Ad Amatrice la rassegna sul miele si dedica all’apicoltore Eugenio Casini, vittima del sisma

“Millefiori, rassegna del miele di qualità”, è l’appuntamento di questo fine settimana ad Amatrice.

Sabato 5 ottobre alle ore 9 presso i centri commerciali il Corso e il Triangolo, “Il miele in vetrina”, percorso del miele nelle attività dei centri commerciali. Alle 10,30 l’evento si sposta al Polo del Gusto con il convegno “Le api e l’uomo: simbologia, tutela, sfida e risorse”: insieme ai consiglieri Piergiuseppe Monteforte e Alessio Serafini ci sarà il presidente Apicoltori Alto Lazio Rinaldo Amorosi. Alle 15 di nuovo ai centri commerciali, quindi: al Triangolo la smielatura, dimostrazione pratica con gli apicoltori e alle 17 al Corso lo show coking “Il miele in cucina” e “Mani in pasta”, laboratorio per bambini.

Quindi si torna al Polo del Gusto con la presentazione del libro di Elisabetta Ferraresi “I veri uomini non piangono mai” e, per concludere la giornata, lo spettacolo delle fontane danzanti presso Il Corso. Entusiasmante anche la giornata di domenica, con la replica del percorso del miele nei centri commerciali a partire dalle 9, poi alle 11 al Corso “Dolce come il miele”, rassegna di dolci preparati con il miele.

La rassegna è dedicata ad Eugenio Casini, con omaggio a tutti i partecipanti. Subito dopo sempre al Corso un momento particolarmente emozionante con la presentazione e degustazione delle “ferratelle dell’Amatrice”, riscoperta della ricetta dell’Amatrice d’Abruzzo. Amatrice è stata fino al 1927 in terra abruzzese, le sue più antiche tradizioni vengono dunque dall’operoso Abruzzo.

Ma la forma di questo piatto tipico, stavolta è molto particolare: le ferratelle di Millefiori avranno la forma del rosone di Sant’Agostino, insomma un dolce che è anche un’opera d’arte, un simbolo nel quale la popolazione intera si riconosce.

Un fine settimana ricco di eventi ad Amatrice: eventi, idee e la solidarietà che non si ferma mai

Un weekend di fine settembre ricco di appuntamenti, quello appena trascorso, che ha rallegrato la città di Amatrice con conferenze, incontri e tanta solidarietà.

Durante la giornata di sabato, presso il Polo del Gusto, ha avuto luogo la presentazione del Consorzio Matrix, associazione che riunisce quattro imprese edili per dare un aiuto concreto all’opera della ricostruzione. Di fatto, l’impegno di questi quattro costruttori, inizia già a partire dalle prime ore dopo il sisma quando, con i loro mezzi, si sono subito prodigati nella rimozione delle macerie. Proprio dall’emergenza, è nata l’esigenza di unirsi in un progetto comune che, attraverso l’esperienza e la professionalità, possa arginare le difficoltà, processo non semplice ma che, in prospettiva futura, può creare nuove opportunità.

Un lungo convoglio di auto bianche ha poi invaso le vie della città! L’associazione “Tutti Taxi Per Amore” ha infatti rinnovato l’appuntamento con “Un Pranzo per Amatrice”, iniziativa che coinvolge più di 600 persone disposte a fornire i propri taxi per portare da Roma ad Amatrice chiunque voglia consumare un pasto all’insegna della gioia e della condivisone.

Nel corso della domenica, mentre la banda della Città dell’Amatrice era impegnata nell’evento “I Primi d’Italia” a Foligno, a colorare il Polo del Gusto con i loro motori rombanti sono arrivate invece le auto d’epoca e le moto di Bertolla Garage. Un raduno espositivo che, però, non ha perso di vista l’obiettivo della solidarietà.

Nel pomeriggio si è svolto in seguito l’incontro per l’illustrazione e la composizione delle Consulte Popolari. Come ha spiegato il consigliere Piergiuseppe Monteforte, «le consulte sono uno strumento che consente di coinvolgere la popolazione per avere un rapporto diretto con il comune». Dopo la lettura del regolamento, effettuata da paolo Scialanga, il vice sindaco Massimo Bufacchi ha esposto la composizione delle prime tre consulte ognuna delle quali si occuperà rispettivamente della Tutela del Patrimonio Artistico e Culturale, del Turismo Eco-Sostenibile e delle Problematiche delle Frazioni.

«Ogni consulta – ha affermato – sarà formata da un massimo di nove persone e conterà cinque rappresentati delle frazioni, due rappresentanti di provenienti da Amatrice e due non residenti».

Durante il dibattito si è discusso sulla possibilità di ampliare il numero dei componenti delle consulte e sulle tempistiche di scadenza delle domande.

In conclusione, proprio in merito al tempo il vice sindaco ha espresso una riflessione «il meccanismo delle consulte è un procedimento che può rallentare la ricostruzione ma, e si coinvolgono le persone in ottica del bene comune, il tempo che impegneremo per capire meglio i problemi, lo guadagneremo nella risoluzione degli stessi».

Infine, nell’arco di tutto il weekend, la popolazione ha avuto l’opportunità di effettuare uno screening cardiovascolare completo presso il jumbo truk della fondazione “Per il Tuo Cuore” che ha scelto Amatrice come città portavoce della giornata Mondiale del Cuore 2019.

Foto romah24.com

«Un uomo in divisa non può inginocchiarsi e piangere»: il libro dell’ex questore D’Andrea sul sisma

C’erano tutti quelli che c’erano, alla presentazione romana del libro Ricominciare, scritto dall’ex questore di Rieti, Gualtiero D’Andrea. Quelli che c’erano in quei momenti tragici subito dopo il 24 agosto 2016, quelli che lo affiancarono nella prima e nella seconda emergenza, durante i soccorsi, durante la gestione della logistica per i funerali, durante il sostegno ai familiari, durante quei momenti in cui il tempo sembrava essersi fermato su un fotogramma di un film di guerra.

C’erano l’allora prefetto Walter Crudo, il vescovo Domenico Pompili, l’allora comandante provinciale dei Vigili del Fuoco Maria Pannuti, Fabrizio Curcio che era ai tempi a capo della Protezione Civile, le tante istituzioni, i religiosi e le forze dell’ordine che respirarano insieme al questore quell’odore di polvere, di lacrime e di morte.

Visibilmente emozionato, il dottor D’Andrea rivive ancora quei momenti, a tratti non riesce a separarsene: «Non riesco a fermare nella mia mente, a tutt’oggi, le immagini di quel paesaggio; non riesco a fermare il corso dei miei pensieri. La razionalità si perde nel torpore dei ricordi». In prima linea fin da subito, l’allora questore dalla normale e quasi pacata routine della questura reatina si trova improvvisamente catapultato a lavorare all’inferno, cercando di rimanere lucido per gestire in maniera ponderata le incombenze burocratiche, per dare ordini ai suoi uomini senza lasciarsi sopraffare dalle emozioni».

Tuttora, dalle pagine del suo libro, sembra non voler credere alla realtà, a quelle immagini terribili che la mente non riesce a cancellare, come «i corpi di bimbi esanimi recuparati sotto le macerie e avvolti in copertine verdi, trasportati in un’area nella quale un tempo avevavano giocato felici».

Ma la verità «è che il tempo non si ferma, e per rendersi conto di cosa sia un terremoto non basta guardare la televisione», e non è neppure sufficiente «recarsi sui luoghi del sisma per veirficare l’entità dei danni oppure osservare lo strazio di persone e cose».

Un libro dedicato non solo a chi c’era, ma anche nato con il desiderio di sostenere chi è rimasto tra mille difficoltà, con l’intento di mantenere viva la memoria di chi è perito in quella disgrazia, perchè il sacrificio della gente accumolese e amatriciana non sia vano.

D’Andrea rivive ognuno di quei tragici momenti, dalla prima scossa delle 3 e 36: «un dramma nel sogno che poi diventa incubo», le urla di dolore dei familiari, l’ultimo addio degli strazianti funerali sotto la pioggia con le autorità assiepate in uno spazio angusto e ristretto, tra la folla: una situazione difficile da gestire non solo emotivamente, ma anche professionalmente, da uomo delle istituzioni. E Gualtiero D’Andrea lo spiega bene: «La cosa più difficile per una persona in divisa è trovare un posto nascosto dove piangere, dove nessuno ti vede; un uomo in divisa che viene chiamato in soccorso non può inginocchiarsi e piangere, lo può fare solo in solitudine, a fine turno, lontanto dagli sguardi degli altri».

E in qualche modo, la narrazione diventa una sorta di terapia per ciò che è stato vissuto, e forse mai elaborato fino in fondo: la devastazione, il sangue, il senso di smarrimento, le problematiche che si ponevano giorno dopo giorno sui tavoli di lavoro improvvisati qua e là, in una situazione a dir poco devastante e precaria, ma dove si doveva decidere lucidamente e insieme la cosa più giusta. E si doveva farlo in fretta.

E poi, la gestione della sicurezza per le visite dei rappresentanti del Governo, delle tante autorità, del Presidente della Repubblica e addirittura del Papa. Incontrare il Papa e doverne tutelare la sicurezza in un posto dove di sicuro ormai non c’era più nulla, né a livello materiale, né a livello emotivo. Un quattro ottobre scolpito nella mente in maniera indelebile, immagini veloci e rubate di quella visita improvvisata e rapida, che il dottor D’Andrea conserva gelosamente al punto da sceglierne una come immagine del proprio profilo, sulla chat telefonica personale. Papa Francesco in primo piano, gli uomini delle forze dell’ordine di finaco, lui sullo sfondo, con un’espressione tra lo stupito e l’incredulo, il volto provato da tante notti insonni.

Un epilogo ancora da scrivere per le popolazioni dei paesi distrutti, una rabbia ancora viva, ferite ancora aperte, menti e cuori vulnerabili. E come conclude Gualtiero D’Andrea, ancora, a distanza di tre anni, «non sai con chi prendertela».

Amatrice ha la sua Casa della Montagna!

Aspettando l’inaugurazione ufficiale di novembre, domenica 22 settembre si è tenuta la festa di fine lavori che ha riunito i dirigenti del CAI e dell’Anpas per celebrare la nascita di uno stabile interamente dedicato alle attività della montagna.

La struttura, realizzata secondo le norme antisismiche, è organizzata su due livelli: la parte superiore sarà adibita all’accoglienza, mentre gli spazi di quella inferiore ospiteranno conferenze, letture e incontri. Ciò che cattura l’attenzione è sicuramente la parete d’arrampicata interna, che permette a grandi e piccini di cimentarsi nell’impresa della scalata.

Durante le attività di presentazione, sono state inoltre presentate due jolettes, sedie monoruota appositamente studiate per consentire, tramite l’ausilio di un team specializzato, anche alle persone con diverse abilità di poter effettuare cammini su percorsi montani.

Toccante il momento dei saluti. «Per me è un onore rappresentare sezione CAI di Amatrice» ha esordito il presidente Franco Tanzi, ricordando come, subito dopo il sisma, la conoscenza dei sentieri abbia consentito di prestare soccorso anche nei luoghi fuori Amatrice, difficilmente raggiungibili a causa delle macerie.

Anche il consigliere regionale Sergio Pirozzi, ex sindaco di Amatrice, ha ricordato l’immediato aiuto ricevuto dai volontari dell’Anpas che, fin da subito «hanno trattato la comunità come se la conoscessero da sempre». In merito alla Casa della Montagna, ha sostenuto che essa rappresenti la solidarietà e il futuro di queste terre augurandosi, poi, che questa esperienza possa continuare nel tempo attraverso la proposta di «un sentiero di solidarietà che passi attraverso tutti i comuni terremotati».

Fabrizio Pregliasco, presidente di Anpas, ha affermato invece che la Casa della Montagna rappresenti «un esempio di contaminazione positiva, un momento di gioia nato dalla sofferenza» sottolineando, inoltre, l’importanza della collaborazione tra associazioni.

L’ultimo ad intervenire è stato il presidente generale del CAI, Vincenzo Torti, che, abbracciando la piccola Francesca, giovane appassionata della montagna, ha volto subito lo sguardo al futuro «oggi possiamo vedere quello che si può fare unendo le risorse, nulla è più bello di abbracciarsi e dire ce l’abbiamo fatta!. Affidiamo al territorio e a quelli che amano la montagna una Casa, perché montagna significa che la popolazione che c’era deve restare ma, al contempo, deve anche rappresentare un elemento di attrazione per le persone affinché vi possano tornare».

Per sancire ulteriormente il legame con il territorio, la cerimonia si è conclusa con l’arrivo delle greggi, arrivate secondo la tradizione della transumanza, dallo Stazzo di Cardito, e accompagnate da un corteo di donne, giovani e bambini vestiti in abito tradizionale.

Illica in festa per l’inaugurazione della Casa della Cultura

Una data importante quella del 21 settembre 2019 per gli abitanti di Illica, un giorno di festa che ha sancito l’inizio di un nuovo percorso grazie all’inaugurazione della Casa della Cultura, struttura interamente antisismica volta a diventare un punto di raccolta e confronto per tutta la cittadinanza.

Presenti al taglio del nastro il sindaco di Accumoli, Franca D’Angeli e Vincenzo Vavuso, presidente del Maric (Movimento Artistico per il Recupero delle Identità Culturali) grazie al quale questo sogno è potuto diventare realtà. Non è tuttavia mancata la presenza di tutti gli artisti che, con le loro opere, hanno adornato la Casa della Cultura e degli esponenti di altre numerose associazioni che hanno contribuito alla realizzazione del progetto.

Dopo aver inaugurato la scultura dell’artista Stefania Maffei, raffigurante un volto bifronte che esprime la forza di non arrendersi alle difficoltà e di “guardare oltre”, ed esposto la targa della Casa della Cultura, si è proceduto con l’ingesso ufficiale nello stabile per assistere alla messa e alla benedizione.

«C’è ancora tanta paura, tanto dolore e tristezza che devono essere smaltite e questo è possibile anche grazie al contributo della fede» ha detto il parroco don Stanislao in apertura della celebrazione. Parlando dell’opera presente nella sala ha poi spiegato il significato: «Essa rappresenta il Golgota della nostra terra, è stata realizzata con alcuni pezzi di legno abbattuti dal vento nei quali sono stati incastonati dei sassi provenienti dalle diciotto chiese del comune del Accumoli che, oggi, sono distrutte o inagibili».

«Il nome Golgota – ha proseguito – deve far pensare alla vittoria del bene sul male, alla vittoria della vita sulla morte».

Durante l’omelia, commentando un passaggio del Vangelo di Matteo, don Stanislao ha colto due spunti di riflessione validi per la comunità. Il primo è stato quello di vedere la cultura come incontro attraverso «la capacità di spendere il proprio tempo facendo il bene per gli altri» mentre il secondo ha riguardato la capacità di investire in se stessi più che nei beni materiali. «Alcune persone del nostro territorio si stanno perdendo. Per la ricostruzione dell’essere umano non basta solo il polo materiale ma ci devono essere altri tre elementi: l’aspetto psicologico, l’aspetto sociale che mira alla collaborazione con il prossimo e, infine, quello spirituale che dona la speranza».

Alla fine della messa, si è aperto un spazio dedicato ai ringraziamenti. La prima a parlare è stata il sindaco Franca D’Angeli: «Oggi dobbiamo ripartire da qui. Il terremoto ti toglie la vita oppure te la cambia, noi non siamo più gli stessi. Parliamo di ricostruzione ma quello che mi preoccupa è la popolazione: il tessuto sociale non è ricostruito. Perciò, questa struttura è fondamentale perché offre la possibilità di stare insieme e unirsi significa riconquistare il sorriso».

La parola è passata poi al presidente del Maric, Vincenzo Vavuso che ha ricordato il percorso turbolento del progetto che, però, alla fine è stato portato alla luce grazie alla sinergia di molte attività. Il perno del suo messaggio è però rivolto alla popolazione, «qui bisogna lavorare insieme, non bisogna farsi la guerra perché il terremoto passa, quello che rimane siamo noi e noi dobbiamo reagire restando uniti, rispettandoci e amandoci. Il rispetto – ha proseguito – va dimostrato anche nei confronti delle istituzioni e delle regole perché aspettando i tempi tecnici, tutto può rinascere».

In conclusione, ha ricordato che il Maric sarà sempre presente, anche grazie al progetto del Festival della Speranza che, sulla scia del Giffoni Film Festival, porterà in queste terre tanta arte e cultura.

A questo punto Vincenzo Vavuso ha consegnato ufficialmente le chiavi della Casa della Cultura al sindaco, gesto che è stato accompagnato da un oggetto dal forte valore simbolico: una scarpina di terracotta che rappresenta la forza di voler camminare ancora nonostante le difficoltà.

L’ultimo intervento è stato effettuato dal Presidente dell’Associazione Illica Onlus che ha sottolineato come l’obiettivo dell’associazione sia quello di «riportare gli illichesi a Illica e di ricostruire il tessuto sociale anche attraverso l’organizzazione di eventi».

In conclusione, si sono aperte le porte del Museo della Civiltà Contadina “Franco Casini” allestito all’interno della Casa della Cultura, che racchiude tutti gli oggetti della memoria della vita contadina, recuperati con fatica del vecchio museo.

L’augurio è la Casa della Cultura, come suggerisce il parroco, possa davvero essere una porzione di mondo nuovo capace di risanare quelle crepe interiori che, seppur invisibili, hanno arrecato maggior danno al cuore delle persone.

Finiti i lavori alla Casa della Montagna di Amatrice: a novembre l’inaugurazione

Un momento che intende essere la dimostrazione della forza della solidarietà all’interno del Club alpino italiano nei confronti di chi vive in montagna e in montagna deve restare, nonostante le calamità naturali che purtroppo sempre più spesso stanno funestando il nostro Paese.

Domenica 22 settembre sarà il giorno della festa con cui verrà sancita la fine dei lavori di costruzione della Casa della Montagna di Amatrice, fortemente voluta dal Club alpino, con il fondamentale contributo di Anpas (Associazione nazionale pubbliche assistenze), all’indomani delle terribili scosse che hanno distrutto il centro storico della località ai piedi dei Monti alla Laga e sconvolto intere aree, montagne e paesi del Centro Italia.

Il programma prevede alle ore 10 l’incontro con i rappresentanti e i volontari di Cai e di Anpas nel parcheggio vicino alla sede del comune di Amatrice (a due passi dalla Casa della Montagna), a cui seguiranno gli interventi del Presidente di Anpas Fabrizio Pregliasco e del Presidente generale del Cai Vincenzo Torti. Saranno presenti i Consiglieri centrali e i Presidenti dei Gruppi regionali del Club alpino, che raggiungeranno Amatrice dopo le riunioni del giorno precedente a L’Aquila, oltre al Presidente del CAI Lazio Amedeo Parente, al suo predecessore Fabio Desideri, al Presidente della Sezione amatriciana Franco Tanzi e al consigliere Paolo Demofonte.

Dopo i saluti è prevista la visita della Casa della Montagna, con dimostrazione di arrampicata sportiva all’interno (da parte dei giovani climber della Sezione Cai di Antrodoco) e di conduzione con ausili speciali LH (pensati per permettere ai diversamente abili la frequentazione dei sentieri) all’esterno. La mattinata si concluderà alle 12 con l’arrivo del gregge e dei figuranti nel piazzale antistante l’edificio, con canti e balli popolari. Ad Amatrice il 22 settembre si terrà infatti una rievocazione storica, denominata “Le vie della transumanza”, organizzata nell’ambito delle manifestazioni a sostegno della candidatura a Patrimonio Immateriale Unesco di questo Cammino tradizionale di bestiame e pastori.

«Questa nostra Casa costituisce il ritrovato punto di incontro per chi ha rischiato di restare disancorato dalle proprie radici e di non poter più associare una lontananza a un luogo amato, con il timore di non potervi più tornare», afferma il Presidente generale del CAI Vincenzo Torti. «Ma rappresenta, altresì, il simbolo di una ricostruzione avviata grazie all’entusiasmo e alla generosità dei Soci di Cai e Anpas e che auspichiamo possa ora procedere senza indugio, per restituire futuro a chi deve continuare o ritornare a vivere in questi territori di straordinaria bellezza. Non solo: la Casa sarà anche un Punto di accoglienza lungo il nostro Sentiero Italia CAI, il cui itinerario, non a caso, transita dai borghi di Amatrice e di Accumuli, quale segno di ulteriore attenzione».

Costruita laddove c’era la scuola media Capranica distrutta dal terremoto, la Casa della Montagna intende diventare l’edificio simbolo delle montagne della rinascita. Edificata con criteri antisismici e con tecniche di bio-architettura, la struttura (per la maggior parte in legno) sarà caratterizzata da una sala per le conferenze, una biblioteca, una zona boulder per principianti all’interno e una parete di arrampicata all’esterno. Ospiterà inoltre la sede del Soccorso Alpino e Speleologico del CAI e la sede della Sezione amatriciana del Club alpino. Presenti infine una zona cucina al piano terra e camerate per dormire al piano superiore.

Dopo il 22 settembre mancheranno solamente gli arredi da posizionare all’interno per completare l’opera. L’inaugurazione formale è prevista per sabato 16 novembre.

 

Il Museo di Illica di Accumoli torna a casa

Sabato 21 settembre 2019 alle 12.00 a Illica di Accumoli, riaprirà ufficialmente il museo della civiltà contadina “Franco Casini”.

A più di tre anni dal tragico sisma del 24 agosto 2016 Alessandro Carosi, presidente dell’Associazione Illica Onlus, taglierà il nastro di questa nuova inaugurazione alla presenza del sindaco di Accumoli Franca D’Angeli.

La riapertura del museo avverrà all’interno della casa della Cultura, struttura donata al comune di Accumoli dal Maric di Salerno grazie ai fondi privati raccolti da quest’ultimo e al contributo dell’Associazione Illica Onlus.

Il Museo della Civiltà Contadina di Illica, gemellato con Museo Civico delle Tradizioni popolari di Micigliano (RI), venne fondato negli anni ‘90 da Franco Casini per rendere merito alle tradizioni e agli antichi mestieri che caratterizzavano il territorio dell’alto Lazio e che, ancora oggi, costituiscono le origini e le radici della cultura contadina.

In esso sono custoditi attrezzi di ogni genere legati alle arti contadine e all’allevamento del bestiame, fino a qualche anno fa tra le maggiori risorse del borgo e dell’intera zona.

Nato per mantenere viva la memoria storica del lavoro e della vita dell’uomo nel territorio dell’alto reatino, il Museo della Civiltà Contadina Franco Casini di Illica, non rappresenta solo la storia passata delle genti di questi luoghi, ma il loro futuro.

Gli oggetti del museo sono stati recuperati dalla Protezione Civile e dall’Associazione Illica Onlus all’interno dell’edificio comunale gravemente lesionato nel terremoto del 24 agosto 2016 e, negli ultimi tre anni, sono stati custoditi nei magazzini dell’Amministrazione comunale.

È Alessandro Carosi, presidente dell’Associazione Illica Onlus, a riassumere il sentimento delle genti del luogo e a raccontare lo spirito che ha animato e anima questa iniziativa di ricostruzione e rinascita: «Si potrebbe proseguire in lungo e largo nel narrare le attività e le usanze dei nostri luoghi. Quello che preme evidenziare è che tutto questo bagaglio di conoscenze e tradizioni rischia oggi di perdersi se non si hanno più a disposizione luoghi e persone che lo possano custodire e tramandare. La riapertura del Museo della Civiltà Contadina si pone quindi come il progetto di un luogo dal quale ripartire, nel quale veder rinascere un germoglio nuovo con radici antiche».

L’appuntamento è sabato 21 settembre ad Illica di Accumoli (Rieti) strada statale salaria km.139,500.

Prosegue la solidarietà dei tassisti romani: 100 auto bianche per accompagnare gli ospiti

Si rinnova anche quest’anno “Un pranzo per Amatrice 2019”, l’iniziativa dell’associazione “Tutti taxi per amore” in solidarietà con le popolazioni colpite dal sisma di Amatrice del 24 agosto 2016.

Sabato 28 settembre circa 100 tassisti romani scortati dall’AMFO motociclisti forze dell’ordine, metteranno a disposizione gratuitamente le loro vetture per portare ad Amatrice chi vorrà condividere un pranzo solidale preparato sul corso di Amatrice.

«Le rughe di un paese sono le crepe dei muri delle zone colpite da un terremoto – dichiarano Marco Salciccia e Roberto Zanna, responsabili dell’associazione “Tutti taxi per amore” -, sono la speranza di ripartire più forti e tenaci».

Tre i punti di incontro per le partenze da Roma:
– ore 7.45 a Mazzini (via Sabotino 7) e all’Eur (metro Magliana, piazza di Val Fiorita)
– ore 8.30 a Saxa Rubra (fermata del trenino)

La manifestazione ha ottenuto il patrocinio della Regione Lazio, di Roma Area Metropolitana, Comune di Roma e del Comune di Amatrice. Inoltre l’evento è in collaborazione con il Municipio I di Roma che ha messo a disposizione dei pullman per trasportare gli iscritti dei Centri anziani che hanno aderito.

Interverranno il Dj Palagetti, la vocalist Giulia Palagetti e il Coro InCanto del villaggio Breda.

Sisma 2016, l’Archivio di Stato di Rieti al Salone del Restauro di Ferrara

Un importante riconoscimento per l’Archivio di Stato di Rieti che sarà presente al prestigioso “Salone internazionale del Restauro, dei Musei e delle Imprese culturali” di Ferrara. Mercoledì 18 settembre, alle 16,15, nella sala Asia di “Ferrara Fiere Congressi” (Quartiere fieristico) si terrà un convegno dal titolo “Le carte salvate – Il recupero degli archivi dalle aree terremotate: il caso di Amatrice e Accumoli”.

L’incontro è incentrato sul recupero e la conservazione del patrimonio archivistico dei Comuni colpiti dal sisma del 2016. Un’attività che ha visto l’Archivio di Stato reatino divenire punto centrale e di riferimento per tutti i soggetti impegnati. Un’azione tempestiva ed efficace scelta come tema di analisi per il Salone di Ferrara. Il confronto si terrà nello spazio dedicato all’Istituto centrale per il restauro e la conservazione del patrimonio archivistico e librario (Icrcpal).

L’attività messa in campo in quelle difficili fasi ha permesso di salvaguardare importanti patrimoni di valore documentario e storico e di grande significato per le comunità dei luoghi colpiti, evitando che le aree danneggiate, oltre alla devastazione sismica, subissero anche la cancellazione delle proprie memorie storiche e della propria identità.

Il lavoro realizzato è, pertanto, divenuto esempio di buone pratiche in caso di eventi disastrosi e a illustrarlo, per l’Archivio di Stato di Rieti, sarà il direttore Roberto Lorenzetti.

Relatori dell’incontro sono Paolo Iannelli (Soprintendente speciale per le aree del sisma del 24 agosto 2016); Natale Mazzei, (Protezione civile, Direttore generale Ufficio Attività per il superamento dell’emergenza e il supporto agli interventi strutturali); Carmelo Grasso (ten. colonnello Carabinieri Nucleo Tpc); Salvatore Mulas (prefetto Capo Dipartimento Vigili del fuoco); Veronica Piacentini (Protezione civile), Eugenio Veca (Icrcpal, Responsabile laboratorio conservazione preventiva); Lucilla Nuccetelli (Icrcpal, Responsabile laboratorio di restauro), mentre coordinatore dell’incontro è Maria Letizia Sebastiani (Direttore Icrcpal).

A Borbona si rinnova l’antica tradizione del Canto a Braccio

Si è appena concluso a Borbona un fine settimana importante e ricco di eventi legato allo svolgimento della quattordicesima edizione del Festival Regionale del Canto a Braccio.

«L’importanza di tradizioni come questa è quella di creare un senso di comunità che unisce i territori» ha dichiarato il sindaco Maria Antonietta Di Gaspare sottolineando che nemmeno il fenomeno dello spopolamento sia riuscito a scalfire la purezza di questa antica tecnica.

Tanti quindi i richiami al passato, ma altrettante le novità. Prima su tutte, la sinergia con Follie d’Estate che ha permesso ai poeti del Canto a Braccio di esibirsi, nella serata del 12 settembre, nelle terre aquilane presso l’EX. O.P. Collemaggio, dove si è parlato dei diritti delle persone affette da disturbi mentali.

Questo tema è stato reiterato il giorno successivo a Borbona, durante la prima parte della giornata inaugurale del festival, in cui si è presentato il simbolo che rappresenta la chiusura dei manicomi e porta con sé i sogni delle persone che in essi soffrivano: Marco Cavallo.

Lo psicologo Alessandro Sirolli ha spiegato che «fare salute non significa fare una diagnosi ma costruire una salita con e nella società, significa fare cultura e stare bene insieme e, in questo senso, il Canto a Braccio è fare salute». A questo stretto legame ha fatto riferimento anche Mario Reali che ha visto nei cantori gli elementi che possono favorire un cambiamento per i luoghi colpiti dal sisma. «Non si può andare avanti così nel cratere – ha affermato- e dall’esperienza di quello che è successo nei manicomi, si deve imparare a reagire e a lanciare sfide. Il linguaggio della poesia è il linguaggio dell’anima e ci dice cosa abbiamo perso per questo la cultura è alla base della rinascita».

Si entra così nel vivo dell’esibizione che, seconda novità, quest’anno si è aperta con il canto di cinque poetesse che, come dimostra l’opera di Achille Pinelli, rappresentano “l’altra metà del canto”. Introdotte dal poeta Paolo, Michela Benedetti, Daniela D’Ottavio, Marinella Marabissi, Irene Marconi e Manuela Marcantelli sono salite sul palco e hanno fin da subito intrattenuto il pubblico con delle ottave di saluto.

Sono poi iniziati i contrasti che hanno visto le poetesse sfidarsi a due a due sui più disparati temi: dal dialogo tra la nonna e la sua nipotina alla personificazione di elementi naturali come la scintilla e la goccia. Dunque, nessuna semplificazione per queste bravissime artiste che si sono anzi trovate ad affrontare delle ottave basate persino su alcuni ossimori.

Non potevano, tuttavia, non omaggiare l’ospite della serata, Marco Cavallo e così, hanno dedicato alcune ottave proprio al tema dell’importanza della cooperazione sociale volta al cambiamento in ambito psichiatrico. Infine, è stato aperto uno spazio anche al saluto dei poeti, che hanno omaggiato le signore congratulandosi con loro per la bravura dimostrata.

La giornata del 14 settembre è stata invece dedica alla presentazione del poemetto storico “La Battaglia Del Pian Perduto” e della raccolta di poesie “Che Te Se Possa Portà Via Lo Vento” alle quali è seguita l’esibizione dei poeti a braccio. Il pranzo di saluto della domenica e l’intervento della banda musicale di Borbona ha chiuso infine questa edizione del festival.

L’affetto e l’affluenza delle persone, sia adulte che giovani, dimostra davvero che tradizioni come questa siano rimaste radicate nel cuore della comunità che attraverso il passato si fa forte nei confronti del futuro.