Fausto De Stefani e il Nepal incontrano Amatrice

Ad Amatrice, presso l’Area Food, sabato 26 ottobre alle ore 17.30 ci sarà l’incontro ravvicinato con il Nepal e verrà presentato il progetto solidale del celebre alpinista himalayano Fausto De Stefani. L’iniziativa, patrocinata dal Comune di Amatrice e dal Gruppo Regionale CAI Lazio, chiude con un messaggio positivo di accoglienza e di speranza il programma di iniziative di cultura di montagna della terza edizione di Montagne in Movimento.

De Stefani ha scalato tra i primi alpinisti i 14 “Ottomila” del mondo, ma poi si è dedicato completamente al suo progetto di aiuto “Rarahil” a Kirtipur, una cittadina non lontana da Kathmandu, la capitale del Nepal. Per istruire centinaia di bambini e ragazzi, anche attraverso laboratori per l’avviamento professionale, ha dato un sostegno concreto a molti giovani senza distaccarli dal loro ambiente d’origine, contando su un gruppo di educatori locali e su una struttura d’eccellenza che è stata ricovero e ospedale a seguito del terribile sisma del 2015 in Nepal.

Grazie alle sue serate alpinistiche e di solidarietà in tutta l’Italia e per oltre dieci anni, grazie all’organizzazione della Fondazione Senza Frontiere onlus che promuove progetti di aiuto e di evoluzione autogestita in paesi in via di sviluppo, è riuscito continuativamente a raccogliere libere donazioni che sono servite a mandare avanti e a far crescere la scuola, un’eccellenza per tutto il Nepal stesso. L’immensa umanità del popolo nepalese è stata esemplare anche in occasione del sisma di Amatrice. Attraverso l’associazione non governativa Jay Nepal Action Volunteers, il villaggio nepalese di Bodgaun ha devoluto 1.000 euro al Comune di Amatrice, una cifra enorme per quel contesto se si pensa che con pochi euro lì sfamano una famiglia numerosa. Hanno scritto ad Amatrice inviando l’assegno: “siamo tanti, ma siamo una cosa sola”.

All’evento parteciperà una delegazione del Soccorso Alpino e Speleologico, per testimoniare l’importanza fondante della loro opera in ambiente impervio. Interverrà il Presidente CNSAS Lazio Corrado Pesci per ricordare l’impegno del soccorso alpino non solo durante l’emergenza e le attività di protezione civile, come fu ad Amatrice tre anni fa, ma anche nel soccorso senza orari e a rischio della propria stessa vita di coloro che si sono infortunati e dei pericolanti, nel recupero dei caduti in montagna, in grotta e nelle zone impervie e ostili del territorio nazionale. Sarà l’occasione per rendere omaggio al noto alpinista e guida alpina Oskar Piazza che molto ha dato alla formazione di tanti soccorritori del Lazio, essendo istruttore nazionale e tecnico di elisoccorso tra i più esperti. Oskar perse la vita nel sisma del Nord del Nepal nell’aprile 2015 insieme ad altri 3 compagni italiani.

L’evento con De Stefani e il Nepal ad Amatrice farà conoscere le scuole all’aperto (un progetto di didattica innovativa che ha nell’Appennino emiliano le scuole capofila) e l’originale percorso formativo attuato dalle maestre dell’Istituto Comprensivo A.M. Ricci di Rieti, – Istituto Cirese ispirato proprio all’opera e alla figura di Fausto De Stefani.

Ben oltre alle imprese alpinistiche, Fausto De Stefani vuole trasmettere un messaggio nuovo, il piacere della scoperta del camminare lento a basse quote e senza fretta: lancerà da Amatrice un appello per riscoprire e preferire l’Appennino autentico alle turistiche località alpine, preda di un turismo di massa, famelico e massificante. De Stefani è portavoce dei valori della terra, della bellezza della collina e del lavoro dell’orto. Ha costruito un’oasi naturale a breve distanza dalla riva meridionale del Lago di Garda, la Collina di Lorenzo, che ospita una grande diversità biologica. La Collina è aperta agli amici e ai bambini.

Questo evento è reso possibile grazie a Montura, partner tecnico di Montagne in Movimento del CAI di Amatrice, e alla disponibilità del Centro Formazione Professionale Alberghiero di Amatrice.

L’ingresso è libero fino a esaurimento posti, previa prenotazione obbligatoria in email a [email protected]

A Borbona si fa festa con musica, colori e valorizzazione dei prodotti del territorio

Come ogni terzo fine settimana di ottobre, è tornata a Borbona la sagra del fagiolo, un appuntamento molto atteso giunto ormai alla XXXVII edizione.

Tante le attività proposte: esibizioni musicali, mercatini e spettacoli che hanno accompagnato il tradizionale pranzo della domenica con un menù rigorosamente a base di fagiolo borbontino.

Ad aprire la manifestazione nella giornata di sabato, anticipata dalle note della coloratissima band “Mo’ Better Band”, è stata la mostra fotografica dal titolo “I Mille Volti. Persone e Luoghi di Borbona e Dintorni”, che ha preso vita nelle sale superiori della biblioteca comunale della città.

Attraverso due categorie di partecipazione, foto immortalate con macchina fotografica Reflex o scattate con il cellulare e pubblicate su Instagram, i partecipanti si sono divertiti a rappresentare il territorio attraverso la loro percezione.

Ma come nasce questo progetto che è giunto oggi alla terza edizione?

Chiara Barberini, una delle organizzatrici della mostra, ha spiegato che «l’idea prende vita nel 2016 ed è stato un modo per reagire al terremoto. Abbiamo pensato di far rivivere il paese con una mostra fotografica che si articola proprio durante la sagra del fagiolo, cosicché le persone possano tornare anche dopo l’estate a degustare i prodotti e ad ammirare i tanti bei paesaggi di Borbona».

«Questa terza edizione – prosegue – oltre che sui paesaggi, è incentrata sui volti delle persone che abitano questi luoghi e che fanno parte del territorio e della storia del paese. Anno dopo anno c’è stata sempre di più una crescita nella partecipazione e, di conseguenza, anche noi cerchiamo sempre di migliorarci nell’organizzazione».

Entusiasmo espresso anche dall’assessore Massimo Tocchio che, partendo proprio dal tragico sisma ha sottolineato l’importanza di «convogliare tutte le energie presenti sui social in un percorso di mostre che ogni anno tocca un tema diverso», puntando soprattutto sull’utenza giovane.

«Il fatto che l’attenzione per quest’evento stia crescendo sempre di più ci rallegra perché anche questo è un modo di tramandare la tradizione di un paese, non dimenticando, come si evince dal titolo della mostra, quei volti e quei luoghi che hanno fatto la storia di Borbona. In questo modo, vogliamo cercare di mantenerli nel tempo, tramandandoli alle generazioni future».

«La salvaguardia dei luoghi che ci rappresentano e che ci danno veramente il senso di familiarità – ha concluso l’assessore – ci porta verso il futuro con tanta emozione e voglia di continuare a combattere per i nostri territori».

Un percorso fotografico, quindi, che oltre a esporre la bellezza paesaggistica del territorio, ha anche una forte componente emotiva. Le foto più belle sono state premiate durante la giornata di domenica e hanno visto come vincitori Maria Grazia Gregori per la categoria Instagram e Bruno Cappelli per la categoria Reflex.

Per chiunque abbia voglia di visitare la mostra con tutte le foto, avrà l’opportunità di farlo fino al 18 novembre.

La Toscana premia Amatrice

La premiazione è avvenuta in occasione della Fiera Didacta, il più importante appuntamento sul mondo della scuola, che dal 9 all’11 ottobre trasforma Firenze nella capitale europea della scuola del futuro.

Nella splendida location della Fortezza da Basso sono giunti anche otto studenti delle classi terze e quarte del Centro di Formazione Professionale Alberghiero di Amatrice, accompagnati dal docente Fabio D’Angelo, da Fabio Barberi, direttore dell’Istituzione Formativa della Provincia di Rieti e da Anna Fratini, direttrice del Centro di Formazione Professionale.

È stata Cristina Grieco, assessore all’istruzione della Regione Toscana, a consegnare al Centro di Formazione il Pegaso della Regione.

Riaprire una scuola è qualcosa di importante, hanno sottolineato i presenti alla cerimonia: dà il senso di un paese che torna a vivere. Gli studenti di Amatrice hanno portato i loro prodotti: salumi, salsicce, biscotti alle mandorle e le ‘mbriachette (una sorta di taralli dolci da tuffare nel vino), il pecorino e il guanciale. E non poteva mancare, con questi ingredienti, un piatto di pasta all’amatriciana. Ne sono stati preparati cinquecento assaggi, degustati in un baleno.

«Con grande orgoglio – ha spiegato Fratini – abbiamo accolto l’invito della Regione a rappresentare le scuole del Lazio in questo importante appuntamento. Abbiamo avuto l’onore di far conoscere i prodotti tipici locali e i nostri ragazzi hanno preparato centinaia di piatti di amatriciana. Abbiamo cercato di rappresentare non solo la nostra scuola, ma anche Amatrice e la sua tradizione enogastronomica».

Dopo tre anni di trasloco obbligato, il Centro di Formazione Professionale tornerà il 14 ottobre ad Amatrice anche con il quarto anno.

Grande soddisfazione è stata espressa dal Cda dell’Istituzione Formativa. «Attraverso manifestazioni ed incontri come questo di Firenze – evidenzia la presidente Cinzia Francia – si comprende quanto sia importante il regolare corso delle attività scolastiche, che diviene espressione della volontà di ripresa. Un impegno per il futuro che si gioca innanzitutto sulla formazione delle nuove generazioni e su un universo di luoghi formativi da cui, con buone guide, è possibile trarre profitto».

Ad Accumoli tornano in piazza due monumenti simbolo del paese: «Riscopriamo le nostre radici»

Lo scorso 6 ottobre, ad Accumoli, si è tenuta la cerimonia per l’inaugurazione e nuova collocazione di due elementi simbolo della città: il monumento ai caduti e il monumento dedicato a Salvatore Tommasi. Un appuntamento molto atteso che, oltre alla cittadinanza, ha riunito centinaia di alpini provenienti da diverse delegazioni italiane.

Grazie all’aiuto di Renzo Colucci, presidente dell’Associazione Radici Accumolesi, è possibile ripercorrere la storia delle due opere che, fino alla tragica data del sisma, troneggiavano sulla piazza del paese.

«I due monumenti erano posizionati ai lati della piazza: il monumento ai caduti su un lato e quello a Salvatore Tommasi nell’altro. Il primo, venne inaugurato il 4 novembre 1958 alla presenza dell’allora sindaco Bucci, mentre il secondo nel 1927».

Soffermandosi sulla figura di Salvator Tommasi, Renzo Colucci sottolinea come egli fosse, oltre che un grande studioso, anche una figura di spicco del Risorgimento, avendo dimostrando spiccate abilità diplomatiche nella procedura dell’annessione dell’Abruzzo al Regno d’Italia.

Purtroppo il sisma non ha risparmiato nemmeno la solidità delle due opere. «Il monumento ai caduti è crollato, la madonnina che si erigeva su di esso è stata recuperata dalla soprintendenza mentre il monoblocco è rimasto danneggiato fino all’intervento degli alpini che lo hanno recuperato per restaurarlo. Il busto bronzeo di Salvator Tommasi, invece, è caduto con la scossa del 24 agosto, mentre le lastre laterali si sono staccate con quella del 30 ottobre, che ne ha distrutta una per intero».

«Come associazione Radici Accumolesi – continua Colucci – abbiamo chiesto al Comune l’autorizzazione per restauralo e, dopo un iter di due anni e diverse raccolte fondi, siamo riusciti a portare a termine il progetto».

Un duplice lavoro, quindi, portato avanti da un lato dagli alpini, rappresentati nella cerimonia da Alessandro Federici, responsabile ANA della sezione di Roma, e dall’altro dall’Associazione Radici Accumolesi. Ciononostante, si è optato per celebrare un’unica inaugurazione, affinché tutti potessero partecipare alla rinascita di quei monumenti che facevano parte della vita quotidiana degli abitanti.

Non sono mancate infatti le testimonianze delle persone che in questi due simboli hanno ancora oggi ancorati i loro ricordi. «Una signora mi ha raccontato che in questa piazza giocavano i suoi figli e suo i nipoti – ricorda Colucci – e io stesso da bambino avevo guardato il busto di Salvator Tommasi centinaia di volta e, per questo, vederlo a terra mi ha fatto impressione. Inoltre, accompagnato dalle maestre, ho partecipato in prima persona all’inaugurazione del monumento ai caduti il 4 novembre 1958 e se penso a questo provo un grrande rammarico, perché all’epoca c’erano tanti bambini mentre quest’anno la scuola non è stata riaperta a causa della loro assenza, segno della crisi dell’abbandono che è stato incrementato dal sisma».

Riportare in vita due opere come queste rappresenta quindi un messaggio importante, che va oltre il gesto materiale. «È infatti un piccolo segno rispetto all’immane lavoro della ricostruzione che, però, può servire da stimolo per non abbattersi e andare avanti. Con questi due simboli – conclude il presidente dell’Associazione – riscopriamo le nostre radici, riscopriamo un pezzo di quello che era Accumoli».

Terra dei Cammini, tanti visitatori ad Amatrice

Obiettivo centrato per la tappa di esordio, focalizzata su Amatrice, della nuova edizione dell’iniziativa “La Terra dei Cammini” realizzata dalla Camera di Commercio di Rieti in collaborazione con l’Azienda Speciale Centro Italia Rieti nell’ambito del progetto “Turismo e Cultura”. Molto apprezzato, anche dai tantissimi visitatori provenienti da fuori provincia, l’itinerario “Amatrice, le frazioni e le cascate”, mentre sono già chiuse le prenotazioni per il prossimo appuntamento in programma il 13 ottobre dal titolo “Trekking dei due Laghi, dal Salto al Turano”.

Il calendario di appuntamenti de “La Terra dei Cammini”, progettati in collaborazione con i Comuni di Rieti, Amatrice, Ascrea, Pescorocchiano, Micigliano, Borgorose, Rivodutri e la Riserva Naturale Monti Navegna e Cervia e finalizzati a promuovere le bellezze naturalistiche locali, prevede ulteriori tre itinerari fino a sabato 14 dicembre 2019: il 27 ottobre ci si sposterà alla scoperta del “Sentiero dei Briganti”, nel Cicolano, mentre il 1 novembre protagonista saranno Rivodutri ed il Faggio di San Francesco. Chiuderà il programma il trekking urbano di Rieti previsto per il 14 dicembre.

Accompagnati da guide esperte, ad ogni camminatore sarà garantita una copertura assicurativa, accessi gratuiti ai luoghi di interesse e piccole degustazioni per promuovere le prelibatezze del territorio.

Il programma completo è visionabile al link http://www.ri.camcom.it/P42A3832C202S173/LA-TERRA-DEI-CAMMINI—2019.htm

La partecipazione è gratuita previa iscrizione obbligatoria. Le adesioni sono a numero chiuso e verrà data precedenza ai residenti fuori provincia al fine di promuovere le eccellenze ambientali, culturali ed enogastronomiche della provincia di Rieti al di fuori dei confini locali.

Per ogni informazione è possibile scrivere a [email protected] oppure contattare via whatsapp il numero 348/1204421 o visitare la pagina facebook https://www.facebook.com/terracamminirieti/

Ad Amatrice la rassegna sul miele si dedica all’apicoltore Eugenio Casini, vittima del sisma

“Millefiori, rassegna del miele di qualità”, è l’appuntamento di questo fine settimana ad Amatrice.

Sabato 5 ottobre alle ore 9 presso i centri commerciali il Corso e il Triangolo, “Il miele in vetrina”, percorso del miele nelle attività dei centri commerciali. Alle 10,30 l’evento si sposta al Polo del Gusto con il convegno “Le api e l’uomo: simbologia, tutela, sfida e risorse”: insieme ai consiglieri Piergiuseppe Monteforte e Alessio Serafini ci sarà il presidente Apicoltori Alto Lazio Rinaldo Amorosi. Alle 15 di nuovo ai centri commerciali, quindi: al Triangolo la smielatura, dimostrazione pratica con gli apicoltori e alle 17 al Corso lo show coking “Il miele in cucina” e “Mani in pasta”, laboratorio per bambini.

Quindi si torna al Polo del Gusto con la presentazione del libro di Elisabetta Ferraresi “I veri uomini non piangono mai” e, per concludere la giornata, lo spettacolo delle fontane danzanti presso Il Corso. Entusiasmante anche la giornata di domenica, con la replica del percorso del miele nei centri commerciali a partire dalle 9, poi alle 11 al Corso “Dolce come il miele”, rassegna di dolci preparati con il miele.

La rassegna è dedicata ad Eugenio Casini, con omaggio a tutti i partecipanti. Subito dopo sempre al Corso un momento particolarmente emozionante con la presentazione e degustazione delle “ferratelle dell’Amatrice”, riscoperta della ricetta dell’Amatrice d’Abruzzo. Amatrice è stata fino al 1927 in terra abruzzese, le sue più antiche tradizioni vengono dunque dall’operoso Abruzzo.

Ma la forma di questo piatto tipico, stavolta è molto particolare: le ferratelle di Millefiori avranno la forma del rosone di Sant’Agostino, insomma un dolce che è anche un’opera d’arte, un simbolo nel quale la popolazione intera si riconosce.

Un fine settimana ricco di eventi ad Amatrice: eventi, idee e la solidarietà che non si ferma mai

Un weekend di fine settembre ricco di appuntamenti, quello appena trascorso, che ha rallegrato la città di Amatrice con conferenze, incontri e tanta solidarietà.

Durante la giornata di sabato, presso il Polo del Gusto, ha avuto luogo la presentazione del Consorzio Matrix, associazione che riunisce quattro imprese edili per dare un aiuto concreto all’opera della ricostruzione. Di fatto, l’impegno di questi quattro costruttori, inizia già a partire dalle prime ore dopo il sisma quando, con i loro mezzi, si sono subito prodigati nella rimozione delle macerie. Proprio dall’emergenza, è nata l’esigenza di unirsi in un progetto comune che, attraverso l’esperienza e la professionalità, possa arginare le difficoltà, processo non semplice ma che, in prospettiva futura, può creare nuove opportunità.

Un lungo convoglio di auto bianche ha poi invaso le vie della città! L’associazione “Tutti Taxi Per Amore” ha infatti rinnovato l’appuntamento con “Un Pranzo per Amatrice”, iniziativa che coinvolge più di 600 persone disposte a fornire i propri taxi per portare da Roma ad Amatrice chiunque voglia consumare un pasto all’insegna della gioia e della condivisone.

Nel corso della domenica, mentre la banda della Città dell’Amatrice era impegnata nell’evento “I Primi d’Italia” a Foligno, a colorare il Polo del Gusto con i loro motori rombanti sono arrivate invece le auto d’epoca e le moto di Bertolla Garage. Un raduno espositivo che, però, non ha perso di vista l’obiettivo della solidarietà.

Nel pomeriggio si è svolto in seguito l’incontro per l’illustrazione e la composizione delle Consulte Popolari. Come ha spiegato il consigliere Piergiuseppe Monteforte, «le consulte sono uno strumento che consente di coinvolgere la popolazione per avere un rapporto diretto con il comune». Dopo la lettura del regolamento, effettuata da paolo Scialanga, il vice sindaco Massimo Bufacchi ha esposto la composizione delle prime tre consulte ognuna delle quali si occuperà rispettivamente della Tutela del Patrimonio Artistico e Culturale, del Turismo Eco-Sostenibile e delle Problematiche delle Frazioni.

«Ogni consulta – ha affermato – sarà formata da un massimo di nove persone e conterà cinque rappresentati delle frazioni, due rappresentanti di provenienti da Amatrice e due non residenti».

Durante il dibattito si è discusso sulla possibilità di ampliare il numero dei componenti delle consulte e sulle tempistiche di scadenza delle domande.

In conclusione, proprio in merito al tempo il vice sindaco ha espresso una riflessione «il meccanismo delle consulte è un procedimento che può rallentare la ricostruzione ma, e si coinvolgono le persone in ottica del bene comune, il tempo che impegneremo per capire meglio i problemi, lo guadagneremo nella risoluzione degli stessi».

Infine, nell’arco di tutto il weekend, la popolazione ha avuto l’opportunità di effettuare uno screening cardiovascolare completo presso il jumbo truk della fondazione “Per il Tuo Cuore” che ha scelto Amatrice come città portavoce della giornata Mondiale del Cuore 2019.

Foto romah24.com

«Un uomo in divisa non può inginocchiarsi e piangere»: il libro dell’ex questore D’Andrea sul sisma

C’erano tutti quelli che c’erano, alla presentazione romana del libro Ricominciare, scritto dall’ex questore di Rieti, Gualtiero D’Andrea. Quelli che c’erano in quei momenti tragici subito dopo il 24 agosto 2016, quelli che lo affiancarono nella prima e nella seconda emergenza, durante i soccorsi, durante la gestione della logistica per i funerali, durante il sostegno ai familiari, durante quei momenti in cui il tempo sembrava essersi fermato su un fotogramma di un film di guerra.

C’erano l’allora prefetto Walter Crudo, il vescovo Domenico Pompili, l’allora comandante provinciale dei Vigili del Fuoco Maria Pannuti, Fabrizio Curcio che era ai tempi a capo della Protezione Civile, le tante istituzioni, i religiosi e le forze dell’ordine che respirarano insieme al questore quell’odore di polvere, di lacrime e di morte.

Visibilmente emozionato, il dottor D’Andrea rivive ancora quei momenti, a tratti non riesce a separarsene: «Non riesco a fermare nella mia mente, a tutt’oggi, le immagini di quel paesaggio; non riesco a fermare il corso dei miei pensieri. La razionalità si perde nel torpore dei ricordi». In prima linea fin da subito, l’allora questore dalla normale e quasi pacata routine della questura reatina si trova improvvisamente catapultato a lavorare all’inferno, cercando di rimanere lucido per gestire in maniera ponderata le incombenze burocratiche, per dare ordini ai suoi uomini senza lasciarsi sopraffare dalle emozioni».

Tuttora, dalle pagine del suo libro, sembra non voler credere alla realtà, a quelle immagini terribili che la mente non riesce a cancellare, come «i corpi di bimbi esanimi recuparati sotto le macerie e avvolti in copertine verdi, trasportati in un’area nella quale un tempo avevavano giocato felici».

Ma la verità «è che il tempo non si ferma, e per rendersi conto di cosa sia un terremoto non basta guardare la televisione», e non è neppure sufficiente «recarsi sui luoghi del sisma per veirficare l’entità dei danni oppure osservare lo strazio di persone e cose».

Un libro dedicato non solo a chi c’era, ma anche nato con il desiderio di sostenere chi è rimasto tra mille difficoltà, con l’intento di mantenere viva la memoria di chi è perito in quella disgrazia, perchè il sacrificio della gente accumolese e amatriciana non sia vano.

D’Andrea rivive ognuno di quei tragici momenti, dalla prima scossa delle 3 e 36: «un dramma nel sogno che poi diventa incubo», le urla di dolore dei familiari, l’ultimo addio degli strazianti funerali sotto la pioggia con le autorità assiepate in uno spazio angusto e ristretto, tra la folla: una situazione difficile da gestire non solo emotivamente, ma anche professionalmente, da uomo delle istituzioni. E Gualtiero D’Andrea lo spiega bene: «La cosa più difficile per una persona in divisa è trovare un posto nascosto dove piangere, dove nessuno ti vede; un uomo in divisa che viene chiamato in soccorso non può inginocchiarsi e piangere, lo può fare solo in solitudine, a fine turno, lontanto dagli sguardi degli altri».

E in qualche modo, la narrazione diventa una sorta di terapia per ciò che è stato vissuto, e forse mai elaborato fino in fondo: la devastazione, il sangue, il senso di smarrimento, le problematiche che si ponevano giorno dopo giorno sui tavoli di lavoro improvvisati qua e là, in una situazione a dir poco devastante e precaria, ma dove si doveva decidere lucidamente e insieme la cosa più giusta. E si doveva farlo in fretta.

E poi, la gestione della sicurezza per le visite dei rappresentanti del Governo, delle tante autorità, del Presidente della Repubblica e addirittura del Papa. Incontrare il Papa e doverne tutelare la sicurezza in un posto dove di sicuro ormai non c’era più nulla, né a livello materiale, né a livello emotivo. Un quattro ottobre scolpito nella mente in maniera indelebile, immagini veloci e rubate di quella visita improvvisata e rapida, che il dottor D’Andrea conserva gelosamente al punto da sceglierne una come immagine del proprio profilo, sulla chat telefonica personale. Papa Francesco in primo piano, gli uomini delle forze dell’ordine di finaco, lui sullo sfondo, con un’espressione tra lo stupito e l’incredulo, il volto provato da tante notti insonni.

Un epilogo ancora da scrivere per le popolazioni dei paesi distrutti, una rabbia ancora viva, ferite ancora aperte, menti e cuori vulnerabili. E come conclude Gualtiero D’Andrea, ancora, a distanza di tre anni, «non sai con chi prendertela».

Amatrice ha la sua Casa della Montagna!

Aspettando l’inaugurazione ufficiale di novembre, domenica 22 settembre si è tenuta la festa di fine lavori che ha riunito i dirigenti del CAI e dell’Anpas per celebrare la nascita di uno stabile interamente dedicato alle attività della montagna.

La struttura, realizzata secondo le norme antisismiche, è organizzata su due livelli: la parte superiore sarà adibita all’accoglienza, mentre gli spazi di quella inferiore ospiteranno conferenze, letture e incontri. Ciò che cattura l’attenzione è sicuramente la parete d’arrampicata interna, che permette a grandi e piccini di cimentarsi nell’impresa della scalata.

Durante le attività di presentazione, sono state inoltre presentate due jolettes, sedie monoruota appositamente studiate per consentire, tramite l’ausilio di un team specializzato, anche alle persone con diverse abilità di poter effettuare cammini su percorsi montani.

Toccante il momento dei saluti. «Per me è un onore rappresentare sezione CAI di Amatrice» ha esordito il presidente Franco Tanzi, ricordando come, subito dopo il sisma, la conoscenza dei sentieri abbia consentito di prestare soccorso anche nei luoghi fuori Amatrice, difficilmente raggiungibili a causa delle macerie.

Anche il consigliere regionale Sergio Pirozzi, ex sindaco di Amatrice, ha ricordato l’immediato aiuto ricevuto dai volontari dell’Anpas che, fin da subito «hanno trattato la comunità come se la conoscessero da sempre». In merito alla Casa della Montagna, ha sostenuto che essa rappresenti la solidarietà e il futuro di queste terre augurandosi, poi, che questa esperienza possa continuare nel tempo attraverso la proposta di «un sentiero di solidarietà che passi attraverso tutti i comuni terremotati».

Fabrizio Pregliasco, presidente di Anpas, ha affermato invece che la Casa della Montagna rappresenti «un esempio di contaminazione positiva, un momento di gioia nato dalla sofferenza» sottolineando, inoltre, l’importanza della collaborazione tra associazioni.

L’ultimo ad intervenire è stato il presidente generale del CAI, Vincenzo Torti, che, abbracciando la piccola Francesca, giovane appassionata della montagna, ha volto subito lo sguardo al futuro «oggi possiamo vedere quello che si può fare unendo le risorse, nulla è più bello di abbracciarsi e dire ce l’abbiamo fatta!. Affidiamo al territorio e a quelli che amano la montagna una Casa, perché montagna significa che la popolazione che c’era deve restare ma, al contempo, deve anche rappresentare un elemento di attrazione per le persone affinché vi possano tornare».

Per sancire ulteriormente il legame con il territorio, la cerimonia si è conclusa con l’arrivo delle greggi, arrivate secondo la tradizione della transumanza, dallo Stazzo di Cardito, e accompagnate da un corteo di donne, giovani e bambini vestiti in abito tradizionale.

Illica in festa per l’inaugurazione della Casa della Cultura

Una data importante quella del 21 settembre 2019 per gli abitanti di Illica, un giorno di festa che ha sancito l’inizio di un nuovo percorso grazie all’inaugurazione della Casa della Cultura, struttura interamente antisismica volta a diventare un punto di raccolta e confronto per tutta la cittadinanza.

Presenti al taglio del nastro il sindaco di Accumoli, Franca D’Angeli e Vincenzo Vavuso, presidente del Maric (Movimento Artistico per il Recupero delle Identità Culturali) grazie al quale questo sogno è potuto diventare realtà. Non è tuttavia mancata la presenza di tutti gli artisti che, con le loro opere, hanno adornato la Casa della Cultura e degli esponenti di altre numerose associazioni che hanno contribuito alla realizzazione del progetto.

Dopo aver inaugurato la scultura dell’artista Stefania Maffei, raffigurante un volto bifronte che esprime la forza di non arrendersi alle difficoltà e di “guardare oltre”, ed esposto la targa della Casa della Cultura, si è proceduto con l’ingesso ufficiale nello stabile per assistere alla messa e alla benedizione.

«C’è ancora tanta paura, tanto dolore e tristezza che devono essere smaltite e questo è possibile anche grazie al contributo della fede» ha detto il parroco don Stanislao in apertura della celebrazione. Parlando dell’opera presente nella sala ha poi spiegato il significato: «Essa rappresenta il Golgota della nostra terra, è stata realizzata con alcuni pezzi di legno abbattuti dal vento nei quali sono stati incastonati dei sassi provenienti dalle diciotto chiese del comune del Accumoli che, oggi, sono distrutte o inagibili».

«Il nome Golgota – ha proseguito – deve far pensare alla vittoria del bene sul male, alla vittoria della vita sulla morte».

Durante l’omelia, commentando un passaggio del Vangelo di Matteo, don Stanislao ha colto due spunti di riflessione validi per la comunità. Il primo è stato quello di vedere la cultura come incontro attraverso «la capacità di spendere il proprio tempo facendo il bene per gli altri» mentre il secondo ha riguardato la capacità di investire in se stessi più che nei beni materiali. «Alcune persone del nostro territorio si stanno perdendo. Per la ricostruzione dell’essere umano non basta solo il polo materiale ma ci devono essere altri tre elementi: l’aspetto psicologico, l’aspetto sociale che mira alla collaborazione con il prossimo e, infine, quello spirituale che dona la speranza».

Alla fine della messa, si è aperto un spazio dedicato ai ringraziamenti. La prima a parlare è stata il sindaco Franca D’Angeli: «Oggi dobbiamo ripartire da qui. Il terremoto ti toglie la vita oppure te la cambia, noi non siamo più gli stessi. Parliamo di ricostruzione ma quello che mi preoccupa è la popolazione: il tessuto sociale non è ricostruito. Perciò, questa struttura è fondamentale perché offre la possibilità di stare insieme e unirsi significa riconquistare il sorriso».

La parola è passata poi al presidente del Maric, Vincenzo Vavuso che ha ricordato il percorso turbolento del progetto che, però, alla fine è stato portato alla luce grazie alla sinergia di molte attività. Il perno del suo messaggio è però rivolto alla popolazione, «qui bisogna lavorare insieme, non bisogna farsi la guerra perché il terremoto passa, quello che rimane siamo noi e noi dobbiamo reagire restando uniti, rispettandoci e amandoci. Il rispetto – ha proseguito – va dimostrato anche nei confronti delle istituzioni e delle regole perché aspettando i tempi tecnici, tutto può rinascere».

In conclusione, ha ricordato che il Maric sarà sempre presente, anche grazie al progetto del Festival della Speranza che, sulla scia del Giffoni Film Festival, porterà in queste terre tanta arte e cultura.

A questo punto Vincenzo Vavuso ha consegnato ufficialmente le chiavi della Casa della Cultura al sindaco, gesto che è stato accompagnato da un oggetto dal forte valore simbolico: una scarpina di terracotta che rappresenta la forza di voler camminare ancora nonostante le difficoltà.

L’ultimo intervento è stato effettuato dal Presidente dell’Associazione Illica Onlus che ha sottolineato come l’obiettivo dell’associazione sia quello di «riportare gli illichesi a Illica e di ricostruire il tessuto sociale anche attraverso l’organizzazione di eventi».

In conclusione, si sono aperte le porte del Museo della Civiltà Contadina “Franco Casini” allestito all’interno della Casa della Cultura, che racchiude tutti gli oggetti della memoria della vita contadina, recuperati con fatica del vecchio museo.

L’augurio è la Casa della Cultura, come suggerisce il parroco, possa davvero essere una porzione di mondo nuovo capace di risanare quelle crepe interiori che, seppur invisibili, hanno arrecato maggior danno al cuore delle persone.