“Sine, qua non”, evento di arte contemporanea ad Amatrice

A due anni dal sisma che ha sconvolto questa terra ci si è domandati quali siano le condizioni fondamentali per ricucire un tessuto sociale strappato in maniera così profonda dalla catastrofe. È certamente necessario ripartire dalla edificazione degli spazi ma è altrettanto indispensabile rigenerare le dinamiche relazionali tra le persone. Intrecciare legami, tra gli individui e tra l’individuo e i luoghi è il solo modo per traghettare questa terra dalla memoria al futuro. Agire e interagire con il territorio è la conditio sine qua non affinché un borgo non diventi solo un insieme di strutture ma comunità.

Attraverso le installazioni site specific di SINE QUA, NON otto textile e fiber artist hanno trasformato altrettanti moduli abitativi temporanei in Wunderkammer componendo un percorso che parte dalla memoria per raccontare il coraggio, la speranza, il futuro. Poiché la rinascita dei territori non può prescindere dalla possibilità delle persone di realizzarvi i propri sogni, il progetto artistico diventa l’auspicio di una ricostruzione fatta di opportunità, sviluppo e crescita sociale, culturale, produttiva di tutta una comunità.

SINE QUA, NON è un evento di arte contemporanea, patrocinato dal Comune di Amatrice, coordinato da Ass.IlluminAmatrice, a cura di Barbara Pavan, inserito tra gli appuntamenti in calendario per la 14° Giornata del Contemporaneo promossa da AMACI sul territorio nazionale.
In mostra le installazioni di Elham M Aghili, Elvezia Allari, Silvia Beccaria, Fabrizio Berardi con Assunta Perilli, Susanna Cati, Giulia Nelli, Ludmilla Swarczewskaja, Patrizia Trevisi.

Il percorso sarà visitabile a Villaggio Lo Scoiattolo, via Ponte Tre Occhi 1, ad Amatrice, sabato 13 ottobre 2018, dalle 16 alle 19, e domenica 14 ottobre, dalle 11 alle 19 – con visita accompagnata alle ore 11.30. Ingresso libero.

Informazioni: mob.+39 339 574 0047 | +39 320 457 1689 ||| e-mail [email protected] | facebook e instagram IlluminAmatrice

La compagnia teatrale reatina Sipario Rosso porta sorrisi ad Amatrice

La compagnia teatrale reatina Sipario Rosso porta spensierati sorrisi alla popolazione terremotata di Amatrice.

Il gruppo vernacolare record di spettatori, dai primissimi momenti dopo la tragedia del 24 Agosto, si è subito mobilitata subito per dare un aiuto concreto alla popolazione di Amatrice ed Accumoli, dalla raccolta viveri, alla consegna di primissimo materiale didattico per le scuole.

L’esigenza poi si è spostata sulla necessità di sposare un progetto che fosse aderente con la storia del gruppo teatrale e così il dialetto è divenuto centrale per un’altra grande azione di solidarietà: aiutare con tutti i mezzi possibili la compagnia teatrale amatriciana.

Questo gemellaggio fra le due realtà espressive teatrali della provincia di Rieti, avverrà il 22 agosto, quando Sipario Rosso sarà il primo gruppo a riportare il vernacolo reatino nelle terre distrutte dal terremoto.

Ancora una volta l’arte e la cultura, dimostrano di essere la luce che mai si spegne neanche nei momenti più bui.

Il 12 agosto appuntamento con la sagra della braciola a Cittareale

L’appuntamento per la sagra è a partire dalle ore 9.00 del 12 agosto nel piazzale in località Caituro (accanto all’ex hotel Miravalle), a pochi chilometri di distanza dalla Salaria. Un ampio parcheggio consentirà ai molti turisti di degustare la carne di pecora alla brace in una cornice paesaggistica di tutto rispetto tra le montagne e con oltre seicento posti a sedere al fresco dei 1300 metri di altezza. Nel menù anche un primo al sugo di pecora oppure con il sugo di basilico per chi non vuole mangiare carne.

«Anche quest’anno vi accogliamo a Cittareale con l’obiettivo di farvi scoprire la nostra gastronomia, ma anche le meraviglie del territorio – spiega il sindaco di Cittareale Francesco Nelli – è anche questo un modo di continuare a vivere questi territori che dopo il sisma stanno ripartendo: a Cittareale siamo sempre in movimento per andare avanti e programmare future iniziative con la mente già al prossimo anno».

«Quest’anno il nostro programma è già partito da alcune settimane – spiega il Presidente della Pro Loco di Cittareale Emanuele Mattia – appuntamenti musicali, di teatro dialettale e molto altro ancora fino alla fine dell’estate».

Amatrice, a fine agosto torna la sagra degli spaghetti

La tradizionale sagra degli spaghetti all’amatriciana torna a fine agosto grazie alla collaborazione tra Comune di Amatrice e Regione Lazio.

«Un appuntamento importante che torna a due anni di distanza dal terremoto che ha colpito Amatrice e altri Comuni del reatino – spiega il Presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti – Per tanto tempo questa sagra ha attirato, oltre agli abitanti della nostra regione e di quelle limitrofe, migliaia di turisti incuriositi da una ricetta che ha saputo volare oltre i confini nazionali conquistando notorietà e fama. Per questo stiamo lavorando affinché quest’anno l’iniziativa si svolga ad Amatrice alla fine del prossimo mese, ovviamente nel rispetto di tutte le condizioni di sicurezza, lanciando così un altro segnale importante alle comunità locali che faticosamente e caparbiamente vogliono tornare alla normalità».

Il sindaco di Amatrice, Filippo Palombini, aggiunge: «Inutile nascondere che nulla sarà come prima e che per sempre ci sarà ‘un prima e un dopo’ a quel 24 agosto. Il prima è finito proprio quando eravamo pronti per festeggiare la 50esima edizione della nostra festa più popolare, la sagra degli spaghetti all’amatriciana. Oggi non abbiamo ancora la voglia di ‘festeggiare‘, ma di sicuro abbiamo tutti bisogno di iniziare ‘il dopo’. La nostra sagra in questo può rappresentare una grande occasione, e per questo l’edizione 2018 l’abbiamo chiamata ‘la Ripartenza’».

Amatrice, restaurata la fontana di Sant’Agostino: sabato 12 l’inaugurazione

La fontana di Sant’Agostino di Amatrice è stata restaurata e sabato prossimo, 12 maggio, alle ore 15, sarà inaugurata e restituita al paese.

La fontana è, per Amatrice, un simbolo: situata davanti alla Chiesa di Sant’Agostino, nei pressi di Porta Carbonara, è un monumento molto caro alla popolazione, un punto di riferimento che sta per tornare nella disponibilità della gente di Amatrice.

È lì da lungo tempo, ogni abitante di Amatrice, ogni turista ha bevuto almeno una volta a quella fontana, e ogni amatriciano ha almeno una foto nei pressi, conservata tra i ricordi di famiglia.

Le scosse del 24 agosto 2016 e le successive non l’avevano distrutta, tuttavia la Fontana presentava lesioni: l’intervento di restauro, realizzato dai restauratori della TecnicoN con la direzione lavori dell’Architetto Maria Grazia Fuggetta, è stato possibile grazie ad una donazione, diretta specificatamente alla fontana di Sant’Agostino, ad opera della scrittrice Marta Lock, che ha voluto donare ad Amatrice i diritti d’autore del suo libro “Pensieri per l’Arte”, insieme alla preziosa collaborazione di Sofia Zafiropoulou, medico chirurgo specialista, presidente della Comunità Ellenica Milanese e titolare del Centro Medico Turati, e all’intervento dell’Associazione Terra di Amatrice Onlus, realtà associativa del territorio che sin dai primissimi istanti dopo il sisma del 24 agosto si è messa in moto al fine di sostenere la popolazione in ogni modo.

All’iniziativa hanno aderito i pazienti della dott.ssa Zafiropoulou, la Confedilizia, la farmacia Beata Giugliana di Busto e del dottor Amato.

«La comunità di Amatrice è grata a chi le è vicina, a chi contribuisce alla sua rinascita, una rinascita che passa necessariamente per i suoi simboli – dice il sindaco Filippo Palombini -. E la Fontana di Sant’Agostino è un simbolo per ciascuno di noi. Grazie dunque ai donatori e ai restauratori per questo bellissimo gesto di solidarietà che si traduce in un’opera concreta, preziosa, importante».

La festosa carovana dei vespisti porta allegria e solidarietà ad Amatrice

Un’allegra e coloratissima carovana ha invaso Amatrice e le zone colpite dal sisma nella giornata del 29 aprile. Le “Gazzelle in Vespa” insieme ad altre associazioni di vespisti giunti da tutta Italia hanno portato la loro ventata di gioia e allegria nei terrirori minati dal tragico terremoto del 2016.
Erano centinaia i centauri vintage che hanno portato anche fattiva solidarietà al territorio amatriciano.

Tra questi, anche i componenti del Vespa Club Barga che hanno consegnato alle autorità del paese ben 5 mila euro messi insieme da diversi Vespa Club d’Italia: un’ iniziativa di solidarietà che in questi giorni di primavera ha avuto il suo epilogo prima con un raduno con oltre 140 Vespa ad Assisi e poi con il trasferimento ad Amatrice.

Un segnale che i vespisti hanno voluto dare con emozione e partecipazione, poichè la situazione nelle zone terremotate rimane molto difficile e di enorme sacrificio per la popolazione « che avrebbe indubbiamente bisogno di aiuti ben più ingenti, ma che in ogni piccolo gesto ci vede comunque un importante momento di solidarietà e soprattutto la conferma che almeno tra la gente comune quanto successo nel centro Italia non sarà dimenticato».

Il Carnevale ad Amatrice tra divertimento e tradizione

Oltre al sostegno materiale delle persone, tra gli obiettivi della Caritas c’è quello di contribuire a una maggiore coesione sociale.

Una prospettiva che impegna nell’aiuto dei più deboli, ma anche ad acquisire una visione generale del del territorio, alla quale non sfuggono i momenti di festa.

In quest’ottica, lo scorso 13 febbraio è stato organizzato ad Amatrice un evento per far incrociare il divertimento del Carnevale con il racconto dei ricordi delle tradizioni locali.

Un’occasione che ha visto la presenza del vescovo di Rieti, mons Domenico Pompili, che con piacere è stato ad ascoltare le diverse narrazioni delle tradizioni locali.

All’evento, organizzato presso le strutture del Centro Caritas di Amatrice, non sono ovviamente mancati i vari dolci tipici di Carnevale, come le frappe e le castagnole, affiancati da un ricco rinfresco: una tavolata messa insieme con il contributo tutti i partecipanti.

L’iniziativa ha destato l’interesse anche degli abitanti dei Comuni e delle frazioni attorno ad Amatrice e, viste le difficoltà degli anziani e dei ragazzi a raggiungere il Centro di comunità, è stato attivato, già da qualche mese, un servizio navetta in grado di raggiungere ogni luogo.

La festa è stata vissuta in due ambienti: nel primo sono stati disposti i banchetti per accogliere i dolci e ospitati i bambini in maschera, che si sono divertiti a giocare, seguendo le proposte degli operatori della Caritas, e non si sono risparmiati nel fare scherzi e tirare coriandoli e stelle filanti.

In un altro locale, si è invece creata un’atmosfera familiare tra i partecipanti, che hanno raccontato le tradizioni, di anni ormai lontani, del proprio paese di appartenenza. In ogni racconto ha risuonato un forte entusiasmo, accompagnata dall’ascolto attento dei convenuti.

L’incontro ha inoltre fornito l’occasione per presentare un nuovo progetto promosso dalla Caritas dalla diocesi di Rieti, che prevede la partecipazione delle parrocchie dei comuni di Posta, Cittareale, Borbona, Accumoli e Amatrice.

Il progetto si chiama Memoria e Identità collettiva, e verrà realizzato anche in collaborazione con la Residenza Sanitaria Assistita San Raffaele Borbona.

L’iniziativa che ha come scopo la creazione di un percorso che approfondisca gli insegnamenti cattolici sulla resilienza post-trauma, intende tessere le trame dei ricordi della comunità attraverso scatti fotografici, immagini, video, poesie e racconti, offrendo così ad ognuno la possibilità di riscoprire la propria città attraverso un viaggio fatto di paesaggi e racconti.

A fine giornata i partecipanti hanno salutato il Carnevale con la tradizione del “Focaraccio”.

Mario, Stefania e il sorriso di Filippo

«Avevamo due soluzioni: o impazzire, o reagire, e abbiamo deciso per la seconda». Mario Sanna è deciso e pragmatico nonostante gli occhi che di tanto in tanto si lucidano parlando di Filippo.

Lui e la moglie Stefania sono genitori sconvolti dalla morte di un figlio avvenuta dopo giorni di agonia a causa del terremoto del 24 agosto 2016 ad Amatrice.

Filippo Sanna, uno dei tre figli della coppia, allora non aveva ancora 23 anni. Quel dolore «che ti annebbia e non ti fa ragionare» lo hanno trasformato quasi subito in iniziative, idee, rassegne, memorial affinché il suo ricordo non si perda nel tempo.

L’Associazione “Il sorriso di Filippo” è nata subito dopo l’elaborazione del lutto, «una cosa nata dalla necessità» realizzata grazie al supporto di amici, associazioni e conoscenti che hanno voluto dare il proprio supporto in memoria di una giovane e solare vita spezzata. Proprio in virtù della vivacità di Filippo, amante della musica e della lettura, tutte le attività volute dalla sua famiglia andranno a supporto dei giovani, per permettere loro di vivere un’esistenza culturalmente piena ed appagata.

In nome di Filippo Sanna sono nate due borse di studio alla facoltà di Ingegneria dell’Università dell’Aquila, ed altre due al conservatorio per ricordare anche Anna Grossi, giovane musicista anche lei scomparsa a causa del sisma. E poi la prima edizione del Premio Letterario Nazionale per ragazzi che sta per vedere la luce e tante altre bozze da sviluppare. Ma Stefania e Mario non hanno intenzione di fermarsi. Parlano a raffica, si sovrappongono, elencano le molte idee in cantiere che sono tenacemente motivati a realizzare.

Viene spontaneo chiedersi da dove attingano tanta forza e tanta energia per andare avanti con un simile entusiasmo dopo un dolore così atroce. Stefania tira fuori dalla sua borsa le sue risposte, e le dispone in bella mostra sul tavolo. La prima è un vecchio numero di «Frontiera», settimanale della diocesi di Rieti, datato 9 settembre 2016.

È un po’ spiegazzato e consunto, non ci vuole molto a capire che lo porta sempre con sé, aperto a pagina 10. «Non ricordo neppure bene in base a quale casualità mi capito questo giornale tra le mani, ma tutto è partito da questo articolo».

Una pagina scritta pochissimi giorni dopo la tragedia del terremoto che riportava le parole del teologo Simone Morandini, ospite del primo Meeting dei Giovani di Greccio: «Dio non è mai indifferente al nostro dolore».

A corredo dell’articolo, l’inquietante fotografia di una casa ridotta ad un cumulo di sassi, con un’utilitaria bianca miracolosamente intonsa in primo piano. Per Stefania è un segnale forte: è la loro casa, quella dove è morto Filippo, e quella è la sua macchina. Non fa che domandarsi «perché proprio la mia casa tra tante foto».

Ci sono altre “risposte” disposte sul tavolo di fronte a noi. C’è “Gocce di Memoria”, il libricino voluto dalla diocesi di Rieti per ricordare le 249 vittime, che ha contribuito a maturare nell’animo di Mario e Stefania la volontà di proseguire nel percorso del ricordo del figlio e delle altre persone scomparse. E poi ancora, un libro donato casualmente che invita a «trasformare la propria vita in danza».

Ma i tempi per “andare oltre”e volgere il dolore in propositività non sono ancora maturi, la sofferenza è forte, talvolta insopportabile. La “svolta”, quella decisiva, arriva attraverso le parole di Riccardo, l’altro figlio ventenne, studente universitario a L’Aquila: «se mamma e papà continueranno a piangere finirà che non vorrò più vederli e rimarrò definitivamente a L’Aquila».

Attraverso queste parole taglienti come rasoi Mario e Stefania capiscono che dopo aver perso Filippo non possono permettersi di perdere anche gli altri due figli. Così voltano pagina. Trasformano la voglia di lasciarsi morire in voglia di fare. A servizio di tutti i ragazzi che vorranno proseguire a coltivare le proprie passioni, le stesse passioni bruscamente interrotte dal tremore della terra in quella tragica notte d’estate.

“Andare oltre” si presenta, il vescovo: «strumento per non abbassare l’attenzione sull’area del cratere»

Alla presenza di Aldo Cazzullo, firma de «Il Corriere della Sera», l’Ufficio diocesano per le Comunicazioni Sociali della diocesi di Rieti ha presentato ai cronisti locali, riuniti nel Palazzo papale di Rieti in occasione del patrono San Francesco di Sales, un nuovo servizio pensato per offrire ulteriori fonti sulla situazione post terremoto.

Il sito andareoltre.org è stato infatti pensato per «raccontare la ricostruzione», con particolare attenzione verso i piccoli e grandi interventi che la Chiesa di Rieti, attraverso la Caritas, sta portando avanti nell’area colpita dal sisma al fine di sostenere la popolazione e contribuire alla rinascita dei paesi dal punto di vista materiale, spirituale e sociale.

Il sito, che sarà costantemente aggiornato sulle attività promosse dalla Chiesa di Rieti, è stato pensato per dare informazioni in maniera snella e veloce, con una grafica immediata e basata sul verde, colore che rappresenta la speranza.

Così come il nome, che allude all’obiettivo del superamento delle paure, oltre i timori, oltre le polemiche, oltre gli ostacoli quotidiani.

Sul logo appare una matita, simbolo di nuovi progetti e creatività, perché appaia chiaro che il futuro di queste comunità ferite ripartirà solo se ognuno di noi, con il proprio personale tratto, inizierà a tracciare il solco del proprio apporto fattivo.

Tramite il sito sarà seguito l’evolversi di grandi progetti, come la “Casa del Futuro” o il bando “Ripartiamo Insieme”, ma anche i piccoli fatti, le attività quotidiane, l’ascolto dei bisogni e delle necessità, i lieti eventi.

La prospettiva è quella di «comunicare speranza e fiducia nel nostro tempo», secondo l’invito che papa Francesco ha fatto lo scorso anno in occasione della Giornata Mondiale della Comunicazioni Sociali, ma riprende anche la tematica scelta dal Santo Padre per il messaggio di quest’anno «Notizie false e giornalismo di pace», volto a favore di un’informazione basata sulla «verità che ci rende liberi».

Papa Francesco ha offerto ai giornalisti uno spunto di riflessione su un lavoro obiettivo e veritiero, perché chi fa questo mestiere tenga sempre a mente «che al centro della notizia non ci sono la velocità nel darla e l’impatto sull’audience, ma le persone».

Sulla stessa linea si è mossa la “lectio” di Aldo Cazzullo ai colleghi locali, il quale ha voluto ricordare che al di là delle notizie che raccolgono “click” e di quelle che suscitano sensazione immediata, il mestiere del giornalista va alimentato quotidianamente, certificando, approfondendo e soprattutto stando in mezzo alle persone, «unico modo per salvare questo mestiere, e farlo bene».

Nel suo intervento a conclusione di una giornata trascorsa assieme agli operatori della comunicazione, il vescovo Domenico ha sottolineato l’intenzione di partenza del sito andareoltre.org: «volevo condividere con voi questo embrione di comunicazione che si inserisce nel solco di ciò ci ha detto Aldo. Questo sito è specchio di un giornalismo fatto andando di persona, cercando di conoscere quello che è al dentro dell’area duramente colpita dal terremoto. Ciò accadrà valorizzando vita quotidiana dei luoghi di tutta l’area del cratere, perché la cosa più necessaria oggi è alimentare la comunicazione per tenere alta l’attenzione, partendo dalla quotidianità di questi territori».

Uno strumento dunque a servizio di tutti, organi di informazione e non solo, perché chiunque abbia una certificata e veritiera contezza di ciò che è stato fatto e si farà dopo il 24 agosto 2016, affinché il racconto del terremoto non sia fatto solo di problemi, ma anche di opportunità, occasioni di miglioramento e motivazioni di speranza nel futuro.

Aspettando la Chiarastella: i bambini del terremoto cantano il Natale con Ambrogio Sparagna

Dopo il grande successo al teatro Flavio Vespasiano del concerto di apertura della Valle del Primo Presepe, Ambrogio Sparagna torna a Rieti il 20 dicembre per proporre il repertorio più autentico e popolare del Natale con Aspettando la Chiarastella, un evento musicale nella chiesa di San Domenico, alle 17,30, preceduto da un appuntamento la mattina alle 11 ad Antrodoco nel teatro di Sant’Agostino.

Una iniziativa dal sapore particolare, perché ad affiancare il musicista e musicologo, insieme all’Orchestra Popolare Italiana, sarà il Coro gli allievi dell’Istituto comprensivo Luigi Mannetti di Antrodoco, provenienti dai comuni di Antrodoco, Posta, Borbona, Borgovelino, Castel Sant’Angelo: tutti bambini che hanno partecipato durante il periodo dell’Avvento ad una serie di laboratori sui canti popolari del Natale, realizzati nei vari plessi scolastici dall’Orchestra Popolare Italiana e sostenuti dalla Regione Lazio, Assessorato Cultura.

I motivi natalizi della tradizione italiana, eseguiti seguendo lo spirito originario con il quale furono composti, vanno intesi come un’apertura al futuro, un contributo speciale alla ricostruzione del territorio reatino dopo il terremoto perché, ha spiegato Sparagna, «la tradizione del canto di Natale è nata qui, perché san Francesco il primo presepe l’ha fatto qui, perché le prime laudi sono state composte qui. E se noi vogliamo ricostruire questo luogo dobbiamo attingere a questa semplicità». Uno sforzo da fare per primi con chi il futuro lo “incarna”: i bambini, ed è bello «vedere la loro gioia mentre cantano queste canzoncine, che sono una parte consistente del nostro patrimonio della “Chiarastella”».

Il 6 gennaio, inoltre, i bambini del “cratere” avranno l’occasione di esibirsi all’Auditorium Parco della Musica. «Sarà un segno di come, se vogliamo ragionare sul futuro, dobbiamo cominciare dalle cose essenziali, dalla memoria che ci ha lasciato san Francesco» ha ribadito Sparagna. E a suscitare questa sensibilità, del resto, serve il progetto della Valle del Primo Presepe, al quale la musica e il canto danno qualcosa in più in gioia, riflessione e anche preghiera, perché, come diceva Sant’Agostino, chi canta prega due volte.