Amatrice, “Le vie della Transumanza”: sabato la presentazione del progetto

Un grande evento attende Amatrice in autunno: la possibilità che la commissione Unesco riconosca la Transumanza, il fenomeno storico-culturale più rappresentativo della nostra terra, Patrimonio Immateriale dell’Umanità.

Amatrice, terra di pastori transumanti, intende fare la sua parte a sostegno di questa candidatura, con un evento in programma per i prossimi 21 e 22 settembre, che sarà presentato sabato prossimo 13 luglio, alle ore 10.30 presso il Polo del Gusto.

La candidatura è stata presentata ufficialmente nel 2017 dal nostro Ministero delle politiche alimentari e forestali, si sono poi aggiunte l’Austria e la Grecia. Questa antica pratica di allevamento, che ha interessato per secoli la vita di gran parte delle popolazioni appenniniche, ha avuto nei nostri paesi uno sviluppo ed un’importanza nevralgica dal punto di vista economico e sociale.

Sostenibilità ambientale, filosofia di vita, arte e tradizione popolare, senso della comunità: questi elementi antropologico-culturali, che la Civiltà della Transumanza ha tutelato e tramandato per secoli, rappresentano la sfida di una moderna società, alle prese con un futuro difficile e incerto, non solo a causa del terremoto. L’invito è a venire ad Amatrice e a conoscerne gli aspetti più antichi e preziosi della tradizione e della cultura, dopo aver tristemente conosciuto questa terra nel suo momento più difficile, di devastazione e lutto, a seguito del grande sisma di cui, suo malgrado, Amatrice è diventata il simbolo.

Sabato 13 luglio sarà presentato il progetto “Le vie della Transumanza”: appuntamento alle ore 10,30 al Polo del Gusto per l’inizio dei lavori con la presentazione delle iniziative in programma per la demonticazione di settembre, a cui seguirà un aperitivo con i vini del Casale del Giglio e la partecipazione dell’Alberghiero di Amatrice, allietato dalla musica tradizionale di ciaramelle e tamburello.

Un “piccolo assaggio” dell’evento autunnale, che prevede la possibilità di aderire al “pranzo del pastore”, con menù dedicato all’iniziativa, presso i ristoranti aderenti: prelibatezze locali, preparate con prodotti del posto, nel pieno rispetto dell’antica tradizione che Amatrice si propone di tutelare e sostenere.

Il Vespa Club Rieti per le zone del sisma

Il 7 luglio 2019 il Direttivo del Vespa Club Rieti ha consegnato al Comune di Amatrice quanto ricavato dal raduno internazionale VespAMAtrice del 7/8 luglio 2018.

Un ringraziamento particolare al Comune di Amatrice, al consigliere Regionale Pirozzi, a Franco Di Braccio e Augusto Gaudino quest’ultimi quali ideatori dell’evento, a Leardi Presidente del Vespa Club Italia, a Martin Stift Presidente del Vespa World Club, a Marco Manzoli del Gruppo Piaggio, e a tutti gli sponsor.

È stato disposto un conto vincolato con il quale il Comune di Amatrice potrà acquistare libri dedicati alle tradizioni locali con speciale attenzione alla transumanza al fine di tramandare ai giovani la nostra storia più bella, pubblicazioni che verranno destinate alla biblioteca comunale.

Cascate di glitter e polvere di stelle: benvenuti sul “Carrozzone degli artisti”

Uno spettacolo totalizzante quello di venerdì 5 luglio a Borbona. Messo in scena dall’Associazione “Il Carrozzone degi Artisti” con il titolo “Esprimi un Desiderio”, l’evento ha coinvolto tutto il pubblico in un viaggio emozionante tra cielo e terra.

Come anticipato dalle parole del vicedirettore della Caritas di Brescia, Marco Danesi, quello che si palesa al pubblico «non è solo uno spettacolo, ma un’esperienza che aiuta a guardare in modo nuovo, con occhi diversi e con gli occhi del cuore». Infatti, lo scopo della compagnia ormai da tre anni in viaggio, è quello di portare in scena la bellezza della diversità, la naturalità di essere se stessi e il desiderio di essere felici.

Ecco quindi che prende vita lo spettacolo attraverso una rocambolesca compagnia di attori che entra in scena passando direttamente dal pubblico, che diventa anch’esso protagonista interattivo. Il ruolo degli attori appare subito chiaro: sono cercatori di stelle. Il motore dell’azione viene offerto dal racconto del protagonista che narra di aver visto un bambino disteso nel prato intento a guardare il cielo. Egli, provenendo da un paese lontano, mentre scruta il firmamento nota un numero minore di stelle rispetto a quelle che era abituato a vedere.

E da quella sera il bambino non smette mai di esplorare il cielo per cercarle.

A partire dall’immagine del bambino, attraverso una bellissima scelta scenografica, fatta di materiali leggeri ma sinuosi, l’azione, sotto la spinta di una forza benevola, si apre per catturare la bellezza che c’è in noi. Impariamo che essa è fragile e sconfinata, fatta di sfumature, di costellazioni di emozioni e che si trova in ogni passo che facciamo e in ogni momento di relazione con il prossimo.

Dopo aver offerto vino e taralli al pubblico che brinda alle feste di paese insieme alla compagnia, gli attori tornano alla loro missione. Dal momento che il bambino osservatore avrebbe voluto un cielo fosse pieno di stelle, lo scopo della compagnia è ora quello di riuscire ad attaccare le stelle al cielo. Senza ombra di dubbio, l’ingrediente per “arrivare al cielo” è la fantasia che ha il potere di far trasformare una semplice pallina in una vera stella. I tentativi sembrano non portare ad un esito positivo a causa del sentimento di vuoto e di stanchezza che affligge gli uomini che si sentono ormai distanti dall’infanzia, ma, all’improvviso, accade quel qualcosa, quella sensazione di infinito che ci consente di arrivare fino al cielo. Anche in questo caso, la scena è regolata da effetti scenografi magnifici che hanno il loro apice nel volo finale di palloncini bianchi verso le stelle.

All’interno della rappresentazione, viene dedicato un momento all’esibizione dei bambini di Borbona che, durante il laboratorio di circo teatro svolto nel pomeriggio, hanno avuto la possibilità di preparare una performance da esporre all’interno dello spettacolo stesso.

Dopo essere arrivati al cielo, ci si sposta sulla terra perché le stelle sono a metà tra il cielo e la terra. la conclusione di questo climax di emozioni passate per esplosioni di coriandoli, giochi pirotecnici e magici glitter, si conclude con una poesia che ci riporta al nostro ambiente domestico, alla nostra casa.

Dal 27 aprile il “Carrozzone degli Artisti” è in gito per l’Italia per completare il tour che toccherà ben 80 piazze. La compagnia si compone, in totale, di 100 artisti e ingloba attori con disabilità perché, come afferma la compagnia stessa: “ l’arte ha bisogno della diversità e la diversità ha bisogno dell’arte”. Infatti, dalle parole del direttore artistico Alberto Ghisoni si evince il fatto che questo progetto, ormai nato 3 anni fa, si prefigge lo scopo di includere i soggetti svantaggiati in un’arte che si sviluppa nelle piazze e che mira al coinvolgimento di tutti, anziani e bambini compresi, perché si tratta di mettere in luce la semplicità che è in ognuno di noi.

In conclusione sono stati mossi calorosi ringraziamenti alla Caritas di Rieti, alla delegazione Caritas lombarda che ha permesso lo sviluppo del progetto, con particolare attenzione alla Caritas di Brescia, e al comune di Borbona.

Brescia e Amatrice, unite nel segno della Casa della Montagna

Uniti dalla montagna. Si unisce il contributo di Brescia e dei bresciani alla realizzazione della Casa della Montagna, la nuova dimora del Cai di Amatrice, che sta prendendo forma sul monte Gorzano, sulle ceneri della Scuola Capranica, andata distrutta dal terremoto che per sei mesi, tra l’agosto del 2016 e il gennaio del 2017, ha devastato il Centro Italia.

Una delegazione composta da 53 senior del Cai di Brescia, guidata da Gianni Faini e Michelangelo Ventura, ha consegnato un assegno di 5,5 mila euro, soldi raccolti durante una serie di iniziative di beneficienza organizzate in città e provincia.

Assurta a simbolo della rinascita dei luoghi distrutti dalla furia del sisma, la Casa della Montagna, voluta dal Cai nazionale e dall’Anpas (Associazione nazionale pubbliche assistenze), sarà un luogo ricreativo e sociale, centro di divulgazione della cultura della montagna e delle attività a essa legate. Autosufficiente dal punto di vista energetico, edificata con tecniche di bio-architettura, anche il materiale utilizzato per la costruzione dell’edificio è esso stesso simbolo di rinascita: sarà adoperato solo legno proveniente dai boschi del Trentino, schiantati dal vento durante la tempesta che ha colpito il nord Italia lo scorso ottobre.

L’incontro tra il Cai bresciano e quello di Amatrice è stato celebrato ieri con una camminata fin sulla vetta del monte Gorzano, là dove il Club alpino italiano ha posato una croce con una dedica in ricordo delle vittime del sisma del 24 agosto 2016: «Quando stanchi ma felici, raggiungeremo la vetta del Gorzano, voi sarete noi, le nostre anime si fonderanno e parteciperete della nostra gioia. Tutto questo noi faremo per i nostri amici». Lo stesso sentimento che da oggi unisce, nel segno della montagna, il Cai di Brescia e quello di Amatrice.

Da giornaledibrescia.it

Il potere magico della musica: a Borbona si viaggia attraverso le tradizioni

Davanti ad una numerosa platea, il musico, protagonista della rappresentazione, accompagnato dalle melodie della banda musicale di Borbona, ha intrapreso un viaggio attraverso il tempo che gli ha consentito di venire a contatto con personalità, tradizioni e credenze delle epoche passate.

Così, partendo dalla modernità, la musica lo trasporta dapprima all’anno 1850 in cui, per mezzo di un gruppo di pastori, abbigliati secondo i costumi del tempo, scopre che il nome di Borbona deriva da “Burbona”, termine che designava un luogo fangoso a causa del quale l’antico paese Lama sorgeva molto più in alto rispetto a dove sorge oggi.

Disorientato, il musico sente la necessità di tornare al presente e, per farlo, accorrono in suoi aiuto i Mazzaburelli figure legate alla tradizione folklorico-fiabesca che avevano il potere di comunicare tra il mondo ordinario e quello incantato, rappresentati in questa sede dai bambini e dalle bambine di Borbona.

Con una formula che rappresenta quasi il refrain della rappresentazione che il tempo passato scompaia, che il tempo passato appaia, i Mazzaburelli riportano il musico dalla sua banda ma, non appena gli strumenti iniziano a suonare, la scena viene invasa da un gruppo di ballerini che danzano il saltarello, ballo che veniva utilizzato per le conquiste amorose. Interessante vedere come il richiamo di questa tradizione coinvolga tutta la platea che, entusiasta, accompagna gli attori tenendo il ritmo con il battito delle mani.

Lungi dal tornare nel tempo odierno, il musico si ritrova poi catapultato nel 1730, in un epoca in cui il paese stava fronteggiando ancora la ricostruzione dovuta al terremoto del 1703. In quest’ambito, viene presentata una tecnica artistica molto importante per la tradizione: quella del Canto a Braccio. Il cantore, tenendo conto delle metrica in ottave, doveva improvvisare un canto su un argomento proposto.

Viaggiando ancora a ritroso, questa volta ci troviamo nel 1570, nel palco prende vita il corteo di Madama Margherita d’Austria, figlia di Carlo V imperatore, allora domina di quelle terre. Ormai esausto, il protagonista invoca l’aiuto divino che, prima di farlo tornare al presente, gli consente di avere un interessante dibattito sul metodo di volo con il grande Leonardo da Vinci.

La scena finale, che vede gli attori di tutte le epoche riuniti in un unico ambiente, si conclude con la figura della Pupazza che, secondo la tradizione, con la sua stravagante danza, è portatrice di fertilità per l’anno venturo. Termina così un viaggio che non ha attraversato solo tempi diversi, ma che ha scavato dentro l’anima di ogni singolo partecipante, sia esso parte del pubblico o del gruppo degli artisti, per far riaffiorare il ricordo della tradizione.

Durante i ringraziamenti, il gruppo Jobel ha sottolineato come tenga particolarmente ai progetti “locali”, perché attraverso il sostrato culturale e di bellezza autentica offerto da questi territori il loro lavoro acquista inevitabilmente valore. Lo stesso sindaco Maria Antonietta Di Gaspare ha ribadito come queste iniziative siano fondamentali per condividere la cultura, le tradizioni e il paese tutto asserendo: «questi siamo noi, questa è Borbona».
Ma l’avventura non finisce qui! Ci sono infatti altri tre appuntamenti teatrali ai quali non poter mancare. Il primo è quello del 30 giugno alle ore 19.30, presso la Lama, in cui il gruppo Jobel si esibirà in uno spettacolo itinerante incentrato sulle tradizioni di Cantalice, paese che ospiterà un’ulteriore rappresentazione il 6 luglio. Il 7 luglio, invece, l’ultimo incontro si svolgerà a Posta.

Incontri di comunità: l’importanza di ritrovarsi insieme per fare qualcosa di utile

Giornata di incontri riepilogativi, quella del 27 giugno, che ha visto il vescovo Domenico interagire con le comunità di Pallottini e di Borbona per riflettere insieme sull’utilità che questi dibattiti, iniziati tra gennaio e febbraio, hanno avuto sugli abitanti del posto.

Disposti in circolo, i partecipanti, accompagnati da un esercito di bambini, sono stati invitati dal Vescovo ad esprimere le proprie impressioni su un gruppo che, di fatto, si è ritrovato a condividere qualcosa di positivo secondo quello che monsignore chiama: «il potere unificatore del terremoto», intendendo come, in una condizione così difficile, si è comunque riusciti ad avere un’opportunità di condivisione.

A Pallottini la prima a prendere la parola è la signora Luana, veneta di nascita ma fiera cittadina di Cittareale, che esprime il suo entusiasmo sottolineando l’importanza che gli incontri di comunità hanno avuto per i bambini. Proprio i più giovani, infatti, come ribadito dal Vescovo, vivono oggi in una situazione di solitudine e la missione sta nel farli stare insieme per tirali fuori da questa dimensione e donare loro la capacità di espressione.

D’altro canto, i bambini sono il nostro futuro, e insegnare loro le tradizioni attraverso i canti tradizionali, seguendo l’esempio di Piero Casini, o con la vicinanza con le persone anziane, diventa un modo di interazione e scambio generazionale, elementi che si ritrovano nei racconti di suor Jolanda e della signora Elisa che mette in luce il fatto che gli stessi bambini portino gioia nella vita delle persone di una certa età, rendendo meno pesanti le loro giornate. In effetti, come afferma il marito della signora Luana, anche lui veneto, in questi territori c’è qualcosa che, diversamente, è andato perduto nelle città del nord: il senso della tradizione.

Monsignor Pompili si sofferma proprio sull’importanza del termine “tradere” ovvero “trasmettere o tramandare” e, dopo averlo paragonato ad un fiume che scorre, sostiene che: «la vita sia fatta di questa trasmissione, ma quello che caratterizza la nostra generazione di adulti definiti, infatti, come eterni Peter Pan, è il fatto di non guardare verso il futuro, ma di restare ancorati al passato bramando la giovinezza dei fanciulli. Questa sorta di infantilizzazione ci fa perdere, però, il focus sulle necessità dei più giovani che sono essenziali al funzionamento della società poiché è solo attraverso i più piccoli che si raggiunge tutta la comunità, perché i bambini hanno la capacità di mettere insieme tutti». Tale connessione deve passare anche attraverso la figura degli anziani in quanto come afferma papa Francesco: «i nonni e i nipoti camminano insieme».

Il tema dell’infanzia ritorna anche tra le mura della ex scuola Domenico Lopez di Borbona dove il vescovo ribadisce l’importanza di ritrovarsi insieme per fare qualcosa di utile per i ragazzi piccoli perché, alla fine: “quello che conta anche in una situazione particolare come quella dei nostri territori, è cercare di offrire dei momenti di aggregazione e far sì che le famiglie non si sentano isolate nel far crescere questi fiori”. Per certi aspetti, continua Monsignore: «il terremoto è stata un’ occasione triste che ci ha messo, però, nella condizione di fare cose che forse non si sarebbero fatte, cercando di vedere gli aspetti positivi, stimolo a fare qualcosa in più. Mentre la ricostruzione si fa attendere, noi dobbiamo vivere e, soprattutto, dobbiamo far crescerei più piccoli, dobbiamo trovare la forza e la determinazione per cercare, nonostante la situazione, di fare delle cose belle insieme».

E di cose ne hanno fatte tante questi bimbi che, con l’aiuto di nonne definite “eroiche”, hanno imparato a cucinare, specializzandosi nella realizzazione delle frappe, tipici dolci di Carnevale, a realizzare oggetti per le diverse festività.

Un particolare ringraziamento è stato poi mosso ai ragazzi del Centro Giovanile che hanno promosso importanti iniziative come quella della donazione del sangue o della collaborazione con gli anziani del centro RSA.

Alla luce di quanto detto, è stata ribadita, in conclusione, l’importanza di continuare quest’opera di condivisione e partecipazione che deve passare anche attraverso le feste religiose e i centri estivi e non ci si deve far scoraggiare dai numeri, perché già solo il fatto di vedersi e avere la possibilità di fare esperienza insieme non può essere altro che positivo.

A Borbona il progetto “Terra Nostra”

Nell’ambito delle progettualità dedicate alla programmazione culturale dei comuni laziali colpiti dal sisma – con il contributo del Ministero per i Beni e le Attività Culturali e della Regione Lazio – si inserisce la manifestazione “Borbona – Terra Nostra” realizzata con la collaborazione professionale della Residenza Artistica Nazionale Centro Jobel.

La manifestazione, alla sua seconda edizione ha proseguito il riuscito esperimento scenico avviato nel primo semestre del 2018, con il lancio di un laboratorio teatrale cittadino e la produzione di un’opera di teatro multidisciplinare che mirasse al coinvolgimento di artisti professionisti e di una rappresentanza della popolazione locale al fine di promuovere un primo incontro tra la comunità ed i linguaggi dello spettacolo dal vivo. L’esito ha superato le aspettative sia in termini di adesione della popolazione che in quelli di pubblico partecipante. La stessa risultanza artistica dell’opera ha raggiunto un elevato livello qualitativo che ha reso in breve tempo tale progettualità apprezzata in tutta l’alta provincia di Rieti.

La seconda edizione dunque ha ripreso ed approfondito l’esperienza, con l’obiettivo di rafforzare il senso di identità ed appartenenza della comunità locale alla propria terra dopo questi anni difficili segnati dall’esperienza del sisma. Questo per mezzo delle arti dello spettacolo dal vivo, strumento per esperienze di aggregazione per il paese, nonché di valorizzazione della propria tradizione.

A conclusione del progetto la realizzazione di un evento di spettacolo dal vivo contemporaneo sull’identità storica e le tradizioni locali: “Terra nostra”. Lo spettacolo vedrà in scena artisti professionisti e rappresentanti del mondo artistico delle comunità locali coinvolte. In scena il 29 giugno a Borbona, il 6 luglio a Cantalice e il 7 luglio a Posta (spettacoli h 21.00).

Appuntamento gratuito.

Regione Lazio, nuovi contibuti per spettacoli dal vivo nell’area del cratere

«La Regione Lazio ha destinato nuove risorse a supporto delle iniziative culturali nell’area del cratere. Con avviso pubblico, vengono messi a disposizione 346 mila euro per sostenere spettacoli di teatro, musica e danza nei 15 Comuni interessati dal terremoto del 2016.
Le amministrazioni comunali possono presentare progetti in forma individuale o associata e il contributo massimo previsto per ogni iniziativa è fissato a 23mila euro. Gli spettacoli dovranno essere rivolti in modo privilegiato ai più giovani e agli anziani e svolgersi nell’arco temporale compreso tra il primo agosto e il 31 gennaio.
Anche grazie a iniziative come questa la Regione Lazio conferma di essere presente e vicina alle esigenze dei cittadini e dei Comuni. Le iniziative culturali sono un ingrediente importante per tenere vivi i territori anche dal punto di vista economico e sociale, favoriscono occasioni di aggregazione e rinsaldano il senso di comunità».

Così in una nota Claudio Di Berardino assessore al Lavoro e Politiche per la ricostruzione della Regione Lazio.

Borbona in festa per Santa Maria del Monte

Dopo una settimana ricca di eventi culturali e religiosi, inaugurati domenica 16 giugno, si sono conclusi domenica 23 giugno a Borbona i festeggiamenti in onore di Santa Maria del Monte, con la tradizionale processione che conduce la statua di Maria al santuario dov’era custodita prima del terremoto.

Proprio in seguito ai danni arrecati dal sisma, infatti, la statua si trova oggi presso la sede dell’ RSA, cambiamento che non ha intaccato lo spirito di devozione e partecipazione dei borbontini che numerosi si sono riuniti per festeggiare la Santa secondo la secolare tradizione.

Alle ore 10 la processione è partita dalla chiesa di San Giuseppe e, accompagnata dalla banda di Borbona e, per la prima volta, da quella di Candelo in Piemonte, ha percorso un tragitto di circa quattro chilometri per arrivare al Santuario di Santa Maria del Monte, dove la Madonnina è stata esposta sul sagrato adiacente la chiesa che riporta ancora le cicatrici del sisma. È seguita poi la Santa Messa solenne presso il Parco della Rimembranza, durante la quale le bande hanno reso omaggio ai caduti intonando “Il Silenzio”.

Prima che la statua venisse riportata in paese, nel pomeriggio, il santuario e il suo parco si sono colorati di musiche e banchetti, espressione dell’affetto che tutta la popolazione dimostra nei confronti della Madonna del Monte, testimoniata dal ritrovo di intere famiglie che, pur vivendo in altre città, si riuniscono appositamente per quest’occasione.

Forse, la peculiarità di questa festività sta proprio nel fatto di riuscire a unire le persone in una rilevante cassa di risonanza che non si limita meramente alla cittadina di Borbona, ma che richiama fedeli da ogni paesino limitrofo e persino dall’Abruzzo.

Ma come mai questo santuario, che pur si trova ad un’altitudine abbastanza elevata, è così importante? Il signor Maurizio Ragni, appassionato di storia locale, fornisce qualche accenno storico: «Il sito dove oggi sorge la chiesa di Santa Marie del Monte, è un luogo sacro da molto tempo. Prima di essere un centro di culto della cristianità, infatti, sembrerebbe essere appartenuto alla tradizione pagana, come attesterebbe una lapide eretta in onore si Giulia Domna, moglie di Settimio Severo, citata dallo storico Theodor Mommsen. La lapide, oggi perduta, giustificherebbe l’esistenza di un tempio pagano che, già all’epoca, attirava a sé gli abitanti di tutta la zona. Le prime attestazioni della presenza di un luogo legato alla fede cattolica, si ritrovano, invece, nella Bolla Papale del 1154, promulgata da papa Anastasio IV, in cui si parla di un oratorio connesso alla chiesa di Pieve di Santa Croce, collegato ai monaci benedettini. Ad ogni modo, a partire dal 1398, i documenti parlano direttamente della chiesa, chiamandola con il nome di Santa Maria».

Prima di concludere, il signor Maurizio specifica che quella che noi vediamo oggi, non è la chiesa originaria, distrutta del terremoto del 1703, ma è il rifacimento della stessa che venne inaugurata nel 1882 dal parroco Carmine De Amicis.

Questa testimonianza non fa altro che sottolineare come, nonostante le difficoltà passate e odierne, la comunità è sempre pronta a mantenere vive le proprie radici, esaltando e curando il territorio in cui esse sono nate.

L’appuntamento è ora rinnovato al prossimo anno, a partire dalla seconda domenica del mese di giugno.

Le bande musicali di Candelo e di Borbona si esibiscono insieme per sostenere la scuola di musica

Per quale motivo due bande musicali così distanti geograficamente suonano insieme? Perché la vita è semplicemente imprevedibile. Nel 2017, dopo il terremoto, tra i tanti tecnici che si mobilitarono volontariato, c’era una signora che lavorava nel cratere e, trovandosi a Borbona per la festa di santa Restituita, conobbe la banda del comune.

Quella signora è Isabella Cattaneo ed è il “gancio” che ha reso possibile questo evento. Isabella tornando a casa mobilitò l’associazione Team Associazioni Candelesi e la Banda musicale di Candelo, allo scopo di raccogliere un contributo per la scuola di musica di Borbona. Con il generoso contributo vennero acquistati numerosi strumenti per gli allievi di Borbona. Da qui nasce un gemellaggio tra le due Bande e cosa meglio di un concerto può suggellare il “gemellaggio Sabaudo-Sabino”? Numerosi gli intervenuti al concerto d’estate 2019, che ha allietato la calda serata degli abitanti di Borbona, portando il sorriso e la soavità tra bambini, molti dei quali fanno parte della banda e adulti.

Presenti, tra gli spettatori anche alcuni degli anziani della RSA San Raffaele che proprio a Borbona ha sede ed è ben inserita nelle attività del territorio.