili inquadra così il «domani del terremoto».

«Non più il 24 agosto, quando comunque continueremo a serbare grata e struggente memoria delle vittime, ma ora». Perché «è adesso il momento di vedere oltre e di scorgere il domani».

Nel silenzio di Accumoli, «per ritrovare l’orizzonte della memoria e del futuro»

Gli elementi di un cantiere sullo sfondo. Impalcature, mattoni, attrezzi da muratore. Il crocifisso appeso al braccio di uno scavatore, poggiato su un drappo per metà rosso e per metà bianco, come per sottolineare il contrasto tra la passione vissuta con il terremoto e il bisogno di rinascita.

Tutto attorno i fedeli di Accumoli, che si sono ritrovati per vivere insieme al vescovo Domenico la veglia di preghiera organizzata da don Stanislao Puzio con i frati Mimmo e Carmelo nella frazione di Fonte del Campo. Insieme a loro Franca D’Angeli, il sindaco del comune epicentro del sisma, seduto accanto al Commissario Straordinario alla Ricostruzione Giovanni Legnini, e all’assessore regionale alla ricostruzione Claudio Di Berardino.

La preghiera è stata costruita sul contrasto tra il dolore per quanto si è perso e i primi veri segni di rigenerazione, anche grazie all’uso dei video e delle fotografie usati come contrappunto alle meditazioni. Ad incorniciare le parole e le immagini due brani musicali, eseguiti da un raffinato quartetto di fiati.

«Le immagini che documentano la distruzione ci hanno rattristato, quelle che mostrano i nuovi cantieri danno a sperare», ha commentato il vescovo Domenico: «Siamo qui non per trarre considerazioni sui numeri, ma per ritrovare l’orizzonte della memoria, perché i morti di quella notte non passino nel dimenticatoio. Ma anche per trovare l’orizzonte di un futuro che non si costruisce senza una grande forza interiore, che non solo ci rende reattivi a quanto non funziona, ma sa anche predisporci a scorgere quanto ancora non è dato vedere».

A sei anni dal sisma, il 2022 è l’anno della vera partenza della ricostruzione

Alla vigilia della ricorrenza del sesto anno dal sisma, con una visita riservata ai giornalisti, il Commissario Straordinario di Governo alla ricostruzione, Giovanni Legnini, accompagnato dal sub Commissario Fulvio Maria Soccodato, dall’Assessore Regionale Claudio Di Berardino, dal sindaco di Amatrice Giorgio Cortellesi, dal vescovo di Rieti Domenico Pompili e dall’architetto Stefano Boeri, ha illustrato lo stato di avanzamento dei lavori dei cantieri dell’Istituto don Minozzi, del centro storico e dell’ospedale.

«Il senso di questo incontro – ha illustrato Legnini – è quello di far comprendere meglio lo sforzo enorme di enti pubblici e privati. Possiamo dire che dopo i primi 4 anni in cui non è accaduto nulla, ad oggi sono 485 i cantieri aperti di cui 156 conclusi. L’idea è che, dopo anni di fatica e di strada in salita, oggi siamo fiduciosi perché la costruzione della nuova nuova Amatrice è ripartita. I luoghi della distruzione ci ammoniscono, però, che occorre fare un percorso importante: raccontare agli italiani come sono stati impiegati i loro denari, stimolando la consapevolezza dello sforzo di un Paese intero».

Il vero anno della ripartenza, il 2022, segna l’alba di un nuovo giorno. Il sopralluogo si è aperto con la visita a quello che rappresenta il maggiore cantiere della ricostruzione privata, il rifacimento dell’Istututo don Minozzi, Casa Futuro. Con uno stato di lavori già avanzato, il progetto che riguarda una superficie di 17, 950 mq, si prefigge lo scopo di riproporre l’intuizione dell’architetto Arnaldo Foschini declinandola in quattro distinte corti: la corte delle Arti e dei Mestieri, la corte del Silenzio, la corte dell’Accoglienza e la corte Civica.

«Noi vogliamo che la vita del Don Minozzi torni ad essere pulsante», ha dichiarato l’architetto Boeri. «Stiamo ricostruendo una parte importante di Amatrice che, per sola estensione, equivale al centro storico. L’innovazione di questo cantiere – ha continuato – non è solo l’attenzione alla parte strutturale per garantire maggior sicurezza, ma anche l’uso delle macerie. I resti della vecchia struttura, infatti, saranno utilizzati sia per le superfici carrabili che per i pannelli delle facciate, secondo il principio di economia circolare. Si avvia, così, una rigenerazione che parte da sè stessa».

Don Savino D’Amelio, Superiore Generale della Famiglia dei Discepoli di Don Minozzi, ha sottolineato il dialogo che  il progetto ha mantenuto con l’idea del Foschini. «Le zone verdi, sono state ideate per riprendere l’antico come anello di congiunzione importante: chiunque abbia conosciuto il vecchio può ritrovarsi nel nuovo». Un nuovo che si apre ai giovani con la collaborazione dell’Università di Teramo e che è attento alla filiera agro-alimentare, grazie al supporto di Slow Food, ma che guarda anche all’accoglienza degli anziani che qui «hanno bisogno di vivere, non di morire».

La seconda area visitata è stata quella del centro di Amatrice. Sebbene sia ancora difficile delineare i confini di quelle che in passato erano le abitazioni, il Commissario ha stimato che, nell’arco dei prossimi 5 anni, i risultati della ricostruzione possano essere tangibili. La vera innovazione del progetto del centro storico sarà senz’altro quella dello Smart Tunnel.

«Il Tunnel sarà la spina dorsale della città, alla quale si collegheranno tutto l’abitato. Accoglierà tutti i sottoservizi, consentendo un facile accesso agli operatori. La raccolta delle acque piovane e il gas viaggeranno autonomamente. Questa è un’opera aggiuntiva che potrà garantire sviluppo nel tempo senza dover tornare a danneggiare la città» ha spiegato il sub Commissario Soccodato.

Infine, la presentazione del cantiere dell’ospedale di Amatrice, un progetto che, nel complesso, supera i 21 milioni di euro, sei dei quali provengono dal governo tedesco. «L’ospedale ospiterà 40 posti letto di cui 10 adibiti alla riabilitazione, secondo un’esplicita esigenza della popolazione. La struttura – ha concluso l’assessore Di Berardino – sarà conclusa in un paio d’anni e rappresenterà l’ospedale più avanzato dell’Appenino Centrale dal punto di vista tecnologico grazie all’uso della telemedicina».

Casa Futuro, progetto di condivisione e rigenerazione

A sei anni dal terremoto che alle ore 3:36 del 24 agosto 2016 ha tragicamente colpito il centro Italia, i segni della rinascita iniziano ad essere evidenti.

Ad Amatrice, il comune che ha registrato il maggior numero di vittime, un esempio di questa volontà di rigenerazione si trova in Casa Futuro, il progetto realizzato dallo Studio Boeri Architetti che la Diocesi di Rieti e l’Opera Nazionale per il Mezzogiorno d’Italia stanno realizzando nell’area del complesso “Don Minozzi”.

Dalla posa della prima pietra, avvenuta il 15 ottobre 2021, il cantiere del più grande intervento di ricostruzione privata è tra quelli che procedono più speditamente. Dallo scorso autunno a oggi, tutte le opere di demolizione sono state completate. Era subito partito anche il lavoro di consolidamento e ristrutturazione dell’ex fattoria, oggi quasi completato.

Il progetto di ricostruzione del complesso si sviluppa attorno a quattro corti – ciascuna destinata ad una funzione specifica. In ordine di realizzazione avremo quindi la Corte dell’Accoglienza, la Corte del Silenzio, la Corte Civica e la Corte delle Arti e dei Mestieri. Sulla prima si sta lavorando anche in elevazione e si comincia a intuire la sagoma dell’edificio che abbraccerà la chiesa di Santa Maria. La parte più avanzata è quella più vicina e parallela alla strada, dove sarà ospitato il teatro. Procedono spediti anche i lavori per le fondazioni delle altre strutture e a breve verrà presentato il progetto per il recupero della chiesa, unico edificio per il quale è stata scelta la conservazione e il restauro.

Orientata secondo i principi della Laudato si’, l’architettura di Casa Futuro prevede un uso virtuoso delle macerie e delle terre di scavo e tiene conto della sostenibilità energetica e ambientale dei fabbricati, ad esempio attraverso un ampio uso di pannelli fotovoltaici e di una particolare attenzione al recupero e riciclo delle acque meteoriche.

L’esecuzione dei lavori è finanziata dall’Ufficio speciale per la ricostruzione (Usr) del Lazio con 48 milioni di euro. Alla realizzazione del progetto contribuiscono sia specifiche donazioni alla Diocesi di Rieti, sia realtà diverse come Banca Mediolanum e le Comunità Laudato si’, che attendono un centro di studi ambientali all’interno del complesso

Questa vocazione alla ricerca, e dunque ai giovani, sarà uno dei fili conduttori di Casa Futuro. Sono già avviati contatti con il Gran Sasso Science Institute per ospitare nella Corte dell’Accoglienza stage formativi per studenti di ogni parte d’Italia, che potranno approfondire il rapporto tra scienza, tecnologia e natura immersi nel suggestivo paesaggio dei Monti della Laga.

Anche per la Corte delle Arti e dei Mestieri si lavora alla costruzione di un percorso universitario: l’idea è di coinvolgere l’Università degli Studi di Teramo per il suo Corso di laurea in Viticoltura ed Enologia e, insieme a Slow Food, ragionare sul tema della filiera agroalimentare e rafforzare la vocazione produttiva dei paesi del sisma.

L’attenzione ai giovani richiede anche dialogo tra le generazioni: oltre ad ospitare i Discepoli di Don Minozzi e le Ancelle del Signore, la Corte del Silenzio vedrà la presenza di una casa di riposo, anche in segno di continuità con l’ultima fase dell’esperienza dell’area prima del terremoto.

La Corte Civica, infine, sarà una vera e propria area dei beni comuni: oltre ad ospitare gli uffici amministrativi sarà dedicata alla memoria di Amatrice, alla sua arte e alla sua storia.

Con la sua particolare vocazione di servizio alla collettività, il progetto di Casa Futuro è un esempio virtuoso di sinergia tra la forza dello Stato e l’iniziativa privata ed esprime il potenziale attrattivo delle aree interne dell’Appennino centrale.

«La condivisione, fin dall’inizio, da parte di tutti gli attori e gli enti preposti, di un progetto ambizioso e bellissimo come quello della rigenerazione del Don Minozzi è stata l’energia positiva di questo cantiere. Non solo i lavori procedono con regolarità e nel pieno rispetto dei tempi previsti, ma il cantiere comincia a funzionare come un laboratorio a cielo aperto in cui, per esempio, le macerie vengono per quanto possibile riutilizzate per la costruzione delle superfici carrabili e calpestabili della Casa Futuro. Credo che la costruzione di Casa Futuro ad Amatrice, grazie al suo formidabile valore sociale e rigenerativo di un’economia e di un percorso formativo, potrà essere assunta come modello di ripartenza anche per l’intero Paese», dichiara l’architetto Stefano Boeri.

«Il cantiere di Casa Futuro è partito speditamente: ora va accompagnato e sostenuto e vanno realizzate le intese con i diversi soggetti culturali, economici e sociali che consentiranno di riempire di contenuti questi spazi», spiega il vescovo di Rieti, mons Domenico Pompili. «Ispirato alla Laudato si’ e pensato secondo una prospettiva unitaria, il progetto intende essere una forma concreta per tradurre la ricostruzione in rigenerazione, grazie all’attenzione ai giovani, agli anziani, all’economia e la cultura».

Le celebrazioni per il sesto anniversario del sisma

Saranno quattro i momenti liturgici presieduti dal vescovo Domenico nel sesto anniversario del sisma del 24 agosto 2016.

Il primo appuntamento sarà martedì 23 agosto alle 21 a Fonte del Campo di Accumoli per un momento di preghiera organizzato dalla parrocchia.

Allo scoccare della mezzanotte ci si ritroverà nel campo sportivo di Amatrice per aspettare insieme le 3.36, orario delle violente scosse sismiche.

L’attesa sarà vissuta in movimento con una fiaccolata che attraverserà alcuni luoghi significativi del paese, per poi fare ritorno al campo sportivo. Qui, al rintocco di un gong, saranno letti i nomi delle vittime del terremoto. La veglia si concluderà davanti al monumento ai caduti.

Sempre presso il campo sportivo di Amatrice, alle ore 11 del 24 agosto, monsignor Pompili presiederà la Santa Messa, che verrà trasmessa in diretta da Rai Uno.

Alle ore 17 dello stesso giorno il vescovo presiederà la celebrazione eucaristica nell’area Sae di Accumoli.

Foto di Myriams-Fotos da Pixabay

Rapporto sulla ricostruzione, presentati i dati dal Commissario Legnini

Dopo essersi sbloccata nel 2020, la ricostruzione nel centro Italia dopo i terremoti del 2016-2017 è entrata in una fase matura. Negli ultimi due anni ha fatto registrare un avanzamento importante, con l’apertura di 10 mila cantieri dell’edilizia privata, ed un’accelerazione molto significativa degli interventi pubblici, con 365 opere terminate ed altre 315 oggi in fase di cantiere.

«Risultati che solo un difficilissimo contesto esterno, segnato dalla pandemia, dall’esplosione dei prezzi, dalla saturazione del mercato edilizio, dalle conseguenze della guerra, ha impedito fossero ancora più consistenti», si legge nel Rapporto 2022, presentato oggi dal Commissario Straordinario Giovanni Legnini.

Il Rapporto fa il punto sullo stato di avanzamento della ricostruzione privata, di quella pubblica e della riparazione delle chiese e degli edifici di culto, proponendo per la prima volta anche un quadro completo del danno causato dal sisma di sei anni fa, pari nel complesso a 26,5 miliardi di euro, anche a livello dei singoli comuni.

Amatrice è il comune con i maggiori danni, per oltre 1,3 miliardi di euro, seguita da Camerino con 1,2 miliardi di danni, e da Norcia, con 1,1 miliardi.

Per la ricostruzione privata, nel complesso, si registravano a fine giugno scorso 22.700 richieste di contributo per 7,6 miliardi di euro, delle quali 14.234 approvate con 4,3 miliardi di contributi concessi. Le domande di contributo già avviate rappresentano il 45% di quelle attese in termini numerici ed il 39% in valore. Negli ultimi due anni le richieste sono raddoppiate e i contributi concessi triplicati. I cantieri privati completati sono 7.256, con la riconsegna alle famiglie di 16.520 singole unità immobiliari, il 92% di tipo residenziale e l’8% a carattere produttivo. I cantieri autorizzati oggi sono circa 7 mila.

Anche gli interventi pubblici, nonostante le difficoltà generali, registrano passi avanti importanti. La spesa effettiva, grazie anche alle procedure veloci delle Ordinanze speciali per i comuni più colpiti, è arrivata a luglio a 768 milioni di euro, rispetto ai 559 di fine 2021 e i 265 milioni di fine 2020. Nel giro di un anno, considerando anche i lavori sulle chiese, il numero dei cantieri pubblici chiusi è salito da 151 a 365. Quello dei cantieri aperti, 316, è raddoppiato, ed è destinato a crescere sensibilmente entro la fine del 2022, sia per l’avanzamento della programmazione, che oggi vede quasi un miliardo di interventi in fase di progettazione e sempre più vicini alla cantierizzazione, sia per l’avvio concreto, entro dicembre, dei 525 interventi previsti nel cratere da NextAppennino, il Fondo complementare al Pnrr per le aree sisma 2009 e 2016.

Non è irrealistico immaginare che, compatibilmente con le condizioni di mercato, che oggi restano difficili, si possano vedere all’opera entro sei mesi un migliaio di cantieri pubblici, e che si possa riprendere un ritmo di maggior crescita dei cantieri privati anche grazie al ritorno di interesse delle imprese e dei tecnici, di cui si vedono i primi segnali, che attualmente operano in numero insufficiente alla ricostruzione.

Il lavoro che resta da fare è ancora enorme. Si attendono altre 28 mila richieste di contributo da parte dei privati, occorre realizzare 4.300 interventi pubblici ed impostarne quasi altri 2 mila nuovi. Le nuove procedure e le semplificazioni introdotte garantiscono oggi un buon funzionamento della macchina della ricostruzione, come riconoscono anche le istituzioni internazionali che forniscono la provvista finanziaria alla ricostruzione e la stessa Corte dei Conti, ed un ulteriore passo avanti per consolidare e rendere più efficiente e veloce questo difficilissimo processo, potrà arrivare dal Testo Unico della ricostruzione privata, atteso ad ottobre, e dalla nuova piattaforma telematica per la gestione delle pratiche, che da gennaio 2023 sostituirà quella attuale, ormai obsoleta. Oggi, conclude il Rapporto, le risorse garantite da NextAppennino, 1 miliardo e 780 milioni, dei quali 700 sotto forma di incentivi ai nuovi investimenti delle imprese, possono rappresentare un ulteriore volano alla crescita e allo sviluppo dell’Appennino Centrale, oltre la ricostruzione materiale degli enormi danni causati dai terremoti.