«Tensione che rende la vita dinamica, feconda e creativa»

È stata una riflessione sulla capacità di generare, sul rapporto tra donna e uomo, sulle dimensioni della relazione e della reciprocità, quella condotta dal vescovo Domenico ad Amatrice rivolgendosi a quanti si sono ritrovati nella chiesa provvisoria di Sant’Agostino per partecipare alla Santa Messa nel giorno della solennità dell’Assunzione della Beata Vergine Maria. Un’occasione che ha visto le suore della congregazione religiosa “Ancelle del Signore”, fondata proprio ad Amatrice da padre Giovanni Minozzi nel 1940, rinnovare i propri voti.

«Un segno grandioso apparve nel cielo: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e, sul capo, una corona di dodici stelle. Era incinta e gridava per le doglie», ha detto don Domenico riprendendo la visione riportata nel brano dell’Apocalisse. Una lettura che secondo il vescovo «evoca in modo simbolico il destino dell’umanità, alludendo ad una donna che sta per diventare madre».

Il pensiero torna alla lectio tenuta qualche giorno fa, sempre ad Amatrice, sul rapporto tra l’essere donna e l’essere madre proprio a partire dalla figura della Madonna. «Solo con la donna l’uomo può generare, altrimenti può solo fabbricare», ha sottolineato il vescovo citando Chiara Giaccardi e aggiungendo che «questa verità si chiama reciprocità e Maria ci aiuta a riscoprirla per distinguerla accuratamente dalla semplice complementarietà. Il femminile, infatti, non è una copia, un’estensione del maschile, ma è consustanziale all’umanità, in quanto immagine di Dio: l’uomo e la donna nel loro intreccio sono l’immagine di Dio».

Reciprocità, dunque, e non semplice complementarietà, perché quest’ultima «evoca, per contro, una semplice divisione dei compiti senza eliminare la divisione e, peggio, continuando a perpetuare le disuguaglianze». È seguendo la logica della reciprocità che si comprendono le figure di Adamo ed Eva, che «non sono due individui che poi si mettono in relazione, ma sono carne della stessa carne e danno vita ad una nuova esperienza».

«Il brano evangelico della Visitazione – ha aggiunto don Domenico – rende plasticamente questa energia vitale che si sprigiona da Maria che va presso la cugina Elisabetta. È il segno di una audacia, libera dal calcolo costi/benefici, tipico del maschile che si ritrova soltanto nell’espansione del sé ed introduce l’accoglienza dell’altro. Così si crea il miracolo della vita che si incontra e si moltiplica».

Se la complementarietà è all’insegna della divisione, la reciprocità è all’insegna dell’indissolubilità di ciò che è unito. I diversi non si contrappongono, né si fondono, ma restano in tensione, mai l’uno senza l’altro. Ed è proprio questa tensione che rende la vita dinamica, feconda e creativa.

Le conseguenze di questo approccio sono rilevanti: «La prima è che il femminile è alter e non aliud. Alter significa che è differente. Altro che è alieno. Dietro l’alieno si nasconde la perversione della complementarietà dominatrice e il rifiuto della differenza in nome di una neutralità che è l’effetto di una mancata custodia del nesso irrinunciabile tra maschile e femminile. La seconda conseguenza è vivere la reciprocità è la strada per imparare l’ospitalità e l’alterità che sono così necessarie per respingere ogni forma di intolleranza e di violenza».

Non un cratere, ma una speranza. Amatrice festeggia la Filetta

Evviva Maria, Maria Evviva, Evviva Maria e chi la creò: Amatrice festeggia la Madonna della Filetta. Nella mattina di domenica 24 maggio la comunità si è ritrovata presso il campo sportivo per celebrare in sicurezza la patrona della città.

«Quest’anno non abbiamo potuto festeggiare come si è fatto per 500 anni», ha spiegato il sindaco Antonio Fontanella, sottolineando come questa festa fosse per gli abitanti «la giornata dell’identità, in cui tutti la comunità amatriciana si ritrovava spinta da un senso di fratellanza e da un spirito di grande unione».

Rimandando al prossimo anno la processione, gli amatriciani hanno onorato ugualmente la tradizione, presentandosi in gran numero alla liturgia della domenica presieduta dal vescovo. Una messa inconsueta, celebrata all’aperto con una distanza minima di un metro tra un posto e l’atro e con l’obbligo di indossare la mascherina.

I dispositivi di sicurezza non hanno però coperto l’emozione negli occhi dei fedeli che, commossi, hanno seguito con partecipazione tutta la celebrazione.

«Salire sul monte è faticoso, ma quando si ha la gioia di arrivare in vetta si sente una sorta di liberazione da tutto ciò che ci appesantisce. Basta sollevare lo sguardo e incrociate i monti della Laga per provare un’esperienza che allarga il cuore»: con queste parole il vescovo Domenico ha si è rivolto ai presenti, invitando a distogliere lo sguardo da un’Amatrice concepita come mero cratere.

Riferendosi poi alla parola del Signore nel giorno della sua ascensione al cielo, don Domenico si è soffermato sulla parola “insegnare” intesa come “segnare” capace, cioè, di dare dei segni che possano orientare. «Dio solo sa quanto in una realtà come la nostra che ha perso i suoi riferimenti abituali, sia importante per noi avere la forza di creare dei segni che aiutino ad orientare la nostra vita e ad alimentare la nostra speranza».

In questo senso, ha fatto riferimento a due gradi prossimi segni che decreteranno un contributo importante nell’ottica della ricostruzione. Il primo sarà quello dell’ospedale, la cui posa della prima pietra è prevista per la fine dell’estate, il secondo sarà il progetto della Casa del Futuro, che convertirà, invece, l’area del don Minozzi.

«Per non restare travolti ricostruzione – ha concluso – non basta affidarsi alla buona volontà ma occorre consegnarsi alle parole del maestro “io sono con voi” che non sono una garanzia ma una promessa che evoca speranza. Solo con la capacità di essere noi per primi a decentrarci, a fare un passo indietro perché venga avanti l’insieme, si può pensare di ricostruire nella giusta direzione».

Al termine della liturgia i presenti hanno intonato la Lode alla Madonna della Filetta che, tradizionalmente, accompagnava la processione. Sotto le mascherine, si è distinta la voce degli uomini per le strofe e quella delle donne nel ritornello, unendo tutti in un metaforico e caloroso abbraccio.

Infine il vescovo e il sindaco si sono recati al monumento del parco comunale per un momento di preghiera in nome di tutte le persone che sono tornate alla casa del padre.

Amatrice, è il giorno della Filetta: ecco come seguire le celebrazioni

Saranno trasmesse in diretta a cura di CDM Servizi Amatrice, le due messe previste oggi 24 maggio 2020, per i festeggiamenti della Madonna di Filetta.

Appuntamento alle ore 11 con la Santa Messa che si svolgerà al campo sportivo di Amatrice presieduta dal vescovo Domenico, mentre alle ore 17  sarà la volta della Messa in frazione Villa San Lorenzo a Flaviano.

Entrambi gli eventi (con posti limitati per restrizioni legate al Coronavirus) saranno trasmessi in diretta streaming video sulla pagina Facebook “Amatricenews” e in diretta radio FM sulle frequenze di Mep Radio Organizzazione e in streaming su www.mepradio.it per favorire la più ampia partecipazione dei fedeli.

La trasmissione è realizzata d’intesa con l’Ufficio Comunicazioni Sociali della Chiesa di Rieti, con il Comune di Amatrice e la Parrocchia di S.Agostino.

In Provincia di Rieti, MEP Radio Organizzazione è ricevibile sulle frequenze: 95.300 MHz FM (Montepiano Reatino, Altopiano Leonessano e Val Canera) – 95.200-96.800 MHz FM (Valle del Velino) – 96.000 MHz FM (Valle del Tronto e Alta Valle dell’Aterno) – 105.500 MHz FM (Valle Falacrina e Valle del Ratto) – 88.700 MHz FM (Valle del Salto e Cicolano) – 106.300 MHz FM (Piana di Corvaro e Spedino) – 106.450 MHz FM (Valle del Turano e Piana del Cavaliere).

La Madonna di Filetta, conforto e sostegno per chi è smarrito

Ad Amatrice don Adolfo non ha ripreso a celebrare la Messa con il popolo già dal 18 maggio. Un po’ per darsi il tempo di sistemare al meglio lo spazio liturgico secondo le indicazioni del protocollo condiviso tra Conferenza Episcopale Italiana e Governo, ma anche per fare leva sulla forza simbolica della Madonna della Filetta.

Il giorno dell’Ascensione si celebra infatti l’anniversario dello straordinario ritrovamento che dette origine alla leggenda di fondazione del Santuario e il parroco don Adolfo, a bordo di un camioncino, scorterà l’amata reliquia tra le Sae per condividere così momenti di preghiera con i fedeli.

Una scelta itinerante che tiene conto delle difficoltà suscitate dalla pandemia, portando la confortante presenza del prezioso cammeo nei luoghi dove le persone continuano a vivere in attesa della ricostruzione. In questo modo si supera anche il limite di venti persone stabilito per la chiesa provvisoria di Sant’Agostino, nella quale, sempre il 21 maggio, sarà anche celebrata la prima Messa in forma pubblica.

La tradizionale liturgia della domenica sarà ovviamente priva della processione e non sarà possibile baciare l’immagine ritrovata nel 1472 da Chiarina di Valente, pastorella sorpresa da un temporale che scoprì il monile mentre si riparava sotto le fronde di una grande quercia nel bosco della Filetta.

Ci sarà però il vescovo Domenico a presiedere la celebrazione eucaristica delle 11, e per favorire la partecipazione di tutti la Messa si svolgerà all’aperto, nello spazio del campo sportivo.

Saranno circa dueceno i posti disponibili, «sempre ben distanziati e da occupare sempre con la mascherina indosso», precisa don Adolfo, che a sua volta presiederà il rito alle 17, sempre all’aperto, nella frazione Villa San Lorenzo. E anche le mura puntellate dell’edificio saranno un segno: della fragilità della vita che al terremoto ha visto sommarsi le conseguenze della pandemia, ma anche della protezione della Madonna, la cui immagine recuperata dalle macerie allude al manto della Madre celeste, che resta sempre accanto e aiuta a leggere la storia.

La croce sulla terra deserta: Via Crucis ad Amatrice

Sarà una processione doppiamente simbolica per il doppio registro quella che avverrà venerdì santo ad Amatrice: a portare la croce, il vescovo di Rieti, monsignor Domenico Pompili.

Sarà in pratica soltanto lui in processione fino alla chiesa di Sant’Agostino, tra le macerie, in un abitato del centro storico del piccolo paese ormai raso al suolo.

«La croce si avvicinerà per strada ai luoghi ormai deserti di Amatrice, dalla torre civica costeggiando la chiesa di Sant’Agostino ridotta a macerie. Le meditazioni sono state scritte dal parroco di Accumoli, don Stanislao Puzio. Sarà una processione su un doppio registro, terremoto non ancora superato sia a livello psicologico sia per la ricostruzione che è di là da venire, e coronavirus con la paura del contagio. La gente seguirà da casa», dice il vescovo.

«Sarà un modo per tornare su questa vicenda del centro Italia per la quale siamo ancora in una fase interlocutoria e che il coronavirus ha ingigantito. Una Via Crucis ridotta ai suoi punti essenziali con lo sfondo della terra deserta».

La Via Crucis da Amatrice sarà trasmessa su TV2000 venerdì 10 aprile alle ore 16.

Aiuto e ascolto senza dimenticare le aree terremotate: le iniziative della Chiesa di Rieti per fronteggiare l’emergenza

In risposta alla crisi prodotta dalla diffusione in Italia del Covid 19, la Chiesa di Rieti ha avviato alcune iniziative solidali a supporto di quanti operano in prima linea e in soccorso delle persone e delle diverse aree del territorio.

Una prima azione è il numero verde 800.941425. Due i servizi disponibili: uno dedicato all’ascolto e uno alle esigenze materiali. Al primo rispondono alcuni religiosi che saranno a disposizione di quanti hanno bisogno di un colloquio spirituale, di una parola di conforto, o semplicemente di un consiglio per affrontare con migliore disposizione d’animo il periodo di difficoltà. Si potrà inoltre chiamare il numero verde per chiedere beni di prima necessità alla Caritas diocesana. Il servizio si appoggia alle reti del volontariato ecclesiale. A fornire la logistica è l’impresa sociale Promis che provvederà alla distribuzione dalla sede di Amatrice. Saranno le attività del cratere a fornire la maggior parte dei beni e dei servizi: un modo per sostenere l’economia della zona provata dal terremoto. La chiamata, gratuita, è possibile sia da telefonia fissa che mobile.

Una seconda azione vede la diocesi mettere a disposizione 14 posti letto per i medici e gli infermieri che in ragione del proprio servizio non possono fare rientro a casa, e per eventuali quarantene di persone contagiate. Le camere sono state individuate nel Monastero di San Fabiano in Rieti e nel Monastero di Santa Caterina a Cittaducale.

Una terza iniziativa vede la Chiesa di Rieti impegnata nel reperimento di mascherine professionali, camici specialistici e un ventilatore da donare alla locale Asl.

«Due sono le maniere per attraversare questo tempo sospeso: la responsabilità di ciascuno nell’evitare il contagio e la solidarietà verso chi sta lavorando in prima persona per superare questa fase difficile», dice il vescovo Domenico.

Il benvenuto di Accumoli a fra Mimmo e fra Carmelo

Nella gremita aula liturgica presso il centro di comunità della parrocchia Santi Pietro e Lorenzo di Accumoli, venerdì 2 novembre, tanta gioia ed emozione per la presentazione ufficiale di fra Carmelo e fra Mimmo alla comunità.

«Nella giornata della Commemorazione dei defunti, sotto il segno dell’Eucarestia della Resurrezione – ha esordito il vescovo Domenico Pompili – celebriamo una circostanza che è anch’essa un piccolo segno di Resurrezione, accogliendo una comunità di frati minori nella figura di frate Carmelo e frate Mimmo che oggi sono qui accompagnati dai loro confratelli della provincia religiosa della Puglia. Grazie per questo dono che si preannuncia come una delle cose belle della difficile congiuntura che viviamo. Accogliamo con commozione la vostra disponibilità, attraverso la gioia di chi sa che, nei prossimo tre anni, potrà contare nella presenza di questi due fratelli che faranno qui convento, insieme a don Stanislao, per ricostruire la comunità».

Nell’omelia il vescovo ha fatto riferimento alla caducità della vita. «La brevità dell’esistenza, è la nostra stessa identità di esseri umani. Come abbiamo sperimentato in queste zone, siamo esposti e vulnerabili ma è proprio la limitatezza ciò che ci identifica. La vita è breve ma bella, anche per noi che l’abbiamo vista dolorosamente amputata e proprio quello che abbiamo sperimentato ce l’ha fatta apprezzare ancora di più. La vita non può essere una promessa mancata. Noi oggi siamo testimoni di un’opera di bene venuta dal cielo e questo ci dà coraggio e forza di andare avanti perché solo il bene che facciamo e riceviamo, rimane».

A questo punto la parola è passata al ministro provinciale padre Alessandro Mastromatteo: «Siamo felici di poter abbracciare un intento comune, quello dare vita e carne alla parola ascoltata. La presenza di Carmelo e Mimmo può rappresentare un segno della carezza di Dio che asciuga le lacrime». Ha ricordato inoltre la vicinanza delle sorelle clarisse di Bisceglie, attraverso il dono di due candele la cui fiamma rappresenta «la preghiera costante per ciascuno di voi e per le vittime del terremoto».

Attraverso il dono di un’icona raffigurante san Francesco, ha infine sancito simbolicamente l’unione tra la diocesi di Rieti e la fraternità provinciale dei frati minori di Puglia e Molise.

Anche don Stanislao ha espresso la sua emozione ricordando una favola che ricorreva frequentemente nei giorni successivi al sisma. «Due rane cadono in un contenitore di panna e mentre una si arrende alla disperazione, l’altra continua a nuotare. Il giorno seguente, una era morta mentre l’altra riposava nel panetto di burro. Questa storiella è un invito a reagire durante le difficoltà. Oggi, tre anni dopo, abbiamo persone che si autodefiniscono morte dentro e altre che invece si rialzano. In verità, la speranza c’è per tutti e la presenza dei frati è un piccolo segno di Risurrezione che mira proprio a riscoprire la fiducia che si annida nel cuore di tutti noi».

Una mattinata ricca di emozioni, fatta di belle parole, canti e condivisione. Molta la partecipazione da parte della cittadinanza che può ora contare su due punti di riferimento in più.

Padre Mimmo e padre Carmelo arrivano ad Accumoli: «Apprezzate la ricchezza della vita così com’è adesso»

Lo scorso primo ottobre, padre Mimmo e padre Carmelo sono approdati nel villaggio Sae di Accumoli, che sarà la loro casa per i prossimi anni. Un convento del tutto particolare, che non si trova in un eremo o alla periferia della città, ma all’interno di una casetta d’emergenza posta nel cuore di un’area che, da tre anni a questa parte, rappresenta il nuovo quartiere di molte persone.

Entrambi i frati sono felici di aver intrapreso questo nuovo percorso, ultima tappa di un percorso spirituale che li ha condotti fino al paese terremotato. Padre Mimmo proviene da un convento del foggiano, dove curava la parte gestionale ed economica della comunità. «Durante il Capitolo Intermedio, in cui si è deciso chi dovesse partire per le zone terremotate, ho ricevuto la chiamata dal frate superiore e la mia risposta è stata immediata: quando parto?».

Una gioia che pervade tuttora il frate, contento del compito ma consapevole dell’impegno «così importante e delicato, nel quale saremo guidati dall’aiuto del Signore».

Diversa la formazione di padre Carmelo che, lo scorso luglio, è tornato da una missione in Africa durata ben 16 anni.

«Tutto è nato – racconta – dalla mia richiesta di tornare in Italia. Da qui, rispondendo alla decisione dello scorso Capitolo, che prendeva in considerazione la possibilità di aprire una fraternità inserita in una realtà concreta anche nelle zone terremotate, ho dato subito la mia disponibilità: sarei partito anche da solo se fosse stato necessario».

È sicuramente presto per fare un bilancio dettagliato di questa nuova avventura, ma pur in pochi giorni di permanenza nei luoghi del sisma i due frati hanno avuto modo di elaborare le prime riflessioni. «Abbiamo notato – afferma padre Mimmo – che le persone si stanno ripiegano un po’ su se stesse a causa del proprio dolore e dunque hanno bisogno di una mano che le aiuti a raddrizzare le spalle. Abbiamo capito che hanno avuto uno squarcio profondo nella loro vita al seguito del quale è iniziato un percorso di ricostruzione morale e spirituale. Tuttavia, dimostrano tutti anche una grande forza e tenacia, e noi daremo il massimo per farli continuare in questa direzione».

«Dopo l’esperienza africana – interviene padre Carmelo – ho capito che non siamo qui perché abbiamo qualcosa da dire alla gente, ma siamo qui perché vogliamo imparare a stare con la gente. Il trauma che queste persone hanno vissuto è estremo, in pochi minuti hanno perso tutte le sicurezze, e si sono abituati a vivere in una dimensione di essenzialità che, per certi aspetti, richiama molto lo spirito francescano.  Rivedere la propria vita secondo un nuovo concetto di normalità è un processo che necessita di tempo e mette in discussione anche la relazione con il prossimo, e il nostro nostro compito è quello di stare con loro in questo percorso. Vogliamo essere fratelli che devono imparare, ma che devono anche riuscire a far apprezzare alle persone la ricchezza della vita così com’è adesso».

Prosegue il frate «anche noi abitiamo nelle Sae e naturalmente siamo arrivati qui senza nessuna pretesa: padre Mimmo dorme nella camera e io nel divano della cucina, mentre il bagno è in comune. Tuttavia, abbiamo qualcosa che altri non hanno perché se molti vengono, visitano e vanno via, noi restiamo e viviamo come gli abitanti del posto, come loro fratelli, e con le stesse condizioni. Questo ci porta a sperimentare quello che loro stessi hanno vissuto e vivono e, pur avendo ridimensionato le nostre attività come frati, stiamo vivendo come una famiglia inserita».

Il lavoro dei frati in termini di azione pastorale sarà quello di conoscere sempre di più le persone, creando gruppi di ascolto e aprendo le porte della casetta per ogni tipo di sfogo, pronti ad imparare a vivere secondo le condizioni di due qualsiasi abitanti del paese terremotato.

E poi, come obiettivo, spazio per lanciare speranze per il futuro. Il primo a parlare è fissare dei propositi è padre Mimmo: «Sono convinto che se il Signore ci ha mandato nel canale del dolore e della sofferenza è perché dobbiamo osare, dobbiamo cercare di depennare i pensieri negativi nel cuore delle persone che, altrimenti, rimangono saldamente ancorate alle macerie. Perciò, per quello che possiamo fare, saremo un punto di riferimento».

Sulla stessa lunghezza d’onda anche il pensiero di padre Carmelo: «Bisognerebbe uscire dalla logica del riformare e ricostruire secondo una concezione ancorata al passato ma si dovrebbe investire nell’innovazione e ispirazione alla vita comune, al volersi bene e all’orgoglio di essere accumolesi. Noi abbiamo la possibilità di ispirare un nuovo inizio, nato da un esperienza negativa, ma che può trasformarsi in un futuro brillante».

Cei: il presidente Conte ha incontrato i vescovi delle zone terremotate

«Nel volgere di una decina di giorni sarà approvata l’Ordinanza attuativa per il secondo piano di ristrutturazione dei beni culturali: l’ha assicurato il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, partecipando oggi presso la sede della Cei a una riunione con i vescovi delle diocesi terremotate del Centro Italia».

Lo riferisce una nota diffusa dall’Ufficio nazionale per le comunicazioni sociali della Cei.

«Nell’incontro – si legge nella nota -, promosso dalla Segreteria Generale e presieduto dal card. Gualtiero Bassetti, sono state rappresentate dai Pastori le istanze delle comunità locali e la loro sofferenza, a fronte di uno Stato percepito come lontano o comunque in ritardo nel processo di ricostruzione. Al presidente del Consiglio è stato condiviso anche il disagio legato a un impianto legislativo stratificato nel corso del tempo e appesantito dai tempi della burocrazia. L’ordinanza ha una copertura di 300 milioni di euro; fisserà le modalità per l’avvio della ricostruzione di circa 600 chiese – rispetto alle 3mila danneggiate dal sisma – individuate da un anno e mezzo secondo criteri di priorità stabiliti dalle diocesi con il coinvolgimento delle Regioni e dei Comuni. I vescovi hanno evidenziato come le chiese costituiscano – oltre che un luogo di culto per la fede – un essenziale riferimento aggregativo a servizio del bene comune: riaprirle diventa risposta al senso di sfiducia e di solitudine, nonché via imprescindibile per rilanciare la presenza turistica. Il presidente Conte, affiancato dal capo-gabinetto Alessandro Goracci, si è fatto interprete di un approccio pragmatico, che – sul piano attuativo – riveda l’impianto legislativo, agevolando l’opera di ricostruzione».

È morto don Angel, parroco di Amatrice

«Se da Dio accettiamo il bene, perché non dobbiamo accettare il male?». Lo ripeteva sempre don Angel Jiménez Bello, e lo ha ripetuto fino all’ultimo giorno, affrontando la sua devastante malattia con un coraggio che ha lasciato tutti senza parole.

Il sacerdote peruviano, parroco di Amatrice dal settembre 2018, si è spento nel pomeriggio di ieri a soli 35 anni in una clinica di Roma, assistito dai confratelli dell’Opera Nazionale per il Mezzogiorno d’Italia.

Non si è mai arreso don Angel, non ha mai spento il suo sorriso e la sua ironia tutta sudamericana, continuando ad «avere pazienza senza mai mollare». Dal letto dell’ospedale San Camillo Forlanini, tra una dolorosa terapia e l’altra, arrivavano ogni giorno i suoi “buenos días” accompagnati dalle emoticon divertite, perché «bisogna tenere alto il buonumore, per aiutare il fisico, perché si riprenda presto».

Don Angel ha studiato e monitorato la sua parrocchia fino all’ultimo, meditando di tornare presto nel paese minato dal terremoto in cui era stato chiamato a prestare servizio pastorale, e appena possibile nel suo amatissimo Perù, dove lascia i genitori e sette fratelli maggiori.

Durante la lunga e difficile degenza, don Angel è stato felice di aver potuto celebrare in Quaresima la Santa Messa in ospedale, utilizzando un altare di fortuna. Felice di ricevere visite, di ascoltare una bella canzone, di leggere un bel libro. Felice di mangiare il gelato al caffè che tanto gli piaceva, di assaporare una fresca arancia. Felice di ascoltare i racconti di ciò che accadeva fuori oltre il vetro della sua finestra. E la domenica lo era ancor di più, perché «è domenica, e quindi sto bene».

Una felicità scovata con la forza della fede nel marasma della grande sofferenza e nella consapevolezza di una malattia lunga e dolorosa: una felicità che è stata la più grande lezione che si potesse ricevere.

Il vescovo Domenico, i sacerdoti e i dipendenti e collaboratori della curia di Rieti si stringono nella preghiera e nel cordoglio per la prematura scomparsa di don Angel.

Le esequie del sacerdote saranno celebrate dal vescovo Domenico domani venerdì 10 maggio alle ore 16 presso il Palazzetto dello Sport di Amatrice.