Festival della Letteratura, si chiude con l’alpinista Matteo Della Bordella

Domenica 29 agosto volge al termine la quinta edizione di “Libri ad alta quota – Festival della Letteratura Città di Leonessa”.

Dopo Federica Angeli, Gino Castaldo, Franco Arminio e Simona Lo Iacono, alle ore 18 presso il Chiostro di San Francesco, a salire sul palco sarà Matteo Della Bordella con il suo libro “La via meno battuta. Tutto quello che mi ha insegnato la montagna” (Rizzoli editore).

Matteo Della Bordella, uno dei più geniali alpinisti della nuova generazione, ci racconterà come l’alpinismo gli abbia cambiato la vita, rendendolo l’uomo che è diventato. Un percorso fatto di successi, di premi, della stima di maestri del calibro di Reinhold Messner, ma anche di cadute, sconfitte e passaggi dolorosi.

«I miei terreni preferiti sono le pareti verticali di roccia più sperdute al mondo, su difficoltà elevate, dove la sfida sta sia nel raggiungerle che nel riuscire a salirle, possibilmente in arrampicata libera e con il materiale minimo. Tra i luoghi che preferisco, la Patagonia, a cui sono particolarmente legato, ma anche la Groenlandia, il Pakistan, l’India e l’Isola di Baffin. L’alpinismo che mi piace è quello essenziale, concreto, leggero, che mette l’alpinista in un confronto ad armi pari con la montagna».

Nato e cresciuto a Varese, i primi passi in verticale li ha mossi insieme al padre, quando aveva circa 12 anni, sulle pareti di casa. All’inizio l’arrampicata non lo aveva particolarmente entusiasmato, solo col tempo e dopo tante salite in montagna, sempre in cordata con il padre Fabio, la sua passione verso questa disciplina è esplosa. Nel 2006 è entrato nel gruppo dei Ragni di Lecco ed ha avuto la possibilità di crescere sia come alpinista che come persona. Nel 2008 si è laureato in Ingegneria Gestionale e ha proseguito gli studi con un dottorato di ricerca fino al 2012, ma senza mai allontanarsi dalla sua vera passione: l’alpinismo.

L’incontro sarà anche l’occasione per ascoltare in anteprima nazionale il racconto della sua ultima spedizione in Groenlandia, dalla quale rientrerà proprio a fine agosto. L’evento, curato da “Montagne in Movimento Free” e realizzato in collaborazione con il gruppo regionale del CAI Lazio e con il CAI sezione di Leonessa, sarà moderato da Ines Millesimi.

L’evento si svolgerà nel rispetto della normativa sulla prevenzione del contagio da Covid-19.

È gradita la prenotazione (fino ad esaurimento posti) telefonando allo 0746 923380 o inviando una mail a [email protected].

Per info e approfondimenti:

http://ragnilecco.com
https://it.wikipedia.org/wiki/Matteo_Della_Bordella

Al lavoro perché le opere d’arte tornino

È stato presentato anche ad Amatrice il volume Ai piedi della Laga, edito da Electa per conto della Fondazione Varrone e dedicato al patrimonio d’arte dell’area terremotata. Il lavoro racchiude in 223 pagine, comprensive di un ricco corredo fotografico, una serie di contributi di carattere storico, archeologico, artistico, paesaggistico e antropologico dedicati, nella sua prima parte, ai beni culturali della zona della Laga. Una seconda parte del libro documenta invece il lavoro svolto dal MiBACT per il recupero post sisma, l’attività conservativa e i progetti di restauro del patrimonio culturale in gestazione.

Non manca, inoltre, la prospettiva della ricostruzione. Nell’ultima parte, infatti, viene presentato il progetto diocesano di Casa Futuro, che vedrà il riassetto degli edifici dell’Opera Nazionale per il Mezzogiorno d’Italia. Alcune pagine, inoltre, sono riservate all’esperienza multimediale promossa dalla Chiesa di Rieti con il MuDa, che durante i mesi estivi è stato visitato da diverse centinaia di persone. La presentazione è stata anche l’occasione per fare il punto sul lavoro di recupero delle opere d’arte di Amatrice e Accumoli affidate alla Fondazione di origine bancaria.

Un incontro, dunque, che ha inteso offrire alla popolazione un segno di speranza: «Sappiamo – ha detto il presidente della Fondazione Varrone, Antonio D’Onofrio – quanto le opere d’arte delle vostre chiese, dei vostri paesi siano importanti per voi, ci abbiamo lavorato a lungo e ci lavoreremo ancora». Dal funzionario della Soprintendenza Giuseppe Cassio l’auspicio che tali opere, una volta restaurate, «non rientrino nei depositi ma siano rese fruibili e gradualmente trovino la strada del ritorno». Presente all’incontro anche il sindaco di Amatrice, Antonio Fontanella.

Le statue, i dipinti e sacre suppellettili salvate dalle macerie di diverse chiese terremotate e restaurate in questi mesi, saranno esposte nella mostra che a metà dicembre aprirà in città.

“Ai piedi della Laga” tra memoria e futuro: folla a Rieti per la presentazione del volume Fondazione Varrone – Electa

Pubblico in piedi durante la presentazione e pazientemente in fila poi per Ai piedi della Laga, il volume Fondazione Varrone-Electa presentato mercoledì pomeriggio nella ex Chiesa di San Giorgio a Rieti e dedicato alla storia e alle opere d’arte di Amatrice e Accumoli recuperate dopo il sisma.

Un lavoro a più mani, curato dai soprintendenti Monica Grossi, Paolo Iannelli e Paola Refice e con il coordinamento editoriale di Giuseppe Cassio, che offre uno sguardo d’insieme al patrimonio culturale reatino ferito dal terremoto del 2016, a cavallo tra memoria e futuro. “Lavoriamo per le comunità colpite dal terremoto, perché non venga meno il collante che ancora le tiene ancorate a quei borghi ossia la cultura e le tradizioni e perché non cali l’attenzione dell’opinione pubblica rispetto a una ricostruzione che tarda a partire” ha detto il presidente della Fondazione Varrone Antonio D’Onofrio annunciando l’imminente apertura di un laboratorio di restauro a Palazzo Dosi e in primavera una grande mostra a Palazzo Potenziani dedicata alle opere d’arte di Amatrice e Accumoli.

Un’attenzione e un impegno necessari visti i ritardi e le difficoltà che vivono quei paesi, hanno rimarcato il vice sindaco di Accumoli Stefano Petrucci e il consigliere comunale di Amatrice Alessio Serafini. Molto atteso l’intervento dell’architetto Stefano Boeri, impegnato nella progettazione della Casa del Futuro che la Diocesi di Rieti vuole realizzare nell’area del Don Minozzi di Amatrice: «Subito dopo il sisma si disse ricostruiremo dov’era e com’era. Niente di più fuorviante. Parliamo di paesi che soffrivano lo spopolamento e l’isolamento già prima del terremoto. E comunque non può essere l’affanno dell’identico a muoverci ma piuttosto dell’autentico – ha detto Boeri – Dobbiamo piuttosto sforzarci di ricostruire in modo autentico paesi e spazi in grado di rappresentare davvero luoghi di incontro, di vita, di lavoro per i giovani, in una relazione forte con l’ambiente e la natura». Un elemento, quello dell’ambiente e della natura, che il libro coglie sin dal titolo.

«Ai piedi della Laga vuol essere un omaggio quasi sacrale alla montagna che domina quei territori – ha detto Paola Refice – Nel libro raccontiamo le memorie, l’arte e la devozione del passato ma offriamo spunti meditati di riflessione anche per il futuro, perché noi crediamo che dalle rovine si possa tornare alla luce».

Paolo Iannelli ha rimarcato il grande lavoro di recupero fatto dal Mibact in tutte le sue articolazioni territoriali in una situazione di grande difficoltà e complessità: «Se abbiamo accettato la proposta della Fondazione di avviare insieme restauri e valorizzazione delle opere salvate è perché in un’operazione lunga e difficile come quella della restituzione dei beni culturali alle comunità la collaborazione tra soggetti pubblici e privati è fondamentale. Ed è importante anche che non cali l’attenzione, che questi processi vengano socializzati».

Giuseppe Cassio ha inquadrato il libro in una più ampia biblioteca dedicata ad Amatrice, a partire dal volume Electa che la Fondazione Varrone contribuì a pubblicare nel 2015 e i due libri, Rinascite, usciti dopo il sisma nel 2017 e 2018 e dedicati alle opere d’arte e al patrimonio artistico colpito dal terremoto. «Con questo libro facciamo un altro passo avanti, offrendo al lettore ottimi spunti non solo per aggiornare la ricerca storica ma anche per immaginare un futuro per questi paesi».

«Le terre amatriciane sono sempre state, nella storia, terre di passaggio e di incontro, e la Salaria un’arteria di comunicazione fondamentale – ha detto il vescovo Domenico Pompili tirando le conclusioni – A me più che di ricostruzione piace parlare di rigenerazione, e a riguardo non possiamo non considerare la necessità di infrastrutture all’altezza dei tempi. Altro elemento essenziale per riedificare Amatrice è la sua identità culturale che fa tutt’uno con l’impianto urbanistico. E se è impensabile riedificare tutto in un baleno è però necessario avviare un progetto che, fissando delle priorità, sappia nel tempo restituire il patrimonio artistico di questa terra. Magari garantendo l’integrazione tra il paesaggio ambientale e quello economico e sociale».

Duecento le copie del volume distribuite dopo la presentazione al pubblico presente.

Il libro sarà in vendita nelle librerie Mondadori-Electa in tutta Italia e on line dal 14 gennaio. Fino a quella data sarà possibile chiederne una copia in omaggio scrivendo a: [email protected]

Le storie, le immagini e le tradizioni di Accumoli rivivono in un libro

Sabato 7 dicembre presso la Sala Piovan sita nell’area Sae di Accumoli, si è svolta la presentazione del libro Accumoli nelle storie, storielle, memorie, poesie, miracoli ed immagini a cura dell’associazione Radici Accumolesi.

Un testo che regala una vera e propria immersione nel passato più o meno recente del paese per far sì che il suo ricordo non si affievolisca.

Renzo Colucci, presidente di Radici Accumolesi, ha spiegato in primo luogo la genesi del progetto. «La cronistoria di questo libro nasce dopo una chiacchierata con alcuni collaboratori, quando decidemmo di acquisire dei racconti, con tanto di toponimi ed espressioni in lingua locale, per far vedere uno spaccato della nostra storia dagli anni Quaranta agli anni Settanta».

L’idea iniziale si è poi ampliata, tanto che nel testo sono anche presenti racconti che descrivono le attività commerciali, l’esperienza dei poeti del canto a braccio, gli inni, i giochi, gli usi e i costumi che rallegravano la vita del paese.

Un lavoro minuzioso, quindi, che guarda già al futuro. «Questo libro è un punto di partenza- ha continuato il presidente – ma bisogna acquisire altro materiale, soprattutto dalle frazioni, per poter conservare non solo la memoria di Accumoli ma di tutto il territorio». Si apre così la possibilità di perpetuare questa ricerca in una seconda edizione, nella quale inserire anche uno studio sulla lingua ed evidenziare le monografie di personaggi accumolesi che si sono distinti nelle varie discipline.

Un testo che si appella alla memoria degli abitanti e che suscita tante emozioni. Anche il sindaco, Franca D’Angeli, ha espresso il suo punto di vista: «Credo che questo debba essere solo un inizio che dà spunto a tante riflessioni, perché ci fa tornare con commozione al passato e ci rende consapevoli che ci siamo resi conto troppo tardi delle bellezze di Accumoli. Quindi, ripartiamo da qui, dalle cose che ci circondano, da quello che avevamo. Se manteniamo questo, siamo a buon punto poiché, se per l’urbanizzazione ci vorrà ancora tempo, ora abbiamo la possibilità di ricostruire noi stessi attraverso quello che eravamo».

In conclusione, l’intervento del professore Francesco Liazza, che ha iniziato il suo discorso con una premessa rivolta ai compaesani. «Smettiamola di sottovalutare noi stessi! Sottovalutare tutto quello che facciamo non fa altro che deprimerci. Ciò che non abbiamo osato fare è perduto, perciò adesso dobbiamo avere il coraggio di fare».

Spostando l’attenzione al testo ha poi sottolineato come questo libro disegni una mappa del passato per uscire dal presente. «Dobbiamo riuscire a capire se, dopo la perdita, siamo riusciti a conservare e ricostruire non solo gli edifici ma le comunità attraverso il senso del nostro passato, con quelle microstorie che raccontano la vera vita del paese».

Inoltre, il professore ha aperto la strada ad un dialogo che non si esaurisce con la storia di un solo paese, ma che dovrebbe estendersi anche ai comuni limitrofi. «In questo libro si narra la vita quotidiana di una comunità e sarebbe bello che si facesse anche con i comuni gemelli di Arquata e Amatrice, per superare le distinzioni nell’ottica di sviluppare una sola comunità. Mi auguro che questo sia un primo passo che ci consenta di rimetterci in cammino» ha infine affermato, con l’augurio che possano seguire altri volumi che continuino la collana.

Chiunque legga il volume si troverà quindi proiettato nel cuore della memoria di un’intera società che oggi più che mai appare fortificata dal proprio passato per guardare con ottimismo al futuro.

Zeus, il gatto magico che aiuta i bimbi a superare il trauma

Un progetto che sta prendendo forma attraverso l’imminente uscita dell’audiolibro “Zeus il Gatto Magico” e con una serie di incontri rivolti agli alunni. A delineare meglio la nascita è Valentina Cavalletti, ideatrice del testo della canzone.

«L’idea prende vita da una vicenda personale: la notte del terremoto tutta la mia famiglia si trovava nella casa d’infanzia a Poggio Vitellino di Amatrice. Dopo momenti concitati in cui non avevo notizie a causa dell’interruzione delle linee telefoniche, ho finalmente scoperto che nessuno di loro era stato coinvolto. È stato comunque un evento tragico, che ha lasciato il segno soprattutto a livello psicologico».

Molte volte, però, anche dagli eventi drammatici possono nascere dei fiori di speranza.

«Io scrivo canzoni – continua Valentina – e come metodo di recupero del trauma ho scritto un testo che parte dal gatto di casa nostra, Zeus. Lui, salvato da Sommati un anno prima del sisma, è stato per noi fonte di grande conforto. Nella canzone, Zeus si trasforma in un gatto magico dalle diverse identità: dall’ingegnere al muratore fino a diventare geologo, per dimostrare ai bambini come reagire in maniera positiva anche a un evento così grave».

Dalla canzone, basata su un ritmo tradizionale, grazie all’associazione “Tutto un altro genere”, il patrocinio del Comune di Amatrice, dal Municipio di Roma Centro e dal contributo di Chiesa di Rieti, il progetto si sviluppa in maniera strutturata e conta sulla realizzazione dell’audiolibro e di una serie di laboratori per le scuole.

L’intento è quello di realizzare un piattaforma delle resilienza, in cui i lavori dei ragazzini possano essere resi pubblici. I bambini ci daranno tante nuove idee per interfacciarci ai drammi della vita, in maniera giocosa. La canzone è quindi un volano per «affrontare positivamente un problema, un vero e proprio inno alla resilienza accessibile a tutti».

Un progetto che di certo non si esaurisce nelle scuole italiane, come dimostra la traduzione dell’audiolibro in lingue diverse. «Vorremmo che la canzone possa essere potenzialmente utile a tutto il mondo perché, in realtà, può essere trasformata all’infinito: i bambini possono adattarla a qualsiasi tipo di situazione. Oggi, per esempio, nella città di Venezia colpita dal maltempo, Zeus potrebbe essere un idrologo che risolve il problema dell’acqua alta a piazza San Marco».

Ecco quindi come una semplice idea, nata da un momento di difficoltà, si è poi trasformata in un’azione concreta volta a stimolare l’animo dei bambini con l’aiuto di un super gatto magico sempre pronto ad aiutare.